27 febbraio 2011

Oscar 2011: le mie previsioni e preferenze

Ci siamo.
Stanotte, al Kodak Theater di Los Angeles, verranno consegnati gli 83mi Oscar della storia del cinema: qualche sorpresa potrebbe esserci, ma ancora una volta, grazie al web e a un numero crescente di siti internazionali che si occupa della statuetta più ambita, le anticipazioni si sono quasi del tutto trasformate in certezze.
Come ogni anno, cercherò quindi di azzardare il mio pronostico: domani vedremo quanto avrò avuto ragione.
Di seguito la mia previsione e la mia preferenza per ogni categoria.

Best Motion Picture of the Year

127 ore (2010)
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
I ragazzi stanno bene (2010)
Il discorso del re (2010)
The Social Network (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
Il Grinta (2010)
Winter's Bone (2010)
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: BLACK SWAN

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Javier Bardem for Biutiful (2010)
Jeff Bridges for Il Grinta (2010)
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for Il discorso del re (2010)
James Franco for 127 ore (2010)
Chi vincerà: COLIN FIRTH
Chi dovrebbe vincere: COLIN FIRTH

Best Performance by an Actress in a Leading Role
Annette Bening for I ragazzi stanno bene (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)
Chi vincerà: NATALIE PORTMAN
Chi dovrebbe vincere: ANNETTE BENING (Scusa, Natalie...)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Christian Bale for The Fighter (2010)
John Hawkes for Winter's Bone (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Mark Ruffalo for I ragazzi stanno bene (2010)
Geoffrey Rush for Il discorso del re (2010)
Chi vincerà: CHRISTIAN BALE
Chi dovrebbe vincere: JOHN HAWKES

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for Il discorso del re (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Hailee Steinfeld for Il Grinta (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)
Chi vincerà: HAILEE STEINFELD
Chi dovrebbe vincere: HELENA BONHAM CARTER

Best Achievement in Directing
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
Ethan Coen, Joel Coen for Il Grinta (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for Il discorso del re (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)
Chi vincerà: DAVID FINCHER
Chi dovrebbe vincere: DARREN ARONOFSKY

Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
Another Year (2010): Mike Leigh
The Fighter (2010): Scott Silver, Paul Tamasy, Eric Johnson
Inception (2010): Christopher Nolan
I ragazzi stanno bene (2010): Lisa Cholodenko, Stuart Blumberg
Il discorso del re (2010): David Seidler
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: I RAGAZZI STANNO BENE

Best Writing, Screenplay Based on Material Previously Produced or Published
127 ore (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
The Social Network (2010): Aaron Sorkin
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Michael Arndt, John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich
Il Grinta (2010): Joel Coen, Ethan Coen
Winter's Bone (2010): Debra Granik, Anne Rosellini
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: THE SOCIAL NETWORK

Best Animated Feature Film of the Year
Dragon Trainer (2010): Dean DeBlois, Chris Sanders
L'illusionista (2010): Sylvain Chomet
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Lee Unkrich
Chi vincerà: TOY STORY 3
Chi dovrebbe vincere: DRAGON TRAINER (Mamma mia cosa ho scritto...)

Best Foreign Language Film of the Year
Biutiful (2010): Alejandro González Iñárritu(Mexico)
Kynodontas (2009): Giorgos Lanthimos(Greece)
In un mondo migliore (2010): Susanne Bier(Denmark)
Incendies (2010): Denis Villeneuve(Canada)
Hors-la-loi (2010): Rachid Bouchareb(Algeria)
Chi vincerà: IN UN MONDO MIGLIORE
Chi dovrebbe vincere: e chi ne ha visto uno???

Best Achievement in Cinematography
Black Swan (2010): Matthew Libatique
Inception (2010): Wally Pfister
Il discorso del re (2010): Danny Cohen
The Social Network (2010): Jeff Cronenweth
Il Grinta (2010): Roger Deakins
Chi vincerà: IL GRINTA
Chi dovrebbe vincere: BLACK SWAN

Best Achievement in Editing
127 ore (2010): Jon Harris
Black Swan (2010): Andrew Weisblum
The Fighter (2010): Pamela Martin
Il discorso del re (2010): Tariq Anwar
The Social Network (2010): Kirk Baxter, Angus Wall
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: 127 ORE

Best Achievement in Art Direction
Alice in Wonderland (2010): Robert Stromberg, Karen O'Hara
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010): Stuart Craig, Stephenie McMillan
Inception (2010): Guy Hendrix Dyas, Larry Dias, Douglas A. Mowat
Il discorso del re (2010): Eve Stewart, Judy Farr
Il Grinta (2010): Jess Gonchor, Nancy Haigh
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Costume Design
Alice in Wonderland (2010): Colleen Atwood
Io sono l'amore (2009): Antonella Cannarozzi
Il discorso del re (2010): Jenny Beavan
The Tempest (2010/II): Sandy Powell
Il Grinta (2010): Mary Zophres
Chi vincerà: ALICE IN WONDERLAND
Chi dovrebbe vincere: IL DISCORSO DEL RE

Best Achievement in Makeup
La versione di Barney (2010): Adrien Morot
The Way Back (2010): Edouard F. Henriques, Greg Funk, Yolanda Toussieng
Wolfman (2010): Rick Baker, Dave Elsey
Chi vincerà: WOLFMAN
Chi dovrebbe vincere: ho visto solo WOLFMAN, che non meriterebbe di vincere neanche uno schiaffo in pieno volto...

Best Achievement in Music - Original Score
127 ore (2010): A.R. Rahman
Dragon Trainer (2010): John Powell
Inception (2010): Hans Zimmer
Il discorso del re (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: DRAGON TRAINER

Best Achievement in Music - Original Song
127 ore (2010): A.R. Rahman, Rollo Armstrong, Dido ("If I Rise")
Country Strong (2010): Tom Douglas, Hillary Lindsey, Troy Verges ("Coming Home")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010): Alan Menken, Glenn Slater ("I See the Light")
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Randy Newman ("We Belong Together")
Chi vincerà: 127 ORE
Chi dovrebbe vincere: non quella di TOY STORY 3 (stucchevole e strasentita).

Best Achievement in Sound Mixing
Inception (2010)
Il discorso del re (2010)
Salt (2010)
The Social Network (2010)
Il Grinta (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Sound Editing
Inception (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
TRON: Legacy (2010)
Il Grinta (2010)
Unstoppable - Fuori controllo (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Visual Effects
Alice in Wonderland (2010)
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010)
Hereafter (2010)
Inception (2010)
Iron Man 2 (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Documentary, Features
Exit Through the Gift Shop (2010): Banksy
GasLand (2010): Josh Fox
Inside Job (2010): Charles Ferguson
Restrepo (2010): Tim Hetherington, Sebastian Junger
Waste Land (2010): Lucy Walker
Chi vincerà: INSIDE JOB
Chi dovrebbe vincere: non ne ho idea.

Best Documentary, Short Subjects
Killing in the Name (2010)
Poster Girl (2010)
Strangers No More (2010)
Sun Come Up (2010)
The Warriors of Qiugang (2010)
Chi vincerà: STRANGERS NO MORE
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

Best Short Film, Animated
Day & Night (2010)
The Gruffalo (2009) (TV)
Let's Pollute (2009)
The Lost Thing (2010)
Madagascar, carnet de voyage (2010)
Chi vincerà: DAY & NIGHT
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

Best Short Film, Live Action
The Confession (2010/IV)
The Crush (2009)
God of Love (2010)
Na Wewe (2010)
Wish 143 (2009)
Chi vincerà: NA WEWE
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

22 febbraio 2011

Benvenuti al Sud

Alberto (Claudio Bisio) è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un'imprudenza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guardaroba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile...
Dato che non lo faccio da parecchio tempo e visto che la recensione è totalmente in linea e sintonia con il mio pensiero, pubblico integralmente le parole di Edoardo Becattini da MyMovies.it, da leggere con estrema attenzione.
"Fra l'esagono francese e lo stivale italiano, la cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia la commedia popolare brama il sole del Mediterraneo e le palme della Costa Azzurra, mentre teme il freddo della Manica e i cieli grigi delle regioni del Nord; in Italia il sogno dell'uomo padano vive all'ombra della Madunina di Milano e rivolge tutte le possibili stigmatizzazioni verso il Sud pigro e parassitario. Da Giù al Nord a Benvenuti al Sud, l'attraversamento delle Alpi dell'“opera buffa” di Dany Boon ristabilisce una connessione fra discesa geografica e declino civile mediante lo stesso percorso bonario e leggero di sovvertimento dello stereotipo. Il film si presenta infatti come un vero e proprio remake nel senso americano del termine: una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell'originale francese, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina. Nella “traduzione” va persa molta della comicità surreale e strampalata della mimica e delle boutade di Dany Boon e Kad Merad, a favore di tempi comici più in linea con l'impostazione cabarettistica di Claudio Bisio e Alessandro Siani.
L'adattamento scritto da Massimo Gaudioso ricalca e parafrasa laddove serve, lisciando e addolcendo l'eccessivo schematismo della sceneggiatura originale soprattutto nei rapporti fra i vari personaggi. Per il resto, lo sceneggiatore di Gomorra si limita a convertire i vari elementi che caratterizzavano il Nord-Pas de Calais nel loro diretto corrispettivo cilentano (i formaggi puzzolenti diventano mozzarelle di bufala, i distillati alcolici e le birre corpose diventano caffè e limoncelli, mentre la tradizione dei carillon delle torri campanarie si converte nella pirotecnica barocca del folklore campano) e ad aggiungere qualche lieve elemento caricaturale sul razzismo leghista o di autoironia in merito allo stesso film di Matteo Garrone. Da parte sua, Luca Miniero aggiunge alla messa in scena piuttosto basica di Dany Boon un certo virtuosismo tecnico e uno spettro di colori più ampio e caldo, in linea con le tonalità della costa cilentana.
In definitiva, laddove ognuno - protagonisti, comprimari, caratteristi e autori - gioca il proprio ruolo a dovere e gestisce senza falli né malizia il gioco leggero della commedia, resta un dato non troppo confortante: il fatto che anche le idee, per ridicolizzare affettuosamente il nostro piccolo paese, abbiamo bisogno di importarle dall'estero."

12 febbraio 2011

The Fighter

-Attenzione: sono presenti spoiler (a partire dalla trama).-
Trasposizione sullo schermo della vera storia del pugile "Irish" Micky Ward (Mark Wahlberg) e del fratellastro maggiore Dicky Eklund (Christian Bale), anch'egli pugile. Assillati da una madre-manager (Melissa Leo) ossessionata dal successo e dal dio denaro, il primo, di carattere mansueto, finirà a combattere incontri sulla carta impossibili, mentre il secondo, dopo un match (perso) contro il famoso Sugar Ray Leonard, entrerà nella spirale del crack.
Ma nella terra della seconda occasione, entrambi sapranno riscattarsi: Micky, dopo aver conosciuto l'attuale moglie Charlene (Amy Adams), riuscirà a conquistare la corona di campione mondiale dei pesi welter proprio grazie all'appoggio del fratello Dicky, riabilitatosi dalla droga dopo una lunga parentesi in carcere.
Pellicola biografica di impostazione classica, The Fighter è un prodotto solido, piuttosto ben scritto, diretto con buon mestiere e interpretato in modo egregio, anche se con eccessi gigioneschi tutto sommato perdonabili.
Ambientato nei proletari centri del New England abitati soprattutto da immigrati irlandesi, il film annaspa un po' nella prima parte faticando ad assumere un'identità, per poi prendere corpo nella fase di separazione dei due fratellastri e culminare nel catartico finale.
David O. Russell, che ha definito quest'opera "la sua migliore", ottiene una meritata nomination all'Oscar (la pellicola in totale ne ha ottenute sette) incentrando l'evolversi dei fatti sulle figure meno positive della vicenda (Dicky e la madre) e lasciando da parte solo in linea di principio il vero protagonista del film: ne esce così uno squilibrio di caratteri profondamente reale (nella vita Micky Ward è davvero una persona timida e taciturna), che esalta le doti recitative di tutto il cast.
Christian Bale e Melissa Leo, entrambi favoriti per la conquista dell'Oscar come supporter, sfoggiano prestazioni notevolissime e grazie anche a qualche smorfia di troppo (quelle che tanto piacciono alle giurie) assurgono al ruolo di autentici leader di questa vicenda; Amy Adams, bravissima, trova finalmente un personaggio a tutto tondo, capace di condizionare in senso positivo la vita del bonaccione Micky Ward; proprio quest'ultimo, infine, è a mio avviso la vera rivelazione: sto parlando ovviamente di Mark Wahlberg, che dipinge in modo sorprendente un carattere imbranato ma deciso, introverso ma combattivo, silenzioso ma vincente.
Ah, per la cronaca, dopo The King's Speech anche questo film cade nell'assurdo anagrafico: Dicky Eklund, maggiore di otto anni rispetto a Micky, è interpretato da Bale, che di anni ne ha tre in meno di Wahlberg; c'è comunque da dire che almeno in questo caso Bale, invecchiato in modo accettabile, ha perso moltissimo peso per essere più credibile nei panni del suo personaggio.
In definitiva un film più che gradevole di cui consiglio sicuramente la visione.

11 febbraio 2011

Il discorso del re (The King's Speech)

-Attenzione: sono presenti spoiler (a partire dalla trama).-
Duca di York e secondogenito di re Giorgio V, Bertie (Colin Firth) è afflitto dall'infanzia da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l'affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (futura Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, strumento veicolatore di informazioni dell'epoca. Grazie al supporto e alla devozione di Lady Lyon (Helena Bonham Carter), sua premurosa consorte, e alle tecniche poco convenzionali di Lionel Logue (Geoffrey Rush), logopedista di origine australiana, Bertie scalzerà il fratello “regneggiante” (Guy Pearce), salirà al trono col nome di Giorgio VI e troverà la corretta fonazione dentro il suo discorso più bello. Quello che ispirerà la sua nazione guidandola contro la Germania nazista.
Strafavorito nella corsa agli Oscar, fresco vincitore del Producers Guild Award e del Directors Guild Award, Il discorso del re ha tutti i requisiti per convincere la giuria degli Academy Awards e per conquistare l'audience più tradizionalmente legata al prodotto d'autore, solido e ben interpretato. Non ha, però, a mio avviso, quel quid che lo trasformerebbe in un grande film.
Diretta con stile impeccabile ma un po' ingessato da Tom Hooper, la pellicola ha sicuramente i suoi punti di forza nel cast, di una bravura ultraterrena, e nel soggetto stesso: l'impasse sopraggiunge quando il pur bravo sceneggiatore David Seidler cerca di "costruire" il rapporto tra il futuro sovrano e lo speech therapist (che rimasero amici fino alla morte del primo), incappando in una serie di cambi di ritmo improvvisi e a volte spiazzanti. Ne risente pertanto la fluidità del film, davvero tale nella bellissima prima parte e nello splendido finale in crescendo, in cui Firth dimostra definitivamente di strameritarsi la statuetta più ambita.
Attenzione, con questo non sto assolutamente dicendo che Il discorso del re sia un prodotto che non merita: molto british old style, è in ogni caso una spanna sopra alla volgarità imperante delle pellicole troppo presto definite come "rivoluzionarie" e, come già detto, sciorina una serie di prestazioni recitative da brivido.
Una piccola nota in chiusura: non ho davvero capito il motivo della scelta di Guy Pearce, attore di sette anni più giovane di Firth, chiamato ad interpretare il fratello maggiore di Giorgio VI; sullo schermo la differenza è palesemente riscontrabile e genera stupore, oltre che confusione...
Da vedere, se non altro per gustarsi il lavoro di uno stuolo di attori letteralmente magistrali.

07 febbraio 2011

Checco Zalone nell'Olimpo del box-office nostrano

Checco Zalone ce l'ha fatta. In un mese esatto il comico barese e il suo Che bella giornata diretto da Gennaro Nunziante hanno spodestato sua maestà James Cameron e il suo Titanic dal secondo posto della classifica italiana all-time in quanto ad incassi. Avatar a parte, irraggiungibile dall'alto dei suoi 65 milioni di euro, la commedia dell'ex intrattenitore di Zelig rafforza così il suo primato di maggiore successo made in Italy al botteghino e si inserisce tra i due blockbuster del Re Mida americano.

Il dato ufficiale? Eccolo:
1) Avatar 65.666.319 euro
2) Che bella giornata 42.778.913 euro
3) Titanic 42.337.978 euro

Spazio ora ai sociologi che ci potranno spiegare i motivi di un così inaudito successo...

03 febbraio 2011

I ragazzi stanno bene (The Kids Are All Right)

Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore) sono una serena coppia lesbica di mezza età con due figli adolescenti, Joni (Mia Wasikowska) e Laser (Josh Hutcherson), nati attraverso l’inseminazione artificiale. Quando Joni compie diciotto anni i due ragazzi decidono di voler incontrare il loro padre biologico, Paul (Mark Ruffalo), un affascinante quarantenne che gestisce un ristorante alla periferia di Los Angeles. Ma l’ingresso di Paul all’interno del nucleo familiare provocherà conseguenze imprevedibili…
Una strepitosa dramedy, in perfetto equilibrio tra serio e faceto, interpretata da due attrici che dovrebbero già avere nella loro bacheca personale almeno una dozzina di Oscar, affiancate da almeno tre comprimari perfetti: cosa chiedere di più ad un film?
Scritto benissimo dalla regista Lisa Cholodenko (assieme a Stuart Blumberg), The Kids Are All Right è tutto ciò e ancora di più: è la quotidianità più politically correct nella famiglia meno convenzionale, è la sensibilità in ogni gesto e in ogni parola di due madri che hanno sempre dovuto fungere anche da padri, è la difficoltà di un ragazzo e una ragazza che crescono con qualche dubbio in più ma anche con molte più certezze dei loro coetanei.
Non c'è un solo momento di questa pellicola in cui il ritmo perda efficacia o salti fuori la classica nota stonata: nel panorama attuale, trovare un simile prodotto è merce sempre più rara, pertanto trovo giustissimo sottolinearne in modo sperticato le lodi, soprattutto quelle recitative, che meritano un lungo capitolo a parte; iniziamo quindi dai comprimari per chiudere con i "piatti forti".
Josh Hutcherson (Laser, il figlio quindicenne): il giovane interprete del mediocre Un ponte per Terabithia sfodera un'interpretazione degna di un veterano, calandosi in modo perfetto nel difficile ruolo di un inquieto teenager pieno di incertezze; Mia Wasikowska (Joni, la figlia diciottenne), facendomi finalmente dimenticare l'incolore Alice di Burton, conferma gli svariati apprezzamenti ricevuti in patria con una caratterizzazione fuori dal comune dell'età di passaggio più importante per ognuno di noi; Mark Ruffalo (Paul, il "donatore"), candidato all'Oscar per questo ruolo, incarna senza fronzoli e falsi patetismi un donatore che non è mai davvero voluto crescere nel suo ipotetico ruolo di capofamiglia; Julianne Moore (Jules), SCANDALOSAMENTE dimenticata dall'Academy, riesce a non rendermi capace di usare in modo appropriato alcun aggettivo, tanto la sua caratterizzazione rasenta la perfezione; Annette Bening (Nic), candidata all'Oscar ma ancora una volta sicura di non vincerlo, è, a mio avviso, una delle migliori attrici che la settima arte possa offrirci a livello globale: non ci sono termini idonei a descrivere la sensibilità con cui interpreta ogni personaggio, e a questo punto l'unica cosa che posso dire è che vorrei vederla recitare in molti più prodotti, in modo che finalmente possa stringere tra le sue mani quella statuetta che, lo dico tranquillamente, le appartiene quasi di diritto.
Una delle più belle comedy dolciamare degli ultimi anni, una pellicola assolutamente da non perdere.

127 Ore (127 Hours)

127 Ore non è altro che il racconto della vera storia di Aron Ralston, l'alpinista americano divenuto tristemente famoso nel 2003 per essere rimasto imprigionato da un masso nel corso di una scalata nello Utah dal quale si liberò dopo poco più di cinque giorni amputandosi da solo il braccio rimasto intrappolato.
Inutile dire che, essendo la vicenda risaputa, la stragrande maggioranza degli spettatori del globo (me compreso) attende per circa un'ora e venti minuti, con crescente ansia e trepidazione, la rendition da parte del visionario Danny Boyle della fatidica amputazione, perchè, come avevo letto tempo fa su Entertainment Weekly, "parlare di 127 Ore senza voler parlare del taglio del braccio è come voler parlare de Lo Squalo senza voler parlare dello squalo stesso".
Viste le premesse, non è sicuramente stato facile per Boyle girare un film in cui, sostanzialmente, si riprendeva un solo attore immobile per un'ora e mezza: il suo stile, però, ha fatto centro ancora una volta. Il vero protagonista del film, a parte James Franco che è letteralmente strepitoso, è infatti l'editing, come di consueto nei film del regista britannico: la staticità della location e della situazione è infatti intervallata, con sapiente tempismo, da flashback, allucinazioni, rimandi e riprese naturali che fanno scorrere il film come se si trattasse di un adrenalinico action movie senza soluzione di continuità.
Fantastiche le scene della pioggia e di tutte le rimembranze del protagonista legate all'acqua, e davvero ironico e struggente al tempo stesso lo sketch, da parte di Ralston-Franco, della trasmissione televisiva, che si chiude con un "Oops" che vale da solo tutta la scena (se non l'essenza del film stesso).
James Franco, come già detto, è straordinario: dall'incoscienza alla disperazione, dalla gioia al raziocinio, dalla tristezza alla lucidità, tutto è dosato dall'attore in modo egregio, e le sue contorsioni di dolore sul viso nella scena clou del film sono da lasciare a bocca aperta per veridicità e aderenza al ruolo.
In conclusione, ancora sulla scena-perno della pellicola: io l'ho vista con le classiche cinque dita aperte davanti agli occhi, ma per quello che ho voluto guardare Boyle è stato discretamente magnanimo, senza particolari troppo efferati, anche se a mio avviso l'auto-amputazione è una scena comunque "forte".
Assolutamente da vedere.

ll Grinta (True Grit)

Mattie Ross (Hailee Steinfeld) è una quattordicenne fermamente intenzionata a portare dinanzi al giudice, affinché venga condannato alla pena capitale, Tom Chaney (Josh Brolin), l'uomo che ha brutalmente assassinato suo padre. Per far ciò ingaggia lo sceriffo Rooster Cogburn (Jeff Bridges) non più giovane e alcolizzato, ma ritenuto da tutti un uomo duro. Cogburn non vuole la ragazzina tra i piedi ma lei gli si impone. Allettato dalla lauta ricompensa per l'arresto del malvivente, si unisce ai due il ranger texano LaBoeuf (Matt Damon). I tre si mettono sulle tracce di Chaney che, nel frattempo, si è unito a una pericolosa banda...
Adattando fedelmente l'omonimo romanzo di Charles Portis, i fratelli Joel e Ethan Coen, con un po' di supponenza mista a spocchia tipica del loro fare cinema in questi ultimi anni, hanno chiaramente dichiarato di non essersi assolutamente ispirati a Il grinta del 1969 con John Wayne, escludendo la parola remake fin dagli albori di questa loro fatica e arrivando persino, si dice, a sconsigliarne la visione (per chi non l'avesse già fatto) al cast. Le differenze rispetto al classico western con il mitico Duke sembrano però minime e non cambiano sostanza al plot in sè, ma, ribadisco, guai a parlare di rifacimento.
Detto questo, e analizzando la versione del 2010 come se la precedente non fosse mai stata girata, posso umilmente azzardare che si tratta di un tentativo coraggioso, a tratti molto ben riuscito, ma con alcuni inserti piuttosto contradditori e diverse scene girate quasi con sufficienza; il disequilibrio tra la prima parte (veramente coinvolgente) e la seconda (raffazzonata e confusa) è poi davvero troppo marcato.
Se nella prima parte, infatti, la costruzione dei personaggi e il viaggio che intraprendono i tre inseguitori sono molto ben descritti e delineati, nella seconda metà del film compaiono alcune figure che non vengono caratterizzate a sufficienza oppure la loro contestualizzazione all'interno della pellicola è debole quando non è risibile.
Il cast è ottimo, con una punta di eccessiva impostazione da parte della pur brava quattordicenne Hailee Steinfeld: Bridges sembra recitare con il pilota automatico tanto il ruolo gli calza alla perfezione, mentre Damon, credibilissimo, rende con giusta misura la rettitudine del ranger; ingiudicabili gli altri, per il difetto strutturale dello script già descritto in precedenza.
Tecnicamente nulla da eccepire, anche se le musiche di Carter Burwell sono già strasentite.
In conclusione una pellicola più che vedibile, ma che affievolisce ancor di più la mia stima (fino a poco tempo fa sconfinata) nei confronti dei fratelli Coen, talentuosi ma ormai troppo self-conceited.

Winter's Bone

In una zona montuosa del Missouri, fra le più sinistre profondità situate nel cuore degli Stati Uniti d'America, l'adolescente Ree (Jennifer Lawrence) tiene sulle proprie spalle l'intera gestione della famiglia. Da quando la madre si è ammalata e il padre è stato arrestato per produzione e spaccio di metanfetamine, Ree è l'unica che possa occuparsi dei due fratelli più piccoli, accudendoli e, letteralmente, procacciando loro il cibo. Un giorno, lo sceriffo della zona bussa alla porta per annunciarle che il padre è uscito di prigione garantendo la loro proprietà come cauzione e che se non risponderà al mandato di comparizione, la casa verrà confiscata dalla polizia. Ree si mette così sulle tracce del padre all'interno di un universo di reietti, di disperazione e di loschi trafficanti che cercano di non far emergere la verità.
Un incipit interessante ma sicuramente non originale, un incedere costantemente sul filo dell'inerzia, uno svolgersi dei "fatti" certamente non all'insegna dei ritmi cinematografici contemporanei (il che è un grande pregio): nonostante tutto ciò, Winter's Bone (da tradursi più o meno come "Un gelido inverno" oppure in diversi altri modi ma che rimandano esplicitamente ad episodi del film) è da considerarsi a tutti gli effetti una sorta di thriller, estremamente understated, ma maledettamente angosciante. Opera seconda della talentuosa Debra Granik, è una pellicola solida, coinvolgente, straordinariamente ben recitata e assolutamente meritevole delle quattro candidature all'Oscar appena ricevute.
Tratto dal romanzo omonimo di Daniel Woodrell e ambientato nella provincia americana più cupa e disperata, dove l'omertà regna sovrana al pari delle temperature glaciali, Winter's Bone, classico prodotto in stile Sundance, colpisce per l'essenziale crudezza sia dei dialoghi che della messa in scena: nulla è filtrato, al punto che in alcuni tratti sembra di assistere più a un docu-drama che a un prodotto di fiction.
Come detto, il punto forte del film è la recitazione: Jennifer Lawrence, 20 anni, ha una presenza scenica stupefacente, mentre John Hawkes, già visto ne La tempesta perfetta e Me and You and Everyone We Know, sembra capace di esprimersi solo con uno sguardo; il resto del cast, composto perlopiù da caratteristi sconosciuti al grande pubblico, è letteralmente straordinario per aderenza e credibilità.
In buona sostanza un film da non perdere, malsano e disturbante ma autentico e rinvigorente.

31 gennaio 2011

A John Barry...

Anzichè rivolgere un ultimo ossequioso saluto al compianto John Barry, immenso maestro di musica da film scomparso ieri all'età di 77 anni, preferisco ricordarlo con una delle più struggenti e meravigliose colonne sonore da lui composte: l'immortale "Nata libera" (Born Free).



Solo per gli archivi, John Barry ha vinto cinque Oscar (su sette nomination) e composto alcune tra le più conosciute e magnifiche soundtrack d'ogni tempo: Charlot (Chaplin), Balla coi lupi (Dances with Wolves), Peggy Sue si è sposata (Peggy Sue Got Married), La mia Africa (Out of Africa), Frances, Brivido caldo (Body Heat), Il leone d'inverno (The Lion in Winter) e tante, tantissime altre.
John, mi mancherai immensamente.

Screen Actors Guild Awards 2011: i vincitori

Nessuna, ma proprio nessuna, sorpresa ieri alla cerimonia di premiazione del sindacato attori (lo Screen Actors Guild): i quattro performer favoriti hanno trionfato, preannunciando un noiosissimo Oscar, in cui solo un enorme upset potrebbe cambiare le sorti delle categorie recitative.
Di seguito i vincitori in ambito cinematografico.

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role

JEFF BRIDGES / Rooster Cogburn – “TRUE GRIT” (Paramount Pictures)
ROBERT DUVALL / Felix Bush - "GET LOW” (Sony Pictures Classics)
JESSE EISENBERG / Mark Zuckerberg - "THE SOCIAL NETWORK" (Columbia Pictures)
COLIN FIRTH / King George VI - "THE KING’S SPEECH" (The Weinstein Company)
JAMES FRANCO / Aron Ralston - "127 HOURS" (Fox Searchlight Pictures)

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
ANNETTE BENING / Nic - "THE KIDS ARE ALL RIGHT” (Focus Features)
NICOLE KIDMAN / Becca – “RABBIT HOLE” (Lionsgate)
JENNIFER LAWRENCE / Ree Dolly – “WINTER’S BONE” (Roadside Attractions)
NATALIE PORTMAN / Nina Sayers – “BLACK SWAN” (Fox Searchlight Pictures)
HILARY SWANK / Betty Anne Waters – “CONVICTION” (Fox Searchlight Pictures)

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
CHRISTIAN BALE / Dicky Eklund – “THE FIGHTER” (Paramount Pictures and Relativity Media)
JOHN HAWKES / Teardrop – “WINTER’S BONE” (Roadside Attractions)
JEREMY RENNER / James Coughlin – “THE TOWN” (Warner Bros. Pictures)
MARK RUFFALO / Paul – “THE KIDS ARE ALL RIGHT” (Focus Features)
GEOFFREY RUSH / Lionel Logue – “THE KING’S SPEECH” (The Weinstein Company)

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
AMY ADAMS / Charlene Fleming – “THE FIGHTER” (Paramount Pictures and Relativity Media)
HELENA BONHAM CARTER / Queen Elizabeth – “THE KING’S SPEECH” (The Weinstein Company)
MILA KUNIS / Lily – “BLACK SWAN” (Fox Searchlight Pictures)
MELISSA LEO / Alice Ward – “THE FIGHTER” (Paramount Pictures and Relativity Media)
HAILEE STEINFELD / Mattie Ross – “TRUE GRIT” (Paramount Pictures)

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture

BLACK SWAN (Fox Searchlight Pictures)
VINCENT CASSEL / Thomas Leroy
BARBARA HERSHEY / Erica Sayers
MILA KUNIS / Lily
NATALIE PORTMAN / Nina Sayers
WINONA RYDER / Beth Macintyre

THE FIGHTER (Paramount Pictures and Relativity Media)
AMY ADAMS / Charlene Fleming
CHRISTIAN BALE / Dicky Eklund
MELISSA LEO / Alice Ward
JACK MCGEE / George Ward
MARK WAHLBERG / Micky Ward

THE KIDS ARE ALL RIGHT (Focus Features)
ANNETTE BENING / Nic
JOSH HUTCHERSON / Laser
JULIANNE MOORE / Jules
MARK RUFFALO / Paul
MIA WASIKOWSKA / Joni

THE KING’S SPEECH (The Weinstein Company)
ANTHONY ANDREWS / Stanley Baldwin
HELENA BONHAM CARTER / Queen Elizabeth
JENNIFER EHLE / Myrtle Logue
COLIN FIRTH / King George VI
MICHAEL GAMBON / King George V
DEREK JACOBI / Archbishop Cosmo Lang
GUY PEARCE / King Edward VIII
GEOFFREY RUSH / Lionel Logue
TIMOTHY SPALL / Winston Churchill

THE SOCIAL NETWORK (Columbia Pictures)
JESSE EISENBERG / Mark Zuckerberg
ANDREW GARFIELD / Eduardo Saverin
ARMIE HAMMER / Cameron and Tyler Winklevoss
MAX MINGHELLA / Divya Narendra
JOSH PENCE / Tyler Winklevoss
JUSTIN TIMBERLAKE / Sean Parker

25 gennaio 2011

Oscar 2011: le mie considerazioni sulle nominations

A poco più di due ore e mezza dall'annuncio delle candidature ai prossimi Academy Award, la cui cerimonia si terrà domenica 27 febbraio al Kodak Theatre di Los Angeles, alcune mie considerazioni a ruota libera sulle suddette.

Innanzitutto, vediamo la "classifica" in base a chi ha ottenuto più nominees:
IL DISCORSO DEL RE - 12
IL GRINTA - 10
INCEPTION - 8
THE SOCIAL NETWORK - 8
THE FIGHTER - 7
127 HOURS - 6
BLACK SWAN - 5
TOY STORY 3 - 5
THE KIDS ARE ALL RIGHT - 4
WINTER'S BONE - 4
ALICE IN WONDERLAND - 3

Primo commento a caldo: assolutamente a sorpresa l'esclusione di Christopher Nolan come miglior regista, soprattutto a fronte delle otto candidature guadagnate da Inception; mi sembra più un "attacco" soggettivo che oggettivo e francamente non lo capisco, anche se questa batosta gli potrebbe senz'altro giovare, dato l'atteggiamento messianico di cui ultimamente si è reso protagonista.
Altrettanto sorprendente l'esclusione dalla cinquina delle sceneggiature originali di quella di Black Swan, anche in questo caso soprattutto a fronte delle candidature a miglior film e regia: credo che sia un messaggio piuttosto chiaro verso il film, dato che a memoria non ricordo di una pellicola che abbia vinto la statuetta più importante senza esser stata candidata nella categoria dello script.
Davvero notevole, e da parte mia inaspettata, la messe di candidature del remake coeniano de Il Grinta, mentre Il discorso del re conferma le previsioni della vigilia, al pari di The Social Network e The Fighter.
Meritatissime le cinque nominees di Toy Story 3, mentre trovo assolutamente sacrosanta la nomination a miglior colonna sonora della splendida partitura di John Powell per Dragon Trainer.
Felicissimo per il ritorno di Nicole Kidman nella Hollywood che conta e per l'unica candidatura di casa nostra, Antonella Cannarozzi, costumista de Io sono l'amore di Luca Guadagnino.
Non capisco poi come l'Academy non sia riuscita ad arrivare a cinque nominations nella categoria della migliore canzone (possibile che se ne debbano candidare solo quattro???)...
Le note dolenti, infine: mi dispiace che Andrew Garfield, bravissimo co-protagonista di The Social Network, non ce l'abbia fatta, al pari di Julianne Moore (The Kids Are All Right) e Mila Kunis (Black Swan).
E' tutto, credo: tra circa un mese pubblicherò le mie previsioni per questa ottantatreesima notte degli Oscar, nella quale si può già intravedere, tra i vari duelli, quello agguerritissimo per la miglior attrice, che sarà in parte anticipato tra cinque giorni alla consegna dei SAG Awards.

Oscar 2011: le nominations

Di seguito le candidature agli 83mi Oscar, annunciate circa due ore fa dal presidente dell'A.M.P.A.S., Tom Sherak, in compagnia di Mo'Nique.

Best Motion Picture of the Year

127 ore (2010)
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
I ragazzi stanno bene (2010)
Il discorso del re (2010)
The Social Network (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
Il Grinta (2010)
Winter's Bone (2010)

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Javier Bardem for Biutiful (2010)
Jeff Bridges for Il Grinta (2010)
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for Il discorso del re (2010)
James Franco for 127 ore (2010)

Best Performance by an Actress in a Leading Role
Annette Bening for I ragazzi stanno bene (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Christian Bale for The Fighter (2010)
John Hawkes for Winter's Bone (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Mark Ruffalo for I ragazzi stanno bene (2010)
Geoffrey Rush for Il discorso del re (2010)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for Il discorso del re (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Hailee Steinfeld for Il Grinta (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)

Best Achievement in Directing
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
Ethan Coen, Joel Coen for Il Grinta (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for Il discorso del re (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)

Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
Another Year (2010): Mike Leigh
The Fighter (2010): Scott Silver, Paul Tamasy, Eric Johnson
Inception (2010): Christopher Nolan
I ragazzi stanno bene (2010): Lisa Cholodenko, Stuart Blumberg
Il discorso del re (2010): David Seidler

Best Writing, Screenplay Based on Material Previously Produced or Published
127 ore (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
The Social Network (2010): Aaron Sorkin
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Michael Arndt, John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich
Il Grinta (2010): Joel Coen, Ethan Coen
Winter's Bone (2010): Debra Granik, Anne Rosellini

Best Animated Feature Film of the Year
Dragon Trainer (2010): Dean DeBlois, Chris Sanders
L'illusionista (2010): Sylvain Chomet
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Lee Unkrich

Best Foreign Language Film of the Year
Biutiful (2010): Alejandro González Iñárritu(Mexico)
Kynodontas (2009): Giorgos Lanthimos(Greece)
In un mondo migliore (2010): Susanne Bier(Denmark)
Incendies (2010): Denis Villeneuve(Canada)
Hors-la-loi (2010): Rachid Bouchareb(Algeria)

Best Achievement in Cinematography
Black Swan (2010): Matthew Libatique
Inception (2010): Wally Pfister
Il discorso del re (2010): Danny Cohen
The Social Network (2010): Jeff Cronenweth
Il Grinta (2010): Roger Deakins

Best Achievement in Editing
127 ore (2010): Jon Harris
Black Swan (2010): Andrew Weisblum
The Fighter (2010): Pamela Martin
Il discorso del re (2010): Tariq Anwar
The Social Network (2010): Kirk Baxter, Angus Wall

Best Achievement in Art Direction
Alice in Wonderland (2010): Robert Stromberg, Karen O'Hara
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010): Stuart Craig, Stephenie McMillan
Inception (2010): Guy Hendrix Dyas, Larry Dias, Douglas A. Mowat
Il discorso del re (2010): Eve Stewart, Judy Farr
Il Grinta (2010): Jess Gonchor, Nancy Haigh

Best Achievement in Costume Design
Alice in Wonderland (2010): Colleen Atwood
Io sono l'amore (2009): Antonella Cannarozzi
Il discorso del re (2010): Jenny Beavan
The Tempest (2010/II): Sandy Powell
Il Grinta (2010): Mary Zophres

Best Achievement in Makeup
La versione di Barney (2010): Adrien Morot
The Way Back (2010): Edouard F. Henriques, Greg Funk, Yolanda Toussieng
Wolfman (2010): Rick Baker, Dave Elsey

Best Achievement in Music - Original Score
127 ore (2010): A.R. Rahman
Dragon Trainer (2010): John Powell
Inception (2010): Hans Zimmer
Il discorso del re (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross

Best Achievement in Music - Original Song
127 ore (2010): A.R. Rahman, Rollo Armstrong, Dido ("If I Rise")
Country Strong (2010): Tom Douglas, Hillary Lindsey, Troy Verges ("Coming Home")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010): Alan Menken, Glenn Slater ("I See the Light")
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Randy Newman ("We Belong Together")

Best Achievement in Sound Mixing
Inception (2010)
Il discorso del re (2010)
Salt (2010)
The Social Network (2010)
Il Grinta (2010)

Best Achievement in Sound Editing
Inception (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
TRON: Legacy (2010)
Il Grinta (2010)
Unstoppable - Fuori controllo (2010)

Best Achievement in Visual Effects
Alice in Wonderland (2010)
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010)
Hereafter (2010)
Inception (2010)
Iron Man 2 (2010)

Best Documentary, Features
Exit Through the Gift Shop (2010): Banksy
GasLand (2010): Josh Fox
Inside Job (2010): Charles Ferguson
Restrepo (2010): Tim Hetherington, Sebastian Junger
Waste Land (2010): Lucy Walker

Best Documentary, Short Subjects
Killing in the Name (2010)
Poster Girl (2010)
Strangers No More (2010)
Sun Come Up (2010)
The Warriors of Qiugang (2010)

Best Short Film, Animated
Day & Night (2010)
The Gruffalo (2009) (TV)
Let's Pollute (2009)
The Lost Thing (2010)
Madagascar, carnet de voyage (2010)

Best Short Film, Live Action
The Confession (2010/IV)
The Crush (2009)
God of Love (2010)
Na Wewe (2010)
Wish 143 (2009)

Il box-office italiano aggiornato

Dopo l'exploit di Checco Zalone, già descritto nel post precedente, diamo un occhio al botteghino di casa nostra anche alla luce degli incassi ottenuti dall'Alice di Tim Burton e soprattutto dalla bellissima sorpresa nostrana di Benvenuti al sud, remake italiano del francese Bienvenue chez les Ch'tis.

Solo una considerazione finale: il cinepanettone, fortunatamente presente SOLO in decima posizione, spero sparisca presto dalla Top Ten, confortato dai recenti dati che riflettono un costante calo di quell'offesa alla settima arte...

Un vento nuovo al botteghino di casa nostra...

Dopo lo sconvolgimento tellurico di un anno fa dovuto ai record conquistati da Avatar ai box-office del globo intero, quest'anno, nel piccolo di casa nostra, constatiamo con sbalordita ammirazione il passaggio di un nuovo "tsunamino" cinematografico: Luca Pasquale Medici, trentatreenne pugliese in arte Checco Zalone, e il suo Che bella giornata.
Il film diretto dal fedele Gennaro Nunziante, già regista di Zalone in Cado dalle nubi, nell'arco di soli 18 giorni (inclusi tre weekend, di cui quello lungo dell'Epifania) ha incassato la cifra mostruosa di quasi 39 milioni di euro, diventando il film italiano di maggior incasso di tutti in tempi al botteghino di casa nostra, dietro a sua maestà James Cameron.
Ma c'è di più: essendo Titanic avanti di circa 3 milioni e mezzo di euro allo scatenato Zalone, non è fantascientifico ipotizzare un incredibile sorpasso ai danni dell'opera seconda di Cameron. Resta invece irraggiungibile Avatar con i suoi 65 milioni di euro.
Parlando del reale valore di Checco Zalone e delle sue pellicole, posso affermare che l'ex caratterista di Zelig (davvero comicissimo nell'imitazione musicale di vari artisti) ha un'innata predisposizione a "far ridere", anche se la sua opera prima (la sopracitata Cado dalle nubi, che due anni fa aveva già incassato la ragguardevole cifra di 14 milioni di euro) è una sorta di sketch tirato molto per le lunghe.
Non ho ancora visto Che bella giornata: diciamo che se supererà Titanic in un tempo ragionevolmente breve, potrei anche incuriosirmi ulteriormente e andare a vedere il nuovo Re Mida del botteghino made in Italy.

17 gennaio 2011

Golden Globes 2011: i vincitori

A Los Angeles sono appena stati assegnati i Globi d'Oro del cinema: pochi minuti dopo la fine della cerimonia, dopo una nottata trascorsa di fronte allo schermo televisivo, eccovi tutti i vincitori, che durante la lunga diretta ho avuto il piacere di commentare con il mio amico Massimo via Skype.
Pochissime sorprese: The Social Network si conferma favoritissimo nella corsa agli Oscar vincendo quattro Golden Globes su sei nomination; nessun premio per l'acclamato Inception.
Qui tutti i vincitori.

Best Motion Picture - Drama
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
The King's Speech (2010)
The Social Network (2010)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
Alice in Wonderland (2010)
Burlesque (2010/I)
The Kids Are All Right (2010)
Red (2010/I)
The Tourist (2010)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for The King's Speech (2010)
James Franco for 127 Hours (2010)
Ryan Gosling for Blue Valentine (2010)
Mark Wahlberg for The Fighter (2010)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Halle Berry for Frankie and Alice (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Johnny Depp for The Tourist (2010)
Johnny Depp for Alice in Wonderland (2010)
Paul Giamatti for Barney's Version (2010)
Jake Gyllenhaal for Amore e altre droghe (2010)
Kevin Spacey for Casino Jack (2010)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Annette Bening for The Kids Are All Right (2010)
Anne Hathaway for Amore e altre droghe (2010)
Angelina Jolie for The Tourist (2010)
Julianne Moore for The Kids Are All Right (2010)
Emma Stone for Easy Girl (2010)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Christian Bale for The Fighter (2010)
Michael Douglas for Wall Street: il denaro non dorme mai (2010)
Andrew Garfield for The Social Network (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Geoffrey Rush for The King's Speech (2010)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for The King's Speech (2010)
Mila Kunis for Black Swan (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)

Best Director - Motion Picture
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for The King's Speech (2010)
Christopher Nolan for Inception (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)

Best Screenplay - Motion Picture
127 Hours (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
Inception (2010): Christopher Nolan
The Kids Are All Right (2010): Stuart Blumberg, Lisa Cholodenko
The King's Speech (2010): David Seidler
The Social Network (2010): Aaron Sorkin

Best Original Song - Motion Picture
Burlesque (2010/I)("Bound to You")
Burlesque (2010/I)("You Haven't Seen The Last of Me")
Country Strong (2010)("Coming Home")
Le cronache di Narnia - Il viaggio del veliero (2010)("There's A Place For Us")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)("I See the Light")

Best Original Score - Motion Picture
127 Hours (2010): A.R. Rahman
Alice in Wonderland (2010): Danny Elfman
Inception (2010): Hans Zimmer
The King's Speech (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross

Best Animated Film
Cattivissimo me (2010)
Dragon Trainer (2010)
L'illusionista (2010)
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)

Best Foreign Language Film
Biutiful (2010)
Io sono l'amore (2009)
Il Concerto (2009)
Kray (2010)
Hævnen (2010)

10 gennaio 2011

The one and only... PIXAR

Dal blog del mio carissimo amico Massimo, che per primo ha avuto l'idea di pubblicarlo, un filmato assolutamente strabiliante che celebra ed esalta la fantasmagorica Pixar.
Da guardare, anzi ammirare, in religiosissimo silenzio.

08 gennaio 2011

Rapunzel (Tangled)

Raperonzolo, o meglio Rapunzel, non doveva nascere, troppo male stava la madre Regina durante le doglie. Fortunatamente però i soldati sguinzagliati dal padre Re in tutto il regno avevano trovato il fiore dai poteri taumaturgici sbocciato da una goccia di sole caduta sulla Terra, e l'infuso con esso realizzato la curò. Nacque così una bambina dalla folta chioma che ereditò i poteri della pianta che l'aveva aiutata a nascere. Quello che i regnanti non sapevano era che il fiore era stato fino a quel momento usato da una donna malvagia, la quale da centinaia d'anni se ne serviva per tornare giovane ad ogni segno d'invecchiamento. Proprio lei, non rassegnata ad invecchiare senza il potere del fiore, rapì Rapunzel e la chiuse in un torre nascosta nel bosco, luogo conosciuto solo a lei, in cui poter evocare indisturbata e ad ogni esigenza il potere ringiovanente dei capelli della bimba. Il giorno del suo diciottesimo compleanno però Rapunzel decide che è ora di smettere di seguire i consigli di quella che crede essere sua madre e di lasciare la torre per andare a vedere il mondo, in compagnia di un ladruncolo (Flynn Ryder) casualmente capitato nella sua gabbia dorata.
Il cinquantesimo cartone animato di casa Disney, ispirato molto liberamente alla fiaba dei fratelli Grimm e realizzato con il decisivo apporto di alcune menti della Pixar (tra cui il vate John Lasseter), centra finalmente il bersaglio dell'entertainment puro e si può tranquillamente definire come decisamente gradevole e splendidamente realizzato.
Era davvero ora.
Dopo una serie imbarazzante di prodottucoli spacciati per "classici" (tra cui il noiosissimo e francamente invedibile La principessa e il ranocchio), Rapunzel coglie infatti nel segno: diverte, emoziona, commuove. Dal bello script ai simpaticissimi personaggi, il cartoon non ha un momento di pausa, riuscendo persino nell'intento di rendere piacevoli gli intermezzi canori. Alcuni character, poi, sono indimenticabili: il camaleonte, più pacato e riflessivo, e il cavallo Maximus, più focoso e passionale, strappano più di una risata, mentre i protagonisti Rapunzel e Flynn non sono semplici caricature ma autentici esseri "viventi" dotati di "reale" trasporto emotivo. La cattivissima madre Gothel, poi, è un capolavoro: alcuni primi piani sui suoi sguardi sono davvero strabilianti e da soli interpretano, e bene, l'intera scena.
Eh sì, tecnicamente i duecentosessanta milioni di dollari spesi sono stati ben impiegati, anche se si fatica a credere che il film possa essere costato così tanto, e soprattutto non aver soddisfatto i produttori al botteghino (in totale poco più di 310 milioni di dollari worldwide): una volta tanto, se posso permettermi, una nota di critica la indirizzerei ai titolisti d'oltreoceano che, anzichè chiamare il film come in quasi tutti i paesi europei, hanno scelto il discutibile "Tangled" (intrecciato) per un presunto doppio senso a mio parere del tutto inutile in una fiaba come questa. Ah, e poi bocche cucite sull'orrenda locandina scelta: a mio avviso, un piatto di spaghetti con due visi al centro...
Comunque fortunatamente tutto ciò non ha inficiato il valore artistico della pellicola, assolutamente da non perdere per gli amanti (e non) del genere.

04 gennaio 2011

In Memoriam: Pete Postlethwaite (1946-2010)

Pete Postlethwaite, "faccia di pietra" per il granitico viso dall'intensissima espressione, ha perso l'altro ieri la sua lunga battaglia contro il cancro.
Nato a Warrington, in Inghilterra, il 16 febbraio 1946, in una famiglia cattolica e proletaria, ultimo di quattro figli, da ragazzo Postlethwaite voleva farsi prete. Ma gli angry young men del teatro e del cinema inglese fra gli anni 50 e i 60 lo convincono a tentare il palcoscenico.
Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per il film di Jim Sheridan che nel ’93 gli fece sfiorare l’Oscar come non protagonista, Nel nome del padre, storia vera di quattro irlandesi accusati ingiustamente di appartenere all’Ira e incarcerati per quindici anni.
Per capire quanto questo piccolo grande uomo fosse un combattente, basti sapere che il tumore che lo ha ucciso gli fu diagnosticato la prima volta nel 1990.
Addio, Pete.

Dragon Trainer (How to Train Your Dragon)

Il giovane Hic (diminutivo di Hiccup Horrendous Haddock III) è un abitante di un villaggio vichingo preda delle incursioni e razzie di svariate razze di draghi che popolano la zona, e che con il tempo sono diventati il fulcro di un’intensa attività di caccia. Tipetto mingherlino e impacciato, ma volenteroso e intelligente, Hic è nientemeno che il figlio del più forte e valoroso cacciatore di draghi della zona, nonchè capo dell'intero villaggio.
Durante una movimentata nottata in cui il villaggio è assalito, grazie ad una sua invenzione Hic colpisce uno dei draghi più temuti e meno conosciuti dal suo popolo, la Furia Buia. Rintracciata accidentalmente la preda nell'entroterra, scoprirà ben presto che i draghi non sembrano essere le creature crudeli, sanguinarie e violente che vengono descritte dal suo popolo...
Lanciato in primavera, poco dopo i clamori dell'Oscar e in modo ignobilmente inadatto pur trattandosi di un prodotto Dreamworks, Dragon Trainer (bel titolo "italiano" di How to Train Your Dragon) è, senza mezzi termini, un gioiello. Da lasciare a bocca aperta, per giunta.
Mai, devo essere sincero, avrei pensato che i fratelli "poveri" della Pixar riuscissero a ideare, produrre e realizzare una simile perla, dopo una serie sconfinata di delusioni e un solo personaggio entrato, peraltro immeritatamente, nell'immaginario collettivo: l'orco Shrek.
Dean DeBlois e Chris Sanders, che all'attivo avevano esclusivamente il disneyano Lilo & Stitch (sfido chiunque a dire che Stitch e Sdentato-Toothless non si assomigliano), adattano la saga di Cressida Cowell e centrano in pieno l'obiettivo, peraltro dopo una totale riscrittura della sceneggiatura e il coinvolgimento di alcuni mostri sacri della cinematografia mondiale (tra cui il direttore della fotografia Roger Deakins, ad esempio), che hanno fatto lievitare il costo dell'opera ben oltre i 150 milioni di dollari.
Il risultato, però, è davvero strabiliante: dialoghi arguti, divertenti e mai banali o banalizzati; personaggi simpatici e splendidamente caratterizzati; effetti speciali e profondità di campo (quanto sarebbe stato bello vederlo in 3D!!!) da mozzare il fiato; fondali e colori quasi reali; ritmo perfetto (mai troppo, mai troppo poco) e, questo è tutto merito di casa nostra, doppiaggio straordinario.
Primo azzardo: ho letteralmente adorato Avatar, ma le scene in volo del piccolo Hic sul suo Sdentato-Toothless riescono addirittura, in alcuni momenti, ad essere più emozionanti del re del botteghino; secondo azzardo: non sono ancora uscite le nomination agli Academy Award, ma se questa pellicola dovesse sconfiggere l'acclamatissimo Toy Story 3 non sarebbe una sorpresa. Anzi.
Ultima nota di merito al compositore John Powell, autore di una partitura coinvolgente e che in più di un'occasione sfrutta alcuni "crescendo" da brivido.
In sostanza, imperdibile.