29 aprile 2011

Harry Potter e i doni della morte: Parte I (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 1)

Fermo restando che chi non ricorda in modo più che soddisfacente il sesto libro/film del maghetto farà molta fatica a riallinearsi con trama e personaggi, è comunque necessario riportare a galla un importantissimo fatto/rivelazione del capitolo precedente: per poter annientare Voldemort, gli inseparabili Harry, Ron ed Hermione dovranno prima trovare e poi distruggere tutti e sette gli Horcrux in cui sono racchiusi i frammenti dell'anima dello stesso Voldemort.
Detto questo, troviamo una collocazione temporale ed esplicativa dell'incipit di questa settima fatica: due Horcrux sono già stati distrutti, il terzo è stato (forse) trovato ma non ancora distrutto; i tre amici protagonisti della lunghissima saga sono in fuga, ricercati sia dal Ministero della Magia (ormai corrotto) che dai seguaci di Voldemort. Ce la faranno a compiere la loro impresa prima che il cattivo tra i cattivi riesca ad uccidere Harry?
Tranquilli, la risposta è ovviamente posticipata alla seconda parte de "I doni della morte": questa prima tranche (che assomiglia molto di più a un primo tempo di una lunghissima pellicola) ha infatti il mero compito di rendere più comprensibile il cammino dello spettatore nell'arzigogolata e rischiosissima ricerca dei tre ragazzi che condurrà inevitabilmente al duello finale tra Harry e Voldemort (scorrettissimamente usato già nel trailer di questa pellicola).
Cosa dire del film? Poco o niente: la recitazione è sempre claudicante nei protagonisti ma efficace nei comprimari, i mirabolanti effetti visivi non sorprendono più neanche i meno avvezzi al CGI, la sceneggiatura è sempre e solo un'ossea riduzione del testo fine alla ricezione di una vasta audience e il cast tecnico è, ancora una volta, meccanicamente sontuoso (regia a parte, sciatta e impersonale).
Insomma, non resta altro che attendere con ansia (...) la Conclusione (con la "C" maiuscola!) di quest'eterna saga, prevista per luglio, con due certezze: con l'eccezione del terzo bellissimo film, diretto dal talentuoso Alfonso Cuarón, meglio rifugiarsi nella carta stampata; speriamo che questa estenuante serie di mediocri prodotti per il grande schermo sia davvero finita...


Buona visione dell'ultimo capitolo (di seguito il trailer)...

26 aprile 2011

The Box

Virginia, 1976. All'alba di un giorno come tanti, ai coniugi Norma e Arthur Lewis (Cameron Diaz e James Marsden) viene recapitato un pacco contenente una misteriosa scatola in legno dotata di un grosso pulsante rosso coperto da una cupola di vetro. Insieme alla scatola, un biglietto che preannuncia la visita di tal Mr. Steward (Frank Langella) nel tardo pomeriggio. Nel corso della giornata, sia Norma che Arthur ricevono (casualmente...) brutte news in ambito lavorativo, entrambe del tutto inattese.
Alla sera, un uomo con una terribile deformazione al viso si presenta alla loro porta con la chiave per aprire la cupola in vetro della scatola e un'offerta per i coniugi Lewis: se premeranno il pulsante riceveranno un milione di dollari in contanti; contemporaneamente, però, una persona a loro sconosciuta morirà in una qualsiasi parte del mondo. Norma e Arthur avranno solamente ventiquattr'ore per guardarsi dentro e decidere il da farsi...
Tratto dal racconto breve "Button, button" di Richard Matheson e diretto da Richard Kelly, l'autore del sopravvalutatissimo teen-cult Donnie Darko, The Box è un discreto film che può contare su una messa in scena sontuosa e un cast all'altezza, ma che difetta nella parte più importante, il dipanarsi della storia.
Dopo un'ottimo avvio, infatti, la pellicola si perde in opinabili e confuse scelte di montaggio, cadute di ritmo e soprattutto crescente disorientamento, sia nello spettatore che, a parer mio, nelle intenzioni del regista.
Peccato, perchè tecnicamente il prodotto è davvero notevole, l'idea è sicuramente provocatoriamente stimolante e il cast non si risparmia, a cominciare da una volitiva Cameron Diaz, finalmente non più la maniera di sè stessa.
Sicuramente varrebbe la pena darci un occhio, senza fretta. E soprattutto senza aspettarvi la presunta soluzione dell'enigma...

09 aprile 2011

Attica! Attica! Attica!

Oggi è mancato uno dei più grandi cineasti della Hollywood anni settanta: il regista Sidney Lumet.
Il modo migliore per omaggiarlo, a mio avviso, è mostrare la sequenza da antologia che vede protagonista Al Pacino in Quel pomeriggio di un giorno da cani, splendida pellicola diretta dal maestro americano nel 1975.
Addio, Sidney.


25 marzo 2011

Un doveroso omaggio alla (forse) ultima diva...

Un minuto e quarantuno secondi di una delle migliori Liz Taylor di tutti i tempi, premiata con il secondo Oscar nel 1967.
Da brivido.

15 marzo 2011

Quando l'Oscar tocca il fondo...

"And the Oscar goes to..." Quante volte ho sentito questa frase sperando fosse seguita da un determinato nome... Tante, troppe volte, invece, questo nome non corrispondeva al mio favorito: da quel momento invettive e improperi si abbattevano contro il reale significato di un premio che nel corso degli anni sembrerebbe davvero aver perso la "sacralità" di cui un tempo era rivestito.
Una delle questioni più dibattute con tutti i miei amici (i cinefili Fabio e Massimo in testa), infatti, è e sarà sempre la meritocrazia legata all'assegnazione della statuetta per eccellenza. Accese discussioni che la maggior parte delle volte finivano in una sorta di armistizio, ma che occasionalmente si trasformavano in furiosi alterchi, come se fossimo noi stessi ad aver perso il premio a vantaggio di una sciacquetta (a parer nostro, ovviamente) di attore o attrice.
Nei casi più eclatanti, poi, ci si infervorava addirittura per le colonne sonore, gli effetti speciali o la canzone, senza cedere di un millimetro...
Negli ultimi anni, stante la (presunta) maturità raggiunta in diversi ambiti, la razionalità sta prendendo il sopravvento, ma le frecciatine e il sarcasmo non mancano di certo.
Tutto questo lungo preambolo per dire che, approfittando del MIO spazio web, posso finalmente scrivere nero su bianco (anzi, bianco su nero...) quelli che sono stati i più incredibili, disgustosi, vergognosi, scandalosi, mefitici Oscar a cui ho avuto la (s)fortuna di assistere. Prevalentemente si tratta di attori/attrici, senza però snobbare le altre categorie, che hanno anch'esse subìto, negli anni, autentiche perle di ingiustizia.
Iniziamo quindi, a ritroso, scegliendo le venti nefandezze più smaccatamente evidenti (NB: in questa personalissima classifica ho tenuto in considerazione le edizioni degli Academy Award a partire dal 1985, cioè da quando li seguo attivamente).

20) Juliette Binoche - 1997. Ok, ok, ne Il paziente inglese era forse l'unica cosa realmente degna del film, però quello era l'anno della mitica Lauren Bacall, sempre snobbata dall'Academy. Oltre al danno di una carriera senza Oscar, nel 1997 si aggiunse pure la beffa.

19) Chicago - 2003. Bel musical, bravissimi interpreti, canzoni trascinanti: un cocktail scintillante. Un unico problema: quell'anno era nominato The Hours, che vinse solo con Nicole Kidman. Troppo poco. E troppi i sei Oscar alla pellicola di Rob Marshall, che non a caso non vinse come Miglior Regista.

18) Tom Hanks - 1994. Applausi a profusione e standing ovation al buon Tom, interprete di un avvocato gay affetto da AIDS in Philadelphia. Uno degli Oscar più celebrati in assoluto: a parer mio, uno dei più ipocriti e fasulli, con l'aggravante di una scena (entrata scandalosamente nell'immaginario collettivo), quella del malato che canta sulle note della Callas, che scivola quasi subito nel ridicolo involontario e trasforma Hanks in una macchietta senza arte né parte.

17) A Beautiful Mind - 2002. In quello stesso anno concorrevano al titolo di miglior film La compagnia dell'anello (il primo capitolo de Il signore degli anelli) e Moulin Rouge!. Con tutta la buona volontà, neanche con i più arzigogolati voli pindarici il film di Ron Howard può essere considerato meritevole dell'Oscar rispetto a entrambe le pellicole sopracitate.

16) A spasso con Daisy - 1990. Con tutto il rispetto per la compianta, splendida Jessica Tandy, non ho mai capito tutto il clamore che questo film ha suscitato: a mio avviso, non è altro che una furbissima pellicola di dubbio valore artistico, peraltro interpretata da due grandissimi caratteristi. E poi quell'anno tra i candidati era presente un certo film dal titolo "L'attimo fuggente"...

15) Film in lingua straniera - 2002. Troppo geniale e troppo avanti per i giurati dell'Academy, l'indimenticato Amélie riuscì nell'incredibile impresa di NON vincere l'Oscar: fu premiato invece No Man's Land, discreto film di Denis Tanovic che parlava della guerra nell'ex-Jugoslavia. Dopo l'11 settembre 2001, il tema della fratellanza in ambito bellico fu troppo forte, a scapito della genialità cinematografica della pellicola francese.

14) The Hurt Locker - 2010. Bel film, diretto con piglio sicuro dalla prima regista donna a vincere la statuetta (Kathryn Bigelow), ma, a mio modesto parere, una pellicola come tante altre del genere. Un anno che personalmente ricorderò per l'ennesimo sgarbo a Quentin Tarantino (che aveva il film artisticamente più originale, Bastardi senza gloria) e per la tardiva crociata contro Avatar, film dalla sceneggiatura stramasticata ma tecnicamente rivoluzionario, visivamente unico e tuttora insuperato.

13) Canzoni originali e colonne sonore - 1990-2011. I protagonisti assoluti degli scempi musicali sono stati, nell'arco di circa vent'anni, i mitici composer Alan Menken e Randy Newman. Il primo è stato capace di vincere, nell'arco di sole sette edizioni (dal 1990 al 1996), la MOSTRUOSITA' di 8 STATUETTE sconfiggendo con le sue partiture e canzoncine alla melassa nomi del calibro di John Barry, John Williams, Jerry Goldsmith, James Horner, George Fenton e James Newton Howard, cioè, in poche parole, la STORIA della musica da film; poi, fortunatamente, ha deciso di dedicarsi quasi completamente al teatro. Il secondo di Oscar ne ha vinti solo due, ma con due canzoni di rara e incomparabile bruttezza, soprattutto l'oscenità di quest'anno. A questo punto non ci resta che sperare che il buon Newman raggiunga il signor Menken a Broadway...

12) Sandra Bullock - 2010. E' vero, lo ammetto, Sandra Bullock è carina, divertente, ironica, simpatica e con un viso adorabile: ma se anche la signora Bullock, secondo l'Academy, ha meritato di vincere l'Oscar, fino a che punto potremo estendere i limiti inferiori della recitazione in futuro? Suvvia, non venitemi a dire che Sandra in The Blind Side (filmetto senza pretese che scivola via come un sorso d'acqua di fonte) era meritoria di tal riconoscimento... Poi, scusate, vi siete accorti che nella cinquina delle attrici candidate c'era Meryl Streep (SEDICESIMA nomination), che in Julie & Julia sciorinava una prestazione di inaudita bravura? Vogliamo cercare di piantarla di premiare il fenomeno mediatico del momento a scapito dell'ARTE??? Vogliamo dare questo benedettissimo terzo Oscar alla più grande attrice degli ultimi trent'anni???

11) Nicolas Cage - 1997. Non ridete, per favore. Giuro e spergiuro che è tutto vero. Quel bietolone monoespressivo e dallo sguardo più catatonico del grande schermo è riuscito, grazie a non so quali sotterranei e più che proibiti giochi di potere, a vincere l'Oscar per un discreto film di Mike Figgis dal titolo "Via da Las Vegas", in cui il dromedario interpretava il ruolo di un cirrotico all'ultimo stadio. Non credo di dover aggiungere altro, ma vorrei solo rincarare la dose aggiungendo due candidati "a caso" della cinquina di quell'anno per il miglior attore: Sean Penn per Dead Man Walking e Anthony Hopkins per Nixon...

10) Colonna sonora - 1989. Dave Grusin è un compositore che personalmente adoro: tra le altre, ha composto una delle più struggenti e sempiterne partiture di tutti i tempi, "Sul lago dorato". Nel 1989, però, il signor Grusin si rese protagonista di uno degli scandali più grossi della storia degli Oscar a livello musicale, vincendo il premio con la sua più brutta e dozzinale composizione, Milagro. Perchè tanto scalpore? Leggete le altre quattro soundtrack candidate: John Williams per Turista per caso, Maurice Jarre per Gorilla nella nebbia, Hans Zimmer per Rain Man e soprattutto George Fenton per Le relazioni pericolose. Non aggiungo altro.

9) Hilary Swank - 2005. So già che le prossime parole che scriverò potranno risultare scioccanti per molte persone, ma, avendole ponderate per più di sei anni, ho raggiunto profonda convinzione in quello che sto per scrivere. Innanzitutto, a mio avviso, Million Dollar Baby di Clint Eastwood è un film sopravvalutato: avvincente, sanguigno, poderoso, ma non così profondo come (quasi) tutti hanno scritto, e soprattutto con una prestazione attoriale, quella della Swank, molto lontana dalla mia concezione di abilità recitativa. La Swank infatti, a differenza di Boys Don't Cry in cui era intensissima, in questa pellicola ha anteposto le emozioni fisiche a quelle interiori, risultando in diverse scene snaturata e parzialmente disorientata. Anche la sua espressività sembrava quasi cristallizzata, come se non riuscisse a trasmettere adeguatamente quello che provava il suo personaggio. In definitiva, se nel 2000 l'Oscar assegnatole poteva starci, quello di quest'edizione, a parer mio, è stato figlio dell'ennesimo upset generato dalla travolgente onda del film. Perchè davvero non esiste al mondo che la signora Hilary Swank, buona caratterista americana, abbia già vinto DUE Oscar, e Annette Bening, una delle più grandi interpreti del nostro tempo e candidata proprio nel 2005 per La diva Julia, nessuno. Non esiste, e basta.

8) Il paziente inglese - 1997. Dodici nomination e NOVE Oscar a una delle più insensate e apocalitticamente noiose bordate nei maroni (oops!) mai concepite nell'era del cinema moderno: nient'altro che un'accozzaglia di musi lunghi, paesaggi da cartolina, scene madri, pianti isterici e struggenti addii. Un mix letale che, visto una volta, non merita una seconda visione nemmeno se remunerati per farlo. Complimenti ai convincenti metodi persuasori del signor Weinstein e della sua Miramax, ma ancor di più ai giurati dell'Academy che si sono fatti abbindolare (o narcotizzare?) dal "fascino" soporifero di quest'insulto alla decenza cinematografica.

7) Colonna sonora - 1987. La penultima, quindi non la più grave, delle nefandezze compiute in ambito musicale avvenne ben ventiquattro anni fa. Internazionalmente acclamata come la più sentita, la più aderente al tema, la più maestosa partitura del Maestro Ennio Morricone, Mission si apprestava a vincere la statuetta portando finalmente al trionfo il compositore italiano. Tra la sorpresa generale e lo sgomento dei commentatori di casa nostra, fu invece premiato Herbie Hancock e le sue dozzinali rivisitazioni jazz di Round Midnight: fu davvero uno shock, per non usare altri termini sicuramente più offensivi nei confronti dell'Academy. Tuttora rimane uno degli Oscar più misteriosamente assegnati: non a caso, vent'anni dopo, per il suo genio ma anche (e forse soprattutto ) per tutti i torti subiti, al Maestro venne riconosciuto il premio alla carriera. Troppo tardi, il danno (per non usare il plurale) era già stato compiuto.

6) Jodie Foster - 1989. Inchiniamo il capo di fronte alla grandissima protagonista de Il silenzio degli innocenti (Oscar meritatissimo) e di Taxi Driver (nomination). In mezzo a questi due film, però, si piazza come una staffilata in pieno petto il docudrama sul tema dello stupro per cui la pur brava Jodie vinse la statuetta in quest'edizione. Sotto accusa è infatti un film retorico, moralista, piuttosto prevedibile nel suo evolversi e niente affatto appassionante, e in questo contesto la Foster si limitò a mostrare il suo viso tumefatto con espressioni ricolme di odio e disperazione oppure a simulare urla e strepiti: una recitazione totalmente sopra le righe e talmente studiata ad arte per piacere all'Academy che... ci riuscì. Glenn Close, monumentale ne Le relazioni pericolose, e Sigourney Weaver, strepitosa in Gorilla nella nebbia, restarono a mani vuote. Ancora una volta la settima arte più pura ed autentica era stata sconfitta dal sensazionalismo.

5) Cher - 1988. La seconda, gravissima ingiustizia (la prima in ordine cronologico) patita dalla splendida Glenn Close accadde esattamente un anno prima di quella appena descritta. Questa volta, però, chi perpetrò il danno non credo sia nemmeno paragonabile alla caratura recitativa della Foster: la mitica cantante Cher, botulimica ed eccentrica caratterista che le strappò la statuetta grazie a un filmaccio di terz'ordine (l'ultra-sopravvalutato Stregata dalla luna) e a non so quale altra buona stella. La Close, in Attrazione Fatale, era infatti talmente credibile e intensa che nessuno avrebbe mai potuto solo azzardare una sua eventuale sconfitta: eppure, successe. Sapete cosa mi ricordo di Cher nell'ambito di quel film? La finta ricrescita grigia dei suoi capelli e l'ancor più finto aspetto trasandato che la signora del bisturi avrebbe dovuto mostrare all'audience: tutto talmente fasullo che l'Academy decise di premiare questo ridicolo tentativo da parte della cantante di recitare la parte di una "normale" donna italo-americana. Complimenti, e avanti così...

4) Marisa Tomei - 1993. Nominata ai Razzie Award (il contro-Oscar) nel 1992 in qualità di peggior attrice non protagonista e neanche considerata ai Golden Globe l'anno seguente, il nome della sconosciuta Marisa Tomei, attriciattola di origine italiana, saltò fuori solo in occasione delle nomination al premio più importante, piuttosto a sorpresa. Le sue avversarie non ammettevano discussione alcuna e dovevano suscitarle mastodontici timori reverenziali: l'australiana Judy Davis in Mariti e mogli, e le inglesi Joan Plowright (Un incantevole aprile), Vanessa Redgrave (Casa Howard) e Miranda Richardson (Damage - Il danno). La freschezza della ruspante Marisa, interprete di una svalvolata ragazza in Mio cugino Vincenzo, però piacque a tal punto che l'Academy decise addirittura di eleggerla Miglior Attrice Non Protagonista dell'anno. Cosa??? Stiamo scherzando, vero??? Non può essere che un errore di stampa, giusto??? Eppure no. E' tutto vero. Uno degli Oscar più ridicoli della storia era appena stato assegnato: scioccante, incredibile, inaudito. Per carità, la Tomei era simpatica e strappava qualche risata nel suo ruolo, ma avete letto bene i nomi delle altre attrici e relativi film per cui erano candidate??? Non ci sono davvero altre parole o spiegazioni da addurre. Il fondo del barile, FINO A QUEL MOMENTO, era stato toccato...

3) Colonna sonora - 1994. Tra i cinque film candidati c'era l'indimenticabile Lezioni di piano. Magari qualcuno potrà non ricordare il nome dell'attrice protagonista, della regista o il luogo in cui era ambientato, ma TUTTI credo si ricordino lo struggente, magnifico, trascinantissimo tema musicale ad opera di Michael Nyman. Ebbene, che ci crediate o no, la colonna sonora della pellicola, una delle più belle partiture cinematografiche DI TUTTI I TEMPI, non solo non vinse l'Oscar, ma, udite udite, NON FU NEMMENO CANDIDATA. Francamente, stento a trovare le parole per definire un simile scempio, che a mio avviso rimane tuttora inspiegabile e inspiegato. Questi sono i casi in cui verrebbe veramente da pensare che c'è qualcosa di molto più grande dell'Academy che muove i fili: non è infatti ammissibile una "dimenticanza" del genere. Vergogna, vergogna, vergogna.

2) Helen Hunt - 1998. Quattro attrici inglesi che vado ad elencare: Helena Bonham Carter (nel non memorabile Le ali dell'amore), la brava Julie Christie nel discreto Afterglow, la strepitosa Kate Winslet nel film dei film Titanic e l'ULTRATERRENA Dame Judi Dench (che casualmente l'anno dopo vinse l'Oscar come non protagonista per Shakespeare in Love recitando la bellezza di otto minuti nel film... E poi non venitemi a dire che l'Oscar non utilizza in modo ignobile l'arma del risarcimento) nel magnifico La mia regina. Eppure, a vincere è stata l'UNICA attrice americana (toh, che strano) candidata per una delle più sopravvalutate dramedy degli ultimi vent'anni: Qualcosa è cambiato. Detto ciò, posso dire che la Hunt il suo ruolo lo interpretava con garbo e mestiere: peccato che il livello da lei raggiunto fosse quello che le altre quattro attrici candidate avevano a loro volta raggiunto attorno ai dodici anni nelle recite parrocchiali. Chi si ricorda il nome Helen Hunt? E chi si ricorda cosa ha fatto? Per chi fosse dubbioso, la signora Hunt è stata ed è un'attrice prevalentemente televisiva che quasi tutti ricordano nel film d'azione Twister: però nel 1998, e nessuno mi convincerà mai del contrario, fu insignita del premio Oscar SOLO ED ESCLUSIVAMENTE grazie alla cittadinanza scritta sul suo passaporto. L'Academy Award più scandaloso della (mia) storia a livello recitativo.

1) Crash - 2006. Alzi la mano chi si ricorda questo film diretto da Paul Haggis, ruffiana scopiazzatura di una qualsiasi pellicola corale diretta dal grandissimo Robert Altman. Eh già, quasi nessuno. Il motivo? Molto semplice: il vincitore DOVEVA essere Brokeback Mountain. Era tutto pronto per il primo coraggioso sdoganamento hollywoodiano verso una storia d'amore gay. Invece, dalla bocca di Jack Nicholson è uscito uno spiazzante "Crash", che ha colto l'audience totalmente di sorpresa. Io personalmente non credevo alle mie orecchie. Non credevo possibile che i membri dell'Academy potessero rivelarsi così repressi, bigotti, omofobici, moralisti e trascendere il valore stesso dell'arte a causa di uno "scomodo" rapporto omosessuale tra due cowboy. Invece così fu. Bravi. Agendo in tal modo, avete contribuito a creare il più incredibile danno mai perpetrato alla settima arte nell'ambito dei riconoscimenti cinematografici. Complimenti. E vergogna. Mentre tutti (o quasi) hanno immediatamente dimenticato tale Crash, nessuno dimenticherà mai, cari membri dell'Academy, quello che siete riusciti a fare voi. Ancora e sempre, vergogna.

14 marzo 2011

Scott Pilgrim vs. the World

Scott Pilgrim (Michael Cera) è un 23enne ancora preda di una forma di tardiva adolescenza sentimentale. Suona il basso in una band indie rock, come tutti quelli della sua generazione ha subito una severa formazione a base di videogiochi 8bit e cerca una storia d'amore "sicura" con una 17enne, esercitando nichilismo un tanto al chilo. Quando nella sua vita irrompe Ramona (Mary Elizabeth Winstead), newyorkese, bellissima, indie nell'animo e ribelle a modo proprio con capelli colorati, tutto passa in secondo piano, anche il piccolo particolare che, per poter davvero avere una relazione con lei, Scott dovrà combattere e soprattutto sconfiggere i suoi 7 ex, riuniti in una confraternita finalizzata ad indirizzare la vita futura della ragazza da loro (un tempo) amata (sinossi del film di Gabriele Niola dal sito MyMovies.it).
Tratto dalla graphic novel di Bryan Lee O'Malley, pressochè sconosciuta in Italia, Scott Pilgrim vs. the World è un film sicuramente godibile, non eccelso dal punto di vista intrinsecamente cinematografico, ma visivamente superbo e nel quale si notano davvero tutti i sessanta milioni spesi per la pellicola: peccato che in tutto il mondo questo prodotto non sia nemmeno arrivato a incassarne cinquanta, facendolo così entrare di diritto nei più grossi flop del 2010.
Insuccesso immeritato, quindi: scene di lotta (ben girate ma dozzinali) e fisiologico calo di ritmo a parte, il risultato è infatti a tratti esilarante, il cast si impegna a fondo e il regista utilizza in modo opportuno ed efficace la tecnica (non molto diffusa ai nostri giorni) degli stacchi in asse (quando il montaggio taglia da una scena ad un'altra completamente diversa, mantenendo invariata la composizione dell'inquadratura).
Comunque, un film sostanzialmente per appassionati videoludici o per una serata disimpegnata, stile pizza e birra.

11 marzo 2011

Il cigno nero...

Un piccolo omaggio alla pellicola che probabilmente più di ogni altra avrebbe meritato l'Oscar per il Miglior Film, Black Swan, e alla sua strabiliante interprete, Natalie Portman.

28 febbraio 2011

Oscar 2011: i miei (svogliati) commenti

Dopo attenta riflessione mattutina, sono giunto alla conclusione che questa 83ma cerimonia degli Oscar sia stata la peggiore da me vista.
Triste iniziare con queste parole, soprattutto se si considera il fatto che il livello artistico delle pellicole candidate era decisamente elevato, e sicuramente i loro artefici avrebbero meritato ben diversa celebrazione.
Che dire? Tre ore e dieci minuti di nulla (o quasi): ritmo inesistente, nessun montage degno di nota, scelte inspiegabili (le intro dei presenter, gli Oscar alla carriera) e due presentatori letteralmente lanciati allo sbaraglio in modo indegno dagli scandalosi organizzatori di questo format.
Avrebbe dovuto essere l'anno dello svecchiamento, ma l'unico momento divertente ha visto protagonista il novantaquattrenne Kirk Douglas, autore di un esilarante siparietto all'atto della consegna del premio alla miglior attrice non protagonista.
I premi? Quasi tutti annunciati e quasi tutti corredati da discorsi dimenticabilissimi.
Le mise? Alcune notevoli, ma nessuna degna di citazione, a parte la splendida Halle Berry, a cui donerebbe anche un sacco di canapa infilato dalla testa tanto è regale nel suo aspetto.
Anne Hathaway? Adorabile ma trattenuta.
James Franco? Fascinoso ma impalpabile.
Le canzoni candidate? Brutte tutt'e quattro, ma specialmente, come già scritto nel post precedente, proprio quella che ha vinto: una boiata inascoltabile nel contesto di quella perla che è TOY STORY 3.
La speranza? Che il prossimo anno torni Hugh Jackman, o chiunque abbia un minimo di verve organizzativa e un briciolo di empatia.
Che delusione cocente.

Oscar 2011: i vincitori

Nel contesto di una delle cerimonie più noiose e scandalosamente mal organizzate degli ultimi vent'anni, si sono appena assegnati gli 83mi Oscar del cinema.
Trionfa IL DISCORSO DEL RE (film, regia, attore, sceneggiatura), sorprendendo per la vittoria del regista Hooper; INCEPTION fa man bassa di categorie tecniche portandosi anch'esso a casa quattro statuette; THE SOCIAL NETWORK prevale in tre categorie (sceneggiatura adattata, montaggio e soundtrack), mentre THE FIGHTER si aggiudica i riconoscimenti per entrambi gli attori supporting.
Batoste per IL GRINTA (10 nominations) e 127 ORE (6), a bocca asciutta.
La statuetta più gradita: Natalie Portman.
La statuetta più scandalosa: l'orrenda canzone di TOY STORY 3.

Il mio pronostico? 17 vincitori azzeccati su 24 categorie (uno in più dello scorso anno).

Di seguito tutti i vincitori.

Best Motion Picture of the Year

127 ore (2010)
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
I ragazzi stanno bene (2010)
Il discorso del re (2010)
The Social Network (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
Il Grinta (2010)
Winter's Bone (2010)

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Javier Bardem for Biutiful (2010)
Jeff Bridges for Il Grinta (2010)
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for Il discorso del re (2010)
James Franco for 127 ore (2010)

Best Performance by an Actress in a Leading Role
Annette Bening for I ragazzi stanno bene (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Christian Bale for The Fighter (2010)
John Hawkes for Winter's Bone (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Mark Ruffalo for I ragazzi stanno bene (2010)
Geoffrey Rush for Il discorso del re (2010)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for Il discorso del re (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Hailee Steinfeld for Il Grinta (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)

Best Achievement in Directing
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
Ethan Coen, Joel Coen for Il Grinta (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for Il discorso del re (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)

Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
Another Year (2010): Mike Leigh
The Fighter (2010): Scott Silver, Paul Tamasy, Eric Johnson
Inception (2010): Christopher Nolan
I ragazzi stanno bene (2010): Lisa Cholodenko, Stuart Blumberg
Il discorso del re (2010): David Seidler

Best Writing, Screenplay Based on Material Previously Produced or Published
127 ore (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
The Social Network (2010): Aaron Sorkin
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Michael Arndt, John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich
Il Grinta (2010): Joel Coen, Ethan Coen
Winter's Bone (2010): Debra Granik, Anne Rosellini

Best Animated Feature Film of the Year
Dragon Trainer (2010): Dean DeBlois, Chris Sanders
L'illusionista (2010): Sylvain Chomet
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Lee Unkrich

Best Foreign Language Film of the Year
Biutiful (2010): Alejandro González Iñárritu(Mexico)
Kynodontas (2009): Giorgos Lanthimos(Greece)
In un mondo migliore (2010): Susanne Bier(Denmark)
Incendies (2010): Denis Villeneuve(Canada)
Hors-la-loi (2010): Rachid Bouchareb(Algeria)

Best Achievement in Cinematography
Black Swan (2010): Matthew Libatique
Inception (2010): Wally Pfister
Il discorso del re (2010): Danny Cohen
The Social Network (2010): Jeff Cronenweth
Il Grinta (2010): Roger Deakins

Best Achievement in Editing
127 ore (2010): Jon Harris
Black Swan (2010): Andrew Weisblum
The Fighter (2010): Pamela Martin
Il discorso del re (2010): Tariq Anwar
The Social Network (2010): Kirk Baxter, Angus Wall

Best Achievement in Art Direction
Alice in Wonderland (2010): Robert Stromberg, Karen O'Hara
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010): Stuart Craig, Stephenie McMillan
Inception (2010): Guy Hendrix Dyas, Larry Dias, Douglas A. Mowat
Il discorso del re (2010): Eve Stewart, Judy Farr
Il Grinta (2010): Jess Gonchor, Nancy Haigh

Best Achievement in Costume Design
Alice in Wonderland (2010): Colleen Atwood
Io sono l'amore (2009): Antonella Cannarozzi
Il discorso del re (2010): Jenny Beavan
The Tempest (2010/II): Sandy Powell
Il Grinta (2010): Mary Zophres

Best Achievement in Makeup
La versione di Barney (2010): Adrien Morot
The Way Back (2010): Edouard F. Henriques, Greg Funk, Yolanda Toussieng
Wolfman (2010): Rick Baker, Dave Elsey

Best Achievement in Music - Original Score
127 ore (2010): A.R. Rahman
Dragon Trainer (2010): John Powell
Inception (2010): Hans Zimmer
Il discorso del re (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross

Best Achievement in Music - Original Song
127 ore (2010): A.R. Rahman, Rollo Armstrong, Dido ("If I Rise")
Country Strong (2010): Tom Douglas, Hillary Lindsey, Troy Verges ("Coming Home")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010): Alan Menken, Glenn Slater ("I See the Light")
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Randy Newman ("We Belong Together")

Best Achievement in Sound Mixing
Inception (2010)
Il discorso del re (2010)
Salt (2010)
The Social Network (2010)
Il Grinta (2010)

Best Achievement in Sound Editing
Inception (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
TRON: Legacy (2010)
Il Grinta (2010)
Unstoppable - Fuori controllo (2010)

Best Achievement in Visual Effects
Alice in Wonderland (2010)
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010)
Hereafter (2010)
Inception (2010)
Iron Man 2 (2010)

Best Documentary, Features
Exit Through the Gift Shop (2010): Banksy
GasLand (2010): Josh Fox
Inside Job (2010): Charles Ferguson
Restrepo (2010): Tim Hetherington, Sebastian Junger
Waste Land (2010): Lucy Walker

Best Documentary, Short Subjects
Killing in the Name (2010)
Poster Girl (2010)
Strangers No More (2010)
Sun Come Up (2010)
The Warriors of Qiugang (2010)

Best Short Film, Animated
Day & Night (2010)
The Gruffalo (2009) (TV)
Let's Pollute (2009)
The Lost Thing (2010)
Madagascar, carnet de voyage (2010)

Best Short Film, Live Action
The Confession (2010/IV)
The Crush (2009)
God of Love (2010)
Na Wewe (2010)
Wish 143 (2009)

27 febbraio 2011

Oscar 2011: a ruota libera...

Fatte le debite previsioni per la nottata delle stelle, ecco tutto ciò che davvero penso sull'anno cinematografico appena chiusosi, che ha sciorinato un livello estremamente ragguardevole per quanto riguarda tutte e dieci le pellicole candidate. Non c'è infatti un film che stia ipoteticamente sotto il livello della "buona" riuscita, a differenza di diversi anni recenti in cui alcuni prodotti venivano inseriti senza meriti degni di nota.
Ma veniamo al dunque, categoria per categoria (le sei principali, s'intende).

MIGLIOR FILM: difficilissimo scegliere. THE SOCIAL NETWORK è un film completo sotto tutti i punti di vista, ma può lasciare un po' freddi; IL DISCORSO DEL RE ha il miglior cast, ma un ritmo spezzettato; THE FIGHTER, seppur notevole, risente della poca originalità della vicenda; IL GRINTA è molto ben realizzato ma francamente inutile; INCEPTION è tecnicamente sontuoso ma quasi troppo ricercato per coinvolgere; TOY STORY 3 è straordinario, ma non può contare sull'aspetto recitativo; 127 ORE e WINTER'S BONE non hanno i crismi per aggiudicarsi addirittura il titolo di miglior pellicola dell'anno; I RAGAZZI STANNO BENE è una dramedy semplicemente deliziosa, ma anche in questo caso forse manca quel quid che possa farlo considerare film d'eccellenza sugli altri. Cosa rimane? Ovviamente BLACK SWAN, che, seppur bistrattato da molta (incompetente) critica soprattutto europea, merita a mio avviso la statuetta di BEST PICTURE: il cast è eccellente, le musiche e il lato tecnico sono ineccepibili, il ritmo è ansiogeno e coinvolgente, l'emotività è alle stelle; non vincerà mai, ma rasenta la definizione di capolavoro.

MIGLIOR REGISTA: bravissimi tutti, ma io seguo la teoria dell'accoppiata, quindi se il miglior film è BLACK SWAN, il miglior regista non può che essere Darren Aronofsky.

MIGLIOR ATTORE: Colin Firth. Punto. Quest'anno non ce n'è per nessuno.

MIGLIOR ATTRICE: premesso che non ho visto i film per cui sono candidate la Kidman e la Williams, e che Jennifer Lawrence è una bellissima sorpresa, il mio cuore si spacca letteralmente a metà per Natalie e Annette. Le ho adorate entrambe in egual misura e non saprei davvero decidermi: nel post precedente ho scritto che vorrei che vincesse la Bening. L'ho fatto perchè in entrambe le occasioni in cui è stata sconfitta (sempre da Hilary Swank, che io ritengo attrice decisamente sopravvalutata) le sue prestazioni erano disarmanti in quanto a bravura e aderenza al personaggio. Credo che Natalie abbia ancora molti anni davanti per potersi aggiudicare la statuetta, quindi io faccio il tifo per Annette Bening.
Ma se vincerà Natalie, come da previsioni, non batterò ciglio.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: favoritissimo, Christian Bale è indiscutibilmente bravo. Una considerazione, però: la bravura di un performer, a mio avviso, dovrebbe prescindere dalle trasformazioni fisiche e dagli eccessi, concentrandosi soprattutto sulla capacità di adattamento e versatilità dell'attore stesso. Bale nella sua carriera ha sempre colpito con ruoli sopra le righe ed estremamente borderline, mandando i critici in visibilio ma non convincendo del tutto i puristi della settima arte. Pur non definendomi tale, io condivido il loro pensiero, di conseguenza non credo che Bale meriti questo premio.
La passione un po' understated di Geoffrey Rush o il fortissimo ruolo tutto in sottrazione di John Hawkes a mio parere meritano molto di più. Dovendo scegliere, premierei il secondo per il semplice fatto che Rush l'Oscar l'ha già vinto.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: seppur in tono minore, vale il discorso fatto per il supporting actor. In questa categoria, infatti, io non avrei alcun dubbio a consegnare la statuetta a Helena Bonham Carter: misurata, ironica e autoironica, sempre in un angolo ma sempre presente, intensa e capace di diventare una credibilissima giovane Regina Madre.
Nulla da dire sulle comprimarie di THE FIGHTER, ma se l'Oscar dovesse (come sembra) finire nelle mani della giovanissima Steinfeld, non sarebbe altro che una riprova del fatto che gli Academy Award non vanno di pari passo con il merito artistico.

In conclusione, aggiungendo che i migliori script dovrebbero essere quelli di I RAGAZZI STANNO BENE e THE SOCIAL NETWORK, posso ancora dire che se INCEPTION farà incetta di premi tecnicni (ma solo quelli) sarà più che giusto, e che vorrei davvero veder riconosciuto lo splendido lavoro fatto dal composer John Powell per la straordinaria colonna sonora di DRAGON TRAINER.

Buona notte degli Oscar a tutti!

Oscar 2011: le mie previsioni e preferenze

Ci siamo.
Stanotte, al Kodak Theater di Los Angeles, verranno consegnati gli 83mi Oscar della storia del cinema: qualche sorpresa potrebbe esserci, ma ancora una volta, grazie al web e a un numero crescente di siti internazionali che si occupa della statuetta più ambita, le anticipazioni si sono quasi del tutto trasformate in certezze.
Come ogni anno, cercherò quindi di azzardare il mio pronostico: domani vedremo quanto avrò avuto ragione.
Di seguito la mia previsione e la mia preferenza per ogni categoria.

Best Motion Picture of the Year

127 ore (2010)
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
I ragazzi stanno bene (2010)
Il discorso del re (2010)
The Social Network (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
Il Grinta (2010)
Winter's Bone (2010)
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: BLACK SWAN

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Javier Bardem for Biutiful (2010)
Jeff Bridges for Il Grinta (2010)
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for Il discorso del re (2010)
James Franco for 127 ore (2010)
Chi vincerà: COLIN FIRTH
Chi dovrebbe vincere: COLIN FIRTH

Best Performance by an Actress in a Leading Role
Annette Bening for I ragazzi stanno bene (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)
Chi vincerà: NATALIE PORTMAN
Chi dovrebbe vincere: ANNETTE BENING (Scusa, Natalie...)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Christian Bale for The Fighter (2010)
John Hawkes for Winter's Bone (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Mark Ruffalo for I ragazzi stanno bene (2010)
Geoffrey Rush for Il discorso del re (2010)
Chi vincerà: CHRISTIAN BALE
Chi dovrebbe vincere: JOHN HAWKES

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for Il discorso del re (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Hailee Steinfeld for Il Grinta (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)
Chi vincerà: HAILEE STEINFELD
Chi dovrebbe vincere: HELENA BONHAM CARTER

Best Achievement in Directing
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
Ethan Coen, Joel Coen for Il Grinta (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for Il discorso del re (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)
Chi vincerà: DAVID FINCHER
Chi dovrebbe vincere: DARREN ARONOFSKY

Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
Another Year (2010): Mike Leigh
The Fighter (2010): Scott Silver, Paul Tamasy, Eric Johnson
Inception (2010): Christopher Nolan
I ragazzi stanno bene (2010): Lisa Cholodenko, Stuart Blumberg
Il discorso del re (2010): David Seidler
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: I RAGAZZI STANNO BENE

Best Writing, Screenplay Based on Material Previously Produced or Published
127 ore (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
The Social Network (2010): Aaron Sorkin
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Michael Arndt, John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich
Il Grinta (2010): Joel Coen, Ethan Coen
Winter's Bone (2010): Debra Granik, Anne Rosellini
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: THE SOCIAL NETWORK

Best Animated Feature Film of the Year
Dragon Trainer (2010): Dean DeBlois, Chris Sanders
L'illusionista (2010): Sylvain Chomet
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Lee Unkrich
Chi vincerà: TOY STORY 3
Chi dovrebbe vincere: DRAGON TRAINER (Mamma mia cosa ho scritto...)

Best Foreign Language Film of the Year
Biutiful (2010): Alejandro González Iñárritu(Mexico)
Kynodontas (2009): Giorgos Lanthimos(Greece)
In un mondo migliore (2010): Susanne Bier(Denmark)
Incendies (2010): Denis Villeneuve(Canada)
Hors-la-loi (2010): Rachid Bouchareb(Algeria)
Chi vincerà: IN UN MONDO MIGLIORE
Chi dovrebbe vincere: e chi ne ha visto uno???

Best Achievement in Cinematography
Black Swan (2010): Matthew Libatique
Inception (2010): Wally Pfister
Il discorso del re (2010): Danny Cohen
The Social Network (2010): Jeff Cronenweth
Il Grinta (2010): Roger Deakins
Chi vincerà: IL GRINTA
Chi dovrebbe vincere: BLACK SWAN

Best Achievement in Editing
127 ore (2010): Jon Harris
Black Swan (2010): Andrew Weisblum
The Fighter (2010): Pamela Martin
Il discorso del re (2010): Tariq Anwar
The Social Network (2010): Kirk Baxter, Angus Wall
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: 127 ORE

Best Achievement in Art Direction
Alice in Wonderland (2010): Robert Stromberg, Karen O'Hara
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010): Stuart Craig, Stephenie McMillan
Inception (2010): Guy Hendrix Dyas, Larry Dias, Douglas A. Mowat
Il discorso del re (2010): Eve Stewart, Judy Farr
Il Grinta (2010): Jess Gonchor, Nancy Haigh
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Costume Design
Alice in Wonderland (2010): Colleen Atwood
Io sono l'amore (2009): Antonella Cannarozzi
Il discorso del re (2010): Jenny Beavan
The Tempest (2010/II): Sandy Powell
Il Grinta (2010): Mary Zophres
Chi vincerà: ALICE IN WONDERLAND
Chi dovrebbe vincere: IL DISCORSO DEL RE

Best Achievement in Makeup
La versione di Barney (2010): Adrien Morot
The Way Back (2010): Edouard F. Henriques, Greg Funk, Yolanda Toussieng
Wolfman (2010): Rick Baker, Dave Elsey
Chi vincerà: WOLFMAN
Chi dovrebbe vincere: ho visto solo WOLFMAN, che non meriterebbe di vincere neanche uno schiaffo in pieno volto...

Best Achievement in Music - Original Score
127 ore (2010): A.R. Rahman
Dragon Trainer (2010): John Powell
Inception (2010): Hans Zimmer
Il discorso del re (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: DRAGON TRAINER

Best Achievement in Music - Original Song
127 ore (2010): A.R. Rahman, Rollo Armstrong, Dido ("If I Rise")
Country Strong (2010): Tom Douglas, Hillary Lindsey, Troy Verges ("Coming Home")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010): Alan Menken, Glenn Slater ("I See the Light")
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Randy Newman ("We Belong Together")
Chi vincerà: 127 ORE
Chi dovrebbe vincere: non quella di TOY STORY 3 (stucchevole e strasentita).

Best Achievement in Sound Mixing
Inception (2010)
Il discorso del re (2010)
Salt (2010)
The Social Network (2010)
Il Grinta (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Sound Editing
Inception (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
TRON: Legacy (2010)
Il Grinta (2010)
Unstoppable - Fuori controllo (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Visual Effects
Alice in Wonderland (2010)
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010)
Hereafter (2010)
Inception (2010)
Iron Man 2 (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Documentary, Features
Exit Through the Gift Shop (2010): Banksy
GasLand (2010): Josh Fox
Inside Job (2010): Charles Ferguson
Restrepo (2010): Tim Hetherington, Sebastian Junger
Waste Land (2010): Lucy Walker
Chi vincerà: INSIDE JOB
Chi dovrebbe vincere: non ne ho idea.

Best Documentary, Short Subjects
Killing in the Name (2010)
Poster Girl (2010)
Strangers No More (2010)
Sun Come Up (2010)
The Warriors of Qiugang (2010)
Chi vincerà: STRANGERS NO MORE
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

Best Short Film, Animated
Day & Night (2010)
The Gruffalo (2009) (TV)
Let's Pollute (2009)
The Lost Thing (2010)
Madagascar, carnet de voyage (2010)
Chi vincerà: DAY & NIGHT
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

Best Short Film, Live Action
The Confession (2010/IV)
The Crush (2009)
God of Love (2010)
Na Wewe (2010)
Wish 143 (2009)
Chi vincerà: NA WEWE
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

22 febbraio 2011

Benvenuti al Sud

Alberto (Claudio Bisio) è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un'imprudenza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guardaroba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile...
Dato che non lo faccio da parecchio tempo e visto che la recensione è totalmente in linea e sintonia con il mio pensiero, pubblico integralmente le parole di Edoardo Becattini da MyMovies.it, da leggere con estrema attenzione.
"Fra l'esagono francese e lo stivale italiano, la cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia la commedia popolare brama il sole del Mediterraneo e le palme della Costa Azzurra, mentre teme il freddo della Manica e i cieli grigi delle regioni del Nord; in Italia il sogno dell'uomo padano vive all'ombra della Madunina di Milano e rivolge tutte le possibili stigmatizzazioni verso il Sud pigro e parassitario. Da Giù al Nord a Benvenuti al Sud, l'attraversamento delle Alpi dell'“opera buffa” di Dany Boon ristabilisce una connessione fra discesa geografica e declino civile mediante lo stesso percorso bonario e leggero di sovvertimento dello stereotipo. Il film si presenta infatti come un vero e proprio remake nel senso americano del termine: una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell'originale francese, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina. Nella “traduzione” va persa molta della comicità surreale e strampalata della mimica e delle boutade di Dany Boon e Kad Merad, a favore di tempi comici più in linea con l'impostazione cabarettistica di Claudio Bisio e Alessandro Siani.
L'adattamento scritto da Massimo Gaudioso ricalca e parafrasa laddove serve, lisciando e addolcendo l'eccessivo schematismo della sceneggiatura originale soprattutto nei rapporti fra i vari personaggi. Per il resto, lo sceneggiatore di Gomorra si limita a convertire i vari elementi che caratterizzavano il Nord-Pas de Calais nel loro diretto corrispettivo cilentano (i formaggi puzzolenti diventano mozzarelle di bufala, i distillati alcolici e le birre corpose diventano caffè e limoncelli, mentre la tradizione dei carillon delle torri campanarie si converte nella pirotecnica barocca del folklore campano) e ad aggiungere qualche lieve elemento caricaturale sul razzismo leghista o di autoironia in merito allo stesso film di Matteo Garrone. Da parte sua, Luca Miniero aggiunge alla messa in scena piuttosto basica di Dany Boon un certo virtuosismo tecnico e uno spettro di colori più ampio e caldo, in linea con le tonalità della costa cilentana.
In definitiva, laddove ognuno - protagonisti, comprimari, caratteristi e autori - gioca il proprio ruolo a dovere e gestisce senza falli né malizia il gioco leggero della commedia, resta un dato non troppo confortante: il fatto che anche le idee, per ridicolizzare affettuosamente il nostro piccolo paese, abbiamo bisogno di importarle dall'estero."

12 febbraio 2011

The Fighter

-Attenzione: sono presenti spoiler (a partire dalla trama).-
Trasposizione sullo schermo della vera storia del pugile "Irish" Micky Ward (Mark Wahlberg) e del fratellastro maggiore Dicky Eklund (Christian Bale), anch'egli pugile. Assillati da una madre-manager (Melissa Leo) ossessionata dal successo e dal dio denaro, il primo, di carattere mansueto, finirà a combattere incontri sulla carta impossibili, mentre il secondo, dopo un match (perso) contro il famoso Sugar Ray Leonard, entrerà nella spirale del crack.
Ma nella terra della seconda occasione, entrambi sapranno riscattarsi: Micky, dopo aver conosciuto l'attuale moglie Charlene (Amy Adams), riuscirà a conquistare la corona di campione mondiale dei pesi welter proprio grazie all'appoggio del fratello Dicky, riabilitatosi dalla droga dopo una lunga parentesi in carcere.
Pellicola biografica di impostazione classica, The Fighter è un prodotto solido, piuttosto ben scritto, diretto con buon mestiere e interpretato in modo egregio, anche se con eccessi gigioneschi tutto sommato perdonabili.
Ambientato nei proletari centri del New England abitati soprattutto da immigrati irlandesi, il film annaspa un po' nella prima parte faticando ad assumere un'identità, per poi prendere corpo nella fase di separazione dei due fratellastri e culminare nel catartico finale.
David O. Russell, che ha definito quest'opera "la sua migliore", ottiene una meritata nomination all'Oscar (la pellicola in totale ne ha ottenute sette) incentrando l'evolversi dei fatti sulle figure meno positive della vicenda (Dicky e la madre) e lasciando da parte solo in linea di principio il vero protagonista del film: ne esce così uno squilibrio di caratteri profondamente reale (nella vita Micky Ward è davvero una persona timida e taciturna), che esalta le doti recitative di tutto il cast.
Christian Bale e Melissa Leo, entrambi favoriti per la conquista dell'Oscar come supporter, sfoggiano prestazioni notevolissime e grazie anche a qualche smorfia di troppo (quelle che tanto piacciono alle giurie) assurgono al ruolo di autentici leader di questa vicenda; Amy Adams, bravissima, trova finalmente un personaggio a tutto tondo, capace di condizionare in senso positivo la vita del bonaccione Micky Ward; proprio quest'ultimo, infine, è a mio avviso la vera rivelazione: sto parlando ovviamente di Mark Wahlberg, che dipinge in modo sorprendente un carattere imbranato ma deciso, introverso ma combattivo, silenzioso ma vincente.
Ah, per la cronaca, dopo The King's Speech anche questo film cade nell'assurdo anagrafico: Dicky Eklund, maggiore di otto anni rispetto a Micky, è interpretato da Bale, che di anni ne ha tre in meno di Wahlberg; c'è comunque da dire che almeno in questo caso Bale, invecchiato in modo accettabile, ha perso moltissimo peso per essere più credibile nei panni del suo personaggio.
In definitiva un film più che gradevole di cui consiglio sicuramente la visione.

11 febbraio 2011

Il discorso del re (The King's Speech)

-Attenzione: sono presenti spoiler (a partire dalla trama).-
Duca di York e secondogenito di re Giorgio V, Bertie (Colin Firth) è afflitto dall'infanzia da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l'affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (futura Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, strumento veicolatore di informazioni dell'epoca. Grazie al supporto e alla devozione di Lady Lyon (Helena Bonham Carter), sua premurosa consorte, e alle tecniche poco convenzionali di Lionel Logue (Geoffrey Rush), logopedista di origine australiana, Bertie scalzerà il fratello “regneggiante” (Guy Pearce), salirà al trono col nome di Giorgio VI e troverà la corretta fonazione dentro il suo discorso più bello. Quello che ispirerà la sua nazione guidandola contro la Germania nazista.
Strafavorito nella corsa agli Oscar, fresco vincitore del Producers Guild Award e del Directors Guild Award, Il discorso del re ha tutti i requisiti per convincere la giuria degli Academy Awards e per conquistare l'audience più tradizionalmente legata al prodotto d'autore, solido e ben interpretato. Non ha, però, a mio avviso, quel quid che lo trasformerebbe in un grande film.
Diretta con stile impeccabile ma un po' ingessato da Tom Hooper, la pellicola ha sicuramente i suoi punti di forza nel cast, di una bravura ultraterrena, e nel soggetto stesso: l'impasse sopraggiunge quando il pur bravo sceneggiatore David Seidler cerca di "costruire" il rapporto tra il futuro sovrano e lo speech therapist (che rimasero amici fino alla morte del primo), incappando in una serie di cambi di ritmo improvvisi e a volte spiazzanti. Ne risente pertanto la fluidità del film, davvero tale nella bellissima prima parte e nello splendido finale in crescendo, in cui Firth dimostra definitivamente di strameritarsi la statuetta più ambita.
Attenzione, con questo non sto assolutamente dicendo che Il discorso del re sia un prodotto che non merita: molto british old style, è in ogni caso una spanna sopra alla volgarità imperante delle pellicole troppo presto definite come "rivoluzionarie" e, come già detto, sciorina una serie di prestazioni recitative da brivido.
Una piccola nota in chiusura: non ho davvero capito il motivo della scelta di Guy Pearce, attore di sette anni più giovane di Firth, chiamato ad interpretare il fratello maggiore di Giorgio VI; sullo schermo la differenza è palesemente riscontrabile e genera stupore, oltre che confusione...
Da vedere, se non altro per gustarsi il lavoro di uno stuolo di attori letteralmente magistrali.

07 febbraio 2011

Checco Zalone nell'Olimpo del box-office nostrano

Checco Zalone ce l'ha fatta. In un mese esatto il comico barese e il suo Che bella giornata diretto da Gennaro Nunziante hanno spodestato sua maestà James Cameron e il suo Titanic dal secondo posto della classifica italiana all-time in quanto ad incassi. Avatar a parte, irraggiungibile dall'alto dei suoi 65 milioni di euro, la commedia dell'ex intrattenitore di Zelig rafforza così il suo primato di maggiore successo made in Italy al botteghino e si inserisce tra i due blockbuster del Re Mida americano.

Il dato ufficiale? Eccolo:
1) Avatar 65.666.319 euro
2) Che bella giornata 42.778.913 euro
3) Titanic 42.337.978 euro

Spazio ora ai sociologi che ci potranno spiegare i motivi di un così inaudito successo...

03 febbraio 2011

I ragazzi stanno bene (The Kids Are All Right)

Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore) sono una serena coppia lesbica di mezza età con due figli adolescenti, Joni (Mia Wasikowska) e Laser (Josh Hutcherson), nati attraverso l’inseminazione artificiale. Quando Joni compie diciotto anni i due ragazzi decidono di voler incontrare il loro padre biologico, Paul (Mark Ruffalo), un affascinante quarantenne che gestisce un ristorante alla periferia di Los Angeles. Ma l’ingresso di Paul all’interno del nucleo familiare provocherà conseguenze imprevedibili…
Una strepitosa dramedy, in perfetto equilibrio tra serio e faceto, interpretata da due attrici che dovrebbero già avere nella loro bacheca personale almeno una dozzina di Oscar, affiancate da almeno tre comprimari perfetti: cosa chiedere di più ad un film?
Scritto benissimo dalla regista Lisa Cholodenko (assieme a Stuart Blumberg), The Kids Are All Right è tutto ciò e ancora di più: è la quotidianità più politically correct nella famiglia meno convenzionale, è la sensibilità in ogni gesto e in ogni parola di due madri che hanno sempre dovuto fungere anche da padri, è la difficoltà di un ragazzo e una ragazza che crescono con qualche dubbio in più ma anche con molte più certezze dei loro coetanei.
Non c'è un solo momento di questa pellicola in cui il ritmo perda efficacia o salti fuori la classica nota stonata: nel panorama attuale, trovare un simile prodotto è merce sempre più rara, pertanto trovo giustissimo sottolinearne in modo sperticato le lodi, soprattutto quelle recitative, che meritano un lungo capitolo a parte; iniziamo quindi dai comprimari per chiudere con i "piatti forti".
Josh Hutcherson (Laser, il figlio quindicenne): il giovane interprete del mediocre Un ponte per Terabithia sfodera un'interpretazione degna di un veterano, calandosi in modo perfetto nel difficile ruolo di un inquieto teenager pieno di incertezze; Mia Wasikowska (Joni, la figlia diciottenne), facendomi finalmente dimenticare l'incolore Alice di Burton, conferma gli svariati apprezzamenti ricevuti in patria con una caratterizzazione fuori dal comune dell'età di passaggio più importante per ognuno di noi; Mark Ruffalo (Paul, il "donatore"), candidato all'Oscar per questo ruolo, incarna senza fronzoli e falsi patetismi un donatore che non è mai davvero voluto crescere nel suo ipotetico ruolo di capofamiglia; Julianne Moore (Jules), SCANDALOSAMENTE dimenticata dall'Academy, riesce a non rendermi capace di usare in modo appropriato alcun aggettivo, tanto la sua caratterizzazione rasenta la perfezione; Annette Bening (Nic), candidata all'Oscar ma ancora una volta sicura di non vincerlo, è, a mio avviso, una delle migliori attrici che la settima arte possa offrirci a livello globale: non ci sono termini idonei a descrivere la sensibilità con cui interpreta ogni personaggio, e a questo punto l'unica cosa che posso dire è che vorrei vederla recitare in molti più prodotti, in modo che finalmente possa stringere tra le sue mani quella statuetta che, lo dico tranquillamente, le appartiene quasi di diritto.
Una delle più belle comedy dolciamare degli ultimi anni, una pellicola assolutamente da non perdere.

127 Ore (127 Hours)

127 Ore non è altro che il racconto della vera storia di Aron Ralston, l'alpinista americano divenuto tristemente famoso nel 2003 per essere rimasto imprigionato da un masso nel corso di una scalata nello Utah dal quale si liberò dopo poco più di cinque giorni amputandosi da solo il braccio rimasto intrappolato.
Inutile dire che, essendo la vicenda risaputa, la stragrande maggioranza degli spettatori del globo (me compreso) attende per circa un'ora e venti minuti, con crescente ansia e trepidazione, la rendition da parte del visionario Danny Boyle della fatidica amputazione, perchè, come avevo letto tempo fa su Entertainment Weekly, "parlare di 127 Ore senza voler parlare del taglio del braccio è come voler parlare de Lo Squalo senza voler parlare dello squalo stesso".
Viste le premesse, non è sicuramente stato facile per Boyle girare un film in cui, sostanzialmente, si riprendeva un solo attore immobile per un'ora e mezza: il suo stile, però, ha fatto centro ancora una volta. Il vero protagonista del film, a parte James Franco che è letteralmente strepitoso, è infatti l'editing, come di consueto nei film del regista britannico: la staticità della location e della situazione è infatti intervallata, con sapiente tempismo, da flashback, allucinazioni, rimandi e riprese naturali che fanno scorrere il film come se si trattasse di un adrenalinico action movie senza soluzione di continuità.
Fantastiche le scene della pioggia e di tutte le rimembranze del protagonista legate all'acqua, e davvero ironico e struggente al tempo stesso lo sketch, da parte di Ralston-Franco, della trasmissione televisiva, che si chiude con un "Oops" che vale da solo tutta la scena (se non l'essenza del film stesso).
James Franco, come già detto, è straordinario: dall'incoscienza alla disperazione, dalla gioia al raziocinio, dalla tristezza alla lucidità, tutto è dosato dall'attore in modo egregio, e le sue contorsioni di dolore sul viso nella scena clou del film sono da lasciare a bocca aperta per veridicità e aderenza al ruolo.
In conclusione, ancora sulla scena-perno della pellicola: io l'ho vista con le classiche cinque dita aperte davanti agli occhi, ma per quello che ho voluto guardare Boyle è stato discretamente magnanimo, senza particolari troppo efferati, anche se a mio avviso l'auto-amputazione è una scena comunque "forte".
Assolutamente da vedere.