Anno 2003. Marcus Wright (Sam Worthington) è detenuto nel Braccio della Morte in attesa di ricevere l'iniezione letale. Ha ucciso suo fratello e due poliziotti e vuole soltanto farla finita ma la dottoressa Serena Kogan (Helena Bonham Carter) ha deciso per lui un altro destino. Firmato un documento legale che consegna il suo corpo alla scienza e gli promette una seconda opportunità, Marcus viene ‘terminato'.Anno 2018. John Connor (Christian Bale), leader ideale e carismatico del genere umano, partecipa alla Resistenza contro Skynet, il network di intelligenze artificiali, e il suo esercito di Terminator indistruttibili. Efficace e intraprendente, è deciso a sferrare un attacco mortale al nemico, a trovare suo padre Kyle Reese (Anton Yelchin) e a garantire un futuro all'umanità dopo l'apocalisse nucleare scatenata dalle macchine.
I loro destini, ovviamente, si incroceranno...
Dopo il terzo episodio della serie, un autentico disastro, era lecito essere più che prevenuti nei confronti di questo quarto capitolo, per giunta diretto da un regista neanche lontanamente vicino alla qualità di James Cameron, autore degli storici primi due.
Invece, Terminator Salvation è un prodotto che, pur non avendo le granitiche basi delle pellicole con Schwarzy, restituisce credibilità alla franchise; nulla di trascendentale, intendiamoci, ma un onesto film ben interpretato da attori dotati di fisicità e talento, con effetti visivi funzionali allo svolgimento della vicenda e almeno un paio di trovate diciamo "simpatiche": i moto-terminator e il cameo finale di un Arnold Schwarzenegger interamente digitalizzato.
Per carità, la trama in alcuni passaggi rimanda troppo ad alcune recenti pellicole del filone sci-fi horror e diversi dialoghi sono risibili, ma nel complesso il risultato si può dire accettabile.
Insomma, un godibile popcorn-movie da gustarsi senza pretesa alcuna.
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