17 gennaio 2011

Golden Globes 2011: i vincitori

A Los Angeles sono appena stati assegnati i Globi d'Oro del cinema: pochi minuti dopo la fine della cerimonia, dopo una nottata trascorsa di fronte allo schermo televisivo, eccovi tutti i vincitori, che durante la lunga diretta ho avuto il piacere di commentare con il mio amico Massimo via Skype.
Pochissime sorprese: The Social Network si conferma favoritissimo nella corsa agli Oscar vincendo quattro Golden Globes su sei nomination; nessun premio per l'acclamato Inception.
Qui tutti i vincitori.

Best Motion Picture - Drama
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
The King's Speech (2010)
The Social Network (2010)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
Alice in Wonderland (2010)
Burlesque (2010/I)
The Kids Are All Right (2010)
Red (2010/I)
The Tourist (2010)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for The King's Speech (2010)
James Franco for 127 Hours (2010)
Ryan Gosling for Blue Valentine (2010)
Mark Wahlberg for The Fighter (2010)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Halle Berry for Frankie and Alice (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Johnny Depp for The Tourist (2010)
Johnny Depp for Alice in Wonderland (2010)
Paul Giamatti for Barney's Version (2010)
Jake Gyllenhaal for Amore e altre droghe (2010)
Kevin Spacey for Casino Jack (2010)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Annette Bening for The Kids Are All Right (2010)
Anne Hathaway for Amore e altre droghe (2010)
Angelina Jolie for The Tourist (2010)
Julianne Moore for The Kids Are All Right (2010)
Emma Stone for Easy Girl (2010)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Christian Bale for The Fighter (2010)
Michael Douglas for Wall Street: il denaro non dorme mai (2010)
Andrew Garfield for The Social Network (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Geoffrey Rush for The King's Speech (2010)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for The King's Speech (2010)
Mila Kunis for Black Swan (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)

Best Director - Motion Picture
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for The King's Speech (2010)
Christopher Nolan for Inception (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)

Best Screenplay - Motion Picture
127 Hours (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
Inception (2010): Christopher Nolan
The Kids Are All Right (2010): Stuart Blumberg, Lisa Cholodenko
The King's Speech (2010): David Seidler
The Social Network (2010): Aaron Sorkin

Best Original Song - Motion Picture
Burlesque (2010/I)("Bound to You")
Burlesque (2010/I)("You Haven't Seen The Last of Me")
Country Strong (2010)("Coming Home")
Le cronache di Narnia - Il viaggio del veliero (2010)("There's A Place For Us")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)("I See the Light")

Best Original Score - Motion Picture
127 Hours (2010): A.R. Rahman
Alice in Wonderland (2010): Danny Elfman
Inception (2010): Hans Zimmer
The King's Speech (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross

Best Animated Film
Cattivissimo me (2010)
Dragon Trainer (2010)
L'illusionista (2010)
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)

Best Foreign Language Film
Biutiful (2010)
Io sono l'amore (2009)
Il Concerto (2009)
Kray (2010)
Hævnen (2010)

10 gennaio 2011

The one and only... PIXAR

Dal blog del mio carissimo amico Massimo, che per primo ha avuto l'idea di pubblicarlo, un filmato assolutamente strabiliante che celebra ed esalta la fantasmagorica Pixar.
Da guardare, anzi ammirare, in religiosissimo silenzio.

08 gennaio 2011

Rapunzel (Tangled)

Raperonzolo, o meglio Rapunzel, non doveva nascere, troppo male stava la madre Regina durante le doglie. Fortunatamente però i soldati sguinzagliati dal padre Re in tutto il regno avevano trovato il fiore dai poteri taumaturgici sbocciato da una goccia di sole caduta sulla Terra, e l'infuso con esso realizzato la curò. Nacque così una bambina dalla folta chioma che ereditò i poteri della pianta che l'aveva aiutata a nascere. Quello che i regnanti non sapevano era che il fiore era stato fino a quel momento usato da una donna malvagia, la quale da centinaia d'anni se ne serviva per tornare giovane ad ogni segno d'invecchiamento. Proprio lei, non rassegnata ad invecchiare senza il potere del fiore, rapì Rapunzel e la chiuse in un torre nascosta nel bosco, luogo conosciuto solo a lei, in cui poter evocare indisturbata e ad ogni esigenza il potere ringiovanente dei capelli della bimba. Il giorno del suo diciottesimo compleanno però Rapunzel decide che è ora di smettere di seguire i consigli di quella che crede essere sua madre e di lasciare la torre per andare a vedere il mondo, in compagnia di un ladruncolo (Flynn Ryder) casualmente capitato nella sua gabbia dorata.
Il cinquantesimo cartone animato di casa Disney, ispirato molto liberamente alla fiaba dei fratelli Grimm e realizzato con il decisivo apporto di alcune menti della Pixar (tra cui il vate John Lasseter), centra finalmente il bersaglio dell'entertainment puro e si può tranquillamente definire come decisamente gradevole e splendidamente realizzato.
Era davvero ora.
Dopo una serie imbarazzante di prodottucoli spacciati per "classici" (tra cui il noiosissimo e francamente invedibile La principessa e il ranocchio), Rapunzel coglie infatti nel segno: diverte, emoziona, commuove. Dal bello script ai simpaticissimi personaggi, il cartoon non ha un momento di pausa, riuscendo persino nell'intento di rendere piacevoli gli intermezzi canori. Alcuni character, poi, sono indimenticabili: il camaleonte, più pacato e riflessivo, e il cavallo Maximus, più focoso e passionale, strappano più di una risata, mentre i protagonisti Rapunzel e Flynn non sono semplici caricature ma autentici esseri "viventi" dotati di "reale" trasporto emotivo. La cattivissima madre Gothel, poi, è un capolavoro: alcuni primi piani sui suoi sguardi sono davvero strabilianti e da soli interpretano, e bene, l'intera scena.
Eh sì, tecnicamente i duecentosessanta milioni di dollari spesi sono stati ben impiegati, anche se si fatica a credere che il film possa essere costato così tanto, e soprattutto non aver soddisfatto i produttori al botteghino (in totale poco più di 310 milioni di dollari worldwide): una volta tanto, se posso permettermi, una nota di critica la indirizzerei ai titolisti d'oltreoceano che, anzichè chiamare il film come in quasi tutti i paesi europei, hanno scelto il discutibile "Tangled" (intrecciato) per un presunto doppio senso a mio parere del tutto inutile in una fiaba come questa. Ah, e poi bocche cucite sull'orrenda locandina scelta: a mio avviso, un piatto di spaghetti con due visi al centro...
Comunque fortunatamente tutto ciò non ha inficiato il valore artistico della pellicola, assolutamente da non perdere per gli amanti (e non) del genere.

04 gennaio 2011

In Memoriam: Pete Postlethwaite (1946-2010)

Pete Postlethwaite, "faccia di pietra" per il granitico viso dall'intensissima espressione, ha perso l'altro ieri la sua lunga battaglia contro il cancro.
Nato a Warrington, in Inghilterra, il 16 febbraio 1946, in una famiglia cattolica e proletaria, ultimo di quattro figli, da ragazzo Postlethwaite voleva farsi prete. Ma gli angry young men del teatro e del cinema inglese fra gli anni 50 e i 60 lo convincono a tentare il palcoscenico.
Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per il film di Jim Sheridan che nel ’93 gli fece sfiorare l’Oscar come non protagonista, Nel nome del padre, storia vera di quattro irlandesi accusati ingiustamente di appartenere all’Ira e incarcerati per quindici anni.
Per capire quanto questo piccolo grande uomo fosse un combattente, basti sapere che il tumore che lo ha ucciso gli fu diagnosticato la prima volta nel 1990.
Addio, Pete.

Dragon Trainer (How to Train Your Dragon)

Il giovane Hic (diminutivo di Hiccup Horrendous Haddock III) è un abitante di un villaggio vichingo preda delle incursioni e razzie di svariate razze di draghi che popolano la zona, e che con il tempo sono diventati il fulcro di un’intensa attività di caccia. Tipetto mingherlino e impacciato, ma volenteroso e intelligente, Hic è nientemeno che il figlio del più forte e valoroso cacciatore di draghi della zona, nonchè capo dell'intero villaggio.
Durante una movimentata nottata in cui il villaggio è assalito, grazie ad una sua invenzione Hic colpisce uno dei draghi più temuti e meno conosciuti dal suo popolo, la Furia Buia. Rintracciata accidentalmente la preda nell'entroterra, scoprirà ben presto che i draghi non sembrano essere le creature crudeli, sanguinarie e violente che vengono descritte dal suo popolo...
Lanciato in primavera, poco dopo i clamori dell'Oscar e in modo ignobilmente inadatto pur trattandosi di un prodotto Dreamworks, Dragon Trainer (bel titolo "italiano" di How to Train Your Dragon) è, senza mezzi termini, un gioiello. Da lasciare a bocca aperta, per giunta.
Mai, devo essere sincero, avrei pensato che i fratelli "poveri" della Pixar riuscissero a ideare, produrre e realizzare una simile perla, dopo una serie sconfinata di delusioni e un solo personaggio entrato, peraltro immeritatamente, nell'immaginario collettivo: l'orco Shrek.
Dean DeBlois e Chris Sanders, che all'attivo avevano esclusivamente il disneyano Lilo & Stitch (sfido chiunque a dire che Stitch e Sdentato-Toothless non si assomigliano), adattano la saga di Cressida Cowell e centrano in pieno l'obiettivo, peraltro dopo una totale riscrittura della sceneggiatura e il coinvolgimento di alcuni mostri sacri della cinematografia mondiale (tra cui il direttore della fotografia Roger Deakins, ad esempio), che hanno fatto lievitare il costo dell'opera ben oltre i 150 milioni di dollari.
Il risultato, però, è davvero strabiliante: dialoghi arguti, divertenti e mai banali o banalizzati; personaggi simpatici e splendidamente caratterizzati; effetti speciali e profondità di campo (quanto sarebbe stato bello vederlo in 3D!!!) da mozzare il fiato; fondali e colori quasi reali; ritmo perfetto (mai troppo, mai troppo poco) e, questo è tutto merito di casa nostra, doppiaggio straordinario.
Primo azzardo: ho letteralmente adorato Avatar, ma le scene in volo del piccolo Hic sul suo Sdentato-Toothless riescono addirittura, in alcuni momenti, ad essere più emozionanti del re del botteghino; secondo azzardo: non sono ancora uscite le nomination agli Academy Award, ma se questa pellicola dovesse sconfiggere l'acclamatissimo Toy Story 3 non sarebbe una sorpresa. Anzi.
Ultima nota di merito al compositore John Powell, autore di una partitura coinvolgente e che in più di un'occasione sfrutta alcuni "crescendo" da brivido.
In sostanza, imperdibile.

29 dicembre 2010

Black Swan

Avvertenza: questo post, a cominciare dalla trama, è sconsigliato a chi il film lo deve ancora vedere. E poi non dite che non vi avevo avvertito!
Nina (Natalie Portman) è una ballerina del New York City Ballet che sogna il ruolo della vita: incalzata da una madre frustrata (Barbara Hershey), si sottopone a un allenamento estenuante sotto lo sguardo esigente di Thomas Leroy (Vincent Cassel). Coreografo appassionato e deciso a farne una fulgida stella, Leroy le assegna la parte della protagonista nella sua versione rinnovata del “Lago dei cigni”, nel doppio ruolo del Cigno Bianco (emblema di purezza) e del Cigno Nero (incarnazione della tentazione e della seduzione). Eterea e piena di grazia, Nina rende alla perfezione il candore del primo ruolo, ma con estrema difficoltà il suo doppio nero e tenebroso. La ricerca ossessiva del suo lato oscuro e della consapevolezza della propria sessualità la condurranno verso una tempesta emozionale e all'incontro con Lily (Mila Kunis), presunta insidiosa rivale del corpo di ballo...
Senza giri di parole, il lapidario giudizio iniziale: Black Swan non è un capolavoro. Anzi, è un film con diverse chiavi interpretative, alcune delle quali possono persino condurre ad una brutale stroncatura. Nel mio caso, essendo la prima opera di Darren Aronofsky che affronto, è stata sicuramente una visione destabilizzante. Come, mi sembra di capire, è in tutto il mondo: in Italia il film è stato presentato a Venezia tra i fischi dei critici e i positivi giudizi del pubblico in sala; negli Stati Uniti, quasi osannato dai critici, è stato accolto con più di una perplessità dall'audience. Mettere d'accordo recensori e spettatori non è mai stata una caratteristica di Aronofksy, mi dicono, ma credo che questa sua ultima opera provocherà la classica spaccatura, magari un filino più marcata di altre controverse pellicole di inizio millennio.
Tornando al film, e utilizzando la chiave interpetativa del "trasporto emozionale" (senza razionalità, senza analisi logiche, senza pragmatismi), Black Swan è splendido, trascinato dall'inizio alla fine da una Natalie Portman mai così in parte, capace di reggere sulle spalle l'intero svolgersi del plot senza una sola caduta di tono o di interesse da parte dello spettatore (ben supportata da un ottimo cast, Hershey in testa, e dalle venefiche musiche di Clint Mansell).
Se invece si dovesse affrontare la pellicola in modo chirurgico, cioè spezzettandola ed esaminandola in modo raziocinante, Black Swan sarebbe il classico esercizio di stile, fin fastidioso in alcuni punti (l'autoerotismo di Nina, le trasformazioni fisiche, i dipinti parlanti), e con il ridicolo involontario sempre dietro l'angolo (ed in questo caso la Portman potrebbe diventare l'attrice-vittima immolata dal regista-carnefice).
Quale utilizzare? Ovviamente, a voi la scelta.
Io dico solamente che scegliere di "vedere" (non solo "guardare") un film di Aronofsky senza farsi trasportare dallo stream of folly che ne circonda ogni opera è un po' come noleggiare Biancaneve e i sette nani non sapendo che si tratta di un cartoon...
In chiusura, Black Swan è un film da vedere, senza alcun dubbio di sorta: ma cercate, almeno per una volta, di, come si suol dire, uscire dagli schemi. E scusate per la facile lezioncina sulla settima arte.
Ah, dimenticavo: quello di seguito è il poster inglese della pellicola, che, alla fine, non è stato scelto per il lancio internazionale (sopra). Ho deciso di pubblicarlo in quanto, a mio avviso, visivamente folgorante.
Buona visione...



PS: non ho citato, tra gli attori principali del cast, una rediviva e dimenticabilissima Winona Ryder nel ruolo della ex-prima ballerina.
PPS: un po' di gossip? La Portman durante le riprese di questo film ha conosciuto Benjamin Millepied, suo attuale partner e padre del figlio che sta aspettando, nonchè coreografo della pellicola ed interprete di David, il primo ballerino.

Screen Actors Guild Awards 2011: le nominations

Con colpevolissimo ritardo rispetto all'annuncio ufficiale (datato 16 dicembre) pubblico di seguito le candidature cinematografiche ai prossimi premi del sindacato attori (lo Screen Actors Guild), da sempre fonte quasi più attendibile dei Golden Globes in previsione Oscar.
La cerimonia di consegna dei premi avrà luogo a Los Angeles domenica 30 gennaio 2011.

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role

JEFF BRIDGES / Rooster Cogburn – “TRUE GRIT” (Paramount Pictures)
ROBERT DUVALL / Felix Bush - "GET LOW” (Sony Pictures Classics)
JESSE EISENBERG / Mark Zuckerberg - "THE SOCIAL NETWORK" (Columbia Pictures)
COLIN FIRTH / King George VI - "THE KING’S SPEECH" (The Weinstein Company)
JAMES FRANCO / Aron Ralston - "127 HOURS" (Fox Searchlight Pictures)

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
ANNETTE BENING / Nic - "THE KIDS ARE ALL RIGHT” (Focus Features)
NICOLE KIDMAN / Becca – “RABBIT HOLE” (Lionsgate)
JENNIFER LAWRENCE / Ree Dolly – “WINTER’S BONE” (Roadside Attractions)
NATALIE PORTMAN / Nina Sayers – “BLACK SWAN” (Fox Searchlight Pictures)
HILARY SWANK / Betty Anne Waters – “CONVICTION” (Fox Searchlight Pictures)

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
CHRISTIAN BALE / Dicky Eklund – “THE FIGHTER” (Paramount Pictures and Relativity Media)
JOHN HAWKES / Teardrop – “WINTER’S BONE” (Roadside Attractions)
JEREMY RENNER / James Coughlin – “THE TOWN” (Warner Bros. Pictures)
MARK RUFFALO / Paul – “THE KIDS ARE ALL RIGHT” (Focus Features)
GEOFFREY RUSH / Lionel Logue – “THE KING’S SPEECH” (The Weinstein Company)

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
AMY ADAMS / Charlene Fleming – “THE FIGHTER” (Paramount Pictures and Relativity Media)
HELENA BONHAM CARTER / Queen Elizabeth – “THE KING’S SPEECH” (The Weinstein Company)
MILA KUNIS / Lily – “BLACK SWAN” (Fox Searchlight Pictures)
MELISSA LEO / Alice Ward – “THE FIGHTER” (Paramount Pictures and Relativity Media)
HAILEE STEINFELD / Mattie Ross – “TRUE GRIT” (Paramount Pictures)

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture

BLACK SWAN (Fox Searchlight Pictures)
VINCENT CASSEL / Thomas Leroy
BARBARA HERSHEY / Erica Sayers
MILA KUNIS / Lily
NATALIE PORTMAN / Nina Sayers
WINONA RYDER / Beth Macintyre

THE FIGHTER (Paramount Pictures and Relativity Media)
AMY ADAMS / Charlene Fleming
CHRISTIAN BALE / Dicky Eklund
MELISSA LEO / Alice Ward
JACK MCGEE / George Ward
MARK WAHLBERG / Micky Ward

THE KIDS ARE ALL RIGHT (Focus Features)
ANNETTE BENING / Nic
JOSH HUTCHERSON / Laser
JULIANNE MOORE / Jules
MARK RUFFALO / Paul
MIA WASIKOWSKA / Joni

THE KING’S SPEECH (The Weinstein Company)
ANTHONY ANDREWS / Stanley Baldwin
HELENA BONHAM CARTER / Queen Elizabeth
JENNIFER EHLE / Myrtle Logue
COLIN FIRTH / King George VI
MICHAEL GAMBON / King George V
DEREK JACOBI / Archbishop Cosmo Lang
GUY PEARCE / King Edward VIII
GEOFFREY RUSH / Lionel Logue
TIMOTHY SPALL / Winston Churchill

THE SOCIAL NETWORK (Columbia Pictures)
JESSE EISENBERG / Mark Zuckerberg
ANDREW GARFIELD / Eduardo Saverin
ARMIE HAMMER / Cameron and Tyler Winklevoss
MAX MINGHELLA / Divya Narendra
JOSH PENCE / Tyler Winklevoss
JUSTIN TIMBERLAKE / Sean Parker

16 dicembre 2010

In Memoriam: Blake Edwards (1922-2010)

Nella serata di ieri, a Santa Monica in California, è morto a 88 anni il grandissimo regista Blake Edwards. Al suo fianco, i familiari e la moglie Julie Andrews. Per più di una generazione è stato e resterà il «papà» della Pantera Rosa, nonchè il regista di una serie tuttora inimitabile di commedie entrate nell'immaginario collettivo (basti ricordare Hollywood Party e Victor Victoria).
Nato nel luglio del 1922, William Blake McEdwards (questo il suo vero nome) ha ottenuto il suo primo successo nel 1961 dirigendo Colazione da Tiffany, tratto da un romanzo di Truman Capote e considerato uno dei grandi classici della commedia cinematografica americana. Descritto come un personaggio scomodo per Hollywood, polemico e litigioso (ha spesso citato in tribunale le case di produzione), ha ricevuto solamente nel 2004 un Oscar alla carriera.
Addio Blake, ci mancherai. Moltissimo.

14 dicembre 2010

Golden Globes 2011: le nominations

Sono state annunciate poco più di un'ora fa le nomination ai Golden Globes 2011, che verranno consegnati il 16 gennaio prossimo a Los Angeles. Nessuna particolare sorpresa e Italia nuovamente candidata (con poche speranze) nella categoria del film in lingua straniera grazie a Io sono l'amore di Luca Guadagnino con la splendida Tilda Swinton.
Di seguito le categorie cinematografiche. Qui la lista completa.

Best Motion Picture - Drama
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
The King's Speech (2010)
The Social Network (2010)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
Alice in Wonderland (2010)
Burlesque (2010/I)
The Kids Are All Right (2010)
Red (2010/I)
The Tourist (2010)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for The King's Speech (2010)
James Franco for 127 Hours (2010)
Ryan Gosling for Blue Valentine (2010)
Mark Wahlberg for The Fighter (2010)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Halle Berry for Frankie and Alice (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Johnny Depp for The Tourist (2010)
Johnny Depp for Alice in Wonderland (2010)
Paul Giamatti for Barney's Version (2010)
Jake Gyllenhaal for Amore e altre droghe (2010)
Kevin Spacey for Casino Jack (2010)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Annette Bening for The Kids Are All Right (2010)
Anne Hathaway for Amore e altre droghe (2010)
Angelina Jolie for The Tourist (2010)
Julianne Moore for The Kids Are All Right (2010)
Emma Stone for Easy Girl (2010)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Christian Bale for The Fighter (2010)
Michael Douglas for Wall Street: il denaro non dorme mai (2010)
Andrew Garfield for The Social Network (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Geoffrey Rush for The King's Speech (2010)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for The King's Speech (2010)
Mila Kunis for Black Swan (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)

Best Director - Motion Picture
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for The King's Speech (2010)
Christopher Nolan for Inception (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)

Best Screenplay - Motion Picture
127 Hours (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
Inception (2010): Christopher Nolan
The Kids Are All Right (2010): Stuart Blumberg, Lisa Cholodenko
The King's Speech (2010): David Seidler
The Social Network (2010): Aaron Sorkin

Best Original Song - Motion Picture
Burlesque (2010/I)("Bound to You")
Burlesque (2010/I)("You Haven't Seen The Last of Me")
Country Strong (2010)("Coming Home")
Le cronache di Narnia - Il viaggio del veliero (2010)("There's A Place For Us")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)("I See the Light")

Best Original Score - Motion Picture
127 Hours (2010): A.R. Rahman
Alice in Wonderland (2010): Danny Elfman
Inception (2010): Hans Zimmer
The King's Speech (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross

Best Animated Film
Cattivissimo me (2010)
Dragon Trainer (2010)
L'illusionista (2010)
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)

Best Foreign Language Film
Biutiful (2010)
Io sono l'amore (2009)
Il Concerto (2009)
Kray (2010)
Hævnen (2010)

11 dicembre 2010

Sì, Carolina è il MIO mito sportivo

Non esiste compagine nazionale di qualsivoglia sport, non esiste Juventus Football Club, Pallavolo Cuneo o Auxilium Basket Torino, non esistono Deborah Compagnoni (che io tuttora adoro, ma che mi ha fatto lo sgarbo di ritirarsi troppo presto), Alberto Tomba, Stefania Belmondo e mille altri nomi ancora: per me nella vita lo sport è Carolina Kostner. Il mio vero, autentico, folle, appassionatissimo mito sportivo.
Dedico questa divagazione dalla settima arte a lei, il mio angelo d'inverno, la più brillante stella sul ghiaccio che l'Italia abbia mai avuto e che la stessa Italia non ha mai saputo capire.
Carolina, oggi, con un ginocchio malandato (anche se forse sarebbe meglio usare la parola "infortunato", che tanto va di moda), senza i salti più difficili e più premiati dai giudici e senza alcuna pressione ma con tanta genuina voglia di pattinare, è scesa in pista a Pechino per la finale del Grand Prix, piazzandosi seconda e conquistando un argento che rappresenta il suo miglior risultato in questa competizione. Ma tutto ciò, di fronte alla serenità e al sorriso che Carolina ha sciorinato alla fine del programma, è passato decisamente in secondo piano: quello che colpisce di lei, tornata allo storico allenatore Michael Huth dopo un deludentissimo anno passato negli USA, è la passione ritrovata, quasi come se si fosse risvegliato un antico amore. Erano anni, infatti, che Carolina, dopo un errore su un salto (semplice anzichè triplo), non decideva di ritentarlo: secondo tentativo, salto perfetto. E un brivido mi è corso lungo la schiena: Carolina è di nuovo Carolina. Senza combinazioni di tripli-tripli-doppi, senza il Flip, senza il Lutz, senza voler strafare ma curando ogni minimo dettaglio con sapienza e leggerezza, e piazzando quella combinazione triplo-doppio-doppio proprio alla fine del programma, da vera campionessa. E poi soddisfazione, piena soddisfazione, e come già detto quel sorriso che diceva più di mille dichiarazioni... E che peraltro mi ha fatto scendere una lacrima...

1 argento e 1 bronzo ai Campionati Mondiali
1 argento e 2 bronzi alle finali del Grand Prix
3 ori, 1 argento e 1 bronzo ai Campionati Europei


Carolina è la pattinatrice italiana che ha vinto di più nella storia, ma per tutto il popolino è quella che cade alle Olimpiadi.
Che la ritrovata serenità di Carolina sia dedicata a tutti quelli che ne hanno sparlato solo per il gusto di distribuire facili cattiverie o per aver qualcuno da sacrificare sull'altare della patria sportiva.
E che Carolina Kostner, novella regina del flamenco, sappia ancora regalarci ma soprattutto regalarsi parecchie soddisfazioni.
Sì, io amo Carolina.

09 dicembre 2010

Ma sì, iniziamo a parlare di Oscar...

Mancano ancora 81 giorni ai prossimi Academy Award, ma la febbre delle previsioni, a pochissimi giorni dalle nomination ai Golden Globe, si è già più che accesa.
Cerchiamo quindi di capire, presentando le varie pellicole, quali sono quelle che sembrano avere più possibilità di raggranellare candidature alla statuetta più ambita della settima arte.

INCEPTION
di Christopher Nolan
Sarebbe una grandissima sorpresa se il film-evento del (a mio parere) sopravvalutato nuovo Re Mida di Hollywood non venisse candidato; il problema è che la critica specializzata l'ha un po' snobbato, e che gli attori non dovrebbero trovare spazio.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, categorie tecniche.

THE SOCIAL NETWORK
di David Fincher
Uno degli attuali favoriti, solidissimo sia dal punto di vista delle recensioni che della risposta di pubblico. In più, nominations quasi certe per Jesse Eisenberg e Andrew Garfield, bravissimi nei rispettivi ruoli.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, attore protagonista (Jesse Eisenberg), attore non protagonista (Andrew Garfield).

BLACK SWAN
di Darren Aronofsky
Attesissimo thriller con protagonista Natalie Portman, sembra essere uno degli inamovibili protagonisti della stagione degli awards. Durante i pre-screening, i giudizi sono stati letteralmente entusiastici, quindi è lecito attendersi una messe di nomination.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, attrice protagonista (Natalie Portman), categorie tecniche.

THE KIDS ARE ALL RIGHT
di Lisa Cholodenko
Commedia dal tema attualissimo (l'adozione e crescita dei figli da parte di genitori omosessuali, in questo caso due donne), potrebbe essere l'occasione giusta per il sospiratissimo primo Oscar di Annette Bening, ottimamente supportata dalla magnifica Julianne Moore.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, attrice protagonista (Annette Bening e Julianne Moore).

TOY STORY 3
di Lee Unkrich
Lo strepitoso terzo capitolo delle avventure di Woody e Buzz sembrerebbe non avere rivali nella categoria dei film d'animazione, ma c'è chi è pronto a scommettere su una nomination quasi certa in qualità di miglior film.
Possibili candidature: film, sceneggiatura, categorie tecniche.

127 HOURS
di Danny Boyle
La terribile storia dell'alpinista Aron Ralston, costretto ad amputarsi un braccio per sopravvivere durante una scalata, viene portata sullo schermo dal regista fresco vincitore (due anni fa) dell'Oscar per The Millionaire. E c'è già chi parla (un po' avventatamente, secondo me) di bis.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, attore protagonista (James Franco), categorie tecniche.

THE KING'S SPEECH
di Tom Hooper
Re Giorgio VI, una volta asceso al trono, aveva qualche problema di eloquio: nessun problema, un terapista lo aiutò a meritarsi la carica che rivestiva. Pur essendo interpretato da un cast monstre, non è comunque il classico film che si basa esclusivamente sull'interpretazione degli attori. Quasi scontata la nomination per Firth.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, attore protagonista (Colin Firth), attore non protagonista (Geoffrey Rush), attrice non protagonista (Helena Bonham Carter), categorie tecniche.

BLUE VALENTINE
di Derek Cianfrance
Le vicissutidini di una giovane coppia sposata dei nostri tempi sono ritratte in modo estremamente reale dall'esordiente regista, che potrebbe consentire ad entrambi gli attori di rientrare nella cinquina dell'eccellenza. Sarà comunque durissima.
Possibili candidature: film, attore protagonista (Ryan Gosling), attrice protagonista (Michelle Williams).

ANOTHER YEAR
di Mike Leigh
Attraverso lo scorrere delle quattro stagioni e degli amici e colleghi che vanno e vengono, il maestro Mike Leigh delinea i tratti di una felice coppia ultracinquantenne: cinema britannico d'alta scuola che potrebbe portare più di una nomination in ambito recitativo.
Possibili candidature: sceneggiatura, attore protagonista (Jim Broadbent), attrice protagonista (Lesley Manville).

THE FIGHTER
di David O. Russell
Caso atipico ma non rarissimo di film in cui solo gli attori non protagonisti sembrano aver già la nomination in tasca: è la storia del pugile "Irish" Micky Ward e del fratello che l'aiutò ad allenarsi in modo da entrare nel circuito professionistico.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, attore non protagonista (Christian Bale), attrice non protagonista (Melissa Leo e Amy Adams), categorie tecniche.

TRUE GRIT
di Joel & Ethan Coen
Si chiamerà con ogni probabilità "Il grinta", come l'originale del 1969 interpretato dal leggendario John Wayne: francamente non riesco a capire i motivi di questo remake, peraltro interpretato da un cast d'eccezione.
Possibili candidature: film, regia, sceneggiatura, attore protagonista (Jeff Bridges), attore non protagonista (Matt Damon), attrice non protagonista (Hailee Steinfeld), categorie tecniche.

RABBIT HOLE
di John Cameron Mitchell
Sarà questo il film che riporterà Nicole Kidman agli onori della cronaca non solo per la tumefazione delle sue orrende labbra ma anche e soprattutto per la sopraffina arte recitativa? Personalmente, lo spero con tutto il cuore.
Possibili candidature: sceneggiatura, attrice protagonista (Nicole Kidman).

Da segnalare infine il fatto che "Hereafter", l'ultima fatica di Clint Eastwood, non dovrebbe essere minimamente considerato in quanto la critica americana l'ha praticamente stroncato.
Vedremo...

Cattivissimo me (Despicable Me)

Premessa: la visione è stata un ripiego dato che il sonno, sul volo di ritorno dagli USA, proprio non sopraggiungeva; la pellicola era stata immediatamente accompagnata da entusiastiche lodi sia oltreoceano che nel vecchio continente, quindi le mie aspettative erano conseguentemente alte; ho deciso di scegliere la versione italiana perchè davvero non sopporto Steve Carell, né come attore né tantomeno come doppiatore.
Risultato: mah. Non saprei. Il classico nulla di fatto, forse. Cosa vorrebbe dire? Beh, sostanzialmente che i pregi si annullano con i difetti e che Despicable Me è alla fine un bicchiere d'acqua fresca il cui gusto si dimentica in un batter di ciglia.
I pregi: l'incipit, le caratterizzazioni dei personaggi, i Minions, il doppiaggio di Max Giusti (odioso come presentatore televisivo, ma qui efficace).
I difetti: la melassa a profusione presente nella seconda parte, le tre insopportabili bambine, la noia che fa capolino un po' troppo spesso.
In sintesi, il pensiero di A.O. Scott del New York Times che sintetizza in pochissime parole l'essenza stessa del film: "So much is going on in this movie that, while there’s nothing worth despising, there’s not much to remember either."
Vedibile, ma lontanissimo dal clamore che ha inspiegabilmente suscitato.

Bolt - Un eroe a quattro zampe

Il mio viaggio verso gli USA su uno dei più nuovi e moderni aeromobili Alitalia su cui abbia volato, è proseguito, dopo l'appena recensito Shrek 4, all'insegna del cartoon, con questo simpatico ma inconsistente prodottino del 2008, che ha almeno il merito di partire da un'idea abbastanza originale (un cane cresciuto su un set televisivo che crede di avere reali superpoteri).
In più, chi rende davvero gradevole il personaggio di Bolt è il doppiaggio di Raoul Bova, mai stato così appassionato e credibile.
Poco da dire sulla trama e su tutto il resto: meglio riservare questo prodotto a un pubblico di under 14.

Shrek - E vissero felici e contenti

Personalmente, ritengo che la saga dell'orco verde abbia già iniziato a stancare nel corso del secondo episodio, raggiungendo il massimo del minimo nell'inguardabile e noiosissimo terzo capitolo.
Potete pertanto immaginare la mia indifferenza nell'affrontare (peraltro gratis, sull'aereo) addirittura la quarta vicenda.
Ebbene, nonostante qualche inevitabile ripetizione e parecchie ovvietà, Shrek Forever After si lascia guardare: non tanto per l'introduzione del cattivo di turno (Tremotino o Rumpelstiltskin, in originale), ma per la rivisitazione di alcuni personaggi che avevano perso quasi tutta la loro naturale verve nell'incedere della serie.
Niente di trascendentale, ma francamente posso dire di schierarmi contro la maggior parte della critica che ha bocciato senz'appello l'ultimo (si spera, comunque) episodio di una delle saghe animate più di successo mai realizzate.

In Memoriam

Durante il mese di novembre ci hanno purtroppo lasciato alcuni illustrissimi nomi della settima arte.

Jill Clayburgh (1944-2010)

Attrice statunitense candidata due volte all'Oscar, ha legato il suo nome all'interpretazione di Erica ne "Una donna tutta sola" (An Unmarried Woman); nella sua lunga carriera ha lavorato, tra gli altri, con Bernardo Bertolucci ne "La luna".

Leslie Nielsen (1926-2010)

Impossibile non riconoscerlo e non piangerne la scomparsa. Leslie William Nielsen può infatti essere considerato l'attore per eccellenza nell'ambito dei film demenziali anni ottanta-novanta. Epiche le sue interpretazioni nella saga della "Pallottola spuntata" o de "L'aereo più pazzo del mondo". Le sue beffarde espressioni, a metà tra il colpevole e lo stupito, rimarranno per sempre nella nostra memoria.

Mario Monicelli (1915-2010)

Il ribelle ci ha lasciati. E lo ha fatto alla sua maniera, lanciandosi dal quinto piano dell'ospedale dov'era ricoverato. Nulla, nelle gesta del regista e sceneggiatore viareggino, è mai stato volto ad assecondare o compiacere il grande pubblico: massimo esponente della commedia all'italiana insieme a Dino Risi e Luigi Comencini, Monicelli ha sempre spiazzato l'audience con pellicole scomodissime eppur divertentissime.
Nominato all'Oscar nel 1960, vinse nello stesso anno il Leone d'Oro a Venezia con il film dai più considerato il suo capolavoro: "La grande guerra".
Monicelli è però ricordato da tutti noi per aver diretto una commedia che ha cambiato il concetto stesso di comicità: lo strepitoso "Amici miei" (1975), interpretato magistralmente dal pokerissimo composto da Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Philippe Noiret e Duilio Del Prete.
Addio, grandissimo Mario.

19 novembre 2010

The Social Network

Mark Zuckerberg, il ragazzo che sarebbe diventato il più giovane miliardario della storia creando il social network più usato al mondo, nel 2004 era uno studente di Harvard brillante ma con poche doti sociali. Lasciato dalla ragazza, schifato dai club più elitari e con un complesso d'inferiorità malcelato nei riguardi degli atleti, crea in una notte un software che preleva tutte le foto delle studentesse messe online dalle università e le mette a disposizione degli studenti per votarne la loro avvenenza fisica. Per l'inusuale "impresa" compiuta, due atleti appartenenti al club più importante del college lo contattano per chiedergli di realizzare la loro idea. Non solo Zuckerberg non lo farà, ma prenderà i loro spunti per migliorarli e allargarli dando vita all'odierno Facebook.
"The Social Network sintetizza in qualche modo tutto quanto sperimentato dal regista David Fincher in passato: si tratta del primo lungometraggio che mette al centro della storia, legittimandolo definitivamente agli occhi del pubblico, l’ultimo e più potente dei media informativi, Internet, strumento principale di connessione globale. Attraverso la storia della nascita di Facebook e delle vicende giudiziarie legate al suo creatore Mark Zuckerberg, viene raccontata in filigrana la frammentazione psicologica ed emotiva delle generazioni più (ma anche meno) giovani, assuefatte dalla possibilità di stringere rapporti virtuali potenzialmente infiniti ma sempre più in difficoltà quando si tratta di stringerne nella vita reale. Zuckerberg, interpretato con notevole aderenza da Jesse Eisenberg, diventa in questo modo anti-eroe e simbolo di questa contraddizione tutta contemporanea, senza diventare in alcun momento retorico oppure invasivo rispetto alla costruzione narrativa. Merito di questo va anche attribuito alla penna finissima di Aaron Sorkin, genio assoluto quando si tratta di far passare un messaggio civile o sociale dietro dialoghi taglienti e trame composite. Dal canto suo Fincher dirige il film mettendo l’inquadratura al servizio di dialoghi ed attori, molto più che nei lavori precedenti. Pur essendo notevolmente elegante nella fotografia e perfettamente scandito nel montaggio, The Social Network non antepone mai la messa in scena alla storia e ai personaggi, trovando un impressionante equilibrio tra visione e narrazione." (Adriano Ercolani, ComingSoon.it)
Poco altro da aggiungere alla sapiente review di Ercolani, se non che la pellicola, lanciata in modo piuttosto contenuto, va assolutamente vista.
Imperdibile.

11 novembre 2010

In Memoriam: Dino De Laurentiis (1919-2010)

Dino de Laurentiis, leggendario produttore italiano da tempo residente oltreoceano, è deceduto oggi a Los Angeles. De Laurentiis ha prodotto alcuni tra i film più celebri del cinema italiano, da Riso Amaro (1948) di Giuseppe De Santis a Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo, da Dov'è la libertà? (1954) di Roberto Rossellini a Miseria e nobiltà (1954) di Mario Mattoli e La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, Leone d'Oro a Venezia. Nel 1948 con Carlo Ponti ha costituito la Ponti-De Laurentis e realizzato il primo film italiano a colori, Totò a colori (1952) per la regia di Steno. Con Federico Fellini sono arrivati poi La strada e Le notti di Cabiria, ambedue premi Oscar per il miglior film straniero. Nel 1957 ha sposato l'attrice Silvana Mangano, morta nel 1989.
Anche in America ha prodotto pellicole di grande successo, come I tre giorni del Condor di Sidney Lumet, Il giustiziere della notte di Michael Winner (1974, con Charles Bronson), i remake di King Kong di John Guillermin (1976) e di Il Bounty di Roger Donaldson (1984, con Mel Gibson) oltre all'Anno del dragone di Michael Cimino.
In 60 anni di carriera ha prodotto oltre 600 film, ha ricevuto 33 candidature all'Oscar e più di 59 premi internazionali. Il 25 marzo 2001 gli è stato consegnato l'Oscar alla carriera.
Un altro pezzo di storia d'Italia della settima arte che se ne va...
Addio, Dino.

08 novembre 2010

Piovono polpette (Cloudy with a chance of meatballs)

Flint Lockwood fin da piccolo ha avuto la passione per le invenzioni, che si rivelavano puntualmente autentici disastri. Divenuto adulto, e abitando su un'isola la cui unica produzione fonte di alimentazione sono le sardine, prova ad inventare un marchingegno che trasformi l'acqua in alimenti. Anche in questo caso sembra destinato al fallimento, ma quando, per un eccesso di energia, la macchina finisce con l'essere lanciata nel cielo sopra l'isola, accade un fatto mai visto prima: i fenomeni atmosferici si trasformano in precipitazioni di cibo...
Sovralimentazione e junk food, ambiguità ed ambivalenza della politica, protagonismo in età prescolare che condiziona un'intera vita, silenzi e incomprensioni nel rapporto padre-figlio, rivincite di nerd vari e chi più ne ha più ne metta: Piovono polpette è stato decantato come una delle più fresche sorprese animate del 2009, sia oltreoceano che nel vecchio continente, soprattutto per l'importanza degli scottanti temi trattati seppur in veste di cartoon.
Ebbene, fermo restando che i messaggi nella maggior parte dei casi sono in effetti centrati e arrivano al destinatario senza filtri particolari, il film ha un unico, enorme, difetto: la noia. Dopo circa cinquanta minuti tutto sommato godibili, infatti, la pellicola si inerpica verso la prevedibilissima catastrofe tirando ogni scena allo spasimo e finendo inevitabilmente per incocciare in tutti, ma proprio tutti, i luoghi comuni del cartoon medio.
Peccato, perchè visivamente il film è gradevole (in 3D credo potesse essere anche più catalizzante) e nella prima parte qualche risata esce spontanea, ma il devastante secondo tempo cancella ogni minima residua traccia positiva.
Da vedere in tivù senza fretta e se l'alternativa è un film con Christian De Sica...

26 ottobre 2010

Inception

Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) possiede una qualifica speciale: è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio. Viene contattato da Saito (Ken Watanabe), un potentissimo industriale di origine giapponese, il quale gli chiede di tentare l'operazione opposta. Non deve prelevare pensieri celati ma inserire un'idea che si radichi nella mente di una persona. Costui è Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy) il quale, alla morte dell'anziano e dittatoriale genitore (Pete Postlethwaite), dovrà convincersi che l'unica cosa che può fare è distruggere l'impero ereditato. Saito avrà allora campo libero. In cambio offrirà a Cobb la possibilità di ...coronare il suo sogno. Cobb accetta e si fa affiancare da un team di super-esperti del virtuale, tra cui la giovane architetto Ariadne (Ellen Page) e i fidi collaboratori Arthur (Joseph Gordon-Levitt) ed Eames (Tom Hardy).
-Un piccolo warning: qua e là sono presenti spoiler sul film.-
Svelato agli addetti ai lavori con pochissimo e calcolatissimo anticipo rispetto all'uscita USA e worldwide, Inception, settima fatica dell'osannato regista Christopher Nolan (sull'ultimo numero di Ciak è stato addirittura indetto un sondaggio per consacrarlo - o meno - quale erede di Stanley Kubrick) è una pellicola preparata con cura maniacale, recitata in modo ineccepibile da un cast deluxe, scritta con puntiglio più che certosino e diretta senza l'ombra della benchè minima sbavatura.
I costanti richiami a Sigmund Freud, l'omaggio a James Bond, la dichiarata ispirazione alle paradossali incisioni di Maurits Cornelis Escher, le più che evidenti contaminazioni (anch'esse anticipatamente divulgate alla stampa) dalla saga di Matrix: dieci anni di lavoro per un progetto a cui lo stesso Nolan teneva in modo particolare, al punto da blindare il set per un tempo decisamente superiore alla media dei film di genere, creando così quell'hype che tanto va di moda per garantire e garantirsi ancor più presa sull'audience.
Il risultato, a mio avviso e in (quasi) totale controtendenza con la critica tutta, è contradditorio; se da un lato, infatti, si rimane stupefatti di fronte a tale abilità nell'incastrare ad arte e rendere comprensibile un plot come questo, in seconda analisi si finisce per esserne sopraffatti: "by convoluting the various planes of experience, by overlapping and obscuring ostensible realities and ostensible dreams, Mr. Nolan deprives us the opportunity of investing emotionally in any of it" (John Anderson, Wall Street Journal). Ed è proprio questo il punto: la privazione di una sincera partecipazione emotiva, sia nei confronti dello svolgersi globale degli avvenimenti, che dell'intera vicenda che coinvolge Cobb e la sua Mal (un'intensissima Marion Cotillard, che è forse la cosa più bella della pellicola).
Tralasciando l'aspetto emozionale (che per me, peraltro, ha sempre una valenza fondamentale), ci sono comunque almeno un paio di scene mozzafiato dal punto di vista visivo (anche se, visivamente, e qui susciterò le ire di gran parte degli estimatori del regista britannico, mi sarei aspettato di più...): l'esplosione degli oggetti nelle strade di Parigi con Cobb e Ariadne impassibili, e la lotta in assenza di gravità che coinvolge Arthur nell'hotel. Catartico e ben strutturato il finale aperto, che sostanzialmente lascia allo spettatore la facoltà di decidere per conto proprio il destino di Cobb.
In conclusione: nel panorama attuale Inception è una perla rara; nel contesto di almeno trenta/quarant'anni di film di genere, l'opera di Nolan è tecnicamente inappuntabile (cast compreso), ma, a mio avviso, l'eccessiva diligenza Nolan la paga, quasi naturalmente di conseguenza, con la quasi totale assenza di pura emozione (intesa come emotività).
Comunque, da vedere.

08 ottobre 2010

L'uomo che fissa le capre (The men who stare at goats)

Bob Wilton (Ewan McGregor) è un giornalista pavido e impacciato, abbandonato dalla moglie e a caccia dello scoop della vita. Inviato di guerra in Iraq nel tentativo disperato e maldestro di attirare l'attenzione della fedifraga consorte, Wilton incontra lo stralunato Lyn Cassady (George Clooney), soldato Jedi e monaco guerriero appartenente alla New Earth Army, un'unità sperimentale dell'esercito americano che vuole "combattere" le guerre col flower power. L'esercito hippy, fondato dallo stupefacente Bill Django (Jeff Bridges), accoglie tra le sue fila il giornalista, iniziandolo al lato nobile della Forza...
Tratto dall'omonimo romanzo di nonfiction del giornalista gallese Jon Ronson (tradotto in italiano con "Capre da guerra"), L'uomo che fissa le capre è un pamphlet abbastanza divertente con serissime tematiche presenti nel sottobosco dell'ironica sceneggiatura, che immediatamente ci svela che le vicende narrate nella pellicola, seppur poco credibili, sono molto più verosimili di quanto si possa pensare.
Discretamente interpretato e diretto, a mio avviso questo prodotto difetta però in interesse e appeal: più volte il ritmo cede, la satira è a dir poco telefonata e il cast si diverte più che divertire; l'impressione è infatti quella di un cinema di pseudodenuncia montato ad arte per le recitazioni istrioniche di grandi caratteristi che non fanno altro che scimmiottare i loro ruoli più celebri, e lo script in diverse circostanze è troppo studiato per non cadere nel retorico o nel fasullo.
Secondo il mio modesto parere, si tratta quindi di un'occasione mancata, e il fatto che il pubblico l'abbia pressochè snobbato dopo un'iniziale buona accoglienza lo dimostra.
Peccato.

Sex Movie in 4D (Sex Drive)

Intrappolato in un animo adolescente troppo gentile e sensibile, Ian (Josh Zuckerman) ha diciotto anni e una sessualità ancora immacolata. In famiglia è vessato sia da Rex (James Marsden), il fratello maggiore omofobo e razzista, che dal fratello minore che gli rinfaccia le sue conquiste, mentre al centro commerciale dove lavora, un goffo costume da ciambella messicana lo rende preda di insulti e scherni. Su internet, dove può fingersi un giocatore di football palestrato, riesce invece a conquistare la bella Ms. Tasty e, dopo l'ennesima delusione amorosa, decide di rubare la Pontiac d'epoca di Rex e di partire alla volta del Tennessee per incontrarla. Compagni di questo viaggio che si rivelerà una lunga e folle avventura sono gli amici di sempre Lance (Clark Duke), affabile conquistatore di giovani fanciulle, e Felicia (Amanda Crew), la vicina di casa punk di cui Ian è da sempre innamorato.
Sex Drive, INSPIEGABILMENTE titolato Sex Movie in 4D dai dementi distributori italiani, è una commedia sgangherata, poco originale e anche un po' volgarotta, ma ha un pregio su tutti, che le consente di stagliarsi spanne e spanne sopra ai film di genere: un cast. Un vero cast. Non un'accozzaglia di bonone tettute e fustacchioni mononeuronici, ma un gruppo di attori che perlomeno si impegna per risultare divertente.
Sia chiaro che non ho "voluto" vedere questa pellicola, ma ci sono inciampato nella classica serata di zapping compulsivo: il fatto stesso che sia riuscito a seguirla fino alla fine dimostra che tutto sommato riesce addirittura a rendersi godibile.

04 ottobre 2010

In Memoriam: Tony Curtis (1925-2010)

Solo oggi, a cinque giorni di distanza dalla sua morte, pubblico la notizia del decesso di una leggenda della Hollywood degli anni d'oro: il grandissimo Tony Curtis, protagonista di film cult come ad esempio "A qualcuno piace caldo".
Curtis, una delle star del botteghino degli anni 50 e grande playboy dell'epoca, è morto nel suo letto intorno alla mezzanotte del 29 settembre a Henderson, Nevada.
Curtis, all'anagrafe Bernard Schwartz, era nato a New York da immigrati ungheresi il 3 giugno 1925. Considerato un rubacuori, annoverò tra le sue fidanzate Marilyn Monroe e Natalie Wood. Si sposò sei volte. La sua ultima moglie, per la cronaca, aveva 45 anni meno di lui.
Tra i suoi figli, la più famosa è sicuramente Jamie Lee Curtis, che gli è stata lontana per la maggior parte della sua vita, tanto da fargli ammettere di essere stato un fallimento come padre.