11 febbraio 2011

Il discorso del re (The King's Speech)

-Attenzione: sono presenti spoiler (a partire dalla trama).-
Duca di York e secondogenito di re Giorgio V, Bertie (Colin Firth) è afflitto dall'infanzia da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l'affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (futura Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, strumento veicolatore di informazioni dell'epoca. Grazie al supporto e alla devozione di Lady Lyon (Helena Bonham Carter), sua premurosa consorte, e alle tecniche poco convenzionali di Lionel Logue (Geoffrey Rush), logopedista di origine australiana, Bertie scalzerà il fratello “regneggiante” (Guy Pearce), salirà al trono col nome di Giorgio VI e troverà la corretta fonazione dentro il suo discorso più bello. Quello che ispirerà la sua nazione guidandola contro la Germania nazista.
Strafavorito nella corsa agli Oscar, fresco vincitore del Producers Guild Award e del Directors Guild Award, Il discorso del re ha tutti i requisiti per convincere la giuria degli Academy Awards e per conquistare l'audience più tradizionalmente legata al prodotto d'autore, solido e ben interpretato. Non ha, però, a mio avviso, quel quid che lo trasformerebbe in un grande film.
Diretta con stile impeccabile ma un po' ingessato da Tom Hooper, la pellicola ha sicuramente i suoi punti di forza nel cast, di una bravura ultraterrena, e nel soggetto stesso: l'impasse sopraggiunge quando il pur bravo sceneggiatore David Seidler cerca di "costruire" il rapporto tra il futuro sovrano e lo speech therapist (che rimasero amici fino alla morte del primo), incappando in una serie di cambi di ritmo improvvisi e a volte spiazzanti. Ne risente pertanto la fluidità del film, davvero tale nella bellissima prima parte e nello splendido finale in crescendo, in cui Firth dimostra definitivamente di strameritarsi la statuetta più ambita.
Attenzione, con questo non sto assolutamente dicendo che Il discorso del re sia un prodotto che non merita: molto british old style, è in ogni caso una spanna sopra alla volgarità imperante delle pellicole troppo presto definite come "rivoluzionarie" e, come già detto, sciorina una serie di prestazioni recitative da brivido.
Una piccola nota in chiusura: non ho davvero capito il motivo della scelta di Guy Pearce, attore di sette anni più giovane di Firth, chiamato ad interpretare il fratello maggiore di Giorgio VI; sullo schermo la differenza è palesemente riscontrabile e genera stupore, oltre che confusione...
Da vedere, se non altro per gustarsi il lavoro di uno stuolo di attori letteralmente magistrali.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il film mi è piaciuto molto, per il tema - non così scontato -, la gentilezza nel trattarlo, la semplicità nel descrivere una vita alla rincorsa dell'affetto.
Peccato però manchi qualcosa per renderlo davvero eccellente.
O forse è solo una storia semplice ...
Nilde