28 gennaio 2010

A Single Man

Los Angeles, 1962. George Falconer (Colin Firth), professore universitario di letteratura inglese, fatica a dare un senso alla propria vita dopo la morte del compagno Jim (Matthew Goode) in un incidente. George vive nel passato e non riesce a vedere il suo futuro. Nell'arco di una giornata che si rivelerà risolutiva, George troverà conforto nella sua più cara amica, Charley (Julianne Moore), e incontrerà un giovane studente, Kenny (Nicholas Hoult), ossessionato dalla sua matura allure...
Tom Ford, probabilmente il vero artefice della rinascita della maison Gucci, si cimenta per la prima volta dietro la macchina da presa anzichè dietro la passerella per rendere omaggio a Christopher Isherwood e al suo omonimo romanzo, scritto nel 1964 dopo un incontro tra lo scrittore ed un ragazzo sulla spiaggia.
Ne esce una pellicola ibrida, disturbante, conturbante, raffinatissima ed incompleta: se infatti il talento visionario di Ford è inappuntabile, con alcuni colpi di classe che avrebbero da insegnare anche a supposti grandi director, non altrettanto si può dire della sua capacità di adattare al grande schermo i dialoghi tratti dalla carta stampata: a questo proposito si è parlato su più siti di "decostruzione della narrazione" o di volontaria ordinarietà della sceneggiatura, in modo da concentrare l'attenzione dello spettatore sulla comunicazione visiva.
Francamente, è un pretesto che mi convince poco: lo script, seppur volutamente scarno, risulta veramente dozzinale se non addirittura imbarazzante in alcune situazioni; a questo punto, a mio avviso, sarebbe stato forse più ardito e coraggioso ridurre ulteriormente i dialoghi ad un'unica voce narrante, evitando così questo deprimente aspetto del film, che stride con tutto il resto.
Il cast, infatti, è ineccepibile, a cominciare da un intensissimo e misurato Colin Firth per finire con la solita bravissima Moore, al pari delle bellissime musiche di Abel Korzeniowski e Shigeru Umebayashi, un po' troppo protagoniste nella prima parte, ma assolutamente struggenti nella seconda.
Insomma, A Single Man è un prodotto con alcune indimenticabili perle ma con un difetto di sostanza: la forma non è d'altronde mai stata sinonimo di completezza. A voi la scelta.

26 gennaio 2010

Avatar sul tetto del mondo!

Quasi 1 miliardo e 859 milioni di dollari worldwide contro il miliardo e 843 milioni di Titanic.
Da oggi Avatar è ufficialmente il film che ha incassato di più nella storia del cinema.
All'inizio ero scettico: ora mi devo arrendere a questo inimmaginabile risultato (perlomeno alla vigilia) ottenuto, ancora una volta, da un prodotto di Mr. Cameron.
Il film è costato più di 400 milioni di dollari tra produzione e post-produzione (merchandising, marketing, lancio, etc.): cifra astronomica sicuramente, ma nulla in confronto a ciò che questa pellicola potrà raggiungere...

Box-office: uno sguardo all'All-Time di casa nostra

Per cercare di capire la portata del successo di Avatar, diamo un'occhiata alla Top 20 del botteghino italiano di tutti i tempi.

Un'unica constatazione: a breve anche in Italia James Cameron sarà al primo e secondo posto, con Roberto Benigni sul podio a tenere alta la bandiera tricolore.

Avatar vs. Titanic: è davvero quasi fatta...

Con la pubblicazione dei dati ufficiali dei mercati USA e del resto del mondo, possiamo affermare, pur senza cifre alla mano, che nella giornata di ieri Avatar ha superato Titanic diventando il film con il maggior incasso globale nella storia del cinema.
Nel dettaglio, aggiornato a domenica 24 gennaio, Avatar ha infatti raggiunto il totale di 1 miliardo e 287 milioni di dollari al botteghino non-USA, battendo il record del transatlantico, fermatosi a quota 1 miliardo e 242 milioni.
Al box-office nordamericano, invece, Titanic resiste in vetta con 49 milioni di sopravanzo sul nuovo capolavoro di James Cameron (600 milioni contro 551): in questo mercato, il sorpasso dovrebbe avvenire entro fine mese o al più tardi nei primi giorni di febbraio.
A livello mondiale, addizionando i dati sopracitati, Titanic conserva pertanto, fino a domenica scorsa, un risicatissimo vantaggio su Avatar di circa 4,5 milioni di dollari (1 miliardo e 843,2 milioni di dollari contro 1 miliardo e 838,8): come dicevo, nella giornata di ieri, lunedì 15 gennaio, dovrebbe quindi essere avvenuto lo storico sorpasso.
Aggiorniamo quindi le posizioni di Avatar al 24 gennaio 2010 (in grassetto i cambiamenti).
Posizione classifica all-time USA: seconda.
Posizione classifica all-time resto del mondo: PRIMA.
Posizione classifica all-time totale: seconda.
In Italia l'incasso dopo 10 giorni di programmazione ha superato i 37 milioni di dollari (poco più di 25 milioni di euro), che non rappresenta comunque il dato completo, visto che le cifre elaborate da Cinetel contemplano l'85% delle sale italiane (quelle delle maggiori città, per intenderci): dovessimo stimare un totale "reale", ci attesteremmo sui 40 milioni, non distanti quindi dal dato ufficiale.
In conclusione, in attesa di nuovi exploit planetari (Avatar ha ovviamente stabilito anche il record USA del sesto weekend) e del risultato definitivo al botteghino di casa nostra, contiamo le ore che separano i due contendenti dal sorpasso che (quasi) tutti avevano previsto alla fine dello scorso anno...

25 gennaio 2010

Avatar vs. Titanic: è fatta! (Forse...)

Innanzitutto, l'Italia: al botteghino nostrano, nella settimana dal 18 al 24 gennaio, Avatar supera nettamente i 15 milioni di euro (circa 22 milioni di dollari) arrivando al totale mostruoso di più di 25 milioni di euro (circa 35 milioni di dollari) in dieci giorni di programmazione, con tutte le sale 3D puntualmente esaurite pur prenotando con una settimana di anticipo.
Nei prossimi giorni, quando i dati saranno confermati, cercheremo insieme di analizzare gli ulteriori record infranti dal capolavoro di James Cameron.
Ma ora, la notizia che andrà parimenti confermata trattandosi anche in questo caso di estimates: Avatar nella giornata di ieri dovrebbe aver superato Titanic grazie ai mercati d'oltreoceano ed essere così diventato il maggior incasso di tutti i tempi in tutto il mondo, USA esclusi, dove al film mancano circa 48 milioni di dollari per diventare il numero uno.
A domani quindi per le cifre definitive e le conferme (o eventuali smentite) che tutti stanno spasmodicamente attendendo.

24 gennaio 2010

Screen Actors Guild Awards 2010: i vincitori

In nottata sono stati assegnati a Los Angeles gli Screen Actors Guild Awards, premio deciso e consegnato annualmente dal sindacato attori. Noiosamente, tutte le previsioni sono state confermate: spero solo che agli Oscar possa accadere qualche upset che rovesci i forecast della vigilia (in testa, mi auguro che Meryl Streep possa sopravanzare sulla rapida e inarrestabile ascesa di Sandra Bullock).
Di seguito tutti vincitori delle candidature cinematografiche.

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
JEFF BRIDGES / Bad Blake - "CRAZY HEART"
GEORGE CLOONEY / Ryan Bingham - "UP IN THE AIR"
COLIN FIRTH / George Falconer - "A SINGLE MAN"
MORGAN FREEMAN / Nelson Mandela - "INVICTUS"
JEREMY RENNER / Staff Sgt. William James - "THE HURT LOCKER"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
SANDRA BULLOCK / Leigh Anne Tuohy - "THE BLIND SIDE"
HELEN MIRREN / Sofya - "THE LAST STATION"
CAREY MULLIGAN / Jenny - "AN EDUCATION"
GABOUREY SIDIBE / Precious - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"
MERYL STREEP / Julia Child - "JULIE & JULIA"

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
MATT DAMON / Francois Pienaar - "INVICTUS"
WOODY HARRELSON / Captain Tony Stone - "THE MESSENGER"
CHRISTOPHER PLUMMER / Tolstoy - "THE LAST STATION"
STANLEY TUCCI / George Harvey - "THE LOVELY BONES"
CHRISTOPH WALTZ / Col. Hans Landa - "INGLOURIOUS BASTERDS"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
PENÉLOPE CRUZ / Carla - "NINE"
VERA FARMIGA / Alex Goran - "UP IN THE AIR"
ANNA KENDRICK / Natalie Keener - "UP IN THE AIR"
DIANE KRUGER / Bridget Von Hammersmark - "INGLOURIOUS BASTERDS"
MO'NIQUE / Mary - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture
AN EDUCATION (Sony Pictures Classics)
THE HURT LOCKER (Summit Entertainment)
INGLOURIOUS BASTERDS (The Weinstein Company/Universal Pictures)
NINE (The Weinstein Company)
PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL "PUSH" BY SAPPHIRE (Lionsgate)

22 gennaio 2010

Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie

Alcune volte, per imperscrutabili ragioni, autentici mostri sacri della recitazione decidono di farsi coinvolgere (da chi? Da cosa?) in avventure apparentemente originali e/o fuori dai circuiti commerciali più comuni: in prima battuta le scelte appaiono incontestabilmente azzardate ma indiscutibilmente divertenti, e in linea di massima mettono tutti d'accordo.
Parallelamente, sempre per incomprensibili motivazioni, astri nascenti della cinematografia mondiale decidono di dar sfogo alla propria eccentricità interpretando parti comunemente considerate "di contorno" in film reputati altrettanto di nicchia.
Poi esce il film nelle sale.
E il pubblico, attonito, si chiede: "ma come hanno fatto Dustin Hoffman e Natalie Portman a interpretare una simile boiata?". Quesito che ovviamente rimane senza risposta.
Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie è, infatti, senza fronzoli e/o preamboli, un'autentica boiata: Hoffman sembra un tricheco afflitto da qualche raro morbo che paralizza la masticazione; la Portman, seppur radiosa, risulta irritante e smaccatamente melensa; Jason Bateman è imbarazzante (quasi quanto la ridicola sceneggiatura) e al ragazzino verrebbe voglia di far ingoiare tutti i cappelli della sua maledetta collezione.
La storia? Più che altro è una presa in giro: il signor Magorium, genio dei giocattoli da più di 200 anni, decide che è giunto il momento di "andarsene" e lasciare il suo Wonder-negozio alla sua fida apprendista. Motivo? Ha finito la sua centenaria riserva ...di scarpe.
Lasciate perdere: neanche una visione gratuita su qualsiasi canale analogico o digitale può ripagare il tempo perduto...

19 gennaio 2010

Avatar (RealD 3D)

Da oltre 30 anni il cinema rappresenta per me la passione più grande, il coinvolgimento più puro, la summa delle emozioni più autentiche.
Quando mi siedo in sala, sento gli storici jingle delle varie case produttrici e le luci lentamente si spengono, provo sempre un brivido.
E' la magia del cinema, penso. Qualsiasi film io stia per vedere.
Certo, ci sono le aspettative, le attese, i passaparola, gli interessi ed altro ancora a condizionare la visione di ogni pellicola, ma l'attimo che precede i titoli di testa (ormai sempre più rari, l'avete notato?) è per me una sorta di speciale momento di riflessione in cui raccolgo tutto ciò che ho pensato fino a quell'istante e lo metto da parte, almeno per un paio d'ore.
Ecco, ora sono pronto.
Le prime scene di ogni film, essendo l'imprinting della pellicola sul nostro iniziale indice di gradimento, sono fondamentali, quindi le seguo con avida attenzione: se un film non mi conquista entro i primi 10 minuti, è infrequente che ci riesca nel prosieguo.
A questo proposito mi viene in mente The Hours, che reputo uno dei migliori film del primo decennio di questo terzo millennio: i 4 minuti che precedono gli opening titles, cioè la decisione di Virginia Woolf di suicidarsi tramite missiva al marito, sono a mio parere uno degli inizi più audaci e toccanti del cinema moderno. In quel caso, ancor prima di leggere il titolo della pellicola, io mi ero già arreso: quello sarebbe stato il "mio" film.
Tornando al soggetto di questo post, devo ammettere che, pur attendendo Avatar in modo spasmodico da almeno due anni, mi ero prefissato di leggere il meno possibile dal punto di vista descrittivo e soprattutto di non commettere l'errore di aspettarmi qualcosa di straordinario (a parte l'aspetto prettamente visivo): il mio desiderio era quello di conservare un atteggiamento curioso ma guardingo, insomma.
E' però successo nuovamente quello che poche volte ho sperimentato nella vita: dopo pochissimi minuti di film, mi sono reso conto di trovarmi realmente di fronte al prodotto che davvero, come ha scritto Richard Corliss sulla rivista Time, "for years to come it will define what movies can achieve".
*Attenzione: da qui in poi sono presenti spoiler*
Dalla primissima scena, una panoramica sulla rigogliosa vegetazione del pianeta Pandora, si viene infatti calati in un'esperienza cinematica di proporzioni epocali, che continua immediatamente dopo con i primi segnali della magia del RealD (il nuovo concetto di 3D): una goccia d'acqua che si forma per assenza di gravità tra lo spettatore e Jake Sully (Sam Worthington), il protagonista della nostra storia. Da quell'istante, la meraviglia e lo stupore più genuini ci terranno compagnia per tutta la visione, fino all'ultimo magnifico fotogramma: gli occhi del Jake Sully-Avatar che si spalancano ad una nuova vita.
Tecnicamente, il film trascende il concetto stesso di prodigio: basti pensare il regista James Cameron, insieme al socio Vince Pace, ha speso gli ultimi dieci anni a perfezionare la macchina da presa 3D con due obiettivi mobili per regolare la messa a fuoco nello spazio, in grado così di ricreare una profondità di campo stupefacente.
Profondità di campo che, assuefazione a parte, stupisce per l'intero incedere del film, sublimandosi nella rappresentazione della fauna e della flora di Pandora: le aggregazioni del popolo sotto l'albero sacro del dio Eywa sono infatti da pelle d'oca.
Sarebbe troppo facile però concentrarsi esclusivamente sul fantasmagorico lato tecnologico della pellicola; meglio virare quindi sul plot e sulle idee dello sceneggiatore Cameron, temutissime alla vigilia dopo le marchiane banalità presenti persino in pellicole come Titanic o The Abyss.
I due anni che a detta del regista ci sono voluti per redigere uno script che risultasse interessante senza essere accusato di plagio si vedono tutti: la storia c'è, tiene fino in fondo e sciorina a tratti autentici colpi di genio (su tutti, il link tra il popolo dei Na'vi e gli animali e piante del loro pianeta tramite terminazioni nervose della loro "coda").
Diamo quindi un'occhiata a questo soggetto, peraltro già risaputissimo: Jake Sully (Sam Worthington, come detto sopra), un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle, è stato reclutato per viaggiare anni luce sino all'avamposto umano su Pandora, dove alcune società stanno estraendo un raro minerale che è la chiave per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poichè l'atmosfera di Pandora è tossica, è stato creato il Programma Avatar, in cui i "piloti" umani collegano le loro coscienze ad un avatar, un corpo organico controllato a distanza che può sopravvivere nell'atmosfera letale. Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora, i Na’vi. Rinato nel suo corpo di Avatar, Jake può camminare nuovamente. Gli viene quindi affidata la missione di infiltrarsi tra i Na'vi che sono diventati l'ostacolo maggiore per l'estrazione del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri (Zoe Saldana), salva la vita a Jake, e questo cambia tutto.
Nulla di originale, quindi, ma, come ha detto lo stesso Cameron, "in Avatar non c'è la pretesa di dire nulla di nuovo, ma di dirlo come non era mai stato detto prima".
E anche questo obiettivo è stato centrato in pieno, a cominciare dai personaggi (e dagli attori, scelti in maniera meticolosa da Cameron a seguito di un casting estenuante): Jake Sully e Neytiri (la cui interprete, Zoe Saldana, non si vede mai in forma umana) sono la credibile trasposizione moderna di John Smith e Pocahontas, mentre il colonnello Quaritch (un cattivissimo Stephen Lang) è l'evoluzione sadica di Schwarzenegger e del suo antagonista, il T-1000; l'autentica rivelazione è la dottoressa Grace Augustine, interpretata da una strepitosa Sigourney Weaver, che torna a lavorare con Cameron dopo il travolgente successo di Aliens.
Altro componente fondamentale di questo incredibile film è la colonna sonora, composta dal fido James Horner, che, senza risultare roboante ed assurgersi a co-protagonista della storia come in Titanic, accompagna alcune indimenticabili sequenze come le uscite notturne dei protagonisti su Pandora o la distruzione dell'AlberoCasa.
Insomma, per cercare di raccogliere le idee e tirare le somme di questa recensione (smaccatamente entusiasta, è vero), mi sento di esprimere ancora due concetti a ruota libera che girano attorno al film: mai nella mia vita di quasi quarantenne avrei pensato che il cinema potesse farmi raggiungere simili vette emozionali e visive, e mai avrei pensato che Avatar scatenasse in me il desiderio di tornare a rivederlo non in 3D, per poter assaporare questo gioiello dell'era moderna come un capolavoro merita di essere visto, cioè senza l'ausilio del portento tridimensionale.
Infine, vorrei dedicare questo post a una persona che non conosco ma che per parecchi mesi è stata dietro alla realizzazione di questa pellicola: si chiama Filippo, è il cognato della mia cara amica Silvana, e lavora da diversi anni alla Weta Digital di Wellington, in Nuova Zelanda, l'azienda che sta alla base dei prodigi tecnologici di Avatar. Spero, un giorno, di poterlo conoscere e farmi così svelare qualche inedito dietro-le-quinte di questo capolavoro del nuovo millennio.
Grazie quindi a Filippo, al suo lavoro e alla magia che il cinema ci sa ancora far provare.

Avatar: immediato update sul botteghino USA

Neanche 24 ore dopo l'ultimo aggiornamento sugli stupefacenti risultati di Avatar al box-office planetario, urge un importante update: nella giornata di ieri la pellicola di James Cameron ha incassato poco più di 11 milioni di dollari, che hanno permesso al film di raggiungere e superare la quota dei 500 milioni di dollari (505.067.000, per l'esattezza). I dati sono da confermare essendo estimates, ma il fatto certo è che Avatar ha letteralmente stracciato il record di velocità nel raggiungere la suddetta cifra: 32 giorni contro i 45 di The Dark Knight, precedente detentore del primato.
Ora, premesso che Titanic verrà sicuramente scalzato entro al massimo due o tre settimane dal primo posto della classifica mondiale all-time, possiamo addirittura azzardare l'ipotesi che Avatar sfondi l'incredibile (e prima d'ora impensabile) tetto dei 2 miliardi di dollari a livello globale.
Anche in questo caso, non ci resta che attendere...

18 gennaio 2010

Avatar vs. Titanic: è solo questione di tempo...

Adesso la lotta interna tra Avatar e Titanic (entrambi diretti dal nuovo re Mida del botteghino, James Cameron) per il ruolo di re del botteghino mondiale all-time si fa decisamente seria.
Parliamo innanzitutto di incassi USA e nel resto del globo: oltreoceano Avatar ha già raggiunto i 493 milioni di dollari (Titanic aveva di pochissimo superato i 600), mentre a livello planetario il totale ammonta a 1 miliardo e 115 milioni di dollari (per il transatlantico la cifra raggiunta era stata di 1 miliardo e 242). I conti sono così presto fatti: ad Avatar, per superare il fratello maggiore (anagraficamente parlando, of course), mancano 107 milioni di dollari nel mercato statunitense e 127 milioni in quello worldwide. A fronte della rapidità e continuità con cui la nuova pellicola di Cameron sta scalando le classifiche, credo proprio che a questo punto si possa affermare che Avatar dovrebbe proprio farcela a diventare il numero uno nella classifica assoluta all-time, avendo raggiunto in sole cinque settimane la somma di 1 miliardo e 608 milioni contro il miliardo e 842 milioni ottenuti nell'intero periodo di vita al botteghino da Titanic.
Ovviamente non c'è solo il dato del box-office globale di Avatar ad impressionare: tra gli altri achievement made in USA, il risultato più significativo è quello del quinto weekend, in cui la pellicola ha incassato l'incredibile cifra di quasi 43 milioni di dollari, scendendo solo del 15% rispetto al weekend precedente.
Aggiornando poi le posizioni già citate nel precedente post su questo argomento, ecco il nuovo dettaglio (in grassetto i cambiamenti).
Posizione classifica all-time USA: terza.
Posizione classifica all-time resto del mondo: seconda.
Posizione classifica all-time totale: seconda.
Chiudendo con alcune previsioni inerenti il mercato statunitense, possiamo dire che Avatar dovrebbe superare i 500 milioni di dollari entro domani essendo il Martin Luther King weekend, e raggiungere il secondo posto all-time USA, scavalcando così The Dark Knight, entro il prossimo fine settimana.
Per quanto riguarda il sorpasso per eccellenza, non ci resta che attendere...

Anche in Italia, è Avatar-mania (con record)

Anche in Italia, l'Avatar-mania sembra non conoscere pause.
Secondo i dati Cinetel il film, nel primo weekend di uscita in Italia, ha incassato 9 milioni e 700mila Euro (poco meno di 14 milioni di dollari al cambio attuale). Ed è ovviamente record: mai prima d'ora un film aveva incassato tanto nel nostro paese in appena tre giorni (il precedente record apparteneva al Codice da Vinci). Avatar, inoltre, ha messo a segno altri primati, tra cui il maggior numero di copie 3D e il miglior incasso in un giorno.
Occhio, quindi, ai prossimi prevedibili primati...

Golden Globes 2010: i vincitori

Piccole sorprese e grandi conferme in nottata a Los Angeles, in occasione dell'assegnazione dei Golden Globes, premio consegnato annualmente dalla stampa straniera di Hollywood, che, in linea di massima, viene considerato una sorta di anticamera dell'Oscar.
Avatar, in maniera sacrosanta, si impone sia nella categoria del Miglior Film Drammatico che in quella di Miglior Regista: tributo doveroso alla pellicola di James Cameron che mi auguro davvero faccia incetta di riconoscimenti ai prossimi Academy Award.
Attesi e puntualmente elargiti i premi ai due attori non protagonisti e a Meryl Streep, che troverà una degna avversaria agli Oscar in Sandra Bullock (l'avremmo mai detto???), acclamatissima per la pellicola The Blind Side.
Tra gli attori, sorprendente l'affermazione di Robert "Sherlock" Downey, Jr. e davvero significativo il riconoscimento attribuito a Jeff Bridges, country singer con più di un problema in Crazy Heart.
Per quanto riguarda l'Italia, Baarìa ovviamente non ce l'ha fatta, a vantaggio del superfavorito Il nastro bianco, già trionfatore agli European Film Award.
Up, infine, oltre alla scontatissima statuetta in qualità di Miglior Film Animato, si aggiudica il premio per la Miglior Colonna Sonora.
Di seguito tutti i vincitori delle categorie cinematografiche (qui anche quelle televisive).

Best Motion Picture - Drama
Avatar (2009)
The Hurt Locker (2008)
Inglourious Basterds (2009)
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Up in the Air (2009/I)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
(500) Days of Summer (2009)
The Hangover (2009)
It's Complicated (2009)
Julie & Julia (2009)
Nine (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jeff Bridges for Crazy Heart (2009)
George Clooney for Up in the Air (2009/I)
Colin Firth for A Single Man (2009)
Morgan Freeman for Invictus (2009)
Tobey Maguire for Brothers (2009/I)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Emily Blunt for The Young Victoria (2009)
Sandra Bullock for The Blind Side (2009)
Helen Mirren for The Last Station (2009)
Carey Mulligan for An Education (2009)
Gabourey 'Gabby' Sidibe for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Matt Damon for The Informant! (2009)
Daniel Day-Lewis for Nine (2009)
Robert Downey Jr. for Sherlock Holmes (2009)
Joseph Gordon-Levitt for (500) Days of Summer (2009)
Michael Stuhlbarg for A Serious Man (2009)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Sandra Bullock for The Proposal (2009/I)
Marion Cotillard for Nine (2009)
Julia Roberts for Duplicity (2009)
Meryl Streep for It's Complicated (2009)
Meryl Streep for Julie & Julia (2009)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Matt Damon for Invictus (2009)
Woody Harrelson for The Messenger (2009/I)
Christopher Plummer for The Last Station (2009)
Stanley Tucci for The Lovely Bones (2009)
Christoph Waltz for Inglourious Basterds (2009)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Penélope Cruz for Nine (2009)
Vera Farmiga for Up in the Air (2009/I)
Anna Kendrick for Up in the Air (2009/I)
Mo'Nique for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Julianne Moore for A Single Man (2009)

Best Director - Motion Picture
Kathryn Bigelow for The Hurt Locker (2008)
James Cameron for Avatar (2009)
Clint Eastwood for Invictus (2009)
Jason Reitman for Up in the Air (2009/I)
Quentin Tarantino for Inglourious Basterds (2009)

Best Screenplay - Motion Picture
District 9 (2009): Neill Blomkamp, Terri Tatchell
The Hurt Locker (2008): Mark Boal
Inglourious Basterds (2009): Quentin Tarantino
It's Complicated (2009): Nancy Meyers
Up in the Air (2009/I): Jason Reitman, Sheldon Turner

Best Original Song - Motion Picture
Crazy Heart (2009): "The Weary Kind"
Everybody's Fine (2009): "(I Want To) Come Home"
Nine (2009): "Cinema Italiano"
Brothers (2009/I): "Winter"
Avatar (2009): "I See You"

Best Original Score - Motion Picture
The Informant! (2009): Marvin Hamlisch
Up (2009): Michael Giacchino
Where the Wild Things Are (2009): Carter Burwell, Karen Orzolek
Avatar (2009): James Horner
A Single Man (2009): Abel Korzeniowski

Best Animated Film
Cloudy with a Chance of Meatballs (2009)
Coraline (2009)
Fantastic Mr. Fox (2009)
The Princess and the Frog (2009)
Up (2009)

Best Foreign Language Film
Los abrazos rotos (2009)
Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte (2009)
La nana (2009)
Un prophète (2009)
Baarìa (2009)

15 gennaio 2010

Brothers

Sam (Tobey Maguire) è un marine pluridecorato, una persona seria e affidabile che ha sposato Grace (Natalie Portman), la sua fidanzata sin dai tempi del liceo, con cui ha due bambine. Tommy (Jake Gyllenhaal), invece, il più piccolo dei due, è uno sbandato appena uscito di prigione, praticamente l’opposto di Sam.
Sam viene inviato in Afghanistan e viene dichiarato morto dopo che il suo elicottero è stato abbattuto sulle montagne. Da quel momento Tommy decide di prendersi cura della famiglia di suo fratello...
Remake dell'omonimo film di Susanne Bier del 2004 (che in Italia venne intitolato Non desiderare la donna d'altri) e diretto dal regista irlandese Jim Sheridan, Brothers è, a mio avviso, un buon prodotto che per una serie di motivi non riesce a fare il cosiddetto salto di qualità.
Partiamo dalla sceneggiatura: scarna ed essenziale, non è sicuramente il personaggio principale della pellicola; fondamentale il fatto che, essendo stata riadattata dal testo della stessa Bier, risenta degli influssi scandinavi che, a mio parere, mal si adattano ad una trasposizione made in USA.
La recitazione dell'intero cast è inappuntabile, con un unico grave difetto: alcuni attori (Portman e Gyllenhaal), pur non potendo definirli fuori parte, sono difficilissimi da immaginare nei ruoli che interpretano, mentre Maguire, non certo famoso per la grande espressività, risulta credibile solo nei quindici minuti finali; quello che voglio dire è che per alcune caratterizzazioni, seppur in mano ad attori oggettivamente ed incontestabilmente bravi, non bastano atteggiamenti, ammiccamenti o cipigli imbronciati: ci vuole il classico "physique du role", che in questo caso non appartiene a nessuno dei tre.
Tecnicamente, invece, il film è davvero rimarchevole, a cominciare dalle belle riprese in Afghanistan (in realtà si tratta del New Mexico) e dalla cupa fotografia di Frederick Elmes.
In buona sostanza, una pellicola gradevole con almeno una scena da antologia (la cena che riunisce tutti), ma con un sottofondo di irrisolto che davvero stenta ad andarsene.
Rimane a questo punto la curiosità di ripescare l'originale, con la magnifica Connie Nielsen nel ruolo interpretato dalla Portman.

11 gennaio 2010

La musica da film è arte cristallina

Dalla colonna sonora del film The Orphanage, già recensito su questo blog, il brano "Reunión y Final" del compositore Fernando Velázquez: uno dei più emozionanti excerpt musicali composti appositamente per la settima arte negli ultimi anni, che dovevo assolutamente pubblicare. Le immagini non sono parte integrante del film, ma contribuiscono sicuramente alla splendida riuscita di questo montage.
Mettetevi un paio di buone cuffie insonorizzate e ascoltatelo in assoluto silenzio.
Da brividi.

In Memoriam: Eric Rohmer (1920-2010)

Eric Rohmer, pseudonimo di Jean Marie Maurice Scherer, si è spento oggi a Parigi.
Tra i padri e massimi esponenti della Nouvelle Vague, movimento cinematografico che fondò all'inizio degli anni Cinquanta in Francia insieme ad altri famosissimi registi d'oltralpe, Eric Rohmer nacque il 4 aprile 1920 a Nancy, nella regione della Lorena, da una famiglia di origini alsaziane. Nel 1951 fondò i Cahiers du cinema che divennero la culla della Nouvelle Vague: gran parte dei critici che scrissero sulla rivista esordirono alla regia tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta. Il successo di critica e di pubblico arrivò nel 1967 con La collezionista che vinse l'Orso d'Argento a Berlino, mentre di due anni dopo è La mia notte con Maud, forse la sua opera piu' felice. Autore dello splendido ciclo dei 'Racconti delle quattro stagioni', Rohmer ricevette il Leone d'Oro alla carriera nel 2001.

Cameron e il suo Avatar continuano a sbalordire

Incasso box-office USA: 430,5 milioni di dollari (record 2009).
Incasso box-office resto del mondo: 910,5 milioni di dollari.
Incasso box-office totale: 1 miliardo e 341 milioni di dollari.
Posizione classifica all-time USA: settima.
Posizione classifica all-time resto del mondo: seconda.
Posizione classifica all-time totale: seconda.
Quarto weekend USA: 50,5 milioni di dollari (record).
Titanic è ancora lontanuccio, è vero, ma alcune conclusioni si possono già trarre: Avatar dovrebbe superare senza grossissimi problemi i 533 milioni di dollari al box-office USA di The Dark Knight e con pari certezza dovrebbe raggiungere e superare il miliardo e mezzo di dollari worldwide. Il resto sono solo ipotesi fantascientifiche, che peraltro James Cameron è abituato a trasformare in realtà...
A questo punto non resta altro da dire se non che Cameron è davvero l'assoluto Re Mida della cinematografia mondiale: farà anche un film ogni 7 anni, ma come biasimarlo?

08 gennaio 2010

The Hurt Locker

Baghdad, Iraq. Il nuovo sergente James (Jeremy Renner) assume il comando dell’unità speciale esperta in disarmo di bombe nel bel mezzo di un violento conflitto e sorprende fin da subito i due soldati della sua unità, Sanborn ed Eldridge (Anthony Mackie e Brian Geraghty), lanciandosi inesorabilmente in un gioco mortale di guerriglia urbana. James sembra essere indifferente alla morte. Mentre i soldati lottano per controllare la follia del loro nuovo capo, in città esplode il caos e ogni singolo individuo è un potenziale kamikaze...
La "hurt locker" è, in gergo militare americano, la "cassetta del dolore", cioè il contenitore degli effetti personali dei soldati deceduti, pronto al rimpatrio. Solitamente quadrata, in legno e metallo di colore neutro, simboleggia la guerra stessa: arida, asettica, angosciante oltre ogni umana immaginazione.
Nel film di Kathryn Bigelow, la cassetta del dolore è quella che ogni essere umano si porta dentro, indipendentemente dal fatto che il dolore sia provocato dalla guerra stessa. E così l'uomo reagisce in modo ingiudicabile e assolutamente personale di fronte alla possibilità di morire in ogni istante.
The Hurt Locker non è un film facile: scomodo ed ansiogeno, basato sulle testimonianze del reporter di guerra Mark Boal, interpretato da un ottimo cast e diretto con piglio sicuro dalla regista californiana (tra i favoriti ai prossimi Oscar), non brilla per originalità ma eccelle sicuramente nella tecnica e nel ritmo.
Un docudrama potente e rabbioso, con qualche caduta di tono nel finale, ma che vale comunque la pena di vedere anche in previsione dei possibili premi cinematografici made in USA che il film potrebbe vincere nelle prossime settimane.

05 gennaio 2010

Avatar: ancora record

68 milioni di dollari nel terzo weekend al box-office USA: record stracciato.
352 milioni di dollari in 17 giorni, sempre al botteghino USA: seconda posizione all-time.
673 milioni di dollari in 17/19 giorni nel resto del mondo.
1 miliardo e 25 milioni di dollari in totale: 4° incasso di tutti i tempi.
Dati veramente strabilianti: non ci sono più parole per descrivere il successo di pubblico di Avatar, che si avvia tranquillamente a piazzarsi al secondo posto all-time dietro all'irraggiungibile Titanic. E mancano ancora alcuni paesi in cui il film sta uscendo in questi giorni o uscirà prossimamente (l'Italia, ad esempio).
A questo punto, il commento che sorge spontaneo è uno solo: James Cameron nel 1997 ottenne (e sforò) un budget di quasi 200 milioni di dollari (cifra astronomica per l'epoca) per la realizzazione di Titanic e ne incassò nove volte tanto in tutto il mondo, stabilendo un record finora nemmeno sfiorato; 12 anni dopo, ancora James Cameron ha ottenuto senza particolari difficoltà un budget di circa 280 milioni per la realizzazione di Avatar, che in 17 giorni ha già incassato quattro volte tanto la spesa.
Conclusione: scommettiamo che James Cameron non avrà MAI più alcun problema ad ottenere qualsiasi cifra per realizzare qualunque sua idea?

La principessa e il ranocchio (The Princess and the Frog)

Ambientato nella magnifica città americana di New Orleans e tra le mistiche paludi della Louisiana, il film é una versione moderna di un racconto classico che vede protagonista una bella ragazza afroamericana di nome Tiana, un principe ranocchio che vuole disperatamente tornare un umano e un bacio del destino che li porta entrambi a vivere un'avventura incredibile...
Diretto dai registi John Musker e Ron Clements, autori vent'anni fa della rinascita Disney grazie a La sirenetta, e prodotto dal fondatore della Pixar John Lasseter, La principessa e il ranocchio è stato unanimemente salutato come il ritorno dei Disney Animation Studios ai fasti di un tempo.
Personalmente, il film mi ha lasciato del tutto indifferente, sia dal punto di vista narrativo che di puro entertainment.
Vado quindi controcorrente, cercando di argomentare in modo lucido e coerente il mio giudizio.
La principessa e il ranocchio è stato realizzato in 2D, quasi senza l'ausilio del digitale, mirato ad un pubblico decisamente under 10 e concepito di conseguenza, sia nella creazione dei personaggi che nella stesura dello script. Pertanto, il risultato non può che essere condizionato da questi aspetti, nel bene e nel male.
La ragione fondamentale del mio scarso gradimento, però, può essere ricondotta al valore che ho sempre attribuito alla Disney e ai suoi cartoon: opere di autentica magia, versatili e adatte a tutti i tipi di audience. Con l'avvento della Pixar e del cartone animato (digitale) più "raffinato" e ricco di citazioni, la mia attenzione si è definitivamente concentrata su questo nuovo stile animativo: mi risulta pertanto difficile riuscire ancora ad emozionarmi per un prodotto onesto ma decisamente troppo semplicistico come La principessa e il ranocchio.
E' un mio limite, lo riconosco. Ma sfido chiunque, previa visione di questa pellicola, a trovare anche un lontano paragone con Il re leone o La bella e la bestia.
In chiusura, mi sento di lodare a pieni voti il doppiaggio italiano e soprattutto un comico/caratterista che non mi ha mai fatto impazzire: Luca Laurenti. Dall'ingresso in scena della lucciola Ray, da lui strepitosamente doppiata, il film guadagna quei pochi rari momenti di divertimento e commozione.
A voi la scelta, fan del disegno animato; se però c'è la Pixar nel vostro cuore, attenzione alla delusione dietro l'angolo.

Gli abbracci spezzati (Los abrazos rotos)

Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell'assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l'affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego.
Questo l'incipit dell'ultima fatica del regista spagnolo per eccellenza, Pedro Almodóvar: una pellicola su quello che poteva essere e non è stato, sulle sfaccettature ossessive della passione e soprattutto sulla nostalgia del passato.
Un film irrisolto, fine a sè stesso, poco originale e decisamente narcisista.
Dato che è parecchio tempo che non lo faccio, cito in toto la splendida recensione di Giona A. Nazzaro dal sito Film.Tv.It, con la quale concordo dalla prima all'ultima parola: "Smarrito (definitivamente?) quel suo peculiare equilibrio fra commedia, tragedia e melodramma, Pedro, all’indomani di Tutto su mia madre, film nel quale, nonostante la sua riuscita, è possibile rintracciare il principio d’involuzione formale che lo affligge oggi, non è più riuscito a realizzare un film all’altezza de Il fiore del mio segreto. Con Legami! - e in particolare con Kika - il cinema almodovariano aveva già conosciuto battute d’arresto. Ma si trattava di eccessi di generosità. Gli abbracci spezzati, invece, è tutto calato nel segno di una poetica cimiteriale inerte che tenta di smarrirsi nei meandri di uno script pretestuoso. Tristemente autoreferenziale, proprio come il film perduto di Harry che cita Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Né Cukor, né Wilder, né Hitchcock né tantomeno Sirk, Pedro rimpiange il passato vagheggiando l’arte con la maiuscola. Atteggiamento paradossale per un cineasta che ha trovato la sua peculiare classicità e dignità nel rifiuto di ogni nostalgia. Segno di un cinema che è diventato sistema smarrendo per strada le sue motivazioni poetiche, Gli abbracci spezzati è un film normativo che scimmiotta tristemente amori e furori che ormai sono solo un lontano ricordo." E' il caso di aggiungere altro?