Tralasciando gli ovvi commenti sui premi (mi esprimerò solo per alcuni), direi di lanciarci senza indugio nel succo di questa settantanovesima cerimonia.PRO
- Il riconoscimento a Scorsese, assolutamente dovuto, più per dargli modo di liberarsi di questo fantasma (e per alcuni autentici capolavori del passato), che per reali meriti legati alla sua ultima fatica, bella ma non fino in fondo.
- L'Oscar alla carriera al grandissimo Ennio nazionale, emozionato e un po' confuso di fronte ad una platea attonita per la sua assoluta incapacità ad esprimersi in lingua inglese.
- La strepitosa performance di Clint Eastwood, interprete improvvisato di Morricone, che ha saputo cavarsela egregiamente.
- Il siparietto delle attrici de Il diavolo veste Prada con Meryl-Miranda: spontaneo quindi meraviglioso.
- L'Oscar ad Helen Mirren, regina di classe, portamento, dizione e humour.
- La bellezza di Cate Blanchett, fasciata in un Armani che sembrava disegnato apposta per lei: una dea.
- La naturalezza (frammista a timidezza) di Ryan Gosling, giovane promessa del cinema americano off.
PERPLESSITA'
- La conduttrice Ellen DeGeneres. Omosessuale dichiarata, avrebbe potuto essere una tigre: si è rivelata un micetto senza idee e senza mordente. Una -parziale- delusione. Senza contare il fatto che il suo piglio risulta piuttosto inesportabile e di difficile comprensione per chi non è statunitense. Whoopi è davvero distante anni luce.
- Gli Oscar a Il labirinto del fauno. Addirittura tre: un autentico sproposito per un film che non ho assolutamente amato e che continuo a non capire.
- L'Oscar onorario a Sherry Lansing: un momento un po' troppo (auto)celebrativo...
- L'omaggio di Celine Dion a Morricone: una performance sottotono (con tutte le scusanti del caso) per una versione un po' troppo melensa dell'immortale tema d'amore di C'era una volta in America.
- L'Oscar a Milena Canonero (scusate...) per i costumi di Marie Antoinette: con tutto il doveroso rispetto, avrebbero meritato di più gli psichedelici outfit de Il diavolo veste Prada o lo scintillante guardaroba anni 70 di Dreamgirls.
- Il look di Meryl Streep, a metà tra il rétro e lo sciatto.
CONTRO
- Ancora una volta, la cerimonia stessa: noiosa, tirata al risparmio, senza un solo sussulto, concepita da chi -evidentemente- voleva puntare sulla tradizione ma ha finito con il privilegiare l'ovvietà e la ripetitività.
- Il solo Oscar per la colonna sonora a Babel: troppo poco per il film forse più meritevole della cinquina.
- I filmati celebrativi della storia del cinema, da sempre cavallo di battaglia della notte degli Oscar, ridotti a montaggi asettici ed abbastanza fuori contesto.
- La mise di Jennifer Lopez, che continua a non azzeccare un solo abito: sembrava un lampadario, per giunta brutto.
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