15) Frances McDormand - Fargo (1997)
Attrice protagonista
Fargo, a mio avviso, è stato e rimane il più riuscito film dei fratelli Coen: un quasi insostenibile ma più che geniale mix di umorismo nerissimo, inasprito dal fatto che si tratta di una (seppur romanzata) vicenda realmente accaduta. Il personaggio principale, Marge Gunderson, è una poliziotta placida ma tutta d'un pezzo, che non arretra di fronte a quella che si rivelerà come una delle più incredibili ed efferate catene di omicidi mai perpetrate per motivi apparentemente futili. L'interprete di questo character un po' fuori dal tempo è la strepitosa Frances McDormand, che ha cucito sulla signora Gunderson una delle performance più memorabili degli ultimi vent'anni: era sacrosanto che si aggiudicasse la statuetta, celebrata dal pubblico in sala con una spontanea standing ovation e un calorosissimo applauso. Lo speech di Frances, poi, è stato splendido: ha ringraziato le case di produzione indipendenti per "the choice, not just the opportunity" di ruoli femminili sempre più interessanti e profondi, concludendo con una menzione ai tre uomini della sua vita (il cognato Ethan, "who made an actress of me", il marito Joel, "who made a woman of me", e il figlio Pedro, "who made a mother of me"). Uno degli Oscar più incontestabilmente meritati della storia recente.
14) Kevin Spacey - American Beauty (2000)
Attore protagonista
Le prime parole di Lester Burnham alias Spacey, voce off, un uomo nudo dietro il vetro opaco della doccia: "look at me, jerking off in the shower... This will be the high point of my day; it's all downhill from here." Le sue ultime, pronunciate sempre in voce off, il suo viso riverso in una pozza di sangue: "I had always heard your entire life flashes in front of your eyes the second before you die. First of all, that one second isn't a second at all, it stretches on forever, like an ocean of time... For me, it was lying on my back at Boy Scout camp, watching falling stars... And yellow leaves, from the maple trees, that lined our street... Or my grandmother's hands, and the way her skin seemed like paper... And the first time I saw my cousin Tony's brand new Firebird... And Janie... And Janie... And... Carolyn. I guess I could be pretty pissed off about what happened to me... but it's hard to stay mad, when there's so much beauty in the world. Sometimes I feel like I'm seeing it all at once, and it's too much, my heart fills up like a balloon that's about to burst... And then I remember to relax, and stop trying to hold on to it, and then it flows through me like rain and I can't feel anything but gratitude for every single moment of my stupid little life... You have no idea what I'm talking about, I'm sure. But don't worry... you will someday." Un personaggio indimenticabile, un attore che buca letteralmente lo schermo. Non serve aggiungere altro.
13) Nicola Piovani - La vita è bella (1999)
Colonna sonora - Film drammatico
Stephen Warbeck - Shakespeare in Love (1999)
Colonna sonora - Commedia o musical
Solamente quattro anni è durato lo sdoppiamento della colonna sonora. Purtroppo, aggiungo io. Ma, incredibile a dirsi, in quell'anno si è verificato l'insperato: le due soundtrack che idolatravo e che ero in grado di ascoltare fino allo sfinimento, riuscirono nell'impresa di vincere entrambe. Stentavo a crederci, un paio di premi ed ero già ebbro di gioia: non sapevo, ovviamente, che la cerimonia del 1999 si sarebbe rivelata la più carica di emozioni della mia personale storia legata agli Academy Award.
12) Anthony Hopkins - Il silenzio degli innocenti (1992)
Attore protagonista
Diciotto minuti sullo schermo, un personaggio diventato leggenda, un'intensità e un'aderenza al ruolo ormai entrate nel mito: Anthony Hopkins è e sarà sempre, per tutti, il solo ed unico Hannibal Lecter. Non c'è molto altro da dire, in questo caso: Il silenzio degli innocenti è una pellicola che non è eccessivo definire capolavoro, e Sir Hopkins ne è stato il degno interprete, nonostante la brevissima presenza scenica. Ricordo che vidi il film dopo la cerimonia, e durante la stessa stentavo a comprendere l'accorato entusiasmo dell'audience per ogni premio assegnatogli: dopo un paio di settimane riuscii a recuperarlo, e capii. E la battuta "A census taker once tried to test me. I ate his liver with some fava beans and a nice chianti.", accompagnata dal satanico ghigno di Lecter/Hopkins, non la dimenticherò mai.
11) Christopher McQuarrie - I soliti sospetti (1996)
Sceneggiatura originale
Un genio. Quest'uomo è un genio. La sua mente è stata in grado di partorire il più bel thriller degli ultimi trent'anni e, una volta tanto, anche i dinosauri dell'Academy se ne sono resi conto, premiandolo con una delle statuette più meritorie mai assegnate. Alzi la mano infatti chi, a partire da quell'anno in poi, non ha sentito nominare almeno una volta il terribile Keyser Söze, l'assassino degli assassini che nessuno aveva mai visto, l'essere vivente più temuto al mondo nonostante non ci fosse prova della sua esistenza. Anche il meno dotto tra i cinefili si ricorderà della camminata da storpio di Verbal Kint o della strepitosa ultima scena nell'ufficio del detective Kujan. E anche il meno informato tra gli amanti della settima arte rammenterà le celeberrime parole pronunciate dallo zoppo: "Who is Keyser Soze? He is supposed to be Turkish. Some say his father was German. Nobody believed he was real. Nobody ever saw him or knew anybody that ever worked directly for him, but to hear Kobayashi tell it, anybody could have worked for Soze. You never knew. That was his power. The greatest trick the Devil ever pulled was convincing the world he didn't exist. And like that, poof. He's gone." Se non vi dovesse sovvenire nulla dopo aver letto tutto ciò, vuol dire che vi siete persi una delle pietre miliari degli anni novanta... Signor McQuarrie, lo ripeto: lei è un genio.






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