Colpevolmente in ritardo, colgo un'estemporanea occasione per sottolineare che la quarta stagione del tv show per eccellenza è finalmente iniziata sugli schermi USA.A dicembre la vedremo anche in Italia, ovviamente sul satellite.
Good luck girls!
All'età di 80 anni, nell'ospedale australiano di Fremantle, è mancata l'attrice canadese Lois Maxwell, conosciuta in tutto il mondo come Miss Moneypenny, la solerte ed ironica segretaria di James Bond. Per più di vent'anni ha interpretato questo ruolo-simbolo nella serie cinematografica dell'agente segreto più famoso del pianeta, e possiamo tranquillamente affermare che 007 oggi è un po' più solo...
Mah...
Non credo di aver la forza di trovare aggettivi adatti ad un simile scempio cinematografico: questo film è infatti il nulla, parlando strettamente di settima arte.
Semplice e intenso.
Sono giorni decisamente mesti per il mondo di celluloide.
Ci risiamo.
Ogni tanto è rigenerante gustarsi una pellicola concepita senza alcun desiderio di stupire o entusiasmare, ma realizzata con il solo intento di trasporre in maniera fedele un (bel) romanzo del 1925 di uno degli autori più amati dal cinema d'ogni tempo, William Somerset Maugham.
Il plot, prima di tutto: Solomon Vandy (Djimon Hounsou), un uomo che è disposto a tutto pur di ritrovare suo figlio, scopre fortuitamente un raro diamante rosa che farà intrecciare il suo destino con quello di un cinico ex mercenario dello Zimbabwe, Danny Archer (Leonardo DiCaprio), che vede nel possesso di quella pietra l'occasione per riscattare tutta una vita e lasciare per sempre un paese (la Sierra Leone) e un tragico passato che lo ha visto complice nel sanguinario ciclo di corruzione e violenza.
Per cercare di comprendere questo particolarissimo film, mi faccio aiutare nell'incipit dall'immancabile Andrea D'Addio di FilmUp.com: "...siamo nel 2027 e il grande problema di tutto il pianeta è l'infertilità degli umani. Non si riescono a fare bambini, il più giovane è appena morto ed aveva già 18 anni. Ogni nazione cerca di salvaguardare i propri territori, le frontiere sono ipercontrollate e gli immigrati irregolari trattati alla stregua degli ultimi dei criminali. A Londra l'ex attivista e ormai triste burocrate Theo (Clive Owen) si trova però tra le mani la possibilità di dare nuova speranza all'intera umanità: una profuga con cui entra accidentalmente in contatto infatti è incinta…"
Bistrattato dalla critica d'oltreoceano e snobbato anche dagli esperti di casa nostra, il terzo capitolo dell'uomo aracnide non eccelle sicuramente per ritmo (fiacco), dialoghi (banali) e recitazione (incolore, tranne James Franco alias New Goblin), ma si lascia comunque vedere per fluidità e consecutio temporum, oltre che per i sontuosi effetti visivi, dozzinali ma riusciti.
A questo punto lo posso dire: David Fincher non è il mio regista.
"Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal tout ça m'est bien égal! Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... C'est payé, balayé, oublié! Je me fous du passé!"
Ieri in Campidoglio sono state annunciate le nomination ai David di Donatello 2007, maggior riconoscimento cinematografico italiano, giunto alla 51ma edizione.
In ordine di uscita, cinque consigli che esulano dalle solite produzioni sempre più fracassone e sempre meno vicine al concetto di cinema come settima arte.
Circa un anno fa, Le vite degli altri sbancò i Deutscher Filmpreis (gli Oscar tedeschi) aggiudicandosi sette riconoscimenti su undici candidature. Essendo una kermesse di stampo nazionale, il fatto non ebbe alcun tipo di eco sulla scena europea e tantomeno mondiale.
Senza indugio, lo scarno plot: in una Trieste mascherata da cittadina veneta giunge Irena, una giovane donna ucraina che, in breve tempo, trova un appartamento in cui vivere e un lavoro come domestica in una famiglia benestante. La "sconosciuta" vive segretamente con fantasmi e incubi del passato di cui teme l'improvviso ritorno. Ciò, però, non la distoglierà dall'obiettivo ultimo di riprendersi la propria vita...
Un film può essere di differente impostazione registica o dissimile approccio visivo, ma non può assolutamente prescindere dalla recitazione.