05 giugno 2010

In Memoriam: Lynn Redgrave (1943-2010)

Colpevolmente in ritardo, pubblico il terzo annuncio "funebre"di fila per celebrare una grandissima attrice, sconosciuta ai più (la sorella Vanessa le ha praticamente "rubato" la scena per tutta la vita), mancata nella notte tra il 2 e il 3 maggio, giorno in cui sono stato ricoverato in ospedale per un piccolo intervento: non ne ho pertanto saputo nulla fino alla lettura dell'ultimo Ciak, e la notizia mi ha lasciato francamente di stucco.
Vincitrice di due Golden Globe e nominata a due Oscar, Lynn Redgrave è stata realmente apprezzata forse solo dopo aver compiuto i cinquanta, grazie a diverse indimenticabili apparizioni in svariati tv show e soprattutto ad un ruolo che, nel 1998, le ha permesso di sfiorare l'Academy Award: quello della governante Hanna nello strepitoso Demoni e dei di Bill Condon.
Attivissima a teatro, Lynn ha ricevuto nel 2002 l'OBE (Officer of the Order of British Empire) per i suoi servigi nei confronti dell'arte drammatica britannica.
Una grandissima caratterista, una straordinaria presenza scenica: non dimentichiamola.

30 maggio 2010

In Memoriam: Dennis Hopper (1936-2010)

Aveva compiuto da poco 74 anni Dennis Hopper, l'attore e regista simbolo della generazione hippy americana, deceduto poche ore fa nella sua casa di Venice, in California. Hopper era da tempo ammalato di tumore alla prostata.
Il suo nome resterà per sempre legato a "Easy Rider", film simbolo della ribellione giovanile degli anni Sessanta di cui fu sia attore (insieme a Peter Fonda e Jack Nicholson) che regista, ma la sua carriera iniziò molto prima, addirittura nel 1955 con una parte in altri due film-mito: Gioventù bruciata e Il Gigante, entrambi con James Dean.
Indimenticabile infine il suo personaggio del fotografo pazzo alla corte di Marlon Brando-Colonnello Kurtz in Apocalypse Now.

29 maggio 2010

In Memoriam: Gary Coleman (1968-2010)

Era semplicemente Arnold.
A undici anni, una delle stelle televisive più famose e pagate del globo. Poi, in età adulta, pochi invisibili ruoli e il quasi anonimato.
Gary Coleman, nato nell'Illinois due anni prima del sottoscritto, conquistò grazie alla celeberrima frase "Che cosa stai dicendo, Willis?" il cuore di tutti noi ragazzini dei primi anni ottanta.
E devo dire che fa un certo effetto pubblicare l'annuncio della sua morte, avvenuta ieri nello Utah a causa di un emorragia cerebrale: l'immagine che ho e avrò sempre di questo piccolo grande caratterista è infatti lontanissima da quella di un manifesto funebre.
Per questa ragione vorrei ricordarlo com'era, ai tempi de "Il mio amico Arnold" (Diff'rent Strokes in originale): beffardo e tremendamente simpatico.
Addio per sempre, Gary.

26 maggio 2010

Hollywood Party (The Party)

Sì, è proprio quello del 1968.
Sì, è proprio quello di Blake Edwards con Peter Sellers nel ruolo di Hrundi V. Bakshi.
Sì, lo confesso, non l'avevo mai visto.
E sì, lo ammetto, non me ne sono mai pentito.
Ieri, grazie al satellite e a una serata tranquilla e di giusta predisposizione, ho deciso di affrontare la visione di questa pietra miliare della commedia concepita per il grande schermo, osannata dai critici e lodata in modo sperticato dalla stragrande maggioranza degli amici (cinefili e non).
Ebbene, a dirla tutta, alla fine ero, in una parola, disorientato.
Innanzitutto tengo a precisare che ho una sorta di adorazione mista a timore reverenziale nei confronti di uno dei più grandi cineasti "leggeri" di tutti i tempi, e cioè il regista e sceneggiatore della pellicola in questione: il mitico Blake Edwards, capace di creare uno dei miei film culto, il fantasmagorico Victor Victoria. Non mi riesce quindi facile ipotizzare qualsivoglia atteggiamento di critica nei suoi confronti, stante il fatto che le situazioni presentate da The Party (questo il titolo originale) sono state poi letteralmente e/o pedissequamente imitate in migliaia di prodotti degli ultimi quarant'anni, a cominciare dal nostro grandissimo Paolo Villaggio.
Il film, di conseguenza e con molta probabilità, mi ha lasciato interdetto per le enormi aspettative e per l'aura di capolavoro che lo ha inevitabilmente avvolto negli ultimi quattro decenni: ho riso, mi sono divertito e ho apprezzato la recitazione sottilmente catastrofica di uno straordinario Sellers, ma non me la sento di farmi etichettare come "figlio di MTV" dal Mereghetti, che ha così apostrofato l'audience che trova questa pellicola "lenta". Piuttosto, mi sento figlio degli anni ottanta e di tutti i prodotti di dubbio gusto comico che la televisione italiana ci ha propinato a ripetizione anzichè proporci questo cristallino trattato di comedy allo stato puro, che mi avrebbe permesso di apprezzare i veri autori di alcune tra le più esilaranti gag di tutti i tempi (ricordate il tordo di Fantozzi a cena dalla contessa Serbelloni? Ecco, date un'occhiata alla scena del pollo sulla tiara della ragazza bionda e capirete molte cose...).

24 maggio 2010

Cannes 2010: Elio Germano miglior attore

Alla sessantatreesima edizione del Festival di Cannes, la giuria presieduta dal regista americano Tim Burton ha deciso di premiare in qualità di Miglior Attore (ex-aequo con Javier Bardem) il nostro Elio Germano, 23 anni dopo Mastroianni (vincitore nel 1987 per Oci Ciornie di Michalkov): un grandissimo onore per il bravissimo trentenne romano, ormai proiettato nel gotha europeo della recitazione.
Ciò che fa accapponare la pelle è che il principale spazio quotidiano d'informazione televisiva, il Tg serale di RaiUno, abbia censurato il discorso del nostro attore additando "disservizi tecnici" proprio durante il brevissimo speech di Elio Germano... Al signor Minzolini, più che scandaloso direttore di un telegiornale che sta rasentando gli estremi della propaganda dittatoriale, un sentito ringraziamento.
Di seguito, ovviamente, il discorso NON censurato del nostro grandissimo attore.

08 maggio 2010

David di Donatello 2010: i vincitori

Ieri, all'Accademia del cinema di Roma, sono stati assegnati gli Oscar del cinema italiano, i David di Donatello. Delle cinque pellicole che quest'anno si sono contese il maggior numero di candidature ha prevalso Vincere di Marco Bellocchio che ha vinto ben 8 premi per regia, fotografia, montaggio, scenografia, costumi, trucco, acconciatore ed effetti speciali. L'uomo che verrà di Giorgio Diritti si aggiudica però la statuetta per il miglior film, insieme al produttore e al fonico in presa diretta.
La prima cosa bella di Paolo Virzì, il favorito di questa 54ma edizione con ben 18 candidature, ha vinto per la miglior sceneggiatura e per i migliori attori protagonisti: Valerio Mastandrea e Micaela Ramazzotti, mentre Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek, forte del successo al Tribeca Film Festival di New York, nel quale ha vinto la Menzione Speciale della giuria, si è portato a casa le statuette per entrambi gli attori non protagonisti: Ilaria Occhini ed Ennio Fantastichini.
Grande delusione per Baarìa di Giuseppe Tornatore che delle 14 candidature ricevute si porta a casa solamente il David per le musiche di Ennio Morricone, oltre al David Giovani. Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino è stato premiato come miglior film straniero, mentre Il concerto di Radu Mihaileanu ha vinto come miglior film dell'Unione Europea.

Di seguito il riepilogo di tutti i premi (qui l'intero lotto delle candidature):
Miglior Film: L'uomo che verrà di Giorgio Diritti
Miglior Regista: Marco Bellocchio per Vincere
Miglior Regista Esordiente: Valerio Mieli per Dieci inverni
Miglior Sceneggiatura: Francesco Bruni, Francesco Piccolo, Paolo Virzì, Giorgio Diritti e Giovanni Gavalotti per La prima cosa bella
Miglior Produttore: RAI Cinema per L'uomo che verrà
Miglior Attrice Protagonista: Micaela Ramazzotti per La prima cosa bella
Miglior Attore Protagonista: Valerio Mastandrea per La prima cosa bella
Miglior Attrice non Protagonista: Ennio Fantastichini per Mine vaganti
Miglior Attore non Protagonista: Ilaria Occhini per Mine vaganti
Miglior Direttore della Fotografia: Daniele Ciprì per Vincere
Miglior Musicista: Ennio Morricone per Baarìa
Miglior Canzone Originale: Baciami ancora di Jovanotti per Baciami ancora
Miglior Scenografo: Marco Dentici per Vincere
Miglior Costumista: Sergio Ballo per Vincere
Miglior Truccatore: Franco Corridoni per Vincere
Miglior Acconciatore: Alberta Giuliani per Vincere
Miglior Montatore: Francesca Calvelli per Vincere
Miglior Fonico di Presa Diretta: Carlo Missidenti per L'uomo che verrà
Migliori Effetti Speciali Visivi: Paola Trisoglio e Stefano Marinoni di Visualogie per Vincere
Miglior Film dell'Unione Europea: Il concerto di Radu Mihaileanu
Miglior Film Straniero: Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino
Miglior documentario lungometraggio: La bocca del lupo di Pietro Marcello
Miglior cortometraggio: Passing Time di Laura Bispuri
David Giovani: Baarìa di Giuseppe Tornatore

26 aprile 2010

Agora

Quarto secolo dopo Cristo: nella città di Alessandria d'Egitto, santuario della scienza e della cultura del mondo antico, la filosofa e astronoma Hypatia (Rachel Weisz), figlia del direttore della Biblioteca, trasmette i suoi insegnamenti ad un gruppo di allievi di diversa estrazione sociale e religiosa; persino al suo schiavo Davus (Max Minghella) è concesso di assistere alle lezioni, e di presentare i suoi modelli del sistema tolemaico. Nel frattempo, la città scivola inesorabilmente nell'agitazione: il numero di cristiani sta salendo vertiginosamente, e soprattutto gli umili e gli schiavi sono sedotti dalla parola di Gesù Cristo e dal carisma dei Parabolani, una sorta di setta monacale che opera per la sottomissione del paganesimo (e del giudaismo) alla religione cristiana...
Alzi la mano chi, prima del 2009, anno di lancio di questa quinta fatica di Alejandro Amenábar, conosceva il nome e le vicissitudini di tal Hypatia d'Alessandria. Il sottoscritto, assolutamente no. E anche nei volumi enciclopedici classici (non le nuove frontiere del web stile Wikipedia), il nome della grandissima scienziata e astronoma compare con non più di una decina di righe sul suo conto. Pertanto, un primo sentito ringraziamento va al regista spagnolo, che ha avuto il coraggio e la "lucida follia" di portare a conoscenza del grande pubblico la vicenda di questa donna illuminata ed ovviamente incompresa.
Il secondo grazie nei confronti di Amenábar è per l'ardire nella scelta di un cast multietnico, in cui l'unico nome di una certa notorietà è quello dell'attrice protagonista Rachel Weisz (Oscar 2006 per The Constant Gardener); per il resto, tanti semisconosciuti o totali newcomer, che si sono davvero ben comportati in ruoli di responsabilità e/o credibilità storiche.
Il terzo ed ultimo ringraziamento, suggerito dal mio amico Fabio, va alla versatilità di questo regista, capace di passare da un giallo introspettivo come Apri gli occhi ad un thriller onirico come The Others, da un prodotto intimista come Mare dentro a questo pamphlet a metà trà il peplum e la celebrazione storiografica.
Detto questo, bisogna però riconoscere che Agora non è un film del tutto riuscito.
Le scene di battaglia (ivi compresa la distruzione della storica biblioteca di Alessandria), ad esempio, pur ben girate in campo lungo o nelle riprese dall'alto, non hanno alcun respiro epico e spezzano il ritmo più che alzarlo; gli avvenimenti, poi, si susseguono in modo piuttosto meccanico, senza fluidità; il difetto più grave è rappresentato comunque dalla scarsa profondità data ai protagonisti dallo script dello stesso regista: paradossalmente, il solo personaggio dotato di una certa credibilità caratterial-emotiva è l'unico creato ex-novo da Amenábar, lo schiavo Davus, ottimamente interpretato da Max Minghella, figlio del compianto Anthony, e autore insieme a Hypatia-Rachel Weisz della scena più intensa ed emozionante dell'intera pellicola.
In definitiva un film da vedere, più per la curiosità rappresentativa di una figura sconosciuta ai più che per il valore cinematografico della pellicola stessa.
Comunque, un prodotto ben al di sopra della media dei film di genere.

23 aprile 2010

Un amore senza tempo (Evening)

Tratto dal pluripremiato romanzo di Susan Minot, Evening (il titolo italiano è quanto di più ovvio e scontato esista) racconta la storia di Ann Grant (Vanessa Redgrave anziana, Claire Danes ragazza) che, bloccata a letto da un tumore in fase terminale, ricorda gli episodi salienti della sua vita, a cominciare dall'incontro con l'amore più importante della sua vita, avvenuto in occasione del matrimonio della sua migliore amica, avvenuto molti anni prima su un'isolotto del Maine. Tra sogno, ricordi e realtà, la donna ne approfitta per fare un bilancio della sua vita in compagnie delle due figlie (Natasha Richardson e Toni Collette) che l'accompagnano nel suo ultimo viaggio...
Oltre alle sopracitate attrici, gli altri illustrissimi nomi di questo polpettone rigido e banalissimo sono: Meryl Streep, Glenn Close, Eileen Atkins e gli emergenti Hugh Dancy (che proprio sul set di questo film conobbe l'attuale moglie Claire Danes) e Patrick Wilson. In tutto nove pezzi da novanta (più Mamie Gummer, figlia di Meryl Streep, al primo ruolo importante), che infatti campeggiano in primissimo piano nella locandina, per un risultato francamente ben al di sotto della sufficienza.
Lajos Koltai, stimato direttore della fotografia, cade infatti nelle più triviali e glicemiche trappole del melodramma, confezionando un prodotto che in un paio di occasioni sfocia anche nel ridicolo involontario (i viaggi onirici della moritura): non è in grado di dirigere un cast a dir poco stellare, non ha il senso del ritmo e soprattutto non sa dove collocare un po' di spessore emotivo in una sceneggiatura da romanzi Harmony (con tutto il dovuto rispetto).
Una pellicola tranquillamente evitabile, con musiche belle ma poco originali del premio Oscar Jan A.P. Kaczmarek e con troppi tramonti, la maggior parte dei quali vietata ai diabetici.
Un'ultima considerazione: fa veramente stringere il cuore vedere Natasha Richardson (al suo terz'ultimo film), figlia di Vanessa Redgrave nella vita e nel film, stringere la mano alla madre morente (nella finzione), quando a lasciarci è stata lei (davvero), poco più di un anno fa.

22 aprile 2010

I 101 anni di Rita Levi Montalcini

Non c'entrerà nulla con la settima arte, ma come giustamente suggerito dalla mia cara amica Silvana, mi sembra doveroso celebrare i 101 anni di una delle più grandi scienziate che l'Italia abbia mai avuto, vincitrice del premio Nobel per la Medicina nel 1986 per l'intuizione dei fattori della crescita nello sviluppo umano.
Nata a Torino il 22 aprile 1909, Rita Levi Montalcini ha ricevuto sei lauree honoris causa ed è stata, lo scorso anno, l'unico premio Nobel della storia a varcare la soglia dei cent'anni.
Senatore a vita dal 2001, la dottoressa Montalcini ha reso e rende orgogliosi i piemontesi e gli italiani nel suo indefesso lavoro e nelle sue costanti iniziative di stampo sociale.
Celebriamola quindi nel suo intervento, nell'autunno 2008, alla trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa". Qui e qui la seconda e terza parte dell'intervista.
Buon compleanno, dottoressa.

19 aprile 2010

Invictus

Sudafrica, 1994. Nelson Mandela (Morgan Freeman) è il presidente eletto del Sud Africa. Il suo intento primario è quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale. Per far ciò si deve scontrare con forti resistenze sia dalla parte dei bianchi che da quella dei neri. Ma Madiba, come lo chiamano rispettosamente i suoi più stretti collaboratori, non intende demordere. C'è uno sport molto diffuso nel paese, il rugby, e c'è la squadra nazionale, gli Springboks, che catalizza l'attenzione di tutti, sia che si interessino di sport sia che non se ne occupino. Perché gli Springboks, compagine formata da tutti bianchi con un solo giocatore nero, sono uno dei simboli dell'apartheid. Mandela decide di puntare proprio su di loro in vista dei Mondiali di rugby che si stanno per giocare in Sudafrica nel 1995. Il suo punto di riferimento per riuscire nell'operazione di riunire la Nazione intorno alla squadra è il suo capitano François Pienaar (Matt Damon).
Dopo due prodotti che hanno sfiorato l'appellativo di capolavoro (l'intensissimo Changeling e lo splendido Gran Torino), Clint Eastwood, autentico maestro dell'arte registica soprattutto negli ultimi vent'anni, sceglie la strada della quasi agiografia nel descrivere la figura del leader sudafricano e la sua dedizione (mirata per fini politici) nello spingere un intero paese ad appassionarsi allo sport della palla ovale in occasione del primo evento di portata mondiale ospitato dal Sudafrica dopo l'era dell'apartheid.
Lo stile è asciutto, la sceneggiatura è essenziale (e fortunatamente mai buonista) e l'approccio alla vicenda è privo di qualsivoglia faziosità: l'insieme, però, non ha la consueta forza delle ultime fatiche del regista californiano, a mio avviso. Il motivo è forse da ricercarsi nella vicenda stessa, che parla di unione, di compromessi in positivo, di adattamento e di esaltazione: nel cinema di Eastwood, sebbene la speranza faccia spesso capolino al termine di vicende altamente drammatiche, i temi sopracitati non sono certo di casa. Certo è che la capacità narrativa del regista attraverso la cinepresa resta assolutamente sopraffina, di pari passo con la direzione degli attori. Morgan Freeman è infatti mimeticamente strepitoso, recitando in sottrazione e finendo per assomigliare inequivocabilmente a Mandela, mentre Matt Damon esprime con la giusta fisicità il difficile ruolo del capitano della nazionale di rugby. Non sono comunque da dimenticare tutti i comprimari, dallo staff presidenziale alle guardie del corpo, dai "giocatori" ai ragazzini delle township.
In definitiva, un film gradevolissimo e indiscutibilmente appassionante nelle battute finali che vale sicuramente la visione: più in dettaglio, un piccolo passo indietro di uno dei più grandi registi del nostro tempo. Che resta tale.

15 aprile 2010

Ponyo sulla scogliera (Gake no ue no Ponyo)

Dalle profondità del mare emerge una pesciolina rossa a bordo di una medusa. Rimasta intrappolata in un barattolo di vetro, viene soccorsa e liberata da Sosuke, un bimbo di cinque anni che vive con la madre in cima alla scogliera. La gratitudine della pesciolina, che Sosuke battezzerà col nome di Ponyo, si trasforma in tenera amicizia. L'idillio viene però interrotto dall'intervento di Fujimoto, padre di Ponyo e padrone-stregone dei fondali marini...
Ponyo sulla scogliera è il terzo lungometraggio realizzato da Hayao Miyazaki nel nuovo millennio, dopo il meraviglioso La città incantata (vincitore di un sacrosanto Oscar) e dello snobbato ma apprezzabilissimo Il castello errante di Howl.
Ovvio che fossi più che curioso di recuperare questa sua opera, pur consapevole del fatto che lo stesso Miyazaki aveva parlato di un ritorno alle origini a tutto tondo: niente computer graphic, trama orientata ad un pubblico underage, messaggio ecologista molto made-in-Japan rivolto alla preservazione della fauna marina.
Francamente, però, non pensavo che la pellicola potesse farmi storcere il naso a tal punto, soprattutto dopo aver letto le unanimi critiche del globo, che tessevano sperticatissime lodi al presunto ennesimo capolavoro di Miyazaki.
Invece, a mio parere, Gake no ue no Ponyo (letteralmente, Ponyo sulla cima della scogliera), è un prodotto irrisolto, visivamente ineccepibile (l'animazione tradizionale ha sempre il suo incredibile fascino) ma strutturalmente flebilissimo, con rari momenti di autentica emozione.
A fatica, sono riuscito a trovare un pensiero assolutamente identico al mio, quello di Chris Tookey dal Daily Mail online, di cui riporto una breve sintesi: "Ponyo is Miyazaki's version of The Little Mermaid and shows some of his strengths - in particular, his use of colour, hallucinatory visuals and unbridled imagination. Unfortunately, it also suffers from his weaknesses: a fragmentary, unstructured plot, a confused, ecological message and dialogue that verges on banality. There is much mumbo-jumbo about the need to keep nature in balance, but not much clue as to how this connects to the love of two five-year-olds from different species, or why the future of the world depends on their friendship."
Purtroppo, se devo essere sincero, dal duemila in poi la strada che Miyazaki ha intrapreso non ha incontrato i miei favori, dato che in nove anni si è passati da un capolavoro a un film appena carino, passando per una buona (ma non eccezionale) pellicola.
A luglio, infine, uscirà in Giappone la sua ultima fatica di cui non so assolutamente nulla: cosa dovremo attenderci? Davvero non saprei dirlo...

In Memoriam: Raimondo Vianello (1922-2010)

Avrebbe compiuto 88 anni il 7 maggio.
Uno dei più grandi volti della commedia televisiva e cinematografica che l'Italia abbia avuto in tutta la sua storia però non ce l'ha fatta.
Si è spento in mattinata a Milano ancora con i suoi 87 anni.
Per quanto mi riguarda, Raimondo Vianello, insieme alla moglie Sandra Mondaini, rappresentava l'essenza stessa dell'intrattenimento televisivo anni settanta e ottanta: un must, una sorta di icona insostituibile del piccolo schermo. Mi ha accompagnato infatti fin dai primissimi anni in cui ho iniziato a prendere confidenza con il tubo catodico, a cominciare dall'esilarante sigla finale di "Noi... no" in cui interpetava un Tarzan decisamente inetto, fino alle ultime apparizioni televisive, in cui peraltro appariva già molto provato.
Oggi è uno di quei giorni in cui è giusto che sulle testate (web e non) si parli solo di quest'uomo e del suo genio.
Addio, Raimondo.

02 aprile 2010

Inkheart

Helen Mirren (premio Oscar), Jim Broadbent (premio Oscar), Brendan Fraser, Paul Bettany, Sienna Guillory, Andy Serkis più Jennifer Connelly (premio Oscar) in un cameo: questo il cast di Inkheart.
Di conseguenza si può intuire l'ovvia curiosità di recuperare l'adattamento fantasy dell'omonima prima parte della trilogia della teutonica Cornelia Funke.
Detto questo, mai in tempi recenti tal curiosità si è rivelata più disattesa.
La pellicola di Iain Softley, infatti, oltre ad essere stata girata dallo stesso regista con piglio svogliatissimo (si vedano le presunte colluttazioni tra "buoni" e "cattivi"), è un'accozzaglia di luoghi comuni, paesaggi cartolineschi e buoni sentimenti che all'inizio annoiano, poi infastidiscono per poi capitolare nel ridicolo involontario più becero.
Insomma, un'autentica catastrofe.
In poche parole, la trama: Mortimer "Mo" Folchart (Fraser) è un rilegatore di libri. Una notte, leggendo un libro fantasy intitolato Inkheart, sua moglie Resa (la Guillory) scompare misteriosamente. Nove anni dopo, Mo vive con la figlia dodicenne passando la maggior parte del suo tempo alla ricerca di volumi antichi da restaurare. Il ricordo di Resa è ancora presente in lui, ma da quando sua moglie è scomparsa non ha più letto nulla ad alta voce, conscio di essere un Lingua di Fata, ossia di poter trasportare sulla Terra i personaggi dei libri. È un dono pericoloso, però, perché ogni volta che il personaggio di un libro arriva nel mondo reale, una persona reale prende il suo posto nelle pagine del libro, come successe a Resa. In una vecchia libreria nei pressi di Zurigo, Mo trova una copia di Inkheart e subito viene avvicinato da Dita di Polvere (Bettany), personaggio che lui stesso ha portato fuori dal libro, il quale lo avverte che il malvagio Capricorno (Serkis) e i suoi scagnozzi sono sulle sue tracce...
Fermo restando che l'opera della Funke potrebbe anche rivelarsi un'ottima lettura per ragazzi, non credo davvero che ci sia una sola infinitesimale parte salvabile nella pellicola, che oltretutto non riesce neanche per un secondo a trasmettere quel sottofondo magico che immagino pervada il romanzo.
Meglio rifugiarsi in un film per un target simile, ma con meno pretese di cast e soprattutto molto più godibile quale Le cronache di Spiderwick.
Nota di cronaca: il film è girato tra Entracque (CN), l'entroterra ligure e Alassio (SV). Ma anche questo non è bastato.
Una sonora perdita di tempo: lasciate perdere.

30 marzo 2010

Note da brivido...

Tema sfruttatissimo in ambito sportivo (soprattutto nel pattinaggio artistico), la partitura di Clint Mansell per il film Requiem for a dream, che non ho visto e devo assolutamente recuperare, è un sublime pugno nello stomaco: una sorta di esaltazione in crescendo di energia ansiogena che fa sicuramente presagire la tematica della pellicola.
Da ascoltare a ripetizione in religioso silenzio.

27 marzo 2010

Memorie dell'Anello...

Senza una precisa ragione, probabilmente solo per nostalgia, pubblico il super-trailer celebrativo dell'intera saga del "Signore degli Anelli".
Per chi conosce la trilogia a memoria, un'occasione per emozionarsi ancora.
Per chi non la conosce, un modo per scoprirla.
Per chi non la ama, una via per apprezzarla.
Buona visione.

22 marzo 2010

Alice in Wonderland (RealD 3D)

Alice teme di essere pazza. Da quando è piccola continua a fare sempre lo stesso sogno, non sta mai attenta quando le parlano, è diversa dal resto della buona società che frequenta e non si integra nelle regole del suo mondo. Affinchè non rimanga zitella come la zia, che senza marito pazza lo è diventata sul serio, i parenti le combinano il matrimonio con un ottimo partito: un giovanotto integrato, conformato, di nobile lignaggio e con qualche problema digestivo. Al grande ricevimento nel quale le verrà fatta la proposta però le visioni di Alice si fanno insistenti, il ticchettio di un orologio sembra ossessionarla e sul più bello vede comparire un coniglio in doppiopetto che le indica che è oramai tardi. Alice lo segue nella sua tana e finisce in quel mondo che aveva sognato fin da piccola, dove scopre che esiste una profezia...
Alice in Wonderland, ennesima rivisitazione gotica da parte di uno dei registi più "visionari" del cinema moderno, è, semplicemente, un fallimento totale e senza appelli.
Anzi, per il budget utilizzato, le star impiegate, l'hype creatosi e tutto il resto, non si può definire un banale fallimento: il film di Burton è una sacrosanta porcheria.
Anzi, una volta tanto lasciatemi utilizzare un accenno di turpiloquio: Alice in 3D è davvero una cagata pazzesca (citando il leggendario Paolo Villaggio).
Inimmaginabilmente orrido.
Incommensurabilmente inutile.
Impensabilmente fastidioso.
Non so realmente da dove iniziare per descrivere una simile pellicola; meglio utilizzare una sorta di "stream of consciousness" senza ordine né logica particolare: la regia è piattissima, quasi svogliata; Johnny Depp è antipaticissimo e decisamente insopportabile nella sua ripetitività gigionesca; il personaggio di Alice è tristemente scialbo e l'attrice che lo interpreta è seriamente inespressiva; il 3D, realizzato in postproduzione, non aggiunge assolutamente nulla al presunto piacere visivo; le musiche del fedele Danny Elfman sono uno stanchissimo patchwork di tutte le colonne sonore precedenti; la sceneggiatura è inizialmente noiosissima per poi sprofondare nella mera idiozia (negli ultimi trenta minuti circa).
Qualche pro? Beh, giusto un paio: la Bonham Carter e la Hathaway si sforzano parecchio nei panni delle due regine e riescono a regalare qualche momento di sporadico divertimento, e i candelabri, i tavoli ed altro ancora retti da scimmiette e ranocchi sono a tratti esilaranti.
Il momento più basso? La "deliranza", il ballo in cui si esibisce Johnny Depp verso la sospiratissima fine del film: mai avrei pensato che Burton potesse concepire una simile iniquità. Da nascondersi all'istante dalla vergogna.
Insomma, un film di un'inutilità imbarazzante che credo rappresenti il più brutto prodotto che io abbia avuto la sfortuna di vedere nell'ultimo paio d'anni.
ASSOLUTAMENTE da evitare.

17 marzo 2010

Underworld: la ribellione dei Lycans

Un millennio prima degli scontri raccontati in Underworld (ottimo) e Underworld: Evolution (più che discreto) ha origine l'eterna lotta tra vampiri e lupi mannari. La storia d'amore tra Sonja (Rhona Mitra) e Lucian (Michael Sheen), la furiosa opposizione del temibile Viktor (Bill Nighy) e l'affermazione dell'autonomia dei licantropi dalla schiavitù impostagli dai vampiri sono ciò che poi porterà agli scontri più moderni. Nati quasi per caso come frutto di una particolare evoluzione e fioriti a partire dalla volontà dello stesso Viktor di avere una guardia personale che fosse più potente e controllabile dei semplici lupi, i licantropi acquistano autonomia guidati da Lucian, l'amante proibito di Sonja e il guerriero mitico che ha dato il via all'eterna lotta.
Il terzo capitolo di una saga fantahorror che io personalmente trovo gradevolissima è in realtà un prequel mal girato, mal recitato, decisamente noioso e tecnicamente scadente.
Se nei primi due episodi infatti la storia appariva fluida e i personaggi sciorinavano un carisma piuttosto coinvolgente, in questo terzo annacquatissimo polpettone neanche gli effetti visivi riescono a sollevare il morale: fondali troppo scuri, trasformazioni risibili, battaglie al limite del ridicolo. E poi la Mitra non vale neanche un capello della splendida Kate Beckinsale...
Un'occasione persa e francamente inutile: se avete amato i primi due film, lasciate perdere. Se non li avete amati, correte a gambe levate...

St. Trinian's

Il St. Trinian's, esclusivo collegio per giovani ragazze ricche, rischia di dover chiudere i battenti per bancarotta. A prendere in mano la situazione e muoversi per salvare l'istituto sarà un gruppo di giovani e scatenate studentesse, grazie ad un sapiente mix di ingenuità, inventiva e insospettata saggezza.
Questa dovrebbe essere la trama di tal sciocchezzuola made in Albione girata nel 2007 e uscita lo scorso anno sull'onda della raggiunta popolarità da parte di Colin Firth. In realtà la pellicola, che vorrebbe far leva sulle capacità comiche del doppio personaggio interpretato da Rupert Everett, naufraga dopo i primi 20 minuti (davvero divertenti) diventando il solito prodottucolo adatto a un pubblico senza pretesa alcuna.
Per ridacchiare una serata può anche andar bene, ma è dura arrivare fino in fondo senza annoiarsi...

12 marzo 2010

I Love Shopping (Confessions of a Shopaholic)

In attesa di essere assunta dalla rivista di moda dei suoi sogni, Rebecca Bloomwood (Isla Fisher)spende il suo tempo e il suo denaro nei negozi griffati della Fifth Avenue. Traumatizzata da un'infanzia dimessa e da una madre che la vestiva in saldo, Rebecca è decisa a scongiurare il trauma e a riempire l'armadio di abiti, gonne, biancheria, scarpe, borse, stivali e accessori di ogni genere. Compratrice compulsiva e bugiarda recidiva, Rebecca deve sopravvivere all'estratto conto della sua carta di credito e fare fronte ai suoi debiti. Assunta suo malgrado da una rivista finanziaria, finirà per innamorarsi del suo capo redattore...
Forse sarebbe meglio raccontare l'intero plot per evitarvi lo sforzo di arrivare al termine di questa inenarrabile boiata, da evitare come il sale sulle ferite.
Solo due velocissimi commenti: 1) spero che Isla Fisher non si azzardi a ripresentarsi davanti alla macchina da presa e 2) mi auguro che questo rimanga l'unico adattamento da Sophie Kinsella, scrittrice (?) incredibilmente sovrastimata.

11 marzo 2010

In Memoriam: Corey Haim (1971-2010)

A 38 anni, stroncato da un overdose, è morto ieri Corey Haim, attore che pochi cinefiili si ricorderanno, se non quelli più o meno coetanei (tra cui il sottoscritto), appassionati di teen movie a metà degli anni ottanta: Corey fu uno dei protagonisti del "leggendario" The Lost Boys, antesignano delle saghe vampiresche dei giorni nostri.
Mi piace ricordare Corey in una foto scattata circa 25 anni fa: per me rimarrà sempre il ragazzino con quell'espressione un po' attonita ma con un energia incredibile.
Addio, Corey.

10 marzo 2010

Amabili resti (The Lovely Bones)

“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973.”
Questo è l’incipit del libro scritto da Alice Sebold e adattato da Peter Jackson per il grande schermo con l'omonimo titolo. Susie (Saoirse Ronan), poco dopo il suo omicidio, giunge in Cielo, da dove può vedere e raccontare lo scorrere della vita senza di lei: la sua famiglia, il dolore della perdita, gli amici, il ragazzo di cui era segretamente innamorata e, ovviamente, anche il suo assassino. Intrappolata in una dimensione onirica fra cielo e terra, Susie dovrà imparare ad accettare la propria morte per riuscire a raggiungere il Paradiso ed essere finalmente in pace con sé stessa.
Non era sicuramente facile ridurre per il cinema il particolarissimo romanzo di Alice Sebold, ma Peter Jackson era forse la miglior scelta possibile, dopo pellicole quali Creature del cielo e, naturalmente, la trilogia tratta da Tolkien.
Anche Jackson, però, ha fallito.
A dire il vero, pure l'opera della Sebold evapora con l'incedere del suo scritto per terminare con un finale improponibile e retoricissimo, quindi il più famoso regista neozelandese non poteva sicuramente fare miracoli: il problema è che, miracoli a parte, il film è davvero troppo in superficie, con bellissime trasposizioni del cielo di Susie fini a loro stesse e spaccati di vita quotidiana della famiglia Salmon fedeli all'origine letteraria ma completamente slegati tra loro. I personaggi poi non hanno neanche un briciolo di spessore, e la cosa dispiace, perchè l'ottimo cast è stato interamente sprecato, a parte la brava Ronan che si danna l'anima per dare credibilità al personaggio principale e voce narrante della vicenda.
La cosa che mi rincresce di più, poi, è il non trovare alcun plausibile motivo per consigliare il film, nemmeno a chi ha letto il libro.
Insomma, un'occasione inutile più che sprecata.

Australia

Ambientato nell'Australia settentrionale alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il film racconta le vicende di un'aristocratica (Nicole Kidman) che eredita Faraway Downs, una grossa proprietà vicino a Darwin. Quando i magnati del bestiame inglesi tentano di impadronirsi della sua terra, unisce le sue forze a quelle di un rude mandriano (Hugh Jackman) per condurre 2000 capi di bestiame attraverso centinaia di chilometri di terra desolata.
Ovviamente questo è solo l'incipit, ma rappresenta comunque un terzo della pellicola. Il peggiore. Se si riesce infatti a superare l'oscena prima parte e il discutibile preludio alla guerra, gli ultimi 45 minuti riconciliano con il regista e l'opera tutta.
Non è comunque abbastanza.
Ma andiamo con ordine. Australia innanzitutto non è un film epico, nè avventuroso, nè romantico, nè struggente, nè nostalgico: è un pastrocchio scritto non so come dal regista Baz Luhrmann (e altre sei mani) che, fino all'ingresso dell'avvenimento bellico nella pellicola, suscita esclusivamente risate involontarie e improperi di disapprovazione. L'incipit raggiunte vette impensabili di kitsch (gli effetti speciali della mandria spaventata) e recitazione sopra le righe (la Kidman, soprattutto), per toccare l'ipotetico fondo con il ballo in città. A questo punto siamo ben oltre l'ora e mezza e la pazienza dei più credo sia già svanita: io ho tentato di resistere, e ho fatto tutto sommato bene, perchè l'ultima parte è gradevole, vissuta, fin commovente. Come già detto sopra, non abbastanza per salvare un prodotto davvero inspiegabile da parte del regista del monumentale Moulin Rouge!.
Dispiace poi vedere Nicole Kidman, sfigurata dall'operazione alle labbra, sbraitare isterica di fronte ad un gruppo di attoniti aborigeni, e suscita altrettanto dispiacere constatare che ci sono ancora film ad alto budget che utilizzano gli effetti visivi in modo assolutamente improprio.
Insomma, una pellicola tranquillamente evitabile, che spero Luhrmann si butti velocemente alle spalle per dedicarsi a qualcosa di meno patchwork e più strutturato.

Riflessioni post-Oscar

A tre giorni di distanza dalla cerimonia degli Oscar, a mente fredda e a corpo riposato, torno sull’ottantaduesima edizione del premio cinematografico più famoso ed ambito per una serie di riflessioni, in ordine sparso e passibili di critica, sul cinema in quanto tale.
LA GAFFE IMPERDONABILE
Innanzitutto, una gravissima dimenticanza da parte degli organizzatori della cerimonia stessa: nel segmento IN MEMORIAM, dedicato a tutte le persone che ruotano attorno al mondo della settima arte decedute nell’anno precedente, non è stata citata Farrah Fawcett, una delle icone della bellezza del grande schermo negli anni 80. Come già detto, a mio parere uno scandaloso lapsus.
MERYL E LE ALTRE
Passando oltre e soffermandoci sugli Oscar della recitazione, mi viene immediatamente da chiedermi se a questo punto nei confronti di Meryl Streep sia in atto una sorta di crociata ormai quasi trentennale; la più grande attrice vivente, dal 1984 (anno successivo a quello in cui ha vinto il suo secondo Oscar), ha collezionato il numero incredibile di 12 nominations, sfiorando più volte la terza statuetta senza riuscire ad aggiudicarsela. Quest’anno sembrava non avere rivali, sembrava davvero potesse essere quello giusto: poi, quasi dal nulla, spinta dal successo commerciale del suo film, è spuntata Sandra Bullock (ma poteva essere chiunque altra) in un ruolo molto gradito all’Academy e Meryl ancora una volta si è sentita dire che è la migliore, che ha ottenuto il record di 16 candidature, che è unica ed inimitabile, ma è dovuta tornare a casa con il suo solito aplomb e le tasche vuote.
Ora, posso dirlo? Ne ho davvero le scatole piene. Non ne posso più di tutte queste meschine “combine” e di questi supposti “comeback” che tanto piacciono alle giurie! Basta. Ma cos’è Meryl Streep? Un riempitivo di classe per arrivare a cinque candidature? O un modo per dimostrarle che la sua prestazione è valsa molto ma non abbastanza? E perché allora continuare a considerarla la più grande attrice del nostro tempo e non riconoscerle il terzo Oscar (che la farebbe davvero entrare nella storia, eguagliando Ingrid Bergman)? Cosa darà mai fastidio all’Academy? L’assoluta versatilità di ruoli che solo la signora Streep sciorina senza fatica? L’incredibile spontaneità che mostra in ogni circostanza? Eh no, chi ha deciso di preferire la Bullock avrà pensato che Meryl Streep è troppo perfezionista, troppo manierista, che reciti con il pilota automatico, vero? Ma fatemi il piacere… A tutte queste persone dico che quando Ms. Streep deciderà di smettere con il cinema, chi potrà solo sfiorare la sua completezza interpretativa? Kate Winslet? Può darsi. Ma gli occhi di Meryl ne I PONTI DI MADISON COUNTY o la sua vitalità (di 59enne) in MAMMA MIA! non me li restituirà mai nessun’altra caratterista.
LA QUALITA’ DEI NOSTRI TEMPI
Continuando a parlare di qualità, non posso esimermi da un’altra considerazione, che potrà apparire sfruttata se non banale: il cinema nel senso più autentico del termine, quello che a prescindere dai gusti lascia a bocca aperta, quello che può contare su grandi registi, attori e sceneggiatori, esiste ancora? A mio avviso, a giudicare dalla diecina delle pellicole candidate, la risposta è no. Perché? Provate a pensare ai cinque film in corsa per l’Oscar nel 1989: A SPASSO CON DAISY (che vinse, immeritatamente, ma che resta un gran film), IL MIO PIEDE SINISTRO (strepitoso), NATO IL 4 LUGLIO (opinabile ma intensissimo), L’UOMO DEI SOGNI (il più debole dei cinque) e soprattutto L’ATTIMO FUGGENTE, una delle più grandi pellicole degli ultimi trent’anni, con un monumentale Robin Williams. Vogliamo minimamente paragonarli a un AN EDUCATION o UP IN THE AIR o peggio THE BLIND SIDE??? Assolutamente no. Non si può. Non si può perché la qualità dei nostri tempi ha subito, a mio avviso, un’involuzione pericolosa, concentrandosi su due approcci cinematografici diametralmente opposti ed allontanandoli ulteriormente: il blockbuster e il critics favourite. Il primo richiesto dalle grandi masse non particolarmente interessate al contenuto, il secondo da quell’audience un po’ snob e classista che desidera essere disperatamente à la page. Al che mi domando: che fine hanno fatto gli altri generi cinematografici? Perché non esistono più prodotti come LA MOGLIE DEL SOLDATO o LA LEGGENDA DEL RE PESCATORE? Perché è dai tempi di THE HOURS (2001) che un film non mi rimane davvero scolpito nella memoria? Sto invecchiando? Forse, anzi probabile. E sto dicendo tutto ciò che non avrei mai pensato di dire durante i miei vent’anni. Ma allora è un discorso generazionale? Chi mi aiuta a capire se sto o meno dicendo scontatissime eresie?

08 marzo 2010

Miglior film e commento finale

THE HURT LOCKER trionfa. Punto.
AVATAR vince 3 Oscar nelle categorie tecniche.
UP, CRAZY HEART e PRECIOUS vincono due premi e si possono dire soddisfattissimi.
L'unico vero sconfitto è UP IN THE AIR (meritatamente).
Cerimonia noiosetta e condotta senza particolare verve ma con mestiere da Steve Martin e Alec Baldwin.
In tutto azzecco 16 vincitori su 24 categorie: risultato discreto.
Buonanotte a tutti.

Miglior regista

"The time has come" dice la Streisand prima di annunciare il vincitore, e tutti capiscono che si tratta della prima volta per una regista donna: Kathryn Bigelow.
Ed ora ovviamente THE HURT LOCKER chiuderà in bellezza con 6 statuette su 9 nominations...

Miglior attrice

Vince Sandra Bullock. E non dico altro. Perchè solo nominare qualcuno che non sia Meryl Streep stride.
Per quanto riguarda le categorie azzeccate sono a quota 14 su 22.
E ora prepariamoci alla ormai scontata affermazione di THE HURT LOCKER...

Miglior attore

Ovviamente, anzi stra-ovviamente, vince Jeff Bridges. E ora prepariamoci alla sfida tra Meryl e Sandra: quest'ultima è strafavorita, ma ce la farà???

Mancano solo 4 premi...

Siamo alle battute finali con la lotta tra THE HURT LOCKER e AVATAR... E stiamo per assistere ai vincitori nelle categorie dei due attori protagonisti...

Miglior film straniero

Sorpresissima!!! Vince l'Argentina con EL SECRETO DE SUS OJOS!!!
13 categorie su 20.

Miglior montaggio

Vince THE HURT LOCKER, che si porta sul 4-3 nei confronti di AVATAR. A questo punto sembra molto probabile la consacrazione della ex-moglie di James Cameron.

Miglior documentario

Vince l'annunciato THE COVE.
12 forecast corretti su 18 categorie.

Migliori effetti visivi

AVATAR, ultra-ovviamente: c'erano dubbi???
Al momento THE HURT LOCKER vs. AVATAR 3-3.
E io passo a 11 categorie correttamente pronosticate su 17.

Miglior colonna sonora

Michael Giacchino per UP, strameritatamente!
10 categorie azzeccate su 16.

Miglior fotografia

Mauro Fiore per AVATAR!!! Evvai!!! E da Mauro un ringraziamento anche in italiano a tutta l'Italia!

Miglior sonoro

THE HURT LOCKER, di nuovo. Pronostico mancato: tra l'altro in queste due categorie tecniche THE HURT LOCKER batte AVATAR 2-0...
Per quanto mi riguarda, 8 categorie azzeccate su 14.

Miglior montaggio degli effetti sonori

THE HURT LOCKER, come da mio pronostico, ma sarei stato contento di sbagliare...

Migliori costumi

Come da pronostico (anche il mio), THE YOUNG VICTORIA.
7 categorie su 12.

Miglior scenografia

AVATAR! Primo Oscar della serata per Cameron (azzeccato).
6 categorie su 11.

Miglior attrice non protagonista

Incontestabilmente, Mo'Nique. Discorso breve, sentito, non particolarmente accattivante.
5 categorie su 10: siamo sempre su uno scarsino 50%...

Miglior sceneggiatura non originale

PRECIOUS!!! Sono contentissimo, anche se ho mancato la previsione.

Miglior trucco

Ovviamente, STAR TREK. Torno ad azzeccare qualcosa... Finora 4 categorie su 8: un non soddisfacente 50%...

Miglior cortometraggio "live action"

Vince THE NEW TENANTS... Quarto pronostico mancato di fila...

Miglior documentario "short"

Vince MUSIC BY PRUDENCE: anche in questo caso pronostico non azzeccato...

Miglior cortometraggio animato

Vince LOGORAMA. Pronostico non azzeccato...

Miglior sceneggiatura originale

Wow, una mezza sorpresa: vince Mark Boal per THE HURT LOCKER, anzichè Tarantino... Mi sa che potrebbe essere una gran serata per il film della Bigelow... E io ovviamente non ho azzeccato...

Miglior canzone

Anche in questo caso, pronostico azzeccato: THE WEARY KIND dal film CRAZY HEART.

Miglior film animato

Beh, ovviamente vince UP (pronostico azzeccato!)!

Oscar 2010: i vincitori LIVE

Miglior attore non protagonista: CHRISTOPH WALTZ (pronostico azzeccato!).

05 marzo 2010

Oscar 2010: le mie previsioni

E rieccoci qui.
Dopo 12 mesi, l'attesa per gli ottantaduesimi Academy Award è finita.
Domenica, al Kodak Theater di Hollywood, verranno assegnate le statuette che cambiano le vite, promuovono le carriere e appassionano, che lo si ammetta o no, tutti i fan della settima arte.
Come ogni anno, pubblico di seguito, con largo anticipo e amplissimo margine di errore, le mie previsioni, quest'anno più incerte a causa della strenua battaglia tra ex consorti (Cameron e la Bigelow).
Vedremo quante categorie sarò in grado di indovinare...

Best Motion Picture of the Year
Avatar (2009)
The Blind Side (2009)
District 9 (2009)
An Education (2009)
The Hurt Locker (2008)
Inglourious Basterds (2009)
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
A Serious Man (2009)
Up (2009)
Up in the Air (2009/I)
Chi vincerà: THE HURT LOCKER.
Chi dovrebbe vincere: AVATAR o INGLOURIOUS BASTERDS.

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Jeff Bridges for Crazy Heart (2009)
George Clooney for Up in the Air (2009/I)
Colin Firth for A Single Man (2009)
Morgan Freeman for Invictus (2009)
Jeremy Renner for The Hurt Locker (2008)
Chi vincerà: JEFF BRIDGES.
Chi dovrebbe vincere: COLIN FIRTH.
Chi vincerà: tutti dicono la Bullock. Io dico MERYL STREEP, in totale controtendenza.
Chi dovrebbe vincere: MERYL STREEP!!!

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Matt Damon for Invictus (2009)
Woody Harrelson for The Messenger (2009/I)
Christopher Plummer for The Last Station (2009)
Stanley Tucci for The Lovely Bones (2009)
Christoph Waltz for Inglourious Basterds (2009)
Chi vincerà: CHRISTOPH WALTZ.
Chi dovrebbe vincere: ho visto solo Waltz; se vince, se lo stramerita.

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Penélope Cruz for Nine (2009)
Vera Farmiga for Up in the Air (2009/I)
Maggie Gyllenhaal for Crazy Heart (2009)
Anna Kendrick for Up in the Air (2009/I)
Mo'Nique for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Chi vincerà: MO'NIQUE.
Chi dovrebbe vincere: assolutamente MO'NIQUE.

Best Achievement in Directing
Kathryn Bigelow for The Hurt Locker (2008)
James Cameron for Avatar (2009)
Lee Daniels for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Jason Reitman for Up in the Air (2009/I)
Quentin Tarantino for Inglourious Basterds (2009)
Chi vincerà: KATHRYN BIGELOW.
Chi dovrebbe vincere: QUENTIN TARANTINO.

Best Original Screenplay
The Hurt Locker (2008): Mark Boal
Inglourious Basterds (2009): Quentin Tarantino
The Messenger (2009/I): Alessandro Camon, Oren Moverman
A Serious Man (2009): Joel Coen, Ethan Coen
Up (2009): Bob Peterson, Pete Docter, Thomas McCarthy
Chi vincerà: INGLOURIOUS BASTERDS.
Chi dovrebbe vincere: INGLOURIOUS BASTERDS.

Best Adapted Screenplay
District 9 (2009): Neill Blomkamp, Terri Tatchell
An Education (2009): Nick Hornby
In the Loop (2009): Jesse Armstrong, Simon Blackwell, Armando Iannucci, Tony Roche
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009): Geoffrey Fletcher
Up in the Air (2009/I): Jason Reitman, Sheldon Turner
Chi vincerà: UP IN THE AIR.
Chi dovrebbe vincere: PRECIOUS.

Best Achievement in Cinematography
Avatar (2009): Mauro Fiore
Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte (2009): Christian Berger
Harry Potter and the Half-Blood Prince (2009): Bruno Delbonnel
The Hurt Locker (2008): Barry Ackroyd
Inglourious Basterds (2009): Robert Richardson
Chi vincerà: davvero durissima la lotta. Azzardo il nostro MAURO FIORE.
Chi dovrebbe vincere: MAURO FIORE.

Best Achievement in Editing
Avatar (2009): Stephen E. Rivkin, John Refoua, James Cameron
District 9 (2009): Julian Clarke
The Hurt Locker (2008): Bob Murawski, Chris Innis
Inglourious Basterds (2009): Sally Menke
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009): Joe Klotz
Chi vincerà: non ho idea. Azzardo AVATAR.
Chi dovrebbe vincere: AVATAR.

Best Achievement in Costume Design
Bright Star (2009): Janet Patterson
Coco avant Chanel (2009): Catherine Leterrier
The Imaginarium of Doctor Parnassus (2009): Monique Prudhomme
Nine (2009): Colleen Atwood
The Young Victoria (2009): Sandy Powell
Chi vincerà: THE YOUNG VICTORIA.
Chi dovrebbe vincere: non ho visto nessuno di questi film.

Best Achievement in Makeup
Il divo (2008): Aldo Signoretti, Vittorio Sodano
Star Trek (2009): Barney Burman, Mindy Hall, Joel Harlow
The Young Victoria (2009): John Henry Gordon, Jenny Shircore
Chi vincerà: STAR TREK.
Chi dovrebbe vincere: patriotticamente dico IL DIVO.

Best Original Score
Avatar (2009): James Horner
Fantastic Mr. Fox (2009): Alexandre Desplat
The Hurt Locker (2008): Marco Beltrami, Buck Sanders
Sherlock Holmes (2009): Hans Zimmer
Up (2009): Michael Giacchino
Chi vincerà: UP.
Chi dovrebbe vincere: non ho sentito Zimmer e Desplat. Al momento, UP.

Best Original Song
Crazy Heart (2009): T-Bone Burnett, Ryan Bingham("The Weary Kind")
Faubourg 36 (2008): Reinhardt Wagner, Frank Thomas("Loin de Paname")
Nine (2009): Maury Yeston("Take It All")
The Princess and the Frog (2009): Randy Newman("Down in New Orleans")
The Princess and the Frog (2009): Randy Newman("Almost There")
Chi vincerà: THE WEARY KIND.
Chi dovrebbe vincere: non quelle della Principessa e il Ranocchio!!!

Best Achievement in Sound Mixing
Avatar (2009): Christopher Boyes, Gary Summers, Andy Nelson, Tony Johnson
The Hurt Locker (2008): Paul N.J. Ottosson, Ray Beckett
Inglourious Basterds (2009): Michael Minkler, Tony Lamberti, Mark Ulano
Star Trek (2009): Anna Behlmer, Andy Nelson, Peter J. Devlin
Transformers: Revenge of the Fallen (2009): Greg P. Russell, Gary Summers, Geoffrey Patterson
Chi vincerà: AVATAR, ma non è detto.
Chi dovrebbe vincere: AVATAR.

Best Achievement in Sound Editing
Avatar (2009): Christopher Boyes, Gwendolyn Yates Whittle
The Hurt Locker (2008): Paul N.J. Ottosson
Inglourious Basterds (2009): Wylie Stateman
Star Trek (2009): Mark P. Stoeckinger, Alan Rankin
Up (2009): Michael Silvers, Tom Myers
Chi vincerà: THE HURT LOCKER, ma non è detto.
Chi dovrebbe vincere: AVATAR.

Best Achievement in Visual Effects
Avatar (2009): Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham, Andy Jones
District 9 (2009): Dan Kaufman, Peter Muyzers, Robert Habros, Matt Aitken
Star Trek (2009): Roger Guyett, Russell Earl, Paul Kavanagh, Burt Dalton
Chi vincerà: AVATAR.
Chi dovrebbe vincere: AVATAR.

Best Animated Feature Film of the Year
Coraline (2009): Henry Selick
Fantastic Mr. Fox (2009): Wes Anderson
The Princess and the Frog (2009): John Musker, Ron Clements
The Secret of Kells (2009): Tomm Moore
Up (2009): Pete Docter
Chi vincerà: UP.
Chi dovrebbe vincere: UP.

Best Foreign Language Film of the Year
Ajami (2009): Scandar Copti, Yaron Shani (Israel)
Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte (2009): Michael Haneke (Germany)
El secreto de sus ojos (2009): Juan José Campanella (Argentina)
Un prophète (2009): Jacques Audiard (France)
La teta asustada (2009): Claudia Llosa (Peru)
Chi vincerà: DAS WEISSE BAND, ma il film francese potrebbe centrare l'exploit.
Chi dovrebbe vincere: non ne ho visto nessuno.

Best Documentary, Features
Burma VJ: Reporter i et lukket land (2008): Anders Østergaard, Lise Lense-Møller
The Cove (2009)
Food, Inc. (2008): Robert Kenner, Elise Pearlstein
The Most Dangerous Man in America: Daniel Ellsberg and the Pentagon Papers (2009): Judith Ehrlich, Rick Goldsmith
Which Way Home (2009): Rebecca Cammisa
Chi vincerà: THE LAST TRUCK.
Chi dovrebbe vincere: non li vedono neanche i membri dell'Academy...
Chi vincerà: LA DAMA Y LA MUERTE.
Chi dovrebbe vincere: Park è una garanzia, ma ancora lui???

Best Short Film, Live Action
The Door (2008): Juanita Wilson, James Flynn
Istället för abrakadabra (2008): Patrik Eklund, Mathias Fjällström
Kavi (2009): Gregg Helvey
Miracle Fish (2009): Luke Doolan, Drew Bailey
The New Tenants (2009): Joachim Back, Tivi Magnusson
Chi vincerà: KAVI.
Chi dovrebbe vincere: non ne ho la più pallida idea.

03 marzo 2010

Precious: based on the novel Push by Sapphire

New York, 1987. La giovanissima Claireece "Precious" Jones è stata messa a dura prova dalla vita. Maltrattata dalla madre, violentata dal padre, è cresciuta a Harlem, povera, analfabeta ed obesa. Incinta del secondo figlio, la ragazza accetterà di entrare in una "alternative school" dove la sua professoressa le darà l'input per iniziare a costruirsi una vita migliore.
Precious, il cui lunghissimo titolo originale ne spiega l'origine, è, citando le parole di Giancarlo Zappoli da MyMovies.it, "una storia di ordinaria violenza domestica e sociale narrata con uno stile decisamente originale, e che si avvale di una protagonista che riesce a trasformare il proprio problema fisico in una risorsa di indubbio impatto. Se vedendola si comprende come il mondo che la circonda possa trovare più di un'occasione per deriderla, il regista Lee Daniels riesce a farci aderire immediatamente all'universo dei suoi desideri non facendo ricorso a un facile pietismo ma lavorando sul suo immaginario."
Precious infatti sogna di essere, nei momenti più duri e laceranti della sua esistenza, un'attrice, una cantante o una ballerina: si vede bellissima, sorridente, serena e libera da ogni turbamento.
Ancora da Zappoli, "Precious è una ragazza di diciassette anni prigioniera di un corpo fuori misura che però non si sogna magra. Il suo universo ideale ha altri territori in cui cercare percorsi diversi da quelli ormai a lei ben noti della brutalità di una vita in cui domina l'ignoranza. Perchè Daniels riesce a farci quasi respirare un clima saturo di un odio e di una perfidia dettati dalla totale mancanza di un benchè minimo orizzonte culturale. Lo fa però con la leggera profondità di chi sa che si può trovare uno stile piacevole per proporre riflessioni su temi gravi."
Merito però non solo di questo approccio stilistico di Daniels: il cast è infatti eccezionale. La protagonista Gabourey "Gabby" Sidibe, newcomer afro-americana, ha una fortissima presenza scenica (e non per le misure extralarge); Mo'Nique, famosissima comedian e sicura vincitrice dell'Oscar quale attrice non protagonista, dipinge in modo crudo e terribilmente realistico una madre accecata dall'odio e, come detto, dall'ignoranza; Paula Patton, bellissima anche senza trucco, è una perfetta Miss Rain, realmente votata all'insegnamento "alternativo"; Mariah Carey e Lenny Kravitz ci regalano infine due apprezzabili camei, accettando entrambi un look decisamente understated.
In conclusione, un film sicuramente da vedere, che risente nella parte centrale di una lieve flessione nel ritmo ma che sicuramente non cade né nella facile retorica né nell'oleografia tipica di questi film.

02 marzo 2010

The Blind Side

Ispirato all'omonimo romanzo della straordinaria vita del giocatore di football americano Mike Oher, The Blind Side è la storia di un diciassettenne senzatetto rimasto orfano di padre e con una madre dipendente dal crack, destinato a diventare una stella dello sport. Nonostante i problemi economici e il basso quoziente intellettivo, il ragazzo riesce ad iscriversi a scuola, ma l'adattamento tra i compagni risulterà molto difficile, anche a causa dalla sua timidezza e della notevole stazza. Un giorno il ragazzo viene notato dalla benestante famiglia Tuohy, che si prende a cuore la sua storia, decidendo di adottarlo e, aiutandolo negli studi, a coltivare il suo potenziale nello sport. Grazie alla sua nuova famiglia, Michael riuscirà a realizzare i suoi sogni e a diventare un giocatore professionista di football americano.
Classica vicenda dal respiro made in USA (la sofferenza - la redenzione - il riscatto), The Blind Side è innanzitutto un film furbo: non indugia nella commozione, non scava troppo a fondo nei risvolti caratteriali del protagonista (dipinto per la verità in modo troppo macchiettistico) e concentra il plot sulla figura della tenace e caritatevole Leigh Anne (Sandra Bullock), autentica paladina del giustizia e dell'amore verso il prossimo. In realtà non è nemmeno spiegato con troppa attenzione cosa spinga la famiglia Tuohy a prendersi cura di "Big" Mike, ma il tutto è probabilmente voluto per permettere al pubblico di immedesimarsi (e decidere così in autonomia) nel personaggio costruito ad arte per la Bullock, che quasi sicuramente si aggiudicherà l'Oscar, forte di una caratterizzazione senza fronzoli e molto compassata, sicuramente apprezzabile (ma distante anni luce dalla camaleontica bravura di Sua Maestà Meryl Streep).
La pellicola sostanzialmente è tutta qui: deboluccia ma gradevole, astuta ma terribilmente retorica (soprattutto nel finale), indiscutibilmente ben interpretata.
Un prodotto medio godibile, quindi, ma, a mio avviso, lontanissimo dal meritarsi la candidatura all'Academy Award in qualità di Miglior Film.
A voi la scelta.

An Education

Londra, 1961. Jenny (Carey Mulligan) ha 16 anni, sogna Parigi e un'eccitante vita in mezzo ai fumatori di Gauloises sui bordi della Senna. Per ora, le bella ed intelligente ragazza, deve accontentarsi dei banchi di scuola e di canticchiare le canzoni di Juliette Gréco nella sua cameretta nella periferia londinese di Twickenham. Jenny è impaziente di diventare adulta. Per ora è una studentessa scrupolosa con ottimi voti a scuola tranne che in latino, materia che le permetterebbe un giorno di essere ammessa a Oxford. In una giornata piovosa come tante, un pretendente fa la sua apparizione nella vita di Jenny: si chiama David (Peter Sarsgaard), ha quasi il doppio della sua età e non tarda a conquistare la ragazza e i suoi genitori grazie al suo consumato savoir faire...
Trama risaputa, sviluppo interessante, regia piatta e attori eccellenti: questo in sintesi il giudizio su An Education, pellicola inizialmente lanciata in maniera esageratamente proattiva dai festival cinematografici off-circuit e poi più che giustamente ridimensionatasi dopo l'impatto con il grande pubblico.
Sia chiaro, il film è scorrevole e, come detto in precedenza, molto ben recitato: alla fine, però, rimane, come accade un po' troppo spesso negli ultimi tempi, quel senso di vuoto che di conseguenza non fa altro che acuire i limiti già evidenti del prodotto di Lone Scherfig, regista danese dal piglio eccessivamente scolastico e rigoroso.
Nulla da eccepire, invece, sull'ottimo cast; se Peter Sarsgaard e Carey Mulligan sono decisamente in parte (anche se francamente non capisco tutto il clamore per la prova di quest'ultima, addirittura candidata all'Oscar), il piatto forte è rappresentato dai comprimari: da Alfred Molina, padre conservatore un po' troppo cedevole nei confronti del fascino del denaro a Olivia Williams, professoressa realmente innamorata del proprio lavoro, passando per lo splendido cameo di Emma Thompson, nel ruolo dell'inflessibile preside, tutti recitano la loro parte (rilevante o meno) impeccabilmente.
Si può vedere, ma si può tranquillamente evitare.