23 marzo 2012

Magnifica presenza


Pietro (Elio Germano), "preparatore di croissant" nonché aspirante attore, si trasferisce nel quartiere romano di Monteverde dalla natia Sicilia in un appartamento sontuoso e un po' decadente, di cui si innamora all'istante. Dopo essersi fattivamente insediato, scopre però che l'abitazione ospita altre "presenze", uomini e donne in elegantissimi abiti di scena anni quaranta, che, inquietanti in un primissimo momento, si trasformeranno in una sorta di specchio di coscienza per l'indeciso (anche sessualmente) ragazzo di provincia.
Giunto al nono lungometraggio, Ferzan Ozpetek affina le armi e affronta, con la consueta classe e un'ispirata vis comica, il tema del soprannaturale: lo fa senza clamori, con citazioni importanti (la Badessa, ben interpretata da Mauro Coruzzi-Platinette, non può non richiamare il Kurtz di Apocalypse Now) e con il collaudato canovaccio sviluppato sull'alternanza dei toni (commedia, dramma, introspezione) che costituisce il cardine dell'opera del regista italo-turco.
Indovina la prima parte, con il supporto di una Paola Minaccioni strepitosa, strutturata come una sorta di spin-off di Mine vaganti, esagera con il segmento centrale, troppo d'attesa e con un numero eccessivo di esche lanciate agli ami dell'audience, e conclude con alcune scene "forti" che, seppur disomogenee, restituiscono al film una sorta di "logica illogicità" spiazzante ma liberatoria. Non tutte le situazioni e i personaggi sono fini al plot stesso, sia ben chiaro, ma l'amalgama riesce, e la pellicola risulta comunque piuttosto originale e tutto sommato molto gradevole.
Il merito ancora una volta è da attribuirsi soprattutto al cast: detto della Minaccioni, che merita un ruolo di primissimo piano nella settima arte di casa nostra, la mia personale e onnicomprensiva lode va a Elio Germano. Questo trentunenne di Roma, a mio avviso, è talento cristallino all'ennesima potenza: non a caso già Palma d'Oro a Cannes in qualità di Miglior Attore nel 2010 e doppio vincitore del David di Donatello (2007 e 2011), non credo sia esagerato definirlo il miglior attore italiano della sua generazione. L'intensità, la preparazione, l'inaudita bravura con cui sciorina accenti diversissimi tra loro sono merce rara: se si aggiunge poi l'eclettismo, il più che lusinghiero quadro è completo. Sarà mia premura recuperare nei prossimi mesi la sua cinematografia più significativa, avendolo visto, mea culpa, solo in Tutta la vita davanti (dove peraltro era bravissimo).
Detto di Germano, e sottolineata ancora una volta la straordinaria capacità di Ozeptek in qualità di direttore d'attori, una nota conclusiva: i fasti di perle quali La finestra di fronte e Hamam-Il bagno turco sono lontanucci, ma questo film ha un fascino tutto suo, e merita sicuramente la visione.

Nessun commento: