29 dicembre 2009

Avatar: è già record

Dopo aver decantato ieri le lodi al botteghino della nuova pellicola di James Cameron, ecco che arrivano i dati ufficiali del box-office USA: con 75,6 milioni di dollari ottenuti nel secondo fine settimana di programmazione, Avatar infrange il record detenuto da The Dark Knight, che aveva incassato "solo" 75,2 milioni di dollari, a fronte però di un calo superiore al 50% rispetto al primo weekend di programmazione (158,4 milioni di dollari, record attuale dell'opening weekend), mentre Avatar è sceso solamente del 2% (da 77 a 75,6).
Impressionante, poi, il dato del botteghino worldwide (USA e Canada esclusi): 410,8 milioni di dollari in totale, e mancano ancora Argentina e Uruguay (uscirà il 1° gennaio), Cina (2 gennaio) e, fanalino di coda, l'Italia, dove, come già ampiamente e aspramente criticato, la pellicola uscirà il 15 gennaio per dar spazio in questi giorni ai cinepanettoni e ai cartoon natalizi. Il totale generale di Avatar è pertanto ad oggi di 623,8 milioni di dollari in circa 10 giorni di programmazione in tutto il mondo: risultato veramente strabiliante.
Fermo restando che Cameron ancora una volta ha avuto ragione (si vocifera di un budget produttivo superiore ai 300 milioni di dollari), vedremo se Avatar sarà in grado di emulare Titanic, che partì in sordina (28 milioni di dollari nell'opening weekend) per poi incassare una media costante di 30 milioni di dollari nei successivi 10 weekend, unico caso nella storia del cinema.
Inutile dire che, a questo punto, il nome di James Cameron è più che una garanzia al botteghino: non dimentichiamo infatti che Avatar non è l'adattamento di un libro, non fa parte di trilogie o saghe, non è un prequel, non è un sequel, non è un remake, non è uno spin-off, non è tratto da un fumetto o altra pubblicazione analoga e soprattutto non annovera nessun attore o attrice realmente famosi, se si eccettua la grandissima Sigourney Weaver (peraltro assente dalle scene da parecchi anni).
Più che ovviamente, non vedo l'ora di vederlo...

28 dicembre 2009

Il primo trailer ufficiale di Sex and the City 2

Avatar già protagonista al box-office USA

Ancora una volta James Cameron e la sua settima fatica, l'attesissimo Avatar, colpiscono e affondano il box-office americano alla maniera di ...Titanic, che aveva stupito tutti più sulla lunga distanza che sull'exploit iniziale al botteghino.
Dopo un inizio peraltro decisamente positivo (77 milioni di dollari nel primo weekend di programmazione), infatti, Avatar è sceso SOLAMENTE del 3% nel secondo fine settimana, incassando 75 milioni di dollari (dato non ufficiale) e attestandosi alla già più che ragguardevole quota di 212 milioni di dollari in soli 10 giorni di programmazione.
Che sia l'inizio di una nuova possible ascesa verso il transatlantico più famoso della storia? Staremo a vedere...

20 dicembre 2009

Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds)

La trama è ormai nota: nella Francia occupata dai nazisti, Shosanna Dreyfus assiste all’uccisione di tutta la sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa, ma riesce a sfuggire miracolosamente alla morte... Altrove in Europa, il tenente Aldo Raine mette assieme una squadra speciale di soldati ebrei: noti come "The Basterds", i soldati vengono incaricati dai loro superiori di agire come cani sciolti sul territorio uccidendo ogni soldato tedesco che incontrano prendendogli lo scalpo...
Meglio fermarci a questi due slegati incipit per non incorrere nell'errore di tanti (troppi) siti che nella sinossi del film svelano praticamente tutto il plot...
Ispirato ad uno dei cult-movie per eccellenza di Quentin Tarantino, Quel maledetto treno blindato (in originale The Inglorious Bastards) di Enzo G. Castellari, Inglourious Basterds è, ancora una volta, una pellicola che merita di essere vista per infinite ragioni.
La più ovvia è la tematica: riscrivere gli eventi ironizzando sul periodo più buio della storia contemporanea era un terreno più che spinoso; ma, come sappiamo, Tarantino fa della parola "difficile" il suo humus personale. Infatti, non solo l'evolversi degli eventi (seppur un po' lento in alcuni frangenti) è assolutamente plausibile, ma la catarsi finale all'interno della sala cinematografica parigina spazzia via tutte le possibili critiche e/o incongruenze.
Un'altra fondamentale ragione per vederlo è il cast, che va citato (quasi) in toto: Brad Pitt è assolutamente invasato e letalmente comico (da urlo la conversazione in italiano); l'attore austriaco Christoph Waltz, sconosciuto da noi, è assolutamente straordinario e merita senza ombra di dubbio una nomination all'Oscar (se non il premio...); il regista ebreo bostoniano Eli Roth e i suoi occhi (nella scena finale) resteranno impressi nella memoria per moltissimo tempo; Diane Kruger (appena nominata ai SAGA) è finalmente convincente dopo alcuni ruoli forse non adeguati; Mélanie Laurent (una determinatissima Shosanna) è una piacevole scoperta francese; Daniel Brühl è bravissimo nel ruolo dell'ambiguo soldato-attore Zoller; da menzionare infine i "bastardi" Michael Fassbender, Til Schweiger e BJ Novak, e il buon signor LaPadite (Denis Menochet) che fa da counterpoint al terribile colonnello Landa nella primissima (splendida) scena della pellicola.
L'ultima ragione è l'umorismo: alcune scene, in tutta la loro drammaticità, sono veramente esilaranti; a questo proposito, è consigliabile la visione del film in lingua originale per non perdere il quadrilinguismo di Waltz, il bilinguismo di quasi tutti gli attori e soprattutto per godere appieno dell'autenticità dello spaccato storico.
Da vedere, senz'appello.

17 dicembre 2009

Screen Actors Guild Awards 2010: le nominations

Circa due ore fa sono state annunciate, a due giorni di distanza dai Golden Globes, le nominations ai prossimi Screen Actors Guild Awards, premio assegnato annualmente dal sindacato attori, che verranno assegnati il 23 gennaio a Los Angeles.
Anche in questo caso, nessuna eclatante esclusione: sostanziale conferma, quindi, che le previsioni della vigilia da parte dei blog specializzati erano assolutamente azzeccate.
Di seguito tutte le candidature cinematografiche.

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
JEFF BRIDGES / Bad Blake - "CRAZY HEART"
GEORGE CLOONEY / Ryan Bingham - "UP IN THE AIR"
COLIN FIRTH / George Falconer - "A SINGLE MAN"
MORGAN FREEMAN / Nelson Mandela - "INVICTUS"
JEREMY RENNER / Staff Sgt. William James - "THE HURT LOCKER"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
SANDRA BULLOCK / Leigh Anne Tuohy - "THE BLIND SIDE"
HELEN MIRREN / Sofya - "THE LAST STATION"
CAREY MULLIGAN / Jenny - "AN EDUCATION"
GABOUREY SIDIBE / Precious - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"
MERYL STREEP / Julia Child - "JULIE & JULIA"

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
MATT DAMON / Francois Pienaar - "INVICTUS"
WOODY HARRELSON / Captain Tony Stone - "THE MESSENGER"
CHRISTOPHER PLUMMER / Tolstoy - "THE LAST STATION"
STANLEY TUCCI / George Harvey - "THE LOVELY BONES"
CHRISTOPH WALTZ / Col. Hans Landa - "INGLOURIOUS BASTERDS"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
PENÉLOPE CRUZ / Carla - "NINE"
VERA FARMIGA / Alex Goran - "UP IN THE AIR"
ANNA KENDRICK / Natalie Keener - "UP IN THE AIR"
DIANE KRUGER / Bridget Von Hammersmark - "INGLOURIOUS BASTERDS"
MO'NIQUE / Mary - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture
AN EDUCATION (Sony Pictures Classics)
THE HURT LOCKER (Summit Entertainment)
INGLOURIOUS BASTERDS (The Weinstein Company/Universal Pictures)
NINE (The Weinstein Company)
PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL "PUSH" BY SAPPHIRE (Lionsgate)

A Serious Man

Midwest, 1967. Il professore di fisica Larry Gopnik sta attraversando il suo annus horribilis: viene lasciato dalla moglie Judith che si è innamorata di un suo collega, riceve lettere minatorie che minacciano di compromettere la sua carriera all'università, e un suo studente prima lo corrompe e poi lo ricatta. Distrutto e tormentato, Larry si rivolge a tre diversi rabbini: chi di loro sarà in grado di ridargli speranza e dignità rispondendo ai suoi quesiti?
Il quattordicesimo lungometraggio dei fratelli Ethan e Joel Coen inizia con un prologo ambientato in uno shtetl polacco, dove un uomo, una donna e un ipotetico dybbuk (un'anima posseduta) interagiscono in yiddish in quello che sembra l'incipit di un film horror.
A partire da questa particolarissima ouverture, i più famosi cineasti di Minneapolis trasmettono chiaro il primo messaggio di A Serious Man: destabilizzare lo spettatore medio. Spettatore medio che continuerà ad essere costantemente irriso e spiazzato dalle soluzioni via via più ironicamente, lucidamente e spietatamente amare che si susseguono impietose fino al finale, che, come ci hanno abituato i Coen, finale non è affatto.
Francamente, non so che giudizio farmi e che parere esprimere su questa pellicola realizzata in modo tecnicamente cristallino (splendide fotografia ed ambientazione) ed interpretata magnificamente da un cast pressochè sconosciuto (bravissimo il protagonista Michael Stuhlbarg), pertanto scelgo la strada della doppia interpretazione.

Prima interpretazione: il film è un capolavoro. Il messaggio è quindi chiaro: non c'è inizio e non c'è fine, in ogni esperienza, in ogni cosa, in ogni situazione. E non c'è risposta alle domande che Larry Gopnik (Stuhlbarg, appunto) pone ai rabbini, perchè non c'è verità assoluta, se non quella della rettitudine. Appena si varca la soglia del "peccato", la punizione arriva beffarda e inesorabile.
Il merito principale dei Coen è quindi quello di mostrare in modo lucidissimo l'ineluttabilità del fato e la consequenzialità degli eventi senza dare sfogo ad inutili virtuosismi, a stelle cinematografiche di prima grandezza o a tecnicismi sbalorditivi.

Seconda interpretazione: il film è pretestuoso, pretenzioso e presuntuoso, e francamente troppo egoriferito. In alcuni casi, fare un film troppo personale e che non bada al box office equivale al NON fare, al NON dire, al NON voler comunicare alcunchè; e tutte le scelte tanto osannate da alcuni critici (l'indugiare sul particolare, la cura maniacale di ogni scena) non sono altro che meri esercizi di stile da parte di chi probabilmente vuole fortissimamente essere originale a tutti i costi (e non ci riesce).

Sinceramente, non so decidermi.
Non mi capita mai, quindi una cosa è certa: A Serious Man non è un film che lascia indifferenti.

15 dicembre 2009

Golden Globes 2010: le nominations

Sono state annunciate poco più di un'ora fa le nomination ai prossimi Golden Globes, che verranno consegnati il 17 gennaio a Los Angeles.
Nessuna particolare sorpresa, con Up in the Air nella categoria dei film drammatici, e Nine in quella delle commedie o musical, a farla da padroni.
Soddisfazione anche per l'Italia, che piazza Baarìa nella cinquina del film straniero.
Di seguito tutte le candidature delle categorie cinematografiche.

Best Motion Picture - Drama
Avatar (2009)
The Hurt Locker (2008)
Inglourious Basterds (2009)
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Up in the Air (2009/I)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
(500) Days of Summer (2009)
The Hangover (2009)
It's Complicated (2009)
Julie & Julia (2009)
Nine (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jeff Bridges for Crazy Heart (2009)
George Clooney for Up in the Air (2009/I)
Colin Firth for A Single Man (2009)
Morgan Freeman for Invictus (2009)
Tobey Maguire for Brothers (2009/I)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Emily Blunt for The Young Victoria (2009)
Sandra Bullock for The Blind Side (2009)
Helen Mirren for The Last Station (2009)
Carey Mulligan for An Education (2009)
Gabourey 'Gabby' Sidibe for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Matt Damon for The Informant! (2009)
Daniel Day-Lewis for Nine (2009)
Robert Downey Jr. for Sherlock Holmes (2009)
Joseph Gordon-Levitt for (500) Days of Summer (2009)
Michael Stuhlbarg for A Serious Man (2009)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Sandra Bullock for The Proposal (2009/I)
Marion Cotillard for Nine (2009)
Julia Roberts for Duplicity (2009)
Meryl Streep for It's Complicated (2009)
Meryl Streep for Julie & Julia (2009)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Matt Damon for Invictus (2009)
Woody Harrelson for The Messenger (2009/I)
Christopher Plummer for The Last Station (2009)
Stanley Tucci for The Lovely Bones (2009)
Christoph Waltz for Inglourious Basterds (2009)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Penélope Cruz for Nine (2009)
Vera Farmiga for Up in the Air (2009/I)
Anna Kendrick for Up in the Air (2009/I)
Mo'Nique for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Julianne Moore for A Single Man (2009)

Best Director - Motion Picture
Kathryn Bigelow for The Hurt Locker (2008)
James Cameron for Avatar (2009)
Clint Eastwood for Invictus (2009)
Jason Reitman for Up in the Air (2009/I)
Quentin Tarantino for Inglourious Basterds (2009)

Best Screenplay - Motion Picture
District 9 (2009): Neill Blomkamp, Terri Tatchell
The Hurt Locker (2008): Mark Boal
Inglourious Basterds (2009): Quentin Tarantino
It's Complicated (2009): Nancy Meyers
Up in the Air (2009/I): Jason Reitman, Sheldon Turner

Best Original Song - Motion Picture
Crazy Heart (2009): "The Weary Kind"
Everybody's Fine (2009): "(I Want To) Come Home"
Nine (2009): "Cinema Italiano"
Brothers (2009/I): "Winter"
Avatar (2009): "I See You"

Best Original Score - Motion Picture
The Informant! (2009): Marvin Hamlisch
Up (2009): Michael Giacchino
Where the Wild Things Are (2009): Carter Burwell, Karen Orzolek
Avatar (2009): James Horner
A Single Man (2009): Abel Korzeniowski

Best Animated Film
Cloudy with a Chance of Meatballs (2009)
Coraline (2009)
Fantastic Mr. Fox (2009)
The Princess and the Frog (2009)
Up (2009)

Best Foreign Language Film
Los abrazos rotos (2009)
Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte (2009)
La nana (2009)
Un prophète (2009)
Baarìa (2009)

12 dicembre 2009

Star Trek

James Tiberius Kirk è nato tra le stelle ed è cresciuto nell'Iowa: ribelle e ostinato vuole conoscere il nome della bella Uhura, onorare la memoria del padre, servire una causa, esplorare nuovi mondi e arrivare là dove nessun uomo è giunto prima. Spock è nato sul pianeta Vulcano da madre umana e padre vulcaniano: razionale e controllato pratica la disciplina del Kolinahr per purificarsi dalle emozioni, ama con virtuoso trasporto Uhura, domina la sua metà umana e si arruola nella Flotta Stellare. È sull'Enterprise, prestigiosa nave spaziale governata dal Capitano Christopher Pike, che i due giovani si incontrano e si scontrano per affrontare un temibile nemico venuto dal futuro...
Non sono un fan della celeberrima serie, ma, spinto dalle entusiastiche critiche d'oltreoceano e dalle comunque positive recensioni continentali, ero davvero curioso di vedere questa sorta di prequel (che poi prequel non è) della famosa saga fantascientifica nata dalla fantasia di Gene Roddenberry.
Il risultato non è deludente: cast spiritoso e sufficientemente autoironico, effetti visivi tutto sommato gradevoli, bella colonna sonora di Michael Giacchino; lungi dall'essere considerato, però, una ventata di aria nuova nel saturato panorama dei blockbuster in computer graphic. Probabilmente i seguaci dell'epopea della USS Enterprise saranno stati in grado di cogliere molti aspetti che a me sono sfuggiti, ma una pellicola di questo genere, a mio parere, dovrebbe essere concepita in modo da poter risultare realmente godibile per un'audience più allargata.
Comunque, un prodotto di puro entertainment che alla fine riesce nel suo intento: intrattenere, appunto.

10 dicembre 2009

Chéri

Parigi, inizio del Ventesimo secolo. Uno degli elementi catalizzatori delle nuove energie sono (come peraltro in passato) le cosiddette cortigiane. Prostitute di alto livello, partecipano della vita delle classi più elevate. Tra di loro ha un ruolo particolare Léa (Michelle Pfeiffer) che, ancora assolutamente attraente, si è ritirata a vita privata senza alcun rimpianto. Un giorno Madame Peloux (Kathy Bates, sempre più pingue), un tempo seducente collega e ora donna priva di fascino, le presenta il figlio (Rupert Friend) che non sembra avere altro nome se non l'appellativo materno "Chéri". Il giovane è inesperto e Léa dovrebbe, per così dire, 'svezzarlo'. Ma lo svezzamento si trasforma in ben altro...
Tratto da due novelle di Colette, adattato da Christopher Hampton e diretto da Stephen Frears (di nuovo insieme dopo quel capolavoro assoluto che è Le relazioni pericolose), Chéri è un film che, nonostante il risaputissimo plot, non delude.
ll merito, a mio parere, va equamente diviso in tre parti ben distinte: la durata, lo script e Michelle Pfeiffer.
Innanzitutto, la durata: trasporre due noiosetti romanzi di Colette concentrandoli in un'ora e mezza è, di questi tempi, un pregio assolutamente da non trascurare; qualche discutibile sforbiciata c'è stata (il finale è davvero un po' troppo raffazzonato), ma il risultato è di una scorrevolezza inappuntabile.
Poi, lo script: Hampton, letteralmente magistrale nella già citata trasposizione di Choderlos de Laclos, si conferma autentico buongustaio nella scelta dei più piccoli particolari verbali per descrivere anche le situazioni più comuni o trascurabili (vedi la giovanissima moglie di Chéri).
Infine, lei: Michelle Pfeiffer. A 51 anni, ancora di una bellezza quasi imbarazzante, catalizza l'attenzione dello spettatore con l'aggrottamento di un sopracciglio o l'accenno di una risata. Da Madame de Tourvel a Léa de Lonval il tempo per lei davvero non sembra passato.
In sintesi, una pellicola godibile, intelligente e un po' rétro, che sarebbe meglio non perdere.

District 9

Gli alieni sbarcarono sulla terra circa trent’anni fa. Gli umani riuscirono a contenerne l’invasione, confinando le creature extraterrestri in una zona del Sud Africa ribattezzata District 9, per poi stabilire tolleranza zero nei loro confronti. Una cinica multinazionale vorrebbe sfruttare commercialmente le loro armi, ma per farlo necessita di materiale genetico alieno. La tensione tra le due specie sale ulteriormente quando un uomo viene infettato da un virus sconosciuto. Solo la tecnologia aliena nel Distretto 9 potrà aiutarlo...
Peter Jackson produce e affida al bravo Neill Blomkamp un fanta-docu-splatter-drama che, lanciato da una fin troppo invasiva campagna di viral marketing sul web, finisce per implodere e rivelarsi un prodotto furbetto, poco originale e soprattutto troppo votato ai rimandi civili e sociali (se il Distretto 9 è quello in cui vengono segregati gli alieni, il Distretto 6 era il sobborgo dei neri di Johannesburg ai tempi dell'apartheid).
Per carità, il primo tempo si lascia seguire (bella creazione dell'attesa) e le scene verso il finale all'interno del distretto stesso sono girate con mestiere, ma si ha davvero l'impressione che il giocattolo sia rimasto a corto di batterie già a metà film, con il riciclaggio fin troppo pedissequo di idee tratte dai vari La Mosca, Independence Day e Cloverfield.
Peccato, perchè gli attori sono molto credibili e il protagonista Sharlto Copley è davvero convincente (per non parlare degli ottimi effetti visivi).
Sorprendente il successo planetario (30 milioni di dollari di costo per un incasso mondiale che ha superato i 200), ma davvero ingiustificate le pecorecce lodi che sono giunte da tutti i continenti. A questo proposito leggete la sagace critica di Mauro Gervasini dal sito FilmTV: semplicemente illuminante.
Un film che si può vedere, ma sul quale si può anche soprassedere.

09 dicembre 2009

The Orphanage (El Orfanato)

Laura (Belén Rueda) ha trascorso gli anni più felici della sua infanzia in un orfanotrofio vicino al mare, accudita dal personale e dagli altri bambini orfani che lei ha amato come fossero fratelli e sorelle. Trent’anni dopo, torna in quel luogo con suo marito Carlos (Fernando Cayo) e il figlio Simón (Roger Príncep) di sette anni, con il sogno di ristrutturare e riaprire l’orfanotrofio, a lungo chiuso e abbandonato, per farne una dimora per bambini disabili. Il mistero che aleggia nella nuova magione non tarderà a presentarsi sotto forma di presenze invisibili, assistenti sociali dalle dubbie intenzioni e sparizioni eclatanti, come quella del piccolo Simón...
Meglio fermarsi qui per non farmi odiare da chi detesta le trame che rivelano troppo (ad esempio quelle della più famosa rovina-film della storia, Lietta Tornabuoni), e volgere l'attenzione agli aspetti che hanno caratterizzato l'abbastanza sorprendente successo di questo thriller iberico di due anni fa, diretto in modo impeccabilmente diligente da Juan Antonio Bayona e interpretato in modo davvero convincente dall'intero cast (Rueda in testa).
Come detto, Bayona sa sicuramente il fatto suo, soprattutto nella creazione della suspense (da brividi la scena della medium) e nella direzione degli attori; diventa però troppo scolastico quando indugia in panoramiche insistite della casa del mistero, porte che sbattono, giostrine che cigolano e tutto il campionario del genere.
Peccato, perchè il finale vira sulla riconciliazione dei presunti spiriti e sulla pace interiore della protagonista scegliendo la via più poetica possibile, nobilitando così un prodotto che poteva essere considerato "una gradevole variazione sul tema" a metà tra The Haunting e The Others. Grandissimo merito va in ogni caso attribuito alla strepitosa partitura di Fernando Velázquez, immancabile protagonista di tutta la pellicola, che in alcune varianti (vedi l'estratto "Reunion") si erge addirittura a carattere principale creando, da sola, tutta l'atmosfera necessaria.
Attenzione quindi al cinema ispanico di questo nuovo millennio, sicuramente da (ri)scoprire.
Come questo gradevolissimo film.

500 Giorni Insieme ((500) Days of Summer)

E' vero, potrebbe essere accusato di faciloneria ruffiana.
E' vero, in alcuni dialoghi e/o situazioni i rimandi alla Sundance generation sono smaccatamente chiari.
E' vero, può essere considerato una versione riveduta e corretta di Juno.
Ma è altrettanto vero che le sopracitate considerazioni sono le uniche note "negative" di un film altrimenti coinvolgente, intelligente, differente. Insomma, e non esagero, bellissimo.
In poche parole il plot: Tom, con una laurea da architetto, lavora presso un editore di biglietti augurali. Un giorno viene assunta come segretaria del suo capo Summer (Sole in italiano), la quale ha come filosofia di vita la regola di non volere un rapporto duraturo. Tom se ne innamora timidamente ma follemente, e lei, apparentemente, lo contraccambia. Il film ci racconta, in un continuo andirivieni, i 500 giorni della loro storia a due.
Etichettato un po' troppo frettolosamente come commedia romantica, 500 Giorni Insieme è più che altro uno spassoso e melanconico spaccato sull'amore, inteso come desiderio (oppure no) di costruire un'autentica relazione. La vera (geniale) novità è che la vittima dell'amour fou non è Summer (una bravissima Zooey Deschanel), ma il sognatore Tom (uno strepitoso Joseph Gordon-Levitt), con tutte le conseguenze del caso.
A partire dall'esilarante scritta che compare sullo schermo ad inizio film, fino all'ultimissima scena (il colloquio di lavoro), il film alterna momenti divertentissimi ad altri più introspettivi e curiosi, senza mai (s)cadere nell'ovvio o nel risaputo. Merito dell'arguto soggetto, e delle abilità registiche dell'esordiente Marc Webb, di cui sentiremo parlare parecchio negli anni a venire.
Un film assolutamente da vedere e rivedere, che spero possa essere considerato, anche in minima parte, dall'imminente messe di premi cinematografici.

04 dicembre 2009

Facebook, addio

Non che c'entri molto con la settima arte, ma avevo il desiderio di esprimere la mia gioia per essermi liberato del più subdolo, voyeuristico ed invasivo strumento di spionaggio civile in modo definitivo!
Ieri sera alle 19.44, dopo aver cancellato gli album fotografici e i link, eliminato le partecipazioni ai gruppi e le fan pages, rimosso i tag dalle foto non pubblicate da me e ovviamente dopo aver svuotato il mio intero profilo personale, ho preso la fatidica decisione e, come tanti altri in questi ultimi mesi, ho cliccato su "disattiva account".
Mi sento nuovamente in possesso della mia privacy e del mio senso critico, finalmente.
Vita un po' scarna, direte voi, se basta un episodio del genere a rendermi soddisfatto. Io rispondo solamente: provate e crederete...

16 novembre 2009

Kung Fu Panda

Po è un giovane panda il cui padre (un volatile) gestisce un piccolo ristorante la cui specialità sono i noodles. Po fa il cameriere ma intanto sogna di poter essere un eroe del kung fu. Finchè un giorno, in seguito a una predizione che lo vedrebbe come l'eletto Guerriero Dragone, viene associato alla scuola del Maestro Shifu. Ha così modo di incontrare i suoi idoli, non particolarmente felici di vederlo in questa veste...
Scritto in modo inappuntabile, animato impeccabilmente e con uno stile visivo immediato ed accattivante, a tratti divertente anche per i più grandi: gli ingredienti per una buona pellicola ci sono tutti, eppure per quanto mi riguarda Kung Fu Panda è un film irrisolto che si lascia vedere più che coinvolgere, che diverte di riflesso e non per convinzione propria.
L'idea di fondo è davvero apprezzabile (l'anacronistico uso dell'onestà e della valorizzazione di sè stessi in quanto tali), il modo di realizzarla non altrettanto: nessuna magia, nessuna vera emozione, nessuna lacrima, nessuna fragorosa risata.
E poi vorrei davvero capire la scelta di Fabio Volo come doppiatore di Po... A mio avviso, un fallimento. Oltretutto, dando un'occhiata ai doppiatori USA, si impallidisce ancora di più: Jack Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Jackie Chan, Lucy Liu...
Conclusione: per quanto la Dreamworks possa sforzarsi e puntualmente riesca anche ad ottenere incassi stratosferici al box office (che peraltro quasi mai sono andati di pari passo con la qualità dei film), non riuscirà mai ad avvicinarsi neanche a livello infinitesimale alle vette della Pixar...

11 novembre 2009

"Scontro di Titani" dal 1981 al 2010

Nel 1982, a quasi 12 anni, fui letteralmente sopraffatto dalla magia di un film che troppo poche volte mi è capitato di rivedere: Scontro di Titani (Clash of the Titans), la storia del mitico Perseo e della sua epopea per salvare la bella Andromeda.
Il plot, il cast di prim'ordine e soprattutto gli effetti speciali di Ray Harryhausen colpirono in modo indelebile la mia fantasia di ragazzino e segnarono una delle tappe fondamentali nella nascita del mio smisurato amore per la settima arte.
Con un po' di vivida nostalgia mi fa davvero piacere riproporre il trailer originale.

A distanza di 29 anni, nel 2010, uscirà il remake di questo grande classico mitologico.
Inutile dire che temo, e non poco, il risultato...
Anche in questo caso, gustiamoci comunque le prime immagini.

Il nuovo FENOMENALE trailer di Avatar

23 ottobre 2009

Up (3D)

1995: Toy Story (191 M$ USA + 170 M$ Mondo)
1998: A Bug's Life (162 M$ + 200 M$)
1999: Toy Story 2 (245 M$ + 239 M$)
2001: Monsters & Co. (255 M$ + 269 M$)
2003: Alla ricerca di Nemo (339 M$ + 525 M$)
2004: The Incredibles (261 M$ + 370 M$)
2006: Cars (244 M$ + 218 M$)
2007: Ratatouille (206 M$ + 417 M$)
2008: WALL-E (223 M$ + 297 M$)
2009: Up (293 M$ + 214 M$)

Prossimamente:
Toy Story 3 (2010)
John Carter of Mars (2011 o 2012)
1906 (2012)

Potrei non aggiungere altro, limitandomi a dire che, a parte Cars (7.5, sul quale sono d'accordo) e A Bug's Life (7.3, sul quale NON sono assolutamente d'accordo), le restanti otto perle della Pixar sono sopra il voto globale di 8.0 sull'Internet Movie Database, il più importante ed autorevole website dedicato alla settima arte.
Come indicato sopra, anche gli incassi sono ormai una garanzia che dura da quasi quindici anni, con significative differenze di apprezzamento tra il mercato nordamericano e il resto del mondo: infatti, a parte l'exploit de Alla ricerca di Nemo, incasso-monstre vicino ai 900 milioni di dollari, è interessante notare che i due Toy Story e Cars, apprezzatissimi oltreoceano, non hanno avuto altrettanto successo worldwide; al contrario, WALL-E e soprattutto Ratatouille, lievemente sotto le aspettative negli USA, hanno davvero colpito l'audience degli altri continenti. Cosa significa tutto ciò? Che, seppur con alternanze di gusti, i soli ed unici geni dell'animazione della Pixar riescono sempre a colpire nel segno. E che, lasciando da parte qualsiasi considerazione, non esiste una simile striscia positiva di critica e pubblico in termini di studios cinematografici fin dalla produzione del loro primo cortometraggio, datato 1984, in piena era pioneristica in ambito CGI.
Perchè la Pixar abbia un riscontro così entusiasta è presto spiegato: livelli animativi di perfezione tecnico-stilistica senza paragone, campagne marketing perfettamente mirate, eterogeneità dei soggetti proposti e soprattutto sceneggiature che non hanno nulla da invidiare alle altre categorie di celluloide.
Ad esempio, lo sapevate che per adattare il soggetto di Up ad una sceneggiatura che fosse veramente adeguata, Bob Peterson, Pete Docter e Thomas McCarthy ci hanno messo quasi due anni? E che tutta la casa di produzione è già al lavoro per ideare e realizzare i progetti dei prossimi dieci anni?
Ecco, questa è la Pixar: i soli ed unici rappresentanti della nuova frontiera del cartoon.
E Up è la loro ultima, fenomenale creatura, presentata per la prima volta con tecnologia 3D.
Con un inizio spiazzante e quasi totalmente privo di dialoghi (analogamente a WALL-E), Up si distingue immediatamente dal filone più strettamente legato agli stereotipi del cartoon per l'infanzia (filo conduttore un po' di tutti e dieci i prodotti), proiettandoci immediatamente nelle varie sfaccettature del reale, per poi condurci in una sorta di "mondo a parte" popolato da cani parlanti e creature quasi mitologiche: tutto ciò con la consueta leggerezza e un'immancabile dose di genuina commozione.
Assolutamente inutile dilungarci sulle stratosferiche caratteristiche tecniche della pellicola, presentata (e da me vista) in 3D: meglio concentrarsi (ancora una volta) sull'innovativo approccio della trama, che erge a protagonisti un quasi ottantenne con una "missione impossibile" e uno scout cino-americano che suo malgrado lo accompagnerà in questa appassionante avventura.
I sogni, il rapporto generazionale, la smitizzazione dell'idolo, il bisogno di calore umano, il messaggio ambientalista, i sentimenti più puri: Up è questo e molto altro ancora.
Un film da vedere e rivedere, possibilmente in 3D, con un pensiero ai prossimi traguardi che la Pixar ci permetterà sicuramente di raggiungere e superare.

19 ottobre 2009

Avatar spostato al 15 gennaio

Ancora una volta la distribuzione cinematografica italiana si distingue come la peggiore al mondo, al pari della commissione che sceglie i titoli nostrani dei film stranieri (l'ultimo caso, "The Time Traveler's Wife" diventato -orrore- "Un amore all'improvviso").
Senza alcuna ragione apparente, e in controtendenza rispetto a TUTTO il resto del mondo, Avatar, il ritorno alla regia di James Cameron dopo 12 anni, uscirà il 15 gennaio, in ritardo di circa un mese rispetto al lancio worldwide.
Non ci sono davvero più parole per commentare l'ennesima scelta distributiva INAUDITA da parte di una major in Italia: la cosa irritante è che il tutto ormai viene commesso senza nemmeno la minima ombra di giustificazione.
Le ragioni potrebbero essere: la scarsa disponibilità di sale 3D durante il periodo natalizio, lo scetticismo (ma di chi???) sul risultato al boxoffice della pellicola, soprattutto contro avversari quali i cartoon e i cinepanettoni, la possibilità di utilizzare nel lancio promozionale eventuali nomination raccolte ai prossimi Golden Globes.
Fatto sta che, ancora una volta, noi poveri derelitti dello stivale dovremo attendere fino a dopo le feste per vedere l'ATTESISSIMO rientro alla settima arte del regista di Titanic.
Io non ho più parole.