Tratto da alcuni racconti di Dany Laferrière, Verso il sud sarebbe probabilmente dovuto essere un interessante ritratto di Haiti e dei peccaminosi soggiorni delle sue turiste alla fine degli anni '70.Avrebbe potuto affrontare con successo temi spinosi come la prostituzione (maschile), l'immigrazione, il razzismo, la noia esistenziale e addirittura la mafia locale.
Invece, in una (ben poco) torbida e (parecchio) noiosa cornice, la storia si dipana senza un preciso filo conduttore, mescolando personaggi e situazioni e descrivendo in superficie e mai analizzando il susseguirsi degli eventi. Insomma, un pastiche senza nerbo, senza inventiva, senza ritmo e soprattutto senza alcun briciolo di sostanza.
Il colpevole? Beh, probabilmente non il cast, che si strugge di fatica per cercare di sembrare quantomeno credibile; indubbiamente non l'ambientazione, realistica ed ambigua anche se un poco cartolinesca.
Chi, pertanto? A questo punto, non c'è più molta scelta: il regista e co-sceneggiatore Laurent Cantet, autentico creatore e distruttore di questo prodotto. Cantet, infatti, non sa mai quale direzione prendere, stuzzica ma fa marcia indietro, provoca per poi rifugiarsi nelle soluzioni più triviali, ambisce all'introspezione ma trova esclusivamente banalità spicciole.
Una delusione, quindi, senza particolari attenuanti.
Non credo valga neanche la pena recuperarlo in occasione del passaggio televisivo: meglio una partita a carte...
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