11 agosto 2012
10 luglio 2012
X-Men: L'inizio
La genesi della specie e la conseguente autocoscienza dei propri poteri da parte dei mutanti, nuova "razza" coniata da un salto evolutivo generazionale: i primi passi di Charles Xavier (James McAvoy), futuro mentore della progenie, di Erik Lehnsherr (Michael Fassbender), futuro Magneto, e di Raven (Jennifer Lawrence), meglio nota come Mystique (Mystica in italiano). Insieme dovranno fronteggiare un cattivissimo ex-generale delle SS (Kevin Bacon) in possesso di un incommensurabile potere.
Diretto dal (quasi) enfant prodige Matthew Vaughn (regista dei bellissimi Stardust e Kick-Ass), il prequel della fortunatissima saga degli "Uomini X" è un film volenteroso, disomogeneo, sufficientemente gradevole ma con un colpevolissimo difetto: un miscasting quasi totale. La cosa che stride di più, infatti, è che singolarmente tutti i caratteristi sono innegabilmente talentuosi ma, a mio avviso, se si eccettua Fassbender, credibilissimo nel ruolo reso celebre da Sir Ian McKellen, il resto del cast è spaesato, non conforme al personaggio o, nel caso di McAvoy, totalmente fuori contesto, soprattutto fisicamente. Ed è un peccato, perchè la fisicità e la rispondenza visiva di un mutante è tutto in una serie di film del genere: basti pensare allo straordinario Wolverine di Hugh Jackman o alla intrigante Mystica di Rebecca Romijn.
Il resto è routine, seppur professionale, ma questo prodotto nella carriera di Vaughn rappresenta un deciso passo indietro. Purtroppo.
28 giugno 2012
Kung Fu Panda 2
Il panda Po (nuovamente doppiato da un più che inadeguato Fabio Volo), diventato il Guerriero Dragone nell'episodio precedente contro tutto e contro tutti, deve fronteggiare il pavone Shen, cattivissimo esperto in fuochi d'artificio, e cercare di raggiungere la propria pace interiore legata agli accadimenti di un passato ormai lontano.
Il secondo capitolo delle avventure del pingue panda esperto in arti marziali è meno divertente dell'originale, più adrenalinico, meno ponderato, più dozzinale e con i medesimi difetti del prototipo, già chiaramente descritti nel post di due anni e mezzo fa.
Il problema più grosso, che sta purtroppo diventando una costante da estendere alla quasi totalità dei cartoon, è l'anima: non c'è più identità e non si prova neanche un brandello di vero stupore di fronte alla perfezione asettica e distante delle nuove tecnologie (3D compreso), anche se il risultato visivo man mano raggiunto è davvero sorprendente.
Ma, come detto, non trasmette nulla. Nulla.
E il film, che scorre via senza un intoppo, è già dimenticato dopo pochi minuti.
27 giugno 2012
In Memoriam: Nora Ephron (1941-2012)
Eppure ha ricevuto tre nomination all'Oscar in qualità di sceneggiatrice ed è diventata una specie di guru degli screenwriter dopo le sperticate lodi ricevute per lo script di Harry, ti presento Sally, pellicola ormai entrata nella storia della commedia all'americana (e non).
L'ultimo suo lavoro è stato con la sola e unica Meryl per Julie & Julia, ma anche lo splendido Silkwood e il controverso Heartburn erano opera sua.
Addio, Nora. Ci mancherai.
Trailer: Anna Karenina e Monsters University
Non essendo un periodo particolarmente florido sul grande schermo, ecco altre anticipazioni su un paio di prodotti che per motivi estremamente differenti attendo con spiccato interesse e/o curiosità.
Il primo (data d'uscita: 5 ottobre) è Anna Karenina, ultima fatica di Joe Wright (regista dei bellissimi Espiazione e Orgoglio e pregiudizio), che ha nuovamente voluto Keira Knightley nel ruolo dell'eroina di Tolstoj e l'interessante astro nascente Aaron Johnson nei panni del conte Vronskij.
Dario Marianelli tornerà ancora una volta a collaborare con Wright per una partitura si spera memorabile come quella del sopracitato Espiazione, che gli valse l'Oscar come Migliore Colonna Sonora.
Fonte: utente YT FilmTrailerZone
Il secondo mi auguro con tutto il cuore possa rappresentare l'immediata rinascita della Pixar, che dopo il disastro di Cars 2 ha l'obbligo morale nei confronti dei suoi fan (tra cui il sottoscritto) di tornare a creare un autentico capolavoro come la quasi totalità delle loro produzioni. Nel 2013 sarà infatti la volta del secondo capitolo di Monsters & Co., Monsters University, dal quale ci si attende più di un riscatto...
Fonte: utente YT DisneyPixar
Il primo (data d'uscita: 5 ottobre) è Anna Karenina, ultima fatica di Joe Wright (regista dei bellissimi Espiazione e Orgoglio e pregiudizio), che ha nuovamente voluto Keira Knightley nel ruolo dell'eroina di Tolstoj e l'interessante astro nascente Aaron Johnson nei panni del conte Vronskij.
Dario Marianelli tornerà ancora una volta a collaborare con Wright per una partitura si spera memorabile come quella del sopracitato Espiazione, che gli valse l'Oscar come Migliore Colonna Sonora.
Fonte: utente YT FilmTrailerZone
Il secondo mi auguro con tutto il cuore possa rappresentare l'immediata rinascita della Pixar, che dopo il disastro di Cars 2 ha l'obbligo morale nei confronti dei suoi fan (tra cui il sottoscritto) di tornare a creare un autentico capolavoro come la quasi totalità delle loro produzioni. Nel 2013 sarà infatti la volta del secondo capitolo di Monsters & Co., Monsters University, dal quale ci si attende più di un riscatto...
Fonte: utente YT DisneyPixar
20 giugno 2012
W.E. - Edward e Wallis
La scandalosa e struggente vicenda di Re Edoardo VIII (James D'Arcy) e della pluridivorziata Wallis Simpson (Andrea Riseborough); la difficile relazione coniugale di Wally (Abbie Cornish) che la spinge tra le braccia di una security guard russa (Oscar Isaac). Due donne legate da un destino per certi versi comune, ma differenziate da epoche ed approcci sentimentali.
Avendo il concerto di Lady Ciccone in serata, non potevo che scegliere di andare a gustarmi la sua nuova fatica in veste di director nel primo pomeriggio, per un full day dedicato alla sola e unica Madonna.
Non essendo ancora riuscito a vedere la sua opera prima del 2008, Sacro e profano, peraltro lodata da una folta schiera di critica specializzata, W.E. rappresentava il battesimo sul grande schermo del mio indiscusso mito musicale.
Esperienza che si è rivelata, in una parola, nefasta.
L'unico pro: le recitazioni di Riseborough e Isaac, aderenti ai personaggi.
I contro: tutto il resto, dalla partitura strasentita ed eccessivamente reiterata ai costumi e alla ricostruzione d'epoca (troppo leccati), dallo sguardo catatonico della Cornish alla sceneggiatura puerile e masticatissima, dall'eccessiva durata alla regia purtroppo assente dell'icona musicale pop per eccellenza.
Mia adorata Louise Veronica, per cortesia riponi la cinepresa in un cassetto e non tirarla più fuori.
Lasciate assolutamente perdere.
19 giugno 2012
14 giugno 2012, Stadio San Siro, Milano
E io rispondo, per la sesta volta in sei tour: perchè Lady Ciccone live non si può perdere.
Non si può, e basta.
Nonostante l'ultimo cd sia più che dimenticabile.
Nonostante la canzone più bella di "MDNA" non sia stata inserita in una setlist sbagliata.
Nonostante il prezzo non consono alla visuale (pur ottima).
Nonostante i problemi audio nella prima parte del concerto.
Quando Her Madgesty verso la fine intona "Like a Prayer" nella versione più classica possibile (con tanto di coro gospel) è immediatamente chiaro il motivo per cui un suo concerto non si può mancare.
Non si può, e basta.
06 giugno 2012
Diciassette candidature...
Ancora Meryl, la più grande attrice vivente.
Ancora un omaggio.
Ancora un meraviglioso filmato, splendidamente montato dall'utente YT JasonMovieGuy.
Nove minuti di celebrazione della più cristallina arte recitativa moderna.
Gustiamocelo insieme.
Ancora un omaggio.
Ancora un meraviglioso filmato, splendidamente montato dall'utente YT JasonMovieGuy.
Nove minuti di celebrazione della più cristallina arte recitativa moderna.
Gustiamocelo insieme.
Captain America: Il primo vendicatore
Stati Uniti, 1942. Steve Rogers (Chris Evans), ripetutamente respinto alle visite d'arruolamento in quanto troppo basso e gracile, viene notato per l'ostinato coraggio e il contagioso patriottismo e conseguentemente scelto a far parte di un esperimento scientifico volto a creare un esercito di superuomini. Con il nome di Captain America diventerà un simbolo della lotta contro il nazismo.
Nato nel 1941 dalla fantasia di Joe Simon e Jack Kirby quale elemento di propaganda nazionalista a stelle e strisce, il personaggio di Captain America cadde nel dimenticatoio quasi subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale; a metà degli anni sessanta, però, il mitico fumettista Stan Lee lo riesumò mutandone lo spirito e lo trasformò in uno dei character più amati di sempre.
Ovvio e naturale che al cinema, prima o poi, ci sarebbe piombato anche il nerboruto eroe dallo scudo tricolore (attualmente nelle sale con l'attesisima reunion degli Avengers, che sta peraltro facendo sfracelli ai botteghini di tutto il mondo): la versione per il grande schermo, come la quasi totalità dei prodotti griffati Marvel usciti negli ultimi anni, non si può certo dire che deluda, ma, a mio avviso, è lontanissima dall'essere considerata una pellicola degna di questo nome.
Il problema è quasi sempre il medesimo: non c'è anima, non c'è cuore, non c'è emozione. Il protagonista si prodiga quanto basta, la regia è apprezzabilmente old-fashioned, gli effetti speciali non sono il top (la sovrimpressione del viso di Evans sul corpo di un rachitico esserino ha effetti involontariamente esilaranti) ma si lasciano guardare, eppure al termine della visione non rimane nulla. Nulla.
E il fatto che sia già in pre-produzione il sequel (in uscita nel 2014) chiarisce ancora una volta quale sia il livello medio al quale il nostro palato si sta purtroppo abituando.
In definitiva una visione neutra, senza guizzi e senza (eccessive) alzate degli occhi al cielo.

01 giugno 2012
A Norma Jeane, con affetto
Ottantasei anni fa esatti, a Los Angeles nasceva Norma Jeane Mortensen Baker. Trentasei anni, due mesi e quattro giorni dopo, si spegneva per overdose di barbiturici, il 5 agosto 1962.
Cinquant'anni sono trascorsi da quel tragico giorno.
Quintessenza del sex-symbol femminile non solo americano, celebratissima icona pop e culturale, Norma Jean scelse un nome d'arte che nessuno, ma proprio nessuno, dimenticherà mai.
Buon complenno Marilyn, ovunque tu sia.
27 maggio 2012
Eurovision Song Contest 2012: vince la Svezia
Con una messe inaudita di punti (372 contro i 259 delle nonnine russe, seconde), la banshee svedese Loreen si è aggiudicata la presente edizione dell'Eurovision Song Contest, confermando le previsioni della vigilia.
Canzone orecchiabile, presenza scenica dell'interprete quasi onirica e qualità vocali discutibili ma accattivanti: un mix che ha permesso alla Svezia di ottenere la sua quinta affermazione (la prima avvenne nel 1974 con i mitici Abba e la leggendaria "Waterloo"), acquisendo il diritto di ospitare la prossima edizione del carrozzone musicale, presumibilmente a Stoccolma.
Come detto, al secondo posto le Buranovskiye Babushki e al terzo, a completamento del podio, l'elegante interprete serbo Zeljko Joksimovic. Male Nina Zilli, nona con 101 punti, che ha comunque eseguito una performance impeccabile.
Da segnalare infine la splendida esecuzione della spagnola Pastora Soler, che avrebbe sicuramente meritato miglior fortuna del decimo posto raggiunto con 97 punti: ma, come si sa, intrighi politici, diaspore, voti di comodo e dubbie qualità sono sempre state e sempre saranno il fondamento di questo concorso, amatissimo e al contempo odiatissimo.
Dandoci appuntamento al prossimo anno, andiamo comunque ad ascoltare la straordinaria voce dell'interprete iberica.
25 maggio 2012
Eurovision Song Contest 2012: chi vincerà?
Ci siamo: domani sera, con l'ingresso in gara delle Big Five (Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna) e del paese ospitante (l'Azerbaijan), l'Europa deciderà chi sarà il vincitore dell'Eurovision Song Contest 2012. Ventisei canzoni per un posto nel paradiso del kitsch e del camp, al quale però bene o male ambiscono tutti.
L'Italia, poi, si trova all'opposto dell'edizione 2011: se lo scorso anno infatti Raphael Gualazzi fece l'impresa di giungere secondo quando nessuno avrebbe scommesso un singolo euro sul suo brano jazzato, quest'anno Nina Zilli è data addirittura sul podio, dietro alla strafavorita Loreen, banshee svedese, e alle folcloristiche e sdentate nonnine russe, le Buranovskiye Babushki.
Possibili quarti incomodi lo chansonnier serbo Zeljko Joksimovic o il decano britannico Engelbert Humperdinck. Dietro, il baratro.
Personalmente, ritengo al momento scontatissima l'affermazione della cupa cantante scandinava (che paradossalmente canta "Euphoria"), dato che le simpatiche ultrasettantenni non godranno del supporto dei giovanissimi, al pari della nostra Zilli, che presenta la canzone in assoluto più ricercata dell'intera competizione. Possibili outsider: i vari bellocci (il norvegese su tutti) senz'anima o le scosciatone di turno (vedasi Cipro...), come ogni anno.
A livello di preferenze, il sottoscritto, una volta tanto e in controtendenza con il politically correct che generalmente sciorina, sceglie la canzone italiana, perchè, oggettivamente e di gran lunga, la più bella; sarei comunque felice vincessero le attempate nonne russe o il potente biondino d'Estonia, di cui ho parlato nel precedente post.
Comunque vada, forza Nina!
Eurovision Song Contest 2012 - Seconda semifinale
Livello medio sceso a livelli inaccettabili, presentatori incartapecoriti e totalmente fuori contesto, show fotocopia degli ultimi anni senza un'ombra di originalità, mise improponibili e un interval act francamente scadente: la seconda serata dello show più trucidamente sfavillante d'Europa si conferma come il trionfo dell'oggettivamente repellente e dell'incontestabilmente tamarro.
Ma a noi, patiti dell'Eurofestival, piace e piacerà sempre così.
In questo caldissimo giovedì di maggio sono emersi, nel nulla più desolante, la tronfia svedese Loreen, peraltro già la favoritissima dell'intero concorso, e il bell'estone Ott Lepland, dalla voce potente e dal song title quanto meno bizzarro, almeno nei paesi latini: "Kuula" (che in lingua locale peraltro significa "Ascolta"). Il resto non vale neanche la pena nominarlo.
In attesa della finale di sabato, andiamo ad ascoltare le canzoni appena descritte.
23 maggio 2012
Eurovision Song Contest 2012 - Prima semifinale
In Azerbaijan per la prima volta, il carrozzone musicale più trash, kitsch e di gusto favolosamente cattivo dell'intero globo terracqueo non ha deluso nemmeno durante la prima semifinale dell'edizione 2012, disputatasi ieri sera nell'avveniristica Crystal Hall di Baku.
Dieci le qualificate alla finale di sabato (su diciotto paesi che si sono esibiti), con un livello medio imbarazzante e un vincitore morale su tutti: le favolose Buranovskiye Babushki, nonnine russe ultrasettantenni che ci hanno deliziato scatenandosi con "Party For Everybody".
L'unica canzone che io personalmente avrei promosso per la qualità ("Unbreakable" degli svizzeri ticinesi Ivan e Gabriel Broggini, in arte Sinplus) non si è nemmeno qualificata, a dimostrazione che mostrare le proprie forme o sciorinare baracconate, in ambito Eurovision Song Contest, ha sempre il suo fascino e valore...
In ogni caso di seguito gustiamoci le due canzoni sopracitate: appuntamento a domani sera con la seconda semifinale e con altre imperdibili perle...
08 maggio 2012
Trailer: Magic Mike e Hope Springs
Diretto da Steven Soderbergh e interpretato da Channing Tatum, Matt Bomer, Alex Pettyfer, Matthew McConaughey e Joe Manganiello, Magic Mike uscirà il 29 giugno negli Stati Uniti e probabilmente a settembre in Italia.
Hope Springs di David Frankel (interpretato dalla sola e unica Meryl Streep) uscirà invece il 10 agosto oltreoceano (nessuna informazione sulla release italiana).
Stritolate da una miriade di supereroi, remake, sequel, spin-off, prequel e riedizioni varie, queste due pellicole rappresentano tutto ciò che potrebbe smuovere il mio interesse, dopo una sommaria occhiata alla Summer Season americana. A conti fatti, decisamente troppo poco.
Gustiamoci comunque entrambi i trailer.
Hope Springs di David Frankel (interpretato dalla sola e unica Meryl Streep) uscirà invece il 10 agosto oltreoceano (nessuna informazione sulla release italiana).
Stritolate da una miriade di supereroi, remake, sequel, spin-off, prequel e riedizioni varie, queste due pellicole rappresentano tutto ciò che potrebbe smuovere il mio interesse, dopo una sommaria occhiata alla Summer Season americana. A conti fatti, decisamente troppo poco.
Gustiamoci comunque entrambi i trailer.
Fonte: utente YT LionsgateFilmsUK
Fonte: utente YT ClevverMovies
06 maggio 2012
La ciliegina sulla torta
L'annata perfetta.
Meryl Streep si aggiudica l'agognata terza statuetta.
Carolina Kostner vince i Mondiali di pattinaggio su ghiaccio.
La Juventus, passione mai sopita, vince lo scudetto mettendo una squisita ciliegina su una già succulenta torta: che 2012!!!
02 maggio 2012
Crazy, Stupid, Love.
Cal (Steve Carell), tradito dalla moglie (Julianne Moore) con un collega di lei (Kevin Bacon), si affida agli esperti consigli del playboy Jacob (Ryan Gosling) e finisce per conoscere la scatenata Kate (Marisa Tomei); il figlio tredicenne di Cal, Robbie (Jonah Bobo), è perdutamente innamorato della babysitter diciassettenne Jessica (Analeigh Tipton), a sua volta invaghita di Cal; Hannah (Emma Stone), in procinto di terminare gli studi, è affettivamente legata all'ingessatissimo avvocato Richard (Josh Groban). In un finale esplosivo, tutto (o quasi) si risolverà per il meglio.
Acclamatissima commedia diretta da Glenn Ficarra e John Requa, già autori del poco considerato I Love You Phillip Morris, Crazy, Stupid, Love. è una romantic comedy che parte in sordina (e per un po' davvero non si capisce dove possa andare a parare), accelera improvvisamente e si chiude con un azzeccato finale, dove la bella struttura ad incastro trova la sua meritata catarsi.
Ben orchestrata e altrettanto ben scritta, la pellicola non ha mai un sensibile cedimento e, nonostante qualche teatralità di troppo da parte del pur encomiabile cast, si lascia apprezzare fino in fondo: merito di un Carell finalmente spogliato dei fastidiosi orpelli da comedian, di un Gosling mai così sexy e di una debordante Tomei, che ruba la scena a tutti i comprimari. Ma gli elogi vanno anche indirizzati a chi ha avuto l'idea di produrre un genere di film che non si faceva più da diversi anni, essendosi affermate le bromance, i chick flick e i filoni più pecorecci e parolacciari, dalla risata facile e immediata ma dal gusto insipido e tedioso.
Un prodotto gradevole e sul quale non aggiungo altro, lasciando a chi non l'avesse ancora visto il piacere di (ri)scoprire una commedia romantica equilibrata e intelligente.
L'alba del pianeta delle scimmie
Lo scienziato Will Rodman (James Franco), alla ricerca di un farmaco per curare la malattia del padre (John Lithgow), finisce per adottare un cucciolo di scimpanzè destinato alla soppressione. Ma il primate, una volta cresciuto e in seguito forzatamente abbandonato in una specie di zoo, dimostrerà una spiccata intelligenza frutto degli esperimenti effettuati sulla madre.
Sorta di prequel di una delle saghe più seguite (e mitizzate) degli ultimi quarant'anni, Rise of the Planet of the Apes (questo il titolo originale) è stato accolto molto positivamente sia dalla critica di settore che dall'audience: in linea di massima posso essere d'accordo, ma con alcune consistenti frenate agli (a mio parere) eccessivi slanci di entusiasmo nei confronti della pellicola.
Se da una parte, infatti, il plot tiene, gli effetti visivi colpiscono nel segno e l'empatia nei riguardi dello scimpanzé Cesare non è insincera, dall'altra lo scollamento tra le due parti risulta eccessivamente marcato, la scena finale è tirata troppo per le lunghe e gli attori (non tutti) si limitano svogliatamente al minimo sindacale.
Ne esce, a mio avviso, un film diseguale: ottimo nella crescente consapevolezza di Cesare verso le discrasie del genere umano, sbracato quando punta tutto sull'azione. E' infatti un peccato (probabilmente necessario) che il bellissimo primo tempo si risolva nel consueto reiterato scontro su un luogo simbolo degli USA (questa volta il Golden Gate).
Una precisazione: non sono mai stato e presumibilmente non sarò mai un fan di questo filone, quindi a mio sfavore potrebbe aver contribuito una totale assenza di partecipazione emotiva, paragonabile al senso di indifferenza (scusate l'azzardo) che ho sempre provato nei confronti della saga di Guerre Stellari.
Un unanime e incondizionato plauso va in ogni caso a Andy Serkis, la cui performance capture del nostro protagonista peloso è letteralmente immensa.
In definitiva un prodotto gradevole, da vedere senza fretta e da gustare con lo spirito appropriato.
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| Primo tempo |
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| Secondo tempo |
27 aprile 2012
Country Strong
Opera seconda della pressochè sconosciuta Shana Feste, Country Strong è un ritratto amaro, facilotto e piuttosto ben cantato di quattro individualità legate al mondo della musica country: prevedibile (se non addirittura telefonato), superficiale e noiosetto nella prima parte; gradevole, anche se mai davvero coinvolgente, nella seconda. L'impressione che si sia trattato di un mero esercizio di stile al servizio delle qualità vocali dei protagonisti è forte, e il fatto che i tre principali caratteristi diano sfogo alle loro abilità canore, mentre l'unico vero cantante (McGraw, leggenda vivente della musica country nonchè vincitore di tre Grammy Award) si cimenti nell'arte della recitazione fa immediatamente pensare a una calcolata, seppur riuscita, operazione di marketing.
In ogni caso, dato che è meglio soprassedere sullo script (davvero scolastico), dedichiamoci alle performance del cast: Tim McGraw è decisamente convincente, e il fatto che non canti è in sostanza un gran peccato; la Paltrow, anche se non offre una delle sue consuete prestazioni, se la cava egregiamente con il microfono e sulla scena; Hedlund ha una bella voce e una forte presenza sullo schermo; la Meester, invece, pur salvandosi con le varie esecuzioni, non ha né l'appeal né il carisma di una possibile futura star.
Molto godibili le canzoni, soprattutto quelle cantate dall'attrice premio Oscar.
In definitiva una pellicola che si potrebbe definire leggera (termine ormai abusatissimo), discretamente appetibile ma un po' ricattatoria nelle intenzioni. Si può comunque vedere senza pentirsene troppo.
26 aprile 2012
Weekend
Nottingham, Inghilterra. Venerdì sera. Dopo una serata di festa a casa di amici, Russell (Tom Cullen) si dirige verso un gay club. Poco prima della chiusura incontra Glen (Chris New): quello che però doveva essere il classico one-night stand si trasforma nell'arco di due giorni in qualcosa di completamente diverso.
Seconda fatica di Andrew Haigh (che in precedenza aveva diretto il mal accolto Greek Pete), Weekend è senza mezzi termini un film bellissimo. E, paradossalmente, il suo principale merito risiede nel non sembrare neanche per un microframmento un'opera di fiction. Weekend è infatti un vissuto, un'esperienza, una scoperta, una sorpresa, uno stato d'animo che ridotto o amplificato abbiamo provato tutti, gay o etero, uomini o donne.
Il soggetto poi non suggerisce nulla di nuovo, i personaggi non sono eroi o anti-eroi da assurgere a icone o simboli, e non sono presenti tragedie incombenti, scene madri o facili stereotipi dell'universo gay: è la storia di due ragazzi assolutamente nella norma, ognuno con le proprie insicurezze e pulsioni, che si incontrano e fanno sesso, scivolando in modo diametralmente opposto verso una situazione in un certo senso inaspettata per entrambi. E l'approccio del regista Haigh, partecipe e interessato a mostrare tutti i lati di un rapporto (sessuale, intellettivo e sentimentale), dimostra un'assoluta maturità anche quando il film decolla verso temi più alti, come la nostra esistenza e l'impegno che adoperiamo per viverla appieno.
Ambientata in una Nottingham linda e anonima dove tutto sembra seguire l'ordine naturale delle cose, la vicenda di Russell e Glen incuriosisce, appassiona, emoziona e finisce, senza mai puntare alla lacrima facile, per commuovere anche gli animi meno sensibili.
Il merito, comunque diviso tra direction, dialoghi e cast, va attribuito in larghissima parte alla stupefacente interpretazione dei due protagonisti, Tom Cullen e Chris New (entrambi provenienti dal teatro), che per intensità e aderenza al ruolo avrebbero meritato ben altro palcoscenico rispetto ai pur numerosi festival ai quali la pellicola ha partecipato.
Una nota conclusiva: ho dovuto ordinare il film su Play.com e vederlo in lingua originale, dato che come di consueto la distribuzione italiana, nonostante la presenza al Film Festival di Roma dello scorso autunno, non si è minimamente disturbata ad acquistarlo.
Assolutamente da non perdere.
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