09 febbraio 2007

Dreamgirls

Accattivante. Convenzionale. Rutilante. Furbo. Vorticoso. Un po' freddo.
Con questi dissonanti aggettivi si può sintetizzare Dreamgirls, film non perfetto, scritto in maniera rigida e poco coinvolgente eppure godibile, ben recitato e splendidamente cantato.
Ma entriamo nel dettaglio. Innanzitutto trovo sacrosanto il fatto che la pellicola, seppur abbia ricevuto otto candidature all'Oscar, non sia stata nominata nelle categorie più importanti: l'Academy, una volta tanto, non si è fatta trascinare dai successi di critica e pubblico che stanno accompagnando il musical dalla sua uscita. A dire la verità, se si parla di pubblico ci si dovrebbe fermare agli Stati Uniti, dato che in Europa (e soprattutto in Italia) il film si sta rivelando un autentico flop, a causa probabilmente di un battage pubblicitario praticamente inesistente e di un lotto d'attori non propriamente famoso.
Attori che, peraltro, se la cavano egregiamente, ad eccezione di uno spaesato Jamie Foxx, lontanissimo dalla grandissima performance di Ray. Beyoncé Knowles è davvero convincente nell'interpretazione di una fragile starlette manovrata a piacimento dal proprio manager; Eddie Murphy (sottosfruttato) è molto credibile e finalmente abbandona quasi del tutto la sua caratteristica invadenza verbale e fisica; Jennifer Hudson è una rivelazione: voce stratosfericamente potente, forte presenza scenica, buone doti recitative; Keith Robinson, infine, è una sorpresa, sia come recitazione (volutamente sottotono) che come voce (veramente portentosa).
Per quanto riguarda lo script, sarebbe meglio soprassedere, dato che i dialoghi, oltre ad essere troppo convenzionali, sono quasi del tutto inutili; è inoltre discutibile la scelta di far cantare gli attori anche al di fuori del palcoscenico: queste scene sembrano infatti estranee al film e poco integrate con le performance musicali vere e proprie. Come ho già detto, meglio soprassedere.
L'aspetto tecnico è notevole, se si eccettua una cinematography un po' scolastica che sembra eccessivamente interessata ai primi piani anzichè ai campi lunghi o alle visioni d'insieme.
Infine, le canzoni: molto ma molto trascinanti, interpretate in maniera esemplare, assolutamente coinvolgenti e che regalano qualche momento di vero brivido, soprattutto per merito di Jennifer Hudson.
In sostanza un prodotto più che discreto, concepito sicuramente più come biopic che come musical, con un grande pregio che è al contempo un pesante difetto: tante, tante, troppe canzoni. Ma forse, almeno analizzando il botteghino USA, era proprio quello che la gente voleva...

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