ROBERTO BENIGNI
LA VITA E' BELLA (1999)
FILM IN LINGUA STRANIERA
ATTORE PROTAGONISTA
Fonte: llaurenti, utente DailyMotion
Ritengo che quei pochi minuti, rimbalzati su tutte le emittenti a macchia d'olio (che hanno tra le altre cose generato documentari e speciali), abbiano riempito d'orgoglio ogni singolo cittadino italiano, ovunque e al di là di ogni retorica. L'abbraccio tra Sofia (napoletana doc) e Roberto (toscanaccio altrettanto doc), caldo, sincero, affettuoso, è stata, diciamolo, una sferzata a tutte le differenze, i pregiudizi e le discriminazioni. Per un attimo ci siamo davvero sentiti tutti vincitori, presenti sul palco, partecipanti in prima persona a una peraltro storica affermazione hollywoodiana di tutta la settima arte di casa nostra.
Sinceramente, non mi stanco mai di rivedere il suddetto filmato: e, in ogni singola occasione, un paio di lacrime scendono spontaneamente. E' vero, questo premio era annunciatissimo, ma la naturalezza un po' naïf della Loren, mixata con la strabordante esuberanza di Benigni (non a caso, e forse un po' a sorpresa, votata dagli americani un paio d'anni fa come Oscar Favorite Moment di ogni epoca) che cammina sulle sedie della platea, lo hanno trasformato in un evento eccezionale. A conti fatti, posso dire di essere più che orgoglioso di aver assistito a un momento storico dell'arte cinematografica (e non) italiana.
Momento che è proseguito con un secondo Oscar per Benigni (il terzo per La vita è bella), quello del Miglior Attore, sorprendente ma non troppo (Roberto aveva appena vinto il SAG Award); l'attore toscano salì sul palco e fece letteralmente esplodere l'audience con un esilarante esordio di speech: "I think this is a terrible mistake because I used up all my English!".
Insomma, un trionfo. Sotto tutti i punti di vista.
E pensare che, udite udite, a me il film di Benigni non interessava. Non avendo apprezzato appieno nessuna delle sue precedenti pellicole, temevo l'ennesimo film sull'Olocausto reinterpretato senza gusto e in modo pecoreccio da un artista di casa nostra. Fu il mio amico Massimo, residente negli USA da poco più di un anno (giusto, Massimo?), che mi spinse con inconsueta veemenza, ritenendolo un assoluto capolavoro. Ovviamente pensai che si fosse già fatto abbindolare dai giudizi d'oltreoceano, dove il film stava ottenendo un successo senza precedenti per un prodotto sottotitolato.
Alla fine cedetti, incalzato dal mio caro amico e ulteriormente "costretto" dal fatto che il film avesse ottenuto sette nomination agli Academy Award (l'imperativo, in occasione della visione della cerimonia live, è quello di aver visto tutte le pellicole candidate), ma, devo confessarlo, lo feci controvoglia l'ultimo giorno disponibile, cioè proprio domenica 21 marzo. Vidi dapprima La sottile linea rossa di Malick in matinée, per poi chiudere con La vita è bella allo spettacolo preserale: fu una visione folgorante, in cui più volte persi completamente il controllo di me stesso; in occasione della scena finale, poi, il crollo, protrattosi ai titoli di coda, durante i quali fui soccorso da due attempate signore ultrasettantenni che mi offrirono un kleenex, impietosite dai miei continui e incontrollati singhiozzii.
In macchina verso casa, annientato dalla potenza emotiva di questo capolavoro, mi augurai che dagli Stati Uniti arrivasse qualche sorpresa nel corso della lunga nottata. Arrivarono. E fu la consacrazione per un artista che continuo a non apprezzare nella sua totalità ma che ritengo una delle persone più intelligenti dell'etere (e non). E La vita è bella è, senza dubbi di sorta, uno dei più incredibili colpi di genio che la cinematografia italiana abbia mai portato alla luce.

Nessun commento:
Posta un commento