19 luglio 2008

Cover-boy: l'ultima rivoluzione

"Ma se arrestano Ceausescu potremo comprare una Mercedes?"
Così dice al padre il piccolo Ioan nel 1989, poco prima della caduta del dittatore rumeno, in quello che è l'incipit di uno struggente pamphlet sull'integrazione, non solo etnica, di due universi "così lontani, così vicini".
Mi preme però citare in prima battuta le difficoltà che questo prodotto ha dovuto affrontare per arrivare (seppur molto limitatamente) in sala; per farlo utilizzo il sapiente resoconto di Federico Raponi di Filmup.com: "bisogna passare al setaccio parecchie pellicole, ma ogni tanto le pepite si trovano. Anche se poi sono in pochi a goderne, e chi conta – dal Ministero ai distributori – neppure se ne accorge, cosicchè a ritrovarsi deprivati della ricchezza sono alla fine gli autori e il grande pubblico. E’ il caso di Cover-boy, itinerante in una quarantina di festival internazionali e pluripremiato. Laureato in lettere, il regista Carmine Amoroso ha scritto e diretto diverse inchieste giornalistiche, è autore di racconti, sceneggiatore ed aveva esordito alla regia cinematografica con Come mi vuoi, primo film italiano a tematica transgender, boicottato a partire dal Vaticano e mai pubblicato in home video. Amoroso ha vissuto in Romania per quasi due anni, e quell’esperienza è stata d’ispirazione per questo suo secondo lungometraggio di finzione. Dopo un anno e mezzo di stallo dovuto al blocco delle commissioni, il progetto si è visto decurtato il 75% dei finanziamenti accordati, e quindi si è reso necessario cambiare gran parte della sceneggiatura eliminando tutta la parte riguardante gli sconvolgimenti romeni dell’’89 e utilizzando set già esistenti e ambientazioni reali, con in più grandi sacrifici da parte del cast. Girato con due piccole videocamere in HDV riversato successivamente in 35mm, il risultato è cristallina Settima Arte con una funzione sociale memore di Pier Paolo Pasolini e Ken Loach."
Esagerato nominare due simili mostri sacri? Tutto sommato no, perchè questa pellicola, senza voler necessariamente stupire e/o lanciare nuove idee, riesce ad emozionare con un'intensità e una semplicità da togliere il fiato.
Il plot: Ioan, 23 anni, lascia la Romania per cercare fortuna in Italia in compagnia di un amico. Arriva però da solo a Roma e viene aiutato da Michele, addetto alle pulizie della stazione Termini. L'uomo lo ospita e tra i due nasce un'amicizia autentica e sincera. La loro vita però non è semplice: i lavori di Michele sono precari e Ioan è immigrato irregolarmente. Ma una donna (oltre alla frustrata padrona di casa interpretata con il solito piglio da Luciana Littizzetto) entra nella loro vita provocando un inatteso cambiamento.
Il cast: straordinario, per aderenza sociale e sessuale al personaggio, Luca Lionello; bravissimo anche l'esordiente rumeno Eduard Gabia, "faccia pulita" che con gli occhi comunica più di mille oratori. Giuste e misurate la Littizzetto (come già detto) e Chiara Caselli, candida ma senza scrupoli.
Un film assolutamente da non perdere e da apprezzare davvero fino all'ultimo fotogramma.

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