Ambientato in Mississippi all'inizio degli anni sessanta, un momento storico e particolarmente rappresentativo di lotta interrazziale (basti pensare a Martin Luther King), The Help è un film d'altri tempi: trama piuttosto telefonata (da un libro, appena letto, godibile ma tutt'altro che memorabile), cliché da consumato drammone (il marito nero violento, la landlady strega e cattivissima, la madre che ha perso l'unico figlio, l'emarginata dal cuore d'oro) e dosaggio d'emozioni puntuale e calcolato. Il tutto, però, funziona alla grande e, nonostante le numerose situazioni troppo edulcorate, il ritmo risulta scorrevole fino al bel finale.
Il merito, inutile nasconderlo, è a mio avviso da attribuirsi in grandissima parte allo strepitoso cast, decisamente in stato di grazia: da una Viola Davis mai così intensa ad un'esplosiva Octavia Spencer, dalla rivelazione Jessica Chastain alla perfida Bryce Dallas Howard, tutte risultano completamente in parte, sia nell'esternazione che nella sottrazione emotiva dei loro personaggi.
Peccato per la schematica e femminista descrizione della componente maschile del ghetto colored, e per la totale omissione dell'abuso più grave verosimilmente perpetrato all'interno delle mura domestiche verso le colf di colore: lo stupro (probabilmente reiterato).
Ultima nota agrodolce degna di menzione è quella sulla partitura del pur bravo Thomas Newman, in netta crisi creativa: gli eccessivi richiami ai suoi precedenti lavori gridano infatti vendetta...
In definitiva un prodotto ruffiano ma ben confezionato, per nulla urlato e anche un po' in controtendenza: doti non da poco nel panorama attuale della settima arte.

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