15 aprile 2010

Ponyo sulla scogliera (Gake no ue no Ponyo)

Dalle profondità del mare emerge una pesciolina rossa a bordo di una medusa. Rimasta intrappolata in un barattolo di vetro, viene soccorsa e liberata da Sosuke, un bimbo di cinque anni che vive con la madre in cima alla scogliera. La gratitudine della pesciolina, che Sosuke battezzerà col nome di Ponyo, si trasforma in tenera amicizia. L'idillio viene però interrotto dall'intervento di Fujimoto, padre di Ponyo e padrone-stregone dei fondali marini...
Ponyo sulla scogliera è il terzo lungometraggio realizzato da Hayao Miyazaki nel nuovo millennio, dopo il meraviglioso La città incantata (vincitore di un sacrosanto Oscar) e dello snobbato ma apprezzabilissimo Il castello errante di Howl.
Ovvio che fossi più che curioso di recuperare questa sua opera, pur consapevole del fatto che lo stesso Miyazaki aveva parlato di un ritorno alle origini a tutto tondo: niente computer graphic, trama orientata ad un pubblico underage, messaggio ecologista molto made-in-Japan rivolto alla preservazione della fauna marina.
Francamente, però, non pensavo che la pellicola potesse farmi storcere il naso a tal punto, soprattutto dopo aver letto le unanimi critiche del globo, che tessevano sperticatissime lodi al presunto ennesimo capolavoro di Miyazaki.
Invece, a mio parere, Gake no ue no Ponyo (letteralmente, Ponyo sulla cima della scogliera), è un prodotto irrisolto, visivamente ineccepibile (l'animazione tradizionale ha sempre il suo incredibile fascino) ma strutturalmente flebilissimo, con rari momenti di autentica emozione.
A fatica, sono riuscito a trovare un pensiero assolutamente identico al mio, quello di Chris Tookey dal Daily Mail online, di cui riporto una breve sintesi: "Ponyo is Miyazaki's version of The Little Mermaid and shows some of his strengths - in particular, his use of colour, hallucinatory visuals and unbridled imagination. Unfortunately, it also suffers from his weaknesses: a fragmentary, unstructured plot, a confused, ecological message and dialogue that verges on banality. There is much mumbo-jumbo about the need to keep nature in balance, but not much clue as to how this connects to the love of two five-year-olds from different species, or why the future of the world depends on their friendship."
Purtroppo, se devo essere sincero, dal duemila in poi la strada che Miyazaki ha intrapreso non ha incontrato i miei favori, dato che in nove anni si è passati da un capolavoro a un film appena carino, passando per una buona (ma non eccezionale) pellicola.
A luglio, infine, uscirà in Giappone la sua ultima fatica di cui non so assolutamente nulla: cosa dovremo attenderci? Davvero non saprei dirlo...

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