Ci siamo: domani sera, con l'ingresso in gara delle Big Five (Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna) e del paese ospitante (l'Azerbaijan), l'Europa deciderà chi sarà il vincitore dell'Eurovision Song Contest 2012. Ventisei canzoni per un posto nel paradiso del kitsch e del camp, al quale però bene o male ambiscono tutti.
L'Italia, poi, si trova all'opposto dell'edizione 2011: se lo scorso anno infatti Raphael Gualazzi fece l'impresa di giungere secondo quando nessuno avrebbe scommesso un singolo euro sul suo brano jazzato, quest'anno Nina Zilli è data addirittura sul podio, dietro alla strafavorita Loreen, banshee svedese, e alle folcloristiche e sdentate nonnine russe, le Buranovskiye Babushki.
Possibili quarti incomodi lo chansonnier serbo Zeljko Joksimovic o il decano britannico Engelbert Humperdinck. Dietro, il baratro.
Personalmente, ritengo al momento scontatissima l'affermazione della cupa cantante scandinava (che paradossalmente canta "Euphoria"), dato che le simpatiche ultrasettantenni non godranno del supporto dei giovanissimi, al pari della nostra Zilli, che presenta la canzone in assoluto più ricercata dell'intera competizione. Possibili outsider: i vari bellocci (il norvegese su tutti) senz'anima o le scosciatone di turno (vedasi Cipro...), come ogni anno.
A livello di preferenze, il sottoscritto, una volta tanto e in controtendenza con il politically correct che generalmente sciorina, sceglie la canzone italiana, perchè, oggettivamente e di gran lunga, la più bella; sarei comunque felice vincessero le attempate nonne russe o il potente biondino d'Estonia, di cui ho parlato nel precedente post.
Comunque vada, forza Nina!

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