Più di 145 milioni di dollari incassati a livello planetario (di cui 56 negli USA, record di Woody Allen in patria) e lodi sperticate un po' da tutte le tipologie di audience, dallo spettatore profano al critico più navigato, per quest'ultima fatica di uno dei cineasti più sui generis di tutto il panorama mondiale della settima arte.
Inutile dire che attendevo con un certo grado di curiosità questa specie di miracolo alleniano, capace di entusiasmare oltre ogni aspettativa critica e pubblico nordamericani: ebbene, anche se preannunciato dal mio amico Fabio, da sempre adoratore (ma anche giusto detrattore) del buon Woody, Midnight in Paris si è rivelato un inesplicabile, vacuo, inconcludente fallimento.
E le domande sono ovviamente sorte più che spontanee: record di pubblico oltreoceano? Allen rinato? Personaggi memorabili? Film gradevolissimo???
A mio avviso, infatti, escludendo il solito impeccabile cast tecnico (più convincente nella piccola parte della Belle Epoque rispetto agli anni venti), si tratta di un prodotto che lascia a bocca aperta per inconsistenza e autoreferenzialità: al signor Allen, infatti, sarebbe bastato dire durante un'intervista che aveva una spiccata predilezione per gli anni venti. Punto.
Invece no. Sobillati da una critica che sembra sempre più cieca e/o votata a trovare il genio per giustificare la propria professione, noi malcapitati (il mio amico e io, perlomeno...) ci siamo dovuti sorbire uno script rabbrividente con dialoghi da cinepanettone recitati da un cast imbarazzante, a cominciare dal pessimo Owen Wilson, più insopportabile macchietta che alter-ego del regista.
Allen rinato? Fuori dal coro, dico: assolutamente no.
Lasciate perdere.
1 commento:
A guarda, qui ti devo proprio contraddire. Midnight in Paris e' un film cosi' tenero, divertente, intrigante e affascinante che non gli riesco a trovare nemmeno un difetto. Wilson e' ottimo nella parte e la sceneggiatura, musiche, regia, e soprattutto fotografia sono di primordine!!
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