10 marzo 2010

Amabili resti (The Lovely Bones)

“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973.”
Questo è l’incipit del libro scritto da Alice Sebold e adattato da Peter Jackson per il grande schermo con l'omonimo titolo. Susie (Saoirse Ronan), poco dopo il suo omicidio, giunge in Cielo, da dove può vedere e raccontare lo scorrere della vita senza di lei: la sua famiglia, il dolore della perdita, gli amici, il ragazzo di cui era segretamente innamorata e, ovviamente, anche il suo assassino. Intrappolata in una dimensione onirica fra cielo e terra, Susie dovrà imparare ad accettare la propria morte per riuscire a raggiungere il Paradiso ed essere finalmente in pace con sé stessa.
Non era sicuramente facile ridurre per il cinema il particolarissimo romanzo di Alice Sebold, ma Peter Jackson era forse la miglior scelta possibile, dopo pellicole quali Creature del cielo e, naturalmente, la trilogia tratta da Tolkien.
Anche Jackson, però, ha fallito.
A dire il vero, pure l'opera della Sebold evapora con l'incedere del suo scritto per terminare con un finale improponibile e retoricissimo, quindi il più famoso regista neozelandese non poteva sicuramente fare miracoli: il problema è che, miracoli a parte, il film è davvero troppo in superficie, con bellissime trasposizioni del cielo di Susie fini a loro stesse e spaccati di vita quotidiana della famiglia Salmon fedeli all'origine letteraria ma completamente slegati tra loro. I personaggi poi non hanno neanche un briciolo di spessore, e la cosa dispiace, perchè l'ottimo cast è stato interamente sprecato, a parte la brava Ronan che si danna l'anima per dare credibilità al personaggio principale e voce narrante della vicenda.
La cosa che mi rincresce di più, poi, è il non trovare alcun plausibile motivo per consigliare il film, nemmeno a chi ha letto il libro.
Insomma, un'occasione inutile più che sprecata.

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