23 novembre 2007

In memoria di Marco (1984-2007)

Marco era un ragazzo completamente fuori da ogni schema e da ogni contesto.
Quando, due anni fa circa, è venuto in azienda per il suo primo colloquio conoscitivo, aveva addosso un completo beige chiaro e una cravatta marrone. A noi è piaciuto subito, soprattutto perchè, al termine dell'intervista, ha chiesto se poteva vestirsi diversamente, per l'attività di tutti i giorni...
Marco arrivava in ritardo, non si ricordava le date dei meeting, ogni tanto rimaneva a casa e nessuno sapeva dove fosse finito.
Però al lavoro non c'era una persona che si lamentasse di Marco.
E nemmeno fuori.
E se in qualsiasi occasione Marco non c'era, la sua assenza era immediatamente notata.
Perchè Marco era un puro, un ragazzo che si comportava da ragazzo, una persona che sapeva divertirsi e far divertire, ed era impossibile non volergli bene.
Marco non c'è più.
Una maledetta fatalità ce l'ha portato via.
E io non riesco a darmi pace.
Marco, addio.

18 novembre 2007

Transformers

Dopo un'ora di film, stupito, mi sono permesso di chiedere al mio amico Fabio, amante come me della settima arte, di ricordarmi chi fosse il regista di questa mega-produzione. Perchè l'ho fatto? Davvero non avevo parole per definire quanto gradevole fosse il risultato fino a quel momento. La risposta è stata: Michael Bay. A quel punto orrende streghe del passato (The Rock, Armageddon, Pearl Harbor) hanno iniziato a volteggiare nei miei pensieri, fino all'inevitabile conseguenza: di lì a dieci minuti Transformers ha iniziato una discesa agli inferi così vertiginosa da piombare, scolasticamente parlando, da un lusinghiero 7,5 ad un catastrofico 4.
E al termine è scomparso anche il rimpianto di non aver saputo continuare sulla falsariga dei primi sessanta minuti: l'indole distruttiva di Bay ha colpito anche stavolta.
Cos'altro aggiungere: effetti visivi mirabolanti, un protagonista simpatico (Shia LaBeouf), una compagna d'avventure strepitosamente sexy (Megan Fox) e una dose elefantina di noia.
Michael, per cortesia passa ...all'hardcore.

The Bourne Ultimatum

Dal talento e dalla visionarietà di Paul Greengrass, regista di United 93, arriva il terzo (ed ultimo) capitolo della spy-saga di Jason Bourne, smemorato esecutore al soldo dei servizi segreti americani: un terzo episodio sicuramente girato con mestiere ed abilità, ma che non convince fino in fondo, nonostante la critica statunitense abbia tentato di farlo passare come "a knockout roller-coaster ride custom-made for adrenaline junkies, it’s easily the savviest and most satisfying spy movie in years, besting both of its preceding Bournes -- Identity and Supremacy" (Rex Reed, New York Observer) o addirittura "a great action movie, exhilarating and neatly crafted, the kind of picture that will still look good 20 or 30 years from now" (Stephanie Zacharek, Salon.com).
Mi fa comunque molto piacere che alcuni nomi di tutto rispetto la pensino esattamente come me; Paul Schrodt, Slant Magazine dice, in breve, che la pellicola è "with lots of hi-fi energy but, strangely, very little feeling", e non potrei essere più d'accordo.
Stephen Hunter del Washington Post rincara la dose asserendo che il film "is frenetic to the point of crazy while achieving a mark that barely exceeds mediocre"; ma la recensione tutta da leggere è quella di Steve Rhodes, Internet Reviews, da cui estrapolo ciò che rappresenta la mia esatta visione di questo prodotto: "if you do go to see this thinly scripted and very repetitive action film, bring your seasickness pills [because of the heavy use of the "shakycam"]".
In definitiva, non c'è molto altro da aggiungere: adrenalina a go-go, scene d'azione assolutamente strabilianti, attori credibili e tesi al punto giusto (menzione per Julia Stiles), cast tecnico eccellente. Eppure di questo rutilante montaggio di inseguimenti, sparatorie, scazzottate e omicidi rimane ben poco.
Meglio rivedersi il capitolo che ha dato il via alla serie e consigliare a Greengrass ciò che, saggiamente, suggerisce Danny Minton del Beaumont Journal: "will someone get this man a steadicam?"...
Per chi si accontenta.

12 novembre 2007

Good Bye Lenin!

Pellicola tedesca di quattro anni fa molto apprezzata dalla critica, Good Bye Lenin! è un prodotto sicuramente interessante, a tratti esilarante, indubbiamente originale ma anche un po' sopravvalutato e furbetto.
L'incipit: abbandonata dal marito fuggito all'Ovest, Christiane, fervente socialista berlinese, si dedica anima e corpo alla politica ed alla causa della DDR. Caduta in coma nel settembre 1989, si risveglia 8 mesi dopo, ma in questo lasso di tempo il mondo attorno a lei è cambiato: il paese si è riunificato, il muro di Berlino è caduto e il governo socialista non esiste più. Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, il figlio, confidando nel fatto che la madre deve restare a riposo per molto tempo,"ricrea" la DDR all'interno del proprio appartamento...
Come si può evincere, un plot sicuramente accattivante: peccato che, dopo una prima parte divertente e che vira decisamente sulla commedia, il regista punti dichiaratamente al melodramma vero e proprio, sconfessando parzialmente i buoni propositi dell'avvio.
Bravi comunque gli attori e credibile la ricostruzione dell'epoca.
Incompiuto, ma ugualmente da vedere.

04 novembre 2007

Elizabeth: the Golden Age

Squadra che vince non si cambia, si dice.
E così, a parte qualche (poco significativa) variazione, la produzione di questo secondo capitolo elisabettiano ha confermato regista, sceneggiatore, attori principali, montatore, direttore della fotografia e, più che giustamente, l'unico (meritatissimo) Oscar che il film del 1998 era riuscito ad aggiudicarsi, e cioè la truccatrice Jenny Shircore.
La scelta si è rivelata sostanzialmente azzeccata, anche se nell'insieme il risultato sembra essere piuttosto distante dai fasti dell'atto primo.
Per carità, Cate Blanchett è al solito bravissima (purtroppo mal supportata da un cast svogliato); le scenografie, i costumi e (nuovamente) il trucco sono in confezione lusso; la sceneggiatura, soprattutto nella seconda parte, regge. Quello che manca, probabilmente, è l'effetto sorpresa della prima pellicola: la stranita performance di una semi-sconosciuta attrice australiana, le strepitose musiche di David Hirschfelder (peraltro riprese da Craig Armstrong in quella che forse è la scena più bella del film) e la cruda, realistica, necessaria trasposizione storica (qui ridotta ad un paio di esecuzioni).
Cosa proprio non convince è il triangolo amoroso tra la monarca, Sir Walter Raleigh (uno spaesato Clive Owen) e la cortigiana Elizabeth Throckmorton (l'astro nascente Abbie Cornish), prediletta dalla sovrana: regista e screenwriter indugiano troppo sulle situazioni (velate o meno) che vedono sbocciare l'amore vero (tra il "pirata" e la cortigiana) e quello non corrisposto (tra Elisabetta e Sir Raleigh), e relegano alla mezz'ora finale l'epica sconfitta dell'Armada iberica, che avrebbe senza alcun dubbio meritato più spazio.
Più che riuscita invece la trasfigurazione di una regina che, pur desiderando disperatamente tornare ad essere una donna, riesce a realizzarsi come guerriera e regnante di un popolo che ama più di ogni istinto materno o sessuale.
In sostanza un film da vedere, senza aspettative troppo elevate, anche solo per godere della glaciale maestria di una delle migliori attrici del nostro tempo.

03 novembre 2007

European Film Awards 2007 - Le candidature

Dopo la colpevolissima dimenticanza del 2006, anno in cui ho pubblicato le nomination a questo premio ma ho clamorosamente mancato di segnalarne i vincitori, cercherò assolutamente di rifarmi, iniziando ovviamente dalle appena annunciate candidature inerenti l'anno 2007.
Poche sorprese e Italia finalmente presente, anche se non nel premio più ambito, e cioè quello per la miglior pellicola: Tornatore e il suo La sconosciuta portano a casa tre nominees, oltre ad Elio Germano che, un po' a sorpresa, è stato candidato quale miglior interprete per il suo ruolo in Mio fratello è figlio unico.
Le statuette saranno assegnate il prossimo 1° dicembre a Berlino.
Di seguito le categorie principali.

EUROPEAN FILM 2007
4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE (Romania)
directed by Cristian Mungiu
AUF DER ANDEREN SEITE (Germany/Turkey)
directed by Fatih Akin
THE LAST KING OF SCOTLAND (UK)
directed by Kevin Macdonald
LA MÔME (France/Czech Republic/UK)
directed by Olivier Dahan
PERSEPOLIS (France)
directed by Marjane Satrapi & Vincent Paronnaud
THE QUEEN (UK/France/Italy)
directed by Stephen Frears

EUROPEAN DIRECTOR 2007
Fatih Akin for AUF DER ANDEREN SEITE
Roy Andersson for DU LEVANDE
Stephen Frears for THE QUEEN
Kevin Macdonald for THE LAST KING OF SCOTLAND
Cristian Mungiu for 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE
Giuseppe Tornatore for LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN ACTRESS 2007
Marion Cotillard in LA MÔME
Marianne Faithfull in IRINA PALM
Carice van Houten in ZWARTBOEK
Anamaria Marinca in 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE
Helen Mirren in THE QUEEN
Ksenia Rappoport in LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN ACTOR 2007
Sasson Gabai in BIKUR HATIZMORET
Elio Germano in MIO FRATELLO É FIGLIO UNICO
James McAvoy in THE LAST KING OF SCOTLAND
Miki Manojlovic in IRINA PALM
Michel Piccoli in BELLE TOUJOURS
Ben Whishaw in DAS PARFUM

EUROPEAN CINEMATOGRAPHER 2007
Anthony Dod Mantle for THE LAST KING OF SCOTLAND
Frank Griebe for DAS PARFUM
Mikhail Krichman for IZGNANIE
Fabio Zamarion for LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN SCREENWRITER 2007
Fatih Akin for AUF DER ANDEREN SEITE
Eran Kolirin for BIKUR HATIZMORET
Peter Morgan for THE QUEEN
Cristian Mungiu for 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE

EUROPEAN COMPOSER 2007
Alexandre Desplat for THE QUEEN
Alex Heffes for THE LAST KING OF SCOTLAND
Dejan Pejovic for GUCHA
Tom Tykwer, Johnny Klimek & Reinhold Heil for DAS PARFUM

02 novembre 2007

Inverno alternativo al cinema

Con l'avvicinarsi dell'inverno, ecco qualche consiglio inerente la nuova stagione cinematografica off, quella cioè che non gode delle luci della ribalta e dei battage pubblicitari martellanti e fracassoni.

MARGOT AT THE WEDDING
Regia: Noah Baumbach
Interpreti: Nicole Kidman, Jennifer Jason Leigh
In breve: diretta dall'acclamato regista de Il calamaro e la balena, con un ottimo cast di comprimari quali Jack Black, John Turturro e Ciarán Hinds, è una dramedy d’ambientazione familiare, con due sorelle, la Kidman e la Leigh, molto diverse tra loro: una superattiva ed altoborghese con figlioletto a carico, l’altra placida e riflessiva con gravi problemi relazionali.

THE SAVAGES
Regia: Tamara Jenkins
Interpreti: Laura Linney, Philip Seymour Hoffman
In breve: due fratelli sono improvvisamente costretti ad occuparsi del padre anziano e malato, con cui non hanno rapporti da anni. E nessuno dei due sembra troppo allegro al pensiero.
Già apprezzatissimo dalla critica indipendente made in USA, sembra avvalersi di una Laura Linney strepitosa.

EVENING
Regia: Lajos Koltai
Interpreti: Claire Danes, Toni Collette, Patrick Wilson
In breve: un cast stellare per un dramma dal respiro romantico che in America non ha avuto alcun successo al botteghino (e che quasi sicuramente sarà apprezzato nel vecchio continente...).
Tra gli (altri) interpreti: Natasha Richardson, Vanessa Redgrave (!), Glenn Close (!!) e Meryl Streep (!!!). Da non perdere, comunque.

PENELOPE
Regia: Mark Palansky
Interpreti: Christina Ricci, James McAvoy, Reese Witherspoon
In breve: moderna fiaba offbeat sul desiderio d'amore di una ragazza affetta da una grave malformazione al viso, che sembra trovare il Principe Azzurro in un coetaneo non proprio accomodante...
Bloccato da svariate difficoltà distributive, dovrebbe finalmente uscire attorno a Natale, sia in America che in Europa.

THE JANE AUSTEN BOOK CLUB
Regia: Robin Swicord
Interpreti: Maria Bello, Emily Blunt, Amy Brenneman
In breve: cinque donne californiane (...e un ragazzo) e una passione comune che è più che altro un pretesto per vedersi e raccontarsi reciprocamente le proprie vite, che nel loro evolversi sembrano assomigliare sempre più a quelle dei personaggi creati dalla loro beniamina... Nel cast anche Kathy Baker e Kevin Zegers.

01 novembre 2007

Ratatouille

Francamente, non ho più parole.
La Pixar, ancora una volta, centra l'obiettivo dell'eccellenza e con Ratatouille riesce addirittura a superare vette di perfezione e nitidezza visive mai raggiunte in precedenza.
Saltando a piè pari i dettagli della trama, tutta da scoprire, mi affido alla sapiente opinione di Elisa Giulidori dal sito FilmUp.com, che ha saputo sintetizzare in modo esemplare il mio giudizio medesimo: "la vicenda del ratto che volle farsi cuoco ha un ritmo e una verve irresistibili, che faranno ridere moltissimo i bambini ma che conquisteranno anche gli adulti con una storia intelligente, originale e creativa. La sceneggiatura è scritta benissimo, e divertendo tocca temi non banali: la volontà di affermare sè stessi, l’importanza della famiglia, la discriminazione femminile, l’importanza di apprezzare ciò che ci circonda, non ingoiando distrattamente tutto ciò che ci viene dato, ma gustando e assaporando lentamente. Niente è inserito forzatamente nella narrazione, non ci sono momenti morti, né personaggi o avvenimenti inutili."
Per non parlare dell'aspetto tecnico: "la realizzazione della pellicola è impressionante. La colonia di ratti che deve scappare dalla casa che sta crollando è fin troppo realistica: i movimenti, i peli della pelliccia sono realizzati con una tale precisione che sconcertano. Le scene di inseguimento nella cucina con una visuale a livello topo sono fantastiche, con un ritmo incalzante e mozzafiato." Doveroso aggiungere anche una nota di commento sui fondali parigini, assolutamente strabilianti, da togliere il respiro.
Insomma, ancora una volta, un autentico gioiello animato da cineteca.
L'appuntamento è ora per il 27 giugno 2008, data americana della release di Wall-E, prossimo lungometraggio Pixar, che tornerà a parlare dei robot e della loro presunta anima...

Invasion

Poche, pochissime parole.
E un solo concetto: questo (inutile) remake non doveva neanche superare la fase progettuale.
Francamente non mi interessava né la storia né il genere, ma sono corso al cinema a vedere questa (ignobile) pellicola nei panni della più ingenua delle allodole di fronte al proprio specchietto per eccellenza: la "mia" Nicole.
Ebbene, neanche la sua presenza (purtroppo) è servita ad innalzare anche solo di un millimetro l'infimo livello raggiunto da questa porcheria di celluloide.
Plot risibile, attori svogliati (a parte la Kidman, che si danna l'anima per rendere credibile il suo personaggio), regia dilettantesca, incedere soporifero.
Una tragedia: lasciate perdere.

Stardust

Magico, pieno di incongruenze, divertentissimo, sfilacciato, appassionante, incompiuto e ...ancora magico.
Questo è, in sintesi, Stardust.
Un film che stenta un po' a decollare nonostante la bravura degli interpreti, ma che poi avvolge lo spettatore in un vorticoso susseguirsi di eventi più o meno spettacolari che alla fine servono da corollario al vero protagonista di questa fiaba, l'Amore. Già, perchè da qualsiasi angolazione la si guardi, la storia gravita sul sentimento per eccellenza e lo fa in maniera piacevole, originale e coinvolgente.
Ma andiamo con ordine.
In poche parole, l'incipit: Tristan, diciottenne innamorato, per conquistare il cuore della bella e superficiale Victoria, promette di portarle in dono una stella caduta. L'astro, toccato il suolo, è in realtà diventato una giovane e bellissima ragazza di nome Yvaine. Tristan troverà sì la stella, ma da quel momento dovrà fare i conti con una serie di malvagi personaggi che faranno di tutto per accaparrarsi la grazia e la giovinezza di Yvaine. Tra intrighi, fatture, disavventure e colpi di scena i giovani eroi finiranno anche per attraversare la strada del “terribile” pirata Capitan Shakespeare...
Come si può evincere dal breve riassunto iniziale, svariati erano i rischi (déjà vu, banalità, scarso interesse verso la pellicola); ebbene, a livello generale, posso tranquillamente affermare che tutte queste presunte trappole narrative sono state (più o meno) smarcate grazie all'inserimento di un fattore sicuramente poco sfruttato in questo genere cinematografico: l'ironia. A tratti irresistibile, è il vero sparring partner di tutti gli accadimenti, con buona pace di chi si era già affrettato a screditare il film per manifesta latenza di afflato epico.
Non c'è solo il divertimento, peraltro. Le poche situazioni drammatiche vengono affrontate con mestiere dal regista (e sceneggiatore) Matthew Vaughn (alla sua seconda fatica) e descritte con credibilità dalla co-sceneggiatrice Jane Goldman.
Capitolo a parte merita poi il cast, a dir poco stellare a cominciare dai protagonisti: Claire Danes è una Stella della Sera di raro splendore ed intensità, mentre il quasi esordiente Charlie Cox (Tristan) è un concentrato di energia ed espressività; ma sono i caratteristi di contorno a strappare i veri applausi: una perfida ed agghiacciante Michelle Pfeiffer, uno spassoso Rupert Everett, ma soprattutto un geniale Robert De Niro, ancora capace di sorprendere (e sorprendersi) nell'interpretazione di un pirata con più di uno scheletro nell'armadio...
Strepitoso il supporto tecnico ed adeguate le musiche di Ilan Eshkeri.
In chiusura, una piccola nota polemica: facendo seguito allo scarso successo al botteghino USA, alcuni (spocchiosi) critici d'oltreoceano hanno liquidato il film come "svogliato prodotto adolescenziale": se la pensano davvero così, a mio modesto avviso significa che è purtroppo vero che gli opinionisti made in USA ormai usano i complimenti solo ed esclusivamente per la ristretta cerchia dei registi e produttori ...sopra i 100 milioni di dollari. Che tristezza.

Lezioni di volo

Pollo e Curry, due adolescenti romani appena bocciati all'esame di maturità, per tentare una via di fuga dalla loro vita, troppo vuota e passiva, si inventano, agli occhi dei rispettivi genitori, che Curry (un ragazzo indiano adottato) è in crisi di identità e ha bisogno di tornare alla sua terra d'origine per scoprire le sue radici... Il viaggio, iniziato tra hotel di lusso e sguardi distaccati, viene stravolto dal furto di tutti i loro averi, documenti compresi. L'incontro con Chiara (un'intensissima Giovanna Mezzogiorno), assistente sanitaria di un'organizzazione internazionale, segnerà l'inizio di un nuovo viaggio che li porterà a spiccare il volo verso l'età adulta.
Trama senza particolari originalità in questa nuova pellicola di Francesca Archibugi, ma risultato sicuramente soddisfacente, nonostante un forte disequilibrio tra i vari contesti narrativi: la presa di coscienza di Curry, la relazione tra Pollo e Chiara e i rapporti tra i genitori rimasti a Roma. Se gli ultimi due sono infatti stereotipati ed anche un po' affrettati, il primo è descritto dalla regista romana con levità e realismo: l'India non è assolutamente da cartolina e neppure un girone dell'Inferno dantesco, bensì quello che ci si potrebbe attendere se la si guardasse con occhio attento e rispettoso.
Come già sottolineato, bravi la Mezzogiorno e Tom Angel Karumathy (Curry), mediocri gli altri interpreti. Ottimo il cast tecnico, un po' dozzinali le musiche.
Per una serata d'intrattenimento ...con riflessione.

La famiglia omicidi

Riconciliante.
In un semplice aggettivo l'essenza di questo gradevole film British-style d'altri tempi: ben recitato, piuttosto ben scritto, senza eccessi e senza fronzoli. Sì, forse un po' lento nell'incedere e nel direzionarsi verso un vero e proprio genere, tuttavia un prodotto davvero rigenerante.
Il pregio di Keeping Mum (questo il titolo originale) non sta infatti nel cercare ribalta fracassona (nonostante un cast d'eccellenza, su cui svetta una monumentale Maggie Smith), ma nel sottolineare la gioia dell'understatement, del controllo e dell'amabile (e un po' snob) comicità d'oltremanica.
Il plot è decisamente interessante: Walter Goodfellow (un sorprendente Rowan Atkinson, alias Mr. Bean), volenteroso vicario della parrocchia di Little Wallop, è così ossessionato dalla preparazione del sermone perfetto da non accorgersi che la sua vita familiare sta andando a rotoli. La moglie Gloria ha una relazione extraconiugale, la figlia Holly cambia un fidanzato a settimana, e il figlio Petey è il capro espiatorio dei bulli della scuola. Poi arriva Grace (la Smith), perfetta risposta alle preghiere della famiglia: la nuova governante è una dolce e vecchia signora dai capelli grigi che risolverà i vari impicci dei Goodfellow ...alla sua maniera.
Peccato per qualche lentezza di troppo ed un paio di personaggi totalmente fuori contesto: per il resto, come già detto, un altro bell'esempio di cinema medio, godibile ed altamente professionale.
Consigliato soprattutto agli estimatori dell'inarrivabile Dame Maggie.

23 ottobre 2007

Casalinghe disperate atto quarto

Colpevolmente in ritardo, colgo un'estemporanea occasione per sottolineare che la quarta stagione del tv show per eccellenza è finalmente iniziata sugli schermi USA.
A dicembre la vedremo anche in Italia, ovviamente sul satellite.
Good luck girls!

01 ottobre 2007

Addio Miss Moneypenny!

All'età di 80 anni, nell'ospedale australiano di Fremantle, è mancata l'attrice canadese Lois Maxwell, conosciuta in tutto il mondo come Miss Moneypenny, la solerte ed ironica segretaria di James Bond. Per più di vent'anni ha interpretato questo ruolo-simbolo nella serie cinematografica dell'agente segreto più famoso del pianeta, e possiamo tranquillamente affermare che 007 oggi è un po' più solo...

18 settembre 2007

Il mio miglior nemico

Mah...
Diciamo sempre che il cinema italiano è in crisi.
Ci lamentiamo delle solite facce, dei soliti registi, delle solite sceneggiature.
E poi?
Riutilizziamo alcune storiche gag di un Verdone che è stato grande, piazziamo la faccetta simpatica e un po' sbruffoncella dell'onnipresente Muccino junior e condiamo il tutto con uno script senza capo né coda, che fa il verso a Muccino senior e l'occhiolino a Virzì, ottenendo un prodotto scialbo, inconcludente e francamente incomprensibile, sempre a metà tra commedia e spaccato generazionale.
Peccato, perchè l'idea di partenza era buona (rovina la vita a chi ha rovinato la tua), Verdone fa veramente di tutto per rendere credibile il suo personaggio, e la freschezza di Ana Caterina Morariu per un po' cattura l'attenzione. Poi, il baratro.
Illudiamoci quindi che il cinema italiano non sia in crisi e che esistano nuove risorse: illudiamoci fino in fondo, magari arriveremo a crederci...

I Fantastici Quattro e Silver Surfer

Non credo di aver la forza di trovare aggettivi adatti ad un simile scempio cinematografico: questo film è infatti il nulla, parlando strettamente di settima arte.
Se lo si considera un (lungo e noioso) videoclip, allora potremmo affermare che il risultato si attiene alle aspettative di produttori e regista.
Inutile aggiungere che mai avrei visto questa pellicola, se non mi fosse stata gentilmente offerta da British Airways in qualità di "prima visione"...
In sostanza: lasciate perdere. E soprattutto lascino perdere i fan storici del fumetto.
Period.

Bobby

Semplice e intenso.
Due definizioni che sembrano stridere ma che vestono alla perfezione la bella pellicola di Emilio Estevez, dedicata ad uno dei possibili presidenti degli Stati Uniti d'America più amati di sempre, Robert Kennedy, ucciso in un folle attentato la sera del 6 giugno 1968 all'hotel Ambassador di Los Angeles.
E proprio durante questa tragica serata, in questo ormai tristemente noto hotel, è ambientata tutta la vicenda di Bobby, amaro spaccato d'altri tempi e alt(r)e speranze. Persone, tante persone, legate in qualche modo alla presenza del senatore nell'albergo, che si emozionano, che vengono tradite, che cercano ancora un'occasione, che sperimentano, che desiderano evitare l'incombente guerra in Vietnam o che semplicemente sfuggono alla routine d'ogni giorno: tutte, ognuna a suo modo, subiranno indelebilmente quell'assurdo omicidio.
Il principale merito di Estevez non sta però nella descrizione degli avvenimenti legati alla cronaca (ridondanti, stucchevoli ed eccessivamente oleografiche le immagini di repertorio), ma nel ritratto psicologico dei personaggi nei momenti immediatamente precedenti, pervasi da una sorta di latente pessimismo che inevitabilmente coinvolge lo spettatore fino alla mera ansia.
Più che meritevole il cast, se si eccettuano Hopkins e Belafonte, troppo macchiettistici, e un'irritante Demi Moore, che non riesce neanche più a dipingere il ritratto di un carattere che potrebbe essere il suo; strepitosa, invece, e aggiungo come di consueto quando si tratta di parti che contano, Sharon Stone.
Un film sicuramente da vedere, su cui riflettere, a cui manca quel quid per essere davvero considerato un prodotto di alto valore artistico.

31 luglio 2007

Il sipario si chiude per tre miti

Sono giorni decisamente mesti per il mondo di celluloide.
Nello spazio di pochi infausti giorni ci hanno infatti lasciato tre nomi che non meritano alcuna presentazione: l'incommensurabile Ingmar Bergman, l'eterno Michelangelo Antonioni e l'indimenticabile Michel Serrault.
Non credo sia il caso di aggiungere altro: per ricordarli come meritano, non resta altro che rispolverare i loro capolavori, girati e interpretati.

18 luglio 2007

Harry Potter e l'ordine della fenice

Ci risiamo.
Dopo uno splendido terzo capitolo ed un più che onorevole quarto adattamento, ecco ripiombare la saga del maghetto più famoso del mondo nel descrittivo, nell'ovvio e nel più insipido anonimato.
David Yates, sconosciuto director anglosassone, commette gli stessi errori del più collaudato Chris Columbus, regista dei primi due film, trasformando il quinto libro in un'accozzaglia di personaggi senza nerbo e di situazioni ripetitive e francamente puerili. Insomma, torna a fare il bravo e diligente traspositore d'immagini, sfrondando e tagliuzzando dettagli "scomodi" e ritraendo esclusivamente ciò che di più biecamente politically correct si poteva ipotizzare.
Il risultato, come già detto, è un prodotto che si lascia vedere (a stento), ma che non trasmette alcuna emozione, se non ai più piccoli, che altro non aspettano se non di vedere Harry, Ron e Hermione in carne ed ossa per un'altra avventura.
Svogliati anche gli attori, Daniel Radcliffe in testa, che non riescono mai ad essere coinvolgenti, e assolutamente di routine il supporto tecnico.
La speranza, a questo punto, è che per i capitoli conclusivi non ci si limiti a trasporre, ma si provi, nuovamente, ad interpretare.
Delusione.