11 dicembre 2008

Le nominations ai Golden Globes 2009

Molte conferme e qualche sorpresa nelle nomination ai prossimi Golden Globes (11 gennaio), annunciate nel primo pomeriggio a Los Angeles.
Sorprende l'esclusione da quasi tutte le categorie principali di Milk, al pari di The Dark Knight, anche se Sean Penn nel primo e Heath Ledger nel secondo sembrano essere i favoriti.
Da segnalare inoltre l'attesissima nominee di Gomorra come miglior film straniero.
Di seguito tutte le categorie cinematografiche e le rispettive candidature.

Best Motion Picture - Drama
The Curious Case of Benjamin Button (2008)
Frost/Nixon (2008)
The Reader (2008)
Revolutionary Road (2008)
Slumdog Millionaire (2008)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
Burn After Reading (2008)
Happy-Go-Lucky (2008)
In Bruges (2008)
Mamma Mia! (2008)
Vicky Cristina Barcelona (2008)

Best Actor in a Motion Picture - Drama
Leonardo DiCaprio for Revolutionary Road (2008)
Frank Langella for Frost/Nixon (2008)
Sean Penn for Milk (2008)
Brad Pitt for The Curious Case of Benjamin Button (2008)
Mickey Rourke for The Wrestler (2008)

Best Actress in a Motion Picture - Drama
Anne Hathaway for Rachel Getting Married (2008)
Angelina Jolie for Changeling (2008)
Meryl Streep for Doubt (2008)
Kristin Scott Thomas for Il y a longtemps que je t'aime (2008)
Kate Winslet for Revolutionary Road (2008)

Best Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Javier Bardem for Vicky Cristina Barcelona (2008)
Colin Farrell for In Bruges (2008)
James Franco for Pineapple Express (2008)
Brendan Gleeson for In Bruges (2008)
Dustin Hoffman for Last Chance Harvey (2008)

Best Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Rebecca Hall for Vicky Cristina Barcelona (2008)
Sally Hawkins for Happy-Go-Lucky (2008)
Frances McDormand for Burn After Reading (2008)
Meryl Streep for Mamma Mia! (2008)
Emma Thompson for Last Chance Harvey (2008)

Best Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Tom Cruise for Tropic Thunder (2008)
Robert Downey Jr. for Tropic Thunder (2008)
Ralph Fiennes for The Duchess (2008)
Philip Seymour Hoffman for Doubt (2008)
Heath Ledger for The Dark Knight (2008)

Best Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Amy Adams for Doubt (2008)
Penélope Cruz for Vicky Cristina Barcelona (2008)
Viola Davis for Doubt (2008)
Marisa Tomei for The Wrestler (2008)
Kate Winslet for The Reader (2008)

Best Director - Motion Picture
Danny Boyle for Slumdog Millionaire (2008)
Stephen Daldry for The Reader (2008)
David Fincher for The Curious Case of Benjamin Button (2008)
Ron Howard for Frost/Nixon (2008)
Sam Mendes for Revolutionary Road (2008)

Best Screenplay - Motion Picture
The Curious Case of Benjamin Button (2008): E. Roth, R. Swicord
Doubt (2008): John Patrick Shanley
Frost/Nixon (2008): Peter Morgan
The Reader (2008): David Hare
Slumdog Millionaire (2008): Simon Beaufoy

Best Original Song - Motion Picture
Bolt (2008)("I Thought I Lost You")
Cadillac Records (2008)("Once in a Lifetime")
Gran Torino (2008)("Gran Torino")
WALL·E (2008)("Down to Earth")
The Wrestler (2008)("The Wrestler")

Best Original Score - Motion Picture
Changeling (2008): Clint Eastwood
The Curious Case of Benjamin Button (2008): Alexandre Desplat
Defiance (2008): James Newton Howard
Frost/Nixon (2008): Hans Zimmer
Slumdog Millionaire (2008): A.R. Rahman

Best Animated Film
Bolt (2008)
Kung Fu Panda (2008)
WALL·E (2008)

Best Foreign Language Film
Der Baader Meinhof Komplex (2008)
Maria Larssons eviga ögonblick (2008)
Gomorra (2008)
Il y a longtemps que je t'aime (2008)
Waltz with Bashir (2008)

07 dicembre 2008

Gomorra sbanca gli Oscar europei

Sicuramente atteso ma decisamente inaspettato il clean sweep di Gomorra alla cerimonia di premiazione degli European Film Awards, gli Oscar europei, assegnati ieri sera a Copenaghen: cinque nomination, cinque statuette.
L'opera di Matteo Garrone, tratta dal best-seller di Roberto Saviano, ha vinto in qualità di miglior film, regia, attore protagonista (Toni Servillo, vincitore anche per Il divo di Paolo Sorrentino), sceneggiatura e fotografia.
Da dieci anni l'Italia non vinceva il primo premio agli Oscar europei, e cioè dal 1998 della Vita è bella di Roberto Benigni, e come quella pellicola anche Gomorra ha vinto il Grand Prix al Festival di Cannes. Un percorso che sembra portare dritto a Hollywood: il film è infatti il candidato italiano ed è già considerato tra i favoriti per la cerimonia degli Oscar di Los Angeles del 22 febbraio, anche se le candidature verranno annunciate solo a gennaio.
Tra gli altri vincitori, da segnalare il premio per la migliore attrice a Kristin Scott Thomas, acclamata interprete del film di Philippe Claudel Il y a longtemps que je t'aime.

05 dicembre 2008

Nelle sale in questi giorni

Tre consigli per una serata prenatalizia al cinema.

Rachel sta per sposarsi (Rachel getting married): quando Kym (Anne Hathaway) torna a casa della famiglia per il matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie DeWitt), porta con sé una lunga storia di crisi personali, conflitti familiari e tragedie. La grande quantità di amici presenti al matrimonio della coppia si è riunita per un felice weekend di feste, musica ed amore, ma Kym, con le sue taglienti frasi secche e un’inclinazione naturale a provocare dei drammi, rappresenta un catalizzatore per le tensioni a lungo sopite nelle dinamiche familiari.
Da vedere per la curiosità di ammirare la Hathaway in un ruolo drammatico e perchè Jonathan Demme è sempre una garanzia di qualità.

La felicità porta fortuna (Happy-Go-Lucky): la spensieratezza e l'allegria di "Poppy", così viene chiamata Pauline, insegnante delle elementari, é contagiosa ed in netto contrasto con la classica immagine che si ha di Londra, città nella quale vive, famosa per il suo clima nebuloso e piovoso. In un equilibrio, quasi matematico, tra sè stessa ed il resto del mondo, Poppy, affronta la vita alla giornata, senza preoccuparsi troppo del futuro e cercando di vivere al meglio tutto quello che le accade di volta in volta...
Da vedere perchè raramente Mike Leigh delude le aspettative.

The Millionaire (Slumdog millionaire): per riuscire a riconquistare la sua ex, un ragazzo indiano, analfabeta, decide di partecipare al programma "Chi vuol essere milionario?", del quale la ragazza é assidua spettatrice; a lui non interessa il denaro, vuole solo vincere per dimostrare qualcosa alla sua amata. Quando, dopo aver scalato tutte le domande, riesce a vincere, viene però accusato di aver imbrogliato...
Da vedere perchè si parla addirittura di nomination all'Oscar per questo prodotto del talentuoso Danny Boyle.

24 novembre 2008

Changeling

Los Angeles, 1928. A Christine Collins, cinque mesi dopo la scomparsa del figlio Walter, viene riconsegnato dalla polizia locale, che non gode di buona reputazione, un bambino che dice di esser Walter e che un po' gli assomiglia. La madre è però certa che non si tratti di suo figlio ed è supportata in questo anche da altre persone che lo conoscevano bene, a partire dalla maestra. Le autorità di polizia insistono nella loro versione fino a decidere di internare Christine attribuendole disturbi mentali che l'avrebbero spinta a non riconoscere nel sedicente Walter il proprio figlio. Christine però non si arrende e, sostenuta dal reverendo Gustav Briegleb, continua a lottare affinché le ricerche di Walter continuino.
Nel frattempo, viene alla luce il caso della fattoria dei massacri di Wineville...
Meglio non andare oltre per non svelare la pur risaputa (trattandosi di una storia vera) continuazione della vicenda.
Clint Eastwood, dopo guerre, mafie, sentimenti ed eutanasie sceglie il genere più classico della tragedia familiare e confeziona, manco a dirlo, l'ennesimo capolavoro.
Semplice, profondamente cupa e straordinariamente lineare, la vicenda, pur ricca di avvenimenti (il caso della Collins cambiò molte norme procedurali della giustizia americana e mondiale), non stanca e non sovraccarica lo spettatore, nutrendolo della soluzione giusta nel momento più opportuno.
Straordinaria, nella sua performance sommessa e al contempo sanguinante di dolore, Angelina Jolie, che dovrebbe avere la nomination 2008 (e forse il secondo Oscar) in tasca; bravi i comprimari (Amy Ryan e Michael Kelly su tutti, senza dimenticare l'eterno John Malkovich) e splendidamente essenziali le partiture dello stesso Eastwood (orchestrate dal solito grandioso Lennie Niehaus) e tutto il resto del cast tecnico.
Un'esperienza da vivere con intensità e partecipazione fino all'ultimo fotogramma.
Imperdibile.

13 novembre 2008

WALL-E

Pura ed autentica magia audiovisiva.
In altro modo questo ennesimo capolavoro della Pixar non si può definire.
Da MyMovies.it le parole di Gabriele Niola, che cita in principio il primario artefice di questa perla, e cioè il regista: "Andrew Stanton torna a raccontare "un'odissea d'amore" dopo quello straordinario road movie acquatico che è stato Alla ricerca di Nemo e lo fa sostituendo alla vastità dell'oceano la profondità dello spazio e alla forma del film on the road quella del cinema di fantascienza distopico. Ma WALL-E non è la solita celebrazione della riappropriazione da parte dell'uomo della sua umanità in un futuro dove la tecnologia ha vinto sullo spirito, al contrario è un film capace di commuovere anche solo con un abbraccio, che afferma la bellezza e il romanticismo della tecnologia attraverso alcune delle scene più semplici e disarmanti che il cinema abbia mai offerto."
Andrea Fornasiero da Film.tv.it: "Fiaba apocalittica, musical fantascientifico, satira commovente, animazione iperrealista, tutto questo e altro ancora in WALL-E, l’ultima meravigliosa pellicola della Pixar e il loro capolavoro, capace di scalzare dal podio anche Monsters & Co."
Da Cineblog.it: "E’ obiettivamente complicato riuscire a classificare Wall-E. Non è un ’semplice’ o ‘tradizionale’ cartone animato digitale. E’ molto più maturo, è in assoluto il più maturo, il più audace, il più rischioso, il più adulto, il più rivoluzionario e al tempo stesso il più romantico film del genere. Raramente abbiamo visto un personaggio più umano, dolce e sentimentale di Wall-E. Ed è un assoluto paradosso visto che stiamo parlando di una macchina, teoricamente priva di emozioni. E qui entra in scena la magia della Pixar, capace di realizzare l’impossibile."
Mi permetto inoltre di citare le sacrosante parole del mio amico Fabio: "WALL-E è meraviglioso e sono convinto che quando lo rivedremo lo apprezzeremo ancora di più. Trovo banale la critica sulla morale ecologista... Non inficia minimamente il giudizio sul film. Poi se si pensa che è praticamente un film muto... E che la Pixar è riuscita a rendere toccanti le scene tra due robot... Per me sono dei geni."
C'è altro da aggiungere? Forse sì, per dare ancora più spessore al lato tecnico: "Fiaba apocalittica, musical fantascientifico, satira commovente, animazione iperrealista. Senza punti deboli la qualità della produzione: Roger Deakins (collaboratore abituale dei Coen) consulente alla fotografia, Thomas Newman firma la colonna sonora e Peter Gabriel la canzone di chiusura. (ancora A. Fornasiero da Film.tv.it)"
Ed ora basta.
Correte al cinema!

10 novembre 2008

Voor een verloren soldaat (For a lost soldier)

Splendido, intenso melodramma ambientato nel 1945 in Olanda, Voor een verloren soldaat è un film innanzitutto coraggioso, girato con straordinaria delicatezza e linearità, ed interpretato con leggerezza e stupefacente adesione al ruolo da un cast improvvisato e in gran parte non professionista (a parte il veterano Jeroen Krabbé).
Il plot: Jeroen Boman è un affermato coreografo che ricorda in un lungo flashback la sua infanzia quando, nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, fu sfollato, tredicenne, da Amsterdam in un piccolo villaggio sulla costa. Qui il giovane Jeroen (Maarten Smit) viene accolto da una famiglia di pescatori, generosissimi ma anche molto poveri. Nonostante l'affetto e le premure offertegli da tutti i componenti della famiglia, il ragazzo si sente spaesato ed isolato e sogna di tornare a casa. Nello stesso tempo, comincia a prendere corpo in lui il desiderio verso le persone del proprio sesso. La svolta avviene quando l'Olanda nel 1945 viene finalmente liberata dalle truppe alleate e nel villaggio sbarca una guarnigione canadese. Jeroen si imbatte in un soldato, Walt Cook (Andrew Kelley), e presto il loro rapporto assume i connotati di un'intensa passione...
Tratta dall'omonima autobiografia del coreografo e ballerino olandese Rudi Van Dantzig, la pellicola, che nelle mani di moltissimi cineasti si sarebbe trasformata in un saggio sulla pedofilia o, peggio, sarebbe scaduta nell'involontario ridicolo, è coinvolgente, romantica e sorprendentemente realistica; strepitoso poi, come già detto, l'estemporaneo cast (Kelley è un ballerino, mentre Smit era alla prima esperienza cinematografica).
Assolutamente da recuperare, in originale (mix tra inglese e olandese) con sottotitoli.

29 ottobre 2008

Solo un padre

La vita di Carlo (Luca Argentero), dermatologo trentenne, è sempre stata perfetta: genitori premurosi, una carriera avviata, buoni amici. Un’esistenza “regolare” la sua, quasi ovattata, con poco spazio per i sentimenti. Ma un evento improvviso la sconvolgerà e Carlo si troverà solo ad accudire sua figlia Sofia, una bimba di dieci mesi capace di assorbire tutte le sue energie fisiche e mentali e di far vacillare ogni sua certezza. Per questo ragazzo padre – inesperto e apprensivo – non sembra esserci spazio per nient’altro. Almeno fino a quando non incontrerà Camille (Diane Fleri), una giovane ricercatrice francese. Di fronte alla sua solarità e ai suoi modi appassionati e incerti, Carlo si sentirà rinascere. E, a poco a poco, comincerà anche a capire il senso profondo dell’essere padre.
In poche parole, il sunto di un film in apparenza convenzionale, in realtà godibile, divertente e sicuramente interessante, più che altro per il tanto sospirato sdoganamento di Luca Argentero in quanto attore di spessore.
Bravi anche i comprimari (Fleri e Fabio Troiano in testa, quest'ultimo decisamente sottosfruttato nel panorama cinematografico di casa nostra), ben scritta la sceneggiatura (anche se un po' ridondante nel pre-finale) e splendida la fotografia di Manfredo Archinto, che ci restituisce un'immagine di Torino a metà tra l'alienante e l'affascinante.
Nelle sale tra circa un mese, Solo un padre è una boccata d'ossigeno nel saturato panorama italiano, in cui (troppo) pochi caratteristi interpretano troppi ruoli nei (troppi) soliti film.

06 ottobre 2008

Penelope

Per via di una maledizione che grava sulla sua famiglia, Penelope nasce con un terribile difetto fisico sul suo dolcissimo viso. Tutti quelli che la vedono scappano spaventati alla vista di quello che considerano un mostro, e solo l'incontro di un "imprecisato" amore della sua stessa specie (Penelope è di sangue nobile) potrà finalmente liberarla dalla maledizione che si porta dietro...
Trama risaputa e un po' iettatoria, ma risultato assolutamente godibile per quest'opera prima di Mark Palansky, bravo nell'evitare le trappole della melassa e nel gestire un cast davvero eterogeneo: l'ex-ribelle Christina Ricci, a metà tra Casper e La famiglia Addams; il talento emergente James McAvoy; il premio Oscar Reese Witherspoon e la scatenata, irresistibile caratterista Catherine O'Hara (fenomenale in Beetle Juice).
Brava anche la sceneggiatrice Leslie Caveny, che, pur non architettando un plot interessantissimo, riesce a sorprendere con un finale diverso dalle "solite" fiabe ricolme di sorrisi, principi e insopportabili animaletti.
Ancora una volta, da fucilazione l'atteggiamento della distribuzione di casa nostra: completamente snobbata, la pellicola è uscita direttamente in DVD pochi giorni fa, nel generale anonimato.
Chiudo con un sagace pensiero di Beth Accomando, blogger di Cinema Junkie, con il quale concordo al 100%: "Penelope is adorable and easy to watch thanks to the charms of its leads Ricci and McAvoy. But it's too much a mainstream Hollywood product and not enough of a spunky indie spirit to really win audiencces over. One of the tag lines for the film is "What makes us different makes us beautiful." But in the end the problem with the film is that it doesn't really believe that. Differences are okay if they are on the inside. But differences on the outside - especially if they make you unattractive - really aren't acceptable. Just as the movie version of William Steig's Shrek made the ogres into a cute kind of ugly, Penelope isn't really willing to give us a true ugly duckling and it definitely doesn't want to embrace an ugly duckling that stays ugly."
Comunque, da vedere.

Lezioni di cioccolato

Sciocchezzuola (o pastiche, come direbbe qualche "scritico") pseudo-moralista made in Italy, Lezioni di cioccolato è un prodotto che non convince, non diverte, non decolla.
Retto sulla dubbia espressività di Luca Argentero (altro bello senz'anima?), il film descrive le vicende di Mattia, cinico imprenditore edile umbro votato alla fede del "risparmio come massimo guadagno". Dopo aver rinunciato a costruire i ponteggi di sicurezza per il suo cantiere, si ritrova improvvisamente a far fronte ai ricatti di Kamal, uno sfortunato operaio egiziano caduto da un tetto e costretto al gesso dalla vita in su. Ragione del ricatto, un concorso da cioccolataio da frequentare sotto mentite spoglie – quelle di Kamal appunto, impossibilitato a partecipare – in cambio di una non denuncia per le condizioni disumane del cantiere...
Sgangherato, semplicistico nelle varie denunce (immigrazione selvaggia, razzismo, clandestinità, sfruttamento), sbagliato nel cast e svogliato nella regia: da vedere, se capita, in televisione.
Ma proprio se capita.

04 ottobre 2008

Mamma Mia!

Per la prima volta cito integralmente la sapiente critica del web-recensore a mio avviso più affine ai gusti del sottoscritto, Andrea D'Addio dal sito FilmUp.com: "La versione cinematografica di uno dei musical recenti di maggior successo (nato nel 1999 a Londra, ha già superato per numero di repliche a Broadway un mostro sacro come "Tutti assieme appassionatamente") attira prima di tutto per la sua protagonista, Meryl Streep. Che sia una delle più grandi attrici della storia del cinema era fuor di dubbio, ma che si calasse nel ruolo di una mamma che canta e saltella come una dodicenne su di un letto, era difficile immaginarlo. E’ proprio questa però la grandezza della due volte premio Oscar: il riuscire a rendere credibile e sempre adeguato qualsiasi personaggio che si trovi ad interpretare. Una forza che di riflesso si spande su tutto questo film. La storia è presto detta: la giovane Anna, vissuta in Grecia da quando la mamma americana ha deciso di stabilirsi in un’isoletta a gestire una pensione, non sa chi sia il proprio padre. Per il suo matrimonio invita così i tre partner che la mamma ebbe venti anni prima, esattamente quando fu concepita, per conoscerli e capire di chi sia figlia. L’intrigo familiare diventa ben presto il pretesto per mettere in bocca a tutti i personaggi diversi grandissimi successi degli Abba. Messe una dietro l’altra, le canzoni della celebre band svedese diventano così il filo narrante di una vicenda leggera e allegra. Certo, è un film costruito per "piacere": le immagini della Grecia sullo sfondo sono ricalcate sul classico approccio americano alla cultura mediterranea, quello che divide i villici in pescatori e massaie e ogni volta che inquadra il mare si preoccupa di fotografare una cartolina che faccia venire voglia di prendere il primo aereo e partire, ma la palese autoironia alla base smorza un pò questa critica. Si può così soprassedere sui rallenti dei corpi scultorei dei giovani isolani al tramonto o su qualche altra scelta semi-trash che in un altro contesto sarebbero ingiustificabili. Dal personaggio della Streep a quello dei suoi ex tre spasimanti, tutti giocano il proprio ruolo quasi sorridendo allo spettatore (al quale si rivolgono direttamente nei titoli di coda) proprio come se si stesse a teatro.Il cast ben nutrito ed i begli arrangiamenti delle canzoni degli Abba riescono ad espandere quell’atmosfera di festa, che al di là dei limiti, non si può che apprezzare."

27 settembre 2008

In Memoriam: Paul Newman (1925-2008)


A D D I O

P A U L

Shrek Terzo

Immondo.
In una parola l'essenza di questo inconcludente ed irritante terzo capitolo di un'altrettanto deludente trilogia, riuscita (parzialmente) solo nel primo episodio.
Questo sequel sfiora addirittura il fastidio e la repulsione verso l'intera serie dell'orco verde, intriso com'è di soluzioni straviste e situazioni del tutto prive della benché minima ironia.
Velo davvero pietoso poi sui nuovi personaggi, di una banalità sconcertante.
Per quanto mi riguarda, se Shrek era già finito con la seconda puntata, ora è definitivamente sepolto nella memoria.
Da evitare con la massima cura.

Giù per il tubo (Flushed Away)

Gradevolissimo cartoon made in England, brioso e godibile, Flushed Away è un gioiellino che diverte, emoziona e stupisce per la fluidità dell'action plot e l'arguzia della sceneggiatura: il tutto concentrato in un'ora e venti minuti circa, a dimostrare che la prolissità cinematografica è ai nostri giorni un must inutile e controproducente.
Roderick St. James, un nobiltopo che abita in una lussuosa dimora londinese nei pressi di Kensington, finisce per caso in una maleodorante fogna della City: ce la farà a vincere la propria snobbery e a trovare il suo posto nel mondo?
Da MyMovies.it: "Vite parallele, ricchezza e povertà, vermi che cantano canzoni d'amore ma anche ranocchi "reali" con un passato di corte niente meno che al cospetto del Principe Carlo. Inseguimenti, vendette, indagini e ammiccamenti all'attualità - da una futuribile finale di Coppa del Mondo fra Inghilterra e Francia ai gioielli della famiglia reale – tutto concentrato in un'ora e venti di strabiliante comicità. L'odissea del topo borghese - ma senza amici - che vive un ordinata quotidianità e il mondo reale, popolato da varie specie animali e regolato dal caos, è non solo originale e ben riuscita, ma anche meravigliosamente vera come solo un cartoon sa esserlo. Schiere di Ranocchi intenti a sterminare tutto l'albero genealogico dei topi, scarafaggi immersi in letture kafkiane, atmosfere fumettistiche alla Alan Moore, rimandi all'action movie più spinto (le performance di uno 007 davvero speciale) e una dolcissima citazione disneyana, con il povero Nemo alla ricerca del padre."
Davvero da non perdere.

China Blue (Crimes of Passion)

Ancora attraverso Sky, questa volta sul nuovo canale MGM, ho recuperato questa pellicola del 1984 diretta dal più volte vituperato Ken Russell. Torbido, decadente, un po' ruffiano, è un film che alla fine comunque lascia il segno, grazie soprattutto alla grande prova di Kathleen Turner, algida e bellissima.
Il plot: Joanna Crane ha una doppia vita a schizofrenia libera: strapagata stilista di giorno, tutta casa e lavoro, al calar delle tenebre si traveste da prostituta e va a battere i marciapiedi dell'infima Los Angeles. Due uomini cambieranno il suo destino.
Nulla di nuovo sotto il sole; Russell è però in grado di rendere la vicenda piuttosto credibile e disturbante nonostante svariate ingenuità e l'insopportabile effetto flou che pervade tutto il film.
Per la par condicio cito comunque il pensiero del Corriere della Sera, marzo 1985: "China Blue non merita che ci si dilunghi su quel rapporto a tre, e sulle svolte d'un supposto dramma incentrato sul binomio passione-violenza. È un film sofistico, un nuovo pretesto offerto a Ken Russell per delirare sull'impasto fra sesso e religione che gli ha dato gran fama.di provocatore. “Prendo le vacche sacre e le distruggo”, ama dire il regista che fin dal tempo dei Diavoli si compiace di dare scandalo (e trova sempre chi lo prende tanto sul serio da denunciarlo per oscenità). Qui Ken Russell distrugge il buon gusto, nonostante tenti di nobilitare la materia con ampie citazioni dall'arte erotica orientale, da Beardsley e dai secessionisti. Sfiora la pornografia con modi spavaldi, accentua il vizio della decorazione, cade spesso nel verboso. Il suo talento visivo è innegabile, e anche la sua virtù di raggiungere momenti d'intima commozione (l'incontro fra China Blue e un vecchio malato è uno di quei momenti), ma lo sfarzo della confezione, diciamo pure la buona confezione del giocattolo, non ripaga il fastidio d'un grottesco quasi tutto declamato, che fa smarrire il senso ultimo del racconto consegnandolo al voyeurismo più infantile."
Non sono d'accordo, ma rispetto il giudizio.
Da recuperare, senza fretta.

08 settembre 2008

Una vacanza indimenticabile - Forever friends

Recuperato attraverso le opinabili prime visioni estive di Sky, Origin of the species (questo il titolo originale) poteva essere un film interessante, anche se il copione degli amici di college che si ritrovano annualmente per un weekend estivo sa di stravisto ed inflazionato.
Ebbene, già a partire dal titolo italiano, demenziale e fuorviante, questo film si rivela essere un autentico disastro.
Regia amatoriale, "attori" spaesati (l'unica che abbozza una recitazione ai limiti della decenza è Amanda Peet), ma soprattutto idee ridicole e ultra-riciclate ripetute in modo supponente fino al telefonatissimo finale.
Che dire? Nessuno lo conosceva e continuerà a conoscerlo, tranne il sottoscritto: meno male.

01 settembre 2008

The Dark Knight nell'Olimpo del box-office

Come da mia personalissima proiezione datata 6 agosto, il capitolo più dark dell'uomo-pipistrello ha sfondato ieri la barriera dei 500 milioni di dollari al box-office americano diventando la seconda pellicola nella storia a superare questa fatidica soglia, sopravanzata in passato esclusivamente dal leggendario Titanic (capace peraltro di raggiungere e superare i 600 milioni...).
Nessuna sorpresa, a questo punto.
Anzi, non resta altro da fare che attenderci per la terza trasposizione, sempre diretta da Nolan ed attesa per il 2010-11, il primo vero attacco all'indissolubile primato del transatlantico più famoso al mondo...

21 agosto 2008

La mia amica cuoca sopraffina

Se avete tanti (o pochi) ospiti a cena che volete sorprendere e davvero non ci pensate a mettervi a cucinare, se non vi sfiora neanche l'idea di prenotare un costoso o scomodo ristorante, se desiderate tornare alla genuinità dei cibi, ho un'amica che fa per voi: si chiama Chiara ed è la soluzione gastronomica ideale per tutte le esigenze e tutti i palati.
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Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet St.

Dopo grossi pesci, una fabbrica di cioccolato e un cadavere col velo da sposa, Tim Burton lascia da parte l'ironia per dirigere, probabilmente, la sua fatica più cupa ed incatalogabile: la storia del barbiere assassino di Fleet Street, originariamente comparsa nel 1846 per (probabile) mano di James Malcolm Rymer e riadattata nel 1979 da Stephen Sondheim in forma di musical.
Il risultato è, utilizzando le stesse parole del regista, "un film muto con le musiche", uno scomodo racconto di spietata vendetta contro una supposta giustizia sommaria.
Lasciando da parte lo script, quasi interamente trasposto dall'opera teatrale, l'attenzione va rivolta alla resa dei personaggi da parte del cast e alla ricostruzione di Londra a metà ottocento.
Bravo Depp (anche se il suo personaggio ricalca un po' troppo alcuni precedenti eroi burtoniani), bravissima la Bonham Carter (inspiegabili le critiche a lei rivolte dagli esperti americani) e più che decoroso il resto del cast.
Per quanto riguarda art direction e scene, indubbio il talento di Dante Ferretti (nuovamente premiato con l'Oscar), anche se in altri film il Maestro scenografo aveva sicuramente impressionato di più; bella la pastosa fotografia ultra-dark di Dariusz Wolski e diligenti i costumi della decana Colleen Atwood.
La regia di Burton porta ad estreme conseguenze i temi cari all'eccentrico autore (il freak, la società corrotta, i figli, la morte, l'ossessione, la satira sociale) ma ha forse il difetto di commettere alcune ingenuità, peraltro mitigate, come già detto, dallo stato di grazia del cast.
Un prodotto indefinibile, fastidioso, per nulla ipocrita: un pugno nello stomaco che in ogni caso conquista e che vale sicuramente la visione.

20 agosto 2008

Le cronache di Narnia: il principe Caspian

Per la serie "come distruggere completamente una saga" ecco a voi il secondo capitolo dell'epopea di C.S. Lewis, Il principe Caspian. Dopo un primo episodio interessante e decisamente apprezzabile, il regista Andrew Adamson cade infatti nella trappola dell'eccesso ed esagera appunto sotto tutti i punti di vista: cast fuori parte (Castellitto, e dispiace dirlo, in testa), personaggi senza più la magia e lo spessore della prima trasposizione, inutile dispendio di altrettanto inutili effetti speciali, script noioso e che scade più volte nel ridicolo involontario e, dulcis in fundo, ultimi quaranta minuti ai limiti del plagio per come ricalcano pedissequamente la saga tolkieniana del Signore degli Anelli.
Null'altro o poco più da aggiungere: per gli adulti, da evitare tassativamente; per i più giovani, da recuperare al noleggio se proprio non si ha nulla di meglio da fare.

16 agosto 2008

Maddy: 50 volte auguri!

Oggi l'indiscussa regina del pop arriva alla fatidica soglia dei 50 anni: come festeggiare? Preparando un tour di tre mesi che inizierà il 23 agosto a Cardiff!
HAPPY 50TH BIRTHDAY MADGE!!!

06 agosto 2008

Ancora un primato per l'uomo-pipistrello

400 milioni di dollari al box office USA in soli 18 giorni: ecco il nuovo record stabilito da The Dark Knight nella giornata di lunedì 4 agosto.
Per capire le proporzioni di questo risultato, il precedente primato era detenuto da Shrek 2 che raggiunse la suddetta cifra in ben 43 giorni!!!
Ora tutti si chiedono se la pellicola riuscirà a superare la fatidica soglia dei 500 milioni di dollari (solo Titanic ci riuscì nel 1998): per quanto mi riguarda, potrebbe farcela...

05 agosto 2008

The Dark Knight

393 milioni di dollari in 17 giorni, record sbriciolati, 94% di critiche positive su Rotten Tomatoes, 9.3 (per quasi 200.000 votanti) sull'Internet Movie Database, voci di Oscar postumo a Heath Ledger: queste le premesse di The Dark Knight, secondo capitolo diretto da Christopher Nolan sull'uomo-pipistrello e le sue nemesi. Ovvio che una visione in tempi rapidi fosse obbligatoria. E così è stato (da parte mia, perlomeno).
Il film, in una parola, è poderoso. Due ore e mezza di tensione quasi insopportabile che ridisegnano le saghe dei superheroes facendoci riconsiderare il principio stesso di adattamento cinematografico dei comic-books.
Dal ghigno luciferino di Ledger alla cupa determinazione di Bruce Wayne, dalla genesi di Due Facce all'insostenibile tensione che pervade la pellicola dall'inizio alla fine; tutto è pressoché perfetto, forse con una pecca che non mi consente di annoverare il Cavaliere Oscuro tra i capolavori fantasy della nouvelle vague della settima arte: il finale troppo lungo, caratterizzato da un continuo (e di conseguenza intollerabile dai nostri nervi) susseguirsi di avvenimenti. Con una ventina di minuti in meno The Dark Knight si sarebbe probabilmente rivelato un autentico masterpiece.
Ma di questi tempi meglio non sottilizzare: Nolan è un vero Autore e lo dimostra dalla prima (splendida) scena agli sviluppi del suddetto finale che lasciano le porte apertissime per un nuovo (auspicato) capitolo.
Meglio non rivelare assolutamente nulla del plot, ma concentrarsi sull'elogio dei caratteristi. Heath Ledger, scomparso prematuramente sei mesi fa a soli 28 anni, trasforma il Joker in un satanico (e sadico) persecutore, reale incarnazione del Caos, figura che si muove slegata da qualsiasi contesto (pro o contro la legge che sia), riuscendo nell'impresa di spaventare soprattutto usando un'agghiacciante ironia; Christian Bale, senza strafare, continua a tratteggiare il suo Batman con durezza e perseveranza; Michael Caine e Morgan Freeman, comprimari di lusso, sono i soliti mostri di bravura; Aaron Eckhart, strepitoso, e Maggie Gyllenhaal, molto in parte, reggono decisamente bene il confronto con il resto del cast; Gary Oldman, sempre più imbruttito, dipinge il commissario Gordon con la solita maestria.
Volutamente complesso e articolato lo script del regista e del fratello Jonathan: riflessioni filosofiche sul Caos (come già detto) e l’Ordine, sul ruolo dell’eroe nella società, sull’innata tendenza dell’uomo verso il bene (o il male, come sostiene Joker). Temi altissimi, un po' pretenziosi, ma affrontati con il giusto approccio.
Cast tecnico superlativo: la scena del volo sui grattacieli di Hong Kong vale da sola il prezzo del biglietto.
Assolutamente strepitose, poi, le musiche di James Newton Howard e Hans Zimmer, due autentiche icone, che compongono una partitura quasi ipnotica per cupezza e coinvolgimento.
In chiusura, cito il sintetico pensiero di Ty Burr del Boston Globe che racchiude in poche parole l'essenza stessa dello stato d'animo dello spettatore: "...you come away impressed, oppressed, provoked, and beaten down, holding on to Ledger's squirrelly incandescence as a beacon in the darkness."
Perentoriamente da non perdere.

04 agosto 2008

Rendition

Extraordinary rendition è la locuzione inglese con cui si designa un'azione (sostanzialmente illegale, o per lo meno "extralegale") di cattura / deportazione / detenzione, clandestinamente eseguita nei confronti di un "elemento ostile", sospettato di essere un terrorista (da Wikipedia).
La "rendition" del film è quella che vede coinvolto Anwar El-Ibrahimi (un intenso Omar Metwally), cittadino egiziano da anni residente in America e occupato nel settore dell'ingegneria chimica, precipitosamente arrestato dopo il ritorno da un viaggio di affari e trasferito in gran segreto in una località islamica per essere torturato e ridotto in condizioni disumane. Ad assistere al macabro spettacolo è chiamato Douglas Freeman (Jake Gyllenhaal), agente della CIA addetto al reperimento delle informazioni durante gli interrogatori. Capo d'accusa: relazioni con frange del fondamentalismo radicale.
Incipit a metà tra realtà e finzione per il regista dell'acclamato Tsotsi, e sviluppo decisamente classico e piuttosto coinvolgente, con coup-de-theatre incluso nel finale, decisamente ben congegnato ed orchestrato.
Regia solida, attori di prim'ordine, cast tecnico in confezione lusso: peccato che la sceneggiatura di Kelley Sane non voglia prendere alcuna posizione (politica o sociale) e approfondisca ben pochi personaggi.
Rimane comunque una pellicola da vedere, colpevolmente mal distribuita e passata in sordina sia sul mercato americano che oltreoceano.

02 agosto 2008

La ragazza del lago

Innanzitutto, una puntualizzazione che sa di confessione: ho deciso di vedere questa pellicola dopo averne ammirato l'inaspettato e sorprendente successo agli ultimi David di Donatello, dove il film di Andrea Molaioli aveva trionfato conquistando addirittura 10 statuette.
Non ne capivo il perchè, ma questo film mi suggeriva l'idea di un prodottino molto ben confezionato ma poco interessante: ebbene, la mia impressione non era affatto sbagliata.
Algido, monocorde, quasi asettico: nonostante il buon cast (sottosfruttati la Bonaiuto e Gifuni) e le particolarissime ambientazioni, questo thriller non riesce mai davvero ad interessare, e scivola verso una soluzione quasi per intuizione, slegata dai possibili indizi che lo spettatore credeva di aver colto.
Capitolo a parte, ma sempre sulla stessa falsariga, merita poi Toni Servillo: un po' nauseato, un po' supponente, un po' sofferente (o sofferto che dir si voglia), non emerge mai da quella insopportabile patina di perfezione con la quale disegna il personaggio principale, il commissario Sanzio.
Insomma, poca sostanza e parecchia (ottima) forma: al termine della visione, quel retrogusto di noia stenta davvero ad andarsene...

27 luglio 2008

Heath spinge Batman sempre più su!

In 10 giorni superati i 300 milioni di dollari al box office USA (ennesimo record): dove arriverà di questo passo The Dark Knight?
Possibile che l'improvviso decesso di Ledger abbia causato un simile hype?
E come si spiega l'incredibile voto di 9.4 (oltre 135mila votanti) e il primo posto nella classifica all-time di IMDb, il più importante sito cinematografico al mondo?
La risposta è semplice: corriamo a vederlo e cerchiamo di capire i tanti perchè.

26 luglio 2008

Wanted

Ideata nel 2003 da uno degli autori di fumetti contemporanei più controcorrente, lo scozzese Mark Millar, Wanted è prima di tutto una graphic novel. L'unione artistica tra l’autorialità del britannico e lo stile dell'eclettico regista kazako Timur Bekmambetov fanno di questo prodotto una pellicola interessante sotto più punti di vista e, al contempo (ed è ciò che più interessa lo spettatore pagante), godibile.
Rispetto alla graphic novel, gli sceneggiatori Michael Brandt e Derek Haas aggiungono uno dei concetti cardine della storia: i protagonisti sono dei veri e propri sicari che uccidono non per punire, ma per prevenire. E di suo Bekmambetov ci mette una continua ricerca di ritmo e adrenalina: ogni sua scena è un concentrato di espedienti e immagini prese da videoclip e altri recenti film d’azione.
Certo, dopo un paio d'ore non rimangono tracce indelebili nelle memorie degli spettatori, però il film è davvero divertente e i protagonisti sono fisicamente credibili, James McAvoy in testa.
Nulla di trascendentale, ma più che onesto. E di questi tempi è già parecchio.

Record su record per The Dark Knight

Continua l'inarrestabile (e sempre più incredibile) marcia del nuovo capitolo superdark della saga dell'uomo-pipistrello: in soli 5 giorni il film interpretato da Christian Bale e dal compianto Heath Ledger ha raggiunto quota 200 milioni di dollari al box office statunitense, stracciando il precedente traguardo di 8 giorni stabilito da ben tre pellicole negli ultimi anni.
Altro dato strabiliante: nella prima settimana (venerdì 18-giovedì 24) The Dark Knight ha raggiunto e superato quota 238 milioni di dollari; per meglio capire le proporzioni dello stratosferico successo della pellicola di Christopher Nolan, basti sapere che film come Jurassic Park 2 o X-Men 3 non hanno nemmeno raggiunto i 235 milioni!
Di questo passo, è molto probabile che la sesta fatica del regista inglese possa concretamente aspirare a raggiungere i fatidici 500 milioni, superati nella storia solamente da una pellicola. Quale? Titanic, ovviamente...

20 luglio 2008

The Dark Knight: è record!

Con 155 milioni di dollari in soli tre giorni di programmazione, The Dark Knight, sesto capitolo della saga di Batman (ma secondo del nuovo corso dell'uomo-pipistrello), diventa il film più visto nel fine settimana d'apertura in tutta la storia del box office statunitense.
Battuto quindi il precedente record (151 milioni di dollari) stabilito da Spider-Man 3 lo scorso anno, la pellicola, attesissima anche in Italia dove uscirà il prossimo weekend, si avvia forse a stabilire nuovi traguardi di velocità nel raggiungimento delle soglie dei 200 (Pirati dei Caraibi 2 in 8 giorni), 300 (sempre Pirati dei Caraibi 2 in 16 giorni) e 400 milioni di dollari (Shrek 2 in 43 giorni).
In chiusura, una facile provocazione: che l'improvvisa e prematura morte di Heath Ledger, interprete dell'anti-eroe Joker, abbia contribuito al successo del film?

Persepolis

Spaccato autobiografico sapientemente congegnato, Persepolis più che un film è un'esperienza: istruttiva, interessante, convincente, rivelatrice, ma, e dispiace dirlo, terribilmente monocorde, lenta e alla lunga stancante.
Fumetto "storico" che narra le vicende dell'autrice, l'iraniana Marjane Satrapi, la pellicola, sicuramente non adatta ai bambini (nonostante si tratti di un cartoon), delude non tanto nella trasposizione della vicenda, quanto nel ritmo, decisamente soporifero fin dalle battute iniziali. Inspiegabilmente ed innegabilmente, il film riesce però a commuovere (la figura della nonna è superlativa) ed è presentato in confezione impeccabile.
Peccato, perchè con un pizzico di alterazione in più, questo prodotto sarebbe sicuramente risultato più gradevole e avrebbe rappresentato una pietra miliare nell'animazione sociale "impegnata".
Merita comunque una visione, anche solo per capire qual è il segreto del profumo che la nonna della protagonista porta sempre con sè...

19 luglio 2008

Cover-boy: l'ultima rivoluzione

"Ma se arrestano Ceausescu potremo comprare una Mercedes?"
Così dice al padre il piccolo Ioan nel 1989, poco prima della caduta del dittatore rumeno, in quello che è l'incipit di uno struggente pamphlet sull'integrazione, non solo etnica, di due universi "così lontani, così vicini".
Mi preme però citare in prima battuta le difficoltà che questo prodotto ha dovuto affrontare per arrivare (seppur molto limitatamente) in sala; per farlo utilizzo il sapiente resoconto di Federico Raponi di Filmup.com: "bisogna passare al setaccio parecchie pellicole, ma ogni tanto le pepite si trovano. Anche se poi sono in pochi a goderne, e chi conta – dal Ministero ai distributori – neppure se ne accorge, cosicchè a ritrovarsi deprivati della ricchezza sono alla fine gli autori e il grande pubblico. E’ il caso di Cover-boy, itinerante in una quarantina di festival internazionali e pluripremiato. Laureato in lettere, il regista Carmine Amoroso ha scritto e diretto diverse inchieste giornalistiche, è autore di racconti, sceneggiatore ed aveva esordito alla regia cinematografica con Come mi vuoi, primo film italiano a tematica transgender, boicottato a partire dal Vaticano e mai pubblicato in home video. Amoroso ha vissuto in Romania per quasi due anni, e quell’esperienza è stata d’ispirazione per questo suo secondo lungometraggio di finzione. Dopo un anno e mezzo di stallo dovuto al blocco delle commissioni, il progetto si è visto decurtato il 75% dei finanziamenti accordati, e quindi si è reso necessario cambiare gran parte della sceneggiatura eliminando tutta la parte riguardante gli sconvolgimenti romeni dell’’89 e utilizzando set già esistenti e ambientazioni reali, con in più grandi sacrifici da parte del cast. Girato con due piccole videocamere in HDV riversato successivamente in 35mm, il risultato è cristallina Settima Arte con una funzione sociale memore di Pier Paolo Pasolini e Ken Loach."
Esagerato nominare due simili mostri sacri? Tutto sommato no, perchè questa pellicola, senza voler necessariamente stupire e/o lanciare nuove idee, riesce ad emozionare con un'intensità e una semplicità da togliere il fiato.
Il plot: Ioan, 23 anni, lascia la Romania per cercare fortuna in Italia in compagnia di un amico. Arriva però da solo a Roma e viene aiutato da Michele, addetto alle pulizie della stazione Termini. L'uomo lo ospita e tra i due nasce un'amicizia autentica e sincera. La loro vita però non è semplice: i lavori di Michele sono precari e Ioan è immigrato irregolarmente. Ma una donna (oltre alla frustrata padrona di casa interpretata con il solito piglio da Luciana Littizzetto) entra nella loro vita provocando un inatteso cambiamento.
Il cast: straordinario, per aderenza sociale e sessuale al personaggio, Luca Lionello; bravissimo anche l'esordiente rumeno Eduard Gabia, "faccia pulita" che con gli occhi comunica più di mille oratori. Giuste e misurate la Littizzetto (come già detto) e Chiara Caselli, candida ma senza scrupoli.
Un film assolutamente da non perdere e da apprezzare davvero fino all'ultimo fotogramma.

Cardiofitness

Simpatica commedia italiana con (vane) pretese di spaccato bi-generazionale, Cardiofitness è un piacevole prodotto senza particolari picchi ma, ed è questo il suo pregio, anche senza fastidiose o banali cadute di tono.
Tratto dal romanzo di Alessandra Montrucchio, Cardiofitness descrive la nascita di un'attrazione fra una donna di 27 anni (interpretata da Nicoletta Romanoff) ed un ragazzo di 15 anni. Come suggerisce il titolo questo incontro avviene in una palestra, descritto dall'autrice come unico non luogo rimasto in cui possono entrare in contatto, al di fuori di ogni regola, persone di diversa estrazione sociale, culturale ed anagrafica.
Ed è meglio non dire altro, lasciando a chi non l'avesse ancora visto il gusto di scoprire la freschezza un po' ingenua di questa godibile commedia rosa.

17 giugno 2008

Sex and the City

Dopo quattro anni e tre mesi, e cioè dal 22 febbraio 2004, data della messa in onda dell'ultimo episodio della sesta stagione, ha fatto il suo debutto sul grande schermo il serial più trendy e irriverente della televisione moderna, autentico cult al femminile (e non) di fine anni novanta.
E lo ha fatto in maniera prorompente, suscitando accorati consensi e clamorose bocciature: ma ancora una volta ha fatto parlare di sé, ottenendo un insperato successo al box office, decretato in gran parte dagli aficionados, ma anche e soprattutto da chi era stato solo sfiorato dalle spudorate (o quasi) performance di ogni genere di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda.
La mia opinione, contro ogni aspettativa, è assolutamente entustiastica: a mio avviso Sex and the City è un film spumeggiante, eccessivo, commovente, glamour, profondo e soprattutto divertente. E mai avrei creduto di esprimere un simile giudizio, pur essendo un semi-fan della serie.
Utilizzando uno stralcio della perfetta sintesi di Ilaria Ferri dal sito FilmUp.com, "i quattro personaggi femminili sono strepitosi, accattivanti all’inverosimile, curati alla perfezione, sia nella caratterizzazione che nei firmati ed elegantissimi costumi che indossano, al contrario dei loro rispettivi compagni, tra cui il sempre più misterioso ed enigmatico Mr. Big, lasciati volutamente in ombra." Ombra da cui non riescono ad uscire nemmeno nel bellissimo finale, che, speriamo, non dovrebbe dar adito a nuovi episodi cinematografici.
Bravissime le attrici (forse un po' sopra le righe Kristin Davis), decisamente a tono le compassate musiche di Aaron Zigman e splendido cast tecnico, su cui troneggia, come già sottolineato, il fantasmagorico guardaroba concepito da Patricia Field.
In sintesi, ancora citando la Ferri, "un’ottima conclusione della serie, che alterna momenti decisamente esilaranti ad altri più romantici, e che lascia pienamente soddisfatti gli amanti del telefilm, che, in un impeto di nostalgia, tornati a casa dal cinema, riguarderanno tutti gli episodi della serie, forti del fatto che, sebbene indomabili e incontentabili, le quattro ragazze di New York hanno trovato il loro posto, la loro felicità, sempre insieme."
Da non perdere, in quanto degna prosecuzione di un telefilm epocale che ha fatto la storia del piccolo schermo.

07 giugno 2008

In Memoriam: Dino Risi (1916-2008)

All'età di 91 anni è morto stamani a Roma Dino Risi, uno dei padri della commedia italiana. Il regista è mancato nel residence Aldrovandi, nel quartiere dei Parioli, in cui viveva da anni. Nato a Milano nel 1916, è stato regista e sceneggiatore e soprattutto uno dei maggiori interpreti della commedia all'italiana insieme a Mario Monicelli, Luigi Comencini, Nanni Loy ed Ettore Scola. Il suo primo film risale al 1948, e dietro alla macchina da presa ha lavorato fino all'ultimo: il suo ultimo capolavoro, «I miei mostri», risale ad appena tre anni fa. Il successo arrivò grazie a «Pane, amore e...» nel 1955, sequel dei fortunati «Pane, amore e fantasia» e «Pane, amore e gelosia», che raccontano le comiche imprese del maresciallo Carotenuto (interpretato da Vittorio De Sica). Giunse poi «Poveri ma belli» (1956). Lavorò con Alberto Sordi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman. Con Sordi diresse «Il vedovo» (1958), satira di costume, mentre lavorò con Gassman in un film che consacrò l'attore genovese, «Il mattatore» (1959). Furono gli anni 60 a consacrare il suo cinema. Arrivò infatti «Una vita difficile» (1961), a fianco di Lea Massari, e «Il sorpasso» (1962), ancora con Gassman, forse il suo film più famoso. Nel 2002 ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera.

04 giugno 2008

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Innanzitutto, il mio pensiero sintetizzato nelle parole di David Denby del New Yorker: "Crystal Skull isn’t bad -- there are a few dazzling sequences, and a couple of good performances -- but the unprecedented blend of comedy and action that made the movies so much more fun than any other adventure series is mostly gone."
Non era facile infatti tornare all'autentica magia con la quale l'archeologo dotato di fedora e frusta ha saputo conquistare il pianeta negli anni 80: The Director non è quindi riuscito a fare il miracolo (incassi a parte) di rendere godibile ed interessante il quarto capitolo della saga di Indy, nonostante un discreto cast (bravi Ford e LaBeouf, fuori parte la Blanchett, accessori gli altri) e qualche trovata divertente (ma mai eccezionale). Fuori contesto poi l'eccessivo finale.
Da vedere (al cinema, ovviamente) per una serie infinita di ragioni. Ma se cercate il Cinema, riguardatevi i primi tre episodi...

27 maggio 2008

In Memoriam: Sydney Pollack (1934-2008)

Il grandissimo regista Sydney Pollack è morto ieri all’età di 73 anni. Soffriva da tempo di cancro.
Tra i film di Pollack che hanno avuto maggior successo, il primo posto spetta a «La mia Africa» (Out of Africa), con Robert Redford e Meryl Streep, vincitore di due premi Oscar per la regia e come miglior film. Tra gli altri successi, la commedia «Tootsie» con Dustin Hoffman, e «Come eravamo» (The Way We Were), ancora con Redford e con Barbra Streisand.
Sydney Pollack era nato a Lafayette, Indiana il 1 luglio del 1934. Oltre ad essere stato regista, è stato anche attore e produttore cinematografico, appartenente alla schiera dei registi della New Hollywood, ma più conosciuto come solido autore commerciale e come regista di attori, capace di ottenere le migliori performance da molti divi. Fu attivo, da un lato, nella promozione di nuovi talenti cinematografici; dall'altro, nella preservazione dei capolavori del passato: è stato membro fondatore sia del Sundance Institute di Robert Redford, sia della Film Foundation di Martin Scorsese.
Non dimentichiamolo.

26 maggio 2008

La tela di Carlotta

A volte, per motivi che non sappiamo o possiamo prevedere, ci imbattiamo casualmente in pellicole che - erroneamente - avevamo continuamente snobbato e scopriamo che esistono ancora sensazioni autentiche, pure, non filtrate nei prodotti più semplici e, appunto, poco considerati.
Questo è il caso de La tela di Carlotta, onestissimo e gradevole film tratto dal noto racconto del 1952 di E.B. White.
Seppur con un po' troppa piattezza e qualche lungaggine nell'incedere, questa piccola grande fatica di Gary Winick, autore dell'arguto Tadpole, riesce a farsi apprezzare e, udite udite, persino a commuovere.
Grandissimo merito, sia nella versione originale che in quella italiana, va sicuramente attribuito ai celeberrimi doppiatori, che hanno saputo tener testa alle caratterizzazioni originali dei vari, simpatici personaggi. E un bravo anche a Dakota Fanning, misurata e finalmente poco invadente.
Splendidi gli effetti speciali (un po' debitori di Babe), soprattutto nella resa delle evoluzioni del ragno Carlotta, e azzeccata la colonna sonora di un Danny Elfman molto distante dalle partiture burtoniane.
Da vedere a cuor leggero, senza fretta.

16 maggio 2008

Stade de France, Parigi, 20 settembre 2008

Ancora una volta... Madonna Live!
Lo Sticky & Sweet Tour farà tappa in Italia il 6 settembre, ma la scelta quest'anno è caduta sulla Douce France ...per diverse ragioni.
Qui tutte le date di quello che si preannuncia un altro tour plurimilionario!

21 aprile 2008

Enchanted

Un'occasione persa o un prodotto per bambini e pre-adolescenti ben al di sopra della media?
Enchanted è un film bifronte, a seconda della prospettiva dalla quale lo si può guardare ed interpretare.
Nel secondo caso, è un film arguto, divertente e godibile, mentre con gli occhi di un adulto si fa davvero fatica a reggere la melassa che trasuda fin dall'inizio della pellicola.
Il fatto oggettivamente incontestabile è che la protagonista Amy Adams sia indubbiamente talentuosa e capace di rendere in modo perfetto l'incantato (appunto) candore di una principessa delle fiabe.
Per il resto, si può dire che il cast tecnico si difenda bene e che i numeri musicali siano accettabili.
In sostanza da vedere solo con figli (o nipoti) o se si è ancora patologicamente affetti dalla sindrome di Peter Pan...

David di Donatello 2008: i vincitori

Grande sorpresa venerdì sera alla 53esima cerimonia di premiazione dei David di Donatello: è stato il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli a vincere ben dieci statuette, mentre ha fortemente deluso il superfavorito Caos calmo che si è attestato a sole tre statuette (mentre era addirittura in corso per 18 riconoscimenti). Bene invece I Vicerè di Roberto Faenza che ha ottenuto quattro David, e ottimo risultato per Giorni e nuvole di Soldini, premiato con le statuette alle attrici protagonista e non.
Per quanto riguarda il film straniero e il film UE, statuette a Non è un paese per vecchi, già premiato con l'Oscar, ed a Irina Palm: una volta tanto, una piccola pellicola realmente degna di riconoscimento vede in effetti premiate le proprie indubbie qualità artistiche.
Di seguito i vincitori di tutte le categorie.

Miglior film
LA RAGAZZA DEL LAGO
regia di : Andrea MOLAIOLI

Migliore regista
Andrea MOLAIOLI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore regista esordiente
Andrea MOLAIOLI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore sceneggiatura
Sandro PETRAGLIA
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore produttore
Francesca CIMA (INDIGO FILM) -- Nicola GIULIANO
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore attrice protagonista
Margherita BUY
per il film : GIORNI E NUVOLE

Migliore attore protagonista
Toni SERVILLO
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore attrice non protagonista
Alba ROHRWACHER
per il film : GIORNI E NUVOLE

Migliore attore non protagonista
Alessandro GASSMAN
per il film : CAOS CALMO

Migliore direttore della fotografia
Ramiro CIVITA
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore musicista
Paolo BUONVINO
per il film : CAOS CALMO

Migliore canzone originale
"L'AMORE TRASPARENTE" di Ivano FOSSATI
per il film : CAOS CALMO

Migliore scenografo
Francesco FRIGERI
per il film : I VICERE’

Migliore costumista
Milena CANONERO
per il film : I VICERE’

Migliore truccatore
Gino TAMAGNINI
per il film : I VICERE’

Migliore acconciatore
Maria Teresa CORRIDONI
per il film : I VICERE’

Migliore montatore
Giogiò FRANCHINI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore fonico di presa diretta
Alessandro ZANON
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliori effetti speciali visivi
Paola Trisoglio e Stefano Marinoni per VISUALOGIE
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Miglior documentario di lungometraggio
MADRI
regia di : Barbara CUPISTI

Miglior cortometraggio
UOVA
regia di : Alessandro CELLI

David giovani
Silvio MUCCINO
per il film : PARLAMI D'AMORE

Miglior film dell'Unione Europea
IRINA PALM
regia di : Sam GARBARSKI

Miglior film straniero
NON E' UN PAESE PER VECCHI
regia di : Joel e Ethan COEN

15 aprile 2008

Non pensarci

"Non pensarci di Gianni Zanasi fa l'effetto di un bicchiere d'acqua fresca in una giornata estiva. Ambientazione e trama non sono certo originali e rimandano a tanto cinema di insoddisfazioni e nevrosi familiari, per non parlare della crisi esistenziale del protagonista, già vista in mille declinazioni. Eppure due elementi riscattano il film dalla banalità e dalla "carineria" per farne un'opera a tratti ingenua ma sincera, divertente senza spocchiose ambizioni di spaccato sociale: il primo è la semplicità puntuale con cui è ritratta la vita di provincia, più vera ma perennemente in bilico sul baratro della noia e della disperazione; il secondo è l'ottima prova degli attori, dal tenero nevrotico Giuseppe Battiston allo scombinato Valerio Mastandrea, che non ha ancora perso il gusto di ribellarsi di Tutti giù per terra."
In queste parole di Paola De Rosa (da MyMovies.it) c'è tutto, ma proprio tutto, quello che potrei decidere di sintetizzare in poche righe.
Non è pertanto necessario aggiungere altro.
Per la visione, decidete voi: io attenderei l'uscita in DVD per gustarmelo in poltrona, senza fretta.

Lars e una ragazza tutta sua

La solitudine. Uno stato, una condizione, un modo di essere o di scegliere di essere. Un male ma anche uno scudo. Se ne può parlare in modo ponderato, documentato, medico o, ancora, e meglio, ironico.
Questa è appunto la via scelta dalla sceneggiatrice Nancy Oliver nel descrivere il "mal de vivre" di un tranquillo impiegato di provincia che, incapace di interagire fino alla mal sopportazione del contatto fisico, decide di assurgere al ruolo di fidanzata una ...bambola gonfiabile. Il tutto secondo i dettami del suo carattere quieto e un po' naïf, al punto che i famigliari e la cittadina tutta assecondano la strana "relazione" con risvolti inequivocabilmente esilaranti, seppur destabilizzanti e francamente spiazzanti.
In ogni caso, lode all'idea, allo sviluppo del plot e agli attori, assolutamente perfetti. Una menzione in particolare per Emily Mortimer, bravissima nel dipingere una cognata sinceramente preoccupata e una moglie devotissima e profondamente innamorata.
Dal sito FilmUp.com, ecco il giudizio dell'immancabile, e puntualissimo, Andrea D'Addio: "Il cambiamento del protagonista, il suo vivere un rapporto di plastica, avviene seguendo le tappe del tempo e non degli eventi e la sua rappresentazione, il suo cercare di farsi capire anche dallo spettatore, è rinchiuso in piccole scelte di regia, negli sguardi fugaci fatti alla collega di lavoro da dietro un pannello di cartongesso, da un dito posato su di un braccio capace di un brivido, da una stretta di mano in serata e da camice via via più colorate e dai quadrati più larghi. Non c’è la voglia di fare di Lars l’emblema della società e seppur si possa fare un parallelismo tra la sua difficoltà di vivere a contatto con gli altri e questo mondo sempre più ricco di telecomunicazioni, ma avaro di abbracci e baci che non siano virtuali, questo non sarebbe altro che piegare una storia ad un’analisi che partirebbe da ben altre basi. Quella qui raccontata è la storia di un uomo e della sua comunità, la vicenda di una persona che può essere di oggi come di ieri, un ventisettenne che ha avuto paura per molti anni della vita come tanti l’hanno avuta per tutta la propria esistenza."
Un sunto profondo e competente, che chiarisce in modo assolutamente cristallino la genialità di Lars and the Real Girl (questo il titolo originale), prodotto di nicchia da scoprire (o riscoprire) per più di una ragione.

Come tu mi vuoi

Rovistando nel calderone degli strombazzati ma assolutamente vacui prodotti generazionali, ho deciso di tentare la visione di quest'opera prima di Volfango De Biasi per un'unica ragione: la presenza dei due attori protagonisti, simpatici e sommariamente dotati di talento, Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis.
Alla fine, non ho avuto torto. Non dico di esser stato premiato con un film godibile, ma almeno ho potuto apprezzare le indubbie qualità recitative della Capotondi, credibile e decisamente accattivante.
Sospendo il mio giudizio, invece, su Vaporidis, troppo macchiettistico e teatrale.
Dovendo sintetizzare la mia personale opinione sulla pellicola, approfitto della recensione di Marzia Gandolfi dal sito MyMovies.it: "Come tu mi vuoi, neanche a dirlo ma è bene dirlo, conferma una standardizzazione drammaturgica e formale tesa ad agganciare e ad aggredire un pubblico di giovanissimi/e. A questo punto la critica può scegliere di porsi come ultimo anello di una catena di promozione e consenso o come ultimo baluardo (forse romantico e probabilmente snobistico) contro un cinema che parla a se stesso, blandendo e impigrendo. Poco credibile sul piano della denuncia che intenderebbe documentare (la noia e i vizi di una gioventù bruciata, lo squallido rituale della droga chic, la rappresentazione dei luoghi dei neo-ricchi spregiudicati), Come tu mi vuoi rimane una prova sfilacciata di una vicenda che si vorrebbe emblematica di una società opulenta ma viziata. L'opera prima di De Biasi cerca le ragioni della diversità mettendo in scena una ragazza bruttina che baratta la propria anima con una presunta accettazione. Il risultato è alla fine ambiguo e l'integrazione viene convertita in omologazione. Il guardare oltre le apparenze richiede un lungo e faticoso tirocinio a cui nessuno, in questo film, sembra davvero disposto."
In sostanza, lasciate perdere se avete più di diciotto anni e non volete ...sperimentare.