08 giugno 2009

Tutta la vita davanti

Finalmente! Ho concluso un film.
Finalmente! Ho apprezzato un film (incredibile).
Finalmente! Ho visto, con colpevole ritardo, questo film.
Lasciando pertanto da parte le considerazioni su un'eventuale superamento dell'impasse cinematografica che mi ha perseguitato nell'ultimo periodo, passo immediatamente ad uno stringato commento personale sulla pellicola, che sono riuscito a recuperare a più di un anno dall'uscita nelle sale italiane.
Girato da uno dei più interessanti registi di casa nostra (il Paolo Virzì di Ovosodo e Caterina va in città), Tutta la vita davanti è un esempio schietto e professionale di come si possa ancora fare buon cinema senza necessariamente ricorrere agli Scamarci e ai Vaporidis che garantiscono (quasi) sempre un ottimo ritorno al botteghino.
Anche se ormai risaputa, due parole sulla trama, che si sviluppa attorno alle vicissitudini di una neolaureata nell'universo del lavoro precario. Marta è una ragazza colta, curiosa e taciturna, che trova lavoro nel call-center di un'azienda che commercializza un elettrodomestico futuribile e si avventura così in nuovo mondo fantasmagorico di giovani telefoniste e venditori invasati, danze motivazionali, jingle aziendali, premiazioni, applausi e penitenze concordate.
Pur con alcune (volute) esagerazioni e/o rappresentazioni oniriche un po' forti ma mai fastidiose, Virzì dipinge con occhio caustico ed occasionalmente ironico il panorama attuale dell'inserimento degli under 25 nel mondo del lavoro, senza risparmiare nessuno, dai manager senza scrupoli ai sindacalisti, dalle categorie più disagiate alle famiglie allargate.
Strepitoso il cast: a partire da Isabella Ragonese, autentica scoperta, ai più navigati Ferilli, Mastandrea e Ghini, passando per un'eccezionale Elio Germano, che dovrei davvero riscoprire in molti suoi lavori da me colpevolmente bypassati.
Per chi non l'avesse ancora visto, un prodotto decisamente da prendere in considerazione.
Merita sul serio.

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