Pochi, essenziali dettagli inerenti l'incipit dell'ottava fatica di Ferzan Ozpetek, dato che fin dalle primissime battute gli eventi che si susseguono meritano di essere visti senza alcun suggerimento o spoiler che sia: a casa Cantone, famiglia proprietaria di uno dei più importanti pastifici del Salento, c'è molto fermento per il ritorno del figlio più giovane Tommaso (Riccardo Scamarcio), che, insieme al fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi), dovrà ereditare la gestione dell'attività famigliare. Il fratello, la mamma Stefania (Lunetta Savino), il padre Vincenzo (Ennio Fantastichini), la zia Luciana (Elena Sofia Ricci), la nonna (Ilaria Occhini), la sorella Elena (Bianca Nappi) e l'amica d'infanzia Alba (Nicole Grimaudo), con approcci completamente differenti, complicheranno (e non poco...) l'immediato futuro di Tommaso...Mine Vaganti, pur non arrivando alle vette raggiunte da Hamam, Le fate ignoranti e La finestra di fronte, ci riporta al vero Ozpetek, che a mio parere, quando racconta ciò che conosce veramente, centra l'obiettivo. E il fatto di utilizzare la commedia come punto di partenza (anzichè il dramma, che comunque è più che presente, soprattutto nella seconda parte) è un gradevole cambiamento, fermo restando che la "riflessione", sia essa di stampo sociale o comportamentale, rimane il leit-motiv delle pellicole ozpetekiane.
Recitativamente, il cast è stellare, con l'unica eccezione della Ricci, il cui personaggio è in sé divertente, ma l'attrice fiorentina non lo rende al meglio, apparendo il più delle volte spaesata o "fuori tono"; per il resto, un trionfo: Lunetta Savino (me-ra-vi-glio-sa) e Ilaria Occhini (splendida) sono grandiose, e sorprende il fatto che ai David di Donatello, ad essere candidata insieme alla Occhini (che poi ha vinto quale Miglior Attrice Non Protagonista) è stata la Ricci e non la Savino; il protagonista Scamarcio è davvero credibile in un ruolo per nulla facile, al pari di un affascinantissimo Preziosi; Fantastichini (anch'egli premiato con il David), un po' teatrale ma divertentissimo, e Nicole Grimaudo sono entrambi efficaci in ruoli di forte impatto emotivo, e in più di un'occasione ci si perde nei loro occhi, resi ancora più profondi dalla magnifica direzione degli attori da parte di Ozpetek, che si conferma un maestro in tale campo; infine, una menzione particolare per la divertentissima Paola Minaccioni, nel ruolo della domestica scansafatiche.
Lo script, finalmente, non delude: la scena finale corale e qualche siparietto sono un po' forzati, ma i teatrini degli amici di Tommaso sono aderentissimi alla realtà, e la ricostruzione della famiglia patriarcale pugliese è indovinata e neanche troppo banalizzata.
Bellissime, poi, le musiche di Pasquale Catalano, che in più punti richiamano le partiture di Andrea Guerra ne La finestra di fronte.
A questo punto, per completare la filmografia del regista italo-turco, dovrei recuperare due pellicole che ho negli anni evitato: Cuore sacro (2005) e Un giorno perfetto (2008). Ho molto timore però che dopo questa felice avventura, il ritorno al passato possa essere una spiacevole esperienza...
In conclusione, un film da vedere e da assaporare, che scivola via lieve e si fa davvero apprezzare per più di una ragione: bentornato, Ferzan.
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