24 febbraio 2012

Albert Nobbs


Irlanda, fine diciannovesimo secolo. Albert Nobbs (Glenn Close) è un inappuntabile maggiordomo in servizio da parecchi anni presso l'hotel più posh di Dublino, il Morrison. Albert Nobbs è in realtà una donna, che per poter lavorare è costretta a comprimersi il seno e ad adottare movenze e comportamenti che appartengono all'universo maschile. Albert Nobbs, un giorno, conosce un pittore (Janet McTeer) occasionalmente al lavoro nel suo hotel: a quel punto dovrà decidere se continuare a inseguire il proprio sogno di "normalità" o fuggire dalla menzogna nella quale sta vivendo.
Rappresentata sui palcoscenici da moltissimi anni, la vicenda di Albert Nobbs è stata fortissimamente voluta dalla protagonista, già interprete a teatro di questo controverso ruolo, che ha per anni atteso un produttore disposto a finanziare un progetto che sembrava di difficile trasposizione sul grande schermo (e soprattutto di scarso interesse cinematografico): trovato il regista, il fido Rodrigo Garcia, Glenn Close si è quindi dedicata anima e corpo ad una credibile rendition in vesti maschili. Nelle interviste che rilasciava parlava di connessione emotiva con il pubblico e di smisurata passione per questa sua creatura, e i teaser apparsi in rete qualche mese fa non facevano che confermare l'incredibile veridicità fisica del personaggio.
Una volta messi di fronte alla spietata "realtà" della pellicola, però, il risultato non ha convinto. Tanto meno il sottoscritto.
Albert Nobbs, infatti, non è un bel film. E Glenn Close, purtroppo, ha forse peccato di eccesso di zelo, snaturando il suo timido e posato butler delle caratteristiche che andava predicando in fase promozionale: non basta infatti irrigidire il viso e camminare scimmiottando Chaplin per risultare credibile. Punto.
Inutile che mi dilunghi nel descrivere le ahimè numerose scene in cui si precipita nel ridicolo più che involontario, e altrettanto inutile che mi soffermi nell'analisi del resto del cast, piuttosto ingessato e/o smaccatamente teatrale in dialoghi e atteggiamenti (se si eccettua la sanguigna performance di Aaron Johnson), a cominciare da un'improponibile Janet McTeer.
Il resto del film? Inconsistente, anche se si può affermare che, in termini di performance movies, sembra addirittura più riuscito questo rispetto a The Iron Lady. E che qualcuno ponga fine alle dilaganti e fastidiose presenze dell'insopportabile Mia Wasikowska, ormai onnipresente.
Insomma, un film a prima vista deludente che, più per dovere che per piacere, meriterebbe forse una seconda visione. Forse.

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