393 milioni di dollari in 17 giorni, record sbriciolati, 94% di critiche positive su Rotten Tomatoes, 9.3 (per quasi 200.000 votanti) sull'Internet Movie Database, voci di Oscar postumo a Heath Ledger: queste le premesse di The Dark Knight, secondo capitolo diretto da Christopher Nolan sull'uomo-pipistrello e le sue nemesi. Ovvio che una visione in tempi rapidi fosse obbligatoria. E così è stato (da parte mia, perlomeno).Il film, in una parola, è poderoso. Due ore e mezza di tensione quasi insopportabile che ridisegnano le saghe dei superheroes facendoci riconsiderare il principio stesso di adattamento cinematografico dei comic-books.
Dal ghigno luciferino di Ledger alla cupa determinazione di Bruce Wayne, dalla genesi di Due Facce all'insostenibile tensione che pervade la pellicola dall'inizio alla fine; tutto è pressoché perfetto, forse con una pecca che non mi consente di annoverare il Cavaliere Oscuro tra i capolavori fantasy della nouvelle vague della settima arte: il finale troppo lungo, caratterizzato da un continuo (e di conseguenza intollerabile dai nostri nervi) susseguirsi di avvenimenti. Con una ventina di minuti in meno The Dark Knight si sarebbe probabilmente rivelato un autentico masterpiece.
Ma di questi tempi meglio non sottilizzare: Nolan è un vero Autore e lo dimostra dalla prima (splendida) scena agli sviluppi del suddetto finale che lasciano le porte apertissime per un nuovo (auspicato) capitolo.
Meglio non rivelare assolutamente nulla del plot, ma concentrarsi sull'elogio dei caratteristi. Heath Ledger, scomparso prematuramente sei mesi fa a soli 28 anni, trasforma il Joker in un satanico (e sadico) persecutore, reale incarnazione del Caos, figura che si muove slegata da qualsiasi contesto (pro o contro la legge che sia), riuscendo nell'impresa di spaventare soprattutto usando un'agghiacciante ironia; Christian Bale, senza strafare, continua a tratteggiare il suo Batman con durezza e perseveranza; Michael Caine e Morgan Freeman, comprimari di lusso, sono i soliti mostri di bravura; Aaron Eckhart, strepitoso, e Maggie Gyllenhaal, molto in parte, reggono decisamente bene il confronto con il resto del cast; Gary Oldman, sempre più imbruttito, dipinge il commissario Gordon con la solita maestria.
Volutamente complesso e articolato lo script del regista e del fratello Jonathan: riflessioni filosofiche sul Caos (come già detto) e l’Ordine, sul ruolo dell’eroe nella società, sull’innata tendenza dell’uomo verso il bene (o il male, come sostiene Joker). Temi altissimi, un po' pretenziosi, ma affrontati con il giusto approccio.
Cast tecnico superlativo: la scena del volo sui grattacieli di Hong Kong vale da sola il prezzo del biglietto.
Assolutamente strepitose, poi, le musiche di James Newton Howard e Hans Zimmer, due autentiche icone, che compongono una partitura quasi ipnotica per cupezza e coinvolgimento.
In chiusura, cito il sintetico pensiero di Ty Burr del Boston Globe che racchiude in poche parole l'essenza stessa dello stato d'animo dello spettatore: "...you come away impressed, oppressed, provoked, and beaten down, holding on to Ledger's squirrelly incandescence as a beacon in the darkness."
Perentoriamente da non perdere.
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