05 maggio 2009

Gran Torino

Walt Kowalski ha appena perso la moglie, e la presenza dei figli con le relative famiglie al funerale non gli è di alcun conforto. Così come non gli è gradita l'insistenza con cui il giovane parroco cerca di convincerlo a confessarsi. Walt è un veterano della guerra in Corea e non sopporta di avere, nell'abitazione a fianco, una famiglia di asiatici di etnia Hmong. Le uniche sue passioni, oltre alla birra, sono il suo cane e un'auto modello Gran Torino che viene sottoposta a continua manutenzione. La sua vita cambia il giorno in cui il giovane vicino Thao, spinto dalla gang capeggiata dal cugino Spider, si introduce nel suo garage cercando di rubargli la preziosa automobile...
Girato in quattro settimane al termine di un progetto che non ha mai visto la luce, Gran Torino è l'ennesima dimostrazione di autentico genio cinematografico da parte di Clint Eastwood.
Senza particolari voli pindarici nello script, negli effetti speciali, nel cast o nell'originalità del soggetto, Clint riesce ancora una volta a smuovere i più reconditi anfratti dell'animo umano con una pellicola dalla prorompente forza morale, girata con piglio leggero e maestria quasi sbalorditiva.
Quello che sorprende sempre più è la naturalezza (e la levità) con cui il grandissimo regista ed interprete californiano parla di temi decisamente sfruttati quali il razzismo, la violenza, l'integrazione, l'amicizia: come al solito, lo fa senza suggerirci nulla, ma presentandoci la sua versione dei fatti, senza mezzi termini.
Straordinario tutto lo sconosciuto cast, scelto e diretto nell'arco di nemmeno due mesi, ma davvero eccezionale la prova di Eastwood, a metà tra Callahan e Frankie Dunn, l'allenatore di Million Dollar Baby, ma soprattutto fratello maggiore di Bill Munny, il cowboy di Unforgiven.
Sottili e di altissima caratura artistica le partiture dirette da Lennie Niehaus, inquietante la fotografia di Tom Stern, che trasforma Detroit in una città semi-fantasma (tranne nella splendida scena finale) e veramente notevole l'apporto del rimanente supporto tecnico.
Ma il vero responsabile di questa ulteriore gemma della settima arte è solo l'ineguagliabile Clint: ideatore, regista, attore, anima di questo piccolo, gigantesco film.
Assolutamente da non perdere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Finalmente, con un discreto ritardo sono riuscita a vedere Gran Torino.
Devo dire che lei ha senza dubbio ragione, un film stepitoso nella sua apparente semplicità.
Lineare, coerente, accessibile.
Eppure spaventa quella Detroit e la malattia di una guerra di 60 anni prima.
Un altro colpo di genio di Eastwood che ci ricorda che 'le cose peggiori compiute sono quelle che non ti hanno ordinato di fare'.
Nilde