13 ottobre 2009

Trailer: A Single Man

Regia: Tom Ford.
Con: Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode.
Note: dal fashion creator Tom Ford un'opera decisamente acclamata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Trailer: Nine

Regia: Rob Marshall.
Con: Daniel Day-Lewis, Penélope Cruz, Nicole Kidman.
Note: in aggiunta ai nomi monstre indicati sopra, credo basti citare Marion Cotillard, Sophia Loren, Judi Dench, Kate Hudson ed i nostri Elio Germano e Valerio Mastandrea...

Trailer: An Education

Regia: Lone Scherfig.
Con: Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Emma Thompson.
Note: sceneggiata da Nick Hornby, una pellicola in forte odore d'Oscar.

L'inaspettato successo italiano di Ice Age 3

I dati parlano chiaro: uscito il 28 agosto, L’era glaciale 3 - L’alba dei di­nosauri ha scalato velocissi­mamente le classifiche degli incassi italiani, piazzandosi sorprendentemente al terzo posto assoluto.
Dopo i 42 mi­lioni di euro (62 milioni di dollari) di Titanic e i 31 (46 in USD) de La vita è bella ecco il film d’animazione dello scoiattolo all’eterna ricerca della sua ghianda (insieme ai mastodonti Manny ed Ellie, al bradipo Sid e alla tigre Diego): con l’ul­timo weekend è arrivato alla somma di 29 milioni 402 mila euro d’in­casso (43 milioni 500mila USD). E tutti scommettono che la barriera dei 30 milioni sarà sicuramente raggiunta prima della sua definitiva uscita dagli schermi italiani.
La spiegazione di questo successo, parzialmente inaspettato, non sarebbe corretta se non svelas­simo l’«arma segreta» che il cartoon della Fox ha messo in campo, l’effetto 3D, le cui con­seguenze, se non sono ancora certe sul richiamo del pubbli­co, sono però certissime sui va­lori del botteghino. Perché un biglietto di una sala 3D co­sta mediamente il 30 per cen­to in più di un ingresso nor­male.
Peraltro, se le classifiche dei film fossero fatte (come in Francia) solo sulle presen­ze, L’era glaciale 3 con i suoi 4 milioni e 11 mila spettatori non sarebbe così in alto. At­tualmente sarebbe «solo» al dodicesimo posto, molto lontano dai 7 milioni e 921 mila di Titanic o i 5 milio­ni e 727 de La vita è bella.
Dal "Corriere della Sera" di oggi.

29 settembre 2009

Baarìa scelta italiana per gli Oscar

Sarà Baarìa di Giuseppe Tornatore il candidato italiano all'Oscar per il miglior film straniero. L'Anica, in qualità di rappresentante dell'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, ha deciso così la pellicola che ci rappresenterà oltreoceano.
«Baarìa» ha prevalso su altri quattro film candidati dalle società di produzione: «Fortapasc» di Marco Risi, «Il Grande Sogno» di Michele Placido, «Si può fare» di Giulio Manfredonia e «Vincere» di Marco Bellocchio, e dovrà ora superare altre due selezioni per ottenere la nomination.
La nomina delle cinque pellicole che si contenderanno la statuetta - spiega l'Anica - sarà effettuata il 2 febbraio 2010, mentre la cerimonia di consegna degli 82esimi Oscar si svolgerà il 7 marzo al Kodak Theatre di Los Angeles.

22 settembre 2009

12 minuti per far grande il cinema

Documentario girato dal regista australiano Patrick Hughes e vincitore del Cyber Lion a Cannes, Signs è un vivido esempio di come bastino pochissimi mezzi e una bellissima idea per amare, davvero, il cinema.
Gustiamocelo insieme.

18 settembre 2009

Trailer HD: Avatar

Per chi non l'avesse ancora apprezzato, ecco il trailer ufficiale in HD dell'evento cinematografico più atteso dell'anno 2009.
Ammiriamolo insieme...

15 settembre 2009

In Memoriam: Patrick Swayze (1952-2009)

Come dimenticare la prova di ballo finale in Dirty Dancing, momento in cui Johnny (alias il compianto Patrick) solleva Baby (alias Jennifer Grey) tra gli schiamazzi del pubblico e la soddisfazione dell'audience cinematografica?
Come dimenticare la monetina che il fantasma Patrick fa scorrere sulla porta di casa della disperata Demi Moore, incredula all'altro capo dell'uscio, in Ghost?
Patrick Swayze è e rimarrà nell'immaginario collettivo e nei ricordi di celluloide di tutti noi sostanzialmente per questi due ruoli, nonostante la sua carriera cinematografica sia stata molto più diversificata e ricca di ruoli drammatici o autoironici.
Patrick ci lascia a 57 anni, sconfitto da un cancro al pancreas diagnosticato nel gennaio del 2008: questo tumore è uno dei più letali, con soltanto un malato su dieci che riesce a sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi.
Patrick non ce l'ha fatta.
Addio per sempre, Johnny Boy.

29 agosto 2009

Reservation Road

Ethan Learner è un professore sposato con Grace e padre orgoglioso di Emma e Josh. Dwight Arno è un avvocato separato dalla moglie e padre part-time di Lucas. Sulla Reservation Road si incroceranno i loro destini: Dwight investirà e ucciderà Josh, il figlio di Ethan. Sotto shock e incapace di reagire all'incidente, Dwight fuggirà via, lasciando Ethan a piangere il suo bambino sul ciglio della strada. Dopo i funerali i coniugi Learner proveranno a superare la loro tragedia, ma se Grace guarderà avanti per il bene della piccola Emma, Ethan sarà ossessionato dalla vendetta...
Terry George, dopo lo splendido Hotel Rwanda, porta nuovamente alla ribalta un argomento quanto mai spinoso: l'impunit
à dei colpevoli degli hit-and-run, cioè chi investe qualcuno e poi fugge senza prestare soccorso.
Al contrario del magnifico atto di denuncia che era il film ambientato in Africa, Reservation Road risulta francamente essere una sonora delusione: a parte la buona recitazione tesa e compassata da parte di tutto il cast, il resto lascia insoddisfatti e piuttosto annoiati.
Gravi buchi di sceneggiatura, situazioni improbabili, inspiegabili twist nel plot inficiano fin dal principio un prodotto che avrebbe meritato maggior fortuna: peccato, perch
è il talento di director e cast è assolutamente cristallino.
Visione tranquillamente evitabile, soprattutto per chi non regge le pellicole interamente pervase da quell'incessante, continuo ed opprimente senso di angoscia...

28 agosto 2009

Julie & Julia

Julie Powell (Amy Adams) ha 30 anni, vive nel Queens, ha un monotono lavoro come impiegata del governo: insomma, una trentenne sull'orlo di una crisi esistenziale. Julie decide allora di impiegare il proprio tempo libero nel creare un blog dedicato alle ricette del libro di cucina di Julia Child (Meryl Streep), Mastering the Art of French Cooking: sono in tutto 524, ed in 365 giorni Julie dovrà prepararle tutte, ovviamente attraverso l'ispirazione della stessa Ms. Child, che viene ritratta nei momenti che hanno preceduto la sua fulminante carriera, dal trasferimento a Parigi con il marito Paul (Stanley Tucci) fino alla pubblicazione del libro che ha cambiato in modo radicale l'approccio ai fornelli del popolo d'oltreoceano.
Primo vero film della nuova stagione che riesco a vedere in netto anticipo rispetto all'uscita italiana (23 ottobre), Julie & Julia
racconta come detto due vite (vere) che scorrono parallele, seppur in epoche differenti, legate da un comune denominatore: la voglia di rimettersi in gioco attraverso la passione per la cucina.
Per entrambe, infatti, questo trasporto
è giunto dopo diversi impieghi di anonimo segretariato e di ricerca dei propri reali interessi: se Julia Child è poi diventata la maggior esperta di cucina made in USA, Julie Powell, grazie al suo blog, ha pubblicato un libro che ha dato origine proprio a questo film (insieme all'autobiografia della stessa Ms. Child).
Ma torniamo all'opera cinematografica: Julie & Julia
è una pellicola recitata in modo sublime e con un concept sicuramente azzeccato. Meryl, ancora una volta, dimostra di essere davvero (e questa volta lo intendo seriamente) la più grande attrice di tutti i tempi: forse un po' troppo manierista, forse un po' troppo perfezionista, forse un po' troppo teatrale, ma sicuramente ed incontestabilmente perfetta; a questo punto spero con tutto il cuore che il prossimo febbraio possa giungerle il terzo, sospiratissimo Oscar.
Bravissimi anche Tucci e la Adams (che torna a recitare con Ms. Streep dopo Il dubbio), senza dimenticare Chris Messina (il marito di Julie Powell) e Linda Emond (Simone Beck, la coautrice del libro di Julia Child).
Per quanto riguarda il plot, qualcosa da dire in effetti ci sarebbe, soprattutto inerente la parte centrale della pellicola: un'eccessiva lungaggine nel descrivere episodi ripetitivi ed un po' fini a loro stessi. Questo aspetto, purtroppo, condiziona non poco il mio giudizio, che sarebbe altrimenti stato eccellente.
Julie & Julia rimane comunque un gran bel prodotto, a cui, a mio avviso, manca quel quid per essere davvero considerato un ottimo film: resta in ogni caso assolutamente da vedere, anche solo per apprezzare il riuscitissimo effetto visivo di rendere Meryl Streep alta come la statuaria Julia Child (1,88!)
.

The Time Traveler's Wife

Henry, un bibliotecario di Chicago, a causa di un suo particolare gene, quando é attanagliato dallo stress viaggia nel tempo, senza che lui possa opporsi in nessun modo. Si trova così a vagare tra le diverse epoche anche per lunghi periodi; questo, naturalmente, rischia di mandare all'aria la sua storia d'amore con Clare, la ragazza di cui é follemente innamorato; lei, dal canto suo, ormai rassegnata, non può far altro che aspettarlo...
Trama intrigante ed in parte originale per questa pellicola di Robert Schwentke (Flightplan): l'idea di partenza quindi
è sicuramente intrigante, e per buona parte del plot conferma le pur non altissime aspettative; peccato che il giocattolo abbia una durata limitata, condizionato dal meccanismo eccessivamente ripetitivo e da un'alchimia tra i personaggi principali (bravi comunque) che davvero non convince.
Peccato, perch
è sia Eric Bana che Rachel McAdams si dannano l'anima per risultare convincenti, al pari del resto del cast.
The Time Traveler's Wife risulta pertanto essere un prodotto vedibile, a tratti interessante, ma mai sinceramente commovente (pecca gravissima per una storia simile).
Il film non ha ancora una data di distribuzione ufficiale in Italia: il rischio, dato che entrambi gli attori non hanno attualmente una collocazione di prim'ordine nel panorama attoriale europeo, è che arrivi da noi direttamente al noleggio.
Staremo a vedere...

25 agosto 2009

Beverly Hills Chihuahua

Mah...
Ogni tanto mi chiedo: 1) come facciano a produrre simili boiate, 2) come simili boiate riescano anche a raggranellare incassi decenti (95 milioni di dollari negli USA!!!), 3) come abbia potuto solo pensare di vedere questo (e altri) film per intero. La trama risibile (un chihuahua viziatissimo che si perde in Messico, con conseguenze telefonatissime), il cast praticamente assente e gli effetti speciali sfruttatissimi e stucchevoli trasformano un prodottino che avrebbe anche potuto essere accettabile in un'interminabile sequela di ovvietà, melensaggini e noia.
Anche se siete amanti degli animali, lasciate perdere.

Sunshine

Due anni fa, prima di Slumdog Millionaire e ben dopo Trainspotting e 28 Giorni dopo, Danny Boyle, l'eclettico regista inglese, aveva deciso di tentare l'esperimento sci-fi con questa pellicola simil-catastrofica, visionaria e tendenzialmente apocalittica. Iniziamo a capire l'incipit del film: 2057, il Sole sta morendo. Il genere umano, prossimo alla completa estinzione, ripone le sue ultime speranze nell'Icarus II, una nave spaziale armata con un ordigno nucleare necessario per riattivare la stella. Durante il viaggio, l'equipaggio riceve però un misterioso segnale proveniente dall'Icarus I, scomparsa in una missione analoga sette anni prima a causa di un incidente… Un po' Star Trek, un po' Alien, un po' Solaris, con contaminazioni di Mission to Mars e 2001 - Odissea nello spazio: a conti fatti, troppo. Ed infatti per commentare questo prodotto molto ben congegnato ma che vira verso il ridicolo involontario per le eccessive intenzioni del regista, utilizzo le parole di Federico Raponi da FilmUP.com, con le quali mi trovo d'accordo in toto: "D'accordo che gli astronauti sono provati dalla prolungata permanenza a bordo, però sembrano tutt'altro fuorchè professionisti: si azzuffano, urlano litigando, si accusano reciprocamente, hanno dialoghi banali, si disperano terrorizzati, prendono sedativi per non suicidarsi, restano stupefatti come bambini. Rispetto poi ai canoni del genere, la claustrofobia limita l'attrattiva del vuoto cosmico, dei lenti movimenti delle astronavi, della maestosità dei corpi celesti. Boyle esaudisce il personale desiderio di visioni, ma con un roboante miscuglio squinternato che aggiunge thriller, azione, horror. Nel continuo di incidenti e scelte drastiche, sangue e sudore, ustioni e congelamenti, pelle polverizzata e frantumazione d'arti, il film si fa catastrofico e con un andamento forsennato corre verso il ridicolo, inseguito da un pazzo - preda di farneticazioni misticheggianti apocalittico-messianiche - dotato di una resistenza sovrannaturale."
Come detto prima, troppo.
L'idea ed il tentativo di realizzarla meritano comunque la visione.

Mostri contro Alieni

Nel giorno del suo matrimonio Susan, fidanzata a un cinico e ambizioso metereologo televisivo, viene colpita da un meteorite, crescendo a dismisura. Placcata dall'esercito degli Stati Uniti d'America, la sposa viene condotta in un carcere di massima sicurezza. Mentre Susan prova ad abituarsi alle sue nuove dimensioni e a fare amicizia con quattro creature mostruose e irresistibili, un'astronave, aliena e monoculare, atterra sul nostro pianeta, rifiuta le proposte pacifiche di Mr. President e spazza via il comitato di accoglienza. Il governo, allarmato dalla presenza aliena, chiede aiuto al generale Monger e al suo specialissimo reparto di mostri. Spetterà a loro, guidati dall'impavida Susan, eroina ordinaria in condizioni straordinarie, combattere il macrocefalo Gallaxhar e il suo esercito di replicanti, salvando la Terra dall'invasione.
Prodotto dalla DreamWorks Animation per la visione in 3D (di cui non ho beneficiato, avendolo visto in aereo), Monsters vs Aliens è un cartoon sicuramente non epocale e lontanissimo dalle vette della Pixar Animation; resta comunque una pellicola ben realizzata, con una struttura narrativa accettabile e con almeno un paio di personaggi riusciti: su tutti la massa gelatinosa blu simile ad un blob (che infatti si chiama B.O.B.), che rappresenta il vero perno comico del film.
Da recuperare senza fretta, ma con un briciolo di curiosit
à.

27 Volte... in bianco (27 Dresses)

Commedia di inizio 2008 che negli Stati Uniti ha raggiunto la ragguardevole cifra di circa 77 milioni di dollari d'incasso, 27 Dresses (molto meglio il titolo originale: quello italiano è fuorviante) è un prodotto appena gradevole, a tratti simpatico, in larga parte poco originale, ma soprattutto con una caratteristica (a mio opinabilissimo parere) che lo contraddistingue fin dal principio: una protagonista non simpatica, priva di carisma, bella ma poco affascinante e, dulcis in fundo, con dubbie capacità recitative. Katherine Heigl, infatti, sarà anche uno dei pilastri di Grey's Anatomy, ma sul grande schermo è decisamente un'altra cosa.
La trama, in due parole: Jane (la Heigl) è una ragazza romantica e generosa, anche troppo a volte, follemente innamorata del suo capo e dei matrimoni. La sua passione per le cerimonie nuziali è talmente forte che finora ha partecipato a ben 27 matrimoni in 'veste' di damigella e tiene custoditi nell'armadio tutti i "bellissimi" abiti indossati di volta in volta. Questo in attesa del giorno in cui arriverà finalmente il 'suo' giorno più bello, magari insieme all'uomo dei suoi sogni...
Discreto il resto del cast: su tutti la bravissima e simpaticissima Judy Greer, che spero possa avere presto un ruolo da protagonista.
In conclusione, un prodottino vedibile: ma non dannatevi l'anima per recuperarlo.

21 agosto 2009

Avatar: il trailer in anteprima mondiale

A poche ore dalla proiezione delle prime immagini del film a Rimini è uscito ieri in anteprima mondiale su MYmovies.it il trailer italiano di Avatar, il film scritto e ideato da James Cameron. Nonostante il trailer sia in 2D si riesce a percepire la profondità delle immagini grazie all'utilizzo del Reality Camera System creato da Cameron per girare il film in 3D, che usa in un unico corpo macchina due cineprese ad alta definizione. Le scene d'azione del film si prospettano spettacolari, e le ambientazioni e i personaggi generati tramite il computer con la motion capture animation si integrano perfettamente con le immagini live action, grazie soprattutto alla tecnologia creata da Cameron che gli dà un aspetto più realistico rispetto a quello presente in molte altre pellicole che avevano tentato, con risultati dubbi, di sfruttare questa difficile integrazione.
La pellicola sarà distribuita nei cinema italiani dal 18 dicembre.

20 agosto 2009

La stagione di celluloide 2009-2010 in dieci film

2009-10: che stagione cinematografica sarà?
Cerco di condensarla con gli assaggi di dieci pellicole che attendo particolarmente, per differenti ragioni.
Vedremo sicuramente importanti conferme (la Pixar con Up, Almodóvar e il suo Abrazos Rotos, Public Enemies di Michael Mann), rientri eclatanti (James Cameron e il suo attesissimo Avatar), grandi star nuovamente alla ribalta (Meryl Streep in Julie & Julia; Michelle Pfeiffer in Chéri), le ultime fatiche di chi ci ha lasciato troppo presto (Heath Ledger nel mondo visionario del Dottor Parnassus), miti della storia e della letteratura (Sherlock Holmes con Robert Downey Jr.; Dorian Gray di Oliver Parker e Alice in Wonderland rivisto da Tim Burton) e, si spera, tanti altri titoli che potrebbero farmi riconciliare con la settima arte. Perchè, a dirla tutta, questa nuova stagione sembra davvero prodiga di qualità.

Trailer: Dorian Gray

Regia: Oliver Parker.
Con: Ben Barnes, Colin Firth, Ben Chaplin.
Note: il regista purtroppo non è a mio avviso un asso del mestiere, ma l'ultima trasposizione di uno dei più grandi libri mai scritti nella storia della letteratura moderna merita la visione. In Italia lo vedremo a fine ottobre.

Trailer: Los Abrazos Rotos

Regia: Pedro Almodóvar.
Con: Penélope Cruz, Lluís Homar.
Note: la nuova stella del cinema spagnolo nell'ultima fatica del grandissimo Pedro; in uscita in Italia ad inizio ottobre.

Trailer: Public Enemies

Regia: Michael Mann.
Con: Johnny Depp, Christian Bale, James Russo.
Note: in uscita a metà novembre nel nostro paese, non dovrebbe deludere; d'altronde Mann è sempre un'altissima garanzia di qualità.

Trailer: The Imaginarium of Doctor Parnassus

Regia: Terry Gilliam.
Con: Heath Ledger, Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law.
Note: ultimo film di Ledger prima della prematura scomparsa, uscirà in Italia a metà ottobre, con ben due mesi d'anticipo sull'uscita USA.

Teaser: Avatar

Regia: James Cameron.
Con: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Zoe Saldana.
Note: la pellicola più attesa del 2009 (in uscita poco prima di Natale in tutto il mondo) dal regista più "over" di tutti i tempi, che torna dopo 12 anni, cioè dal successo interplanetario di Titanic.
Trivia: il trailer ufficiale dovrebbe FINALMENTE comparire in questi giorni...

Trailer: Alice in Wonderland

Regia: Tim Burton.
Con: Johnny Depp, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter.
Note: semplicemente il film evento della primavera 2010 (lancio worldwide il 5 marzo).

Trailer: Sherlock Holmes

Regia: Guy Ritchie.
Con: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams.
Note: dall'ex di Madonna la nuova trasposizione del detective d'Albione, in uscita a Natale.

Trailer: Julie & Julia

Regia: Nora Ephron.
Con: Meryl Streep, Amy Adams.
Note: tratto dal libro della blogger Julie Powell, esce in Italia il 23 ottobre.

Trailer: Chéri

Regia: Stephen Frears.
Con: Michelle Pfeiffer, Kathy Bates, Rupert Friend.
Note: tratto dalla novella di Colette, esce il 28 agosto in Italia.

Trailer: Up

Regia: Pete Docter, Bob Peterson.
Note: sarà, non ho alcun dubbio al riguardo, l'ennesimo capolavoro della Pixar, atteso in Italia a metà ottobre.

02 agosto 2009

Mater Langæ

No, non è il titolo di un film.
E' il nome di un'opera letteraria sconosciuta al grande pubblico, ma decisamente meritevole di pubblicazione, scritta da un talentuoso autore piemontese che ho il privilegio di conoscere, dato che si tratta di un carissimo amico. Il suo nome è Luca Garrone, e grazie a lui e al suo manoscritto mi concedo una piacevole divagazione dall'abituale mondo di celluloide.
Devo innanzitutto a Luca le mie più sentite personalissime scuse per il ritardo con cui scrivo queste parole di commento, ma so che dall'alto della sua infinita pazienza mi perdonerà.
Tornando all'opera, posso subito affermare che Mater Langæ è più che altro un'esperienza. Anzi, come dice lo stesso autore citando Chatwin, un cammino.
Un cammino che nel Libro Primo ci riporta al diciassettesimo secolo e ci proietta con incredibile veridicità alle vite e al vissuto di chi abitava questa splendida porzione di collina piemontese che sono, appunto, le Langhe. Nel Libro Secondo, invece, l'obiettivo dell'autore si restringe e si concentra sulla vita e sul vissuto del protagonista, un'incrocio tra Christopher McCandless e Frodo Baggins.
Non ho citato a caso il carattere più famoso della fantasia di Tolkien. L'ho fatto perchè, a mio avviso, seppur con il dovuto rispetto e la necessaria riverenza, Luca e Mr. Lord of the Rings hanno in comune un fondamentale aspetto che pervade entrambe le opere in egual (relativamente parlando) misura: la preparazione.
Mater Langæ e Il Signore degli Anelli sono infatti il prodotto di anni di approfondita documentazione e certosina raccolta di dati: con questo non voglio certo paragonarli - Luca mi direbbe che sono pazzo - ma resto convinto che l'approccio che ha portato ad entrambi i risultati sia stato il medesimo.
Mater Langæ, quindi, non è un libro per il grande pubblico, per i lettori di Sophie Kinsella (con rispetto parlando) o per chi guarda (e si diverte) i cinepanettoni: è, come detto, un'esperienza, una dichiarazione d'amore nei confronti di una terra che viene vista come protettrice, vendicatrice, dolce conquistatrice, triste mietitrice.
E' la storia della presa di coscienza di un ragazzo che diventa uomo insieme ad un luogo e ad un ambiente, e non all'interno di essi. E', forse ed in parte, la storia di ognuno di noi.
Sperando che Luca trovi presto il modo per far pubblicare questo suo grandissimo sforzo letterario, vorrei solo dire a tutti quelli che leggono questo blog che l'autore e il gruppo dedicato a Mater Langæ sono attivi su Facebook: quindi, se vi fa piacere, potete iscrivervi e saperne di più sul nuovo Tolkien e sulla nostra magnifica terra.

18 luglio 2009

Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Un buon film di passaggio.
La sesta trasposizione del mago più famoso del globo è più che altro la pellicola dei "non".
Non brutto, non eccessivamente lungo, non estremamente coinvolgente, non privo di sforbiciate assassine, non il peggiore della serie (La Camera dei Segreti e L'Ordine della Fenice erano decisamente peggio).
Il Principe Mezzosangue è quindi un prodotto che si lascia vedere e in parte apprezzare, ma che scivola via come una sorta di anteprima al capitolo finale che, grazie alla beneamata Warner Bros., sarà diviso in due film.
Una breve traccia sul plot: dopo il ritorno di Voldemort e il tragico epilogo della quinta pellicola, Harry trova conforto, guida e consolazione nell'abbraccio di Dumbledore (Silente), che lo conduce ad Hogwarts e lo invita alla condivisione dei suoi ricordi. Nel Pensatoio Albus filtra per Harry l'infanzia di Tom Riddle in cerca di un indizio che possa aiutarli a distruggerlo per sempre. La chiave della loro indagine è però custodita e mai rivelata nella memoria di Horace Slughorn (Lumacorno), professore in pensione di Pozioni col vizio dello studente celebre. L'allettante possibilità di insegnare all'Eletto lo conduce di nuovo in cattedra e lo persuade finalmente a rivelare il segreto dell'Oscuro Signore: l'anima di Voldemort, straziata in sette parti dall'orrore compiuto, è conservata e protetta in altrettanti oggetti attraverso un complicato incantesimo di magia nera avanzata. Dumbledore e Potter lasciano Hogwarts alla ricerca del medaglione (uno degli Horcrux) che custodisce un frammento dello spirito scellerato dello Slytherin (Serpeverde). Nei corridoi della scuola intanto un altro Eletto, Draco Malfoy, è determinato a lasciare un segno (oscuro) nella storia.
Per chi ha letto i primi cinque tomi e ovviamente anche il settimo, la trama è chiara; per tutti gli altri, credo proprio di no. Ciò mi conduce ad un'altra considerazione: l'unica vera trasposizione degna di guadagnarsi il titolo di film vero e proprio (che può cioè sussistere come film a sè stante) rimane, e probabilmente rimarrà, Il Prigioniero di Azkaban.
Tornando ad Harry Potter 6, ho particolarmente apprezzato l'uso non abusato dei visual effects e un accenno di recitazione "adulta" da parte dei protagonisti, mentre, come al solito, un autentico plauso va alle figure di contorno: su tutti, la bella interpretazione di Jim Broadbent, premio Oscar per Iris, nel ruolo del professor Slughorn.
In conclusione, un film imprescindibile per i fan, trascurabile per i non adepti, tutto sommato, seppur con diverse riserve, godibile.

16 luglio 2009

Magia di mezzanotte per Harry Potter negli USA

Il maghetto britannico più famoso del mondo ha usato di nuovo la sua magia ai botteghini: il sesto film della famosissima saga ha incassato infatti la cifra record di 22,2 milioni di dollari all'esordio di mezzanotte negli USA.
Harry Potter e il Principe Mezzosangue ha infatti battuto il record precedente di incassi alla proiezione notturna detenuto fino a ieri dal film Il Cavaliere Oscuro, con 18,5 milioni di dollari. Il debutto lascia sicuramente presagire enormi guadagni, e potenziali record per gli incassi ai botteghini in un solo giorno e i primi cinque giorni di uscita negli Stati Uniti.
Anche i record di incassi in un solo giorno e nei primi cinque giorni al box-office USA sono del film di Nolan sull'uomo-pipistrello con, rispettivamente, 67,1 milioni di dollari e 203,7 milioni di dollari. Il film ha poi incassato un miliardo di dollari nei cinema di tutto il mondo.
Vedremo pertanto l'evolversi di questa possibile (probabile?) battaglia all'ultimo dollaro, con buona pace della Warner Bros. che ancora una volta ha azzeccato la mossa giusta posticipando l'uscita del film di sette mesi e creando di conseguenza un hype senza pari...

15 luglio 2009

On and on, on the beat goes...

A fine settembre, allo Stade de France di Parigi, fu una delusione. Troppe sonorità distorte, poco coinvolgimento, scarsa considerazione per i fan di vecchia data.
Ieri, a Milano, per la prima volta a San Siro (nella foto del mio amico Gian), la "one and only" Queen of Pop è stata a dir poco sorprendente.
Insolitamente empatica, partecipativa, divertente, Madge ha deliziato noi cinquantacinquemila con uno spettacolo di due ore scarse trascinante, equilibrato e soprattutto gradevole dall'inizio alla fine.
Diciamo che potrebbe ancora sfoltire la scaletta (perchè ostinarsi a riproporre Spanish Lesson, una delle più brutte canzoni del suo intero repertorio?) a vantaggio di qualche brano "storico", ad esempio Hung Up, clamorosamente eliminato dalla setlist, per proporre una versione discutibile e pseudo-fracassona di Ray of Light; in ogni caso le modifiche ed aggiustamenti effettuati rispetto alla versione 2008 dello Sticky and Sweet Tour hanno sicuramente più che giovato.
Holiday (non proposta lo scorso anno) con l'inframezzo dell'omaggio a Michael Jackson (stadio in delirio) è stata STREPITOSA, al pari di Like a Prayer, che ha scaldato anche gli animi più distaccati; The Beat Goes On (fedele al cd edit) e Into the Groove (molto dance e poco groove) sono state assolutamente trascinanti; Frozen (anche questa inserita per il 2009), nel suo originalissimo sound, è stata una scoperta.
Uno dei momenti più coinvolgenti è stato sicuramente quello del mix tra La Isla Bonita e Lela Pala Tute, di ispirazione tzigana, per una celebrazione della "latinità" che non manca mai nelle esibizioni della Material Girl.
Assolutamente da brivido, poi, il rendering di You Must Love Me, canzone premio Oscar per Evita, che Lady Ciccone ha cantato accompagnata solo dalle sue fedeli chitarre gitane.
Ce ne sarebbero sicuramente altre da ricordare di questo 14 luglio bollente (anche per le temperature), ma vorrei davvero farmi aiutare dalla schiera di amici che ieri, come me, hanno apprezzato ancora una volta il talento di una quasi 51enne che balla ancora come una ragazzina, sciorinando lezioni di fitness ad ogni movimento.
Maddy, sei unica.

13 luglio 2009

Iron Man

Per chi non lo sapesse o non si fosse disturbato a leggere l'omonimo fumetto del 1963, due parole sull'incipit di questo (ennesimo) supereroe trasposto sullo schermo: Tony Stark (Robert Downey Jr.) è un inventore geniale e miliardario col vizio delle donne (tante) e delle attività filantropiche. Ereditato patrimonio e ingegno dal padre scomparso in un incidente d'auto, Tony conduce e amministra le Industrie Stark, produttrici e prime fornitrici di armi per il governo americano. Durante un test in medioriente viene catturato da un gruppo di estremisti. Ferito al cuore da una scheggia è soccorso e curato da Yinsen, un fisico esperto di cibernetica che gli applica un organo artificiale. Obbligato dai guerriglieri a costruire un'arma invincibile per la loro causa, Tony progetta in segreto un'armatura per fuggire alla prigionia. Rientrato negli Stati Uniti è deciso a cambiare vita, a riparare alle ingiustizie e a "industriarsi" a favore dei più deboli. Perfezionata l'armatura con la tecnologia avanzata diventa Iron Man, un (super)eroe "umano, troppo umano"...
Poche, essenziali righe di commento per questa godibile e divertente versione in carne ed ossa dell'Uomo di Ferro, creato dalla penna dell'immenso Stan Lee: ottima prima parte, solida e ben diretta, deludente la seconda, smaccatamente prevedibile e piuttosto scolastica; cast piuttosto ben assortito (molto convincente Gwyneth Paltrow, molto meno Bridges) con un Downey Jr. istrionico ma con garbo; effetti speciali misurati e gradevoli, non eccessivi, con (purtroppo) l'aggiunta della evitabile, volgarissima sbracatura della battaglia finale.
In sostanza, una pellicola piacevole che rappresenta un diversivo dallo scempio cinematografico che Hollywood sta facendo di tutti i supereroi di carta.
Da recuperare.

06 luglio 2009

Una notte da leoni (The Hangover)

Due giorni separano Doug (Justin Bartha) dal suo matrimonio, due giorni da consumare a Las Vegas con gli amici di sempre Phil (Bradley Cooper) e Stu (Ed Helms) e col cognato prossimo Alan (Zach Galifianakis). Phil è un professore svagato con moglie e prole, Stu un dentista sottomesso alle angherie della fidanzata, Alan un ragazzaccio grassoccio e mai cresciuto. A bordo di una Mercedes da collezione partono alla volta della città per festeggiare a dovere l'addio al celibato di Doug. Drogati per errore, si sveglieranno l'indomani in tre dentro una suite disfatta, con un dente in meno, una tigre in bagno, una gallina in camera e senza il futuro sposo...
Per commentare questo film scelgo le sagge parole, che condivido in toto, di Diego Odello da Il Cinemaniaco: "Una notte da leoni è una commedia diretta da Todd Phillips, che sorprende per la sua capacità di coniugare una storia lineare con degli elementi folli, che riesce a sembrare uno strampalato film hollywoodiano d’altri tempi, senza essere troppo citazionista o avere il sapore di già visto. Il film è come un videogioco: ogni situazione equivale ad un livello da superare, attraverso la risoluzione dell’enigma. Ogni livello è strettamente legato a quelli seguenti e ciò che importa allo spettatore giocatore non è tanto scoprire come andrà a finire la storia, quanto viversi la trama.
Lo svolgimento, dicevamo, è un insieme di situazioni verosimili, al limite della realtà, che viene condito di volta in volta con semplice ironia, volgarità o nonsense, che rafforzano il clima goliardico della pellicola.
Concludendo: The Hangover non ha una vera e propria pecca, perché tutto, dall’ambientazione (Las Vegas è il posto dove ogni cosa può accadere) agli attori scelti (il migliore a mio parere è Galifianakis) conosciuti ma non troppo, dai ruoli secondari alla colonna sonora (completiva e non invasiva), dai titoli di coda (i più belli visti negli ultimi anni) alla morale (in una vita regolata una notte di follia non è male se si conoscono i propri limiti) funzionano alla perfezione.
"
Null'altro da aggiungere: frizzante e spassoso. Non perdetelo.

Diverso da chi?

Piero (Luca Argentero) è fidanzato da quattordici anni con Remo (Filippo Nigro), col quale convive in una città del nord-est. Impegnato in politica e attivista gay, per un errore di calcolo dei suoi compagni di partito e un intervento della sorte, si ritrova candidato sindaco per il centrosinistra. Per la campagna elettorale, gli viene affiancata Adele (Claudia Gerini), ultramoderata antidivorzista, incapace di parlare senza inserire la parola "famiglia" in ogni singola frase. L'inizio del rapporto di lavoro è disastroso ma, quando Remo suggerisce a Piero di smettere di attaccarla e di cercare di ingraziarsela, le cose cambiano radicalmente...
Dopo averlo imperdonabilmente perso all'uscita nelle sale, posso tranquillamente affermare che questa gradevole opera prima di Umberto Carteni meritava davvero di essere vista.
In un momento in cui il cinema italiano vive una delle crisi più profonde degli ultimi decenni (basta leggere il numero di luglio 2009 di Ciak), fortunatamente qualcuno tenta di uscire dal guscio protettivo e rassicurante degli incassi (cinepanettoni), del presunto cinema da camera (storie straviste di miseria umana in bilocali, meglio se della capitale) o ancor peggio del filone adolescenziale (che non si fila più neanche la target-audience).
Diverso da chi è infatti un'onesta ventata d'aria nuova, che parla in modo né becero né nazional-popolare di famiglia, omosessualità, adozione, convivenza e politica: è vero, risulta un po' semplicistico e in alcune circostanze affrettato, ma nel complesso scorre, diverte, fa riflettere e pensare.
Il merito, a mio avviso, va attribuito per la quasi totalità del prodotto al bravissimo trio d'attori: da un credibile Argentero ad un misurato ed intenso Nigro, fino ad una scatenatissima Gerini, vero perno comico del film.
Per chi l'avesse persa, una pellicola assolutamente da recuperare (come ho fatto io...).

26 giugno 2009

In Memoriam: Farrah Fawcett (1947-2009)

È morta Farrah Fawcett.
L'attrice americana, 62 anni, era stata ricoverata in ospedale lunedì, in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di malata di cancro. Lo stesso giorno il compagno Ryan O'Neal, 68 anni, aveva annunciato che Farrah Fawcett, diventata famosa grazie al serie tv Charlie's Angels e considerata una delle donne più sexy di Hollywood negli anni Settanta, aveva accettato di sposarlo. Una storia parallela alla trama di uno dei film più famosi interpretati dall'attore: Love Story. La coppia, tra alti e bassi, viveva insieme da oltre vent'anni e ha un figlio, Redmond, 24 anni.
Recentemente, l'attrice è stata protagonista di un documentario trasmesso sul canale NBC dal titolo Farrah's Story, in cui ha raccontato in prima persona la sua lotta contro il cancro, scatenando molte polemiche.
Personalmente, la voglio ricordare, assolutamente splendida, proprio nel ruolo di Jill Munroe, il più bello degli angeli di Charlie.
Addio Farrah.

15 giugno 2009

Torniamo a parlare di incassi USA

Dopo l'exploit datato estate 2008 del secondo capitolo di Batman (The Dark Knight) firmato da Christopher Nolan, proviamo a capire se la summer season 2009 ci regalerà qualche titolo in grado di generare interessanti prospettive monetarie.
Innanzitutto, la prima certezza: i blockbuster di inizio stagione non hanno confermato le attese, se si eccettua il buon successo ottenuto da Star Trek (condito da -inaspettati- plausi da parte della critica), che solo oltreoceano ha superato i 230 milioni di dollari (ne è costati 150).
Infatti, se Angeli e Demoni (sempre sui 150 mln il costo) dopo 5 settimane ha incassato "solo" 125 milioni, Terminator Salvation sta sfiorando la nomea di flop, dato che, costato 200 milioni, dopo 4 settimane non ha neanche toccato i 115.
Meglio hanno fatto Wolverine e Monsters Vs. Aliens, i cui incassi hanno superato di una ventina di milioni circa il budget impiegato.
Caso a parte, e sono sempre molto felice nel comunicarlo, è Up, nuovo lungometraggio della Pixar, che in sole 3 settimane ha già raggiunto e superato i 175 milioni spesi (è a quota 187).
Per quanto riguarda le prossime uscite USA fino a fine luglio, attendiamo il secondo episodio di Transformers, il terzo de L'era glaciale, il nuovo irriverente personaggio di Sacha Baron Cohen (Brüno, gay austriaco decisamente sopra le righe) e alcune pellicole degne di nota anche dal punto di vista dell'interesse artistico, come ad esempio Public Enemies di Michael Mann, con Johnny Depp e Christian Bale.
Su tutti, però, Harry Potter. Il sesto capitolo sulle avventure del maghetto di Hogwarts uscirà il 17 luglio worldwide, e si può tranquillamente presagire un incasso planetario data l'interminabile attesa e l'altissimo hype.
Staremo a vedere...

08 giugno 2009

Tutta la vita davanti

Finalmente! Ho concluso un film.
Finalmente! Ho apprezzato un film (incredibile).
Finalmente! Ho visto, con colpevole ritardo, questo film.
Lasciando pertanto da parte le considerazioni su un'eventuale superamento dell'impasse cinematografica che mi ha perseguitato nell'ultimo periodo, passo immediatamente ad uno stringato commento personale sulla pellicola, che sono riuscito a recuperare a più di un anno dall'uscita nelle sale italiane.
Girato da uno dei più interessanti registi di casa nostra (il Paolo Virzì di Ovosodo e Caterina va in città), Tutta la vita davanti è un esempio schietto e professionale di come si possa ancora fare buon cinema senza necessariamente ricorrere agli Scamarci e ai Vaporidis che garantiscono (quasi) sempre un ottimo ritorno al botteghino.
Anche se ormai risaputa, due parole sulla trama, che si sviluppa attorno alle vicissitudini di una neolaureata nell'universo del lavoro precario. Marta è una ragazza colta, curiosa e taciturna, che trova lavoro nel call-center di un'azienda che commercializza un elettrodomestico futuribile e si avventura così in nuovo mondo fantasmagorico di giovani telefoniste e venditori invasati, danze motivazionali, jingle aziendali, premiazioni, applausi e penitenze concordate.
Pur con alcune (volute) esagerazioni e/o rappresentazioni oniriche un po' forti ma mai fastidiose, Virzì dipinge con occhio caustico ed occasionalmente ironico il panorama attuale dell'inserimento degli under 25 nel mondo del lavoro, senza risparmiare nessuno, dai manager senza scrupoli ai sindacalisti, dalle categorie più disagiate alle famiglie allargate.
Strepitoso il cast: a partire da Isabella Ragonese, autentica scoperta, ai più navigati Ferilli, Mastandrea e Ghini, passando per un'eccezionale Elio Germano, che dovrei davvero riscoprire in molti suoi lavori da me colpevolmente bypassati.
Per chi non l'avesse ancora visto, un prodotto decisamente da prendere in considerazione.
Merita sul serio.

04 giugno 2009

In Memoriam: David Carradine (1936-2009)

David Carradine, la co-star di Kill Bill e protagonista della famosa serie Kung Fu, è stato trovato morto a Bangkok, nella sua camera d'albergo. Lo riporta la ABC News, citando fonti dell'ambasciata americana in Thailandia. Classe 1936, Carradine si trovava nella capitale thailandese per girare un film.
Il portavoce dell'ambasciata americana Michael Turner ha spiegato che Carradine è morto mercoledì sera tardi o alle prime ore di giovedì, senza aggiungere altri dettagli. Il sito web del quotidiano The Nation, tuttavia, cita fonti di polizia anonime, secondo le quali l’attore sarebbe stato trovato impiccato nella stanza di un albergo di lusso.
Figlio del famoso attore americano John Carradine e fratellastro di Keith, Carradine, nato a Hollywood l’8 dicembre 1936, ha interpretato magistralmente Bill, nei due episodi di Kill Bill (2003 e 2004) firmati da Quentin Tarantino.
È divenuto famoso per il ruolo di Kwai Chang Caine nella serie tv degli anni Settanta Kung Fu (ma anche nei sequel degli anni Ottanta e Novanta).

La mia temporanea disaffezione...

Noia.
Tedio.
Fastidio.
Incredibile a dirsi, ma i sopracitati stati d'animo sono quelli che mi hanno trasmesso tutti i film che ho "tentato" di vedere nell'ultimo mese e mezzo... Possibile?
Evidentemente sì.
Negli ultimi 60 giorni ho recensito la miseria di tre pellicole, ma avrò iniziato la visione di almeno altri 15 "supposti" prodotti della settima arte, arrivando puntualmente a pigiare il tasto "stop" senza essere neanche giunto a un'ora di film.
Sale cinematografiche, poi, neanche a parlarne.
Insomma, una vera e propria CRISI.
Ok, ammetto che il periodo è piuttosto "challenging" e il tempo libero è poco, però questa totale mancanza di stimoli mi sta preoccupando.
Che fare? Attendere Harry Potter 6 e sperare di uscire dal tunnel? Ma per favore...
Rifugiarsi nei prodotti d'autore di Cannes? Sarebbe veramente la classica goccia...
Puntare sul "non-delude-mai-vuoi-che-deluda-proprio-ora"? Ecco, facciamoci del male...
Per favore, datemi un consiglio: aiutatemi!!!

14 maggio 2009

Le cronache di Spiderwick

La famiglia Grace (mamma, due gemelli, Jared e Simon, e la sorella Mallory) lascia New York per trasferirsi in una vecchia casa appartenuta ad un loro famigliare. Si troveranno però di fronte a fatti strani ed insoliti. Dopo alcune ricerche e false accuse tra loro, scopriranno un mondo fantastico popolato da bizzarre creature.
Un incipit sfruttatissimo per un prodotto che in più di un'occasione rischia quasi il plagio, ma riesce sempre, con molteplici colpi di coda, a riprendersi fino ad un gradevole risultato finale. Niente a che vedere con pellicole analoghe (su tutte, ovviamente, Narnia e Neverland, ma anche il datato ma sempre magico La storia infinita), ma Mark Waters, il regista, ottiene, grazie ad un cast equilibrato e arricchito da ottimi caratteristi quali Joan Plowright e David Strathairn, un film professionale che, pur puntando dichiaratamente ad un target under 18, diverte anche il pubblico adulto.
Da recuperare, con calma, al noleggio.

09 maggio 2009

David di Donatello 2009: i vincitori

Sette statuette per ciascuno.
Ma la sfida del cinema italiano tra «Gomorra» e «Il Divo» la vince il film tratto dal libro di Roberto Saviano e diretto da Matteo Garrone, che ottiene i premi più prestigiosi: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura. Consolazione per Paolo Sorrentino nelle categorie dei caratteristi: miglior attore è Toni Servillo, Piera Degli Esposti miglior attrice non protagonista.
Alba Rohrwacher («Il papà di Giovanna») si aggiudica il David come miglior attrice protagonista, mentre miglior attore non protagonista è Giuseppe Battiston per «Non pensarci».
Qui tutti i vincitori.

06 maggio 2009

In Memoriam: Dom DeLuise (1933-2009)

L'attore comico americano Dom DeLuise, interprete di numerosi film di Mel Brooks, è morto in un ospedale di Los Angeles nella serata di lunedì. Aveva 75 anni ed era nato a Brooklyn il 1° agosto 1933.
Di origini italiane, l'attore aveva interpretato film come Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Il mistero delle dodici sedie, Robin Hood - Un uomo in calzamaglia e La corsa più pazza d'America.
Era stato anche per alcune stagioni il conduttore negli anni '90 della serie Tv Candid Camera.

05 maggio 2009

Gran Torino

Walt Kowalski ha appena perso la moglie, e la presenza dei figli con le relative famiglie al funerale non gli è di alcun conforto. Così come non gli è gradita l'insistenza con cui il giovane parroco cerca di convincerlo a confessarsi. Walt è un veterano della guerra in Corea e non sopporta di avere, nell'abitazione a fianco, una famiglia di asiatici di etnia Hmong. Le uniche sue passioni, oltre alla birra, sono il suo cane e un'auto modello Gran Torino che viene sottoposta a continua manutenzione. La sua vita cambia il giorno in cui il giovane vicino Thao, spinto dalla gang capeggiata dal cugino Spider, si introduce nel suo garage cercando di rubargli la preziosa automobile...
Girato in quattro settimane al termine di un progetto che non ha mai visto la luce, Gran Torino è l'ennesima dimostrazione di autentico genio cinematografico da parte di Clint Eastwood.
Senza particolari voli pindarici nello script, negli effetti speciali, nel cast o nell'originalità del soggetto, Clint riesce ancora una volta a smuovere i più reconditi anfratti dell'animo umano con una pellicola dalla prorompente forza morale, girata con piglio leggero e maestria quasi sbalorditiva.
Quello che sorprende sempre più è la naturalezza (e la levità) con cui il grandissimo regista ed interprete californiano parla di temi decisamente sfruttati quali il razzismo, la violenza, l'integrazione, l'amicizia: come al solito, lo fa senza suggerirci nulla, ma presentandoci la sua versione dei fatti, senza mezzi termini.
Straordinario tutto lo sconosciuto cast, scelto e diretto nell'arco di nemmeno due mesi, ma davvero eccezionale la prova di Eastwood, a metà tra Callahan e Frankie Dunn, l'allenatore di Million Dollar Baby, ma soprattutto fratello maggiore di Bill Munny, il cowboy di Unforgiven.
Sottili e di altissima caratura artistica le partiture dirette da Lennie Niehaus, inquietante la fotografia di Tom Stern, che trasforma Detroit in una città semi-fantasma (tranne nella splendida scena finale) e veramente notevole l'apporto del rimanente supporto tecnico.
Ma il vero responsabile di questa ulteriore gemma della settima arte è solo l'ineguagliabile Clint: ideatore, regista, attore, anima di questo piccolo, gigantesco film.
Assolutamente da non perdere.

09 aprile 2009

David di Donatello 2009: le candidature

Il Divo è il front-runner dell'edizione 2009 dei David di Donatello, maggior riconoscimento cinematografico del nostro paese: 16 nomination sono infatti andate alla pellicola di Paolo Sorrentino. Nelle cinquine, che coprono 22 categorie, la fa quindi da padrone il film su Giulio Andreotti, che aspira, tra gli altri, ai titoli di miglior film e miglior regista.
Segue il film di Matteo Garrone Gomorra, con 11 candidature (anche in questo caso miglior film e migliore regia). Seguono Ex di Fausto Brizzi con dieci candidature (una è per il David Giovani), Si può fare di Giulio Manfredonia con nove (compreso un David Giovani), Tutta la vita davanti di Paolo Virzì con cinque nomination e infine Il papà di Giovanna di Pupi Avati, con quattro.
Le nomination sono state votate dal 21 marzo al 2 aprile dai 1.538 componenti la Giuria dell'Accademia del cinema italiano.
La consegna dei premi avverrà l'8 maggio prossimo, con diretta televisiva su RaiSat.

06 aprile 2009

L'ospite inatteso (The Visitor)

Dal blog di "AmosGitai", che consiglio vivamente, estrapolo la trama: Walter Vale, austero professore universitario di economia, dopo la morte della moglie sembra aver perso ogni interesse vivendo così una vita grigia ed anonima. Un viaggio a New York per la presentazione di un saggio darà inizio ad una serie di episodi che gli cambieranno per sempre la vita. Quando infatti entra nel suo vecchio appartamento della Grande Mela, Walter trova due inaspettati ospiti: Tarek, un suonatore di tamburi siriano, e la compagna senegalese Zainab, ambedue clandestini ed all'oscuro del reale proprietario dell’appartamento. Dopo un primo acceso incontro, il professore deciderà di offrire ospitalità alla coppia.
Incipit curioso e vagamente originale per questa seconda fatica di Tom McCarthy, autore dell'interessante The Station Agent, pellicola off del 2003 che era riuscita a godere di un briciolo di notorietà anche in Italia data la messe di premi ottenuti oltreoceano.
Anche in questo caso McCarthy analizza con non comune sensilibità i temi della solitudine e della discriminazione, intersecandoli in modo egregio, ma senza eccessi o ridondanze moralistiche.
Molto coraggiosa, poi, la scelta di trasformare la presa di coscienza personale di un noioso vedovo del New England in un disegno globale ben più disperato e straziante di quanto non ci si possa aspettare da un prodotto simile.
Strepitosi tutti e quattro i protagonisti: dal navigato Richard Jenkins (giustamente candidato all'Oscar) alla bravissima attrice palestinese Hiam Abbass, dal libanese d'origine Haaz Sleiman alla caratterista Danai Gurira, originaria dello Zimbabwe; un autentico melting pot della settima arte che trova da subito un equilibrio non comune nell'esprimere le più svariate situazioni e i sentimenti più contrapposti.
Splendide le musiche di Jan Kaczmarek e notevole la fotografia di Oliver Bokelberg, che trasforma New York in un luogo arido e spettrale.
Da non perdere.

30 marzo 2009

In Memoriam: Maurice Jarre (1924-2009)

Uno dei più illustri compositori di partiture cinematografiche di ogni tempo ci ha lasciati.
Il grandissimo Maurice Jarre, autore di celeberrime colonne sonore come quella del "Dottor Živago", e' morto a causa di un tumore all'età di 84 anni a Los Angeles.
Jarre, durante la sua prolifica carriera (più di 150 soundtrack) aveva vinto tre premi Oscar: oltre che per l'epocale "Tema di Lara", che aveva venduto milioni di copie, l'eclettico musicista francese si era aggiudicato la statuetta anche per le colonne sonore di "Lawrence d'Arabia" e di "Passaggio in India". Stabilitosi dall'inizio degli anni '60 negli Stati Uniti, Jarre aveva accompagnato con le sue composizioni produzioni di registi del calibro di John Huston, Luchino Visconti e Alfred Hitchcock.

29 marzo 2009

Il club di Jane Austen (The Jane Austen Book Club)

Opera prima della sceneggiatrice Robin Swicord, Il club di Jane Austen è uno sguardo gradevolmente naïf al mondo dei club letterari domestici, solitamente femminili e generalmente incentrati su autori o autrici da (ri)scoprire. Con conseguenti, ingenue, ma simpatiche commistioni tra vita reale e fiction letteraria.
Ottimamente interpretata da un cast più o meno famoso, la pellicola inanella una discreta serie di luoghi comuni e/o eccessi romantici o situazionali (com'è possibile che una delle protagoniste, gay dichiarata, incontri con facilità disarmante presunte anime gemelle a profusione?), ma con grazia e soprattutto senza alcuna pretesa di intellettualismo. Certo, chi non conosce la scrittrice inglese farà inizialmente un po' di fatica a calarsi nei personaggi, ma in seguito la trama si concentra di meno sul supposto lato colto degli interpreti per trasformarsi in un trattato, lieve e sussurrato, sulle differenti sfaccettature dell'Amore.
Come dicevo, brave le caratteriste (su tutte la "Giudice" Amy Brenneman) e decisamente azzeccati i protagonisti maschili (dalla sorpresa Hugh Dancy al redivivo Jimmy Smits), che non fanno da semplici counterpoint alla necessaria predominanza di sesso femminile.
Chiudo con il pensiero di Ilaria Ferri dal sito FilmUp, che sostanzialmente la pensa alla mia stessa maniera su tutta la linea: "I libri di Jane Austen diventano un tramite tra uomini e donne per comunicare: una volta che gli uomini accettano di leggere questi romanzi, riescono ad entrare in contatto profondo con le loro compagne. Sebbene dell’opera della Austen sia preso in considerazione per lo più il lato romantico, dimenticando del tutto quello ironico e pacatamente sovversivo, il film è comunque un prodotto godibile, romantico ma al contempo divertente, probabilmente apprezzato più dalle signore o da fan sfegatati della scrittrice."
Cosa aspettate a correre in libreria?

19 marzo 2009

In Memoriam: Natasha Richardson (1963-2009)

Dopo un'agonia di due giorni in cui era stata anche dichiarata morta a livello cerebrale, è mancata in maniera tragica ed improvvisa l'attrice inglese Natasha Richardson, vittima di una caduta sugli sci tre giorni fa in Canada.
Figlia dell’attrice britannica Vanessa Redgrave e del regista Tony Richardson, era nata a Londra l’11 maggio 1963, per poi naturalizzarsi statunitense. Nel 1998 aveva vinto un Tony Award (l'Oscar del teatro) per la migliore attrice nel musical Cabaret.
Ha recitato in diversi film di Hollywood tra cui «Genitori in trappola» (1998) al fianco di un’allora 11enne Lindsay Lohan. Natasha aveva sposato l'attore Liam Neeson nel 1994 dopo averlo conosciuto sul set del film «Nell».
Mi piace ricordarla in «Blow Dry» del 2001, in cui interpreta l'ex-moglie, diventata nel frattempo lesbica, di un famoso hairdresser. Un ruolo a metà tra il malinconico e l'ironico, un po' come la sua bellissima espressione, radiosa seppur vagamente imbronciata.
Addio, Natasha.

18 marzo 2009

Dedicato a...

Dedicato a chi continua a chiedersi perchè è successo proprio a lei o a lui.
Dedicato a chi ogni giorno scopre di avere un grammo di pazienza in più, e per questo piange di gioia.
Dedicato a mio zio, che ha perso la sua personale battaglia, ma che è riuscito a farmi ridere con le ultime parole che mi ha detto.
Dedicato a chi passa da un raggio X a un letto d'ospedale e non dimentica mai di portare con sè l'ultimo romanzo di grido, perchè l'importante è essere up-to-date.
Dedicato a chi tossisce, vomita, impreca, maltratta, perchè lo farà ancora e ancora, ma alla fine troverà la forza di ripensarci e sorridere.
Dedicato a tutti quelli che ci sono stati o ci stanno vicini in questi momenti indicibili, perchè la loro presenza è il nostro pane.
Dedicato a tutti quelli che ce l'hanno fatta e che ce la faranno.
Dedicato a me stesso.
Dedicato a G.
Dedicato a mia zia.

14 marzo 2009

Rachel sta per sposarsi (Rachel Getting Married)

Come si può giungere al paradosso che un film si riveli così realista da sembrare ...troppo vero? Forse grazie all'idea di un regista premio Oscar (Jonathan Demme, autore del meraviglioso Il silenzio degli innocenti) che assolda un nugolo di caratteristi provenienti dal teatro off (a parte due delle attrici protagoniste) e affida la realizzazione della pellicola ad un cast tecnico pressochè sconosciuto: in una parola, dimostra di volersi cimentare con una dote ormai passata di moda, l'umiltà.
E il risultato, a dirla tutta, è folgorante.
Cinepresa a spalla, riprese cariche di significato emotivo che non vanno a premiare solo gli sguardi degli interpreti o le scene-madri, totale assenza di staticità: per un film quasi esclusivamente ambientato in interni è un risultato sorprendente.
In poche parole, il plot: quando Kym (Anne Hathaway) torna a casa della famiglia per il matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie DeWitt), porta con sé una lunga storia di crisi personali, conflitti familiari e tragedie. La grande quantità di amici presenti al matrimonio della coppia si è riunita per un felice weekend di feste, musica ed amore, ma Kym, con le sue taglienti frasi secche e un’inclinazione naturale a provocare dei drammi, rappresenta un catalizzatore per le tensioni a lungo sopite nelle dinamiche familiari.
Assolutamente straordinaria, per adesione al ruolo e capacità espressiva, Anne Hathaway: già semiseria in Becoming Jane, la simpaticissima protagonista de Il diavolo veste Prada merita di stra-meritare la nomination all'Oscar e si candida per il futuro ad interprete bivalente di assoluto valore.
Bravissime anche Rosemarie DeWitt e Debra Winger, quest'ultima capace di rendere con una recitazione in quasi costante sottrazione la figura di una madre assente ed irresponsabile.
Insomma, un piccolo piccolo film reso un gioiello da pochi essenziali elementi, senza dimenticare il fatto che un'ora e quaranta minuti sono una durata più che sufficiente per trasmettere autenticità. Peccato che i distributori italiani abbiano preferito tenere le pizze originali della pellicola in cantina: ancora una volta, grazie alla loro insipienza, quasi nessuno ha potuto vedere Rachel sta per sposarsi.