13 marzo 2012

My Oscar moments: dal 16° al 20°

20) Kathy Bates - Misery non deve morire (1991)
Attrice protagonista
Un thriller strepitoso (forse il più bello tratto da Stephen King), un soggetto morbosamente coinvolgente, una protagonista all'epoca sconosciuta ma assolutamente straordinaria: questo fu l'esordio con il botto di una grandissima caratterista, la sessantaquattrenne Kathy Bates. Per me fu amore a prima vista: nonostante la favorita fosse Anjelica Huston per Rischiose abitudini (The Grifters), sperai fino all'ultimo che questa carneade un po' paffutella ce la facesse. E ce la fece. E con estrema classe ringraziò in modo tenero e compassato il regista e i suoi genitori, dando il via ad una luminosa carriera. Grande Kathy.

19) Adrien Brody - Il pianista (2003)
Attore protagonista
Una delle più grosse sorprese della recente storia degli Academy Award ebbe luogo il 23 marzo del 2003, quando Halle Berry pronunciò il nome di un totale underdog, tra l'incredulità e il lieto stupore di gran parte dei candidati e della platea. Mi ricordo perfettamente che, non avendo vinto nessun premio (Golden Globe a Jack Nicholson, SAG a Daniel Day-Lewis), il giovane Adrien non era assolutamente indicato nemmeno in qualità di terzo incomodo, ruolo rivestito da Nicolas Cage. E rammento che con i miei amici continuavo a ripetere che la statuetta al miglior attore non mi convinceva, avendo i tre teorici favoriti già vinto in passato, e che fosse stato per me avrei sicuramente premiato il protagonista de Il pianista. La reazione di Brody fu indimenticabile: sconcertato, salì dinoccolato sul palco e schioccò un sonoro bacio sulla bocca alla spriritosissima Halle Berry e si profuse in un discorso disarticolato ma decisamente toccante. La mia reazione fu altrettanto particolare: restai per almeno dieci secondi a bocca aperta prima di realizzare e godermi appieno, e finalmente, una vittoria basata esclusivamente sul merito.

18) Rachel Portman - Emma (1997)
Colonna sonora - Commedia o musical
Rachel Portman da sempre è una delle miei compositrici preferite: da Monteriano a Sirene, da Chocolat a Mona Lisa Smile, da La stanza di Marvin a Le regole della casa del sidro, da La leggenda di Bagger Vance alla stessa partitura vincitrice del suo unico Oscar, la signora Portman è stata capace di regalarmi indimenticabili emozioni in musica. Emma, seppur notevole, non è forse il suo lavoro migliore, ma la statuetta (da me festeggiata con una congrua dose di lacrime) l'ho ritenuta sacrosanta per l'apporto dato da questa straordinaria musicista al movimento artistico delle soundtrack. Rachel, ti adoro.

17) Marion Cotillard - La vie en rose (2008)
Attrice protagonista
Quell'anno, senza un'apparente ragione, seguii con meno interesse l'award season pre-Oscar. Forse perchè la favorita sembrava essere Julie Christie, simpatica attrice dell'old generation protagonista di un film mediocre, forse perchè vidi i principali film all'ultimissimo istante, forse per qualche altro motivo. Fatto sta che l'Oscar alla Cotillard, l'unico piuttosto a sorpresa dell'intera cerimonia, mi rese particolarmente felice nonostante non fossi un accanito fan dell'attrice francese, letteralmente strepitosa nel biopic su Edith Piaf, e assolutamente meritevole del riconoscimento più importante. Quasi scioccata all'annuncio del suo nome, Marion si rese protagonista di uno speech conciso ma molto sentito, un po' come la sua esile figura, e mi conquistò con la leggerezza e l'apparente candore.

16) Andrew Lloyd Webber e Tim Rice - Evita (1997)
Canzone originale (You Must Love Me)
E' vero, se non l'avesse cantata Madonna probabilmente non l'avrei nemmeno considerata. Ma la signora Ciccone non ha solo interpretato una canzone sul palcoscenico dell'Oscar: ha dato una magnifica prova di recitazione (canora, soprattutto) nel bel film di Alan Parker, ha vinto un Golden Globe in qualità di Migliore Attrice (Commedia o musical) e si è per la prima volta tolta qualche soddisfazione con i critici cinematografici tutti. Snobbata dai giurati dell'Academy, si è quindi presa la sua personale rivincita vincendo il suo secondo Oscar "virtuale" in qualità di interprete, dopo Sooner or later tratta da Dick Tracy. E lo ha fatto con classe e stile, arrivando senza clamori, eseguendo la canzone in maniera (quasi) impeccabile e uscendo tra i fragorosi applausi dell'audience. Hail Madonna, the one and only.

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