26 maggio 2008

La tela di Carlotta

A volte, per motivi che non sappiamo o possiamo prevedere, ci imbattiamo casualmente in pellicole che - erroneamente - avevamo continuamente snobbato e scopriamo che esistono ancora sensazioni autentiche, pure, non filtrate nei prodotti più semplici e, appunto, poco considerati.
Questo è il caso de La tela di Carlotta, onestissimo e gradevole film tratto dal noto racconto del 1952 di E.B. White.
Seppur con un po' troppa piattezza e qualche lungaggine nell'incedere, questa piccola grande fatica di Gary Winick, autore dell'arguto Tadpole, riesce a farsi apprezzare e, udite udite, persino a commuovere.
Grandissimo merito, sia nella versione originale che in quella italiana, va sicuramente attribuito ai celeberrimi doppiatori, che hanno saputo tener testa alle caratterizzazioni originali dei vari, simpatici personaggi. E un bravo anche a Dakota Fanning, misurata e finalmente poco invadente.
Splendidi gli effetti speciali (un po' debitori di Babe), soprattutto nella resa delle evoluzioni del ragno Carlotta, e azzeccata la colonna sonora di un Danny Elfman molto distante dalle partiture burtoniane.
Da vedere a cuor leggero, senza fretta.

Nessun commento: