Ambientato nell'Australia settentrionale alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il film racconta le vicende di un'aristocratica (Nicole Kidman) che eredita Faraway Downs, una grossa proprietà vicino a Darwin. Quando i magnati del bestiame inglesi tentano di impadronirsi della sua terra, unisce le sue forze a quelle di un rude mandriano (Hugh Jackman) per condurre 2000 capi di bestiame attraverso centinaia di chilometri di terra desolata.Ovviamente questo è solo l'incipit, ma rappresenta comunque un terzo della pellicola. Il peggiore. Se si riesce infatti a superare l'oscena prima parte e il discutibile preludio alla guerra, gli ultimi 45 minuti riconciliano con il regista e l'opera tutta.
Non è comunque abbastanza.
Ma andiamo con ordine. Australia innanzitutto non è un film epico, nè avventuroso, nè romantico, nè struggente, nè nostalgico: è un pastrocchio scritto non so come dal regista Baz Luhrmann (e altre sei mani) che, fino all'ingresso dell'avvenimento bellico nella pellicola, suscita esclusivamente risate involontarie e improperi di disapprovazione. L'incipit raggiunte vette impensabili di kitsch (gli effetti speciali della mandria spaventata) e recitazione sopra le righe (la Kidman, soprattutto), per toccare l'ipotetico fondo con il ballo in città. A questo punto siamo ben oltre l'ora e mezza e la pazienza dei più credo sia già svanita: io ho tentato di resistere, e ho fatto tutto sommato bene, perchè l'ultima parte è gradevole, vissuta, fin commovente. Come già detto sopra, non abbastanza per salvare un prodotto davvero inspiegabile da parte del regista del monumentale Moulin Rouge!.
Dispiace poi vedere Nicole Kidman, sfigurata dall'operazione alle labbra, sbraitare isterica di fronte ad un gruppo di attoniti aborigeni, e suscita altrettanto dispiacere constatare che ci sono ancora film ad alto budget che utilizzano gli effetti visivi in modo assolutamente improprio.
Insomma, una pellicola tranquillamente evitabile, che spero Luhrmann si butti velocemente alle spalle per dedicarsi a qualcosa di meno patchwork e più strutturato.
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