31 gennaio 2007

La mia amica pittrice

Uno dei primissimi post di questo blog, sebbene dedicato al cinema, riportava i versi del mio carissimo amico Andrea, talentuoso poeta in erba.
A distanza di parecchio tempo, torno ad occuparmi di una delle forme d'arte più nobili: questa volta, la pittura.
Questo è infatti un dipinto (olio su tela) scaturito dalla fervida e immaginifica fantasia della mia amica Silvana, affermata artista monzese, già protagonista di diverse mostre, sia in Italia che all'estero.
Non è ovviamente facile interpretare il messaggio di questo particolarissimo ritratto, mentre credo sia decisamente più immediato riconoscerne il talento. Io, personalmente, sono stato colpito dalla commistione di emozioni che questa tela procura, a cominciare dal titolo, scioccante e al contempo rivelatore: "Sposa" (2006).
Per saperne di più, rimando a questo link, che mostra alcuni dei suoi quadri più rappresentativi.

29 gennaio 2007

Commenti e curiosità sulle nomination agli Oscar

Dopo qualche giorno di riflessione, ritengo sia opportuno commentare in maniera approfondita le nomination agli Oscar 2007, annunciate martedì scorso a Los Angeles.
Prima di tutto, una nota molto significativa: credo non sia quasi mai successo che il film che ha ottenuto il maggior numero di candidature (Dreamgirls con 8) non sia stato nominato nemmeno in una delle cinque categorie principali (film, regia, sceneggiatura, attore e attrice protagonisti).
Veramente uno smacco per il super-musical che avrebbe dovuto sbancare Hollywood.
In ogni caso, di seguito le mie idee (e qualche curiosità) categoria per categoria (le principali, ovviamente).

Best motion picture of the year
BABEL
THE DEPARTED
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN
Dopo parecchi anni, sembra non esserci un vero favorito. Little Miss Sunshine è il più gradito a tutti (soprattutto alla critica d'oltreoceano), ma sembra essere troppo debole per puntare davvero al titolo di miglior film dell'anno; Eastwood ha vinto due anni fa e Scorsese dovrebbe portare a casa la regia, quindi il logico favorito rimane Babel.
Curiosità: dopo Dreamgirls con 8 nomination, seguono Babel con 7, Il Labirinto del Fauno (orrore!) e The Queen con 6, Blood Diamond e The Departed con 5.
Previsione: Babel.

Achievement in directing
Alejandro González Iñárritu - BABEL
Martin Scorsese - THE DEPARTED
Clint Eastwood - LETTERS FROM IWO JIMA
Stephen Frears - THE QUEEN
Paul Greengrass - UNITED 93

Non c'è storia. Martin non avrà rivali e Hollywood salderà FINALMENTE il suo conto con il grandissimo regista italoamericano.
Curiosità: Scorsese ed Eastwood si ritrovano uno contro l'altro solamente due anni dopo The Aviator e Million Dollar Baby.
Previsione: Martin Scorsese.

Performance by an actor in a leading role
Leonardo DiCaprio - BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling - HALF NELSON
Peter O'Toole - VENUS
Will Smith - THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker - THE LAST KING OF SCOTLAND
Come ho già scritto nel mio precedente post, premio già assegnato.
Curiosità: escluso, fortunatamente, Sacha Baron Cohen per il suo irriverente e volgarissimo Borat.
Previsione: Forest Whitaker.

Performance by an actress in a leading role
Penélope Cruz - VOLVER
Judi Dench - NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren - THE QUEEN
Meryl Streep - THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet - LITTLE CHILDREN

Idem come sopra.
Curiosità: record dei record per Meryl Streep, nominata per la 14ma volta. Non era mai accaduto a nessuno.
Previsione: Dame Helen Mirren.

Performance by an actor in a supporting role
Alan Arkin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jackie Earle Haley - LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou - BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy - DREAMGIRLS
Mark Wahlberg - THE DEPARTED
Idem come sopra.
Curiosità: escluso (sacrilegio!) Jack Nicholson per The Departed. Mah...
Previsione: Eddie Murphy.

Performance by an actress in a supporting role
Adriana Barraza - BABEL
Cate Blanchett - NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson - DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi - BABEL

Idem come sopra.
Curiosità: la Hudson viene dal reality American Idol dove peraltro non ha vinto. Durante le audizioni per il film, però, ha battuto la concorrenza di chi l'aveva sconfitta in tv: che rivincita!
Previsione: Jennifer Hudson.

Adapted screenplay
BORAT: CULTURAL LEARNINGS OF AMERICA...
CHILDREN OF MEN
THE DEPARTED
LITTLE CHILDREN
NOTES ON A SCANDAL

Non può e non deve vincere Borat (chissà come mai quel film non riesco a digerirlo senza neanche averlo visto...)!
Giudizi personali a parte, è una categoria molto difficile, dato che questo premio potrebbe essere assegnato ad un film più "understated", come Little Children oppure Notes on a Scandal.
Curiosità: non è raro che l'Oscar per la sceneggiatura, sia essa originale o adattata, venga attribuito in qualità di premio di consolazione al film che è maggiormente piaciuto ai critici ma non ha incontrato i favori dell'Academy.
Previsione: The Departed.

Original screenplay
BABEL
EL LABERINTO DEL FAUNO
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Due favoriti su tutti: Little Miss Sunshine e The Queen.
E la piccola fan dei concorsi di bellezza dovrebbe farcela.
Curiosità: Buckingham Palace non ha mai rilasciato alcun commento (positivo o negativo) sullo script di The Queen: che sia piaciuto anche a Sua Maestà in persona?
Previsione: Little Miss Sunshine.

Best animated feature film of the year
CARS
HAPPY FEET
MONSTER HOUSE
Anche in questa categoria non dovrebbe esserci confronto, a vantaggio, ancora una volta, dell'inarrivabile Pixar.
Curiosità: Monster House è il primo vero e proprio horror per bambini (e per adulti...) interamente animato.
Previsione: Cars.

Best foreign language film of the year
EFTER BRYLLUPPET - Denmark
INDIGÈNES - Algeria
EL LABERINTO DEL FAUNO - Mexico
DAS LEBEN DER ANDEREN - Germany
WATER - Canada
Aiuto. In linea di massima Il Labirinto del Fauno non dovrebbe avere alcuna difficoltà ad aggiudicarsi il premio, forte anche delle 6 candidature totali (un'assurdità).
Non riuscirò francamente mai a capire dove stanno il genio e l'originalità di questo film che non è altro che un malriuscito esercizio di stile, mal diretto, mal recitato e mal orchestrato.
Curiosità: suona davvero come un insulto l'esclusione di Volver. Davvero ingiustificabile.
Previsione: Il Labirinto del Fauno.

I vincitori dei SAG Awards

Tutto piattamente secondo previsione. Neanche un piccolo sussulto.
E anche per quest'anno i quattro Oscar dedicati alla recitazione sembrano già assegnati: Forest Whitaker, Helen Mirren, Eddie Murphy e Jennifer Hudson sembrano infatti non avere alcuno straccio di rivale, essendosi aggiudicati, dopo Golden Globe e nomination agli Academy Awards, anche lo Screen Actors Guild Award, assegnato ieri notte a Los Angeles.
Nessuna sorpresa, pertanto, nemmeno il premio assegnato a Little Miss Sunshine in qualità di miglior cast: si era ventilato che l'avrebbe vinto più che altro come consolazione al fatto che nessun singolo performer sarebbe stato premiato...
Che dire, a questo punto? Che in previsione Oscar ci saranno quattro categorie di cui potremo fare a meno di preoccuparci...
Per quanto riguarda i meriti, sospendo il mio giudizio fino all'avvenuta visione dei film in questione (Dreamgirls e The Last King of Scotland), mentre su Dame Helen non si discute: nessuna più di lei merita questo (a lungo atteso) Oscar.

27 gennaio 2007

Carolina sul tetto d'Europa

Più che doverosa divagazione dal consueto mondo di celluloide per celebrare la prima medaglia d'oro europea nella storia del pattinaggio artistico femminile su ghiaccio: il nostro meraviglioso angelo Carolina Kostner è infatti riuscita in questa memorabile impresa con una prova quasi perfetta, cancellando tutti i residui dubbi (non miei, ovviamente) di chi l'aveva criticata dopo le Olimpiadi di Torino.
Ormai eccezionalmente matura sia dal punto di vista interpretativo che tecnico, Carolina ha subito atterrato una delle combinazioni di salto più difficili al mondo (triplo Flip - triplo toe-loop - doppio loop) e di lì si è capito che la giornata era iniziata sotto i migliori auspici: un errore sul secondo triplo loop (atterrato singolo), la conseguente attesa delle rimanenti pattinatrici e poi la tanto sospirata (da me...) esplosione di gioia...
Una giornata indimenticabile, un momento storico per lo sport azzurro a cui ho avuto l'onore di assistere in diretta.
Grazie Caro, per l'incredibile emozione che mi hai fatto provare! Con la speranza che questo sia davvero solo l'inizio!!!

23 gennaio 2007

Oscar 2007: le candidature

Colpevolmente in ritardo per importanti ragioni familiari, mi occupo finalmente dell'argomento principe dell'anno, che per la prima volta ho seguito in diretta televisiva: le nomination agli Oscar 2007 (non so come mai si chiamino così, dato che si riferiscono all'anno precedente, ma tant'è...).
Di seguito la lista delle categorie principali.
A breve (... meglio dopo gli Screen Actors Guild Awards, che verranno assegnati nella notte di domenica 28 gennaio) seguirà un post con commenti e curiosità varie.

Best motion picture of the year
BABEL
THE DEPARTED
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Achievement in directing
Alejandro González Iñárritu - BABEL
Martin Scorsese - THE DEPARTED
Clint Eastwood - LETTERS FROM IWO JIMA
Stephen Frears - THE QUEEN
Paul Greengrass - UNITED 93

Performance by an actor in a leading role
Leonardo DiCaprio - BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling - HALF NELSON
Peter O'Toole - VENUS
Will Smith - THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker - THE LAST KING OF SCOTLAND

Performance by an actress in a leading role
Penélope Cruz - VOLVER
Judi Dench - NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren - THE QUEEN
Meryl Streep - THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet - LITTLE CHILDREN

Performance by an actor in a supporting role
Alan Arkin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jackie Earle Haley - LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou - BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy - DREAMGIRLS
Mark Wahlberg - THE DEPARTED

Performance by an actress in a supporting role
Adriana Barraza - BABEL
Cate Blanchett - NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson - DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi - BABEL

Adapted screenplay
BORAT: CULTURAL LEARNINGS OF AMERICA...
CHILDREN OF MEN
THE DEPARTED
LITTLE CHILDREN
NOTES ON A SCANDAL

Original screenplay
BABEL
EL LABERINTO DEL FAUNO
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Best animated feature film of the year
CARS
HAPPY FEET
MONSTER HOUSE

Best foreign language film of the year
EFTER BRYLLUPPET - Denmark
INDIGÈNES - Algeria
EL LABERINTO DEL FAUNO - Mexico
DAS LEBEN DER ANDEREN - Germany
WATER - Canada

21 gennaio 2007

Little Miss Sunshine vince il PGA Award!!!

Incredibile.
La pellicola meno quotata è riuscita nell'impresa di vincere il Producers Guild Award, da tutti considerato l'anticamera dell'Oscar per la categoria di Miglior Film, essendo il premio assegnato dal sindacato americano dei produttori cinematografici.
Che dire, a questo punto? Che mai come quest'anno la lotta per il titolo di Best Picture 2006 agli Academy Awards sarà clamorosamente imprevedibile, dato che tutti e cinque i film nominati ai PGA Awards partono più o meno dallo stesso punto di partenza...
Per saperne di più, rimando al bellissimo articolo di Tom O'Neil del Los Angeles Times di cui riporto un interessantissimo estratto: "Or perhaps the reason "Little Miss Sunshine" won was because it was a producer's ultimate dream come true — offering a bonanza return on investment. Produced for only $8 million, "Sunshine" burned up $58 million in ticket sales domestically, plus $27 million overseas. "The Crying Game' was a similar indie behometh back in 1992, beating "Unforgiven" and "A Few Good Men" for the best-picture prize at the producers' guild, which didn't have any TV members back then. "Crying Game" later lost at the Oscars, however. Is that a bad omen for "Sunshine"?"
Ora occhi puntati sulle 15 italiane di martedì 23 gennaio: it's nominations day!

19 gennaio 2007

Casino Royale

Non sono mai stato un fanatico di Ian Fleming, di 007, di James Bond, di Miss Moneypenny e di tutti gli incredibili gadget sciorinati dall'agente segreto più famoso del mondo.
Nel passato avrò guardato sì e no tre o quattro film della saga più longeva del cinema.
Dopo Sean Connery, non ho mai reputato all'altezza gli attori che si sono avvicendati nell'impersonare il mitico Bond.
Poco prima che uscisse questo Casino Royale (non quello del 1967, versione parodistica interpretata da David Niven e Peter Sellers), non avevo la benché minima ombra di stimolo a spingermi al cinema per vederlo.
Poi, le prime (positivissime) critiche, i primi (entusiastici) passaparola, gli (ottimi) incassi, ma soprattutto un'aggettivo che era sulla bocca di tutti: diverso.
Al che, senza documentarmi più di tanto, ho deciso di compiere il passo. E il risultato è stato folgorante.
Casino Royale non solo stravolge gli (apparentemente intoccabili e francamente stanchi) canoni della serie, ma ridisegna il personaggio principale della saga dipingendone la nascita professionale in maniera dura e accattivante (Ian Fleming scrisse infatti questo libro per primo).
Se i precedenti agenti erano icone dell'aplomb britannico, questo muscolosissimo Bond è rozzo, sbrigativo e manesco. Se i vari 007 erano supportati da una miriade di futuristici gadget, il primo James usa quasi esclusivamente le mani e poco altro. Se i vari Connery, Moore e Brosnan avevano le caratteristiche del perfetto (e un po' ingessato) gentleman, Daniel Craig ha l'aspetto del pugile e i modi del seduttore senza ritegno.
Insomma, un James Bond differente: più sanguigno, più simpatico e per il quale si fa molto più volentieri il tifo. E il già citato Daniel Craig lo interpreta in maniera impeccabile, dando prova di una fisicità e di un carisma non comuni.
Quello che vale la pena dire è che, a prescindere da queste considerazioni, il film è davvero bello, avvincente, tecnicamente straordinario (i forsennati inseguimenti sono incredibili) e molto ben interpretato da tutto il cast.
Alcuni critici si sono sbilanciati nel ritenerlo addirittura il più riuscito della serie: io non posso pronunciarmi in merito, ma credo valga assolutamente la pena fare il possibile per vederlo, ovviamente al cinema.

18 gennaio 2007

Babel

Quattro storie. Quattro ritratti quasi del tutto privi di speranza. Esseri umani alle prese con le conseguenze delle loro pulsioni e dei loro atti. Un film corale magistralmente diretto e interpretato, ideale per essere considerato dall'Academy come possibile favorito ai prossimi Oscar.
Babel è tutto ciò e molto di più, compresa una latente ma persistente furbizia nell'elaborare a tutti i costi una trama che colpisca (e affondi) al cuore lo spettatore.
Alejandro González Iñárritu era già riuscito a stravolgere l'audience mondiale con 21 grammi, spietato ed angosciante spaccato di vita americana che non concedeva alcuno stralcio di redenzione ai personaggi e al pubblico; con questa sua seconda fatica di respiro internazionale affina il suo stile ma elabora una storia, assieme al fido Guillermo Arriaga, forse un po' troppo artificiosa per essere davvero coinvolgente. Insomma, un po' fredda.
Questo aspetto, del tutto personale, non toglie comunque nulla all'intrinseco valore del film, assolutamente indiscutibile. La perizia con cui le quattro vicende vengono intrecciate e la profondità con la quale i caratteri dei personaggi vengono delineati sono opera di una grande mente cinematografica che conosce alla perfezione i ritmi e i tempi del mondo di celluloide.
Meglio non spendere neanche una parola sulla trama, che conviene scoprire passo passo, mentre è assolutamente d'obbligo esaltare le doti di un magnifico cast internazionale: la messicana Adriana Barraza, che dipinge con umiltà il delicato ritratto di una governante generosa ed ingenua; la giapponese Rinko Kikuchi, spiazzante e disorientata ragazza sordomuta che sembra "sopravvivere" ad una Tokyo catatonica; il marocchino Boubker Ait El Caid, di una bravura quasi irreale, capace di dare autentico spessore al personaggio di un ragazzino autore per gioco di un supposto terribile crimine.
Babel pertanto è un film che si "deve" vedere, a prescindere dai propri gusti, per cogliere la coralità della vicenda e per il messaggio che ne consegue: in fondo, il dolore, la sofferenza e la redenzione non hanno confini di sorta e possono scaturire da una fatalità o da un brutale scherzo del destino. Niente di particolarmente originale, ma da quando in qua (seguendo il pensiero del regista) le nostre vite possono definirsi tali?

Little Miss Sunshine

Cito immediatamente il pensiero di Andrew Sarris del New York Observer, che riassume in maniera esemplare quello che posso pensare anch'io di questo piccolo grandissimo film: "The funniest and most gracefully written, acted and directed dysfunctional-American-family farce comedy of this year thus far".
Ed è proprio così. Little Miss Sunshine è sicuramente una commedia, ma sottintende un molteplice universo di significati e di interpretazioni che contribuiscono a renderlo un film complesso e profondo, anche se genialmente esilarante.
La storia è presto detta: una scombinata famiglia della provincia americana decide di partire in blocco su uno scassato furgoncino per accompagnare in California la figlioletta di 7 anni ad un concorso di bellezza per baby Miss. Gli esiti saranno imprevedibili, divertenti, amari e sorprendenti. E il road trip si trasformerà, per ognuno dei membri di questo strampalato nucleo familiare, in una maggior presa di coscienza di sè, dei propri sentimenti e dei propri limiti.
Bravi i registi (esordienti), ma strepitosi lo script (di Michael Arndt) ed il cast, a cominciare dal fantastico nonno fanatico del porno (un bravissimo Alan Arkin) e dalla bimba cicciottella fissata con i beauty contest (Abigail Breslin, disincantata e simpaticissima), senza dimenticare il fratello di lei (un convincente Paul Dano), una delle figure più autentiche e sincere del film.
Poco altro da aggiungere, perchè Little Miss Sunshine è un film da gustare e interpretare per conto proprio.
A breve usciranno le nomination ai prossimi Oscar, e sarebbe davvero un colpaccio se questa pellicola, prodotta senza alcun appoggio delle major, si aggiudicasse la candidatura a Miglior Film.
Incrociamo le dita.

Flags of Our Fathers

Adesso basta. Basta.
Come ho letto da qualche parte, siamo stanchi che ogni anno Clint Eastwood ci propini un film splendidamente realizzato, ottimamente recitato e soprattutto magistralmente diretto... Quest'anno poi ne ha diretti due speculari, quasi a farsi concorrenza da solo!
Eh sì, Clint è davvero uno dei talenti cinematografici più autentici del nostro tempo, dotato di una grazia registica che lascia veramente esterrefatti.
Anche in questo Flags of Our Fathers, vicenda "dietro le quinte" di una delle foto più famose della recente storia bellica, il modo in cui descrive la spregevole speculazione da parte delle alte sfere militari nei confronti dei soldati protagonisti della foto è reale, viscerale, senza fronzoli.
Diciamo la verità: rispetto a Mystic River (e parzialmente anche nei confronti di Million Dollar Baby) è stato fatto un passo indietro, ma credo sia da imputare al cast, diretto sapientemente da Clint ma non all'altezza delle precedenti pellicole.
Tecnicamente, ci troviamo nuovamente di fronte alla pura perfezione: l'atmosfera opprimente della guerra è magnificamente resa dalla fotografia di Tom Stern, che porta il colore al limite della neutralità e quindi del bianco e nero; la musica (dello stesso regista) è come al solito poco invasiva e totalmente in linea con l'evolversi della trama; le scenografie sono impressionanti senza alcun bisogno d'essere imponenti.
Ma, lo ripeto ancora una volta, quello che lascia a bocca aperta è la regia. Non ci sono parole per descrivere la prima ora del film, incentrata sull'atto bellico vero e proprio, che fa impallidire anche i bellissimi 25 minuti iniziali di Salvate il soldato Ryan. Senza esagerare con il grand guignol o con gli effetti speciali, infatti, Eastwood ci fa sentire il gusto acre e sanguigno del combattimento fine a sè stesso in una escalation (al contrario) verso ciò che è realmente inumano, e cioè il comportamento degli alti gradi dell'esercito americano.
Insomma, ancora una volta un film da non perdere, in attesa del fratello giapponese (girato sempre da Eastwood ma in lingua nipponica, appunto, e dal punto di vista del paese del Sol Levante), dal titolo Letters from Iwo Jima, che uscirà in Italia a marzo e che è stato giudicato (basta!) nettamente superiore a questo, al punto da aggiudicarsi qualche giorno fa il Golden Globe come Miglior Film in Lingua Straniera.
Che noia, un'altro capolavoro in arrivo.
Basta, Clint, basta.

16 gennaio 2007

Commenti sui Golden Globes e previsioni Oscar

Pochissime sorprese, qualche disappunto (Little Children, ma poteva vincere solo lo script), tante conferme.
Di seguito il dettaglio dei miei pensieri.

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Scelta prevedibile, dato che le quotazioni di Babel erano in rialzo. In previsione Oscar, uno dei favoriti assieme a Dreamgirls, The Departed e The Queen, che ormai sembrano strasicuri della nomination a Miglior Film.

MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA
Non vi erano dubbi: è stata la migliore e doveva vincere. Ma Helen Mirren ha fatto di più: ha portato a casa ben due Golden Globes, il secondo dei quali per il meraviglioso ritratto della regina Elisabetta I nell'omonimo tv movie.
La strafavorita per gli Oscar, con Meryl Streep distanziatissima.

MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO
Non pensavo che Forest Whitaker potesse farcela, ma ho visto un breve trailer di The Last King of Scotland e ne sono rimasto impressionato. Credo che a questo punto diventi il logico favorito per gli Oscar, ma aspetterei i SAG Awards prima di pronunciarmi definitivamente.
Leo dovrebbe aggiudicarsi una nomination, come pure Peter O'Toole, le cui quotazioni sono comunque in netto ribasso. Will Smith è un'incognita: bolla di sapone o sorpresa?

MIGLIOR FILM - COMMEDIA O MUSICAL
Annunciatissimo, anche se messo in discussione all'ultimo momento dall'avanzata di Little Miss Sunshine (che a questo punto è il vero deluso della serata).
Con tre premi in totale, sarà un sicuro protagonista della serata dell'Academy.

MIGLIOR ATTRICE - COMMEDIA O MUSICAL
Meryl non poteva non farcela, dato che i critici sono letteralmente impazziti per lei. Agli Oscar sarà invece quasi impossibile contrastare il probabilissimo (ed eventualmente meritatissimo) premio ad Helen Mirren.

MIGLIOR ATTORE - COMMEDIA O MUSICAL
Io lo avevo preannunciato in tempi non sospetti: Baron Cohen potrebbe fare il colpaccio. E infatti è riuscito nell'impresa. A questo punto "Borat" appare sempre più vicino ad un'incredibile candidatura al più importante premio cinematografico al mondo!

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Per quanto mi riguarda, quando la Pixar realizza un film non dovrebbero nemmeno istituire questo premio data la manifesta superiorità dei suoi prodotti.
Niente da dire, vittoria strameritata e probabile bis agli Academy Awards.

MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA
Questa è l'unica categoria della serata che mi porta a polemizzare un po'. Non con il vincitore, per carità: Clint non si tocca. Più che altro con la scelta dell'HFPA di assegnare un premio ad un film americano, seppur recitato in giapponese. So benissimo, infatti, che la dicitura corretta della candidatura è "Miglior Film in LINGUA STRANIERA", ma se si inizia questo trend, allora ho la vaga sensazione che si rischi di escludere in futuro ottimi prodotti stranieri a vantaggio di mediocri produzioni americane recitate in altra lingua che non sia l'inglese. Forse sto esagerando, ma questa sensazione non mi abbandona...
Tornando a Clint, niente da dire: non ho ancora visto il film, ma se la bella versione dal punto di vista americano, a detta dei critici, è inferiore a questa, allora ho il netto presentimento che ci troviamo di fronte ad un altro capolavoro.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Vittoria annunciata per l'esordiente Hudson, che ha dichiarato di non sentirsi quasi nemmeno un'attrice (prima di ricevere questo premio, ovviamente...).
In previsione Oscar, diventa forse la favorita. Restano forti le candidature delle attrici di Babel mentre perde quota la Blunt. Anche in questo caso preferirei attendere i SAG Awards per dire la mia ultima parola.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Avrei cambiato il nome a cui avevo pensato un mese fa (Brad Pitt) come probabile vincitore cinque minuti dopo averlo scritto, ma volevo capire se l'HFPA osava premiare il bello dei belli. Mi sono sbagliato. Eddie Murphy ha (meritatamente?) vinto al suo quinto tentativo ed ora parte (suppongo) in pole position agli Oscar.
Nicholson può ancora dargli fastidio, per il resto vedremo se spuntano nuove idee...

MIGLIOR REGISTA
Riporto l'esatta frase che avevo già scritto: Martin, Martin, Martin! E basta! Questo sarà il suo anno senza alcun dubbio...
Per il momento un premio su tre (Golden Globe, DGA e Oscar) è in cassaforte, e non credo che avrà il benché minimo problema a vincere i restanti due.
Con Helen Mirren, l'Oscar già assegnato ancor prima che escano le nomination.

Le nomination ai WGA Awards

Dopo attori, produttori e registi, è giunto anche il momento del sindacato degli sceneggiatori che, riuniti nel Writers Guild of America (WGA), hanno diramato le loro candidature, non senza qualche sorpresa. Su tutte, l'esclusione dalle due categorie di Dreamgirls, recente super-protagonista ai Globi d'Oro.
Ma andiamo nel dettaglio.

WRITERS GUILD of AMERICA (WGA) AWARDS
THE NOMINEES

ORIGINAL SCREENPLAY
Babel
Written by Guillermo Arriaga
Little Miss Sunshine
Written by Michael Arndt
The Queen
Written by Peter Morgan
Stranger Than Fiction
Written by Zach Helm
United 93
Written by Paul Greengrass

ADAPTED SCREENPLAY
Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan
Screenplay by Sacha Baron Cohen & Anthony Hines & Peter Baynham & Dan Mazer, Story by Sacha Baron Cohen & Peter Baynham & Anthony Hines & Todd Phillips, Based on a Character Created by Sacha Baron Cohen
The Departed
Screenplay by William Monahan, Based on the Motion Picture Infernal Affairs, Written by Alan Mak and Felix Chong
The Devil Wears Prada
Screenplay by Aline Brosh McKenna, Based on the Novel by Lauren Weisberger
Little Children
Screenplay by Todd Field & Tom Perrotta, Based on the Novel by Tom Perrotta
Thank You for Smoking
Screenplay by Jason Reitman, Based on the Novel by Christopher Buckley

Le nomination ai DGA Awards

Dopo i produttori e gli attori, ecco la volta dei registi.
Nei giorni scorsi, infatti, il Directors Guild of America (DGA) ha diramato le sue (prevedibilissime) candidature: di seguito la lista completa.

DIRECTORS GUILD of AMERICA (DGA) AWARDS
THE NOMINEES
Babel
Alejandro González Iñárritu
The Departed
Martin Scorsese
Dreamgirls
Bill Condon
Little Miss Sunshine
Jonathan Dayton, Valerie Faris
The Queen
Stephen Frears

Golden Globes 2007: i vincitori


BEST MOTION PICTURE – DRAMA
BABEL

Anonymous Content/Zeta/Central; Paramount Pictures

BOBBY
Bold Films; The Weinstein Company
THE DEPARTED
Warner Bros. Pictures
LITTLE CHILDREN
New Line Cinema
THE QUEEN
A Granada Production; Miramax Films

BEST ACTRESS IN A MOTION PICTURE – DRAMA
PENÉLOPE CRUZ in VOLVER
JUDI DENCH in NOTES ON A SCANDAL
MAGGIE GYLLENHAAL in SHERRYBABY
HELEN MIRREN in THE QUEEN
KATE WINSLET in LITTLE CHILDREN

BEST ACTOR IN A MOTION PICTURE – DRAMA
LEONARDO DiCAPRIO
in BLOOD DIAMOND
LEONARDO DiCAPRIO in THE DEPARTED
PETER O’TOOLE in VENUS
WILL SMITH in THE PURSUIT OF HAPPYNESS
FOREST WHITAKER in THE LAST KING OF SCOTLAND

BEST MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
BORAT: CULTURAL LEARNINGS...
One America; Twentieth Century Fox
THE DEVIL WEARS PRADA
Twentieth Century Fox

DREAMGIRLS
DreamWorks Pictures; Paramount Pictures
LITTLE MISS SUNSHINE
Big Beach/Bonafide Productions; Fox Searchlight Pictures
THANK YOU FOR SMOKING
Room 9/David O. Sacks/Content; Fox Searchlight Pictures

BEST ACTRESS IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
ANNETTE BENING in RUNNING WITH SCISSORS
TONI COLLETTE in LITTLE MISS SUNSHINE
BEYONCÉ KNOWLES in DREAMGIRLS

MERYL STREEP in THE DEVIL WEARS PRADA
RENÉE ZELLWEGER in MISS POTTER

BEST ACTOR IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
SACHA BARON COHEN in BORAT: CULTURAL LEARNINGS...
JOHNNY DEPP in PIRATES OF THE CARIBBEAN: DEAD MAN’S CHEST
AARON ECKHART in THANK YOU FOR SMOKING
CHIWETEL EJIOFOR in KINKY BOOTS
WILL FERRELL in STRANGER THAN FICTION


BEST ANIMATED FEATURE FILM
CARS
Walt Disney/Pixar; Buena Vista

HAPPY FEET
Kingdom Pictures, LLC; Warner Bros. /Village Roadshow
MONSTER HOUSE
Columbia Pictures; Sony Pictures Releasing


BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
APOCALYPTO (USA)
LETTERS FROM IWO JIMA (USA/JAPAN)
DAS LEBEN DER ANDEREN (GERMANY)
EL LABERINTO DEL FAUNO (MEXICO)
VOLVER (SPAIN)


BEST ACTRESS IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE
ADRIANA BARRAZA in BABEL
CATE BLANCHETT in NOTES ON A SCANDAL
EMILY BLUNT in THE DEVIL WEARS PRADA

JENNIFER HUDSON in DREAMGIRLS
RINKO KIKUCHI in BABEL

BEST ACTOR IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE
BEN AFFLECK
in HOLLYWOODLAND
EDDIE MURPHY in DREAMGIRLS
JACK NICHOLSON in THE DEPARTED
BRAD PITT in BABEL
MARK WAHLBERG in THE DEPARTED


BEST DIRECTOR – MOTION PICTURE
CLINT EASTWOOD
for FLAGS OF OUR FATHERS
CLINT EASTWOOD for LETTERS FROM IWO JIMA
STEPHEN FREARS for THE QUEEN
ALEJANDRO GONZALEZ IÑÁRRITU for BABEL

MARTIN SCORSESE for THE DEPARTED

BEST SCREENPLAY – MOTION PICTURE
GUILLERMO ARRIAGA for BABEL
TODD FIELD & TOM PERROTTA for LITTLE CHILDREN
PATRICK MARBER for NOTES ON A SCANDAL
WILLIAM MONAHAN for THE DEPARTED

PETER MORGAN for THE QUEEN

BEST ORIGINAL SCORE – MOTION PICTURE
ALEXANDRE DESPLAT
for THE PAINTED VEIL
CLINT MANSELL for THE FOUNTAIN
GUSTAVO SANTAOLALLA for BABEL
CARLO SILIOTTO for NOMAD
HANS ZIMMER for THE DA VINCI CODE


BEST ORIGINAL SONG – MOTION PICTURE
A FATHER’S WAY” — THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Music by: Seal and Christopher Bruce / Lyrics by: Seal
LISTEN” — DREAMGIRLS
Music & Lyrics by: Henry Krieger, Anne Preven, Scott Cutler and Beyoncé Knowles
NEVER GONNA BREAK MY FAITH” — BOBBY
Music & Lyrics by: Bryan Adams, Eliot Kennedy and Andrea Remanda

THE SONG OF THE HEART” — HAPPY FEET
Music & Lyrics by: Prince Rogers Nelson

TRY NOT TO REMEMBER” — HOME OF THE BRAVE
Music & Lyrics by: Sheryl Crow

15 gennaio 2007

In Memoriam: Carlo Ponti (1912-2007)

Un doveroso tardivo omaggio ad uno dei più grandi produttori della cinematografia italiana, scomparso il 10 gennaio scorso all'età di 94 anni, può essere quello di ricordarlo attraverso tre "suoi" film e tre "sue" donne che hanno fatto la storia del Belpaese: il fascino aristocratico di Silvana Mangano in ANNA di Alberto Lattuada, il sorriso sghembo e proletario di Giulietta Masina ne LA STRADA di Federico Fellini, e ovviamente la prorompente fisicità della sua Sophia Loren ne LA CIOCIARA di Vittorio De Sica.
Andiamo a rivederli, e avremo un'idea concreta di quanto grande è stato questo piccolo uomo.

Addio, Carlo.

08 gennaio 2007

Cars

Ancora una volta, non c'è nulla fare. Nulla.
Pixar, da sempre sinonimo di altissima qualità nell'animazione digitale, sbaraglia nuovamente la concorrenza e si afferma come regina incontrastata di questo prolifico settore cinematografico.
Anche in questo caso, infatti, l'azienda fondata vent'anni fa dal genio di John Lasseter (che in quest'occasione torna alla regia sette anni dopo Toy Story 2) riesce a farci emozionare con una storia semplice semplice (la riscoperta degli antichi valori da parte di un bolide da corsa ambizioso e immaturo) ma realizzata in maniera tecnicamente magistrale. Il risultato è di conseguenza ancora una volta stupefacente, al punto che sembra quasi inutile soffermarsi sui sempre più sorprendenti traguardi raggiunti e ogni volta superati dalla tecnica d'animazione: gran senso di profondità, realistici riflessi di luce, ma più di tutto va lodata la non facile impresa di rendere "umani" bolidi scintillanti e vecchi camioncini scassati.
Come al solito eccezionali i doppiatori, sia nella versione americana (che ha richiamato nomi di grido, su tutti Paul Newman) che in quella italiana, dove il "personaggio" di Luigi, fan della Ferrari che in originale parla appunto con accento italiano, è stato intuitivamente reso con una forte inflessione emiliana.
Assolutamente geniali alcuni tocchi di classe della sceneggiatura, tra cui i trattori-mucca (esilaranti) e gli spezzoni di alcuni precedenti film Pixar reinterpretati dalle macchine nei titoli di coda.
Da vedere per una sola ragione a prescindere dalle ovvietà: la Pixar è l'unica società produttrice e ideatrice di cartoon digitali che ha sempre saputo rinnovarsi completamente, cambiando approccio e soggetto in maniera radicale da film a film. E non è certo pregio di poco conto.

Thank You for Smoking

Parlare di sigarette è già di per sé controcorrente. Farlo parteggiando (ironicamente...) per esse è ancor più anacronistico. Ed è probabilmente questo il punto di maggior originalità del film di Jason Reitman: la storia di un esperto di persuasione verbale, Nick Naylor, vicepresidente della fantomatica Accademia di Studi sul Tabacco, che viene pagato semplicemente per parlare in difesa del fumo (e l'energia e la faccia tosta di Aaron Eckhart sono perfette per questo ruolo). Le complicazioni non tarderanno ad arrivare, ma Nick troverà sempre il modo, anche grazie a un po' di studiata fortuna, per farla franca, soprattutto davanti alle telecamere. Infatti, rispetto al libro dove Naylor è un personaggio integralmente negativo, qui il protagonista viene mostrato umano al punto da risultare un simpatico farabutto dal cuore d'oro.
Il film è godibile, ben interpretato, acquista ritmo con il dipanarsi della trama e tutto sommato intriga, anche se si ha sempre il sospetto che si tratti di un giochino tirato un po' troppo per le lunghe (in un film del genere è poi troppo politically correct che non si veda nemmeno una sigaretta accesa...).
Un prodotto carino, di nicchia, per tutti i palati ma con un gusto un po' neutro.

Le candidature ai SAG e PGA Awards

Rieccoci.
Dopo le candidature ai Golden Globes, tutte le varie associazioni statunitensi di critica cinematografica e i sindacati ("guild") rappresentativi di tutti i mestieri dello spettacolo stanno facendo altrettanto, presentando le proprie nomination per l'anno passato.
I primi due sindacati a rendere pubblici i preziosissimi nominativi sono stati quelli degli attori (Screen Actors Guild) e dei produttori (Producers Guild of America).
Ma andiamo nel dettaglio con alcuni brevi commenti introduttivi alle candidature stesse.
SAG Awards: nessuna grandissima sorpresa, se si eccettuano le esclusioni dalla categoria di Best Cast di Little Children (peccato) e The Queen. Calcolatrice e opinabile la scelta della Warner di far concorrere DiCaprio come Non Protagonista per The Departed in modo che abbia più chance di vincere.
PGA Awards: purtroppo anche in questo caso a pagarla è Little Children, che a questo punto ha ben poche speranze di concorrere ai prossimi Oscar. Prevedibili gli altri nominativi.
Di seguito la lista delle categorie principali dei due premi.

SCREEN ACTORS GUILD (SAG) AWARDS

Performance by a Male Actor in a Leading Role
Leonardo DiCaprio / BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling / HALF NELSON
Peter O’Toole / VENUS
Will Smith / THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker / THE LAST KING OF SCOTLAND

Performance by a Female Actor in a Leading Role
Penelope Cruz / VOLVER
Judi Dench / NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren / THE QUEEN
Meryl Streep / THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet / LITTLE CHILDREN

Performance by a Male Actor in a Supporting Role
Alan Arkin / LITTLE MISS SUNSHINE
Leonardo DiCaprio / THE DEPARTED
Jackie Earle Haley / LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou / BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy / DREAMGIRLS

Performance by a Female Actor in a Supporting Role
Adriana Barraza / BABEL
Cate Blanchett / NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin / LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson / DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi / BABEL

Performance by a Cast in a Motion Picture
BABEL - Paramount Vantage
BOBBY - The Weinstein Company
THE DEPARTED - Warner Bros. Pictures
DREAMGIRLS - Paramount Pictures
LITTLE MISS SUNSHINE - Fox Searchlight Pictures

PRODUCERS GUILD of AMERICA (PGA) AWARDS

Producer of the Year Award in Motion Pictures
BABEL
Alejandro González Iñárritu, Steve Golin, Jon Kilik
THE DEPARTED
Graham King
DREAMGIRLS
Laurence Mark
LITTLE MISS SUNSHINE
M. Turtletaub, D.T. Friendly, P. Saraf, A. Berger, R. Yerxa
THE QUEEN
Andy Harries, Christine Langan, Tracey Seaward

Producer of the Year Award in Animated Motion Pictures
CARS
Darla K. Anderson
FLUSHED AWAY
Cecil Kramer, Peter Lord
HAPPY FEET
Doug Mitchell, George Miller, Bill Miller
ICE AGE: THE MELTDOWN
Lori Forte
MONSTER HOUSE
Steve Starkey, Jack Rapke

01 gennaio 2007

Little Children

MAGNIFICO.
Dopo delusioni, parziali insoddisfazioni, qualche bella sorpresa e ancora delusioni, finalmente un film che farà parlare parecchio di sè (uscirà in Italia a febbraio) e dei suoi protagonisti, davanti e dietro alla macchina da presa. Per una sola ragione: Little Children è straordinario, unico, definitivo.
E non è certo facile capire da dove iniziare a descrivere questa pellicola, di gran lunga la migliore opera cinematografica americana dell'anno appena conclusosi.
Potrei iniziare parlando dei due ideatori, il regista e sceneggiatore Todd Field e l'autore dell'omonimo libro Tom Perrotta. Entrambi sono alla seconda fatica cinematografica dopo uno splendido esordio: Field ha diretto nel 2001 lo struggente In the Bedroom, candidato a cinque Oscar, mentre Perrotta ha scritto nel 1998 "Election", che l'anno successivo è diventato l'omonimo bellissimo film diretto da Alexander Payne. Era quindi auspicabile che un simile connubio desse vita a un prodotto di valore, ma mai avrei pensato che il risultato potesse essere così intenso ed emozionante. Aggettivi che non riescono ad esprimere nemmeno in parte l'incredibile susseguirsi di sentimenti e situazioni che catapultano lo spettatore, nell'arco di pochi secondi, da una scena incredibilmente divertente alla riflessione e al dramma: "The film is very, very funny, but audiences are afraid to laugh at a lot of the humor. After all, how funny are cheating and perversion and mean-spiritedness and outright stupidity? Very funny. But it's a Kubrickian humor… tough and more than a little shocking." (David Poland, Movie City News)
Il colpo di genio? L'utilizzo di una voce narrante spiazzante e un po' didascalica, che alla fine riconosciamo come parte integrante del plot e non solo come sostegno vocale: "For one thing, it features a voice-over narration, rare in films of this kind, especially since its tone is often boldly ironic. Yes, it distances us a little from the inevitable banalities of the action. But it also somehow encourages a kind of sardonic sympathy for the film's rather grimly fated players." (Richard Schickel, Time Magazine)
Ma non mettiamo troppo da parte i meriti di Todd Field in qualità di direttore d'attori (assolutamente bravissimi), che il giovane regista californiano ha saputo dirigere magistralmente. Su tutti, l'intensissima Kate Winslet, che sembra migliorarsi ad ogni film e che non teme di esporre ancora una volta le sue procaci grazie: "A never-better Kate Winslet goes so deep into her character you can almost feel her nerve endings." (Peter Travers, Rolling Stone)
Molto sofferta e volutamente infantile la recitazione di un credibilissimo Patrick Wilson (già bravissimo in Angels in America): "Mr. Wilson’s most striking characteristic in his film roles so far has been an appealing blankness, which he and Mr. Field have the wit to acknowledge and to subvert. Brad, his character, is so obviously blessed by nature and circumstances that he seems almost unreal, which has the effect of increasing his isolation. How could anyone feel sorry for this guy, or believe that his inner life was speckled with unhappiness, or even imagine that he has an inner life? You feel sympathy for Brad precisely because it’s impossible to feel truly sorry for him." (A.O. Scott, New York Times)
Il resto del cast non è comunque da meno: Jackie Earle Haley (il realistico, disturbato ma coscientissimo "schizzato" del film), Phyllis Somerville (la protettiva, rassicurante ma castrante madre di Haley) e Noah Emmerich (il rissoso ma profondamente infelice "amico" di Wilson) offrono prestazioni indimenticabili, al pari degli encomiabili figli dei protagonisti, bambini veritieri, simpatici e, ancora una volta, splendidamente diretti. Ah sì, c'è anche Jennifer Connelly (Oscar per A Beautiful Mind), la moglie di Wilson: per quanto abbia potuto documentarmi, non se n'è accorto nessuno.
Per quanto riguarda le musiche, si può unicamente dire che Thomas Newman (7 nomination all'Oscar, tra cui American Beauty e Alla ricerca di Nemo) sia un'assoluta certezza in ogni genere di film per cui s'impegna: questa partitura è infatti lieve e sottotono ma allo stesso tempo insidiosa, un po' come l'infelicità (o la consapevolezza di essa) che giace nel cuore di ognuno dei protagonisti.
Superba prova anche da parte del cast tecnico: su tutti la conturbante, pastosa, opprimente e cupa (anche nelle assolate e calde giornate estive) fotografia di Antonio Calvache, che riesce a far percepire la ricca provincia del Massachusetts come triste e desolata periferia urbana.
Un (quasi) capolavoro da vedere assolutamente e cercare di apprezzare in ogni sua infinitesimale parte.

Driving Lessons - In viaggio con Evie

Non che mi aspettassi un capolavoro. Diciamo che il soggetto era interessante (la bizzarra amicizia tra un'anziana attrice e un diciassettenne tiranneggiato dalla madre) e il cast molto promettente (le grandissime Julie Walters e Laura Linney, affiancate dal "Ron" della saga di Harry Potter): premesse più che sufficienti alla visione di un qualsivoglia film.
Ebbene, il risultato è stato francamente sconfortante.
L'evolversi della trama è risibilmente banale e man mano sempre più noioso; gli attori, dopo un buon avvio, si innamorano di loro stessi e assumono vesti caricaturali; la regia, anche qui dopo un incoraggiante inizio, diventa scolastica e si rifugia in discutibili paesaggi da cartolina.
Il maggior disappunto, a mio avviso, è la recitazione di Rupert Grint: se in Harry Potter non gli è concesso moltissimo spazio (ma quel poco che fa, lo fa in maniera gradevole), nel suo primo vero ruolo da protagonista dimostra tutti i suoi punti deboli, limitandosi a tre o quattro espressioni malriuscite e sbagliando continuamente postura. Vorrei sbagliarmi, ma credo che alla fine della saga del maghetto più famoso del mondo, non potrà più dimostrare molto...
In conclusione, un film leggero leggero che si può tranquillamente vedere in TV se e quando capiterà l'occasione. A patto di accontentarsi. E parecchio.