1927: George Valentin (Jean Dujardin) è uno degli attori hollywoodiani più famosi nell'ambito del cinema muto. L'avvento del sonoro, l'incontro con una ragazza (Bérénice Bejo) e il suo orgoglio cambieranno per sempre la sua esistenza.
I critici: un omaggio. Un tributo. Una ventata d'aria fresca e nuova. Un colpo di genio. Nulla a che vedere con le solite spocchiose pellicole tipiche del cinema transalpino, decisamente autoreferenziale. Spettatori rapiti. Risate e applausi.
Sarà vero?
Settantacinque chilometri percorsi per andare a soddisfare una curiosità che mi attanagliava ormai da settimane. Proiezione delle 17,40 in un multiplex dell'hinterland torinese: nessuno. Tutta la sala per me. Inizia la visione.
In un'ora e quaranta minuti mi sono emozionato come poche volte nella mia vita in una sala cinematografica: ero lì, piangevo, ridevo, commentavo in totale solitudine, scuotevo la testa e continuavo a dirmi "no, non è possibile...".
The Artist è un esperienza, non è un film. Non c'è una parola per un'ora e trentanove minuti. La musica è un personaggio, una sceneggiatura, una partitura. Gli attori sembra siano nati con il cinema muto. E non si sente la mancanza di alcun dialogo, anzi.
Non dirò altro.


1 commento:
La mia personale esperienza con il cinema muto era ferma ad un ricordo - affettuoso e bellissimo - de 'le simpatiche canaglie'.
Questo film mi ha riportato lì e oltre.
Senza bisogno di parole.
Emozionante e, a tratti a mio avviso futuristico.
Nilde
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