Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) possiede una qualifica speciale: è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio. Viene contattato da Saito (Ken Watanabe), un potentissimo industriale di origine giapponese, il quale gli chiede di tentare l'operazione opposta. Non deve prelevare pensieri celati ma inserire un'idea che si radichi nella mente di una persona. Costui è Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy) il quale, alla morte dell'anziano e dittatoriale genitore (Pete Postlethwaite), dovrà convincersi che l'unica cosa che può fare è distruggere l'impero ereditato. Saito avrà allora campo libero. In cambio offrirà a Cobb la possibilità di ...coronare il suo sogno. Cobb accetta e si fa affiancare da un team di super-esperti del virtuale, tra cui la giovane architetto Ariadne (Ellen Page) e i fidi collaboratori Arthur (Joseph Gordon-Levitt) ed Eames (Tom Hardy).-Un piccolo warning: qua e là sono presenti spoiler sul film.-
Svelato agli addetti ai lavori con pochissimo e calcolatissimo anticipo rispetto all'uscita USA e worldwide, Inception, settima fatica dell'osannato regista Christopher Nolan (sull'ultimo numero di Ciak è stato addirittura indetto un sondaggio per consacrarlo - o meno - quale erede di Stanley Kubrick) è una pellicola preparata con cura maniacale, recitata in modo ineccepibile da un cast deluxe, scritta con puntiglio più che certosino e diretta senza l'ombra della benchè minima sbavatura.
I costanti richiami a Sigmund Freud, l'omaggio a James Bond, la dichiarata ispirazione alle paradossali incisioni di Maurits Cornelis Escher, le più che evidenti contaminazioni (anch'esse anticipatamente divulgate alla stampa) dalla saga di Matrix: dieci anni di lavoro per un progetto a cui lo stesso Nolan teneva in modo particolare, al punto da blindare il set per un tempo decisamente superiore alla media dei film di genere, creando così quell'hype che tanto va di moda per garantire e garantirsi ancor più presa sull'audience.
Il risultato, a mio avviso e in (quasi) totale controtendenza con la critica tutta, è contradditorio; se da un lato, infatti, si rimane stupefatti di fronte a tale abilità nell'incastrare ad arte e rendere comprensibile un plot come questo, in seconda analisi si finisce per esserne sopraffatti: "by convoluting the various planes of experience, by overlapping and obscuring ostensible realities and ostensible dreams, Mr. Nolan deprives us the opportunity of investing emotionally in any of it" (John Anderson, Wall Street Journal). Ed è proprio questo il punto: la privazione di una sincera partecipazione emotiva, sia nei confronti dello svolgersi globale degli avvenimenti, che dell'intera vicenda che coinvolge Cobb e la sua Mal (un'intensissima Marion Cotillard, che è forse la cosa più bella della pellicola).
Tralasciando l'aspetto emozionale (che per me, peraltro, ha sempre una valenza fondamentale), ci sono comunque almeno un paio di scene mozzafiato dal punto di vista visivo (anche se, visivamente, e qui susciterò le ire di gran parte degli estimatori del regista britannico, mi sarei aspettato di più...): l'esplosione degli oggetti nelle strade di Parigi con Cobb e Ariadne impassibili, e la lotta in assenza di gravità che coinvolge Arthur nell'hotel. Catartico e ben strutturato il finale aperto, che sostanzialmente lascia allo spettatore la facoltà di decidere per conto proprio il destino di Cobb.
In conclusione: nel panorama attuale Inception è una perla rara; nel contesto di almeno trenta/quarant'anni di film di genere, l'opera di Nolan è tecnicamente inappuntabile (cast compreso), ma, a mio avviso, l'eccessiva diligenza Nolan la paga, quasi naturalmente di conseguenza, con la quasi totale assenza di pura emozione (intesa come emotività).
Comunque, da vedere.
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