13 settembre 2010

Somewhere

Johnny Marco (Stephen Dorff) vive in un appartamento dell'hotel Chateau Marmont di Los Angeles. Tra spettacoli erotici di dubbia eleganza e avventure amorose brevi e disimpegnate, trascorre le giornate in un'apatia ovattata e silenziosamente distruttiva. L'inaspettata e forzata permanenza della figlia Cleo (Elle Fanning) imporrà un cambiamento nel ritmo quotidiano dell'attore.
Poche parole estremamente sintetiche per descrivere ciò che in conclusione è Somewhere: un ritratto di abulica solitudine sofferta dall'essere umano che materialmente ha già tutto, tranne la più infinitesimale traccia di felicità. Di conseguenza e in buona sostanza, assolutamente nulla di nuovo.
Ma se nelle mani di parecchi cineasti la supposta pellicola si sarebbe trasformata in un prodotto ovvio, melenso o didascalisco, o tutt'e tre le cose, in quelle di Sofia Coppola, nuovamente alle prese con un "plain plot" ambientato in un hotel dopo Lost in Translation, si rivela un'altra convincente prova verso la maturità registica.
Il film infatti è scarno, essenziale, estremamente lineare e quasi sfrondato di ogni inutile dettaglio glam: ai più potrà apparire (non a torto, dato che lo stile della regista è decisamente anacronistico) noioso, lento o fine a sé stesso, mentre, a mio avviso, sono proprio il lento incedere di ogni piano-sequenza o l'insistente ripetersi di un'azione ad esaltare i meriti della figlia dell'incommensurabile Francis Ford e a rendere (quasi) unico nel panorama contemporaneo questo prodotto.
C'è da ammettere che rispetto al sopracitato Lost in Translation ho personalmente riscontrato un piccolo passo indietro, ma fa piacere constatare che l'approccio della Coppola sia rientrato nelle "sue" corde, decisamente più intimistiche, dopo la parentesi un po' supponente di Marie Antoinette, di gran lunga il suo film più debole.
Il cast: Stephen Dorff, fortunatamente riesumato dopo anni e anni di totale anonimato, è intenso e misurato; Elle Fanning, sorellina della più famosa (ed antipatica) Dakota, è deliziosa e riesce a costruire un personaggio sorprendentemente credibile. Nulla da dire sulla comparsata di varia Italia televisiva: tutti professionalmente in parte.
Due giorni fa Somewhere ha vinto il Leone d'Oro a Venezia: qualche (giustificata) polemica e alcune facce storte hanno accompagnato il trionfo della Coppola in laguna; non ho visto nessun altro film in concorso pertanto non posso certo dire se il film abbia meritato, ma se, a detta del presidente di giuria Quentin Tarantino, il titolo del film era l'unico che in fase di discussione saltava sempre fuori, vuol dire che Sofia è almeno riuscita nel suo principale intento: restare impressa.
Da vedere.

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