25 agosto 2009

Sunshine

Due anni fa, prima di Slumdog Millionaire e ben dopo Trainspotting e 28 Giorni dopo, Danny Boyle, l'eclettico regista inglese, aveva deciso di tentare l'esperimento sci-fi con questa pellicola simil-catastrofica, visionaria e tendenzialmente apocalittica. Iniziamo a capire l'incipit del film: 2057, il Sole sta morendo. Il genere umano, prossimo alla completa estinzione, ripone le sue ultime speranze nell'Icarus II, una nave spaziale armata con un ordigno nucleare necessario per riattivare la stella. Durante il viaggio, l'equipaggio riceve però un misterioso segnale proveniente dall'Icarus I, scomparsa in una missione analoga sette anni prima a causa di un incidente… Un po' Star Trek, un po' Alien, un po' Solaris, con contaminazioni di Mission to Mars e 2001 - Odissea nello spazio: a conti fatti, troppo. Ed infatti per commentare questo prodotto molto ben congegnato ma che vira verso il ridicolo involontario per le eccessive intenzioni del regista, utilizzo le parole di Federico Raponi da FilmUP.com, con le quali mi trovo d'accordo in toto: "D'accordo che gli astronauti sono provati dalla prolungata permanenza a bordo, però sembrano tutt'altro fuorchè professionisti: si azzuffano, urlano litigando, si accusano reciprocamente, hanno dialoghi banali, si disperano terrorizzati, prendono sedativi per non suicidarsi, restano stupefatti come bambini. Rispetto poi ai canoni del genere, la claustrofobia limita l'attrattiva del vuoto cosmico, dei lenti movimenti delle astronavi, della maestosità dei corpi celesti. Boyle esaudisce il personale desiderio di visioni, ma con un roboante miscuglio squinternato che aggiunge thriller, azione, horror. Nel continuo di incidenti e scelte drastiche, sangue e sudore, ustioni e congelamenti, pelle polverizzata e frantumazione d'arti, il film si fa catastrofico e con un andamento forsennato corre verso il ridicolo, inseguito da un pazzo - preda di farneticazioni misticheggianti apocalittico-messianiche - dotato di una resistenza sovrannaturale."
Come detto prima, troppo.
L'idea ed il tentativo di realizzarla meritano comunque la visione.

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