23 aprile 2007

Le vite degli altri

Circa un anno fa, Le vite degli altri sbancò i Deutscher Filmpreis (gli Oscar tedeschi) aggiudicandosi sette riconoscimenti su undici candidature. Essendo una kermesse di stampo nazionale, il fatto non ebbe alcun tipo di eco sulla scena europea e tantomeno mondiale.
A dicembre la pellicola vinse, non proprio da favorita, l'European Film Award come miglior film, aggiudicandosi altri due award su un totale di sei nomination. Dato che il suddetto premio non ha ancora alcun credito nell'ambiente cinematografico, la vittoria passò del tutto inosservata.
Due mesi fa, tra sguardi attoniti di sorpresa, l'opera prima di Florian Henckel von Donnersmarck vinse l'Oscar come Miglior Film Straniero e conquistò finalmente l'attenzione degli addetti ai lavori, o perlomeno di quelli che non si erano ancora disturbati a considerare questo film degno di attenzione.
34 premi vinti su un totale di 44 possibili (non sto ad elencare l'incredibile serie di festival cinematografici in cui il film ha trionfato).
Cifre impressionanti. Per un film davvero impressionante.
Diretto, come già detto, dal talentuoso regista di Colonia (ma da genitori fuggiti dalla Germania Est), il film è sostanzialmente uno sguardo realistico e un po' rétro alla DDR pochi anni prima della caduta del muro di Berlino. Il tutto attraverso gli occhi di un agente della Stasi (la terribile polizia segreta del regime socialista) che vedrà vacillare il proprio credo politico e sociale in occasione di un compito apparentemente di routine: tenere sotto controllo (con microfoni e telecamere) la vita di una coppia di artisti.
Trama d'altri tempi, verrebbe da pensare, ed in effetti il film, ben costruito e molto ben recitato, ricorda piuttosto da vicino le pellicole "vecchio stile" che ormai non vengono più realizzate da almeno una ventina d'anni. L'incedere, senza fronzoli, è infatti assolutamente consequenziale e lo script non si preoccupa minimamente dell'effetto sorpresa (alcuni sviluppi risultano addirittura prevedibili), quanto del modo di descrivere i fatti con accurata precisione e misurata partecipazione.
Attori e regia (un po' scolastica, ma davvero efficace) fanno il resto.
Qualche parola di Andrea D'Addio dal sito FilmUP.com: "...Un film profondo, intenso, importante tanto a livello storico quanto artistico, che si avvale delle grandi performance del terzetto di protagonisti. Su tutti Ulrich Mühe: intenso, duro e al contempo fragile nel suo lento cambiamento. La sua seconda moglie fu, al tempo, una collaboratrice della Stasi. In Germania, alla presentazione del film, gli hanno chiesto come si fosse preparato per il suo personaggio. La sua risposta è stata: 'Ho semplicemente ricordato'".
C'è bisogno di aggiungere altro?

16 aprile 2007

La sconosciuta

Senza indugio, lo scarno plot: in una Trieste mascherata da cittadina veneta giunge Irena, una giovane donna ucraina che, in breve tempo, trova un appartamento in cui vivere e un lavoro come domestica in una famiglia benestante. La "sconosciuta" vive segretamente con fantasmi e incubi del passato di cui teme l'improvviso ritorno. Ciò, però, non la distoglierà dall'obiettivo ultimo di riprendersi la propria vita...
E non serve sapere altro, in modo da godersi appieno l'intricato ed appassionante evolversi della pellicola, autentico colpo di genio di Giuseppe Tornatore, a diciotto anni di distanza dall'Oscar per Nuovo Cinema Paradiso e a sei dalla sua ultima fatica, il non fortunatissimo Malèna.
I meriti di questo grandissimo affresco dell'anima sono davvero molteplici, e risulta quindi arduo elencarne i meriti in modo equamente ripartito.
Riprendendo il tema appena sottolineato, ritengo sacrosanto lodare in primo luogo la regia d'alta scuola di Tornatore, che passa da raffinate geometrie sceniche a viscerali ritratti emotivi con maestria e naturalezza, dirigendo al contempo un cast stellare in modo sublime. E così facendo dimostra ancora una volta di essere davvero baciato da un talento non comune.
Tutti gli attori, come appena detto, sono in stato di grazia: la "sconosciuta" (almeno in Italia) Kseniya Rappoport, affermata attrice teatrale russa fortemente voluta dal regista siciliano, perfetta nel ruolo della protagonista; Michele Placido, immenso nella rappresentazione del suo personaggio più diabolicamente nauseabondo; i grandissimi Claudia Gerini, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti e Pierfrancesco Favino (che adotta un credibilissimo accento veneto); l'esordiente Clara Dossena, di un'espressività disarmante; infine Margherita Buy e Angela Molina, che regalano camei d'eccezione.
Doveroso il commento sulla splendida partitura del solo ed unico Ennio Morricone, capace di costruire tre diseguali ed ugualmente efficaci temi musicali, modulati a seconda degli stati d'animo e delle situazioni in cui versa la protagonista.
Infine, poche parole d'encomio per la strepitosa fotografia di Fabio Zamarion, che ritrae tre mondi a parte scindendoli in maniera netta ed inequivocabile, grazie all'utilizzo di indovinatissime saturazioni di colore portate al limite monocromatico.
In sostanza "un film d'autore di grande carattere e di forte coinvolgimento emotivo, privo di sbavature e, anche per questo, vicino alla perfezione".
Assolutamente da non perdere, in attesa delle nomination ai David di Donatello che usciranno il prossimo 8 maggio.

Diario di uno scandalo

Un film può essere di differente impostazione registica o dissimile approccio visivo, ma non può assolutamente prescindere dalla recitazione.
Alcune volte, poi, gli interpreti raggiungono vette artistiche così elevate da diventare gli unici protagonisti della pellicola: sono quegli attori e quelle attrici che riescono a plasmare un personaggio con un impercettibile sorriso o un "come stai?" detto con il fuoco dentro.
Judi Dench (Oscar per Shakespeare in Love) e Cate Blanchett (Oscar per The Aviator) fanno parte di questo ristrettissimo gruppo di eletti ed elette della cinematografia mondiale.
E rendono angosciosamente appassionante un film difficile, girato con piglio un po' asettico da Richard Eyre e scritto un po' troppo frettolosamente dal pur lodevole Patrick Marber.
Il plot è apparentemente convenzionale: Sheba Hart (Blanchett) è la nuova insegnante d'arte in un liceo di Londra. Il suo magnetismo e il suo modo di fare serafico attirano l'attenzione di tutti, studenti e professori. Anche quella dell'anziana professoressa Barbara Covett (Dench) che quando scoprirà la relazione segreta tra la giovane insegnante e uno studente di appena quindici anni, non tarderà ad usarla a suo vantaggio per ricattare la donna e formare con lei un ambiguo e malato rapporto di complicità.
Il risultato, grazie alle due straordinarie protagoniste, è accattivante, fortemente disturbante e morbosamente angosciante. L'incedere è veloce (troppo), lo script è teso (con qualche esagerazione e/o estremizzazione), alcune scelte di montaggio lasciano perplessi, ma il film, non c'è nulla da fare, cattura e ipnotizza lo spettatore.
Grazie, lo ripeto ancora una volta, alla sconvolgente perfidia e lacerante solitudine dipinte sul volto di Dame Judi, o all'estatico candore misto a sotterranea pulsione sessuale da parte di Cate Blanchett.
Un film quindi da non perdere e preferibilmente da apprezzare in lingua originale per cogliere ogni minima sfumatura regalataci dalle due regali interpreti. Che spereremmo di poter vedere sempre più spesso in produzioni simili, senza fronzoli, effetti speciali o altri elementi distraenti.
Perchè quando una di queste due regine dello schermo recita, non è lecito distogliere l'attenzione da ogni parola che viene proferita dai loro personaggi.

Scrivimi una canzone

A volte mi chiedo come due smorfie, un aggrottamento della fronte e qualche mossetta ben congegnata possano trasformare Hugh Grant in un personaggio "istrionicamente autoironico e contagiosamente simpatico". O, ancora, mi chiedo come una serie imbarazzante di tic, un po' di imbranataggine e una mise fintamente sciatta possano trasformare Drew Barrymore in una "formidabile caratterista dalla femminilità un po' maldestra".
Ma per favore.
Perchè questa (purtroppo) numerosa schiera di critici continua a proliferare senza ritegno alcuno? Quando finiranno i tempi dello scrivere per sentito dire?
E perchè questa acredine da parte mia? Perchè Scrivimi una canzone è un film brutto, noioso, fintamente arguto, infarcito di melassa (abilmente nascosta da una fin troppo patinata nostalgia delle hit degli anni '80) e mal interpretato da due attori che desiderano terribilmente risultare simpatici. E mai tentativo da parte di entrambi è stato più vano.
La trama? Alex Fletcher (Grant) negli anni '80 era il leader di una band di successo, ma ormai è ridotto a lavorare per un pubblico di nostalgici alle fiere e nei parchi di divertimento. Quando gli viene proposto di comporre una canzone per la popstar del momento capisce che è la sua grande occasione per tornare alla ribalta. Dal momento che ha solo due giorni di tempo e la sua vena creativa si è inaridita, si affida a Sophie Fisher (Barrymore), una giovane scrittrice con un talento naturale per le parole.
Originale, vero?
Lasciate perdere...

13 aprile 2007

Onore a Nicole

L'immensa Nicole Kidman, che tuttora conserva la doppia cittadinanza australiana e statunitense, riceve in questa foto l'onorificenza dell'Ordine d'Australia dal governatore generale Michael Jeffery alla Casa del Governo di Canberra.
Il riconoscimento, il più alto in Australia in ambito civile, le è stato dato in considerazione dei propri meriti artistici che hanno contribuito a tenere alto il nome dell'australianità nel mondo.
Nicole è attualmente impegnata nella pre-produzione del film di prossima uscita "Australia", diretto da Baz Luhrmann, nel quale interpreterà il ruolo di una aristocratica inglese, Lady Sarah Ashley.

06 aprile 2007

In Memoriam: Luigi Comencini (1916-2007)

All'età di 90 anni si è spento il regista Luigi Comencini. Lo ha annunciato la famiglia, "dopo una lunga malattia sopportata con grande coraggio e discrezione".
Nato a Salò l'8 giugno 1916, è stato uno dei padri della commedia all'italiana, insieme a Risi, Monicelli e Scola. E di quello che è stato definito il neorealismo rosa. Ha diretto i più importanti attori italiani, come Vittorio de Sica e Gina Lollobrigida in Pane, amore e fantasia, del 1953, ma anche Sordi, Manfredi, Mastroianni, Tognazzi. Aveva cominciato, nel 1946, con Bambini in città e ha idealmente chiuso la carriera col remake di Marcellino pane e vino (1991) che cercava di restituire il piccolo santo cattolico a una dimensione laica e non lacrimosa. L'etichetta di "regista dei bambini" gli rimase sempre addosso, attraverso quasi tutte le fasi della sua carriera, da Proibito rubare (1948), La finestra sul Luna Park (1957), Incompreso (1967), Le avventure di Pinocchio (1972), Voltati Eugenio (1980), fino al Cuore per la tv del 1986.
"Io non sono un artista - ribatteva con forza a chi lo criticava - mi considero un buon artigiano e non è detto che il mio cinema non raggiunga per questo l'artisticità del risultato". Solo negli anni '70 la critica gli avrebbe reso merito, facilitata anche dal grande successo ottenuto in Francia e dalla rivalutazione della commedia all'italiana che con il suo Tutti a casa segna uno dei suoi momenti più alti. Lavoratore instancabile, burbero all'apparenza, curioso come i suoi occhi sempre in movimento dimostravano bene, ha vissuto da patriarca illuminato in una famiglia tutta di donne, favorendone con l'esempio l'inserimento in quel mondo del cinema che non aveva mai mitizzato. Negli ultimi anni della sua carriera ha inoltre tenuto a battesimo gli esordi nella regia delle figlie Francesca e Cristina.

20 marzo 2007

L'ultimo re di Scozia

Tratto dall'omonimo romanzo di Giles Foden, L'ultimo re di Scozia parte dal 1971, anno di ascesa al potere di Idi Amin Dada, per raccontare la storia di un giovane medico scozzese, Nicholas Garrigan che, partito inizialmente per l'Uganda con l'intento di aiutare la povera popolazione locale, si ritrova ad essere dottore e consigliere personale del terribile dittatore africano.
Il film si basa sostanzialmente sul costante confronto tra questi due personaggi (lo scozzese del titolo infatti non è il dottore, bensì il dittatore), ma il nostro punto di vista è quello di Nicholas, l'occidentale che si reca in Africa per aiutare ma anche per noia. La sua superficialità è smaccata, chiara fin dall'inizio (non sa chi sia il dittatore destituito Obote, non conosce la situazione interna del paese in cui si è recato), e sostanzialmente non vede i problemi che lo circondano finché non vi si trova coinvolto in prima persona.
In Amin, invece, la contraddittorietà è più celata. E' un uomo carismatico, che affascina chiunque gli si trovi accanto. Amin è colore, è ballo, è festa (così ci viene presentato all'inizio), ma è anche quello che tiene i mitra vicino a sé mentre la gente ne acclama il nome. Amin è l'Africa, è la bellezza e al contempo la ferocia di una terra che non è la nostra. Misterioso, non si sa mai come possa reagire ad un qualsiasi evento. Un'ambiguità resa alla perfezione dall'interpretazione di un grandioso Forest Whitaker e dalle scelte del regista Kevin Macdonald, che nel descriverlo indugia molto sui primi piani (quello sugli occhi ad inizio film riassume tutto il personaggio), enfatizza sudore e tic nervosi, e, quando sta in scena da solo, a differenza di quanto accade per il medico scozzese, lo riprende camera a mano (dando instabilità all'immagine).
Finché Nicholas (un più che convincente James McAvoy) è vittima del suo appeal gli orrori non sono mai mostrati direttamente, ma solo evocati (o dai telegiornali o dai racconti delle spie inglesi), così come la leggenda che lo vuol cannibale: ma è meglio non spingerci troppo nel dettaglio...
In sostanza un film bello, straordinariamente recitato (oltre ai già citati Whitaker e McAvoy, bravissima -e bellissima- anche Kerry Washington), ben scritto (qualche lungaggine di troppo verso la metà) e ancor meglio girato da Macdonald.
Curiosità: gli esterni sono stati completamente girati proprio in Scozia e Uganda (che danno anche circolarità al racconto: si inizia con un lago scozzese, si finisce con un'inquadratura analoga di un lago ugandese).
Assolutamente da vedere.

Saturno contro

Ma cos'è successo a Ozpetek? Dov'è la poesia di Hamam? E l'introspezione de La finestra di fronte? E ancora la freschezza de Le fate ignoranti? Dopo aver visto questo insignificante ed asettico prodotto, sembrerebbe tutto svanito nel nulla.
Che peccato.
Da sempre considero il regista italo-turco come l'unica vera ventata d'aria nuova nell'agonizzante panorama del cinema italiano: eppure, a malincuore, devo ammettere che, a partire da Cuore Sacro, opera sbagliata sotto tutti i punti di vista, qualcosa si è spezzato.
Saranno forse stati i finanziamenti, giunti copiosi dopo il successo (a sorpresa) de Le fate ignoranti, o una sorta di impasse creativa, o ancora una mira eccessiva verso l'alto: fatto sta che Saturno contro non decolla mai, non comunica nulla di originale, non diverte e non fa riflettere.
Si lascia vedere. Fino alla -scandalosamente prevedibile- scena corale che chiude il film.
Tutto nella mediocrità, pertanto, tranne il cast, ancora una volta azzeccato (anche se i nomi alla fine sono davvero sempre gli stessi) ma non nei primattori: il più convincente, infatti, nel ruolo di un gay lacerato dal dolore, è Pierfrancesco Favino, seguito a ruota da una bravissima Lunetta Savino, matrigna semplice e un po' tonta.
In conclusione, la classica occasione sprecata di rivalsa: e non so se sia nemmeno il caso di dire "sarà per la prossima volta"...
Ancora un volta, che peccato.

12 marzo 2007

M by Madonna per H&M


Una piccola divagazione extra-cinematografica per dire che la liaison tra la one and only per eccellenza, Madonna, e il colosso svedese dell'abbigliamento low cost, H&M, va decisamente a gonfie vele.
Infatti, dopo la serie in edizione limitata di tracksuit in acetato, arriva un'altra linea ispirata alla inimitabile popstar e disegnata da Margareta van den Bosch, disponibile dal 22 marzo e che porterà il nome di "M by Madonna".
Assolutamente ...da regalare!

05 marzo 2007

Daniel Radcliffe sarà Harry Potter fino in fondo

Per la gioia dei fans e lo scetticismo dei puristi della saga, Daniel Radcliffe continuerà a interpretare il ruolo del mago apprendista Harry Potter, nonostante lo scandalo scoppiato di recente per il suo nudo integrale nell'opera teatrale Equus.
Radcliffe, 17 anni, vestirà i panni del celebre personaggio di fantasia nelle ultime due trasposizioni cinematografiche della saga scritta da Joanne K. Rowling. I contratti sono stati già firmati e la lavorazione della sesta puntata comincerà a settembre. La settima invece non arriverà sul grande schermo prima del 2010. Nelle ultime settimane correva voce che l'attore inglese non sarebbe tornato a interpretare il ruolo del maghetto a causa della sua età e alla suddetta scena di nudo on stage.
Alla fine ha prevalso il buon senso.

27 febbraio 2007

Oscar 2007 - Pro e contro

Tralasciando gli ovvi commenti sui premi (mi esprimerò solo per alcuni), direi di lanciarci senza indugio nel succo di questa settantanovesima cerimonia.

PRO

- Il riconoscimento a Scorsese, assolutamente dovuto, più per dargli modo di liberarsi di questo fantasma (e per alcuni autentici capolavori del passato), che per reali meriti legati alla sua ultima fatica, bella ma non fino in fondo.
- L'Oscar alla carriera al grandissimo Ennio nazionale, emozionato e un po' confuso di fronte ad una platea attonita per la sua assoluta incapacità ad esprimersi in lingua inglese.
- La strepitosa performance di Clint Eastwood, interprete improvvisato di Morricone, che ha saputo cavarsela egregiamente.
- Il siparietto delle attrici de Il diavolo veste Prada con Meryl-Miranda: spontaneo quindi meraviglioso.
- L'Oscar ad Helen Mirren, regina di classe, portamento, dizione e humour.
- La bellezza di Cate Blanchett, fasciata in un Armani che sembrava disegnato apposta per lei: una dea.
- La naturalezza (frammista a timidezza) di Ryan Gosling, giovane promessa del cinema americano off.

PERPLESSITA'

- La conduttrice Ellen DeGeneres. Omosessuale dichiarata, avrebbe potuto essere una tigre: si è rivelata un micetto senza idee e senza mordente. Una -parziale- delusione. Senza contare il fatto che il suo piglio risulta piuttosto inesportabile e di difficile comprensione per chi non è statunitense. Whoopi è davvero distante anni luce.
- Gli Oscar a Il labirinto del fauno. Addirittura tre: un autentico sproposito per un film che non ho assolutamente amato e che continuo a non capire.
- L'Oscar onorario a Sherry Lansing: un momento un po' troppo (auto)celebrativo...
- L'omaggio di Celine Dion a Morricone: una performance sottotono (con tutte le scusanti del caso) per una versione un po' troppo melensa dell'immortale tema d'amore di C'era una volta in America.
- L'Oscar a Milena Canonero (scusate...) per i costumi di Marie Antoinette: con tutto il doveroso rispetto, avrebbero meritato di più gli psichedelici outfit de Il diavolo veste Prada o lo scintillante guardaroba anni 70 di Dreamgirls.
- Il look di Meryl Streep, a metà tra il rétro e lo sciatto.

CONTRO

- Ancora una volta, la cerimonia stessa: noiosa, tirata al risparmio, senza un solo sussulto, concepita da chi -evidentemente- voleva puntare sulla tradizione ma ha finito con il privilegiare l'ovvietà e la ripetitività.
- Il solo Oscar per la colonna sonora a Babel: troppo poco per il film forse più meritevole della cinquina.
- I filmati celebrativi della storia del cinema, da sempre cavallo di battaglia della notte degli Oscar, ridotti a montaggi asettici ed abbastanza fuori contesto.
- La mise di Jennifer Lopez, che continua a non azzeccare un solo abito: sembrava un lampadario, per giunta brutto.

26 febbraio 2007

Oscar 2007 - I vincitori

Nel contesto di una cerimonia gradevole e ben condotta da una misurata Ellen DeGeneres (nella foto), sono stati consegnati ieri notte a Los Angeles i 79simi Academy Award.
Molte conferme, alcune -clamorose- sorprese per una serata meno prevedibile di quanto si potesse pensare.
Commenti, curiosità e perplessità nei prossimi giorni.
Ah, il mio personal score quest'anno è stato appena sufficiente: 13 winners correttamente pronosticati su un totale di 24 categorie. Si poteva fare di meglio...
Di seguito tutti i vincitori.

CATEGORIE PRINCIPALI

Best motion picture of the year
BABEL
THE DEPARTED
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Achievement in directing
Alejandro González Iñárritu - BABEL
Martin Scorsese - THE DEPARTED
Clint Eastwood - LETTERS FROM IWO JIMA
Stephen Frears - THE QUEEN
Paul Greengrass - UNITED 93

Performance by an actor in a leading role
Leonardo DiCaprio - BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling - HALF NELSON
Peter O'Toole - VENUS
Will Smith - THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker - THE LAST KING OF SCOTLAND

Performance by an actress in a leading role
Penélope Cruz - VOLVER
Judi Dench - NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren - THE QUEEN
Meryl Streep - THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet - LITTLE CHILDREN

Performance by an actor in a supporting role
Alan Arkin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jackie Earle Haley - LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou - BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy - DREAMGIRLS
Mark Wahlberg - THE DEPARTED

Performance by an actress in a supporting role
Adriana Barraza - BABEL
Cate Blanchett - NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson - DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi - BABEL

Adapted screenplay
BORAT: CULTURAL LEARNINGS OF AMERICA...
CHILDREN OF MEN
THE DEPARTED
LITTLE CHILDREN
NOTES ON A SCANDAL

Original screenplay
BABEL
EL LABERINTO DEL FAUNO
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Best animated feature film of the year
CARS
HAPPY FEET
MONSTER HOUSE

Best foreign language film of the year
EFTER BRYLLUPPET - Denmark
INDIGÈNES - Algeria
EL LABERINTO DEL FAUNO - Mexico
DAS LEBEN DER ANDEREN - Germany
WATER - Canada

CATEGORIE TECNICHE E MINORI

Art Direction & Set Decoration
Dreamgirls
The Good Shepherd
Pan's Labyrinth
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest
The Prestige

Cinematography
The Black Dahlia
Children of Men
The Illusionist
Pan's Labyrinth
The Prestige

Sound Mixing
Apocalypto
Blood Diamond
Dreamgirls
Flags of Our Fathers
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest

Sound Editing
Apocalypto
Blood Diamond
Flags of Our Fathers
Letters From Iwo Jima
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest

Original Score
Gustavo Santaolalla, BABEL
Thomas Newman, THE GOOD GERMAN
Philip Glass, NOTES ON A SCANDAL
Javier Navarrete, PAN'S LABYRINTH
Alexandre Desplat, THE QUEEN

Original Song
I Need to Wake Up from An Inconvenient Truth
Listen from Dreamgirls
Love You I Do from Dreamgirls
Our Town from Cars
Patience from Dreamgirls

Costume Design
Curse of the Golden Flower
The Devil Wears Prada
Dreamgirls
Marie Antoinette
The Queen

Documentary Feature
Deliver Us From Evil
An Inconvenient Truth
Iraq in Fragments
Jesus Camp
My Country, My Country

Documentary Short Subject
The Blood of Yingzhou District
Recycled Life
Rehearsing a Dream
Two Hands

Film Editing
Babel
Blood Diamond
Children of Men
The Departed
United 93

Makeup
Apocalypto
Click
Pan's Labyrinth

Animated Short Film
The Danish Poet
Lifted
The Little Matchgirl
Maestro
No Time for Nuts

Live Action Short Film
Binta and the Great Idea (Binta Y La Gran Idea)
Eramos Pocos (One Too Many)
Helmer & Son
The Saviour
West Bank Story

Visual Effects
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest
Poseidon
Superman Returns

22 febbraio 2007

Oscar 2007 - Previsioni definitive

Nonostante ci siano diverse categorie che si decideranno sul filo di lana, mi sento di azzardare, con ben quattro giorni di anticipo, le mie previsioni definitive su tutte le candidature agli Oscar 2007, che verranno assegnati domenica notte a Los Angeles.
Per chi volesse tentare la medesima sorte, c'è addirittura la possibilità di partecipare ad un concorso internazionale seguendo questo link.
Ed ora via all'azzardo, che quest'anno è davvero tale!

CATEGORIE PRINCIPALI

Best motion picture of the year
BABEL
THE DEPARTED
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Achievement in directing
Alejandro González Iñárritu - BABEL
Martin Scorsese - THE DEPARTED
Clint Eastwood - LETTERS FROM IWO JIMA
Stephen Frears - THE QUEEN
Paul Greengrass - UNITED 93

Performance by an actor in a leading role
Leonardo DiCaprio - BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling - HALF NELSON
Peter O'Toole - VENUS
Will Smith - THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker - THE LAST KING OF SCOTLAND

Performance by an actress in a leading role
Penélope Cruz - VOLVER
Judi Dench - NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren - THE QUEEN
Meryl Streep - THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet - LITTLE CHILDREN

Performance by an actor in a supporting role
Alan Arkin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jackie Earle Haley - LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou - BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy - DREAMGIRLS
Mark Wahlberg - THE DEPARTED

Performance by an actress in a supporting role
Adriana Barraza - BABEL
Cate Blanchett - NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson - DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi - BABEL

Adapted screenplay
BORAT: CULTURAL LEARNINGS OF AMERICA...
CHILDREN OF MEN
THE DEPARTED
LITTLE CHILDREN
NOTES ON A SCANDAL

Original screenplay
BABEL
EL LABERINTO DEL FAUNO
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Best animated feature film of the year
CARS
HAPPY FEET
MONSTER HOUSE

Best foreign language film of the year
EFTER BRYLLUPPET - Denmark
INDIGÈNES - Algeria
EL LABERINTO DEL FAUNO - Mexico
DAS LEBEN DER ANDEREN - Germany
WATER - Canada

CATEGORIE TECNICHE E MINORI

Art Direction & Set Decoration
Dreamgirls
The Good Shepherd
Pan's Labyrinth
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest
The Prestige

Cinematography
The Black Dahlia
Children of Men
The Illusionist
Pan's Labyrinth
The Prestige

Sound Mixing
Apocalypto
Blood Diamond
Dreamgirls
Flags of Our Fathers
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest

Sound Editing
Apocalypto
Blood Diamond
Flags of Our Fathers
Letters From Iwo Jima
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest

Original Score
Gustavo Santaolalla, BABEL
Thomas Newman, THE GOOD GERMAN
Philip Glass, NOTES ON A SCANDAL
Javier Navarrete, PAN'S LABYRINTH
Alexandre Desplat, THE QUEEN

Original Song
I Need to Wake Up from An Inconvenient Truth
Listen from Dreamgirls
Love You I Do from Dreamgirls
Our Town from Cars
Patience from Dreamgirls

Costume Design
Curse of the Golden Flower
The Devil Wears Prada
Dreamgirls
Marie Antoinette
The Queen

Documentary Feature
Deliver Us From Evil
An Inconvenient Truth
Iraq in Fragments
Jesus Camp
My Country, My Country

Documentary Short Subject
The Blood of Yingzhou District
Recycled Life
Rehearsing a Dream
Two Hands

Film Editing
Babel
Blood Diamond
Children of Men
The Departed
United 93

Makeup
Apocalypto
Click
Pan's Labyrinth

Animated Short Film
The Danish Poet
Lifted
The Little Matchgirl
Maestro
No Time for Nuts

Live Action Short Film
Binta and the Great Idea (Binta Y La Gran Idea)
Eramos Pocos (One Too Many)
Helmer & Son
The Saviour
West Bank Story

Visual Effects
Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest
Poseidon
Superman Returns

19 febbraio 2007

Verso il sud

Tratto da alcuni racconti di Dany Laferrière, Verso il sud sarebbe probabilmente dovuto essere un interessante ritratto di Haiti e dei peccaminosi soggiorni delle sue turiste alla fine degli anni '70.
Avrebbe potuto affrontare con successo temi spinosi come la prostituzione (maschile), l'immigrazione, il razzismo, la noia esistenziale e addirittura la mafia locale.
Invece, in una (ben poco) torbida e (parecchio) noiosa cornice, la storia si dipana senza un preciso filo conduttore, mescolando personaggi e situazioni e descrivendo in superficie e mai analizzando il susseguirsi degli eventi. Insomma, un pastiche senza nerbo, senza inventiva, senza ritmo e soprattutto senza alcun briciolo di sostanza.
Il colpevole? Beh, probabilmente non il cast, che si strugge di fatica per cercare di sembrare quantomeno credibile; indubbiamente non l'ambientazione, realistica ed ambigua anche se un poco cartolinesca.
Chi, pertanto? A questo punto, non c'è più molta scelta: il regista e co-sceneggiatore Laurent Cantet, autentico creatore e distruttore di questo prodotto. Cantet, infatti, non sa mai quale direzione prendere, stuzzica ma fa marcia indietro, provoca per poi rifugiarsi nelle soluzioni più triviali, ambisce all'introspezione ma trova esclusivamente banalità spicciole.
Una delusione, quindi, senza particolari attenuanti.
Non credo valga neanche la pena recuperarlo in occasione del passaggio televisivo: meglio una partita a carte...

14 febbraio 2007

C.R.A.Z.Y.

Per iniziare, una cifra: 100%. Come la percentuale di critiche positive di C.R.A.Z.Y. sull'autorevolissimo sito di critica cinematografica Rotten Tomatoes, che raccoglie e sintetizza i giudizi di tutta la stampa specializzata del Nord America.
Non basta? Un'altra cifra, allora: 8,2. Come la media voto degli utenti del website maximo del cinema mondiale, l'Internet Movie Database.
Cifre impressionanti. Per un film davvero impressionante.
Dopo un simile esordio non risulta quindi facile provare a concentrare in poche frasi di commento una pellicola così ricca di emozioni, situazioni, sentimenti, dettagli e pathos.
Chiedo pertanto aiuto ad alcuni illustri giornalisti d'oltreoceano.
Angela Baldassarre di Sympatico.ca scrive: "If ever a Canadian movie deserved an Academy Award nomination, this is it."
Proseguendo con qualcosa di più pregnante, cito lo staff dell'Urban Cinefile, che dichiara: "C.R.A.Z.Y. goes far beyond what could have simply been a coming of age story. Director Jean-Marc Vallée delves beneath all the complex layers that unite and divide a family."
Rene Rodriguez del Miami Herald si sbilancia ancor di più arrivando a dire: "An exuberant, disarming entertainment, C.R.A.Z.Y. makes a familiar story seem new all over again through its sheer showmanship, sharp humor and a wise, profound understanding of the highs and lows of family ties."
Ma attenzione alla dichiarazione d'amore di Rick Groen del quotatissimo Globe and Mail: "A full-to-bursting picture that shouts and whispers and darts and meanders and fascinates and frustrates and teems at the seams with raw vitality."
In poche significative parole Groen ha così sintetizzato anche il mio pensiero.
C.R.A.Z.Y. è infatti un film che diverte, commuove, fa riflettere, smuove, trafigge al cuore, disturba, affascina.
Qualche scarna parola sul plot, in modo da non svelare troppo: sostanzialmente i protagonisti sono due intrecci amorosi. L’amore di un padre per i suoi cinque figli. E l’amore di un figlio per suo padre, un amore così forte che lo costringe a mentire sulla propria natura.
Un po' di spazio in più ai dettagli puramente tecnici, sui quali non possono che essere espressi giudizi entusiastici: cast strepitoso, tutto canadese del Québec, di conseguenza sconosciuto da noi (una citazione particolare per la madre, interpretata da una meravigliosa Danielle Proulx); musiche coinvolgenti e nostalgiche (Pink Floyd e David Bowie, per citare i miti del giovane Zach); virtuosismi registici toccanti ed esilaranti allo stesso tempo; direzione degli attori esemplare.
Un film non solo da vedere, ma assolutamente da non perdere. Che fa capire quanto la settima arte possa, in alcuni casi, davvero definirsi tale.

12 febbraio 2007

Writers Guild Awards senza sorprese

Ultimo in ordine cronologico dopo attori, produttori e registi, il sindacato degli sceneggiatori ha annunciato ieri a Los Angeles e New York i vincitori per l'anno 2006.
Ancora una volta, nessuna sorpresa: Michael Arndt (Little Miss Sunshine) ha vinto per il miglior script originale, mentre William Monahan (The Departed) ha trionfato nella categoria riservata ai soggetti adattati. Inutile dire che i vincitori partiranno con i favori del pronostico anche agli Academy Awards, tra due settimane.

11 febbraio 2007

The Constant Gardener

Sempre più frequentemente, i critici di tutto il mondo decantano con smisurate lodi e unanimi consensi prodotti off, magari non destinati alla grande distribuzione, assurgendoli a film che meritano assoluta attenzione.
Purtroppo, in casi via via più numerosi, queste pellicole finiscono per rivelarsi cocenti delusioni (vedi Il labirinto del fauno). The Constant Gardener è una di queste.
Piatto, senz'anima, ricolmo di fastidiosi virtuosismi registici, si trascina fino al termine senza un vero sussulto, retto esclusivamente dalla buona prova recitativa di Rachel Weisz (premiata con l'Oscar, forse persino un po' eccessivo), che comunque sparisce dopo 40 minuti, e da qualche struggente tramonto kenyota, fotografato peraltro in maniera troppo cartolinesca da César Charlone.
Il lato debolissimo è pertanto lo script, talmente brutto da non sembrare vero: dialoghi banalissimi, personaggi sterili, ritmo assente.
Il lato fastidioso è invece la regia di Meirelles, personaggio sicuramente egoriferito che trasla le favelas di Rio de Janeiro (era suo il bel Cidade de Deus) nei sobborghi delle città africane, utilizza filtri impropri per descrivere situazioni e luoghi e concentra la sua cinepresa su inutili dettagli che fanno tanto cinema d'essai ma non hanno un briciolo di sostanza.
In definitiva, un film da vedere solo in casi di estrema necessità o accanito amore verso il continente nero.
Che delusione.

09 febbraio 2007

Dreamgirls

Accattivante. Convenzionale. Rutilante. Furbo. Vorticoso. Un po' freddo.
Con questi dissonanti aggettivi si può sintetizzare Dreamgirls, film non perfetto, scritto in maniera rigida e poco coinvolgente eppure godibile, ben recitato e splendidamente cantato.
Ma entriamo nel dettaglio. Innanzitutto trovo sacrosanto il fatto che la pellicola, seppur abbia ricevuto otto candidature all'Oscar, non sia stata nominata nelle categorie più importanti: l'Academy, una volta tanto, non si è fatta trascinare dai successi di critica e pubblico che stanno accompagnando il musical dalla sua uscita. A dire la verità, se si parla di pubblico ci si dovrebbe fermare agli Stati Uniti, dato che in Europa (e soprattutto in Italia) il film si sta rivelando un autentico flop, a causa probabilmente di un battage pubblicitario praticamente inesistente e di un lotto d'attori non propriamente famoso.
Attori che, peraltro, se la cavano egregiamente, ad eccezione di uno spaesato Jamie Foxx, lontanissimo dalla grandissima performance di Ray. Beyoncé Knowles è davvero convincente nell'interpretazione di una fragile starlette manovrata a piacimento dal proprio manager; Eddie Murphy (sottosfruttato) è molto credibile e finalmente abbandona quasi del tutto la sua caratteristica invadenza verbale e fisica; Jennifer Hudson è una rivelazione: voce stratosfericamente potente, forte presenza scenica, buone doti recitative; Keith Robinson, infine, è una sorpresa, sia come recitazione (volutamente sottotono) che come voce (veramente portentosa).
Per quanto riguarda lo script, sarebbe meglio soprassedere, dato che i dialoghi, oltre ad essere troppo convenzionali, sono quasi del tutto inutili; è inoltre discutibile la scelta di far cantare gli attori anche al di fuori del palcoscenico: queste scene sembrano infatti estranee al film e poco integrate con le performance musicali vere e proprie. Come ho già detto, meglio soprassedere.
L'aspetto tecnico è notevole, se si eccettua una cinematography un po' scolastica che sembra eccessivamente interessata ai primi piani anzichè ai campi lunghi o alle visioni d'insieme.
Infine, le canzoni: molto ma molto trascinanti, interpretate in maniera esemplare, assolutamente coinvolgenti e che regalano qualche momento di vero brivido, soprattutto per merito di Jennifer Hudson.
In sostanza un prodotto più che discreto, concepito sicuramente più come biopic che come musical, con un grande pregio che è al contempo un pesante difetto: tante, tante, troppe canzoni. Ma forse, almeno analizzando il botteghino USA, era proprio quello che la gente voleva...

04 febbraio 2007

Scorsese vince il Directors Guild Award

Poche, pochissime parole per dire che, assolutamente secondo previsione, Martin Scorsese ha vinto ieri notte a Los Angeles il Directors Guild Award, premio assegnato dal sindacato dei registi d'oltreoceano, da sempre considerato l'assoluta anticamera dell'Oscar.
Previsione confermata, pertanto, per chi da tempo è in realtà il solo ed unico favorito all'Academy Award.
Che si vada, sia in campo recitativo che registico, verso una serie di telefonatissime vittorie, come già successo lo scorso anno?

01 febbraio 2007

Arthur e il popolo dei Minimei

Dalla fantasia di uno dei registi europei più originali (ed incompresi, soprattutto oltreoceano), il francese Luc Besson, nasce questo gradevole prodotto dalla gestazione lunghissima, dai dettagli curatissimi e dai costi elevatissimi: 5 anni di lavoro, quattrocentomila disegni di storyboard e 70 milioni di euro per un film realizzato in 3D e live action che, in effetti, stupisce, incanta e diverte.
La storia non è delle più semplici ma scorre via piuttosto agevolmente: Arthur (Freddie Highmore) è un bambino di 10 anni affascinato dalle storie che sua nonna (Mia Farrow) gli racconta prima di dormire. Nel leggere il libro del nonno, misteriosamente scomparso da ben quattro anni, Arthur si rende conto che sono presenti numerosi indizi che porterebbero a un tesoro nascosto nel giardino della sua casa. La cosa più sorprendente è che al di sotto del giardino si nasconde un mondo invisibile, popolato da minuscole creature, invisibili ad occhio nudo, chiamate Minimei. Per salvare la casa della nonna, che uno spietato affarista vorrebbe demolire, Arthur comincia a cercare il tesoro seguendo gli indizi contenuti nel libro, che lo condurranno proprio nel magico reame dei piccoli elfi...
Il film, uscito in Francia il 13 dicembre 2006, ha incassato circa 40 milioni di euro, polverizzando i record ottenuti precedentemente da Besson con Le Grand Bleu e Il Quinto Elemento. Anche la critica ha particolarmente amato il film, apprezzando questo appassionato ed appassionante viaggio iniziatico tra realtà e fantasia, poesia e immaginazione, nel quale si libera un messaggio. Come ha detto lo stesso autore (anche dei libri, perchè quella di Arthur è in realtà una trilogia): "Il film è un modo semplice per dire: ragazzi osservate con attenzione chi è diverso da voi prima di giudicare e pensate bene agli effetti che le vostre scelte avranno sul mondo che vi circonda".
Da vedere, quindi, a tutte le età e da riscoprire, in originale, per apprezzare il talento da doppiatrice di Madonna, voce bizzosa e un po' arrogante della bellissima principessa Selenia.