20 settembre 2006

The Queen

Spiazzante.
In questo aggettivo, la sintesi del film.
Non è assolutamente facile, infatti, racchiudere in qualche parola di commento tutto quello che viene presentato agli occhi e all'anima dello spettatore da un docudrama che docudrama non è, tanto si preoccupa con dovizia di situazioni particolareggiate di ricreare la vera aria che si respirò a Buckingham Palace (anche se sarebbe meglio dire Balmoral, dato che la famiglia reale inglese si trovava nella tenuta scozzese) in occasione della tragica scomparsa di Lady Diana.
Si può pertanto iniziare dicendo che Frears ha raggiunto il suo scopo: far riflettere, attraverso la rilettura di uno dei fatti di cronaca che più ha toccato il cuore del popolo mediatico globale. Questa rivisitazione, però, non concede nulla alle facili lacrime o ad una nostalgica commozione, ma esplora nel profondo le ragioni che portarono Sua Maestà Elisabetta II a recedere dai suoi passi parlando alla nazione, in un discorso memorabile, di uno dei personaggi più controversi della recente storia d'Albione.
Cinematograficamente, il film convince, non annoia, esagera in qualche frangente eccessivamente oleografico, ma ha un grandissimo merito: dare risalto e libera espressione ad un cast a dir poco superlativo, in cui svetta incontrastata Helen Mirren, credibilissima regina dal piglio glaciale eppure umano, per la quale ci si attende una sacrosanta nomination ai prossimi Oscar.
Oltre all'ottima regia di Frears, da sottolineare anche l'efficace script di Peter Morgan e le belle musiche di Alexandre Desplat, già autore della splendida colonna sonora de La ragazza con l'orecchino di perla.

10 settembre 2006

Notte prima degli esami

A pezzi.
Ecco come mi sentivo al termine di questo piccolo grande film.
Roso, consumato, annientato dalla nostalgia che ha iniziato a travolgermi fin dalla primissima scena: gli studenti dell'89 al loro ultimo giorno di scuola che escono dalle classi in attesa dell'esame di maturità. Le ragazze con i capelli ricci e vaporosi e le immancabili camicette infilate nei pantaloni; i ragazzi con improponibili t-shirt e gli occhiali più simili ai fanali di un maggiolone; tutti con l'insostituibile zainetto Invicta bicolore. E io ero già perso nei ricordi.
Eh già perchè manco a dirlo anch'io l'esame di maturità l'ho affrontato proprio nell'estate del 1989, e come i protagonisti del film ho ripassato senza concentrazione, ho cercato in tutte le maniere di sapere in anticipo i titoli delle prove scritte, ho cazzeggiato a profusione: in sostanza, ho trascorso uno dei periodi più indimenticabili della mia esistenza.
Risulta pertanto impossibile per me parlare in maniera "distaccata" di questo film, peraltro gradevole, ben interpretato (bravo Giorgio Faletti) e molto ben diretto, dato che se ad esempio volessi affrontare il discorso colonna sonora, cadrei nuovamente nella malinconia più lancinante.
Quindi preferisco finire qui, dicendo che, se Notte prima degli esami è una pellicola che indiscutibilmente piacerà a tutti, è da ritenersi obbligatoria per tutte le persone nate nel 1970 o giù di lì...

20 agosto 2006

Radio America (A Prairie Home Companion)

Avendola persa durante la primavera, ho strenuamente cercato di recuperare l'ultima fatica di Robert Altman per alcuni mesi, riuscendoci ieri sera, nell'unico cinema di Milano che ancora la proiettava.
Ebbene, avrei tranquillamente potuto aspettare Radio America in dvd, o meglio ancora nel primo passaggio televisivo, che con tutta probabilità avverrà tra non meno di un anno e mezzo. Eh sì, nel complesso si è trattato di una sonora delusione. Con ben poche cose che riesco a salvare: sporadici magistrali piani-sequenza, alcune chicche musicali (Lily Tomlin in testa, sebbene oscurata dall'invasività di Meryl Streep), i personaggi minori.
Il resto, come si suol dire, è noia.
Sceneggiatura autocompiaciuta e sostanzialmente priva di qualsiasi ombra di interesse che catturi lo spettatore, numeri "carini" ma ripetuti alla nausea, personaggi al limite del ridicolo (la "donna pericolosa" e il "tagliatore di teste"), ritmo che affonda dopo mezz'ora.
Peccato.
A questo punto posso affermare con cognizione di causa che negli ultimi anni Altman si è dedicato ad un ideale di cinema molto più intimista e personalizzato rispetto al passato, realizzando pellicole di dubbio gusto (eccezion fatta per Gosford Park) e di scarso (se non scarsissimo) interesse.
Ma non importa. Che piaccia o no, secondo il mio modesto parere Altman va sempre e comunque visto.

18 agosto 2006

Superman Returns

L'uomo d'acciaio è tornato.
Con un buon merchandising ma senza particolari squilli di tromba, Nembo Kid ha ripreso a volare sulle nostre teste ergendosi ancora una volta a paladino della giustizia. E il risultato è tutto sommato gradevole, il che non è niente male se paragonato alla devastante (e ripugnante) orda di versioni cinematografiche di celebri supereroi di carta.
Per carità, non si tratta di un capolavoro, ma riesce ugualmente a interessare, emozionare e divertire il pubblico, nonostante l'eccessiva durata (due ore e mezza) e qualche ingenuità di troppo.
Chi invece non è assolutamente ingenuo, anzi si cala perfettamente nel ruolo, è Brandon Routh, imponente attore ex-modello dotato di un viso rassicurante e pulito, che recita senza fronzoli ma risulta credibile e sincero in una parte dove aveva tutti gli occhi (soprattutto della critica) puntati addosso. Bravi i comprimari, a cominciare da Kevin Spacey, che interpreta un Lex Luthor sarcasticamente sanguigno; convincente Kate Bosworth, una decisa e risoluta Lois Lane; letteralmente strepitosa Parker Posey, che rende al meglio Kitty Kowalski, dispensatrice di battute al vetriolo nei confronti dell'amato/odiato Lex.
La regia di Bryan Singer conferma il talento visivo pop dei primi due X-Men, anche se perde un po' in originalità e incede troppo sulla leggiadria volante del supereroe.
Gli effetti speciali visivi e sonori sono ovviamente splendidi e hanno il merito, una volta tanto, di offrire qualcosa di nuovo agli occhi dello spettatore, giustificando almeno in parte il faraonico budget del film (260 milioni di dollari).
Bella la colonna sonora di John Ottman, che riprende (forse in maniera un po' ridondante) l'immortale tema musicale del primo Superman, composto dall'immenso John Williams.
In sostanza una riuscita "operazione nostalgia", un po' naif ma sicuramente piacevole.
Concludendo, vorrei riportare di seguito il dialogo (dallo script originale) che a mio avviso racchiude lo spirito con il quale è stato concepito il film:

Lois Lane: The world doesn't need a saviour...
Clark Kent: Listen...
Lois Lane: I don't hear anything.
Clark Kent: I hear everything. You wrote that the world doesn't need a saviour, but every day I hear people crying for one.

Bentornato, Superman.

16 agosto 2006

Have you confessed?


E' questa la frase che campeggia sul megaschermo al termine dell'evento musicale dell'estate italiana 2006: il concerto romano di Madonna (48 anni oggi), nell'ambito del suo straesaurito Confessions Tour.
Ebbene sì, la Signora del pop alla fine chiede se ci siamo confessati: semplice provocazione o un modo come un altro per chiudere "in tema" il suo strepitoso show? Chissà. Fatto sta che, da spettatore presente e arruolato (terzo tour di fila), posso dire che Her Madgesty non ha veramente rivali sul palcoscenico, sia dal punto di vista scenografico che da quello della tenuta fisica.
Non credo che servano molte parole, dato che è già stato detto molto più del dovuto, pertanto quello che posso aggiungere è che ancora una volta mi sono emozionato (strepitoso il duetto con Yitzhak Sinwani in "Paradise [not for me]"), mi sono commosso ("Live to tell" riarrangiata sulla contestatissima croce e la sottovalutatissima "Forbidden love", autentico pezzo da novanta dell'ultimo cd), ho ovviamente ballato come un folle ("Sorry" e "Ray of light" su tutte, a parte l'eccessivamente lunga ma favolosa "Hung up") e, purtroppo, mi sono anche un pochino annoiato (che brutta la nuova versione de "La isla bonita"). Ma chi se ne frega. Madonna è e resta l'artista che mi ha accompagnato, nel bene e nel male, in ogni momento della mia vita: può suonare banale, ma è così. E spero che continui a esibirsi finchè le gambe la sorreggeranno.
A proposito, have you confessed?

31 luglio 2006

Robots

Non c'è nulla da fare.
Nell'animazione digitale nulla è e sarà mai come la Pixar. Ci hanno provato tutte, soprattutto la DreamWorks con il personaggio di Shrek, ma (incassi a parte) neanche quest'ultima è riuscita a eguagliare autentici capolavori quali "A bug's life", "Monsters & Co." o "Alla ricerca di Nemo".
Con "Robots" (e soprattutto con i due capitoli de "L'era glaciale") è stata la volta della 20th Century Fox Animation, sostanzialmente nelle persone di Chris Wedge (premio Oscar nel 1998 per il corto "Bunny") e Carlos Saldanha: seppur si siano prodotti in un pregevolissimo sforzo, ancora una volta non sono riusciti nell'intento di avvicinarsi -neanche lontanamente- ai livelli della Pixar.
Il film, visivamente godibile, risente infatti delle solite carenze di sceneggiatura, prevedibile e priva del benchè minimo sussulto, nonostante alcuni personaggi siano piuttosto simpatici e le sporadiche citazioni risultino abbastanza azzeccate (esilarante il balletto che ricalca Britney Spears e la sua hit "Baby One More Time").
La nota più dolente del film rimane comunque legata ad un aspetto tutto di casa nostra, cioè la fissazione di assegnare le voci principali a personaggi dello spettacolo di dubbio talento: il carattere principale (ottimamente doppiato nella versione originale da Ewan McGregor) viene infatti stravolto e deturpato dall'inadeguatezza e insipiente inettitudine vocale di Francesco Facchinetti (ex DJ Francesco), che rimedia tra l'altro una sonora batosta di fronte a tutto il resto del cast di doppiaggio, assolutamente ineccepibile.
Un prodottino carino, pertanto, e nulla più, da gustarsi preferibilmente in inglese...

24 luglio 2006

Volver

Dopo la provocazione, la passione, la trasgressione, i sentimenti e il dramma, "il" regista spagnolo per eccellenza firma un'opera dedicata all'intimismo e alla superstizione che piace ma non sconvolge, che convince ma non travolge. Gli argomenti trattati, peraltro, sono molteplici e così profondi che in alcuni contesti rischiano di perdersi e di non essere colti come meriterebbero; il limite del film, pertanto, è essenzialmente questo: argute considerazioni inerenti le sfaccettature dell'universo femminile almodovariano concentrate in un prodotto che troppo vuole comunicare allo spettatore.
C'è chi ha interpretato questa smania di comunicazione come "esaltazione della leggerezza dei sentimenti": io personalmente trovo che Almodóvar abbia sicuramente concepito un buon prodotto ma lo abbia contaminato con diverse carinerie per renderlo furbescamente perfetto per la giuria del Festival di Cannes. Purtroppo per lui, gli è andata male.
Nulla da dire, invece, sul cast: da Penélope Cruz, sanguigno esempio di femminilità pura, a Yohana Cobo, intensissima seppur giovanissima; da Lola Dueñas, ingenua e disincantata, alla sempreverde Carmen Maura, che torna a recitare con Almodóvar 18 anni dopo "Donne sull'orlo di una crisi di nervi".
In conclusione un film godibile, che fa pensare ma che non graffia.

18 luglio 2006

Cowboys & Angels

A volte capita di scoprire un film in una lista scritta un bel po' di tempo fa nei "titoli da vedere" (e io sono un fanatico di ogni genere di lista o classifica), di reperirlo, e finalmente di guardarlo (in lingua originale, perchè in Italia non è mai stato distribuito): se si è fortunati, può accadere quello che è successo a me, è cioè di esser veramente contenti di aver fatto un piccolo sforzo per un "semplice" prodotto cinematografico.
Cowboys & Angels è infatti un godibilissimo e arguto ritratto della presa di coscienza di un ragazzo irlandese nei confronti di tutto ciò che lo circonda, in un momento di passaggio quale è il servizio civile. Il tutto nella contea di Limerick, cittadina industriale ancora schiava di un fastidioso provincialismo. Ma è anche uno dei primi film che mi capita di vedere che descrive in maniera realmente convincente l'amicizia tra un ragazzo eterosessuale ed uno gay.
Cast, sceneggiatura e colonna sonora sono decisamente azzeccati, e il ritmo non perde un colpo, mescolando con sapienza ironia, dramma e (giusti) sentimenti.
Peccato, al solito, che i distributori italiani abbiano considerato più interessanti i dilaganti, orrendi pseudo-horror orientali piuttosto che un onesto ed intelligente prodotto come questo. Spero che il cinema irlandese continui comunque a produrre simili gioiellini, che noi con tanta pazienza cercheremo in qualche modo di recuperare.

16 luglio 2006

Proof

Tratto da un acclamatissimo testo teatrale di David Auburn (che ha molto ben adattato la sua pièce), Proof è un avvincente apologo sul labile confine tra genio e follia, splendidamente recitato dall'intero cast (Gwyneth Paltrow, che aveva interpretato la stessa parte anche sul palcoscenico, su tutti) e diretto in maniera impeccabile da John Madden, già regista del celeberrimo Shakespeare in Love e del bellissimo e sconosciuto ai più Mrs. Brown.
Non apprezzato dalla critica e accolto tiepidamente dal pubblico (amici compresi...), trovo invece che il film, senza strafare e senza alcun desiderio di stupire con voli pindarici di sceneggiatura, riesca a cogliere il segno sia nella descrizione dell'ingenua presa di coscienza della protagonista, sia nella costruzione della personalità dei quattro personaggi principali, ognuno mosso, a suo modo, da un proposito sincero, privo di secondi fini.
Come già detto, cast in stato di grazia: Gwyneth Paltrow è veramente in parte, quasi gliel'avessero cucita addosso (che peccato non averla potuta vedere a teatro), nel rendere la nevrosi tipica di chi si prende cura di qualcun altro sacrificando sé stesso (e il proprio talento...); Hope Davis (la sorella manager newyorchese) fa quasi tenerezza nel dimostrare comunque il profondo amore verso la sorella; Jake Gyllenhaal dipinge con grande naturalezza l'allievo entusiasta innamorato sia della matematica che della figlia dello scienziato pazzo; infine, Anthony Hopkins (il professor Robert Llewellyn, insigne matematico affetto da instabilità psichica), che ormai risulta talmente bravo che quasi ci si scorda di citarlo.
Per quanto riguarda il resto, merita menzione la coinvolgente partitura di Stephen Warbeck, soprattutto nella seconda parte del film, quando il plot (e, di conseguenza, la musica) si fa più intrigante.
Non per tutti, ma ugualmente da vedere.

Prime

Se lei ha 37 anni e lui 23, può esserci futuro? E se la psicoterapeuta di lei è la madre di lui (per giunta yiddish e molto legata alle tradizioni)? Questi sono i due principali interrogativi che il bel film di Ben Younger si pone, dando risposte convincenti e, una volta tanto, intelligenti.
Inutile dire che gran parte del merito della riuscita di Prime va senz'altro attribuito a Uma Thurman e Meryl Streep (anche se la seconda recita un po' troppo con il pilota automatico), credibili e sincere nel dar vita a due personaggi che, loro malgrado, si trovano a ruotare attorno alla figura del figlio dell'analista, un bravo Bryan Greenberg, al suo primo ruolo di rilievo.
Ben scritto, grazie a una sceneggiatura agile e pungente, il film sembra scivolare via verso la conclusione più scontata, salvo poi sorprendere lo spettatore con un finale sicuramente più europeo che americano.
Da vedere, per ridere (sicuramente), per piangere (forse), ma soprattutto per pensare.

09 luglio 2006

CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOOO

Contro tutto e contro tutti, l'Italia questa sera si è laureata campione del mondo di calcio per la quarta volta. Era dal trionfo in Spagna nel 1982 che non vedevamo gli Azzurri sul gradino più alto del podio, e devo dire che è stata un'emozione unica.
Grazie Azzurri, di cuore!

28 giugno 2006

Ogni cosa è illuminata

In poche parole, la storia: un giovane ebreo americano alla ricerca delle proprie radici europee in un film che è allo stesso tempo un delizioso viaggio nelle problematiche del mondo di oggi e una straziante testimonianza della distruzione di uno shtetl ucraino.
Tratto dall'omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, appartenente alla terza generazione di scrittori che hanno ricordato la Shoah, Ogni cosa è illuminata è pertanto una pellicola che si può in qualche maniera dividere in due: dapprima, il confronto tra le differenti culture (americana e ucraina) e sensibilità dei due protagonisti (entrambi bravissimi), poi la ricerca storica che conduce alla (triste ed inesorabile) verità.
Un film consigliato a tutti e assolutamente da vedere per le molteplici sfaccettature e per la splendida sceneggiatura: ironica, profonda, commovente.
Esordio decisamente convincente di Liev Schreiber alla regia e, come già detto, grande prova del cast (su tutti un fantastico Eugene Hutz).

16 giugno 2006

Il calamaro e la balena

Non ho ancora visto questo film (in originale The Squid and the Whale), ma credo di sentirmi già sicuro nel consigliarne la visione.
A partire dal curioso titolo (una volta tanto tradotto letteralmente), che fa riferimento ad un ricordo d'infanzia di uno dei protagonisti, fino all'interessante cast (fra tutti il nome di Laura Linney, fantastica caratterista da ricordare soprattutto per Kinsey e Mystic River), passando per l'osannata sceneggiatura di Noah Baumbach, candidato all'Oscar proprio per questo film.
E' vero, è distribuito poco e male, ma credo valga la pena armarsi di pazienza e scovare una sala che -miracolo- lo proietti.
Qui la scheda dettagliata della pellicola.

27 maggio 2006

Shopgirl

Un film in punta di piedi. Lieve, sussurrato e forse anche un po' anacronistico. Ma intelligente, non banale e piacevolissimo.
In sintesi può essere questo il mio giudizio sull'opera scritta, diretta e interpretata da Steve Martin, peraltro da un suo gradevole racconto che, senza alcun dubbio, ha concepito soprattutto per il grande schermo.
In una (brutta) epoca di film urlati, roboanti, dispendiosi e privi di solida sostanza cinematografica, Shopgirl si colloca pertanto come prodotto forse un po démodé ma davvero fresco, godibile e genuino. Merito soprattutto della prova tutta in sottrazione di una strepitosa Claire Danes (da rivedere il suo bellissimo Stage Beauty), che solamente grazie a un gesto o a un accenno di sguardo riesce a dichiarare il suo mondo interiore in maniera chiara e inequivocabile. Merito anche della recitazione "dietro le quinte" dell'istrionico Steve Martin che una volta tanto (e fortunatamente) rinuncia ai suoi eccessi per limitarsi a (ben) dirigere, dopo aver sfogato tutto sé stesso nella stesura del romanzo omonimo.
La storia è semplice: Mirabelle, commessa presso il grande magazzino Saks di Los Angeles al reparto guanti, dove non si ferma mai nessuno, conosce un ragazzo decisamente sciroccato e qualche tempo dopo un ricchissimo uomo d'affari, attraverso i quali cercherà di riconquistare una sorta di "piacevole stabilità".
Niente di nuovo, quindi, ma sicuramente un film da vedere in questo scialbo universo fatto di Da Vinci, Templari, Madagascar e ...tanto altro ancora.

21 maggio 2006

Il Codice Da Vinci

Povero Leonardo.
Chissà cosa avrebbe pensato se avesse visto una simile strumentalizzazione del suo nome e delle sue opere in nome del sensazionalismo e del marketing.
E poveri noi.
Che ci siamo dovuti sorbire 2 ore e 29 minuti di nulla, cinematograficamente parlando.
Premesso che non ho letto il libro e il film non ha fatto altro che incrementare questo mio distacco nei confronti dell'opera di Dan Brown, ho trovato il film assolutamente insulso e privo del benché minimo serio spunto di riflessione teologica.
Non voglio addentrarmi nell'opinabilità di certe arditezze storiche nè esprimere il mio parere sull'idea -peraltro intrigante- dello scrittore americano che sta alla base del film; quello che voglio fare è esprimere il mio sonoro disappunto su una delle operazioni commerciali più riuscite ma più vergognose della storia del cinema moderno (nella quale peraltro sono consapevolmente cascato).
Inizierò quindi dalla sceneggiatura, scritta dal premio Oscar (!!!) Akiva Goldsman probabilmente dopo una consistente dose di allucinogeni: infatti, sebbene gli eventi si susseguano ad una velocità imbarazzante, non si prova MAI un vero e proprio sussulto. Le emozioni arrivano piuttosto da qualche azzeccata espressione di Ian McKellen o dalla ridicola ferocia con cui il monaco-sicario Silas (ma perchè poi è vestito come un francescano del 1200??? Non è la maniera migliore di farsi notare???) frantuma il viso della povera suora di Saint Sulpice. Stendiamo poi un pietosissimo velo su quello che il signor Goldsman mette in bocca ai protagonisti della "storia". Hanks parla a rate (i primi 20 minuti, poi 20 di buio, poi 15 minuti, poi 15 di buio e così via), la Tautou sembra un po' tarantolata e un po' balbuziente.
Aiuto.
Per salvarmi, potrei provare a concentrarmi sugli attori, ma anche in questo caso il piatto è magro e piuttosto sconfortante. Come ho già detto, McKellen riesce a dare una parvenza d'ironia persino credibile e a stemperare l'inesistente tensione, Paul Bettany si cala nella parte in maniera diligente (salvo esagerare, come già sottolineato, nella scena dello sgretolamento della suorina) e gli attori di contorno fanno il loro onesto lavoro, ma l'abulia e la svogliatezza con cui recitano Tom Hanks e Audrey Tautou va al di là del fastidio epidermico.
Aiuto, again.
Le musiche? Per carità. Il pur bravissimo Hans Zimmer si concede una pausa realizzando una partitura banale e ridondante. E dire che è uno dei miei compositori cinematografici preferiti...
Aiuto. E tre.
Per finire, la regia. Ron Howard, discutibilissimo regista super-hollywoodiano, si preoccupa solo di creare scene tecnicamente perfette a scapito del ritmo e del coinvolgimento visivo.
E ho finito. Parlando anche troppo, contagiato dallo spirito onnivoro del film.
Che disastro...

01 maggio 2006

Questo mese torniamo al cinema...

Nel panorama cinematografico mondiale, in costante crisi ormai da più di un decennio, emergono comunque alcuni titoli che vale veramente la pena segnalare. Eccoli di seguito, in ordine cronologico di uscita (date italiane, ovviamente).

ANCHE LIBERO VA BENE (5 maggio)
di Kim Rossi Stuart, con Kim Rossi Stuart, Barbora Bobulova, Tommaso Ragno
Esordio alla regia di un'attore understated e molto talentuoso: è la storia di un ragazzino che si trova ad affrontare la vita con l'ausilio di due genitori non esattamente all'altezza.
Da vedere perchè: per soddisfare la curiosità dell'esordio registico di Rossi Stuart

ROMANCE & CIGARETTES (5 maggio)
di John Turturro, con James Gandolfini, Kate Winslet, Susan Sarandon
Prodotto dai fratelli Coen, è in sostanza una storia romantica raccontata attraverso le note di un musical, con un cast d'eccezione e con il solito tocco irriverente ed arguto di Turturro.
Da vedere perchè: non capita tutti i giorni di sentir cantare (bene) attori di prima grandezza

FREE ZONE (12 maggio)
di Amos Gitai, con Natalie Portman, Hana Laszlo, Carmen Maura
Presentata al Festival di Cannes 2005 (dove la Laszlo vinse la Palma d'Oro come miglior attrice), arriva finalmente l'interessantissima pellicola di Gitai, storia di una donna americana che insieme ad una tassista israeliana dovrà raggiungere la cosiddetta "Zona Libera" in Giordania.
Da vedere perchè: per ammirare Natalie Portman in un ruolo importante e attualissimo

IL CODICE DA VINCI (19 maggio)
di Ron Howard, con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno
Dall'acclamato e vendutissimo best-seller di Dan Brown, una trasposizione cinematografica altrettanto attesa, con la star Hanks a interpretare il ruolo di Robert Langdon.
Da vedere perchè: il classico film di cui non si può fare a meno, che piaccia o no

VERSO IL SUD (26 maggio)
di Laurent Cantet, con Ménothy Cesar, Charlotte Rampling, Karen Young
Sesso e coscienza politica di tre signore americane conquistate da un giovane nativo nella Haiti della dittatura. Molto apprezzato al Festival di Venezia 2005.
Da vedere perchè: Haiti non è sicuramente un luogo molto frequentato dal cinema

X-MEN 3 (26 maggio)
di Brett Ratner, con Hugh Jackman, Patrick Stewart, Famke Janssen
Terzo ultimo capitolo della bella saga dei mutanti: cambia il regista, ma sembra che il risultato possa essere analogo (se non superiore) ai primi due episodi.
Da vedere perchè: è la conclusione di una riuscita serie di film trasposti dall'omonimo fumetto

RADIO AMERICA (1° giugno)
di Robert Altman, con Meryl Streep, Kevin Kline, Lily Tomlin
Un programma radiofonico ("A Prairie Home Companion", che è anche il titolo originale del film), arrivato ormai all'ultima puntata, si appresta a regalare l'ultimo show: e questo film ne analizza il backstage, tra tensioni e preparativi.
Da vedere perchè: cast stellare e il nome di Altman che è (quasi) sempre una garanzia

22 aprile 2006

Moretti trionfa ai David di Donatello 2006

"Il Caimano" di Nanni Moretti ha vinto il premio per il Miglior Film e la Miglior Regia alla cinquantesima edizione del David di Donatello, maggior riconoscimento cinematografico di casa nostra.
In tutto la nuova acclamatissima pellicola di uno dei registi italiani più controversi si è aggiudicata sei statuette, ma "Romanzo Criminale" di Michele Placido è riuscito a fare ancora meglio con otto riconoscimenti, tra cui la Migliore Sceneggiatura e il Miglior Attore non Protagonista (Pierfrancesco Favino).
Per quanto riguarda le altre categorie recitative, meritati David a Valeria Golino come Miglior Attrice Protagonista per "La Guerra di Mario", Silvio Orlando come Miglior Attore Protagonista per "Il Caimano" e Angela Finocchiaro come Miglior Attrice non Protagonista per "La Bestia nel Cuore".
Qui la lista completa dei vincitori.

18 aprile 2006

Narnia, finalmente...

A parte i non estimatori del genere fantasy e chi si sente troppo maturo per "certi" film, credo di essere uno dei pochi che non era corso al cinema, durante il periodo natalizio, per andare a vedere "Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio", film-evento tratto dalla saga bestseller di C.S. Lewis.
Le ragioni di questo mio inspiegabile e fermissimo rifiuto possono essere ricondotte ad un'unica semplicissima conclusione: il ridondante, eccessivo, martellante, ossessivo, onnipresente battage pubblicitario al quale sono stato esposto per almeno due o tre mesi. Il tutto condito dal fatto che le critiche erano decisamente contraddittorie e che la pellicola appariva rivolta ad un pubblico decisamente underage.
Ebbene, mai impressione è stata così fuorviante.
"Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio" è un film fresco, godibile, positivo, per nulla pretenzioso e girato con estrema grazia dal regista dei due Shrek, Andrew Adamson.
Attenzione, non siamo di fronte a un capolavoro, ma si può tranquillamente affermare che la sceneggiatura non perde un colpo, la digi-animazione è pressochè perfetta (splendidi i castori) e gli attori, soprattutto la disincantata e simpaticissima Lucy (Georgie Henley), sono sinceri, espressivi e totalmente in parte.
Mi sento poi di elogiare in maniera particolare la trascinante e dolcissima partitura di Harry Gregson-Williams e la prova algida e perfetta di Tilda Swinton, capricciosa e crudelissima Strega Bianca.
Per chi poi si è scagliato contro il film per la presunta ovvietà del plot, cito l'opinionista Valter di Torino dal sito Film.Tv.It: "sicuramente la storia non è particolarmente originale, ma a questo proposito occorre osservare che il fantasy è forse il genere letterario (insieme al thriller) che più dipende dai propri modelli (che si potrebbero anche definire clichè, in termine dispregiativo). Questo non significa che non sia possibile offrire anche qualcosa di nuovo (ed in ogni caso sarebbe una caratteristica del libro, non del film) ma la scelta dell'autore potrebbe invece essere quella di costruire una storia utilizzando materiali pre-esistenti in modo da non discostarsi dal modello leggendario di riferimento."
Insomma, da vedere. Aspettando fiduciosi i prossimi due episodi.

09 aprile 2006

Le candidature dei David di Donatello 2006

Alcuni giorni fa sono state comunicate le candidature ai premi David di Donatello 2006, maggior riconoscimento cinematografico italiano, che verrà assegnato venerdì 21 aprile. Nessuna sostanziale sorpresa, con "Il Caimano" di Nanni Moretti e "Romanzo Criminale" di Michele Placido a farla da padroni, con 13 nomination a testa. A seguire, "Il mio miglior nemico" di Carlo Verdone con 11 , "Notte prima degli esami" di Fausto Brizzi (positiva sorpresa sia al botteghino che per i critici) con 10 e "La terra" di Sergio Rubini con 6.
Di seguito le candidature delle categorie principali.

Miglior Film
"IL CAIMANO"
prodotto da Angelo Barbagallo, Nanni Moretti
"IL MIO MIGLIOR NEMICO"
prodotto da Aurelio De Laurentiis
"NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI"
prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, Giannandrea Pecorelli
"ROMANZO CRIMINALE"
prodotto da Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
"LA TERRA"
prodotto da Domenico Procacci

Migliore Regista
Antonio CAPUANO "La guerra di Mario"
Nanni MORETTI "Il caimano"
Michele PLACIDO "Romanzo criminale"
Sergio RUBINI "La terra"
Carlo VERDONE "Il mio miglior nemico"

Migliore Regista Esordiente
Fausto BRIZZI "Notte prima degli esami"
Vittorio MORONI "Tu devi essere il lupo"
Francesco MUNZI "Saimir"
Fausto PARAVIDINO "Texas"
Stefano PASETTO "Tartarughe sul dorso"

Migliore Sceneggiatura
Nanni MORETTI, Francesco PICCOLO, Federica PONTREMOLI
"Il caimano"
S. MUCCINO, P. PLASTINO, S. RANFAGNI, C. VERDONE
"Il mio miglior nemico"
Fausto BRIZZI, Massimiliano BRUNO, Marco MARTANI
"Notte prima degli esami"
S. RULLI, S. PETRAGLIA, G. DE CATALDO, M. PLACIDO
"Romanzo criminale"
Angelo PASQUINI, Carla CAVALLUZZI, Sergio RUBINI
"La terra"

Migliore Produttore
Angelo BARBAGALLO, Nanni MORETTI
"Il caimano"
Domenico PROCACCI, Nicola GIULIANO, Francesca CIMA
"La guerra di Mario"
Aurelio DE LAURENTIIS
"Il mio miglior nemico"
Fulvio e Federica LUCISANO, Gianandrea PECORELLI
"Notte prima degli esami"
Riccardo TOZZI, Giovanni STABILINI, Marco CHIMENZ
"Romanzo criminale"

Migliore Attrice Protagonista
Margherita BUY "Il caimano "
Cristiana CAPOTONDI "Notte prima degli esami"
Valeria GOLINO "La guerra di Mario"
Giovanna MEZZOGIORNO "La bestia nel cuore"
Ana Caterina MORARIU "Il mio miglior nemico"

Migliore Attore Protagonista
Antonio ALBANESE "La seconda notte di nozze"
Fabrizio BENTIVOGLIO "La terra"
Silvio ORLANDO "Il caimano"
Kim ROSSI STUART "Romanzo criminale"
Carlo VERDONE "Il mio miglior nemico"

Migliore Attrice Non Protagonista
Isabella FERRARI "Arrivederci amore, ciao"
Angela FINOCCHIARO "La bestia nel cuore"
Marisa MERLINI "La seconda notte di nozze"
Stefania ROCCA "La bestia nel cuore"
Jasmine TRINCA "Il caimano"

Migliore Attore Non Protagonista
Giorgio FALETTI "Notte prima degli esami"
Pierfrancesco FAVINO "Romanzo criminale"
Neri MARCORE’ "La seconda notte di nozze"
Nanni MORETTI "Il caimano"
Sergio RUBINI "La terra"