26 giugno 2009

In Memoriam: Farrah Fawcett (1947-2009)

È morta Farrah Fawcett.
L'attrice americana, 62 anni, era stata ricoverata in ospedale lunedì, in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di malata di cancro. Lo stesso giorno il compagno Ryan O'Neal, 68 anni, aveva annunciato che Farrah Fawcett, diventata famosa grazie al serie tv Charlie's Angels e considerata una delle donne più sexy di Hollywood negli anni Settanta, aveva accettato di sposarlo. Una storia parallela alla trama di uno dei film più famosi interpretati dall'attore: Love Story. La coppia, tra alti e bassi, viveva insieme da oltre vent'anni e ha un figlio, Redmond, 24 anni.
Recentemente, l'attrice è stata protagonista di un documentario trasmesso sul canale NBC dal titolo Farrah's Story, in cui ha raccontato in prima persona la sua lotta contro il cancro, scatenando molte polemiche.
Personalmente, la voglio ricordare, assolutamente splendida, proprio nel ruolo di Jill Munroe, il più bello degli angeli di Charlie.
Addio Farrah.

15 giugno 2009

Torniamo a parlare di incassi USA

Dopo l'exploit datato estate 2008 del secondo capitolo di Batman (The Dark Knight) firmato da Christopher Nolan, proviamo a capire se la summer season 2009 ci regalerà qualche titolo in grado di generare interessanti prospettive monetarie.
Innanzitutto, la prima certezza: i blockbuster di inizio stagione non hanno confermato le attese, se si eccettua il buon successo ottenuto da Star Trek (condito da -inaspettati- plausi da parte della critica), che solo oltreoceano ha superato i 230 milioni di dollari (ne è costati 150).
Infatti, se Angeli e Demoni (sempre sui 150 mln il costo) dopo 5 settimane ha incassato "solo" 125 milioni, Terminator Salvation sta sfiorando la nomea di flop, dato che, costato 200 milioni, dopo 4 settimane non ha neanche toccato i 115.
Meglio hanno fatto Wolverine e Monsters Vs. Aliens, i cui incassi hanno superato di una ventina di milioni circa il budget impiegato.
Caso a parte, e sono sempre molto felice nel comunicarlo, è Up, nuovo lungometraggio della Pixar, che in sole 3 settimane ha già raggiunto e superato i 175 milioni spesi (è a quota 187).
Per quanto riguarda le prossime uscite USA fino a fine luglio, attendiamo il secondo episodio di Transformers, il terzo de L'era glaciale, il nuovo irriverente personaggio di Sacha Baron Cohen (Brüno, gay austriaco decisamente sopra le righe) e alcune pellicole degne di nota anche dal punto di vista dell'interesse artistico, come ad esempio Public Enemies di Michael Mann, con Johnny Depp e Christian Bale.
Su tutti, però, Harry Potter. Il sesto capitolo sulle avventure del maghetto di Hogwarts uscirà il 17 luglio worldwide, e si può tranquillamente presagire un incasso planetario data l'interminabile attesa e l'altissimo hype.
Staremo a vedere...

08 giugno 2009

Tutta la vita davanti

Finalmente! Ho concluso un film.
Finalmente! Ho apprezzato un film (incredibile).
Finalmente! Ho visto, con colpevole ritardo, questo film.
Lasciando pertanto da parte le considerazioni su un'eventuale superamento dell'impasse cinematografica che mi ha perseguitato nell'ultimo periodo, passo immediatamente ad uno stringato commento personale sulla pellicola, che sono riuscito a recuperare a più di un anno dall'uscita nelle sale italiane.
Girato da uno dei più interessanti registi di casa nostra (il Paolo Virzì di Ovosodo e Caterina va in città), Tutta la vita davanti è un esempio schietto e professionale di come si possa ancora fare buon cinema senza necessariamente ricorrere agli Scamarci e ai Vaporidis che garantiscono (quasi) sempre un ottimo ritorno al botteghino.
Anche se ormai risaputa, due parole sulla trama, che si sviluppa attorno alle vicissitudini di una neolaureata nell'universo del lavoro precario. Marta è una ragazza colta, curiosa e taciturna, che trova lavoro nel call-center di un'azienda che commercializza un elettrodomestico futuribile e si avventura così in nuovo mondo fantasmagorico di giovani telefoniste e venditori invasati, danze motivazionali, jingle aziendali, premiazioni, applausi e penitenze concordate.
Pur con alcune (volute) esagerazioni e/o rappresentazioni oniriche un po' forti ma mai fastidiose, Virzì dipinge con occhio caustico ed occasionalmente ironico il panorama attuale dell'inserimento degli under 25 nel mondo del lavoro, senza risparmiare nessuno, dai manager senza scrupoli ai sindacalisti, dalle categorie più disagiate alle famiglie allargate.
Strepitoso il cast: a partire da Isabella Ragonese, autentica scoperta, ai più navigati Ferilli, Mastandrea e Ghini, passando per un'eccezionale Elio Germano, che dovrei davvero riscoprire in molti suoi lavori da me colpevolmente bypassati.
Per chi non l'avesse ancora visto, un prodotto decisamente da prendere in considerazione.
Merita sul serio.

04 giugno 2009

In Memoriam: David Carradine (1936-2009)

David Carradine, la co-star di Kill Bill e protagonista della famosa serie Kung Fu, è stato trovato morto a Bangkok, nella sua camera d'albergo. Lo riporta la ABC News, citando fonti dell'ambasciata americana in Thailandia. Classe 1936, Carradine si trovava nella capitale thailandese per girare un film.
Il portavoce dell'ambasciata americana Michael Turner ha spiegato che Carradine è morto mercoledì sera tardi o alle prime ore di giovedì, senza aggiungere altri dettagli. Il sito web del quotidiano The Nation, tuttavia, cita fonti di polizia anonime, secondo le quali l’attore sarebbe stato trovato impiccato nella stanza di un albergo di lusso.
Figlio del famoso attore americano John Carradine e fratellastro di Keith, Carradine, nato a Hollywood l’8 dicembre 1936, ha interpretato magistralmente Bill, nei due episodi di Kill Bill (2003 e 2004) firmati da Quentin Tarantino.
È divenuto famoso per il ruolo di Kwai Chang Caine nella serie tv degli anni Settanta Kung Fu (ma anche nei sequel degli anni Ottanta e Novanta).

La mia temporanea disaffezione...

Noia.
Tedio.
Fastidio.
Incredibile a dirsi, ma i sopracitati stati d'animo sono quelli che mi hanno trasmesso tutti i film che ho "tentato" di vedere nell'ultimo mese e mezzo... Possibile?
Evidentemente sì.
Negli ultimi 60 giorni ho recensito la miseria di tre pellicole, ma avrò iniziato la visione di almeno altri 15 "supposti" prodotti della settima arte, arrivando puntualmente a pigiare il tasto "stop" senza essere neanche giunto a un'ora di film.
Sale cinematografiche, poi, neanche a parlarne.
Insomma, una vera e propria CRISI.
Ok, ammetto che il periodo è piuttosto "challenging" e il tempo libero è poco, però questa totale mancanza di stimoli mi sta preoccupando.
Che fare? Attendere Harry Potter 6 e sperare di uscire dal tunnel? Ma per favore...
Rifugiarsi nei prodotti d'autore di Cannes? Sarebbe veramente la classica goccia...
Puntare sul "non-delude-mai-vuoi-che-deluda-proprio-ora"? Ecco, facciamoci del male...
Per favore, datemi un consiglio: aiutatemi!!!

14 maggio 2009

Le cronache di Spiderwick

La famiglia Grace (mamma, due gemelli, Jared e Simon, e la sorella Mallory) lascia New York per trasferirsi in una vecchia casa appartenuta ad un loro famigliare. Si troveranno però di fronte a fatti strani ed insoliti. Dopo alcune ricerche e false accuse tra loro, scopriranno un mondo fantastico popolato da bizzarre creature.
Un incipit sfruttatissimo per un prodotto che in più di un'occasione rischia quasi il plagio, ma riesce sempre, con molteplici colpi di coda, a riprendersi fino ad un gradevole risultato finale. Niente a che vedere con pellicole analoghe (su tutte, ovviamente, Narnia e Neverland, ma anche il datato ma sempre magico La storia infinita), ma Mark Waters, il regista, ottiene, grazie ad un cast equilibrato e arricchito da ottimi caratteristi quali Joan Plowright e David Strathairn, un film professionale che, pur puntando dichiaratamente ad un target under 18, diverte anche il pubblico adulto.
Da recuperare, con calma, al noleggio.

09 maggio 2009

David di Donatello 2009: i vincitori

Sette statuette per ciascuno.
Ma la sfida del cinema italiano tra «Gomorra» e «Il Divo» la vince il film tratto dal libro di Roberto Saviano e diretto da Matteo Garrone, che ottiene i premi più prestigiosi: miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura. Consolazione per Paolo Sorrentino nelle categorie dei caratteristi: miglior attore è Toni Servillo, Piera Degli Esposti miglior attrice non protagonista.
Alba Rohrwacher («Il papà di Giovanna») si aggiudica il David come miglior attrice protagonista, mentre miglior attore non protagonista è Giuseppe Battiston per «Non pensarci».
Qui tutti i vincitori.

06 maggio 2009

In Memoriam: Dom DeLuise (1933-2009)

L'attore comico americano Dom DeLuise, interprete di numerosi film di Mel Brooks, è morto in un ospedale di Los Angeles nella serata di lunedì. Aveva 75 anni ed era nato a Brooklyn il 1° agosto 1933.
Di origini italiane, l'attore aveva interpretato film come Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Il mistero delle dodici sedie, Robin Hood - Un uomo in calzamaglia e La corsa più pazza d'America.
Era stato anche per alcune stagioni il conduttore negli anni '90 della serie Tv Candid Camera.

05 maggio 2009

Gran Torino

Walt Kowalski ha appena perso la moglie, e la presenza dei figli con le relative famiglie al funerale non gli è di alcun conforto. Così come non gli è gradita l'insistenza con cui il giovane parroco cerca di convincerlo a confessarsi. Walt è un veterano della guerra in Corea e non sopporta di avere, nell'abitazione a fianco, una famiglia di asiatici di etnia Hmong. Le uniche sue passioni, oltre alla birra, sono il suo cane e un'auto modello Gran Torino che viene sottoposta a continua manutenzione. La sua vita cambia il giorno in cui il giovane vicino Thao, spinto dalla gang capeggiata dal cugino Spider, si introduce nel suo garage cercando di rubargli la preziosa automobile...
Girato in quattro settimane al termine di un progetto che non ha mai visto la luce, Gran Torino è l'ennesima dimostrazione di autentico genio cinematografico da parte di Clint Eastwood.
Senza particolari voli pindarici nello script, negli effetti speciali, nel cast o nell'originalità del soggetto, Clint riesce ancora una volta a smuovere i più reconditi anfratti dell'animo umano con una pellicola dalla prorompente forza morale, girata con piglio leggero e maestria quasi sbalorditiva.
Quello che sorprende sempre più è la naturalezza (e la levità) con cui il grandissimo regista ed interprete californiano parla di temi decisamente sfruttati quali il razzismo, la violenza, l'integrazione, l'amicizia: come al solito, lo fa senza suggerirci nulla, ma presentandoci la sua versione dei fatti, senza mezzi termini.
Straordinario tutto lo sconosciuto cast, scelto e diretto nell'arco di nemmeno due mesi, ma davvero eccezionale la prova di Eastwood, a metà tra Callahan e Frankie Dunn, l'allenatore di Million Dollar Baby, ma soprattutto fratello maggiore di Bill Munny, il cowboy di Unforgiven.
Sottili e di altissima caratura artistica le partiture dirette da Lennie Niehaus, inquietante la fotografia di Tom Stern, che trasforma Detroit in una città semi-fantasma (tranne nella splendida scena finale) e veramente notevole l'apporto del rimanente supporto tecnico.
Ma il vero responsabile di questa ulteriore gemma della settima arte è solo l'ineguagliabile Clint: ideatore, regista, attore, anima di questo piccolo, gigantesco film.
Assolutamente da non perdere.

09 aprile 2009

David di Donatello 2009: le candidature

Il Divo è il front-runner dell'edizione 2009 dei David di Donatello, maggior riconoscimento cinematografico del nostro paese: 16 nomination sono infatti andate alla pellicola di Paolo Sorrentino. Nelle cinquine, che coprono 22 categorie, la fa quindi da padrone il film su Giulio Andreotti, che aspira, tra gli altri, ai titoli di miglior film e miglior regista.
Segue il film di Matteo Garrone Gomorra, con 11 candidature (anche in questo caso miglior film e migliore regia). Seguono Ex di Fausto Brizzi con dieci candidature (una è per il David Giovani), Si può fare di Giulio Manfredonia con nove (compreso un David Giovani), Tutta la vita davanti di Paolo Virzì con cinque nomination e infine Il papà di Giovanna di Pupi Avati, con quattro.
Le nomination sono state votate dal 21 marzo al 2 aprile dai 1.538 componenti la Giuria dell'Accademia del cinema italiano.
La consegna dei premi avverrà l'8 maggio prossimo, con diretta televisiva su RaiSat.

06 aprile 2009

L'ospite inatteso (The Visitor)

Dal blog di "AmosGitai", che consiglio vivamente, estrapolo la trama: Walter Vale, austero professore universitario di economia, dopo la morte della moglie sembra aver perso ogni interesse vivendo così una vita grigia ed anonima. Un viaggio a New York per la presentazione di un saggio darà inizio ad una serie di episodi che gli cambieranno per sempre la vita. Quando infatti entra nel suo vecchio appartamento della Grande Mela, Walter trova due inaspettati ospiti: Tarek, un suonatore di tamburi siriano, e la compagna senegalese Zainab, ambedue clandestini ed all'oscuro del reale proprietario dell’appartamento. Dopo un primo acceso incontro, il professore deciderà di offrire ospitalità alla coppia.
Incipit curioso e vagamente originale per questa seconda fatica di Tom McCarthy, autore dell'interessante The Station Agent, pellicola off del 2003 che era riuscita a godere di un briciolo di notorietà anche in Italia data la messe di premi ottenuti oltreoceano.
Anche in questo caso McCarthy analizza con non comune sensilibità i temi della solitudine e della discriminazione, intersecandoli in modo egregio, ma senza eccessi o ridondanze moralistiche.
Molto coraggiosa, poi, la scelta di trasformare la presa di coscienza personale di un noioso vedovo del New England in un disegno globale ben più disperato e straziante di quanto non ci si possa aspettare da un prodotto simile.
Strepitosi tutti e quattro i protagonisti: dal navigato Richard Jenkins (giustamente candidato all'Oscar) alla bravissima attrice palestinese Hiam Abbass, dal libanese d'origine Haaz Sleiman alla caratterista Danai Gurira, originaria dello Zimbabwe; un autentico melting pot della settima arte che trova da subito un equilibrio non comune nell'esprimere le più svariate situazioni e i sentimenti più contrapposti.
Splendide le musiche di Jan Kaczmarek e notevole la fotografia di Oliver Bokelberg, che trasforma New York in un luogo arido e spettrale.
Da non perdere.

30 marzo 2009

In Memoriam: Maurice Jarre (1924-2009)

Uno dei più illustri compositori di partiture cinematografiche di ogni tempo ci ha lasciati.
Il grandissimo Maurice Jarre, autore di celeberrime colonne sonore come quella del "Dottor Živago", e' morto a causa di un tumore all'età di 84 anni a Los Angeles.
Jarre, durante la sua prolifica carriera (più di 150 soundtrack) aveva vinto tre premi Oscar: oltre che per l'epocale "Tema di Lara", che aveva venduto milioni di copie, l'eclettico musicista francese si era aggiudicato la statuetta anche per le colonne sonore di "Lawrence d'Arabia" e di "Passaggio in India". Stabilitosi dall'inizio degli anni '60 negli Stati Uniti, Jarre aveva accompagnato con le sue composizioni produzioni di registi del calibro di John Huston, Luchino Visconti e Alfred Hitchcock.

29 marzo 2009

Il club di Jane Austen (The Jane Austen Book Club)

Opera prima della sceneggiatrice Robin Swicord, Il club di Jane Austen è uno sguardo gradevolmente naïf al mondo dei club letterari domestici, solitamente femminili e generalmente incentrati su autori o autrici da (ri)scoprire. Con conseguenti, ingenue, ma simpatiche commistioni tra vita reale e fiction letteraria.
Ottimamente interpretata da un cast più o meno famoso, la pellicola inanella una discreta serie di luoghi comuni e/o eccessi romantici o situazionali (com'è possibile che una delle protagoniste, gay dichiarata, incontri con facilità disarmante presunte anime gemelle a profusione?), ma con grazia e soprattutto senza alcuna pretesa di intellettualismo. Certo, chi non conosce la scrittrice inglese farà inizialmente un po' di fatica a calarsi nei personaggi, ma in seguito la trama si concentra di meno sul supposto lato colto degli interpreti per trasformarsi in un trattato, lieve e sussurrato, sulle differenti sfaccettature dell'Amore.
Come dicevo, brave le caratteriste (su tutte la "Giudice" Amy Brenneman) e decisamente azzeccati i protagonisti maschili (dalla sorpresa Hugh Dancy al redivivo Jimmy Smits), che non fanno da semplici counterpoint alla necessaria predominanza di sesso femminile.
Chiudo con il pensiero di Ilaria Ferri dal sito FilmUp, che sostanzialmente la pensa alla mia stessa maniera su tutta la linea: "I libri di Jane Austen diventano un tramite tra uomini e donne per comunicare: una volta che gli uomini accettano di leggere questi romanzi, riescono ad entrare in contatto profondo con le loro compagne. Sebbene dell’opera della Austen sia preso in considerazione per lo più il lato romantico, dimenticando del tutto quello ironico e pacatamente sovversivo, il film è comunque un prodotto godibile, romantico ma al contempo divertente, probabilmente apprezzato più dalle signore o da fan sfegatati della scrittrice."
Cosa aspettate a correre in libreria?

19 marzo 2009

In Memoriam: Natasha Richardson (1963-2009)

Dopo un'agonia di due giorni in cui era stata anche dichiarata morta a livello cerebrale, è mancata in maniera tragica ed improvvisa l'attrice inglese Natasha Richardson, vittima di una caduta sugli sci tre giorni fa in Canada.
Figlia dell’attrice britannica Vanessa Redgrave e del regista Tony Richardson, era nata a Londra l’11 maggio 1963, per poi naturalizzarsi statunitense. Nel 1998 aveva vinto un Tony Award (l'Oscar del teatro) per la migliore attrice nel musical Cabaret.
Ha recitato in diversi film di Hollywood tra cui «Genitori in trappola» (1998) al fianco di un’allora 11enne Lindsay Lohan. Natasha aveva sposato l'attore Liam Neeson nel 1994 dopo averlo conosciuto sul set del film «Nell».
Mi piace ricordarla in «Blow Dry» del 2001, in cui interpreta l'ex-moglie, diventata nel frattempo lesbica, di un famoso hairdresser. Un ruolo a metà tra il malinconico e l'ironico, un po' come la sua bellissima espressione, radiosa seppur vagamente imbronciata.
Addio, Natasha.

18 marzo 2009

Dedicato a...

Dedicato a chi continua a chiedersi perchè è successo proprio a lei o a lui.
Dedicato a chi ogni giorno scopre di avere un grammo di pazienza in più, e per questo piange di gioia.
Dedicato a mio zio, che ha perso la sua personale battaglia, ma che è riuscito a farmi ridere con le ultime parole che mi ha detto.
Dedicato a chi passa da un raggio X a un letto d'ospedale e non dimentica mai di portare con sè l'ultimo romanzo di grido, perchè l'importante è essere up-to-date.
Dedicato a chi tossisce, vomita, impreca, maltratta, perchè lo farà ancora e ancora, ma alla fine troverà la forza di ripensarci e sorridere.
Dedicato a tutti quelli che ci sono stati o ci stanno vicini in questi momenti indicibili, perchè la loro presenza è il nostro pane.
Dedicato a tutti quelli che ce l'hanno fatta e che ce la faranno.
Dedicato a me stesso.
Dedicato a G.
Dedicato a mia zia.

14 marzo 2009

Rachel sta per sposarsi (Rachel Getting Married)

Come si può giungere al paradosso che un film si riveli così realista da sembrare ...troppo vero? Forse grazie all'idea di un regista premio Oscar (Jonathan Demme, autore del meraviglioso Il silenzio degli innocenti) che assolda un nugolo di caratteristi provenienti dal teatro off (a parte due delle attrici protagoniste) e affida la realizzazione della pellicola ad un cast tecnico pressochè sconosciuto: in una parola, dimostra di volersi cimentare con una dote ormai passata di moda, l'umiltà.
E il risultato, a dirla tutta, è folgorante.
Cinepresa a spalla, riprese cariche di significato emotivo che non vanno a premiare solo gli sguardi degli interpreti o le scene-madri, totale assenza di staticità: per un film quasi esclusivamente ambientato in interni è un risultato sorprendente.
In poche parole, il plot: quando Kym (Anne Hathaway) torna a casa della famiglia per il matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie DeWitt), porta con sé una lunga storia di crisi personali, conflitti familiari e tragedie. La grande quantità di amici presenti al matrimonio della coppia si è riunita per un felice weekend di feste, musica ed amore, ma Kym, con le sue taglienti frasi secche e un’inclinazione naturale a provocare dei drammi, rappresenta un catalizzatore per le tensioni a lungo sopite nelle dinamiche familiari.
Assolutamente straordinaria, per adesione al ruolo e capacità espressiva, Anne Hathaway: già semiseria in Becoming Jane, la simpaticissima protagonista de Il diavolo veste Prada merita di stra-meritare la nomination all'Oscar e si candida per il futuro ad interprete bivalente di assoluto valore.
Bravissime anche Rosemarie DeWitt e Debra Winger, quest'ultima capace di rendere con una recitazione in quasi costante sottrazione la figura di una madre assente ed irresponsabile.
Insomma, un piccolo piccolo film reso un gioiello da pochi essenziali elementi, senza dimenticare il fatto che un'ora e quaranta minuti sono una durata più che sufficiente per trasmettere autenticità. Peccato che i distributori italiani abbiano preferito tenere le pizze originali della pellicola in cantina: ancora una volta, grazie alla loro insipienza, quasi nessuno ha potuto vedere Rachel sta per sposarsi.

24 febbraio 2009

Il curioso caso di Benjamin Button

Tredici nomination all'Oscar (ma solo tre conquistati, in categorie minori), battage pubblicitario su larghissima scala e articoli di apprezzamento un po' ovunque. Un'esagerazione? Decisamente.
Il curioso caso di Benjamin Button è un film concepito per piacere, ideato per conquistare, scritto per stupire e adattato per emozionare.
Francamente, il risultato lascia alquanto deluse le aspettative. Da Spaziofilm.it ecco le parole di Lorenzo Pedrazzi: "... Nel film di David Fincher, diversamente dal delizioso racconto di Fitzgerald (del quale conserva soltanto l’idea iniziale), Benjamin Button tenta in effetti di dare alla sua vita un senso epico, un valore irripetibile, al punto da attraversare e vivere sulla sua pelle circa ottant’anni di Storia americana, alternando una partecipazione attiva al corso degli eventi a un atteggiamento più passivo, da outsider (se non addirittura da novello Candide, a tratti). Ma la sua prospettiva è davvero quella dell’outsider?
La sceneggiatura di Eric Roth (e prima ancora il soggetto, scritto da Roth con Robin Swicord) non riesce a calarsi completamente nello sguardo e nei sentimenti di un individuo eccezionale che vive una vita eccezionale, non riesce a farne emergere la profonda solitudine, né il senso di inevitabile condanna."
E non potrei essere più d'accordo.
Per quanto riguarda la prova del cast, decisamente degna di nota l'interpretazione di Taraji P. Henson nel ruolo della "madre adottiva" di Brad Pitt, mentre non convincono del tutto, per motivi differenti, sia quest'ultimo che, incredibile a dirsi, Cate Blanchett. Ancora da Spaziofilm.it: "Pacata e calzante, ma non memorabile, l’interpretazione di Brad Pitt, il cui volto invecchiato al digitale è stato applicato a quello di Benjamin “bambino” (ma il computer, all’opposto, è riuscito anche a riportarlo all’epoca di Thelma e Louise). Per il resto sempre splendida Cate Blanchett, ma in un film che pare aver sprecato le sue enormi potenzialità si ricordano più volentieri alcuni ispiratissimi personaggi “di contorno”."
Nulla da eccepire invece al cast tecnico, inappuntabilmente di primissimo ordine.
Un film eventualmente da recuperare al noleggio, con la consapevolezza di dover affrontare una durata di due ore e cinquanta minuti circa. Preparatevi quindi un buon caffè doppio, soprattutto per la parte centrale, decisamente tediosa...

23 febbraio 2009

Oscar 2009: i vincitori e i miei commenti

Innanzitutto, uno statement doveroso: gli 81mi Oscar della storia del cinema non verranno sicuramente ricordati per le sorprese. Period.
D'altronde, se un onesto appassionato di cinema come il sottoscritto centra 21 vincitori su 24 categorie, c'è qualcosa di troppo scritto alla vigilia di (ogni) cerimonia per non dare adito a dubbi...
Comunque, piccata considerazione a parte, vorrei innanzitutto celebrare il primo ATTESISSIMO Oscar per la magnifica Kate Winslet, che, se continuerà di questo passo, potrà diventare l'unica vera antagonista di sua maestà Meryl in quanto a nomination conquistate (per Lady Streep sono 15).
Dallo speech di Kate: "Mentirei se dicessi che non ho mai fatto una versione di questo discorso prima. Penso di aver avuto circa otto anni ed ero davanti allo specchio del bagno. Questo (tenendo in mano l'Oscar, ndr) era una bottiglia di shampoo. Ora no".
In seconda battuta il successo di Sean Penn, molto a sorpresa in Europa ma meno oltreoceano, dove gli scommettitori lo davano già lievemente favorito su Rourke, sebbene quest'ultimo avesse fatto man bassa di riconoscimenti fino a ieri notte.
Proseguendo, poche parole per descrivere l'annunciatissimo trionfo di The Millionaire (Slumdog Millionaire): otto statuette (troppe) e discorsi di ringraziamento simpatici ma poco "stimolanti". Una gioia comunque per l'intero paese dell'India.
Infine, l'unica vera sorpresa di tutta la serata: la vittoria del Giappone nella categoria del miglior film straniero. A bocca asciutta Israele e Francia, favoritissimi. Francamente, non riesco ancora a capire i criteri di assegnazione di questo premio, e forse mai li capirò.

Velocemente, cosa mi è piaciuto:
- il presentatore Hugh Jackman, bravissimo, simpaticissimo e con eccezionali doti canore;
- il concept della serata, snello e gradevole (3 ore e 17 minuti);
- il nuovo format di consegna degli Oscar alla recitazione (cinque ex-vincitori/trici a presentare ognuna delle candidature);
- l'outfit di Natalie Portman, Kate Winslet e Anne Hathaway, le più belle ed eleganti.

Cosa non ho apprezzato:
- come già detto, vittorie eccessivamente prevedibili: così è troppo;
- il solo premio vinto da Wall-E: meritava sicuramente di più;
- dov'è finito l'Oscar alla carriera??? Quest'anno misteriosamente non è stato assegnato...;
- i tremendi abiti di Beyoncé Knowles, Miley Cyrus e Tilda Swinton (again).

Di seguito tutti i vincitori. Al prossimo anno!

Best Motion Picture of the Year
Slumdog Millionaire (2008): Christian Colson

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Sean Penn for Milk (2008)

Best Performance by an Actress in a Leading Role
Kate Winslet for The Reader (2008)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Heath Ledger for The Dark Knight (2008)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Penélope Cruz for Vicky Cristina Barcelona (2008)

Best Achievement in Directing
Danny Boyle for Slumdog Millionaire (2008)

Best Writing, Original Screenplay
Milk (2008): Dustin Lance Black

Best Writing, Adapted Screenplay
Slumdog Millionaire (2008): Simon Beaufoy

Best Achievement in Cinematography
Slumdog Millionaire (2008): Anthony Dod Mantle

Best Achievement in Editing
Slumdog Millionaire (2008): Chris Dickens

Best Achievement in Art Direction
The Curious Case of Benjamin Button (2008): Donald Graham Burt, Victor J. Zolfo

Best Achievement in Costume Design
The Duchess (2008): Michael O'Connor

Best Achievement in Makeup
The Curious Case of Benjamin Button (2008): Greg Cannom

Best Achievement in Music Written for Motion Pictures, Original Score
Slumdog Millionaire (2008): A.R. Rahman

Best Achievement in Music Written for Motion Pictures, Original Song
Slumdog Millionaire (2008): A.R. Rahman, Gulzar("Jai Ho")

Best Achievement in Sound
Slumdog Millionaire (2008)

Best Achievement in Sound Editing
The Dark Knight (2008)

Best Achievement in Visual Effects
The Curious Case of Benjamin Button (2008): Eric Barba, Edson Williams

Best Animated Feature Film of the Year
WALL·E (2008)

Best Foreign Language Film of the Year
Okuribito (2008)(Japan)

Best Documentary, Features
Man on Wire (2008)

Best Documentary, Short Subjects
Smile Pinki

Best Short Film, Animated
La Maison en Petits Cubes: Kunio Kato

Best Short Film, Live Action
Spielzeugland (2007)

22 febbraio 2009

Hancock

Interpretato da Will Smith, Re Mida del botteghino made in USA, Hancock non ha tradito le attese, superando ampiamente i 200 milioni di dollari.
Una volta tanto, però, il successo di pubblico non è andato di pari passo con le stroncature dei critici, che hanno visto in questo prodotto una ventata d'aria fresca nel panorama congestionato dei superhero movies.
In tutta franchezza, posso anche trovarmi parzialmente d'accordo con questo sommario giudizio: Smith è simpatico, Charlize Theron è splendida, alcune trovate sono divertentissime.
Non è un capolavoro, certo, ma è un film tutto sommato onesto, in cui gli effetti visivi sono davvero ben congegnati da John Dykstra e il ritmo non cede mai.
Il pregio più eclatante: la durata, sull'ora e mezza circa. Incredibile, di questi tempi.