25 dicembre 2011

The Artist

 

1927: George Valentin (Jean Dujardin) è uno degli attori hollywoodiani più famosi nell'ambito del cinema muto. L'avvento del sonoro, l'incontro con una ragazza (Bérénice Bejo) e il suo orgoglio cambieranno per sempre la sua esistenza.


I critici: un omaggio. Un tributo. Una ventata d'aria fresca e nuova. Un colpo di genio. Nulla a che vedere con le solite spocchiose pellicole tipiche del cinema transalpino, decisamente autoreferenziale. Spettatori rapiti. Risate e applausi.
Sarà vero?



Settantacinque chilometri percorsi per andare a soddisfare una curiosità che mi attanagliava ormai da settimane. Proiezione delle 17,40 in un multiplex dell'hinterland torinese: nessuno. Tutta la sala per me. Inizia la visione.



In un'ora e quaranta minuti mi sono emozionato come poche volte nella mia vita in una sala cinematografica: ero lì, piangevo, ridevo, commentavo in totale solitudine, scuotevo la testa e continuavo a dirmi "no, non è possibile...".



The Artist è un esperienza, non è un film. Non c'è una parola per un'ora e trentanove minuti. La musica è un personaggio, una sceneggiatura, una partitura. Gli attori sembra siano nati con il cinema muto. E non si sente la mancanza di alcun dialogo, anzi.
Non dirò altro.
Quando ho introdotto il sistema di voto riassuntivo del mio giudizio ho preso in considerazione anche le cinque stelle, pensando che non le avrei MAI usate: sbagliavo.

CAPOLAVORO.

1 commento:

Anonimo ha detto...

La mia personale esperienza con il cinema muto era ferma ad un ricordo - affettuoso e bellissimo - de 'le simpatiche canaglie'.
Questo film mi ha riportato lì e oltre.
Senza bisogno di parole.
Emozionante e, a tratti a mio avviso futuristico.
Nilde