28 febbraio 2012

Oscar 2012: the Meryl day


A quasi trenta ore dalla conclusione dell'ottantaquattresima cerimonia degli Academy Awards, l'euforia per la fatidica, attesissima, storica, strameritata, agognata e sacrosanta terza stauetta della più grande attrice del nostro tempo, la sola e unica Meryl Streep, non si è ancora minimamente affievolita.
Troppo intensa la gioia provata dopo averci creduto, contro tutto e contro tutti (ma proprio tutti, migliori amici compresi) fino all'ultimo istante: semplicemente, la mia sensazione era quella che Meryl non potesse perdere anche questa volta. E così, fortunatamente, è stato.
Quando Colin Firth l'ha presentata c'era come un'aura di celebrazione nell'aria. Il grandissimo attore inglese ha iniziato così: "Meryl, Mamma Mia! We were in Greece, we danced, I was gay and we were happy!". Suscitando ovviamente le sonore risate dell'audience, oltre a quelle della diretta interessata. Ha poi proseguito citando il record delle diciassette nomination e i continui limiti della perfezione attoriale che Meryl sposta sempre più in alto, definendola "unreasonably good".

Poi, l'apoteosi.



Il suo discorso è stato, in una sola parola, perfetto. Esilarante l'inizio: "When they called my name I've had this feeling I could hear half of America going 'oh no. oh c'mon. her. again. but, whatever...'". Toccante la dedica al marito di una vita: "First I'm going to thank Don because when you thank your husband at the end of the speech they play him out with the music and I want him to know that everything I value most in our lives you have given me." Poi le parole per il make-up artist Roy Helland, che due ore prima aveva vinto il suo primo Oscar, sempre per The Iron Lady: Meryl ha ricordato che le loro strade si erano incrociate ben trentasette anni prima a Broadway e che le loro collaborazioni cinematografiche erano iniziate addirittura con La scelta di Sophie (dal canto suo, Helland aveva in precedenza ringraziato Meryl perchè grazie a lei aveva continuato a lavorare negli ultimi trent'anni). Infine, la parte più genuinamente sentita: "but also I want to thank — because I really understand I’ll never be up here again — I really want to thank all my colleagues, all my friends. I look out here and I see my life before my eyes, my old friends, my new friends, and really this is such a great honor but the thing that counts the most with me is the friendships and the love and the sheer joy we have shared making movies together. My friends, thank you, all of you, departed and here, for this inexplicably wonderful career. Thank you so much. Thank you." E il senso di "chiusura" che si avvertiva alla fine del suo speech potrebbe davvero voler dire, purtroppo, che Meryl d'ora in poi potrebbe fare scelte differenti e abbandonare, almeno in parte, la settima arte: giusto? Personalmente ritengo di no. A mio avviso Meryl merita a tutti gli effetti di raggiungere Katharine Hepburn (unica tra attori ed attrici ad essere riuscita a vincere l'Oscar per ben quattro volte), anche se nel mito c'è già entrata: 17 nomination (record dell'acting) e 3 statuette (al pari di Ingrid Bergman, Jack Nicholson e Walter Brennan).
Ma non voglio pensare a ciò che sarà, almeno per qualche giorno.
Meryl ce l'ha fatta.
E gli Oscar numero 84 saranno per sempre identificati con questa straordinaria impresa.

Grazie, Meryl.

1 commento:

Rita R. ha detto...

Meryl è grande. Con tutto il rispetto per la Hepburn (che adoro), Meryl ha molto più talento, 17 nomination nella sua carriera!!! L’unica, secondo me, che ha saputo intrerpretare e diventare ogni volta “un personaggio diverso”.
Stasera la festeggio a modo mio… cantandole Dancing Queen! :-)