05 luglio 2010

Watchmen

Dall'omonimo fumetto dei britannici Alan Moore e Dave Gibbons, in auge verso fine anni ottanta, Zack Snyder, autore dell'osannatissimo (ma a mio avviso inguardabile) 300, trae questo Watchmen, pellicola dal sapore acido e nostalgico, diretta con partecipazione e affetto, molto ben interpretata, ma che ha due grevi difetti: la durata (due ore e 43 minuti: per i non adepti, troppo) e lo sfilacciamento dello script a partire dalle scene ambientate in prigione, più o meno a metà dell'opera.
Per chi, come il sottoscritto, non aveva alcuna nozione del plot, ecco l'incipit: siamo nell'ottobre del 1985 e un uomo precipita dall'alto di un palazzo di New York e una goccia di sangue macchia per sempre un sorriso. Edward Blake (Jeffrey Dean Morgan), il Comico, è morto: Rorschach (Jackie Earle Haley) era un suo collega ed ora è inquieto. Si è convinto che Blake fosse solo il primo della lista e che qualcuno stia complottando contro gli avventurieri in costume, ridotti all'inattività. Jon Osterman, ovvero dottor Manhattan (Billy Crudup), la sua ragazza Laurie Spettro di Seta II (Malin Åkerman), il fedele amico Dan Gufo Notturno II (Patrick Wilson), e l'uomo più intelligente del mondo, Adrian - Ozymandias - Veidt (Matthew Goode), devono sapere e tornare in azione...
Iniziando dagli attori, non si può certo dire che l'intero cast non si sia impegnato nel tentativo di interpretare un gruppo di vigilantes mascherati caduti in disgrazia: chi ha steccato, infatti, è proprio il direttore d'orchestra, la mente dietro alla macchina da presa, ovvero il signor Snyder. Che si è sicuramente ridimensionato rispetto al fastidiosissimo autocompiacimento del sopracitato 300, ma continua ad essere troppo innamorato del ralenti, del dettaglio, del "parlare per immagini", del trendy a tutti i costi.
In ogni caso, la colonna sonora, anche se un po' ovvia, e i titoli di testa sono davvero splendidi, anche se non rappresentano da soli una valida ragione per voler vedere questa pellicola.

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