17 dicembre 2009

Screen Actors Guild Awards 2010: le nominations

Circa due ore fa sono state annunciate, a due giorni di distanza dai Golden Globes, le nominations ai prossimi Screen Actors Guild Awards, premio assegnato annualmente dal sindacato attori, che verranno assegnati il 23 gennaio a Los Angeles.
Anche in questo caso, nessuna eclatante esclusione: sostanziale conferma, quindi, che le previsioni della vigilia da parte dei blog specializzati erano assolutamente azzeccate.
Di seguito tutte le candidature cinematografiche.

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
JEFF BRIDGES / Bad Blake - "CRAZY HEART"
GEORGE CLOONEY / Ryan Bingham - "UP IN THE AIR"
COLIN FIRTH / George Falconer - "A SINGLE MAN"
MORGAN FREEMAN / Nelson Mandela - "INVICTUS"
JEREMY RENNER / Staff Sgt. William James - "THE HURT LOCKER"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
SANDRA BULLOCK / Leigh Anne Tuohy - "THE BLIND SIDE"
HELEN MIRREN / Sofya - "THE LAST STATION"
CAREY MULLIGAN / Jenny - "AN EDUCATION"
GABOUREY SIDIBE / Precious - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"
MERYL STREEP / Julia Child - "JULIE & JULIA"

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
MATT DAMON / Francois Pienaar - "INVICTUS"
WOODY HARRELSON / Captain Tony Stone - "THE MESSENGER"
CHRISTOPHER PLUMMER / Tolstoy - "THE LAST STATION"
STANLEY TUCCI / George Harvey - "THE LOVELY BONES"
CHRISTOPH WALTZ / Col. Hans Landa - "INGLOURIOUS BASTERDS"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
PENÉLOPE CRUZ / Carla - "NINE"
VERA FARMIGA / Alex Goran - "UP IN THE AIR"
ANNA KENDRICK / Natalie Keener - "UP IN THE AIR"
DIANE KRUGER / Bridget Von Hammersmark - "INGLOURIOUS BASTERDS"
MO'NIQUE / Mary - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture
AN EDUCATION (Sony Pictures Classics)
THE HURT LOCKER (Summit Entertainment)
INGLOURIOUS BASTERDS (The Weinstein Company/Universal Pictures)
NINE (The Weinstein Company)
PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL "PUSH" BY SAPPHIRE (Lionsgate)

A Serious Man

Midwest, 1967. Il professore di fisica Larry Gopnik sta attraversando il suo annus horribilis: viene lasciato dalla moglie Judith che si è innamorata di un suo collega, riceve lettere minatorie che minacciano di compromettere la sua carriera all'università, e un suo studente prima lo corrompe e poi lo ricatta. Distrutto e tormentato, Larry si rivolge a tre diversi rabbini: chi di loro sarà in grado di ridargli speranza e dignità rispondendo ai suoi quesiti?
Il quattordicesimo lungometraggio dei fratelli Ethan e Joel Coen inizia con un prologo ambientato in uno shtetl polacco, dove un uomo, una donna e un ipotetico dybbuk (un'anima posseduta) interagiscono in yiddish in quello che sembra l'incipit di un film horror.
A partire da questa particolarissima ouverture, i più famosi cineasti di Minneapolis trasmettono chiaro il primo messaggio di A Serious Man: destabilizzare lo spettatore medio. Spettatore medio che continuerà ad essere costantemente irriso e spiazzato dalle soluzioni via via più ironicamente, lucidamente e spietatamente amare che si susseguono impietose fino al finale, che, come ci hanno abituato i Coen, finale non è affatto.
Francamente, non so che giudizio farmi e che parere esprimere su questa pellicola realizzata in modo tecnicamente cristallino (splendide fotografia ed ambientazione) ed interpretata magnificamente da un cast pressochè sconosciuto (bravissimo il protagonista Michael Stuhlbarg), pertanto scelgo la strada della doppia interpretazione.

Prima interpretazione: il film è un capolavoro. Il messaggio è quindi chiaro: non c'è inizio e non c'è fine, in ogni esperienza, in ogni cosa, in ogni situazione. E non c'è risposta alle domande che Larry Gopnik (Stuhlbarg, appunto) pone ai rabbini, perchè non c'è verità assoluta, se non quella della rettitudine. Appena si varca la soglia del "peccato", la punizione arriva beffarda e inesorabile.
Il merito principale dei Coen è quindi quello di mostrare in modo lucidissimo l'ineluttabilità del fato e la consequenzialità degli eventi senza dare sfogo ad inutili virtuosismi, a stelle cinematografiche di prima grandezza o a tecnicismi sbalorditivi.

Seconda interpretazione: il film è pretestuoso, pretenzioso e presuntuoso, e francamente troppo egoriferito. In alcuni casi, fare un film troppo personale e che non bada al box office equivale al NON fare, al NON dire, al NON voler comunicare alcunchè; e tutte le scelte tanto osannate da alcuni critici (l'indugiare sul particolare, la cura maniacale di ogni scena) non sono altro che meri esercizi di stile da parte di chi probabilmente vuole fortissimamente essere originale a tutti i costi (e non ci riesce).

Sinceramente, non so decidermi.
Non mi capita mai, quindi una cosa è certa: A Serious Man non è un film che lascia indifferenti.

15 dicembre 2009

Golden Globes 2010: le nominations

Sono state annunciate poco più di un'ora fa le nomination ai prossimi Golden Globes, che verranno consegnati il 17 gennaio a Los Angeles.
Nessuna particolare sorpresa, con Up in the Air nella categoria dei film drammatici, e Nine in quella delle commedie o musical, a farla da padroni.
Soddisfazione anche per l'Italia, che piazza Baarìa nella cinquina del film straniero.
Di seguito tutte le candidature delle categorie cinematografiche.

Best Motion Picture - Drama
Avatar (2009)
The Hurt Locker (2008)
Inglourious Basterds (2009)
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Up in the Air (2009/I)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
(500) Days of Summer (2009)
The Hangover (2009)
It's Complicated (2009)
Julie & Julia (2009)
Nine (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jeff Bridges for Crazy Heart (2009)
George Clooney for Up in the Air (2009/I)
Colin Firth for A Single Man (2009)
Morgan Freeman for Invictus (2009)
Tobey Maguire for Brothers (2009/I)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Emily Blunt for The Young Victoria (2009)
Sandra Bullock for The Blind Side (2009)
Helen Mirren for The Last Station (2009)
Carey Mulligan for An Education (2009)
Gabourey 'Gabby' Sidibe for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Matt Damon for The Informant! (2009)
Daniel Day-Lewis for Nine (2009)
Robert Downey Jr. for Sherlock Holmes (2009)
Joseph Gordon-Levitt for (500) Days of Summer (2009)
Michael Stuhlbarg for A Serious Man (2009)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Sandra Bullock for The Proposal (2009/I)
Marion Cotillard for Nine (2009)
Julia Roberts for Duplicity (2009)
Meryl Streep for It's Complicated (2009)
Meryl Streep for Julie & Julia (2009)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Matt Damon for Invictus (2009)
Woody Harrelson for The Messenger (2009/I)
Christopher Plummer for The Last Station (2009)
Stanley Tucci for The Lovely Bones (2009)
Christoph Waltz for Inglourious Basterds (2009)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Penélope Cruz for Nine (2009)
Vera Farmiga for Up in the Air (2009/I)
Anna Kendrick for Up in the Air (2009/I)
Mo'Nique for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Julianne Moore for A Single Man (2009)

Best Director - Motion Picture
Kathryn Bigelow for The Hurt Locker (2008)
James Cameron for Avatar (2009)
Clint Eastwood for Invictus (2009)
Jason Reitman for Up in the Air (2009/I)
Quentin Tarantino for Inglourious Basterds (2009)

Best Screenplay - Motion Picture
District 9 (2009): Neill Blomkamp, Terri Tatchell
The Hurt Locker (2008): Mark Boal
Inglourious Basterds (2009): Quentin Tarantino
It's Complicated (2009): Nancy Meyers
Up in the Air (2009/I): Jason Reitman, Sheldon Turner

Best Original Song - Motion Picture
Crazy Heart (2009): "The Weary Kind"
Everybody's Fine (2009): "(I Want To) Come Home"
Nine (2009): "Cinema Italiano"
Brothers (2009/I): "Winter"
Avatar (2009): "I See You"

Best Original Score - Motion Picture
The Informant! (2009): Marvin Hamlisch
Up (2009): Michael Giacchino
Where the Wild Things Are (2009): Carter Burwell, Karen Orzolek
Avatar (2009): James Horner
A Single Man (2009): Abel Korzeniowski

Best Animated Film
Cloudy with a Chance of Meatballs (2009)
Coraline (2009)
Fantastic Mr. Fox (2009)
The Princess and the Frog (2009)
Up (2009)

Best Foreign Language Film
Los abrazos rotos (2009)
Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte (2009)
La nana (2009)
Un prophète (2009)
Baarìa (2009)

12 dicembre 2009

Star Trek

James Tiberius Kirk è nato tra le stelle ed è cresciuto nell'Iowa: ribelle e ostinato vuole conoscere il nome della bella Uhura, onorare la memoria del padre, servire una causa, esplorare nuovi mondi e arrivare là dove nessun uomo è giunto prima. Spock è nato sul pianeta Vulcano da madre umana e padre vulcaniano: razionale e controllato pratica la disciplina del Kolinahr per purificarsi dalle emozioni, ama con virtuoso trasporto Uhura, domina la sua metà umana e si arruola nella Flotta Stellare. È sull'Enterprise, prestigiosa nave spaziale governata dal Capitano Christopher Pike, che i due giovani si incontrano e si scontrano per affrontare un temibile nemico venuto dal futuro...
Non sono un fan della celeberrima serie, ma, spinto dalle entusiastiche critiche d'oltreoceano e dalle comunque positive recensioni continentali, ero davvero curioso di vedere questa sorta di prequel (che poi prequel non è) della famosa saga fantascientifica nata dalla fantasia di Gene Roddenberry.
Il risultato non è deludente: cast spiritoso e sufficientemente autoironico, effetti visivi tutto sommato gradevoli, bella colonna sonora di Michael Giacchino; lungi dall'essere considerato, però, una ventata di aria nuova nel saturato panorama dei blockbuster in computer graphic. Probabilmente i seguaci dell'epopea della USS Enterprise saranno stati in grado di cogliere molti aspetti che a me sono sfuggiti, ma una pellicola di questo genere, a mio parere, dovrebbe essere concepita in modo da poter risultare realmente godibile per un'audience più allargata.
Comunque, un prodotto di puro entertainment che alla fine riesce nel suo intento: intrattenere, appunto.

10 dicembre 2009

Chéri

Parigi, inizio del Ventesimo secolo. Uno degli elementi catalizzatori delle nuove energie sono (come peraltro in passato) le cosiddette cortigiane. Prostitute di alto livello, partecipano della vita delle classi più elevate. Tra di loro ha un ruolo particolare Léa (Michelle Pfeiffer) che, ancora assolutamente attraente, si è ritirata a vita privata senza alcun rimpianto. Un giorno Madame Peloux (Kathy Bates, sempre più pingue), un tempo seducente collega e ora donna priva di fascino, le presenta il figlio (Rupert Friend) che non sembra avere altro nome se non l'appellativo materno "Chéri". Il giovane è inesperto e Léa dovrebbe, per così dire, 'svezzarlo'. Ma lo svezzamento si trasforma in ben altro...
Tratto da due novelle di Colette, adattato da Christopher Hampton e diretto da Stephen Frears (di nuovo insieme dopo quel capolavoro assoluto che è Le relazioni pericolose), Chéri è un film che, nonostante il risaputissimo plot, non delude.
ll merito, a mio parere, va equamente diviso in tre parti ben distinte: la durata, lo script e Michelle Pfeiffer.
Innanzitutto, la durata: trasporre due noiosetti romanzi di Colette concentrandoli in un'ora e mezza è, di questi tempi, un pregio assolutamente da non trascurare; qualche discutibile sforbiciata c'è stata (il finale è davvero un po' troppo raffazzonato), ma il risultato è di una scorrevolezza inappuntabile.
Poi, lo script: Hampton, letteralmente magistrale nella già citata trasposizione di Choderlos de Laclos, si conferma autentico buongustaio nella scelta dei più piccoli particolari verbali per descrivere anche le situazioni più comuni o trascurabili (vedi la giovanissima moglie di Chéri).
Infine, lei: Michelle Pfeiffer. A 51 anni, ancora di una bellezza quasi imbarazzante, catalizza l'attenzione dello spettatore con l'aggrottamento di un sopracciglio o l'accenno di una risata. Da Madame de Tourvel a Léa de Lonval il tempo per lei davvero non sembra passato.
In sintesi, una pellicola godibile, intelligente e un po' rétro, che sarebbe meglio non perdere.

District 9

Gli alieni sbarcarono sulla terra circa trent’anni fa. Gli umani riuscirono a contenerne l’invasione, confinando le creature extraterrestri in una zona del Sud Africa ribattezzata District 9, per poi stabilire tolleranza zero nei loro confronti. Una cinica multinazionale vorrebbe sfruttare commercialmente le loro armi, ma per farlo necessita di materiale genetico alieno. La tensione tra le due specie sale ulteriormente quando un uomo viene infettato da un virus sconosciuto. Solo la tecnologia aliena nel Distretto 9 potrà aiutarlo...
Peter Jackson produce e affida al bravo Neill Blomkamp un fanta-docu-splatter-drama che, lanciato da una fin troppo invasiva campagna di viral marketing sul web, finisce per implodere e rivelarsi un prodotto furbetto, poco originale e soprattutto troppo votato ai rimandi civili e sociali (se il Distretto 9 è quello in cui vengono segregati gli alieni, il Distretto 6 era il sobborgo dei neri di Johannesburg ai tempi dell'apartheid).
Per carità, il primo tempo si lascia seguire (bella creazione dell'attesa) e le scene verso il finale all'interno del distretto stesso sono girate con mestiere, ma si ha davvero l'impressione che il giocattolo sia rimasto a corto di batterie già a metà film, con il riciclaggio fin troppo pedissequo di idee tratte dai vari La Mosca, Independence Day e Cloverfield.
Peccato, perchè gli attori sono molto credibili e il protagonista Sharlto Copley è davvero convincente (per non parlare degli ottimi effetti visivi).
Sorprendente il successo planetario (30 milioni di dollari di costo per un incasso mondiale che ha superato i 200), ma davvero ingiustificate le pecorecce lodi che sono giunte da tutti i continenti. A questo proposito leggete la sagace critica di Mauro Gervasini dal sito FilmTV: semplicemente illuminante.
Un film che si può vedere, ma sul quale si può anche soprassedere.

09 dicembre 2009

The Orphanage (El Orfanato)

Laura (Belén Rueda) ha trascorso gli anni più felici della sua infanzia in un orfanotrofio vicino al mare, accudita dal personale e dagli altri bambini orfani che lei ha amato come fossero fratelli e sorelle. Trent’anni dopo, torna in quel luogo con suo marito Carlos (Fernando Cayo) e il figlio Simón (Roger Príncep) di sette anni, con il sogno di ristrutturare e riaprire l’orfanotrofio, a lungo chiuso e abbandonato, per farne una dimora per bambini disabili. Il mistero che aleggia nella nuova magione non tarderà a presentarsi sotto forma di presenze invisibili, assistenti sociali dalle dubbie intenzioni e sparizioni eclatanti, come quella del piccolo Simón...
Meglio fermarsi qui per non farmi odiare da chi detesta le trame che rivelano troppo (ad esempio quelle della più famosa rovina-film della storia, Lietta Tornabuoni), e volgere l'attenzione agli aspetti che hanno caratterizzato l'abbastanza sorprendente successo di questo thriller iberico di due anni fa, diretto in modo impeccabilmente diligente da Juan Antonio Bayona e interpretato in modo davvero convincente dall'intero cast (Rueda in testa).
Come detto, Bayona sa sicuramente il fatto suo, soprattutto nella creazione della suspense (da brividi la scena della medium) e nella direzione degli attori; diventa però troppo scolastico quando indugia in panoramiche insistite della casa del mistero, porte che sbattono, giostrine che cigolano e tutto il campionario del genere.
Peccato, perchè il finale vira sulla riconciliazione dei presunti spiriti e sulla pace interiore della protagonista scegliendo la via più poetica possibile, nobilitando così un prodotto che poteva essere considerato "una gradevole variazione sul tema" a metà tra The Haunting e The Others. Grandissimo merito va in ogni caso attribuito alla strepitosa partitura di Fernando Velázquez, immancabile protagonista di tutta la pellicola, che in alcune varianti (vedi l'estratto "Reunion") si erge addirittura a carattere principale creando, da sola, tutta l'atmosfera necessaria.
Attenzione quindi al cinema ispanico di questo nuovo millennio, sicuramente da (ri)scoprire.
Come questo gradevolissimo film.

500 Giorni Insieme ((500) Days of Summer)

E' vero, potrebbe essere accusato di faciloneria ruffiana.
E' vero, in alcuni dialoghi e/o situazioni i rimandi alla Sundance generation sono smaccatamente chiari.
E' vero, può essere considerato una versione riveduta e corretta di Juno.
Ma è altrettanto vero che le sopracitate considerazioni sono le uniche note "negative" di un film altrimenti coinvolgente, intelligente, differente. Insomma, e non esagero, bellissimo.
In poche parole il plot: Tom, con una laurea da architetto, lavora presso un editore di biglietti augurali. Un giorno viene assunta come segretaria del suo capo Summer (Sole in italiano), la quale ha come filosofia di vita la regola di non volere un rapporto duraturo. Tom se ne innamora timidamente ma follemente, e lei, apparentemente, lo contraccambia. Il film ci racconta, in un continuo andirivieni, i 500 giorni della loro storia a due.
Etichettato un po' troppo frettolosamente come commedia romantica, 500 Giorni Insieme è più che altro uno spassoso e melanconico spaccato sull'amore, inteso come desiderio (oppure no) di costruire un'autentica relazione. La vera (geniale) novità è che la vittima dell'amour fou non è Summer (una bravissima Zooey Deschanel), ma il sognatore Tom (uno strepitoso Joseph Gordon-Levitt), con tutte le conseguenze del caso.
A partire dall'esilarante scritta che compare sullo schermo ad inizio film, fino all'ultimissima scena (il colloquio di lavoro), il film alterna momenti divertentissimi ad altri più introspettivi e curiosi, senza mai (s)cadere nell'ovvio o nel risaputo. Merito dell'arguto soggetto, e delle abilità registiche dell'esordiente Marc Webb, di cui sentiremo parlare parecchio negli anni a venire.
Un film assolutamente da vedere e rivedere, che spero possa essere considerato, anche in minima parte, dall'imminente messe di premi cinematografici.

04 dicembre 2009

Facebook, addio

Non che c'entri molto con la settima arte, ma avevo il desiderio di esprimere la mia gioia per essermi liberato del più subdolo, voyeuristico ed invasivo strumento di spionaggio civile in modo definitivo!
Ieri sera alle 19.44, dopo aver cancellato gli album fotografici e i link, eliminato le partecipazioni ai gruppi e le fan pages, rimosso i tag dalle foto non pubblicate da me e ovviamente dopo aver svuotato il mio intero profilo personale, ho preso la fatidica decisione e, come tanti altri in questi ultimi mesi, ho cliccato su "disattiva account".
Mi sento nuovamente in possesso della mia privacy e del mio senso critico, finalmente.
Vita un po' scarna, direte voi, se basta un episodio del genere a rendermi soddisfatto. Io rispondo solamente: provate e crederete...

16 novembre 2009

Kung Fu Panda

Po è un giovane panda il cui padre (un volatile) gestisce un piccolo ristorante la cui specialità sono i noodles. Po fa il cameriere ma intanto sogna di poter essere un eroe del kung fu. Finchè un giorno, in seguito a una predizione che lo vedrebbe come l'eletto Guerriero Dragone, viene associato alla scuola del Maestro Shifu. Ha così modo di incontrare i suoi idoli, non particolarmente felici di vederlo in questa veste...
Scritto in modo inappuntabile, animato impeccabilmente e con uno stile visivo immediato ed accattivante, a tratti divertente anche per i più grandi: gli ingredienti per una buona pellicola ci sono tutti, eppure per quanto mi riguarda Kung Fu Panda è un film irrisolto che si lascia vedere più che coinvolgere, che diverte di riflesso e non per convinzione propria.
L'idea di fondo è davvero apprezzabile (l'anacronistico uso dell'onestà e della valorizzazione di sè stessi in quanto tali), il modo di realizzarla non altrettanto: nessuna magia, nessuna vera emozione, nessuna lacrima, nessuna fragorosa risata.
E poi vorrei davvero capire la scelta di Fabio Volo come doppiatore di Po... A mio avviso, un fallimento. Oltretutto, dando un'occhiata ai doppiatori USA, si impallidisce ancora di più: Jack Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Jackie Chan, Lucy Liu...
Conclusione: per quanto la Dreamworks possa sforzarsi e puntualmente riesca anche ad ottenere incassi stratosferici al box office (che peraltro quasi mai sono andati di pari passo con la qualità dei film), non riuscirà mai ad avvicinarsi neanche a livello infinitesimale alle vette della Pixar...

11 novembre 2009

"Scontro di Titani" dal 1981 al 2010

Nel 1982, a quasi 12 anni, fui letteralmente sopraffatto dalla magia di un film che troppo poche volte mi è capitato di rivedere: Scontro di Titani (Clash of the Titans), la storia del mitico Perseo e della sua epopea per salvare la bella Andromeda.
Il plot, il cast di prim'ordine e soprattutto gli effetti speciali di Ray Harryhausen colpirono in modo indelebile la mia fantasia di ragazzino e segnarono una delle tappe fondamentali nella nascita del mio smisurato amore per la settima arte.
Con un po' di vivida nostalgia mi fa davvero piacere riproporre il trailer originale.

A distanza di 29 anni, nel 2010, uscirà il remake di questo grande classico mitologico.
Inutile dire che temo, e non poco, il risultato...
Anche in questo caso, gustiamoci comunque le prime immagini.

Il nuovo FENOMENALE trailer di Avatar

23 ottobre 2009

Up (3D)

1995: Toy Story (191 M$ USA + 170 M$ Mondo)
1998: A Bug's Life (162 M$ + 200 M$)
1999: Toy Story 2 (245 M$ + 239 M$)
2001: Monsters & Co. (255 M$ + 269 M$)
2003: Alla ricerca di Nemo (339 M$ + 525 M$)
2004: The Incredibles (261 M$ + 370 M$)
2006: Cars (244 M$ + 218 M$)
2007: Ratatouille (206 M$ + 417 M$)
2008: WALL-E (223 M$ + 297 M$)
2009: Up (293 M$ + 214 M$)

Prossimamente:
Toy Story 3 (2010)
John Carter of Mars (2011 o 2012)
1906 (2012)

Potrei non aggiungere altro, limitandomi a dire che, a parte Cars (7.5, sul quale sono d'accordo) e A Bug's Life (7.3, sul quale NON sono assolutamente d'accordo), le restanti otto perle della Pixar sono sopra il voto globale di 8.0 sull'Internet Movie Database, il più importante ed autorevole website dedicato alla settima arte.
Come indicato sopra, anche gli incassi sono ormai una garanzia che dura da quasi quindici anni, con significative differenze di apprezzamento tra il mercato nordamericano e il resto del mondo: infatti, a parte l'exploit de Alla ricerca di Nemo, incasso-monstre vicino ai 900 milioni di dollari, è interessante notare che i due Toy Story e Cars, apprezzatissimi oltreoceano, non hanno avuto altrettanto successo worldwide; al contrario, WALL-E e soprattutto Ratatouille, lievemente sotto le aspettative negli USA, hanno davvero colpito l'audience degli altri continenti. Cosa significa tutto ciò? Che, seppur con alternanze di gusti, i soli ed unici geni dell'animazione della Pixar riescono sempre a colpire nel segno. E che, lasciando da parte qualsiasi considerazione, non esiste una simile striscia positiva di critica e pubblico in termini di studios cinematografici fin dalla produzione del loro primo cortometraggio, datato 1984, in piena era pioneristica in ambito CGI.
Perchè la Pixar abbia un riscontro così entusiasta è presto spiegato: livelli animativi di perfezione tecnico-stilistica senza paragone, campagne marketing perfettamente mirate, eterogeneità dei soggetti proposti e soprattutto sceneggiature che non hanno nulla da invidiare alle altre categorie di celluloide.
Ad esempio, lo sapevate che per adattare il soggetto di Up ad una sceneggiatura che fosse veramente adeguata, Bob Peterson, Pete Docter e Thomas McCarthy ci hanno messo quasi due anni? E che tutta la casa di produzione è già al lavoro per ideare e realizzare i progetti dei prossimi dieci anni?
Ecco, questa è la Pixar: i soli ed unici rappresentanti della nuova frontiera del cartoon.
E Up è la loro ultima, fenomenale creatura, presentata per la prima volta con tecnologia 3D.
Con un inizio spiazzante e quasi totalmente privo di dialoghi (analogamente a WALL-E), Up si distingue immediatamente dal filone più strettamente legato agli stereotipi del cartoon per l'infanzia (filo conduttore un po' di tutti e dieci i prodotti), proiettandoci immediatamente nelle varie sfaccettature del reale, per poi condurci in una sorta di "mondo a parte" popolato da cani parlanti e creature quasi mitologiche: tutto ciò con la consueta leggerezza e un'immancabile dose di genuina commozione.
Assolutamente inutile dilungarci sulle stratosferiche caratteristiche tecniche della pellicola, presentata (e da me vista) in 3D: meglio concentrarsi (ancora una volta) sull'innovativo approccio della trama, che erge a protagonisti un quasi ottantenne con una "missione impossibile" e uno scout cino-americano che suo malgrado lo accompagnerà in questa appassionante avventura.
I sogni, il rapporto generazionale, la smitizzazione dell'idolo, il bisogno di calore umano, il messaggio ambientalista, i sentimenti più puri: Up è questo e molto altro ancora.
Un film da vedere e rivedere, possibilmente in 3D, con un pensiero ai prossimi traguardi che la Pixar ci permetterà sicuramente di raggiungere e superare.

19 ottobre 2009

Avatar spostato al 15 gennaio

Ancora una volta la distribuzione cinematografica italiana si distingue come la peggiore al mondo, al pari della commissione che sceglie i titoli nostrani dei film stranieri (l'ultimo caso, "The Time Traveler's Wife" diventato -orrore- "Un amore all'improvviso").
Senza alcuna ragione apparente, e in controtendenza rispetto a TUTTO il resto del mondo, Avatar, il ritorno alla regia di James Cameron dopo 12 anni, uscirà il 15 gennaio, in ritardo di circa un mese rispetto al lancio worldwide.
Non ci sono davvero più parole per commentare l'ennesima scelta distributiva INAUDITA da parte di una major in Italia: la cosa irritante è che il tutto ormai viene commesso senza nemmeno la minima ombra di giustificazione.
Le ragioni potrebbero essere: la scarsa disponibilità di sale 3D durante il periodo natalizio, lo scetticismo (ma di chi???) sul risultato al boxoffice della pellicola, soprattutto contro avversari quali i cartoon e i cinepanettoni, la possibilità di utilizzare nel lancio promozionale eventuali nomination raccolte ai prossimi Golden Globes.
Fatto sta che, ancora una volta, noi poveri derelitti dello stivale dovremo attendere fino a dopo le feste per vedere l'ATTESISSIMO rientro alla settima arte del regista di Titanic.
Io non ho più parole.

16 ottobre 2009

Basta che funzioni (Whatever Works)

Woody Allen, dal 1966 al 2009, ha girato in tutto 40 film per il grande schermo: a conti fatti, poco meno di uno all'anno.
In totale ne ho visti 12, che rappresentano, incredibile a dirsi, neanche un terzo della sua produzione.
Per fare un paragone, James Cameron, il celeberrimo regista dell'altrettanto celeberrimo Titanic, ha diretto 8 film (di cui uno non ancora in sala) in 31 anni. Li ho visti tutti, e sono 7...
Fare cinema, quindi, è sostanzialmente una questione d'approccio al prodotto che vuoi realizzare e ai messaggi che vuoi trasmettere. E Woody Allen, in quest'ultimo campo, non ha probabilmente eguali, sia in termini di attualità che di originalità.
Il più famoso regista ebreo newyorchese ha attraversato diverse fasi artistiche nella sua quarantennale carriera, tutte strettissimamente legate ai discussi avvenimenti che hanno caratterizzato la sua non convenzionale esistenza.
Sintomatico il fatto che le pellicole di Allen che hanno maggiormente catturato la mia attenzione al punto dal trascinarmi al cinema, a parte qualche classico (Manhattan, Amore e guerra, Commedia sexy...), si collocano nei primi anni 90 (fino al '95 circa) e poi a partire dal 2005 e dallo strepitoso Match Point.
Ovvio constatare che nel periodo più buio della sua vita (la separazione da Mia Farrow e tutto il resto), Allen era attraversato da idee confuse e un po' fini a loro stesse, che puntualmente si ripercuotevano nei suoi lavori (uno su tutti, il brutto e noiosissimo Celebrity).
Negli ultimi cinque anni sembra che il più famoso regista di Brooklyn abbia realizzato l'importanza di trasmettere messaggi meno di nicchia e più rivolti al grande pubblico (sempre con certe limitazioni, ovviamente), sciorinando una versatilità di soggetti mai vista prima.
Dal già citato Match Point (dramma teso e rabbioso) all'angosciantissimo Sogni e delitti (Cassandra's Dream) passando per il nostalgico Vicky Cristina Barcelona (che non ho particolamente apprezzato), giungiamo quindi fino alla sua ultima, esilarante opera: Basta che funzioni (Whatever Works).
Interpretata dal sarcastico comico americano Larry David, nuovo alter ego di Allen, la pellicola inizia in modo ostico (un lungo monologo del protagonista con sguardo rivolto al pubblico in sala), si schiude lentamente con l'entrata in scena dell'ochetta Evan Rachel Wood, per poi esplodere nella parte centrale e soprattutto nel bellissimo finale, molto più profondo ed intriso di significati (come al solito) di quanto non possa sembrare a prima vista.
Strepitosi gli attori (magistralmente diretti ancora una volta da Allen), a cominciare dall'antipaticissimo David (decisamente più indisponente ed egoriferito dell'Allen dei tempi d'oro), autore ed interprete dell'acclamata serie tv Curb Your Enthusiasm, fino a Evan Rachel Wood, rivelazione di Thirteen e Across the Universe, capace di risultare credibile e davvero divertente nel suo primo ruolo importante in una commedia.
Ancora una volta, fenomenale la strepitosa caratterizzazione bifronte di Patricia Clarkson, attrice assolutamente sottostimata, che meriterebbe un riconoscimento importante più che dovuto e meritato.
Molto ricercate (nonostante l'apparenza) le scenografie del grandissimo Santo Loquasto e veramente mozzafiato alcuni scorci di New York, che solo il regista americano è in grado di cogliere.
Cos'altro aggiungere? Che vale davvero la pena correre al cinema a vederlo: alcune battute valgono l'intero prezzo del biglietto.

Buon compleanno signora Fletcher!

Angela Lansbury, meglio nota come Jessica Fletcher, la "signora in giallo" di Murder, She Wrote, compie oggi 84 anni.
Tanti auguri, quindi, ad una delle più grandi caratteriste viventi, capace di interpretare più di 80 film e di creare il sopracitato personaggio cult, impersonato per 13 anni in una delle serie televisive più di successo nella storia del piccolo schermo.
La signora Lansbury è già stata capace di vincere 6 Golden Globe e di ottenere tre nomination all'Oscar, oltre agli altri innumerevoli riconoscimenti (anche teatrali) conquistati.
Happy Birthday, pertanto, alla più simpatica ed arguta signora del crimine!

13 ottobre 2009

Trailer: Bright Star

Anche se mancano ancora circa cinque mesi ai prossimi Academy Award, è giunto il momento di assaporare il primo assaggio di alcuni potenziali candidati.
Iniziamo con l'ultima fatica della grandissima regista neozelandese.

Regia: Jane Campion.
Con: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Kerry Fox.
Note: dalla regista di uno dei film più intensi ed emozionanti degli ultimi 20 anni (Lezioni di piano), la storia d'amore tra lo sfortunato poeta John Keats e la sua musa.

Trailer: Up In The Air

Regia: Jason Reitman.
Con: George Clooney, Vera Farmiga, Melanie Lynskey.
Note: dal regista di "Thank You for Snoking" e "Juno" un nuovo attualissimo ritratto dei nostri tempi in chiave ironicamente agrodolce.

Trailer: A Single Man

Regia: Tom Ford.
Con: Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode.
Note: dal fashion creator Tom Ford un'opera decisamente acclamata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Trailer: Nine

Regia: Rob Marshall.
Con: Daniel Day-Lewis, Penélope Cruz, Nicole Kidman.
Note: in aggiunta ai nomi monstre indicati sopra, credo basti citare Marion Cotillard, Sophia Loren, Judi Dench, Kate Hudson ed i nostri Elio Germano e Valerio Mastandrea...

Trailer: An Education

Regia: Lone Scherfig.
Con: Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Emma Thompson.
Note: sceneggiata da Nick Hornby, una pellicola in forte odore d'Oscar.

L'inaspettato successo italiano di Ice Age 3

I dati parlano chiaro: uscito il 28 agosto, L’era glaciale 3 - L’alba dei di­nosauri ha scalato velocissi­mamente le classifiche degli incassi italiani, piazzandosi sorprendentemente al terzo posto assoluto.
Dopo i 42 mi­lioni di euro (62 milioni di dollari) di Titanic e i 31 (46 in USD) de La vita è bella ecco il film d’animazione dello scoiattolo all’eterna ricerca della sua ghianda (insieme ai mastodonti Manny ed Ellie, al bradipo Sid e alla tigre Diego): con l’ul­timo weekend è arrivato alla somma di 29 milioni 402 mila euro d’in­casso (43 milioni 500mila USD). E tutti scommettono che la barriera dei 30 milioni sarà sicuramente raggiunta prima della sua definitiva uscita dagli schermi italiani.
La spiegazione di questo successo, parzialmente inaspettato, non sarebbe corretta se non svelas­simo l’«arma segreta» che il cartoon della Fox ha messo in campo, l’effetto 3D, le cui con­seguenze, se non sono ancora certe sul richiamo del pubbli­co, sono però certissime sui va­lori del botteghino. Perché un biglietto di una sala 3D co­sta mediamente il 30 per cen­to in più di un ingresso nor­male.
Peraltro, se le classifiche dei film fossero fatte (come in Francia) solo sulle presen­ze, L’era glaciale 3 con i suoi 4 milioni e 11 mila spettatori non sarebbe così in alto. At­tualmente sarebbe «solo» al dodicesimo posto, molto lontano dai 7 milioni e 921 mila di Titanic o i 5 milio­ni e 727 de La vita è bella.
Dal "Corriere della Sera" di oggi.

29 settembre 2009

Baarìa scelta italiana per gli Oscar

Sarà Baarìa di Giuseppe Tornatore il candidato italiano all'Oscar per il miglior film straniero. L'Anica, in qualità di rappresentante dell'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, ha deciso così la pellicola che ci rappresenterà oltreoceano.
«Baarìa» ha prevalso su altri quattro film candidati dalle società di produzione: «Fortapasc» di Marco Risi, «Il Grande Sogno» di Michele Placido, «Si può fare» di Giulio Manfredonia e «Vincere» di Marco Bellocchio, e dovrà ora superare altre due selezioni per ottenere la nomination.
La nomina delle cinque pellicole che si contenderanno la statuetta - spiega l'Anica - sarà effettuata il 2 febbraio 2010, mentre la cerimonia di consegna degli 82esimi Oscar si svolgerà il 7 marzo al Kodak Theatre di Los Angeles.

22 settembre 2009

12 minuti per far grande il cinema

Documentario girato dal regista australiano Patrick Hughes e vincitore del Cyber Lion a Cannes, Signs è un vivido esempio di come bastino pochissimi mezzi e una bellissima idea per amare, davvero, il cinema.
Gustiamocelo insieme.

18 settembre 2009

Trailer HD: Avatar

Per chi non l'avesse ancora apprezzato, ecco il trailer ufficiale in HD dell'evento cinematografico più atteso dell'anno 2009.
Ammiriamolo insieme...

15 settembre 2009

In Memoriam: Patrick Swayze (1952-2009)

Come dimenticare la prova di ballo finale in Dirty Dancing, momento in cui Johnny (alias il compianto Patrick) solleva Baby (alias Jennifer Grey) tra gli schiamazzi del pubblico e la soddisfazione dell'audience cinematografica?
Come dimenticare la monetina che il fantasma Patrick fa scorrere sulla porta di casa della disperata Demi Moore, incredula all'altro capo dell'uscio, in Ghost?
Patrick Swayze è e rimarrà nell'immaginario collettivo e nei ricordi di celluloide di tutti noi sostanzialmente per questi due ruoli, nonostante la sua carriera cinematografica sia stata molto più diversificata e ricca di ruoli drammatici o autoironici.
Patrick ci lascia a 57 anni, sconfitto da un cancro al pancreas diagnosticato nel gennaio del 2008: questo tumore è uno dei più letali, con soltanto un malato su dieci che riesce a sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi.
Patrick non ce l'ha fatta.
Addio per sempre, Johnny Boy.

29 agosto 2009

Reservation Road

Ethan Learner è un professore sposato con Grace e padre orgoglioso di Emma e Josh. Dwight Arno è un avvocato separato dalla moglie e padre part-time di Lucas. Sulla Reservation Road si incroceranno i loro destini: Dwight investirà e ucciderà Josh, il figlio di Ethan. Sotto shock e incapace di reagire all'incidente, Dwight fuggirà via, lasciando Ethan a piangere il suo bambino sul ciglio della strada. Dopo i funerali i coniugi Learner proveranno a superare la loro tragedia, ma se Grace guarderà avanti per il bene della piccola Emma, Ethan sarà ossessionato dalla vendetta...
Terry George, dopo lo splendido Hotel Rwanda, porta nuovamente alla ribalta un argomento quanto mai spinoso: l'impunit
à dei colpevoli degli hit-and-run, cioè chi investe qualcuno e poi fugge senza prestare soccorso.
Al contrario del magnifico atto di denuncia che era il film ambientato in Africa, Reservation Road risulta francamente essere una sonora delusione: a parte la buona recitazione tesa e compassata da parte di tutto il cast, il resto lascia insoddisfatti e piuttosto annoiati.
Gravi buchi di sceneggiatura, situazioni improbabili, inspiegabili twist nel plot inficiano fin dal principio un prodotto che avrebbe meritato maggior fortuna: peccato, perch
è il talento di director e cast è assolutamente cristallino.
Visione tranquillamente evitabile, soprattutto per chi non regge le pellicole interamente pervase da quell'incessante, continuo ed opprimente senso di angoscia...

28 agosto 2009

Julie & Julia

Julie Powell (Amy Adams) ha 30 anni, vive nel Queens, ha un monotono lavoro come impiegata del governo: insomma, una trentenne sull'orlo di una crisi esistenziale. Julie decide allora di impiegare il proprio tempo libero nel creare un blog dedicato alle ricette del libro di cucina di Julia Child (Meryl Streep), Mastering the Art of French Cooking: sono in tutto 524, ed in 365 giorni Julie dovrà prepararle tutte, ovviamente attraverso l'ispirazione della stessa Ms. Child, che viene ritratta nei momenti che hanno preceduto la sua fulminante carriera, dal trasferimento a Parigi con il marito Paul (Stanley Tucci) fino alla pubblicazione del libro che ha cambiato in modo radicale l'approccio ai fornelli del popolo d'oltreoceano.
Primo vero film della nuova stagione che riesco a vedere in netto anticipo rispetto all'uscita italiana (23 ottobre), Julie & Julia
racconta come detto due vite (vere) che scorrono parallele, seppur in epoche differenti, legate da un comune denominatore: la voglia di rimettersi in gioco attraverso la passione per la cucina.
Per entrambe, infatti, questo trasporto
è giunto dopo diversi impieghi di anonimo segretariato e di ricerca dei propri reali interessi: se Julia Child è poi diventata la maggior esperta di cucina made in USA, Julie Powell, grazie al suo blog, ha pubblicato un libro che ha dato origine proprio a questo film (insieme all'autobiografia della stessa Ms. Child).
Ma torniamo all'opera cinematografica: Julie & Julia
è una pellicola recitata in modo sublime e con un concept sicuramente azzeccato. Meryl, ancora una volta, dimostra di essere davvero (e questa volta lo intendo seriamente) la più grande attrice di tutti i tempi: forse un po' troppo manierista, forse un po' troppo perfezionista, forse un po' troppo teatrale, ma sicuramente ed incontestabilmente perfetta; a questo punto spero con tutto il cuore che il prossimo febbraio possa giungerle il terzo, sospiratissimo Oscar.
Bravissimi anche Tucci e la Adams (che torna a recitare con Ms. Streep dopo Il dubbio), senza dimenticare Chris Messina (il marito di Julie Powell) e Linda Emond (Simone Beck, la coautrice del libro di Julia Child).
Per quanto riguarda il plot, qualcosa da dire in effetti ci sarebbe, soprattutto inerente la parte centrale della pellicola: un'eccessiva lungaggine nel descrivere episodi ripetitivi ed un po' fini a loro stessi. Questo aspetto, purtroppo, condiziona non poco il mio giudizio, che sarebbe altrimenti stato eccellente.
Julie & Julia rimane comunque un gran bel prodotto, a cui, a mio avviso, manca quel quid per essere davvero considerato un ottimo film: resta in ogni caso assolutamente da vedere, anche solo per apprezzare il riuscitissimo effetto visivo di rendere Meryl Streep alta come la statuaria Julia Child (1,88!)
.

The Time Traveler's Wife

Henry, un bibliotecario di Chicago, a causa di un suo particolare gene, quando é attanagliato dallo stress viaggia nel tempo, senza che lui possa opporsi in nessun modo. Si trova così a vagare tra le diverse epoche anche per lunghi periodi; questo, naturalmente, rischia di mandare all'aria la sua storia d'amore con Clare, la ragazza di cui é follemente innamorato; lei, dal canto suo, ormai rassegnata, non può far altro che aspettarlo...
Trama intrigante ed in parte originale per questa pellicola di Robert Schwentke (Flightplan): l'idea di partenza quindi
è sicuramente intrigante, e per buona parte del plot conferma le pur non altissime aspettative; peccato che il giocattolo abbia una durata limitata, condizionato dal meccanismo eccessivamente ripetitivo e da un'alchimia tra i personaggi principali (bravi comunque) che davvero non convince.
Peccato, perch
è sia Eric Bana che Rachel McAdams si dannano l'anima per risultare convincenti, al pari del resto del cast.
The Time Traveler's Wife risulta pertanto essere un prodotto vedibile, a tratti interessante, ma mai sinceramente commovente (pecca gravissima per una storia simile).
Il film non ha ancora una data di distribuzione ufficiale in Italia: il rischio, dato che entrambi gli attori non hanno attualmente una collocazione di prim'ordine nel panorama attoriale europeo, è che arrivi da noi direttamente al noleggio.
Staremo a vedere...

25 agosto 2009

Beverly Hills Chihuahua

Mah...
Ogni tanto mi chiedo: 1) come facciano a produrre simili boiate, 2) come simili boiate riescano anche a raggranellare incassi decenti (95 milioni di dollari negli USA!!!), 3) come abbia potuto solo pensare di vedere questo (e altri) film per intero. La trama risibile (un chihuahua viziatissimo che si perde in Messico, con conseguenze telefonatissime), il cast praticamente assente e gli effetti speciali sfruttatissimi e stucchevoli trasformano un prodottino che avrebbe anche potuto essere accettabile in un'interminabile sequela di ovvietà, melensaggini e noia.
Anche se siete amanti degli animali, lasciate perdere.

Sunshine

Due anni fa, prima di Slumdog Millionaire e ben dopo Trainspotting e 28 Giorni dopo, Danny Boyle, l'eclettico regista inglese, aveva deciso di tentare l'esperimento sci-fi con questa pellicola simil-catastrofica, visionaria e tendenzialmente apocalittica. Iniziamo a capire l'incipit del film: 2057, il Sole sta morendo. Il genere umano, prossimo alla completa estinzione, ripone le sue ultime speranze nell'Icarus II, una nave spaziale armata con un ordigno nucleare necessario per riattivare la stella. Durante il viaggio, l'equipaggio riceve però un misterioso segnale proveniente dall'Icarus I, scomparsa in una missione analoga sette anni prima a causa di un incidente… Un po' Star Trek, un po' Alien, un po' Solaris, con contaminazioni di Mission to Mars e 2001 - Odissea nello spazio: a conti fatti, troppo. Ed infatti per commentare questo prodotto molto ben congegnato ma che vira verso il ridicolo involontario per le eccessive intenzioni del regista, utilizzo le parole di Federico Raponi da FilmUP.com, con le quali mi trovo d'accordo in toto: "D'accordo che gli astronauti sono provati dalla prolungata permanenza a bordo, però sembrano tutt'altro fuorchè professionisti: si azzuffano, urlano litigando, si accusano reciprocamente, hanno dialoghi banali, si disperano terrorizzati, prendono sedativi per non suicidarsi, restano stupefatti come bambini. Rispetto poi ai canoni del genere, la claustrofobia limita l'attrattiva del vuoto cosmico, dei lenti movimenti delle astronavi, della maestosità dei corpi celesti. Boyle esaudisce il personale desiderio di visioni, ma con un roboante miscuglio squinternato che aggiunge thriller, azione, horror. Nel continuo di incidenti e scelte drastiche, sangue e sudore, ustioni e congelamenti, pelle polverizzata e frantumazione d'arti, il film si fa catastrofico e con un andamento forsennato corre verso il ridicolo, inseguito da un pazzo - preda di farneticazioni misticheggianti apocalittico-messianiche - dotato di una resistenza sovrannaturale."
Come detto prima, troppo.
L'idea ed il tentativo di realizzarla meritano comunque la visione.

Mostri contro Alieni

Nel giorno del suo matrimonio Susan, fidanzata a un cinico e ambizioso metereologo televisivo, viene colpita da un meteorite, crescendo a dismisura. Placcata dall'esercito degli Stati Uniti d'America, la sposa viene condotta in un carcere di massima sicurezza. Mentre Susan prova ad abituarsi alle sue nuove dimensioni e a fare amicizia con quattro creature mostruose e irresistibili, un'astronave, aliena e monoculare, atterra sul nostro pianeta, rifiuta le proposte pacifiche di Mr. President e spazza via il comitato di accoglienza. Il governo, allarmato dalla presenza aliena, chiede aiuto al generale Monger e al suo specialissimo reparto di mostri. Spetterà a loro, guidati dall'impavida Susan, eroina ordinaria in condizioni straordinarie, combattere il macrocefalo Gallaxhar e il suo esercito di replicanti, salvando la Terra dall'invasione.
Prodotto dalla DreamWorks Animation per la visione in 3D (di cui non ho beneficiato, avendolo visto in aereo), Monsters vs Aliens è un cartoon sicuramente non epocale e lontanissimo dalle vette della Pixar Animation; resta comunque una pellicola ben realizzata, con una struttura narrativa accettabile e con almeno un paio di personaggi riusciti: su tutti la massa gelatinosa blu simile ad un blob (che infatti si chiama B.O.B.), che rappresenta il vero perno comico del film.
Da recuperare senza fretta, ma con un briciolo di curiosit
à.

27 Volte... in bianco (27 Dresses)

Commedia di inizio 2008 che negli Stati Uniti ha raggiunto la ragguardevole cifra di circa 77 milioni di dollari d'incasso, 27 Dresses (molto meglio il titolo originale: quello italiano è fuorviante) è un prodotto appena gradevole, a tratti simpatico, in larga parte poco originale, ma soprattutto con una caratteristica (a mio opinabilissimo parere) che lo contraddistingue fin dal principio: una protagonista non simpatica, priva di carisma, bella ma poco affascinante e, dulcis in fundo, con dubbie capacità recitative. Katherine Heigl, infatti, sarà anche uno dei pilastri di Grey's Anatomy, ma sul grande schermo è decisamente un'altra cosa.
La trama, in due parole: Jane (la Heigl) è una ragazza romantica e generosa, anche troppo a volte, follemente innamorata del suo capo e dei matrimoni. La sua passione per le cerimonie nuziali è talmente forte che finora ha partecipato a ben 27 matrimoni in 'veste' di damigella e tiene custoditi nell'armadio tutti i "bellissimi" abiti indossati di volta in volta. Questo in attesa del giorno in cui arriverà finalmente il 'suo' giorno più bello, magari insieme all'uomo dei suoi sogni...
Discreto il resto del cast: su tutti la bravissima e simpaticissima Judy Greer, che spero possa avere presto un ruolo da protagonista.
In conclusione, un prodottino vedibile: ma non dannatevi l'anima per recuperarlo.

21 agosto 2009

Avatar: il trailer in anteprima mondiale

A poche ore dalla proiezione delle prime immagini del film a Rimini è uscito ieri in anteprima mondiale su MYmovies.it il trailer italiano di Avatar, il film scritto e ideato da James Cameron. Nonostante il trailer sia in 2D si riesce a percepire la profondità delle immagini grazie all'utilizzo del Reality Camera System creato da Cameron per girare il film in 3D, che usa in un unico corpo macchina due cineprese ad alta definizione. Le scene d'azione del film si prospettano spettacolari, e le ambientazioni e i personaggi generati tramite il computer con la motion capture animation si integrano perfettamente con le immagini live action, grazie soprattutto alla tecnologia creata da Cameron che gli dà un aspetto più realistico rispetto a quello presente in molte altre pellicole che avevano tentato, con risultati dubbi, di sfruttare questa difficile integrazione.
La pellicola sarà distribuita nei cinema italiani dal 18 dicembre.

20 agosto 2009

La stagione di celluloide 2009-2010 in dieci film

2009-10: che stagione cinematografica sarà?
Cerco di condensarla con gli assaggi di dieci pellicole che attendo particolarmente, per differenti ragioni.
Vedremo sicuramente importanti conferme (la Pixar con Up, Almodóvar e il suo Abrazos Rotos, Public Enemies di Michael Mann), rientri eclatanti (James Cameron e il suo attesissimo Avatar), grandi star nuovamente alla ribalta (Meryl Streep in Julie & Julia; Michelle Pfeiffer in Chéri), le ultime fatiche di chi ci ha lasciato troppo presto (Heath Ledger nel mondo visionario del Dottor Parnassus), miti della storia e della letteratura (Sherlock Holmes con Robert Downey Jr.; Dorian Gray di Oliver Parker e Alice in Wonderland rivisto da Tim Burton) e, si spera, tanti altri titoli che potrebbero farmi riconciliare con la settima arte. Perchè, a dirla tutta, questa nuova stagione sembra davvero prodiga di qualità.

Trailer: Dorian Gray

Regia: Oliver Parker.
Con: Ben Barnes, Colin Firth, Ben Chaplin.
Note: il regista purtroppo non è a mio avviso un asso del mestiere, ma l'ultima trasposizione di uno dei più grandi libri mai scritti nella storia della letteratura moderna merita la visione. In Italia lo vedremo a fine ottobre.

Trailer: Los Abrazos Rotos

Regia: Pedro Almodóvar.
Con: Penélope Cruz, Lluís Homar.
Note: la nuova stella del cinema spagnolo nell'ultima fatica del grandissimo Pedro; in uscita in Italia ad inizio ottobre.

Trailer: Public Enemies

Regia: Michael Mann.
Con: Johnny Depp, Christian Bale, James Russo.
Note: in uscita a metà novembre nel nostro paese, non dovrebbe deludere; d'altronde Mann è sempre un'altissima garanzia di qualità.

Trailer: The Imaginarium of Doctor Parnassus

Regia: Terry Gilliam.
Con: Heath Ledger, Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law.
Note: ultimo film di Ledger prima della prematura scomparsa, uscirà in Italia a metà ottobre, con ben due mesi d'anticipo sull'uscita USA.

Teaser: Avatar

Regia: James Cameron.
Con: Sam Worthington, Sigourney Weaver, Zoe Saldana.
Note: la pellicola più attesa del 2009 (in uscita poco prima di Natale in tutto il mondo) dal regista più "over" di tutti i tempi, che torna dopo 12 anni, cioè dal successo interplanetario di Titanic.
Trivia: il trailer ufficiale dovrebbe FINALMENTE comparire in questi giorni...

Trailer: Alice in Wonderland

Regia: Tim Burton.
Con: Johnny Depp, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter.
Note: semplicemente il film evento della primavera 2010 (lancio worldwide il 5 marzo).

Trailer: Sherlock Holmes

Regia: Guy Ritchie.
Con: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams.
Note: dall'ex di Madonna la nuova trasposizione del detective d'Albione, in uscita a Natale.

Trailer: Julie & Julia

Regia: Nora Ephron.
Con: Meryl Streep, Amy Adams.
Note: tratto dal libro della blogger Julie Powell, esce in Italia il 23 ottobre.

Trailer: Chéri

Regia: Stephen Frears.
Con: Michelle Pfeiffer, Kathy Bates, Rupert Friend.
Note: tratto dalla novella di Colette, esce il 28 agosto in Italia.

Trailer: Up

Regia: Pete Docter, Bob Peterson.
Note: sarà, non ho alcun dubbio al riguardo, l'ennesimo capolavoro della Pixar, atteso in Italia a metà ottobre.

02 agosto 2009

Mater Langæ

No, non è il titolo di un film.
E' il nome di un'opera letteraria sconosciuta al grande pubblico, ma decisamente meritevole di pubblicazione, scritta da un talentuoso autore piemontese che ho il privilegio di conoscere, dato che si tratta di un carissimo amico. Il suo nome è Luca Garrone, e grazie a lui e al suo manoscritto mi concedo una piacevole divagazione dall'abituale mondo di celluloide.
Devo innanzitutto a Luca le mie più sentite personalissime scuse per il ritardo con cui scrivo queste parole di commento, ma so che dall'alto della sua infinita pazienza mi perdonerà.
Tornando all'opera, posso subito affermare che Mater Langæ è più che altro un'esperienza. Anzi, come dice lo stesso autore citando Chatwin, un cammino.
Un cammino che nel Libro Primo ci riporta al diciassettesimo secolo e ci proietta con incredibile veridicità alle vite e al vissuto di chi abitava questa splendida porzione di collina piemontese che sono, appunto, le Langhe. Nel Libro Secondo, invece, l'obiettivo dell'autore si restringe e si concentra sulla vita e sul vissuto del protagonista, un'incrocio tra Christopher McCandless e Frodo Baggins.
Non ho citato a caso il carattere più famoso della fantasia di Tolkien. L'ho fatto perchè, a mio avviso, seppur con il dovuto rispetto e la necessaria riverenza, Luca e Mr. Lord of the Rings hanno in comune un fondamentale aspetto che pervade entrambe le opere in egual (relativamente parlando) misura: la preparazione.
Mater Langæ e Il Signore degli Anelli sono infatti il prodotto di anni di approfondita documentazione e certosina raccolta di dati: con questo non voglio certo paragonarli - Luca mi direbbe che sono pazzo - ma resto convinto che l'approccio che ha portato ad entrambi i risultati sia stato il medesimo.
Mater Langæ, quindi, non è un libro per il grande pubblico, per i lettori di Sophie Kinsella (con rispetto parlando) o per chi guarda (e si diverte) i cinepanettoni: è, come detto, un'esperienza, una dichiarazione d'amore nei confronti di una terra che viene vista come protettrice, vendicatrice, dolce conquistatrice, triste mietitrice.
E' la storia della presa di coscienza di un ragazzo che diventa uomo insieme ad un luogo e ad un ambiente, e non all'interno di essi. E', forse ed in parte, la storia di ognuno di noi.
Sperando che Luca trovi presto il modo per far pubblicare questo suo grandissimo sforzo letterario, vorrei solo dire a tutti quelli che leggono questo blog che l'autore e il gruppo dedicato a Mater Langæ sono attivi su Facebook: quindi, se vi fa piacere, potete iscrivervi e saperne di più sul nuovo Tolkien e sulla nostra magnifica terra.