23 ottobre 2009

Up (3D)

1995: Toy Story (191 M$ USA + 170 M$ Mondo)
1998: A Bug's Life (162 M$ + 200 M$)
1999: Toy Story 2 (245 M$ + 239 M$)
2001: Monsters & Co. (255 M$ + 269 M$)
2003: Alla ricerca di Nemo (339 M$ + 525 M$)
2004: The Incredibles (261 M$ + 370 M$)
2006: Cars (244 M$ + 218 M$)
2007: Ratatouille (206 M$ + 417 M$)
2008: WALL-E (223 M$ + 297 M$)
2009: Up (293 M$ + 214 M$)

Prossimamente:
Toy Story 3 (2010)
John Carter of Mars (2011 o 2012)
1906 (2012)

Potrei non aggiungere altro, limitandomi a dire che, a parte Cars (7.5, sul quale sono d'accordo) e A Bug's Life (7.3, sul quale NON sono assolutamente d'accordo), le restanti otto perle della Pixar sono sopra il voto globale di 8.0 sull'Internet Movie Database, il più importante ed autorevole website dedicato alla settima arte.
Come indicato sopra, anche gli incassi sono ormai una garanzia che dura da quasi quindici anni, con significative differenze di apprezzamento tra il mercato nordamericano e il resto del mondo: infatti, a parte l'exploit de Alla ricerca di Nemo, incasso-monstre vicino ai 900 milioni di dollari, è interessante notare che i due Toy Story e Cars, apprezzatissimi oltreoceano, non hanno avuto altrettanto successo worldwide; al contrario, WALL-E e soprattutto Ratatouille, lievemente sotto le aspettative negli USA, hanno davvero colpito l'audience degli altri continenti. Cosa significa tutto ciò? Che, seppur con alternanze di gusti, i soli ed unici geni dell'animazione della Pixar riescono sempre a colpire nel segno. E che, lasciando da parte qualsiasi considerazione, non esiste una simile striscia positiva di critica e pubblico in termini di studios cinematografici fin dalla produzione del loro primo cortometraggio, datato 1984, in piena era pioneristica in ambito CGI.
Perchè la Pixar abbia un riscontro così entusiasta è presto spiegato: livelli animativi di perfezione tecnico-stilistica senza paragone, campagne marketing perfettamente mirate, eterogeneità dei soggetti proposti e soprattutto sceneggiature che non hanno nulla da invidiare alle altre categorie di celluloide.
Ad esempio, lo sapevate che per adattare il soggetto di Up ad una sceneggiatura che fosse veramente adeguata, Bob Peterson, Pete Docter e Thomas McCarthy ci hanno messo quasi due anni? E che tutta la casa di produzione è già al lavoro per ideare e realizzare i progetti dei prossimi dieci anni?
Ecco, questa è la Pixar: i soli ed unici rappresentanti della nuova frontiera del cartoon.
E Up è la loro ultima, fenomenale creatura, presentata per la prima volta con tecnologia 3D.
Con un inizio spiazzante e quasi totalmente privo di dialoghi (analogamente a WALL-E), Up si distingue immediatamente dal filone più strettamente legato agli stereotipi del cartoon per l'infanzia (filo conduttore un po' di tutti e dieci i prodotti), proiettandoci immediatamente nelle varie sfaccettature del reale, per poi condurci in una sorta di "mondo a parte" popolato da cani parlanti e creature quasi mitologiche: tutto ciò con la consueta leggerezza e un'immancabile dose di genuina commozione.
Assolutamente inutile dilungarci sulle stratosferiche caratteristiche tecniche della pellicola, presentata (e da me vista) in 3D: meglio concentrarsi (ancora una volta) sull'innovativo approccio della trama, che erge a protagonisti un quasi ottantenne con una "missione impossibile" e uno scout cino-americano che suo malgrado lo accompagnerà in questa appassionante avventura.
I sogni, il rapporto generazionale, la smitizzazione dell'idolo, il bisogno di calore umano, il messaggio ambientalista, i sentimenti più puri: Up è questo e molto altro ancora.
Un film da vedere e rivedere, possibilmente in 3D, con un pensiero ai prossimi traguardi che la Pixar ci permetterà sicuramente di raggiungere e superare.

19 ottobre 2009

Avatar spostato al 15 gennaio

Ancora una volta la distribuzione cinematografica italiana si distingue come la peggiore al mondo, al pari della commissione che sceglie i titoli nostrani dei film stranieri (l'ultimo caso, "The Time Traveler's Wife" diventato -orrore- "Un amore all'improvviso").
Senza alcuna ragione apparente, e in controtendenza rispetto a TUTTO il resto del mondo, Avatar, il ritorno alla regia di James Cameron dopo 12 anni, uscirà il 15 gennaio, in ritardo di circa un mese rispetto al lancio worldwide.
Non ci sono davvero più parole per commentare l'ennesima scelta distributiva INAUDITA da parte di una major in Italia: la cosa irritante è che il tutto ormai viene commesso senza nemmeno la minima ombra di giustificazione.
Le ragioni potrebbero essere: la scarsa disponibilità di sale 3D durante il periodo natalizio, lo scetticismo (ma di chi???) sul risultato al boxoffice della pellicola, soprattutto contro avversari quali i cartoon e i cinepanettoni, la possibilità di utilizzare nel lancio promozionale eventuali nomination raccolte ai prossimi Golden Globes.
Fatto sta che, ancora una volta, noi poveri derelitti dello stivale dovremo attendere fino a dopo le feste per vedere l'ATTESISSIMO rientro alla settima arte del regista di Titanic.
Io non ho più parole.

16 ottobre 2009

Basta che funzioni (Whatever Works)

Woody Allen, dal 1966 al 2009, ha girato in tutto 40 film per il grande schermo: a conti fatti, poco meno di uno all'anno.
In totale ne ho visti 12, che rappresentano, incredibile a dirsi, neanche un terzo della sua produzione.
Per fare un paragone, James Cameron, il celeberrimo regista dell'altrettanto celeberrimo Titanic, ha diretto 8 film (di cui uno non ancora in sala) in 31 anni. Li ho visti tutti, e sono 7...
Fare cinema, quindi, è sostanzialmente una questione d'approccio al prodotto che vuoi realizzare e ai messaggi che vuoi trasmettere. E Woody Allen, in quest'ultimo campo, non ha probabilmente eguali, sia in termini di attualità che di originalità.
Il più famoso regista ebreo newyorchese ha attraversato diverse fasi artistiche nella sua quarantennale carriera, tutte strettissimamente legate ai discussi avvenimenti che hanno caratterizzato la sua non convenzionale esistenza.
Sintomatico il fatto che le pellicole di Allen che hanno maggiormente catturato la mia attenzione al punto dal trascinarmi al cinema, a parte qualche classico (Manhattan, Amore e guerra, Commedia sexy...), si collocano nei primi anni 90 (fino al '95 circa) e poi a partire dal 2005 e dallo strepitoso Match Point.
Ovvio constatare che nel periodo più buio della sua vita (la separazione da Mia Farrow e tutto il resto), Allen era attraversato da idee confuse e un po' fini a loro stesse, che puntualmente si ripercuotevano nei suoi lavori (uno su tutti, il brutto e noiosissimo Celebrity).
Negli ultimi cinque anni sembra che il più famoso regista di Brooklyn abbia realizzato l'importanza di trasmettere messaggi meno di nicchia e più rivolti al grande pubblico (sempre con certe limitazioni, ovviamente), sciorinando una versatilità di soggetti mai vista prima.
Dal già citato Match Point (dramma teso e rabbioso) all'angosciantissimo Sogni e delitti (Cassandra's Dream) passando per il nostalgico Vicky Cristina Barcelona (che non ho particolamente apprezzato), giungiamo quindi fino alla sua ultima, esilarante opera: Basta che funzioni (Whatever Works).
Interpretata dal sarcastico comico americano Larry David, nuovo alter ego di Allen, la pellicola inizia in modo ostico (un lungo monologo del protagonista con sguardo rivolto al pubblico in sala), si schiude lentamente con l'entrata in scena dell'ochetta Evan Rachel Wood, per poi esplodere nella parte centrale e soprattutto nel bellissimo finale, molto più profondo ed intriso di significati (come al solito) di quanto non possa sembrare a prima vista.
Strepitosi gli attori (magistralmente diretti ancora una volta da Allen), a cominciare dall'antipaticissimo David (decisamente più indisponente ed egoriferito dell'Allen dei tempi d'oro), autore ed interprete dell'acclamata serie tv Curb Your Enthusiasm, fino a Evan Rachel Wood, rivelazione di Thirteen e Across the Universe, capace di risultare credibile e davvero divertente nel suo primo ruolo importante in una commedia.
Ancora una volta, fenomenale la strepitosa caratterizzazione bifronte di Patricia Clarkson, attrice assolutamente sottostimata, che meriterebbe un riconoscimento importante più che dovuto e meritato.
Molto ricercate (nonostante l'apparenza) le scenografie del grandissimo Santo Loquasto e veramente mozzafiato alcuni scorci di New York, che solo il regista americano è in grado di cogliere.
Cos'altro aggiungere? Che vale davvero la pena correre al cinema a vederlo: alcune battute valgono l'intero prezzo del biglietto.

Buon compleanno signora Fletcher!

Angela Lansbury, meglio nota come Jessica Fletcher, la "signora in giallo" di Murder, She Wrote, compie oggi 84 anni.
Tanti auguri, quindi, ad una delle più grandi caratteriste viventi, capace di interpretare più di 80 film e di creare il sopracitato personaggio cult, impersonato per 13 anni in una delle serie televisive più di successo nella storia del piccolo schermo.
La signora Lansbury è già stata capace di vincere 6 Golden Globe e di ottenere tre nomination all'Oscar, oltre agli altri innumerevoli riconoscimenti (anche teatrali) conquistati.
Happy Birthday, pertanto, alla più simpatica ed arguta signora del crimine!

13 ottobre 2009

Trailer: Bright Star

Anche se mancano ancora circa cinque mesi ai prossimi Academy Award, è giunto il momento di assaporare il primo assaggio di alcuni potenziali candidati.
Iniziamo con l'ultima fatica della grandissima regista neozelandese.

Regia: Jane Campion.
Con: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Kerry Fox.
Note: dalla regista di uno dei film più intensi ed emozionanti degli ultimi 20 anni (Lezioni di piano), la storia d'amore tra lo sfortunato poeta John Keats e la sua musa.

Trailer: Up In The Air

Regia: Jason Reitman.
Con: George Clooney, Vera Farmiga, Melanie Lynskey.
Note: dal regista di "Thank You for Snoking" e "Juno" un nuovo attualissimo ritratto dei nostri tempi in chiave ironicamente agrodolce.

Trailer: A Single Man

Regia: Tom Ford.
Con: Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode.
Note: dal fashion creator Tom Ford un'opera decisamente acclamata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Trailer: Nine

Regia: Rob Marshall.
Con: Daniel Day-Lewis, Penélope Cruz, Nicole Kidman.
Note: in aggiunta ai nomi monstre indicati sopra, credo basti citare Marion Cotillard, Sophia Loren, Judi Dench, Kate Hudson ed i nostri Elio Germano e Valerio Mastandrea...

Trailer: An Education

Regia: Lone Scherfig.
Con: Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Emma Thompson.
Note: sceneggiata da Nick Hornby, una pellicola in forte odore d'Oscar.

L'inaspettato successo italiano di Ice Age 3

I dati parlano chiaro: uscito il 28 agosto, L’era glaciale 3 - L’alba dei di­nosauri ha scalato velocissi­mamente le classifiche degli incassi italiani, piazzandosi sorprendentemente al terzo posto assoluto.
Dopo i 42 mi­lioni di euro (62 milioni di dollari) di Titanic e i 31 (46 in USD) de La vita è bella ecco il film d’animazione dello scoiattolo all’eterna ricerca della sua ghianda (insieme ai mastodonti Manny ed Ellie, al bradipo Sid e alla tigre Diego): con l’ul­timo weekend è arrivato alla somma di 29 milioni 402 mila euro d’in­casso (43 milioni 500mila USD). E tutti scommettono che la barriera dei 30 milioni sarà sicuramente raggiunta prima della sua definitiva uscita dagli schermi italiani.
La spiegazione di questo successo, parzialmente inaspettato, non sarebbe corretta se non svelas­simo l’«arma segreta» che il cartoon della Fox ha messo in campo, l’effetto 3D, le cui con­seguenze, se non sono ancora certe sul richiamo del pubbli­co, sono però certissime sui va­lori del botteghino. Perché un biglietto di una sala 3D co­sta mediamente il 30 per cen­to in più di un ingresso nor­male.
Peraltro, se le classifiche dei film fossero fatte (come in Francia) solo sulle presen­ze, L’era glaciale 3 con i suoi 4 milioni e 11 mila spettatori non sarebbe così in alto. At­tualmente sarebbe «solo» al dodicesimo posto, molto lontano dai 7 milioni e 921 mila di Titanic o i 5 milio­ni e 727 de La vita è bella.
Dal "Corriere della Sera" di oggi.

29 settembre 2009

Baarìa scelta italiana per gli Oscar

Sarà Baarìa di Giuseppe Tornatore il candidato italiano all'Oscar per il miglior film straniero. L'Anica, in qualità di rappresentante dell'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, ha deciso così la pellicola che ci rappresenterà oltreoceano.
«Baarìa» ha prevalso su altri quattro film candidati dalle società di produzione: «Fortapasc» di Marco Risi, «Il Grande Sogno» di Michele Placido, «Si può fare» di Giulio Manfredonia e «Vincere» di Marco Bellocchio, e dovrà ora superare altre due selezioni per ottenere la nomination.
La nomina delle cinque pellicole che si contenderanno la statuetta - spiega l'Anica - sarà effettuata il 2 febbraio 2010, mentre la cerimonia di consegna degli 82esimi Oscar si svolgerà il 7 marzo al Kodak Theatre di Los Angeles.

22 settembre 2009

12 minuti per far grande il cinema

Documentario girato dal regista australiano Patrick Hughes e vincitore del Cyber Lion a Cannes, Signs è un vivido esempio di come bastino pochissimi mezzi e una bellissima idea per amare, davvero, il cinema.
Gustiamocelo insieme.

18 settembre 2009

Trailer HD: Avatar

Per chi non l'avesse ancora apprezzato, ecco il trailer ufficiale in HD dell'evento cinematografico più atteso dell'anno 2009.
Ammiriamolo insieme...

15 settembre 2009

In Memoriam: Patrick Swayze (1952-2009)

Come dimenticare la prova di ballo finale in Dirty Dancing, momento in cui Johnny (alias il compianto Patrick) solleva Baby (alias Jennifer Grey) tra gli schiamazzi del pubblico e la soddisfazione dell'audience cinematografica?
Come dimenticare la monetina che il fantasma Patrick fa scorrere sulla porta di casa della disperata Demi Moore, incredula all'altro capo dell'uscio, in Ghost?
Patrick Swayze è e rimarrà nell'immaginario collettivo e nei ricordi di celluloide di tutti noi sostanzialmente per questi due ruoli, nonostante la sua carriera cinematografica sia stata molto più diversificata e ricca di ruoli drammatici o autoironici.
Patrick ci lascia a 57 anni, sconfitto da un cancro al pancreas diagnosticato nel gennaio del 2008: questo tumore è uno dei più letali, con soltanto un malato su dieci che riesce a sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi.
Patrick non ce l'ha fatta.
Addio per sempre, Johnny Boy.

29 agosto 2009

Reservation Road

Ethan Learner è un professore sposato con Grace e padre orgoglioso di Emma e Josh. Dwight Arno è un avvocato separato dalla moglie e padre part-time di Lucas. Sulla Reservation Road si incroceranno i loro destini: Dwight investirà e ucciderà Josh, il figlio di Ethan. Sotto shock e incapace di reagire all'incidente, Dwight fuggirà via, lasciando Ethan a piangere il suo bambino sul ciglio della strada. Dopo i funerali i coniugi Learner proveranno a superare la loro tragedia, ma se Grace guarderà avanti per il bene della piccola Emma, Ethan sarà ossessionato dalla vendetta...
Terry George, dopo lo splendido Hotel Rwanda, porta nuovamente alla ribalta un argomento quanto mai spinoso: l'impunit
à dei colpevoli degli hit-and-run, cioè chi investe qualcuno e poi fugge senza prestare soccorso.
Al contrario del magnifico atto di denuncia che era il film ambientato in Africa, Reservation Road risulta francamente essere una sonora delusione: a parte la buona recitazione tesa e compassata da parte di tutto il cast, il resto lascia insoddisfatti e piuttosto annoiati.
Gravi buchi di sceneggiatura, situazioni improbabili, inspiegabili twist nel plot inficiano fin dal principio un prodotto che avrebbe meritato maggior fortuna: peccato, perch
è il talento di director e cast è assolutamente cristallino.
Visione tranquillamente evitabile, soprattutto per chi non regge le pellicole interamente pervase da quell'incessante, continuo ed opprimente senso di angoscia...

28 agosto 2009

Julie & Julia

Julie Powell (Amy Adams) ha 30 anni, vive nel Queens, ha un monotono lavoro come impiegata del governo: insomma, una trentenne sull'orlo di una crisi esistenziale. Julie decide allora di impiegare il proprio tempo libero nel creare un blog dedicato alle ricette del libro di cucina di Julia Child (Meryl Streep), Mastering the Art of French Cooking: sono in tutto 524, ed in 365 giorni Julie dovrà prepararle tutte, ovviamente attraverso l'ispirazione della stessa Ms. Child, che viene ritratta nei momenti che hanno preceduto la sua fulminante carriera, dal trasferimento a Parigi con il marito Paul (Stanley Tucci) fino alla pubblicazione del libro che ha cambiato in modo radicale l'approccio ai fornelli del popolo d'oltreoceano.
Primo vero film della nuova stagione che riesco a vedere in netto anticipo rispetto all'uscita italiana (23 ottobre), Julie & Julia
racconta come detto due vite (vere) che scorrono parallele, seppur in epoche differenti, legate da un comune denominatore: la voglia di rimettersi in gioco attraverso la passione per la cucina.
Per entrambe, infatti, questo trasporto
è giunto dopo diversi impieghi di anonimo segretariato e di ricerca dei propri reali interessi: se Julia Child è poi diventata la maggior esperta di cucina made in USA, Julie Powell, grazie al suo blog, ha pubblicato un libro che ha dato origine proprio a questo film (insieme all'autobiografia della stessa Ms. Child).
Ma torniamo all'opera cinematografica: Julie & Julia
è una pellicola recitata in modo sublime e con un concept sicuramente azzeccato. Meryl, ancora una volta, dimostra di essere davvero (e questa volta lo intendo seriamente) la più grande attrice di tutti i tempi: forse un po' troppo manierista, forse un po' troppo perfezionista, forse un po' troppo teatrale, ma sicuramente ed incontestabilmente perfetta; a questo punto spero con tutto il cuore che il prossimo febbraio possa giungerle il terzo, sospiratissimo Oscar.
Bravissimi anche Tucci e la Adams (che torna a recitare con Ms. Streep dopo Il dubbio), senza dimenticare Chris Messina (il marito di Julie Powell) e Linda Emond (Simone Beck, la coautrice del libro di Julia Child).
Per quanto riguarda il plot, qualcosa da dire in effetti ci sarebbe, soprattutto inerente la parte centrale della pellicola: un'eccessiva lungaggine nel descrivere episodi ripetitivi ed un po' fini a loro stessi. Questo aspetto, purtroppo, condiziona non poco il mio giudizio, che sarebbe altrimenti stato eccellente.
Julie & Julia rimane comunque un gran bel prodotto, a cui, a mio avviso, manca quel quid per essere davvero considerato un ottimo film: resta in ogni caso assolutamente da vedere, anche solo per apprezzare il riuscitissimo effetto visivo di rendere Meryl Streep alta come la statuaria Julia Child (1,88!)
.

The Time Traveler's Wife

Henry, un bibliotecario di Chicago, a causa di un suo particolare gene, quando é attanagliato dallo stress viaggia nel tempo, senza che lui possa opporsi in nessun modo. Si trova così a vagare tra le diverse epoche anche per lunghi periodi; questo, naturalmente, rischia di mandare all'aria la sua storia d'amore con Clare, la ragazza di cui é follemente innamorato; lei, dal canto suo, ormai rassegnata, non può far altro che aspettarlo...
Trama intrigante ed in parte originale per questa pellicola di Robert Schwentke (Flightplan): l'idea di partenza quindi
è sicuramente intrigante, e per buona parte del plot conferma le pur non altissime aspettative; peccato che il giocattolo abbia una durata limitata, condizionato dal meccanismo eccessivamente ripetitivo e da un'alchimia tra i personaggi principali (bravi comunque) che davvero non convince.
Peccato, perch
è sia Eric Bana che Rachel McAdams si dannano l'anima per risultare convincenti, al pari del resto del cast.
The Time Traveler's Wife risulta pertanto essere un prodotto vedibile, a tratti interessante, ma mai sinceramente commovente (pecca gravissima per una storia simile).
Il film non ha ancora una data di distribuzione ufficiale in Italia: il rischio, dato che entrambi gli attori non hanno attualmente una collocazione di prim'ordine nel panorama attoriale europeo, è che arrivi da noi direttamente al noleggio.
Staremo a vedere...

25 agosto 2009

Beverly Hills Chihuahua

Mah...
Ogni tanto mi chiedo: 1) come facciano a produrre simili boiate, 2) come simili boiate riescano anche a raggranellare incassi decenti (95 milioni di dollari negli USA!!!), 3) come abbia potuto solo pensare di vedere questo (e altri) film per intero. La trama risibile (un chihuahua viziatissimo che si perde in Messico, con conseguenze telefonatissime), il cast praticamente assente e gli effetti speciali sfruttatissimi e stucchevoli trasformano un prodottino che avrebbe anche potuto essere accettabile in un'interminabile sequela di ovvietà, melensaggini e noia.
Anche se siete amanti degli animali, lasciate perdere.

Sunshine

Due anni fa, prima di Slumdog Millionaire e ben dopo Trainspotting e 28 Giorni dopo, Danny Boyle, l'eclettico regista inglese, aveva deciso di tentare l'esperimento sci-fi con questa pellicola simil-catastrofica, visionaria e tendenzialmente apocalittica. Iniziamo a capire l'incipit del film: 2057, il Sole sta morendo. Il genere umano, prossimo alla completa estinzione, ripone le sue ultime speranze nell'Icarus II, una nave spaziale armata con un ordigno nucleare necessario per riattivare la stella. Durante il viaggio, l'equipaggio riceve però un misterioso segnale proveniente dall'Icarus I, scomparsa in una missione analoga sette anni prima a causa di un incidente… Un po' Star Trek, un po' Alien, un po' Solaris, con contaminazioni di Mission to Mars e 2001 - Odissea nello spazio: a conti fatti, troppo. Ed infatti per commentare questo prodotto molto ben congegnato ma che vira verso il ridicolo involontario per le eccessive intenzioni del regista, utilizzo le parole di Federico Raponi da FilmUP.com, con le quali mi trovo d'accordo in toto: "D'accordo che gli astronauti sono provati dalla prolungata permanenza a bordo, però sembrano tutt'altro fuorchè professionisti: si azzuffano, urlano litigando, si accusano reciprocamente, hanno dialoghi banali, si disperano terrorizzati, prendono sedativi per non suicidarsi, restano stupefatti come bambini. Rispetto poi ai canoni del genere, la claustrofobia limita l'attrattiva del vuoto cosmico, dei lenti movimenti delle astronavi, della maestosità dei corpi celesti. Boyle esaudisce il personale desiderio di visioni, ma con un roboante miscuglio squinternato che aggiunge thriller, azione, horror. Nel continuo di incidenti e scelte drastiche, sangue e sudore, ustioni e congelamenti, pelle polverizzata e frantumazione d'arti, il film si fa catastrofico e con un andamento forsennato corre verso il ridicolo, inseguito da un pazzo - preda di farneticazioni misticheggianti apocalittico-messianiche - dotato di una resistenza sovrannaturale."
Come detto prima, troppo.
L'idea ed il tentativo di realizzarla meritano comunque la visione.

Mostri contro Alieni

Nel giorno del suo matrimonio Susan, fidanzata a un cinico e ambizioso metereologo televisivo, viene colpita da un meteorite, crescendo a dismisura. Placcata dall'esercito degli Stati Uniti d'America, la sposa viene condotta in un carcere di massima sicurezza. Mentre Susan prova ad abituarsi alle sue nuove dimensioni e a fare amicizia con quattro creature mostruose e irresistibili, un'astronave, aliena e monoculare, atterra sul nostro pianeta, rifiuta le proposte pacifiche di Mr. President e spazza via il comitato di accoglienza. Il governo, allarmato dalla presenza aliena, chiede aiuto al generale Monger e al suo specialissimo reparto di mostri. Spetterà a loro, guidati dall'impavida Susan, eroina ordinaria in condizioni straordinarie, combattere il macrocefalo Gallaxhar e il suo esercito di replicanti, salvando la Terra dall'invasione.
Prodotto dalla DreamWorks Animation per la visione in 3D (di cui non ho beneficiato, avendolo visto in aereo), Monsters vs Aliens è un cartoon sicuramente non epocale e lontanissimo dalle vette della Pixar Animation; resta comunque una pellicola ben realizzata, con una struttura narrativa accettabile e con almeno un paio di personaggi riusciti: su tutti la massa gelatinosa blu simile ad un blob (che infatti si chiama B.O.B.), che rappresenta il vero perno comico del film.
Da recuperare senza fretta, ma con un briciolo di curiosit
à.