Dame Judi Dench
Shakespeare in Love (1999)
Attrice non protagonista
Ancora il 1999. Ancora la settantunesima cerimonia degli Academy Awards. Ancora una gioia. E che gioia.
Dame Judi Dench.
La mia Judi, l'attrice che nominavo a tutti gli amici in tempi non sospetti e che nessuno puntualmente conosceva. La donna che a partire da Camera con vista mi ha fatto comprendere appieno la parola "recitare". L'artista che, con classe cristallina e algida eleganza, mi ha aperto gli occhi sul "talento".
Un pilastro, un cardine nel mio personale universo di celluloide.
Il 21 marzo di quell'anno, quando Robin Williams pronunciò il suo nome, ero ovviamente felicissimo.
Ma proprio in quell'occasione, mi piange davvero il cuore riconoscerlo, il premio all'amata Judi coincise con uno dei più perversi e oltraggiosi atti di compensazione mai messi in scena dall'Academy.
Per comprenderlo, bisogna risalire all'anno prima e all'infamante, ignominioso, offensivo Oscar assegnato alla men che mediocre Helen Hunt (per il fastidioso e ruffiano Qualcosa è cambiato) quando tra le candidate c'era proprio Dame Judi Dench (per il magnifico La mia regina, diretto da John Madden, regista di Shakespeare in Love), superlativa nel ritratto di una regina Vittoria inedita e sorprendente.
La stampa tutta (soprattutto quella europea, ma anche le frange più indipendenti di quella statunitense) sottolineò il fatto ancor prima dell'assegnazione del premio, portando l'immeritevole Hunt ad una sorta di "atto di autodifesa" durante lo speech di ringraziamento ("non credo di aver vinto perchè sono l'unica attrice americana tra le cinque candidate"), che ratificò, in pratica, l'ingiustizia appena perpetrata nei confronti di Judi Dench.
Si subodorava quindi che se Judi avesse interpretato lo stipite di una porta l'anno successivo, sarebbe stata candidata e molto probabilmente avrebbe vinto. E così fu. Otto minuti sullo schermo, in un ruolo peraltro cucitole addosso in modo impeccabile (la regina Elisabetta), le bastarono. Tutto ciò però ai danni dell'attrice più meritoria, la straordinaria, compianta Lynn Redgrave di Demoni e dei, che fu sacrificata sull'altare dello sporchissimo gioco architettato machiavellicamente dall'AMPAS.
Quello che rimane, fortunatamente, è che una delle più grandi attrici (teatrali, televisive e cinematografiche) di tutti i tempi sia stata insignita dell'Oscar, qualsiasi valore questa controversa statuetta possa avere.

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