28 marzo 2012

Thor


Thor (Chris Hemsworth), figlio di Odino, padre degli dei (Sir Anthony Hopkins), viene bandito dal regno di Asgard, privato dei suoi poteri (e soprattutto del suo martello Mjölnir) e spedito sulla Terra. Grazie all'intervento (e all'affezione) di un'astrofisica (Natalie Portman), riuscirà a guardare dentro sè stesso e a ritrovare la forza del tuono che l'aveva sempre accompagnato.
Diretto dall'ex regista prodigio (nonché ottimo attore) Kenneth Branagh, Thor è l'ennesima trasposizione cinematografica di un fumetto Marvel e, bisogna riconoscerlo, neanche una delle peggiori. Forse il tocco di un director abituato ad adattare William Shakespeare ha giovato, certo è che la sceneggiatura è addirittura accettabile e non sono presenti troppi luoghi comuni (o, se ci sono, vengono trattati con la giusta dose d'ironia).
Quello di cui difetta clamorosamente la pellicola è, paradossalmente, il ritmo. Nonostante i continui split tra Asgard e la Terra siano ben amalgamati, dopo un'ora non si è ancora riusciti a capire il vero intento del film: tutte le situazioni sono infatti abbozzate e condotte al punto in cui, quando ci si attende il vero sviluppo, il plot passa ad altro. Ovvio che la mia attenzione sia gradualmente andata scemando, per non riprendersi più, nemmeno in occasione dello scontro finale (oggettivamente mal girato).
Il cast, poi, non aiuta affatto: a parte le scolastiche prove di Hopkins e Portman, l'unico attore che prova a recitare è Tom Hiddleston, nel ruolo del perfido fratello Loki; stendiamo invece un velo intriso di pietà sull'inespressività del protagonista e dei comprimari, Stellan Skarsgård incluso.
Lode, al contrario, ai sontuosi effetti speciali atti a rappresentare il Regno Eterno.
In definitiva, un prodotto a cui si possono anche dedicare un paio d'ore, fermo restando che non ci sia molto altro d'interessante da fare.
 

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