30 settembre 2010

"La prima cosa bella" alle selezioni degli Oscar

La prima cosa bella è il candidato italiano all’Oscar 2010 per il miglior film straniero. Il film di Paolo Virzì è stato designato dalla commissione istituita appositamente dall'Anica per la designazione del miglior film in lingua non inglese che rappresenterà l'Italia ai prossimi Academy Awards.
Non ho visto il film e devo ammettere che non mi interessa particolarmente: non sono di conseguenza molto d'accordo su questa scelta, peraltro coraggiosa.
Le nomination saranno rese note dall'Academy il prossimo 25 gennaio 2011, mentre la premiazione degli 83esimi Academy Awards si svolgerà domenica 27 febbraio al Kodak Theatre di Los Angeles.

In Memoriam: Arthur Penn (1922-2010)

Arthur Penn, il regista statunitense che cambiò il modo di fare cinema di un'intera generazione con il suo Bonnie & Clyde (in italiano Gangster story) del 1967, è mancato l'altro ieri a New York.
Nato il 27 settembre 1922, è riuscito a festeggiare l'ottantottesimo compleanno, ma si è spento poche ore dopo la mezzanotte. A parte il sopracitato capolavoro con Warren Beatty e Faye Dunaway, tra l'elenco dei suoi film non è semplice scegliere il più famoso: da Anna dei miracoli (con Anne Bancroft) del 1962 a Alice's Restaurant (1969), da Piccolo grande uomo (1970) a Target-Scuola omicidi (1985).
Figlio di un orologiaio e di un'infermiera di origine ebrea russa, si trasferì piccolissimo a New York da Philadelphia. Studiò con il celebre Stanislavski, prima di diventare un autore televisivo negli anni 50. Nel dopoguerra studiò anche in Italia, prima a Perugia e poi a Firenze.

21 settembre 2010

In Memoriam: Sandra Mondaini (1931-2010)

Sandra Mondaini, l'attrice comica più amata dagli italiani, nonchè un'icona della nostra televisione, si è spenta in giornata a Milano, dopo aver da pochissimo festeggiato i 79 anni e soli cinque mesi dopo la morte dell'amato Raimondo Vianello.
Più di venti rappresentazioni teatrali, più di quaranta film, più di sessanta varietà televisivi, per non parlare della prosa sul piccolo schermo, dei varietà radiofonici e dei 45 e 33 giri incisi tra il 1959 e il 1987: Sandra è stata e rimarrà un mito dello spettacolo, indissolubilmente legata al grandissimo Raimondo, compagno di vita e di mille avventure vissute insieme, sia in tv che sul grande schermo.
Sandra, per me, era come una nonna: affettuosa, divertentissima, sensibile e anche un po' snob.
Come Giulietta Masina con Federico Fellini, non ce l'ha fatta a vivere senza il suo adorato marito: si è limitata a sopravvivere per un breve periodo, probabilmente conscia del fatto che la sua vita era "terminata" nell'aprile di quest'anno.
Queste storie di amore e di vita coniugale e professionale così totalizzanti mi hanno sempre lasciato a bocca aperta: in fondo, chi non desidererebbe un'esistenza simile?
Sandra, addio.

20 settembre 2010

Best Animated Short: Tin Toy


Nel 1988 "Tin Toy", prodotto da una nuova società chiamata Pixar, vinceva il sessantunesimo Academy Award della storia inerente i cortometraggi animati.
Nessuno avrebbe immaginato che ventidue anni dopo la Pixar Animation Studios si sarebbe aggiudicata (dato ovviamente aggiornato ad oggi) 24 Oscar, 6 Golden Globe e 3 Grammy.
Nel guardare questo piccolo capolavoro (quattro minuti e qualcosa), tenete molto bene a mente che era, come già detto, il 1988.
Buona visione.

16 settembre 2010

Tanti auguri a... me!

Attorno alle 14 di 40 anni fa, venivo alla luce in quel di Asti.

Cosa posso dire? Semplicemente, HAPPY BIRTHDAY to me!

13 settembre 2010

Somewhere

Johnny Marco (Stephen Dorff) vive in un appartamento dell'hotel Chateau Marmont di Los Angeles. Tra spettacoli erotici di dubbia eleganza e avventure amorose brevi e disimpegnate, trascorre le giornate in un'apatia ovattata e silenziosamente distruttiva. L'inaspettata e forzata permanenza della figlia Cleo (Elle Fanning) imporrà un cambiamento nel ritmo quotidiano dell'attore.
Poche parole estremamente sintetiche per descrivere ciò che in conclusione è Somewhere: un ritratto di abulica solitudine sofferta dall'essere umano che materialmente ha già tutto, tranne la più infinitesimale traccia di felicità. Di conseguenza e in buona sostanza, assolutamente nulla di nuovo.
Ma se nelle mani di parecchi cineasti la supposta pellicola si sarebbe trasformata in un prodotto ovvio, melenso o didascalisco, o tutt'e tre le cose, in quelle di Sofia Coppola, nuovamente alle prese con un "plain plot" ambientato in un hotel dopo Lost in Translation, si rivela un'altra convincente prova verso la maturità registica.
Il film infatti è scarno, essenziale, estremamente lineare e quasi sfrondato di ogni inutile dettaglio glam: ai più potrà apparire (non a torto, dato che lo stile della regista è decisamente anacronistico) noioso, lento o fine a sé stesso, mentre, a mio avviso, sono proprio il lento incedere di ogni piano-sequenza o l'insistente ripetersi di un'azione ad esaltare i meriti della figlia dell'incommensurabile Francis Ford e a rendere (quasi) unico nel panorama contemporaneo questo prodotto.
C'è da ammettere che rispetto al sopracitato Lost in Translation ho personalmente riscontrato un piccolo passo indietro, ma fa piacere constatare che l'approccio della Coppola sia rientrato nelle "sue" corde, decisamente più intimistiche, dopo la parentesi un po' supponente di Marie Antoinette, di gran lunga il suo film più debole.
Il cast: Stephen Dorff, fortunatamente riesumato dopo anni e anni di totale anonimato, è intenso e misurato; Elle Fanning, sorellina della più famosa (ed antipatica) Dakota, è deliziosa e riesce a costruire un personaggio sorprendentemente credibile. Nulla da dire sulla comparsata di varia Italia televisiva: tutti professionalmente in parte.
Due giorni fa Somewhere ha vinto il Leone d'Oro a Venezia: qualche (giustificata) polemica e alcune facce storte hanno accompagnato il trionfo della Coppola in laguna; non ho visto nessun altro film in concorso pertanto non posso certo dire se il film abbia meritato, ma se, a detta del presidente di giuria Quentin Tarantino, il titolo del film era l'unico che in fase di discussione saltava sempre fuori, vuol dire che Sofia è almeno riuscita nel suo principale intento: restare impressa.
Da vedere.

Best Animated Short: Mona Lisa Descending a Staircase


Continuando con i corti d'animazione che hanno lasciato il segno agli Academy Award, torniamo indietro al 1992, anno in cui Joan C. Gratz si aggiudicò la statuetta con questo splendido short, intitolato Mona Lisa Descending a Staircase, in cui veniva sdoganato l'uso dell'"art speed painting", poi ampiamente sfruttato in diversi campi.
Buona visione.

12 settembre 2010

In Memoriam: Claude Chabrol (1930-2010)

È morto a Parigi un'icona del cinema contemporaneo, il regista francese Claude Chabrol. Aveva 80 anni. A riferire alla stampa della morte del regista è stato un collaboratore del sindaco della capitale francese, Bertrand Delanoe. Protagonista della Nouvelle Vague con François Truffaut e Jean-Luc Godard, diresse film come Un affare di donne, Una morte di troppo, Il buio nella mente e Grazie per la cioccolata.
Chabrol è stato «un immenso cineasta francese, libero, impertinente, politico e prolisso», ha commentato Christophe Girard, responsabile per la cultura al Comune di Parigi, comunicando la scomparsa del cineasta.
Al 2009 risale la sua ultima apparizione pubblica, in occasione del premio alla carriera al Festival del Cinema di Berlino.
Personalmente non ho mai veramente apprezzato il suo approccio cinematografico: mi riprometto di colmare questa mia grave lacuna riscoprendo qualche grande classico girato dal maestro d'oltralpe.

11 settembre 2010

L'era glaciale 3: l'alba dei dinosauri

Manny e Ellie stanno per avere un bambino e la novità sembra sconvolgere qualche equilibrio. Diego sente di non avere più lo smalto di una volta mentre Sid desidera sperimentare la "maternità" a tutti i costi, anche se si tratta di dover badare a tre cuccioli di dinosauro nati da uova trovate per caso. Una nuova avventura al salvataggio proprio di Sid e l'incontro con un nuovo personaggio (Buck) serviranno a riunire il branco.
Recuperato su Sky Cinema ovviamente senza l'ausilio del 3D (che ho letto essere del tutto superfluo), Ice Age 3: Dawn of the Dinosaurs è, nel contesto della saga, un terzo capitolo godibile e piuttosto divertente, in cui viene saggiamente dato più spazio al personaggio-clou della serie, il roditore Scrat, questa volta accompagnato nelle sue (dis)avventure da Scrattina, esemplare femmina della sua specie.
L'introduzione di Buck, una sorta di commistione tra Robinson Crusoe, Orzowei e Ryu, apporta nuova linfa all'aspetto prettamente ironico della pellicola, donando al contempo un po' di vigore quando la pellicola incontra momenti stagnanti (e non sono pochi), la maggior parte dei quali legati al troppo melenso Manny e all'eccessivamente supponente Ellie.
In buona sostanza un discreto prodotto, decisamente migliore del secondo, che non rappresenterà sicuramente la conclusione della serie animata ideata da Chris Wedge.
Da godersi in poltrona, senza fretta e senza tridimensionalità di alcun tipo.

10 settembre 2010

Best Animated Short: The Danish Poet

A partire da oggi, senza uno scadenzario preciso, mi piacerebbe ricordare chi è stato in grado di lasciare il segno nel campo dell'animazione aggiucandosi l'Oscar per il miglior cortometraggio animato, non necessariamente in ordine cronologico.
Inizio pertanto da The Danish Poet, splendida opera seconda di Torill Kove narrata da Liv Ulmann, che vinse nel 2007.
Buona visione.

31 agosto 2010

In arrivo: Temple Grandin

Temple Grandin, nata nel 1947, è una delle personalità più famose nel mondo affette da autismo: professoressa associata all'Università del Colorado, progettista in ambito zoologico e grandissima attivista sociale, in tutto ciò che ha compiuto ha sempre presentato il punto di vista delle autistiche, contribuendo in tal modo all’affinamento di metodologie di intervento più adatte a supportare le persone colpite da questa sindrome.
La HBO, emittente televisiva da sempre all'avanguardia nella self-production di notevolissimi prodotti (su tutti lo strepitoso Angels in America), ha lanciato nel febbraio 2010 l'omonimo tv-movie che proprio due giorni fa ha fatto incetta di premi Emmy (gli Oscar della televisione), e che verrà trasmesso in ottobre su Sky.
Perchè questa incursione nell'universo del piccolo schermo? Beh, innanzitutto perchè tutti e tre gli attori protagonisti (ovviamente premiati con la statuetta di cui sopra) sono interpreti che io personalmente trovo superbi (la mia adorata Claire Danes, il talentuoso David Strathairn e il gradito ritorno di Julia Ormond), e in secondo luogo perchè fare en-plein nelle categorie principali (prodotto, regia e cast) all'Emmy rappresenta un'incontestabile garanzia di qualità.
Occhio quindi alla programmazione autunnale di Sky...

12 agosto 2010

I Love You Phillip Morris

Cosa ne dite del CHIARISSIMO e più che esplicito poster giapponese?

E di quello russo? Carino, vero? (Ah, in entrambi i casi il manifesto recita "Ti amo Phillip Morris")

Con la locandina inglese i due attori principali si staccano, ma il messaggio è comunque chiaro.

Il manifesto internazionale, che verrà forse utilizzato negli USA, elimina il personaggio di McGregor, ma quasi esclusivamente per ragioni commerciali, dato che Carrey in diversi paesi del mondo è da solo una garanzia al botteghino. Sottolineo comunque il fatto che ho detto "quasi".
Ed ora prepariamoci alla catastrofe, cioè al poster di casa nostra.

Eccolo.
Titolo stravolto, ridicolo e fuorviante; McGregor (il cui nome è della stessa grandezza di quello di Carrey!) sbattuto sullo sfondo di destra; dulcis in fundo, tre immagini di Carrey che portano il futuro spettatore a pensare alla solita pellicola caciarona del protagonista, re degli istrioni.
Ebbene, mai marketing è stato meno competente e soprattutto lungimirante: la pellicola, infatti, è stata un autentico flop nei paesi in cui è già uscita (negli Stati Uniti uscirà presumibilmente in autunno dopo una serie incredibile di vicissitudini di ogni tipo) e nessuno (tranne chi si è debitamente documentato) ha capito di che razza di prodotto si potesse trattare.
I Love You Phillip Morris (mi rifiuto categoricamente di utilizzare l'obbrobrioso titolo made in Italy) è infatti la vera storia d'amore tra un esperto in truffe, tal Steven Russell (Jim Carrey) e un sensibile ragazzo incontrato in carcere, il Phillip Morris del titolo (Ewan McGregor), da cui il protagonista tenterà di non separarsi mai. Punto.
Troppo difficile da capire? No, non credo. Piuttosto, troppo difficile da digerire, da parte della distribuzione italiana, che Jim Carrey interpreti (e molto bene) un ruolo gay, in un film a tematica gay, con un paio di scene -gay- piuttosto "forti" e con un messaggio di fondo decisamente disturbante per gli ignoranti dinosauri del merchandising nostrano: si può arrivare davvero a fare di tutto per amore (gay).
Detto tutto ciò, il film è divertente, ben interpretato e con una regia quantomeno sperimentale: a parer mio, difetta in ritmo e in coinvolgimento e alcune circostanze, seppur volutamente eccessive, sono davvero risibili. Però tanto di cappello a due grandissimi attori -eterosessuali- che non si sono assolutamente risparmiati in quanto ad aderenza al ruolo e veridicità dell'interpretazione.
Nel complesso, più che vedibile. Ma non azzardatevi a chiamarlo con il nome italiano. Mai.

01 agosto 2010

Mine Vaganti

Pochi, essenziali dettagli inerenti l'incipit dell'ottava fatica di Ferzan Ozpetek, dato che fin dalle primissime battute gli eventi che si susseguono meritano di essere visti senza alcun suggerimento o spoiler che sia: a casa Cantone, famiglia proprietaria di uno dei più importanti pastifici del Salento, c'è molto fermento per il ritorno del figlio più giovane Tommaso (Riccardo Scamarcio), che, insieme al fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi), dovrà ereditare la gestione dell'attività famigliare. Il fratello, la mamma Stefania (Lunetta Savino), il padre Vincenzo (Ennio Fantastichini), la zia Luciana (Elena Sofia Ricci), la nonna (Ilaria Occhini), la sorella Elena (Bianca Nappi) e l'amica d'infanzia Alba (Nicole Grimaudo), con approcci completamente differenti, complicheranno (e non poco...) l'immediato futuro di Tommaso...
Mine Vaganti, pur non arrivando alle vette raggiunte da Hamam, Le fate ignoranti e La finestra di fronte, ci riporta al vero Ozpetek, che a mio parere, quando racconta ciò che conosce veramente, centra l'obiettivo. E il fatto di utilizzare la commedia come punto di partenza (anzichè il dramma, che comunque è più che presente, soprattutto nella seconda parte) è un gradevole cambiamento, fermo restando che la "riflessione", sia essa di stampo sociale o comportamentale, rimane il leit-motiv delle pellicole ozpetekiane.
Recitativamente, il cast è stellare, con l'unica eccezione della Ricci, il cui personaggio è in sé divertente, ma l'attrice fiorentina non lo rende al meglio, apparendo il più delle volte spaesata o "fuori tono"; per il resto, un trionfo: Lunetta Savino (me-ra-vi-glio-sa) e Ilaria Occhini (splendida) sono grandiose, e sorprende il fatto che ai David di Donatello, ad essere candidata insieme alla Occhini (che poi ha vinto quale Miglior Attrice Non Protagonista) è stata la Ricci e non la Savino; il protagonista Scamarcio è davvero credibile in un ruolo per nulla facile, al pari di un affascinantissimo Preziosi; Fantastichini (anch'egli premiato con il David), un po' teatrale ma divertentissimo, e Nicole Grimaudo sono entrambi efficaci in ruoli di forte impatto emotivo, e in più di un'occasione ci si perde nei loro occhi, resi ancora più profondi dalla magnifica direzione degli attori da parte di Ozpetek, che si conferma un maestro in tale campo; infine, una menzione particolare per la divertentissima Paola Minaccioni, nel ruolo della domestica scansafatiche.
Lo script, finalmente, non delude: la scena finale corale e qualche siparietto sono un po' forzati, ma i teatrini degli amici di Tommaso sono aderentissimi alla realtà, e la ricostruzione della famiglia patriarcale pugliese è indovinata e neanche troppo banalizzata.
Bellissime, poi, le musiche di Pasquale Catalano, che in più punti richiamano le partiture di Andrea Guerra ne La finestra di fronte.
A questo punto, per completare la filmografia del regista italo-turco, dovrei recuperare due pellicole che ho negli anni evitato: Cuore sacro (2005) e Un giorno perfetto (2008). Ho molto timore però che dopo questa felice avventura, il ritorno al passato possa essere una spiacevole esperienza...
In conclusione, un film da vedere e da assaporare, che scivola via lieve e si fa davvero apprezzare per più di una ragione: bentornato, Ferzan.

23 luglio 2010

Terminator Salvation

Anno 2003. Marcus Wright (Sam Worthington) è detenuto nel Braccio della Morte in attesa di ricevere l'iniezione letale. Ha ucciso suo fratello e due poliziotti e vuole soltanto farla finita ma la dottoressa Serena Kogan (Helena Bonham Carter) ha deciso per lui un altro destino. Firmato un documento legale che consegna il suo corpo alla scienza e gli promette una seconda opportunità, Marcus viene ‘terminato'.
Anno 2018. John Connor (Christian Bale), leader ideale e carismatico del genere umano, partecipa alla Resistenza contro Skynet, il network di intelligenze artificiali, e il suo esercito di Terminator indistruttibili. Efficace e intraprendente, è deciso a sferrare un attacco mortale al nemico, a trovare suo padre Kyle Reese (Anton Yelchin) e a garantire un futuro all'umanità dopo l'apocalisse nucleare scatenata dalle macchine.
I loro destini, ovviamente, si incroceranno...
Dopo il terzo episodio della serie, un autentico disastro, era lecito essere più che prevenuti nei confronti di questo quarto capitolo, per giunta diretto da un regista neanche lontanamente vicino alla qualità di James Cameron, autore degli storici primi due.
Invece, Terminator Salvation è un prodotto che, pur non avendo le granitiche basi delle pellicole con Schwarzy, restituisce credibilità alla franchise; nulla di trascendentale, intendiamoci, ma un onesto film ben interpretato da attori dotati di fisicità e talento, con effetti visivi funzionali allo svolgimento della vicenda e almeno un paio di trovate diciamo "simpatiche": i moto-terminator e il cameo finale di un Arnold Schwarzenegger interamente digitalizzato.
Per carità, la trama in alcuni passaggi rimanda troppo ad alcune recenti pellicole del filone sci-fi horror e diversi dialoghi sono risibili, ma nel complesso il risultato si può dire accettabile.
Insomma, un godibile popcorn-movie da gustarsi senza pretesa alcuna.

10 luglio 2010

Toy Story 3 (RealD 3D)

Andy, il padroncino dei protagonisti di questa splendida saga targata Pixar, è in partenza per il college. Dovendo svuotare la sua stanza, la madre lo obbliga a scegliere che fare dei vecchi giocattoli. Woody, Buzz, Jessie e tutti gli altri, tra mille peripezie, dovranno nuovamente affrontare ogni genere di prova per restare insieme, come una vera famiglia...
Dato che sarei seriamente in difficoltà e risulterei prolisso e ripetitivo di fronte all'ennesimo C-A-P-O-L-A-V-O-R-O di quegli assoluti geni della Pixar, mi affido una volta tanto ai giudizi di alcune importanti testate web di casa nostra, che non la pensano molto diversamente dal sottoscritto...
La Repubblica.
Toy Story 3 è fatto per piacere in uguale misura ad adulti e bambini. Divertente e commovente dall’inizio alla fine, il film è particolarmente spassoso nelle scene con Barbie e Ken.
Il Corriere della Sera.
Se non è un capolavoro poco ci manca: un fuoco d’artificio di trovate e di colpi di scena che passano dalla commedia al dramma fino al melodramma, capaci di bruciare in poche sequenze materiali per almeno un’altra dozzina di film. C’è la capacità di passare da un cinema d’invenzione a uno di emozione a un’altro ancora di riflessione senza perdere mai di vista il piacere dell’avventura e della sorpresa.
Il Foglio.
Dopo Wall-E e Up, l’animazione Pixar non conosce limiti, né di tecnica (sublime) né di temi (universali). Dove lo trovate un altro film di un’ora e mezza furiosamente riscritto per un paio d’anni, fino all’assoluta perfezione? Applausi fino a spellarsi le mani.
ComingSoon.
Ancora una volta, la Pixar instaura con lo spettatore una complicità spontanea, che dribbla la ragione e abbatte le difese emotive: è la qualità fondamentale di un “autore”, al quale non si richiede tanto la perfezione, quanto la fedeltà a un modo di concepire l’arte e l’esistenza.
MoviePlayer.
La solita cura dei dettagli, dalle infinite citazioni, interne al mondo Pixar e non, un uso della terza dimensione funzionale alla storia, mai invasivo o stancante; la ormai scontata raffinatezza dell’aspetto tecnico, qui al suo meglio in sequenze che impressionano per il quantitativo di oggetti presenti in scena e mirabilmente animati nella definizione di un mondo mai realistico, ma assolutamente credibile, l’incredibile livello emotivo di un film che intrattiene i più giovani ed arriva a commuovere gli adulti in più di un’occasione. Tutto questo ha un nome: Pixar, uno studio che ormai non smette di sorprendere e che, probabilmente, non sbaglierà mai un film.
Per ogni residua considerazione, rimando alla recensione fatta per Up nell'ottobre 2009. Nulla è cambiato.
Anche Toy Story 3, pertanto, è un film ASSOLUTAMENTE da non perdere.

08 luglio 2010

X-Men le origini: Wolverine

Hugh Jackman, protagonista di questo spin-off della bella serie cinematografica dedicata ai mutanti, aveva detto, durante la campagna promozionale del film, testuali parole: "è un film d'azione diverso dagli altri, perchè alla base c'è un soggetto vero, una storia che riporta indietro ai classici film d'avventura".
Ora, fermo restando il fatto che durante le press-conference di lancio della pellicola chiunque parlerebbe del proprio prodotto come di un irrinunciabile masterpiece, arrivare a dire che alla base di Wolverine c'è la sceneggiatura è affermazione da corte marziale istantanea. E francamente dal signor Jackman, che apprezzo molto soprattutto per l'istrionica ed ironica vena tipica dello showman, non mi sarei mai aspettato una simile mercificazione della propria immagine.
Detto questo, la STORIA: Sulle montagne rocciose canadesi, Logan (Jackman) cerca la pace dopo un secolo di guerre e violenza. Kayla (Lynn Collins) lo ama e lo incoraggia a dar retta alla propria natura umana e a tenere a bada la forza sovrumana e mutante che è in lui, ma il brutale assassinio della donna da parte del fratello Victor (un INSOPPORTABILE Liev Schreiber), riporta inevitabilmente Logan nelle mani di William Stryker (Danny Huston), che vuole fare di lui l'Arma X, una macchina da guerra indistruttibile...
Prologo ed epiloghi da denuncia a parte, l'incedere del film è pari a quello di una testuggine che cerca di raggiungere uno scoglio su una spiaggia deserta, e le scene d'azione sono straviste; sorprende poi il fatto che neanche gli effetti visivi riescano ad essere convincenti fino in fondo, e che alcune caratterizzazioni sfiorino (e superino, in alcuni casi) il ridicolo.
Si salva il solo Ryan Reynolds in un doppio ruolo che affronta con la giusta dose di sarcasmo e di credibilità.
Da evitare senza dubbi di sorta.

05 luglio 2010

Watchmen

Dall'omonimo fumetto dei britannici Alan Moore e Dave Gibbons, in auge verso fine anni ottanta, Zack Snyder, autore dell'osannatissimo (ma a mio avviso inguardabile) 300, trae questo Watchmen, pellicola dal sapore acido e nostalgico, diretta con partecipazione e affetto, molto ben interpretata, ma che ha due grevi difetti: la durata (due ore e 43 minuti: per i non adepti, troppo) e lo sfilacciamento dello script a partire dalle scene ambientate in prigione, più o meno a metà dell'opera.
Per chi, come il sottoscritto, non aveva alcuna nozione del plot, ecco l'incipit: siamo nell'ottobre del 1985 e un uomo precipita dall'alto di un palazzo di New York e una goccia di sangue macchia per sempre un sorriso. Edward Blake (Jeffrey Dean Morgan), il Comico, è morto: Rorschach (Jackie Earle Haley) era un suo collega ed ora è inquieto. Si è convinto che Blake fosse solo il primo della lista e che qualcuno stia complottando contro gli avventurieri in costume, ridotti all'inattività. Jon Osterman, ovvero dottor Manhattan (Billy Crudup), la sua ragazza Laurie Spettro di Seta II (Malin Åkerman), il fedele amico Dan Gufo Notturno II (Patrick Wilson), e l'uomo più intelligente del mondo, Adrian - Ozymandias - Veidt (Matthew Goode), devono sapere e tornare in azione...
Iniziando dagli attori, non si può certo dire che l'intero cast non si sia impegnato nel tentativo di interpretare un gruppo di vigilantes mascherati caduti in disgrazia: chi ha steccato, infatti, è proprio il direttore d'orchestra, la mente dietro alla macchina da presa, ovvero il signor Snyder. Che si è sicuramente ridimensionato rispetto al fastidiosissimo autocompiacimento del sopracitato 300, ma continua ad essere troppo innamorato del ralenti, del dettaglio, del "parlare per immagini", del trendy a tutti i costi.
In ogni caso, la colonna sonora, anche se un po' ovvia, e i titoli di testa sono davvero splendidi, anche se non rappresentano da soli una valida ragione per voler vedere questa pellicola.

02 luglio 2010

Transformers - La vendetta del Caduto

Boiata lanciata ad arte dal successo del primo capitolo e da una solidissima e ben costruita campagna marketing, Transformers 2 non possiede nemmeno la caratteristica di potersi chiamare film.
La trama - attenzione agli spoiler - trascende ogni più basso concetto di stupidità, raggiungendo livelli inenarrabili di idiozia con: 1) il coinvolgimento dei genitori di Sam Witwicky nella 2) vicenda ricca di pathos della resurrezione di Optimus Prime in cui viene coinvolto 3) un Decepticon passato dalla parte dei buoni che si sacrifica per... per... per... 4) la prosecuzione della saga, con un ricattatorio e oltremodo ridicolo finale che vede fuggire ancora una volta il cattivissimo Megatron...
Il tutto condito da:
- una miriade di effetti visivi ripetitivissimi che dopo venti minuti hanno già steso anche i più irriducibili;
- una serie di attori nevrotici (Shia LaBeouf, fastidiosissimo), insopportabili (Megan Fox, truccata alla perfezione anche a 45 gradi Celsius all'ombra) o troppo caricaturali (John Turturro, un'improbabilissima macchietta);
- una sceneggiatura a cui interessa solo il product placement e, come già detto, arrivare alla fine delle due ore e passa per gettere le basi in modo ripugnante del terzo capitolo.
Ovviamente, nessuna sorpresa in questo giudizio: d'altronde ho atteso il passaggio su Sky per vederlo (e rapidamente dimenticarlo).