03 febbraio 2011

ll Grinta (True Grit)

Mattie Ross (Hailee Steinfeld) è una quattordicenne fermamente intenzionata a portare dinanzi al giudice, affinché venga condannato alla pena capitale, Tom Chaney (Josh Brolin), l'uomo che ha brutalmente assassinato suo padre. Per far ciò ingaggia lo sceriffo Rooster Cogburn (Jeff Bridges) non più giovane e alcolizzato, ma ritenuto da tutti un uomo duro. Cogburn non vuole la ragazzina tra i piedi ma lei gli si impone. Allettato dalla lauta ricompensa per l'arresto del malvivente, si unisce ai due il ranger texano LaBoeuf (Matt Damon). I tre si mettono sulle tracce di Chaney che, nel frattempo, si è unito a una pericolosa banda...
Adattando fedelmente l'omonimo romanzo di Charles Portis, i fratelli Joel e Ethan Coen, con un po' di supponenza mista a spocchia tipica del loro fare cinema in questi ultimi anni, hanno chiaramente dichiarato di non essersi assolutamente ispirati a Il grinta del 1969 con John Wayne, escludendo la parola remake fin dagli albori di questa loro fatica e arrivando persino, si dice, a sconsigliarne la visione (per chi non l'avesse già fatto) al cast. Le differenze rispetto al classico western con il mitico Duke sembrano però minime e non cambiano sostanza al plot in sè, ma, ribadisco, guai a parlare di rifacimento.
Detto questo, e analizzando la versione del 2010 come se la precedente non fosse mai stata girata, posso umilmente azzardare che si tratta di un tentativo coraggioso, a tratti molto ben riuscito, ma con alcuni inserti piuttosto contradditori e diverse scene girate quasi con sufficienza; il disequilibrio tra la prima parte (veramente coinvolgente) e la seconda (raffazzonata e confusa) è poi davvero troppo marcato.
Se nella prima parte, infatti, la costruzione dei personaggi e il viaggio che intraprendono i tre inseguitori sono molto ben descritti e delineati, nella seconda metà del film compaiono alcune figure che non vengono caratterizzate a sufficienza oppure la loro contestualizzazione all'interno della pellicola è debole quando non è risibile.
Il cast è ottimo, con una punta di eccessiva impostazione da parte della pur brava quattordicenne Hailee Steinfeld: Bridges sembra recitare con il pilota automatico tanto il ruolo gli calza alla perfezione, mentre Damon, credibilissimo, rende con giusta misura la rettitudine del ranger; ingiudicabili gli altri, per il difetto strutturale dello script già descritto in precedenza.
Tecnicamente nulla da eccepire, anche se le musiche di Carter Burwell sono già strasentite.
In conclusione una pellicola più che vedibile, ma che affievolisce ancor di più la mia stima (fino a poco tempo fa sconfinata) nei confronti dei fratelli Coen, talentuosi ma ormai troppo self-conceited.

Nessun commento: