Nottingham, Inghilterra. Venerdì sera. Dopo una serata di festa a casa di amici, Russell (Tom Cullen) si dirige verso un gay club. Poco prima della chiusura incontra Glen (Chris New): quello che però doveva essere il classico one-night stand si trasforma nell'arco di due giorni in qualcosa di completamente diverso.
Seconda fatica di Andrew Haigh (che in precedenza aveva diretto il mal accolto Greek Pete), Weekend è senza mezzi termini un film bellissimo. E, paradossalmente, il suo principale merito risiede nel non sembrare neanche per un microframmento un'opera di fiction. Weekend è infatti un vissuto, un'esperienza, una scoperta, una sorpresa, uno stato d'animo che ridotto o amplificato abbiamo provato tutti, gay o etero, uomini o donne.
Il soggetto poi non suggerisce nulla di nuovo, i personaggi non sono eroi o anti-eroi da assurgere a icone o simboli, e non sono presenti tragedie incombenti, scene madri o facili stereotipi dell'universo gay: è la storia di due ragazzi assolutamente nella norma, ognuno con le proprie insicurezze e pulsioni, che si incontrano e fanno sesso, scivolando in modo diametralmente opposto verso una situazione in un certo senso inaspettata per entrambi. E l'approccio del regista Haigh, partecipe e interessato a mostrare tutti i lati di un rapporto (sessuale, intellettivo e sentimentale), dimostra un'assoluta maturità anche quando il film decolla verso temi più alti, come la nostra esistenza e l'impegno che adoperiamo per viverla appieno.
Ambientata in una Nottingham linda e anonima dove tutto sembra seguire l'ordine naturale delle cose, la vicenda di Russell e Glen incuriosisce, appassiona, emoziona e finisce, senza mai puntare alla lacrima facile, per commuovere anche gli animi meno sensibili.
Il merito, comunque diviso tra direction, dialoghi e cast, va attribuito in larghissima parte alla stupefacente interpretazione dei due protagonisti, Tom Cullen e Chris New (entrambi provenienti dal teatro), che per intensità e aderenza al ruolo avrebbero meritato ben altro palcoscenico rispetto ai pur numerosi festival ai quali la pellicola ha partecipato.
Una nota conclusiva: ho dovuto ordinare il film su Play.com e vederlo in lingua originale, dato che come di consueto la distribuzione italiana, nonostante la presenza al Film Festival di Roma dello scorso autunno, non si è minimamente disturbata ad acquistarlo.
Assolutamente da non perdere.

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